
CHIESA MADONNA DELLA NEVE
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XIII secolo

La chiesa Madonna della Neve oggi. (Immagine personale)
La chiesa Madonna della Neve viene costruita nel XIII secolo con grande probabilità verso la metà del secolo in coincidenza con il restauro del paese, approssimativamente tra il 1230 e il 1250.

Scorcio della parte vecchia di San Potito. (Immagine personale)
San Potito coinvolto nella guerra fra Federico II e il conte celanese Tommaso Berardi viene distrutto nel 1220-23 e successivamente viene riparato nel corso degli anni 1230, grazie alla richiesta di Federico II di restauro di tutte le fortificazioni del confine nord del regno di Sicilia.

Scorcio della chiesa Madonna della Neve. (Immagine personale)
La chiesa viene intitolata inizialmente a Santa Maria in Nives e solo dopo molto tempo viene a chiamarsi la chiesa della Madonna della Neve. La chiesa nella fase di edificazione viene costruita al di fuori del circuito murario del borgo e tale rimane per molto tempo. Poi probabilmente dal XVI secolo con l’espansione del paese, la chiesa viene assorbita all’interno delle mura cittadine entrando a tutti gli effetti a far parte del borgo.

Scorcio di San Potito oggi. (Immagine personale)
Il paese di San Potito nel corso del XIII e poi soprattutto XIV secolo è stata una valida fortificazione della contea di Celano guardando le spalle a Celano stessa. Brevemente trattiamo il quadro politico locale nel quale si trova il paese di San Potito da sempre feudo appartenente alla contea di Celano che ne ha seguito le sorti nel tempo.
Ebbene sul piano politico i Berardi usciti sconfitti nello scontro con Federico II del 1223, perdono per molto tempo il controllo delle contee di Celano e Albe, riducendosi alla sola contea del Molise.

Celano oggi . (Immagine personale)
Le contee di Celano e Albe invece passano di mano a famiglie feudali vicine agli Svevi per divenire infine degli Svevi stessi con l’ascesa nel 1245 di Federico d’Antiochia. Questi mantiene il potere su Albe e Celano fino al 1250, allorquando in seguito alla morte di Federico II, i Berardi con un colpo di mano si riprendono i loro antichi possedimenti.
Tuttavia il XIII secolo è un periodo di rapidi cambiamenti e solo una buona dose di fortuna, un forte esercito personale e una grande abilità politica consentono ai vari feudatari di mantenere il possesso dei propri feudi. I Berardi per il momento pur aspirando legittimamente ai loro territori non riescono a mantenerli rivelando fragile il loro ritorno.

Simbolo dei Berardi conti di Celano.
Nel 1254 l’imperatore Corrado IV impone il ritorno del fratello su questi territori e Federico d’Antiochia ritorna ad Albe e Celano. Egli è poco presente in questi feudi ma la sua titolarità è una garanzia per gli Svevi, vista l’importanza logistica dei due feudi. Nel 1254 muore Corrado IV e nel sud Italia emerge la figura di Manfredi fratello minore di Corrado che domina la scena del regno di Sicilia dapprima come reggente per il legittimo erede e poi dal 1258 come sovrano asceso con un colpo di mano.
Manfredi I conferma nel 1254 il fratello Federico d’Antiochia come conte d’Albe e Celano e quando egli muore nel 1256 conferma le due contee al di lui figlio Corrado. Corrado d’Antiochia è quindi il nuovo conte di Albe e Celano e quindi barone di San Potito, visto che San Potito ricade nella contea di Celano. Celano dopo la fine della prima città nel 1223 distrutta da Federico II, viene poi ricostruita su un altura vicina e chiamata inizialmente con il nome di Cesarea.
Solo dopo la morte di Federico II Cesarea diventa la seconda Celano e il suo territorio comitale torna a chiamarsi contea di Celano, a cui San Potito è soggetta. Nel frattempo nel sud Italia un nuovo personaggio si affaccia al potere, parliamo di Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia, chiamato dai papi a contendere il regno di Sicilia agli Svevi, giudicati il demonio dal papato.
Carlo ottenuta la nomina a re di Sicilia da parte papale procede a conquistare il regno svevo. Da ciò ne scaturisce un grave scontro tra Manfredi I e Carlo. I due arrivano infine ad affrontarsi nella battaglia di Benevento (1266). La battaglia si conclude con la morte di Manfredi e l’ascesa di Carlo a re di Sicilia.

Ricostruzione grafica della battaglia di Benevento.
Carlo successivamente consolida il suo trono con una serie di provvedimenti che però vanno a turbare la queste delle famiglie nobili del regno, che non accettando la forte fiscalità di Carlo decidono un colpo di mano. Le Famiglie nobili richiamano in Sicilia il legittimo erede svevo Corradino, figlio di Corrado IV e lo convincono a reclamare il suo trono. Esse forniscono lui un forte esercito per affrontare Carlo.
Corradino, convinto a reclamare ciò che è suo e forte dell’aiuto delle famiglie nobili, scende in Italia e affronta Carlo I nel 1268 nella battaglia dei Piani Palentini.

La battaglia dei Piani Palentini in una scena tratta dalla storia d’Italia a fumetti di Montanelli
La battaglia è cruenta, ma dopo un iniziale vantaggio è Corradino a perdere. Egli dopo una breve fuga, viene catturato e più avanti giustiziato a Napoli. E’ la fine degli Svevi.

Carlo I d’Angiò in una ricostruzione grafica
A questo punto la nobiltà siciliana a malincuore accetta il nuovo corso politico e si sottomette a Carlo I (1268). Ciò riapre i giochi nella Marsica con Carlo I che priva Corrado d’Antiochia dei feudi di Albe e Celano colpevole dell’aiuto dato al cugino Corradino contro di lui. I due feudi di Albe e Celano vengono ridati ai Berardi, ma in una condizione diversa da come essi si aspettavano.

Simbolo dei Berardi conti di Celano.
Ruggero Berardi torna nel 1272 conte di Celano dietro un riscatto economico, ma deve rinunciare alla contea del Molise, mentre Albe viene ridato alla famiglia nella persona della figlia Filippa Berardi che dovrà portarlo in dote a un uomo di fiducia di Carlo sposandolo.
Tralasciando qui Albe ci occupiamo solo di Celano. Celano ritorna quindi ai Berardi che acquisiscono come contropartita per la perdita di Albe, il feudo di Rocca di Mezzo, spingendo il confine della contea più a nord all’interno dell’Altopiano delle Rocche. San Potito si ritrova quindi nel 1272 di nuovo dentro la contea di Celano retta di nuovo dai Berardi.

Resti del castello di San Potito oggi. (Immagine personale)
In questa cornice San Potito rimane un feudo importante, con il suo castello che ancor di più rappresenta un avamposto militare di grande importanza strategica, che spingerà i conti di Celano a rinforzare il feudo nel tempo.

Scorcio di San Potito oggi. (Immagine personale)
Gli abitanti di San Potito in tutto questo corso di eventi continuano la loro vita semplice occupandosi di agricoltura e pastorizia, cercando alla bene in meglio di vivere il più serenamente possibile. In questo senso essi sono profondamente devoti e frequentano assiduamente le chiese del posto, tra cui la chiesa di Santa Maria in Nives

La chiesa Madonna della Neve oggi. (Immagine personale)
Alla fine del secolo la chiesa di Santa Maria in Nives rimane al di fuori della cerchia muraria, rimanendo però centrale per la popolazione locale che la frequenta assiduamente. Al momento non abbiamo dati in merito a questo periodo su questa chiesa, ma sapendo un po’ le usanze locali e immaginando la situazione dell’epoca con un borgo, San Potito, isolato rispetto agli altri vicini, la popolazione tende a concentrarsi su di se. Il piccolo borgo per chi lo vive rappresenta il proprio universo e la piccola chiesa il proprio sole, dove si concentra l’intera attività sociale del paese.
Il XIII secolo si conclude quindi per la piccola comunità di San Potito con il ritorno dei Berardi in pianta stabile che dedicano le loro energie al rafforzamento della contea celanese. Ciò implica anche il rafforzamento del castello di San Potito che viene ulteriormente rafforzato nelle sue difese nel corso degli ultimi anni di questo secolo.
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XIV secolo
Il nuovo secolo per San Potito si apre tranquillamente con il borgo inserito nella contea di Celano retta dai Berardi, che proseguono nel rafforzamento del loro contado. La popolazione locale vive un momento sicuramente complicato sul lato economico con un economia di sussistenza soprattutto in ambito agricolo, ma in generale la situazione è tranquilla.

L’Italia nel ‘300. (Immagine personale)
L’Italia inizia il nuovo secolo apparendo come pezza di tanti colori con ogni colore che appartiene a una città o un territorio indipendente, andando da nord a sud.

Scorcio di Celano oggi. (Immagine personale)
La prima parte del secolo per la contea di Celano e San Potito scorrono abbastanza tranquillamente, con i conti di Celano intenti ad ingrandire il loro contado con nuove acquisizioni. San Potito resta in una condizione di relativa calma con la propria comunità che continua a vivere di agricoltura e pastorizia, specie riguardo le pecore che divengono estremamente importanti per la contea di Celano, in quanto con queste avviene tutto il mercato della lana che venduta nelle varie fiere risulta un materiale assai ricercato al tempo.

Scorcio di San Potito oggi. (Immagine personale)
Il mercato della lana è nel ‘300 assai lucroso e seppure non ancora del tutto sviluppato, mostra già in questo secolo un notevole sviluppo. Per cui fare il pastore di pecore ad inizio ‘300 rappresenta un mestiere importantissimo per le ricchezze della contea e un lavoro comune per chi abita nei piccoli villaggi come San Potito, ma poco remunerativo. Ci sono grandi sacrifici e pochi vantaggi, ma in questa fase la vita è questa.
San Potito per il mercato della Lana del tempo è importante in quanto la sua posizione è a metà del percorso nella contea di Celano nel salire e scendere i vari greggi di pecora. Difatti durante i mesi estivi nel ‘300 si fanno spostare i greggi di pecora da sotto zona collina – lago a sopra nella zona dell’altopiano delle Rocche, che Celano possiede fino a Rocca di Mezzo compresa e San Potito si trova nel percorso.

La peste del 1348 che fa vittime anche nella Marsica
Purtroppo però questa quiete relativa s’interrompe a metà secolo, precisamente nel 1348 con l’arrivo della Peste, che fa morti in tutta Europa e anche qui nella Marsica. Purtroppo anche San Potito viene colpita e le persone durante questo periodo pregano molto frequentando assiduamente le chiese come la chiesa di Santa Maria in Nives. Le persone sentendosi prossime alla fine cercano di espiare tutti i loro peccati per poter salvare la propria anima.

Il castello di Celano oggi. (Immagine personale)
Per la contea di Celano la peste è una vera mazzata, poichè a causa di ciò muoiono molte persone e possiamo dirlo con una certa sicurezza anche in mancanza di dati ufficiali. Dopo poco più di un anno la peste va via, ma ha lasciato dietro di se un territorio quello della Marsica gravemente segnato.

Terremoto del Gran Sasso del 1349
Ma la prova più dura arriva nel settembre 1349 con il verificarsi di due gravissimi sismi, il sisma di Venafro e il sisma del Gran Sasso entrambi molto potenti. Addirittura il sisma del Gran Sasso è stato calcolato di potenza 6,9 Mw, una potenza enorme, che arriva a scuotere in modo deciso tutto il centro Italia. Per quest’ultimo a Roma si registrano crolli ovunque, persino una parte del colosseo cade per questo terremoto. La particolarità di questi due sismi tuttavia risiede nella loro tempistica essendo avvenuti a pochissimo tempo di distanza l’uno dall’altro
Due sismi talmente particolari da destare numerosi interrogativi fin dalla lori comparsa e ciò è vero sia tra i contemporanei dell’epoca, che tra gli studiosi di oggi. Ma oggi la scienza è riuscita a dipanare l’intera vicenda attraverso studi approfonditi, di cui però parleremo in altra sede.
Essendo i sismi avvenuti intorno alla Marsica e soprattutto il sisma del Gran Sasso avvenuto vicinissimo alla Marsica è chiaro che la zona ne ha risentito tantissimo con crolli ovunque. Per esempio ad Avezzano crolla la chiesa di San Bartolomeo, mentre a Scurcola crolla gran parte del monastero di Santa Maria della Vittoria sede di feudo monacale e i morti sicuramente sono stati molti.

Scorcio di San Potito oggi. (Immagine personale)
San Potito, vista la vicinanza e la forza del sisma ha sicuramente riportato danni ingenti, e azzardo anche con feriti. San Potito come tutta la Marsica rimane molto scossa dopo questi sismi. Ci vorrà molto tempo prima che il paese possa riprendersi. Sicuramente a risentire di queste scosse è stata anche la chiesa di Santa Maria in Nives

Scorcio della chiesa Madonna della Neve. (Immagine personale)
La chiesa di Santa Maria in Nives è sicuramente scossa dai sismi e molto probabilmente è stata anche vittima di crolli. D’altronde le tecniche di costruzione dell’epoca non sono quelle di oggi e la chiesa a questa data ha già più di 100 anni. Nonostante qualche crollo crediamo comunque che l’edificio sia rimasto in piedi e che sia stato riparato nel corso dei decenni successivi.

Scorcio di San Potito oggi. (Immagine personale)
Dopo il terremoto del 1349 San Potito e la Marsica hanno vissuto altre prove non meno insidiose, come un breve ritorno della Peste negli anni 1360. Queste prove, unite a ciò che è successo in precedenza hanno portato ad un vistoso calo demografico. A risentirne oltre che l’aspetto sociale è stato anche l’aspetto economico che ha visto una decrescita del periodo. Bisognerà aspettare a lungo prima di vedere una ripresa.
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XV secolo
Il nuovo secolo si apre per San Potito e la contea di Celano in continuità con il precedente con l’economia ancora molto provata e una demografia ancora scossa dalle dure prove dei decenni passati.

Il castello Berardi di Celano oggi. (Immagine personale)
Nonostante ciò tuttavia i Berardi riescono ad espandere il contado di Celano acquisendo nuovi feudi e portando la contea celanese a divenire uno dei più grossi territori feudali del regno di Napoli. Attualmente a capo della contea vi è Nicola Berardi succeduto al padre intorno al 1403. Nicola Berardi rappresenta in qualche modo l’ultimo vero esponente della casata berardiana e si distingue per essere un valido politico. Egli domina con mano ferma il contado celanese riuscendo a dare a questo una certa stabilità.

Scorcio di San Potito oggi. (Immagine personale)
In questo quadro d’inizio secolo San Potito si ritrova ancora provata sul piano economico e sociale, ma sul piano edilizio il paese sembra presentarsi integro, segno che i danneggiamenti dovuti alle catastrofi passate sono stati riparati e superati in qualche modo.

La chiesa della Madonna della Neve oggi. (Immagine personale)
Sembrerebbe che anche la chiesa della Madonna della Neve sia stata riparata in qualche modo e continui ad essere un punto di riferimento importante per la piccola comunità di San Potito. Le chiese d’altronde sono il fulcro dei paesi, i beni intorno a cui si concentra l’intera vista sociale. In questa fase a San Potito come in tutta la Marsica vi sono pochi soldi, tanta fame e molta cose che procedono lentamente. Non è certo un quadro idilliaco, ma le persone di San Potito sono religiose e nella religione trovano un valido sostegno e piano piano si riparte.

Simbolo dei Berardi conti di Celano.
Sul piano politico della contea celanese vediamo come nel 1418 muore il conte Nicola Berardi a cui succede il figlio Pietro III. Pietro III è fragile di costituzione e attorno a lui vi è una specie di consiglio di reggenza, che dura però solo pochi anni a causa della morte del conte avvenuta nel 1422. Con lui si estingue la linea maschile dei conti Berardi portando ad una crisi di successione che si risolve con la successione della giovanissima sorella Jacovella, che diventa da subito una pedina ambita dalle potenti famiglie romane, desiderose di mettere le mani sulla contea celanese.
Papa Martino V Colonna salito al soglio pontificio nel 1417 è un grande papa che riporta la sede papale a Roma e pone fine a un lungo periodo di crisi di Roma. Ma è anche una persona che fa gli interessi della propria famiglia come molti altri papi che lo seguiranno. Martino V intravede nella situazione di Celano del 1423 un occasione per rafforzare il potere familiare. La sua famiglia dal 1423 è al potere ad Alba Fucens con il fratello divenuto da poco nuovo conte d’Albe. Il fratello del papa però muore lo stesso anno della sua nomina a conte d’Albe e a succedergli è il figlio Odoardo, nipote del papa.
Ebbene il papa dopo la morte di Pietro III da Celano e l’ascesa della giovanissima Jacovella è deciso ad assicurarsi Celano per la sua famiglia e per questo organizza il matrimonio di Jacovella Berardi con il nipote Odoardo. Tralasciando i dettagli storici, diciamo che il matrimonio è un disastro, Jacovella non prova nulla per Odoardo solo ribrezzo, ma è costretta dalla situazione a rimanere a Roma a Palazzo Colonna. Il matrimonio porta ai Colonna la contea celanese ed Odoardo diventa anche conte di Celano. Jacovella tuttavia cresce e si forma sia come donna che come politico. A casa Colonna nonostante il pessimo matrimonio impara molto e capisce che la sua dote è per lei importante quindi vuole ritornare a Celano e riprendersi ciò che è suo.

La guerra dell’Aquila del 1424 raffigurata in questo dipinto.
Negli anni 1420 l’Italia è una grande scacchiera dove ognuno gioca per conto suo alleandosi di volta in volta con questo o con quello a seconda della convenienza del momento e solo i più forti e abili riescono a vincere. Fra le battaglie di potere più importanti del tempo abbiamo la guerra dell’Aquila dove i maggiori capitani di ventura del tempo si scontrano per se stessi e i loro committenti.

Ritratto di Jacopo Caldora. (Immagine da Wikipedia)
Fra questi emerge Jacopo Caldora un esponente di una famiglia feudale abruzzese che con lui fa il salto di qualità. Jacopo Caldora è il vincitore dell’Aquila e diventa il più forte capitano di ventura del suo tempo e sarà molto importante nella Marsica futura.

Celano oggi. (Immagine personale)
Nel 1431 muore papa Martino V e la contessa Jacovella rompe il suo matrimonio fuggendo da Roma per tornare nella sua amata Celano dove riprende il controllo della contea, determinando la fine dei Colonna a Celano. Negli anni successivi Jacovella riesce ad ottenere l’annullamento del suo matrimonio con Odoardo Colonna.
E San Potito in tutto questo?

San Potito oggi. (Immagine personale)
San Potito nel corso del primo ‘400 è ancora un paese in fase di ripresa, ma rimane una fortezza difensiva della contea di Celano. Ebbene il paese viene coinvolto nella guerra dell’Aquila nei primi anni 1420, ma al momento non sappiamo se il coinvolgimento del paese sia stato diretto o indiretto. Non avendo dati in merito, facciamo delle congetture immaginando che il paese sia stato in qualche modo coinvolto come molti altri castelli del posto nella guerra dell’Aquila riportando dei danni. Non conoscendone però la natura dei danni ci fermiamo qui.

Il castello di Celano oggi. (Immagine personale)
Nel corso degli anni 1430 mentre a Celano torna al governo comitale la contessa Jacovella Berardi, le contee di Albe e Tagliacozzo vengono conquistate da Jacopo Caldora nel 1435-36 che le strappa alle famiglie Colonna e Orsini. Successivamente Jacovella riconoscendo che la sua permanenza a Celano è messa a rischio in quanto donna, deve cercare alleati e li trova in Jacopo Caldora. I due pur con una differenza di età notevole, Jacopo ha circa 70 anni mentre Jacovella poco più di 20, vanno d’accordo e tra i due s’instaura un rapporto di reciproca stima e fiducia che sfocia nel giro di pochi anni in un matrimonio. Jacovella capisce bene che non può farcela da sola e visto la grande ammirazione che ha per Jacopo che l’ha rispetta decide di sposarsi con lui.

Ritratto di Jacopo Caldora. (Immagine da Wikipedia)
Il matrimonio avviene nel 1439 ed è un legame d’affari e di affetto che porta Jacovella a divenire anche contessa di Tagliacozzo e Albe. Per pochi mesi con questo matrimonio la Marsica si riunisce intorno a Celano e ai Berardi.

Scorcio del paese di San Potito oggi. (Immagine personale)
San Potito nel corso degli anni 1430 continua ad essere parte integrante della contea di Celano rivestendo il ruolo di valida fortificazione che guarda le spalle a Celano. Gli abitanti del paese continuano invece a lavorare nell’agricoltura e nella pastorizia. Allo stesso tempo continua ad essere molto forte il legame fra le persone del paese con la religione, i cui luoghi di culto rimangono centrali nella vita di ognuno.

La chiesa della Madonna della Neve oggi. (Immagine personale)
In questa quadro troviamo la chiesa della Madonna della neve che continua ad essere per gli abitanti di San Potito un punto di riferimento importantissimo. La chiesa pur trovandosi al di fuori del paese è frequentata dalla gente del posto.
Caldora ormai 70 enne muore nel 1439 dopo appena tre mesi dal matrimonio con Jacovella Berardi. Ciò porta conseguenze importanti a partire dallo sfaldamento della concentrazione di potere accumulata con il matrimonio tra Caldora e Jacovella.

Alba Fucens in un incisione del primo ‘800
Albe e Tagliacozzo sono ereditate il figlio di Caldora Antonio, mentre Celano torna nella piena conduzione di Jacovella. Pochi anni dopo Caldora muore e le due contee di Albe e Tagliacozzo vengono acquisite brevemente dallo stato e in seguito restituite agli Orsini per il sostegno militare dato agli Aragonesi nel battere la parte angioina per la successione al trono di Napoli.
Nel 1441 Alfonso d’Aragona diventa nuovo re di Napoli e una volta asceso al trono riforma lo stato, ma allo stesso tempo non dimentica chi lo ha aiutato e questo va a beneficio degli Orsini che in un colpo solo si riprendono sia la contea di Tagliacozzo che quella di Albe. I Colonna per ora devono accettare per forza il nuovo assetto di potere.

Ritratto di fantasia per immaginare Jacovella
Berardi di dama del ‘400 ripreso dal ritratto di Leonardo da Vinci della La Belle Ferroniere
Celano invece è rimasta indipendente sotto Jacovella Berardi. Jacovella sa bene che non può farcela da sola, ma ella da qualche tempo si è innamorata di un nipote del precedente marito di nome Leonello Acclozamora. L’idillio tra i due diventa una tempesta d’amore e contro ogni previsione la relazione sfocia in un matrimonio.
Leonello divenuto il marito di Jacovella e quindi conte di Celano domina con la moglie la suddetta contea. E la domina bene riuscendo a innescare una progressiva crescita economica che più avanti diventa anche crescita demografica

Scorcio panoramico di Celano oggi. (Immagine personale)
La coppia comitale durante la loro gestione tra il 1440 e il 1458 ripara i vari borghi della contea danneggiati da anni di guerre, riuscendo anche a rilanciare il territorio con un maggiore sviluppo della produzione della lana da pecora. Celano nonostante che il periodo non fosse dei migliori è cresciuta economicamente e in pace, permettendo una ripresa sociale sul piano demografico.

Scorcio di San Potito antica. (Immagine personale)
In questo quadro pensiamo che anche San Potito sia cresciuta demograficamente e ciò anche in mancanza di dati di conferma. Questo lo diciamo perchè sono molti i borghi che in questa fase tendono a crescere. La crescita probabilmente coinvolge anche l’economia che tenderebbe, il condizionale è d’obbligo, a svilupparsi proprio per la lana da pecora divenuta nel corso degli anni assai remunerativa.

Stemma della famiglia Piccolomini. (Immagine da Wikipedia)
Tra il 1458 e il 1462 tuttavia la famiglia Acclozamora entra in una grave crisi interna che la porta nel giro di pochi anni a perdere la ricca contea di Celano. Non scendiamo qui in questa storia, che purtroppo conclude malamente la plurisecolare storia di una delle famiglie più importanti del centro Italia e che meriterebbe di essere raccontata tramite un film per la ricchezza di particolari e personaggi che ruotano intorno a questa vicenda e che fanno di Celano anche in un contesto di questo tipo un grande centro medievale e ora rinascimentale poco conosciuto, ma molto importante
Dopo la fine della famiglia Berardi nel 1462 a seguito di un colpo di mano del papa, la contea celanese passa alla famiglia senese dei Piccolomini a cui appartiene il papa. Questi la tengono fino al 1590 circa e durante questo lungo periodo, rendono Celano ulteriormente ricca.

Scorcio di San Potito oggi. (Immagine personale)
San Potito invece da questo momento inizia il suo lento declino come fortificazione militare per divenire sempre più un semplice borgo di montagna.

Terremoti dell’Irpinia del 1456 e dell’Aquila del 1461.
Nel frattempo la Marsica entra in una nuova fase sismica che avviene tra il 1456 e il 1461. In questa fase si hanno due importanti terremoti che si verificano nel 1456 e l’altro nel 1461. Il primo si verifica in Irpinia e fa sentire i suoi effetti fino alla Marsica, dove provoca distruzioni di interi paesi e la morte di moltissime persone. Pochi anni dopo abbiamo un altro grave sisma che ha come epicentro l’Aquila che oltre a distruggere la città devasta anche la Marsica facendo crollare molti edifici e provocando diversi feriti.

Panormica di San Potito. (Immagine personale)
San Potito come tutti i borghi marsicani risente molto di entrambi i sismi, che provocano nel paese diversi crolli e tanto spavento. Sicuramente per San Potito il sisma più importante è quello dell’Aquila che in paese porta molti danni. Come successo in precedenza il paese si riprenderà tramite un successivo restauro.

Scorcio della chiesa Madonna della Neve oggi. (Immagine personale)
Dai terremoti di metà ‘400 pur non essendoci dati su questo la chiesa ne esce quasi sicuramente danneggiata, ma non crollata altrimenti vi sarebbero dati in merito. Per cui come accaduto in altre epoche questa verrà restaurata e proseguirà la propria storia. Allo stesso modo anche San Potito con la sua fortezza verranno restaurati essendo ancora molto importanti come paese e soprattutto come avamposto militare.

Il castello di Celano oggi. (Immagine personale)
La contea di Celano passata ora ai Piccolomini rimane un feudo di grande importanza sia la sua grandezza economica e fisica sia per la sua posizione di confine. Alfonso I Piccolomini il primo conte della sua casata sarà il più capace. Sarà colui che finirà la costruzione del castello celanese, come residenza militare e signorile, ma sarà soprattutto colui che darà lustro sul piano economico alla contea, proseguendo con successo il lavoro della contessa Jacovella riguardo allo sviluppo e alla lavorazione della lana di pecora, che darà una notevole forza economica alla contea celanese.

Stemma della famiglia Piccolomini. (Immagine da Wikipedia)
All’inizio tuttavia Antonio Piccolomini dovrà lottare contro Ruggero Acclozamora, che rifugiatosi a Balsorano tenterà senza successo di riprendersi Celano. Ma nel 1470 abbandona il progetto per andare in Francia, mettendosi al servizio del re di Francia. Con il suo abbandono Piccolomini riunisce finalmente la contea, riuscendo ad imporsi su tutto il suo territorio.

Scorcio di San Potito oggi. (Immagine personale)
San Potito alla fine del ‘400 si ritrova coinvolta con tutta la contea di Celano nello scontro di potere tra Spagna e Francia nel controllo del regno di Napoli. Il regno di Napoli dopo la morte di Ferrante I d’Aragona nel 1494 è allo sbando, in quanto i suoi discendenti muoiono uno dietro l’altro e il regno viene invaso da Spagna e Francia che se lo contendono.

Resti del castello di San Potito oggi. (Immagine personale)
San Potito si ritrova più che mai alla fine del secolo a guardare le spalle a Celano come avamposto militare. Il castello di San Potito in questa fase è ancora pienamente attivo.
Nel frattempo nel 1492 muore Antonio Piccolomini il primo conte di Celano della sua casata e il più capace nella gestione del feudo celanese. A lui succede il figlio Alfonso I

L’Italia nel 1494 alla morte di Ferrante d’Aragona.
La contesa fra le due potenze trasforma il territorio abruzzese e in generale del sud Italia in un campo di battaglia, dove allo scontro principale seguono scontri locali come quelli fra le famiglie Colonna e Orsini per il controllo delle contee di Tagliacozzo e Albe. Questo coinvolge anche la contea di Celano, che si ritrova direttamente coinvolta con varie battaglie nel suo territorio dell’Altopiano delle Rocche.

Carlo VII di Francia. (Immagine da Wikipedia)
Alla fine del XV secolo la contesa tra Francia e Spagna prosegue senza esclusione di colpi risolvendosi solo all’inizio del nuovo secolo. Nel frattempo si definiscono i rapporti di forza nella Marsica con la fine della lunga guerra di potere tra i Colonna e gli Orsini, con i primi che sconfiggono i secondi. Fabrizio Colonna viene nominato tramite decreto reale nel 1497 nuovo conte di Albe e Tagliacozzo.
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XVI secolo
All’inizio del ‘500 termina la guerra fra Francia e Spagna per il controllo dell’Italia meridionale. La vittoria sorride alla Spagna che arriva ad annettere il regno di Napoli, cacciando la vecchia dinastia al governo. Ferdinando V re di Castiglia e Aragona diventa nel 1504 re di Napoli.

Incoronazione di Ferdinando d’Aragona a re di Napioli nel 1504. (Immagine da Wikipedia)
Dopo questo il nuovo governo spagnolo trasforma il regno di Napoli nel vicereame di Napoli trasformando il territorio dell’Italia meridionale in una semplice colonia spagnola. In virtù di ciò vengono rafforzati confini nord dell’Italia meridionale che ora rappresentano il confine fra Spagna e Stato pontificio. Da questo ne deriva che la Marsica rappresenta nella sua totalità una parte del confine nord del meridione italiano ora Spagna.

Scorcio di Celano oggi. (Immagine personale)
A cascata vediamo che il nuovo governo spagnolo riunisce nel nuovo ducato di Tagliacozzo le contee di Albe e Tagliacozzo, sotto la direzione della famiglia Colonna. Fabrizio Colonna viene elevato a primo duca di Tagliacozzo. La contea di Celano, l’altro grande feudo marsicano, viene confermato alla famiglia Piccolomini, dove dal 1503 è asceso come 3 conte di Celano il giovanissimo Alfonso II. A dominare i primi anni del nuovo secolo nella gestione della contea celanese è la madre Giovanna che viene nominata reggente per il figlio.

Resti del castello di San Potito oggi. (Immagine personale)
In tutto questo contesto troviamo San Potito che con il nuovo secolo inizia una fase di decadenza politica militare, a causa del nuovo assetto politico del regno di Napoli, che ha reso la situazione politica assai più stabile. Questo porta a un riassetto amministrativo delle principali fortezze del territorio celanese nel quale cade la giurisdizione di San Potito.
Per ora all’inizio del ‘500 la fortezza di San Potito è ancora attiva e si spendono soldi per mantenerla, ma la situazione politica profondamente mutata porta a un ridimensionamento delle fortezze secondarie come appunto quella di San Potito. Il paese in se mantiene per un importanza strategica che verrà meno con l’andare avanti nel tempo.

Scorcio della chiesa Madonna della Neve oggi. (Immagine personale)
In questa cornice troviamo la chiesa di Santa Maria in Nives, che viene riparata varie volte a causa dei vari terremoti a cui è stata sollecitata nel corso del secolo XV. Allo stesso tempo si assiste al rafforzamento della chiesa come punto di riferimento della popolazione locale.
Nel corso della prima metà del secolo sono numerosi gli episodi che vedono protagonista la Marsica, ma di questi merita menzione quanto succede nel 1528, che ha ripercussioni seppure indirette anche sulla contea celanese. Facciamo però prima un passo indietro andando al 1519. In questo anno ascende al trono imperiale Carlo d’Asburgo, succedendo al nonno Massimiliano I.

Carlo V negli anni 1520 – 1530). (Immagine da Wikipedia)

L’impero di Carlo V nel 1520 – 1530
Tuttavia egli dal 1516, a causa di una serie di intrecci famigliari è anche re di Spagna, dopo la morte del nonno materno Ferdinando d’Aragona. Carlo d’Asburgo si ritrova poco più che 20 enne ad essere a capo dell’impero più importante ed esteso d’Europa come non si vedeva dai tempi dell’impero romano d’Occidente. Egli pur facendo rimanere distinte le corone di Spagna e impero riunisce in se entrambe le due corone e la corona imperiale è quella più importante. Per cui per certi versi è come se la Spagna fosse entrata a far parte dell’impero germanico.
Ma questa è una notazione di scarso valore, ciò che conta è che Carlo V è il sovrano anche del meridione italiano e quindi l’Abruzzo ricade nell’amministrazione della Spagna e dell’Impero. Egli è per la prima metà del ‘500 l’arbitro dell’Italia, nonostante i vari alti e bassi del periodo. Nella Marsica i Colonna sono contemporaneamente vicere e potenti feudatari locali, cosi come importanti feudatari della Roma papalina.
Ebbene a causa di una situazione politica complicata del tempo il papa insieme alle altre potenze regionali italiane dell’epoca, prova a sfidare l’imperatore per far recuperare allo stivale italiano una sua maggiore indipendenza. Be la prova di forza si conclude in un disastro e tralasciando i vari fatti politici, diciamo solo che la penisola finisce definitivamente nel gioco imperiale spagnolo e Carlo V pur non direttamente coinvolto porta a un clima di sfida i rapporti con il papa e le truppe tedesche al seguito di Carlo V giudicando Roma, corrotta e corruttrice con il suo popolo, decidono d’invadere la città eterna e dare questa una lezione.

Arrivo dei Lanzichinecchi a Roma in un illustrazione dell’epoca
Roma viene invasa nel 1527 dalle truppe tedesche dei Lanzichinecchi, che penetrano nella città eterna grazie alla complicità dei Colonna. Questi saccheggiano orrendamente Roma lasciandola solo dopo diversi giorni di terrore, lo stesso papa si salva a stento dall’orda barbara. Dopo questo atto Papa Clemente VII deve scendere a compromessi con l’imperatore Carlo V che in cambio di alcuni favori al papa si fa nominare imperatore dal papa stesso nel 1530.
Clemente VII tuttavia non dimentica il tradimento dei Colonna e non appena può si vendica su di loro. Dapprima li espelle da Roma e li priva di tutti i loro territori presenti nello stato pontificio e poi riabilita gli Orsini, nominando un loro esponente comandante dell’esercito papale, ordinando di vendicarsi dei Colonna.
Gli Orsini ben felici di questo saccheggiano dapprima le dimore e i territori dei Colonna nel Lazio e poi portano la loro vendetta in Abruzzo dove i Colonna si sono nel frattempo trasferiti. I Colonna ora hanno il loro quartier generale a Tagliacozzo e si aspettano da un momento all’altro la vendetta orsina. Essi organizzano un esercito per combattere gli Orsini.
Ebbene dopo una lunga cavalcata le truppe orsine giungono nella Marsica e affrontano nei Piani Palentini sotto le mura di Magliano dei Marsi nel 1528 le truppe dei Colonna, in quella che è passata alla storia come la battaglia di Magliano dei Marsi. La battaglia molto sanguinosa viene vinta dagli Orsini che infliggono pesanti sconfitte ai Colonna massacrando le truppe colonnesi. Successivamente finiti gli scontri le truppe orsine si danno al saccheggio delle varie località marsicane non badando a confini o nomi. Tra i centri più colpiti da questa furia vi sono i centri della Piana del Cavaliere e dei paesi che si affacciano sul Fucino.

Il lago Fucino in un ritratto della fine del ‘700
La contea di Celano viene colpita superficialmente, poichè pare che alcuni paesi del contado siano stati danneggiati dalla furia orsina, che non distingue fra paesi del ducato di Tagliacozzo e del contado celanese. Dopo questo il contado celanese sembra essere per i 20 anni successivi in una situazione di relativa calma che permette al feudo colonnese di continuare a beneficiare di un buon andamento economico dovuto ai proventi del mercato della lana.
Alfonso II Piccolomini non si rivela un grande feudatario come lo era stato il nonno Antonio, ma comunque sotto la sua gestione la situazione rimane abbastanza stabile pur in presenza di una crisi generale che non risparmia la contea di Celano.

Scorcio di San Potito oggi. (Immagine personale)
San Potito nel corso del primo ‘500 continua a decadere come importanza militare e il paese si ritrova sempre più abbandonato a se stesso divenendo sempre più un borgo di montagna. Qui la popolazione opera soprattutto come pastori e agricoltori, ma parliamo di un’agricoltura di sussistenza visto che il paese si trova in montagna a circa 1100 m s.l.m. Al livello demografico si nota una certa crescita che prosegue per tutto il periodo.

La chiesa della Madonna della Neve oggi. (Immagine personale)
All’interno di questo quadro notiamo come la chiesa di Santa Maria in Nives diventa nel corso del primo ‘500 sempre più punto di riferimento della popolazione locale. Questa importanza la si riscontra anche dalla realizzazione di un’edicola nel 1538 sul cui fondo è ritratto l’affresco di S. Antonio Abate. La chiesa funge ancora in questo periodo da luogo religioso per l’assistenza ai viandanti presenti lungo il tratturo di zona e come chiesa cimiteriale di San Potito.
Nel 1556 Carlo V abdica dividendo il suo grande impero in due tronconi. La Germania viene data con il titolo imperiale al fratello Ferdinando d’Asburgo, mentre la Spagna torna indipendente con il figlio Filippo II d’Asburgo. Nel nuovo quadro territoriale il regno di Spagna comprende anche tutti i Paesi Bassi, l’Italia (ducato di Milano e regno di Napoli) e tutte le colonie americane. La Marsica ricade in Italia e quindi sotto dominazione spagnola.

Il lago Fucino in un ritratto della fine del ‘700
Nella seconda parte del secolo a partire più meno dal 1570 il clima generale inizia a cambiare divenendo più freddo e piovoso. Ciò porta nel tempo a raccolti sempre più contenuti e scarsi come qualità e a cascata ciò porterà a una riduzione della popolazione nei vari centri della Marsica, quindi sia nel ducato di Tagliacozzo che nella contea di Celano. Con il cambio climatico si verificano diverse nuove escrescenze del lago Fucino e tra queste ricordiamo quella del 1585, allorquando il lago tracima invadendo tutti i paesi rivieraschi.

La banda di Marco Sciarra in un illustrazione dell’epoca
Nella seconda metà del secolo nella Marsica e quindi anche nella contea di Celano iniziano a presentarsi i primi problemi del brigantaggio che comincia a farsi sentire sui della catena del Velino – Sirente. A dominare la scena del primo brigantaggio che si affaccia alla fine del ‘500 è la banda di Marco Sciarra. Questi si rendono protagonisti di diversi episodi di brigantaggio in giro per la Marsica e il centro Italia.
Nello stesso periodo assistiamo alla decadenza dei Piccolomini nella contea di Celano a causa dei grandi debiti contratti dalla famiglia per mantenere il suo alto tenore di vita. I Piccolomini non dominano solo la Marsica, ma anzi sono titolari di numerosi feudi in tutto il meridione italiano e nello stato papale. Ma nel corso degli anni come capita a molte famiglie nobili del tempo, per tenere alto il loro tenore di vita spendono numerose somme e la famiglia inizia a contrarre debiti.

Stemma della famiglia Piccolomini. (Immagine da Wikipedia)
Nel 1559 muore Alfonso II e a lui succede il figlio Innico come 4 conte di Celano della casata Piccolomini. Innico avverte da subito che i problemi economici sono molto importanti e decide di vendere alcuni suoi feudi per far fronte all’alto indebitamento. Egli è un buon uomo e nella sua breve gestione della contea di Celano avvia importanti opere di carattere religioso – sanitario che possono essere utili alla popolazione. Purtroppo come detto la sua opera dura poco a causa della morte prematura che lo ha colto nel 1566. A succedergli è stata l’unica figlia Costanza Piccolomini, donna forte ma sfortunata sia per l’alto indebitamento famigliare che ha ereditato che per il cattivo matrimonio contratto con il cugino Alessandro, un uomo dedito solo alla lussuria.

Il castello di Celano oggi. (Immagine personale)
Alessandro Piccolomini si rivela un pessimo marito, che tradisce continuamente la moglie e contrae sempre più nuovi debiti. La moglie ad un certo punto lo scarica chiedendo infine l’annullamento del matrimonio che arriva nel 1573. Nel corso degli anni la situazione economica a cui deve far fronte la povera Costanza peggiora sempre di più e lei è costretta a vendere pezzo per pezzo tutti i suoi feudi come la baronia di Balsorano che va allo zio Giovanni Piccolomini.
Infine per ultima nel 1591 viene venduta anche la contea di Celano che finisce nelle mani della contessa Camilla Peretti.

Il paese di San Potito oggi. (Immagine personale)
In questo triste quadro di decadenza rileviamo come San Potito come altri paesi della zona venga sempre più perdendo centralità politica e si venga sempre più assestando come piccolo paese di montagna con una popolazione dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Il paese è in questo momento povero, sottoposto a un clima sempre più rigido e complicato per viverci.

La chiesa della Madonna della Neve oggi: (Immagine personale)
- Il regno di Spagna alla morte di Filippo II nel 1598.

Il regno di Spagna nel 1598
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XVII secolo
San Potito in questa fase è un borgo piccolo con una popolazione relativamente grande che però patisce la fame, che dopo una fase di espansione tra XV e XVI secolo ora si ritrova a tirare a campare tra mille difficoltà. Il secolo XVII è molto duro per tutti e la situazione si fa sempre più insostenibile nel sud Italia e nella Marsica. Tutto evolve in un punto di rottura dove una semplice rivolta esplosa a Napoli diventa in breve una rivoluzione sociale che coinvolge tutto il sud Italia fino alla Marsica che in ambito locale è molto attiva. La popolazione prova a rivoltarsi contro gli Asburgo per ottenere migliori condizioni sociali e addirittura un’indipendenza da Madrid.
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La Peste del 1656. (Immagine da Wikipedia)
La rivolta però dopo un inizio promettente viene soffocata nel sangue, causando una grave crisi per tutta la popolazione, che ora sprofonda nella più totale depressione. Questa sfiducia alimenta una situazione insostenibile, che porta alla totale disperazione. A completare il quadro interviene poi una grave pestilenza che nella sola Marsica causa la morte di 4000 persone. Interi paesi si svuotono o si riducono fortemente.
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La chiesa Madonna della Neve oggi. (Immagine personale)
Anche San Potito conta i suoi morti e in questo quadro di disperazione e morte le chiese vengono prese d’assalto dalla popolazione per raccomandarsi a Dio in previsione dell’imminente decesso a causa della pestilenza. Per cui è altamente probabile che anche la chiesa di Santa Maria in Nives sia stata suo malgrado testimone di questo triste periodo.
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Scorcio della parte storica di San Potito. (Immagine personale)
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