META – STORIA DI META – XX secolo (2 parte)


STORIA DI META


 

 

 

 

– La Marsica tra il 1945 e il 1960

Scuola improvvisata in uno dei paesi della Marsica nella seconda metà degli anni 1940

 

Finita la guerra bisogna ricominciare e questo vale per la Marsica come per l’Italia. All’inizio lentamente la popolazione marsicana inizialmente non si fida e ci mette un po’ per tornare, ma alla fine torna alle proprie case seppure malconce per la guerra. In Italia oltre al problema della ricostruzione materiale vi è anche quello della ricostruzione politica e sociale. S’instaura così tra le diverse forze politiche nazionali un fruttuoso confronto che pur partendo da idee diverse arrivano infine a fare sintesi nella scelta di un referendum istituzionale che dovrà sancire il passaggio alla Repubblica o la conferma della monarchia.

 

Re Umberto II 4 re d’Italia

 

Nel frattempo il vecchio re Vittorio Emanuele dopo essersi fatto da parte nella pratica nel 1944 cede in modo ufficiale al figlio Umberto il trono italiano il 9 maggio 46. Umberto ormai da 2 anni al potere come reggente diventa così anche re d’Italia in modo ufficiale come re Umberto II.

Il referendum si tiene il mese dopo il 2 giugno 1946 e nel confronto vince la Repubblica. L’Italia è repubblicana!!!

 

L’Italia diventa repubblica. (Immagine da Wikipedia)

 

Fatto questo si procede a ricostruire il paese sul piano sociale e politico costruendo una nuova costituzione e chiedendo aiuto agli Americani affinchè finanzino in qualche modo la ricostruzione nazionale. Si arriva al piano Marsciall e gli Italiani grazie a questo prestito possono rialzarsi e lo faranno tanto bene da diventare in breve una grande e ricca nazione.

 

Italia nel blocco occidentale della Nato.

 

Come avviene in ogni parte d’Italia anche nella Marsica si cerca di ripartire iniziando con il riparare le strade e le case, per poi  passare piano piano alla rete stradale distrutta dai Nazisti in fuga per rallentare gli Alleati, ma soprattutto s’inizia a riparare le ferrovie marsicane della Roma – Pescara e della Avezzano – Roccasecca. La Roma – Pescara viene riparata abbastanza in fretta e già alla fine degli anni ’40 è di nuovo attiva. Invece per l’Avezzano – Roccasecca i tempi sono un po’ più lunghi.

 

Capistrello nei primi anni ’50

 

Ma per quanto lunghi  già nei primi anni ’50 è quasi del tutto funzionante, tuttavia le asperità di alcuni tratti come quello di Capistrello e l’aggiunta di nuove stazioni rallentano, il completamento dell’opera che diventa del tutto operativa alla fine degli anni ’50. L’Avezzano – Roccasecca pur essendo una linea ferroviaria molto vecchia è sicuramente un’opera fondamentale per l’Italia, specialmente per le parti interne come la Valle Roveto, perchè consente un supporto di mobilità senza il quale le popolazioni del posto si troverebbero in difficoltà e a seguire anche moltissime altre persone di vari centri del centro Italia ne avrebbero a risentire.

 

Manifestazione di contadini fucensi degli anni 1946-50 contro Torlonia

 

Nello stesso periodo nella Marsica si ritorna a parlare delle terre fucensi e qui il discorso s’infiamma l’antica questione messa sotto scacco dai Fascisti al servizio del principe Torlonia e poi messa da parte durante la guerra torna ora prepotente. I contadini vogliono le terre del Fucino, ma Torlonia non accetta. SI crea così un grave stato di tensione che sfocia presto in aperta ostilità che sfocia infine nel sangue con i fatti di Celano.

 

 


 

 

 

 

Alla fine soprattutto dopo i fatti di Celano nei quali muoiono due braccianti, Torlonia deve cedere. Alla famiglia Torlonia vengono tolte nel 1950 la totalità delle terre fucensi, per essere poi date ai contadini del Fucino, che gli vengono poi ulteriormente riconosciute attraverso la successiva riforma Segni del 1951.

 

Civitella Roveto in un immagine degli anni ’50

(Immagine da http://paesi.altervista.org/?p=153447)

 

Nel 1951 la Marsica appare come una terra piena di speranza, magari con molta povertà, ma l’aver ottenuto la proprietà del Fucino porta molti a sperare. In questo anno pieno di speranza la Marsica raggiunge il pieno della popolazione, ritrovandosi i centri abitati pieni di gente. I paesi risultano talmente pieni che i comuni sono costretti ad avviare la progettazione e la costruzione di nuovi complessi residenziali per poter accogliere le nuove famiglie in crescita.

Tuttavia passata l’euforia si capisce presto che la situazione è complicata e che ci vorranno anni per ottenere miglioramenti economici in zona e nel frattempo che si fa?

 

Civitella Roveto in un immagine tra la fine degli anni ’50 e inizio ’60

(Immagine da http://paesi.altervista.org/?p=153447)

 

Questa è la domanda che si fanno i giovani all’inizio degli anni ’50 dei vari centri marsicani e la risposta che viene è una sola, partire. Partire per dove? ma per i paesi del nord Europa inizialmente e poi per l’America del nord (USA e Canada) o per quella del sud (Argentina) o addirittura per l’Australia. Comunque la parola d’ordine è andarsene.

 

Avezzano nel 1959

 

E’ così che si viene a creare la seconda emigrazione di massa che svuoterà piano piano i paesi della Marsica tra il 1955 e il 1980. Tuttavia alla fine degli anni ’50 avviene una cosa sorprendente: lo scoppio del boom economico nel nord Italia a partire dal 1958. Il boom economico porta molte persone dalla Marsica a spostarsi nel nord Italia riuscendo qui ad inserirsi in un contesto giovane e dinamico, riuscendo anche a mantenere dei legami con i vecchi paesi della Marsica.

 

 


 

 

 

 

– Meta tra il 1945 e il 1960

Meta negli anni ’50

(Immagine da http://paesi.altervista.org/?p=153447)

 

Anche a Meta nel 1945 si ricomincia. All’inizio piano piano, ma poi sempre più velocemente. Le persone tornano alle proprie case riparandole o costruendone di nuove. Il paese in poco tempo diventa tutto un cantiere e tra i cantieri che vengono aperti con più gioia vi è quello della nuova chiesa parrocchiale. Si procede infatti a ricostruire la nuova chiesa della Santissima Trinità nella sua quarta ricostruzione storica per volontà del parroco don Ernesto Mammone. La ricostruzione della nuova chiesa va avanti dal 1946 al 1951.

Come detto questi sono anni di ricostruzione generale e il paese che si affaccia sulla Valle Roveto partecipa in qualche modo anche alla ricostruzione della ferrovia del Liri, avvenuta tra il 1946 e il 1959. Questi sono anni che pur di fronte ad una grande povertà la speranza di un futuro radioso che attecchisce subito spinge le persone a superare molte avversità, gioendo delle tante piccole conquiste di questi anni. In questo clima di povertà ma di grande speranza Meta continua a crescere di popolazione raggiungendo la cifra record di 895 abitanti.

 

Zoom su Meta antico negli anni ’50

 

Gli abitanti di Meta oltre a ricostruire e migliorare il paese tornano alle proprie attività agricole, cercando di recuperare i terreni semi abbandonati  durante la guerra. Purtroppo però il tempo passa e anche qui a Meta ci si preoccupa che il futuro non riesca a divenire luminoso da subito e ciò spinge molti giovani a decidere di fare fagotto e andarsene, avviando così anche a Meta il fenomeno dello spopolamento, comune purtroppo a tanti paesi della Valle Roveto  e della Marsica in genere.

 

 

– La Marsica tra il 1960 e il 1980

Inaugurazione dell’impianto spaziale di Telespazio. (Immagini da Wikipedia)

 

Nel 1960 la Marsica si trova all’inizio di un percorso d’investimenti statali tesi alla nascita di un polo industriale nella zona. Il polo si costituisce qualche anno dopo nel Fucino con la nascita di Telespazio (1966).

 

Avezzano nei primi anni ’60

 

Negli stessi anni Avezzano e tutti i principali centri della zona vengono migliorando la propria urbanistica e nello stesso tempo si realizzano i cantieri per la costruzione delle future nuove autostrade. Nonostante questi sforzi l’economia marsicana è ancora debole e nel Fucino la coltivazione dei prodotti agricoli non sta andando bene, in quanto le tecniche di produzione non permettono produzioni importanti. A questo si aggiunge la troppa frammentazione dei possedimenti dei contadini in seguito alla riforma del 1951.

 

Ovindoli nei primi anni ’60

 

S’inizia a sviluppare l’industria turistica  con i centri di sci montano di Ovindoli, Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio, ma siamo ancora agli albori. Anche a Pescasseroli si realizzano progetti per lo sci montano. Nella Valle Roveto abbiamo l’importante ascesa dell’ENI di Enrico Mattei, originario di Civitella Roveto. Enrico Mattei memore delle sue origini rovetane cerca di dare una mano all’economia della zona assumendo molte persone del posto. A causa di questa debolezza economica procede massiccio l’esodo dei giovani del posto verso le grandi città del nord e centro Italia, in special modo di Roma, che negli anni ’60 conosce un grosso boom economico.

 

Inaugurazione dell’uscita autostradale di Carsoli dell’A24 nel 1970

 

Siamo quindi nel 1970 e si ha l’inaugurazione delle nuove autostrade A24 e A25. Con la nascita di queste autostrade si riducono significativamente i tempi di percorrenza delle persone negli spostamenti tra una città e l’altra, ma anche all’interno della Marsica stessa visto che le autostrade A24 e A25 attraversano in lungo e largo il territorio marsicano. Con l’A24 si raggiungono i centri dell’area carseolana e palentina con i centri di Tagliacozzo e Sante Marie.

 

Carsoli negli anni ’70.

(Immagine da https://www.confinelive.it/la-foto-carsoli-nel-tempo-correva-lanno-1968-a-via-roma/carsoli-via-roma-anni-70/)

 

Mentre con l’A25  attraverso i vari svincoli si raggiungono bene i centri di Magliano dei Marsi e Massa d’Albe, di Avezzano, di Aielli, Celano e Cerchio e infine di Pescina. Insomma grazie a queste autostrade la Marsica non è più isolata e risulta ben collegata con i principali centri del centro Italia a cominciare da Roma a cui la Marsica si ritrova collegata per l’impatto economico che esercita questa nel mercato locale.

 

Avezzano inizio anni 70

 

Nel corso degli anni ’70 anche grazie alle nuove autostrade nascono tante nuove aziende locali destinate ad ingrandirsi negli anni futuri. Migliora poi in questi anni l’impatto economico legato al turismo montano invernale rispetto ai centri marsicani dell’Altopiano delle Rocche. Nonostante questo però ancora l’economia generale è ancora debole e i giovani preferiscono andare via portando lo spopolamento dei borghi a numeri preoccupanti.

 

 


 

 

 

 

– Meta tra il 1960 e il 1980

Meta negli anni ’60

(Immagine da http://paesi.altervista.org/?p=153447)

 

Meta nel 1960 è un paese povero posto sulla cima di una piccola montagna dei Monti Cantari. Data la sua posizione montana per molti giovani abitare qui è un problema e la mancanza di prospettiva spinge molti ad andare via alimentando ulteriormente la diminuzione della popolazione locale. Al momento non sappiamo se vi sia stato qualcuno di Meta assunto dall’ENI negli anni della gestione del grande Enrico Mattei.

 

Meta negli anni ’60

(Immagine da http://paesi.altervista.org/?p=153447)

 

Sul piano economico l’agricoltura rimane in questo periodo la principale fonte di reddito. Certo vivere a Meta non è semplice, ben sapendo che questo è un paese dove la neve può arrivare a durare 6 mesi l’anno, ma la gente è affezionata al paese e anche chi va via ama tornare e infatti specie chi si è trasferito a Roma, torna sempre in estate per le feste patronali e per rivedere amici e parenti.

 

 

– La Marsica negli anni ’80

Civitella Roveto negli anni ’80

 

Dal 1980 l’economia marsicana è in costante crescita fino ad esplodere in un vero e proprio boom a metà decennio. Le aziende locali mostrano segnali di crescita importante, la popolazione nonostante un flusso continuo di abbandono rimane con una buona percentuale di popolazione e poi c’è Avezzano cresciuta molto negli ultimi decenni, tanto da divenire un centro  molto popoloso e molto attivo sul piano industriale. Il centro industriale di Avezzano diventa in questi anni uno dei centri a maggiore attività di tutto l’Abruzzo.

Ma lo sviluppo della Marica non riguarda solo Avezzano, ma bensì tutti i paesi del territorio registrano crescite importanti sul piano economico.

 

Icona del papa a ricordo della sua visita nella Marsica nel 1985. (Immagine personale)

 

La visita del papa Giovanni Paolo II nel 1985 ad Avezzano e poi a Rocca di Mezzo nel 1986, in occasione del raduno nazionale degli Scout dell’Agesci, sancisce agli occhi del mondo l’importante crescita della zona.

 

Il papa ai Piani di Pezza nel 1986 in occasione del
raduno nazionale degli Scout dell’Agesci.

 (Immagine da https://www.ilcentro.it/l-aquila/papa-wojtyla-con-gli-scout-al-raduno-ai-piani-di-pezza-1.2969606)

 

La zona diventa molto attrattiva anche per le aziende all’estero che decidono d’investitre qui creando nuovi poli aziendali come nel caso della Texas Instruments che impianta un proprio stabilimento ad Avezzano, oppure la Cocacola che impianta un proprio stabilimento nella Piana di Carsoli. Insomma dopo tanto lavoro finalmente l’economia comincia a girare. Il miglioramento economico della zona si percepisce anche al fenomeno delle seconde case.

 

Carsoli negli anni ’80

(Immagine da http://paesi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/2-PAN-PAN-7.jpg)

 

Negli anni ’80 e ’90 molti ex emigranti, andati via anni prima per lavoro, pur rimanendo a vivere in queste città, costruiscono nei propri paesi di origine le seconde case. Ciò avviene sia per riaffermare un legame con il territorio mai venuto meno e allo stesso tempo restare in contatto con i propri affetti , come genitori, fratelli ecc che hanno preferito rimanere nel paese.

Così facendo i paesi di origine vedono la costruzione di nuove abitazioni che vengono vissute nei mesi estivi e durante le festività. Tutto ciò si rende possibile per le migliorate condizioni economiche di questi migranti, che però venendo ad investire nei propri paesi ridanno a questi nuovo vita, diffondendo indirettamente un benessere generale. Allo stesso tempo chi è rimasto e ha visto le proprie sostanze economiche crescere nell’ultimo periodo spende parte dei suoi soldi per migliorare le proprie case o andando a vivere in nuove.

 

Tagliacozzo negli anni ’80

 

Bisogna ricordare che ancora nei primi anni ’80 molte famiglie marsicane abitano nelle vecchie case asismiche costruite dopo il terremoto e in queste molte persone vi hanno allevato figli e anche nipoti e ora che il benessere finalmente c’è tra le prime cose che si fanno vi è la spesa della casa sia per rimodernarla che per comprarne una nuova.

Ciò detto la forte crescita economica degli anni ’80 non si esaurisce in poco tempo ma perdura andando a consolidare la situazione generale. Ciò spinge una piccola parte di popolazione di migranti a rientrare e ciò si riversa sulla demografia dei paesi, che in alcuni casi continuano a vedere diminuire la propria popolazione e in altri si ha una nuova crescita seppure minima ma c’è.

Ciò imprime una svolta generale in quanto molti comuni della Marsica iniziano ad investire nel turismo e da qui ad un recupero lento ma costante dei vecchi centri storici danneggiati dal terremoto. Tra i paesi che meglio interpretano lo sviluppo della Marsica vi è Ovindoli, dove la presenza di un industria del divertimento nata nel corso del ‘900, si viene sempre più strutturando con nuovi impianti e miglioramenti continui a quelli esistenti. Allo stesso tempo si cerca di offrire al visitatore  un buon servizio, che viene migliorando di continuo adattandosi alle nuove necessità del turista.

 

Ovindoli negli anni ’80

(Immagine da http://paesi.altervista.org/wp-content/uploads/2019/01/2-7.jpg)

 

Nel corso degli anni ’80 la crescita economica nella Marsica si percepisce un po’ ovunque, si respira un atmosfera di ottimismo che se non si vedeva da tempo e molte famiglie affrontano in questo momento il futuro con una certa felicità. Anche nelle feste tradizionali la voglia di stare insieme e fare festa è molto migliore, in quanto si percepisce un’atmosfera di maggiore tranquillità economica e sociale.

 

 


 

 

 

– La Marsica negli anni ’90

Carsoli negli anni ’90

(Immagine da http://paesi.altervista.org/wp-content/uploads/2023/12/2-D-5.jpg)

 

Nel corso degli ’90 nella Marsica si continua a percepire un clima di benessere e stabilità, che favorisce la crescita economica della zona e a cascata anche quella demografica. Sono diversi infatti i centri abitati che vedono iniziare a risalire la popolazione residente e questo dopo anni di abbandono.

Nello stesso tempo si assiste a un consolidamento del territorio come zona verde e ciò attraverso la formazione di diversi nuovi parchi come il Parco Regionale del Velino – Sirente, che dopo essere nato nel 1989 si consolida nel corso degli anni ’90 e poi ancora negli anni 2000.

La scommessa di coniugare una crescita sostenibile del territorio con le esigenze della popolazione sembra andare nella direzione e diverse amministrazioni si muovono in quella direzione.

 

 

– Meta a fine secolo

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)

 

Meta negli anni ’80 risente di striscio del boom economico marsicano, probabilmente per la posizione un po’ più defilata rispetto alla zona principale. La Valle Roveto a differenza di altre zone della Marsica sembrerebbe non risentire subito del clima economico sociale nuovo e positivo.

 

Meta antica. (Immagine personale)

 

Probabile che questa nuova condizione di positività giunga con un po’ di ritardo, però anche qui nella Valle Roveto nel corso degli anni ’90 si percepisce un’atmosfera più tranquilla e migliore.

 

Scorcio di Meta vista dall’alto. (Immagine personale)

 

I paesi della zona seppure con un po’ di ritardo intraprendono tutti dei percorsi di miglioramento della propria ricettività. A Meta negli anni ’90 il clima sociale sembrerebbe migliorare avvertendo un maggiore senso di sicurezza e benessere, per lo meno questa è la sensazione che si avverte.

 

 


STORIA DI META