
LA RELIGIONE DEGLI ANTICHI MARSI
La dea Angizia è la dea principale dei Marsi ed ha il suo tempio e luogo di culto principe in Lucus Angitiae, ovvero l’attuale Luco dei Marsi. Qui vi è l’area cultuale principale riferita a questa dea che diventa per questo è il luogo sacro più importante per i Marsi e in seguito anche per i popoli vicini che riconoscono in questa dea poteri importanti.
Angizia come detto sopra rappresenta la dea principale, una sorta di dea madre a cui rivolgersi per moltissimi generi di problemi. Secondo la testimonianza degli autori antichi Angizia era figlia di Eata, insieme alle sorelle Circe e Medea. Angizia occupati i luoghi circostanti il lago Fucino riesce a sconfiggere le malattie con la sua arte medica e viene in generale considerata una dea.
Angizia conosce le erbe officinali e maneggia i veleni: grazie alle sue capacità riesce a trarre la luna giù dal cielo – prerogativa principale delle maghe – a trattenere i fiumi e a spogliare i monti delle selve. Inoltre la dea con i suoi carmina provoca il soffocamento dei serpenti.
La capacità di ammansire questi animali insidiosi è distintiva dei Marsi, che vengono chiamati a Roma per catturarli, in quanto sono portatori di antiche pratiche di cui la parola magica diviene espressione verbale: la nenia Marsa. Questo secondo la tradizione è un canto marso capace di alleviare le pene d’amore, ma anche trasformare le vecchie in uccelli, come riportato Ovidio nei Fasti.
Anche Orazio e Virgilio parlano delle capacità magiche dei Marsi che trovano nella figura di Angizia l’espressione più diretta e nello stesso tempo, meno palpabile di tradizioni che rimangono in una dimensione volutamente non definita e non a tutti accessibile.

Resti del santuario di Angizia a Luco dei Marsi
Sul piano strutturale il culto di Angizia ha il suo centro principale nel sito di Lucus Angitiae dove sono presenti i santuari dedicati a questa dea. Lo scavo archeologico iniziato negli anni ’70 e poi ripreso dal comune di Luco dei Marsi nel 1998 e continuato dall’Università dell’Aquila nel 2003 ha portato alla luce i santuari dedicati ad Angizia e tre importantissime statuette di medie dimensioni riconducibili ad Angizia. Specialmente la statuetta in terracotta del III sec a.C. è quella che rappresenta in pieno la dea e che possiamo ammirare nell’immagine iniziale.
Qui di seguito cerchiamo di dare una spiegazione più completa sull’importanza di Angizia per i Marsi e non solo. Ciò lo facciamo estrapolando una parte del testo ripreso da un discorso più ampio fatto dalla dottoressa Adele Campanelli un po’ di tempo fa su Angizia e il suo santuario presso Luco dei Marsi.
– L’importanza di Angizia

Immagine tratta dal libro “MARSI STORIA E LEGGENDA” di Attilio Francesco Santellocco
“Gli studi chiariscono la natura di Angizia, la formazione dei miti che ad essa si ricollegano, e l’interpretazione delle fonti epigrafiche che ne attestano la diffusione.
La sua dimora sul lago Fucino, che il regime incostante delle acque rendeva misterioso e inquetante, la avvicina a Diana, signora di Nemi e sorella di Apollo, di cui qualche traccia archeologica rimane anche in quest’area. Sospesa tra cielo e terra, figlia del Sole ma anche, come Ecate, dea notturna, Angizia è la trasposizione “colta” della madre indigena, unica erede degli originari antenati mitici documentati nelle dediche ai dis ancitibus.
Il suo nome ricorda il dominio sulle ansie, sulle angine, sugli angusti dies e a questo ambito va ricollegato il giorno a lei dedicato come Angerona, nel calendario romano: il 21 dicembre, cioè il solstizio d’inverno, il momento nel quale della luce diurna è la più breve e la notte la più la più lunga dell’anno.
Il culto di Angizia, di cui ci è stata tramandata una lettera grecizzata, sembra essere progressivamente emerso da un fondo comune di culti collettivi legati agli antenati, le cui attestazioni nelle grotte del bacino fucense risalgono al Paleolitico.
La prima connessione di Angizia con il Fucino è in Gellio, l’annalista vissuto nel II secolo P.E.C., che in P. E. C., che in un passo riportatoci da Solino, identifica nella dea una delle figlie di Aeeta insieme a Circe e Medea, sottolineandone, in contrasto con i malefici di Circe, la funzione positiva esercitata grazie alla conoscenza dei rimedi salutari nonchè la capacità di guaritrice che le sarebbero valse il culto quale divinità presso i Marsi.
Il rapporto di Angizia con i serpenti è già in Virgilio e risulta più direttamente dal commento di Servio che, identificando Angizia con Medea, ne fa derivare il nome dalla radice del verbo angere(soffocare): la dea, infatti, grazie ai suoi carmina (versi magici), avrebbe provocato il soffocamento dei serpenti.
Silio Italico attribuisce ad Angizia la capacità di manipolare le erbe tossiche e di curare l’effetto dei veleni, ma anche una grande facoltà di intervento sulle forze della natura. Nel caso di Angizia è piuttosto difficile dividere la sua natura magica da quella divina che già nel II secolo risultavano sincretizzate dalle fonti letterarie. Per altri versi le fonti stesse riferiscono come fosse divenuta dea per le sue doti curative.
La sua attribuzione allo stesso contesto magico cui gli antichi attribuivano Circe e Medea risale al IV secolo, e proviene dalla Campania, dove Angitia viene associata a Circe e Medea, figlie di Helios, confermando il suo carattere legato alla nascita e alla morte della luce solare.
La potenza sovrannaturale di Angizia ricalca luoghi letterari usati anche per Medea, il cui mito greco precocemente assimilato in Etruria ne traccia un’immagine di grande maga, dotata di poteri soprannaturali che le consentono di dominare e sovvertire le leggi della natura.
Tale immagine è molto coerente con le testimonianze più antiche come quella di Esiodo ed è priva delle connotazioni negative di verrà caricata nel corso del tempo. La sua migrazione nel territorio marso e cioè nell’Appennino interno, suggerisce un complesso rapporto tra mondo etrusco e quello italico.
La vicenda riportata da Gellio di Medea che attraverso suo figlio regnò sui Marsi, sembra essere il fossile di un mito penetrato e custodito localmente nelle terre intorno al Fucino e poi ripreso dal commento a Virgilio che ricorda come Medea, sorella di Circe, sarebbe giunta nel corso delle sue peregrinazioni nella terra dei Marsi per insegnare a questo popolo come addomesticare i serpenti. La sovrapposizione con Angizia sembra essere documentata dalla fonte che parla di Medeia anguitia.
Angizia viene detta anche Divia, nel senso di celeste, e Cereria sottolineandone il legame con la divinità madre ctonia agraria e funeraria, una divinità dunque legata agli aspetti della fertilità della natura e alla morte è rinascita della vita, cui non erano estranee caratteristiche mantiche ed oracolari relative ai suoi legami con il mondo infero.”
BIBLIOGRAFIA
1) https://www.preistoriainitalia.it/ricerca/angizia-natura-e-magia-adele-campanelli/#post/0
