
STORIA DI ROCCACERRO
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XVIII SECOLO
– Roccacerro nella prima parte del del XVIII secolo

Terremoti dell’Aquila del 1703 e della Maiella del 1706
All’inizio del 700 avvengono due nuovi importanti terremoti che causano danni ingenti nella Marsica. Andiamo con ordine, il primo sisma è quello dell’Aquila che si verifica nel 1703 producendo danni in quasi tutti gli abitati della Marsica e di solito sono i monumenti più antichi a risentirne come le chiese che con questo sisma vengono danneggiate in grande quantità-
Il secondo sisma è quello della Majella che si verifica nel 1706 con un grado di 6,7 Mw. Il sisma porta nuovi danni in tutta la Marsica andando ad amplificare quelli già eavvenuti per il sisma dell’Aquila del 1703.

L’Europa nel 1700
Nel 1700 muore Carlo II di Spagna senza eredi ed esplode la guerra di successione spagnola. La guerra di successione spagnola porta le varie potenze europee a competere per accaparrarsi pezzi del regno di Spagna. Dopo circa 15 anni di guerre i sovrani europei riconoscono Filippo di Borbone nuovo re di Spagna in cambio egli rinuncia a pezzi dell’impero spagnolo, tra cui il sud Italia che diventa territorio austriaco.
Masse d’insorgenti ad Avezzano nel 1806 ricostruite con IA.
(Immagine da https://www.terremarsicane.it/linsorgenza-antifrancese-si-diffonde-nella-marsica-marzo-1806-di-fulvio-damore/)
Sul piano sociale si ha un salto di qualità del brigantaggio nella Marsica attraverso interventi importanti contro la popolazioni dei vari centri abitati. Addirittura i briganti arrivano a saccheggiare Avezzano nel 1707. La polizia spagnola impegnata nel resistere agli assalti dall’esterno giudica quanto avvenuto di scarso valore. Ma tutto sta crollando rapidamente e i vari amministratori faticano a trovare un modo per far uscire i loro centri abitati fuori da questa situazione.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
In questo contesto Roccacerro a inizio ‘700 si ritrova scossa per i terremoti del 1703 e del 1706, che producono sicuramente danni importanti al piccolo paese e tra le strutture danneggiate sicuramente compare anche il vecchio castello in stato di abbandono ormai da tempo. Il piccolo paese come tutti gli altri paesi della Marsica viene da un periodo molto duro e questi sismi danno una sorta di colpo di grazia alla zona, ma danno in molti casi anche una scossa a questa decadenza, portando ad una risorgenza locale, seppure lenta e a quanto pare ciò avviene anche per Roccacerro.
A simboleggiare questa rinascita seppure molto lenta pare essere proprio il castello. Molte vecchie strutture danneggiate dai sismi vengono o abbandonate del tutto o ristrutturate e a volte cambiate profondamente e questo è proprio il caso del vecchio castello.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli oggi. (Immagine personale)
Questo danneggiato dal terremoto del 1703 e poi anche del 1706 viene ora negli anni successivi ristrutturato cambiandone l’uso, trasformandolo cioè in chiesa. La nuova struttura religiosa viene intitolata a Santa Maria degli Angeli presentandosi con un corpo a navata unica e con la vecchia torre mastio che diventa la nuova torre campanaria. Sul piano strutturale la trasformazione del castello in chiesa è sicuramente l’elemento architettonico più visibile, ma il paese è in generale riparato dai danni di questa fase sismica nel corso del primo ‘700. Pur non avendo notizie dirette in proposito stimiamo che intorno al 1730 quasi tutti i danni strutturali siano stati riparati.

L’Europa dopo la guerra di successione spagnola nel 1714
Con il 1714 dopo il trattato che ha messo fine alla guerra di successione spagnola il sud Italia passa dalla Spagna all’Austria. Il dominio austriaco dura 20 anni fino al 1734 e in questo periodo vengono poste le basi per la ripresa economica.
La ripresa economica sotto il periodo austriaco all’inizio è lenta per divenire più consistente negli anni successivi e questo per vari fattori a cominciare dal fatto che la Marsica è un territorio ferito per i due terremoti, scosso dalla sempre maggiore crescita del brigantaggio, per non parlare dalla profonda arretratezza della zona rimasta a volte ai margini anche rispetto allo stesso territorio abruzzese e se non bastasse abbiamo anche il parziale abbandono della zona da parte dei duchi Colonna che nemmeno vengono più nel territorio, lasciando ai loro sottoposti il governo ducale. Dunque per tutti questi fattori la ripresa nella zona è lenta, ma costante, ma su tutto quello che fa la differenza è il cambio climatico.

Lago del Fucino in un dipinto di fine ‘700
A partire dal 1720 – 25 si ha un lento ma costante miglioramento climatico, con il clima che torna ad essere più caldo, determinando inverni meno rigidi ed estati calde. Ciò porta inevitabilmente nella Marsica a raccolti migliori, che via via migliorano negli anni tra il 1727 e il 1734, producendo se non un boom economico, comunque un netto miglioramento di vita, che porta ad una migliore condizione di vita, anche per il fatto che gli animali non muoiono più e quindi le povere famiglie contadine possono contare di più su questo aspetto.
Questo miglioramento climatico si ha anche a Roccacerro, esprimendosi con raccolti migliori e quindi uno stile di vita in miglioramento, esplicandosi in una migliore dieta e come detto prima nella sicurezza che i propri animali non rischino la morte per freddo o fame e questo per famiglie povere come quelle marsicane è molto importante.
Sul piano sociale seppure non abbiamo dati in proposito, quasi sicuramente si ha una ripresa demografica anche a Roccacerro, che si consolida negli anni successivi.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
Sul piano lavorativo gli abitanti di Roccacerro, o meglio i suoi capifamiglia oltre che essere agricoltori sono soprattutto Cavallari per il sistema di Casa Colonna. Il lavoro di Cavallari a Roccacerro è attivo da ormai molto tempo, ma la grave crisi climatica e sociale aveva dato un duro colpo a questa attività nel secolo XVII. Ora nel secolo XVIII con il ritorno a un clima migliore l’attività riprende vigore tornando ad essere molto presente, potendoci contare al livello economico.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
Comunque seppure in ritardo rispetto ad altri territori del meridione italiano, la Marsica si riprende economicamente e alla fine del periodo austriaco la situazione è sicuramente migliore di 20 anni prima.

Carlo di Borbone diventa Carlo VII re di Napoli
(1734-59) e fondatore della dinastia Borbone – Napoli. (Immagine da Wikipedia)
Nel 1734 abbiamo la fine della guerra di successione polacca che porta ad una nuova situazione del sud Italia, con il ripristino del regno di Napoli sotto la nuova dinastia dei Borbone con Carlo di Borbone. Il nuovo re è giovane ma capace ed è circondato da persone capaci che lo sostengono nella sua azione di governo.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
Tra le grandi azioni governative fatte vi è la decisione della stesura di un nuovo catasto del regno da avere entro il 1744. Questo nelle intenzioni del governo di Napoli servirà per definire meglio lo stato del regno, potendo incidere più positivamente su quei territori, attraverso una più efficace azione governativa. Ebbene nella Marsica complice il grave stato di malessere e ignoranza del territorio ci vuole diverso tempo per avere il catasto di tutti i comuni.

Frontespizio del catasto onciario
dell’Università di Roccacerro di metà ‘700
(Immagine da libro il Taglio nella Roccia
Tagliacozzo di Domenico Colasante)
In questo quadro tuttavia il comune di Roccacerro redige il proprio catasto perfettamente in tempo, ponendosi anche meglio di molti altri, che impiegano molto più tempo per arrivare a questo risultato. Il catasto di Roccacerro tra le cose che dice vi è la conferma che i molti capifamiglia del piccolo centro sono impiegati come Cavallari per il sistema ducale. La popolazione è in una fase di crescita, ma rimane legata profondamente all’agricoltura come principale attività economica.

L’Europa nel 1748

L’Italia nel 1748

Il regno di Napoli nel 1748
Alla fine degli anni 1740, precisamente nel 1748 finisce la guerra di successione austriaca sancita con il trattato di Aquisgrana. Nel trattato l’Italia viene sostanzialmente confermata nella forma e nella politica decisa nel precedente trattato di Vienna del 1734. Nel trattato il regno di Napoli viene confermato a Carlo VII di Borbone
– Roccacerro nella seconda parte del del XVIII secolo

Abdicazione di Carlo VII in favore del figlio
Ferdinando IV nel 1759. (Immagine da Wikipedia)
Nel 1759 abbiamo l’abdicazione di re Carlo in fase di ascesa come nuovo re di Spagna dopo la morte senza eredi del fratello Ferdinando VI. A succedere al re è il giovanissimo figlio Ferdinando, che viene attorniato da un consiglio di reggenza.

Ferdinando IV di Napoli nel 1759. (Immagine da Wikipedia)
Negli anni Ferdinando dimostra di essere un ragazzo molto affezionato al proprio regno, ma scarso negli affari di stato. Di contro Ferdinando sposa Maria Carolina d’Asburgo Lorena, figlia di Maria Teresa d’Austria, che dopo la nascita del primogenito Francesco, dimostra di essere una donna energica e capace che sostenuta da consiglieri fidati, riesce in parte a migliorare le condizioni del regno assai indietro rispetto ad altri paesi d’Europa. La corte napoletana negli anni 1750 e 1760 è fortemente impegnata nella costruzione della nuova reggia a Caserta.
Il governo del nuovo re non cambia di molto la situazione della Marsica, che continua ad essere arretrata in quasi tutti i borghi della Marsica, che continua a subire indisturbata le violenze dei briganti, nonostante un migliore controllo territoriale delle truppe borboniche. Fino al 1765 circa l’economia della Marsica continua ad andare bene con i raccolti che garantiscono una discreta sussistenza della maggior parte dei borghi medi e piccoli della zona. Poi però il clima inizia a divenire di nuovo freddo, all’inizio però la situazione è abbastanza tranquilla fino al 1780 circa, per divenire decisamente freddo tra il 1780 e 1790.

Dipinto del 1789 che ritrae il Monte Velino con il
borgo di Albe ai suoi piedi
L’autore del dipinto è Jean Joseph Bidauld.
(Immagine da https://www.piccolabibiotecamarsicana.it)
I Colonna ormai sono quasi del tutto spariti dalla Marsica e tranne per brevi periodi in cui risiedono nel castello di Avezzano, divenuta ormai il capoluogo del ducato di Tagliacozzo, non vengono quasi mai. Il governo ducale continua ad essere gestito dalle famiglie baronali locali. Nel corso della seconda metà del ‘700 nella Marsica abbiamo l’emersione di nuove famiglie baronali, che provengono dall’arricchimento del commercio della Lana da pecora, ancora un materiale assai ricercato e dal notariato locale.
Fatto sta che la Marsica del 1770 sotto l’inizio del regno di Ferdinando IV registra una situazione di miglioramento economico, con la popolazione generale in aumento. Quasi tutti i borghi della zona crescono al livello demografico. Roccacerro è tra questi registrando una consistente crescita demografica e in parte economica. Il paese pur non potendosi certo dire ricco è sicuramente arretrato rispetto ad altri territori abruzzesi, ma sul piano locale non va malissimo.
Poi verso il 1780 il clima peggiora determinando un ritorno del freddo, ma soprattutto forti piogge che al livello locale porta un leggero innalzamento del livello del lago Fucino. Il lago Fucino da sempre nel bene e nel male è il cuore pulsante della Marsica. Da sempre il Fucino fornisce è una risorsa economica con il suo pescato. Questo consente una diversificazione della dieta locale.

Il lago Fucino alla fine del ‘700 in un dipiento dell’epoca
In un certo senso non è strano dire che la Marsica sul piano economico è del tutto autonoma potendo contare su un lago grande quanto un mare interno con il suo pescato che fornisce cibo ai Marsi, una grossa presenza di selvaggina che fornisce carne di ogni tipo, poi c’è l’allevamento di animali come pecore, buoi, capre, maiali, conigli e galline che forniscono un sostentamento importante sia sul piano fisico con le loro carni che con i loro prodotti come la lana da pecora o il latte di capra e di mucca. Sul piano agricolo si coltivano numerosi prodotti come ortaggi, uva da cui si ricava un ottimo vino, ci sono molti olivi da cui si un ottimo olio ecc.
Insomma la Marsica di fine ‘700 è un territorio sicuramente difficile sia per l’arretratezza generale della popolazione, sia per le condizioni fisiche della zona, essendo un’area montuosa che soprattutto per le comunicazioni scarse, ma nonostante tutto l’area ha tutto per essere indipendente solo che è scarsamente organizzata, e questo lo si deve anche dall’impostazione feudale nella gestione delle risorse locali che impedisce che queste possano essere distribuite tra la popolazione e consentire un miglioramento economico della zona. A ciò si aggiunge l’assenza di un centro urbano importante dovuto alla presenza di tanti piccoli centri concorrenti fra loro presenti sia nella contea di Celano che nel ducato di Tagliacozzo e di tutta questa situazione si approfitta il brigantaggio che nel corso del ‘700 cresce in modo importante.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
Fatto è comunque che nel 1780 paesi come Roccacerro vivono un consistente aumento di popolazione. Roccacerro alla fine del ‘700 conta 1000 abitanti, per un paese come questo in questo momento è tanta roba e nonostante il luogo un po’ isolato di Roccacerro, le condizioni economiche difficili, come accade agli altri borghi della Marsica. i Marsi di questo paese riescono a campare decentemente.

Assalto alla Bastiglia da parte del popolo parigino
nel 1789. (Immagine da Wikipedia)
Nel frattempo in Francia scoppia la rivoluzione che nel giro di pochi anni spazza via il vecchio sistema monarchico, rovesciando la monarchia e abolendola con la decapitazione dei sovrani. Questo inorridisce tutta Europa, che ora si prepara ad affrontare le idee della rivoluzione giudicate da tutti nefaste, che si cerca di arginare mandando gli eserciti a scontrarsi con quello francese.

L’arrivo dei Francesi a Napoli. (Immagine da Wkipedia)
La rivoluzione arriva anche a Napoli nel 1798 dove i Francesi giunti qui sconfiggono l’esercito reale e portano alla fuga dei sovrani in Sicilia. Tuttavia il popolo meridionale attaccato al re giudica un invasione l’arrivo dei Francesi e procede a rivoltarsi compatto contro i Francesi.
L’esercito napoletano e i cittadini desiderosi di riprendersi la propria indipendenza e la mal preparazione dell’esercito francese porta questi ultimi ad essere sconfitti e cacciati dal regno napoletano nel 1800. In pratica l’occupazione francese di Napoli dura l’arco di un anno e mezzo. In seguito a ciò Ferdinando IV torna a Napoli restaurando la vecchia monarchia.
