META – STORIA DI META – XX secolo


STORIA DI META


 

 

 

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XX secolo

 

– La Marsica all’inizio del secolo XX

Re Vittorio Emanuele III 3 re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

 

L’inizio del nuovo secolo in Italia si apre con l’uccisione di Umberto I e l’ascesa del figlio Vittorio Emanuele III. La morte di Umberto rappresenta il culmine di un periodo di tensione iniziato nel 1896 con la sconfitta italiana in Africa che aveva temporaneamente messo il freno al paese nell’ingrandimento coloniale e da qui si è innescato un processo di tensione sociale culminato nel 1900 con la morte del re. Con il nuovo re in Italia la tensione cala e si procede a nuove riforme che riprendono quelle avviate negli 1880 e in questo modo si avvia un periodo di grande crescita per il paese che si prolunga fino al 1915.

 

Piazza Obelisco di Tagliacozzo a inizio ‘900, che
è ormai da tempo il centro cittadino

 

Nello stesso periodo i grandi investimenti avviati dai Torlonia nei decenni precedenti nel territorio marsicano, a cominciare dal 1854 quando furono avviati i lavori di prosciugamento del lago, iniziano a dare frutti e la zona complice una contemporanea crescita della rete di comunicazione ferroviaria e viaria vede l’inizio di una discreta crescita economica.

 

Pescina all’inizio del ‘900

 

Carsoli all’inizio del ‘900

 

Questa inizia a percepirsi nei grandi centri della zona come Tagliacozzo, Pescina, Carsoli e soprattutto Avezzano. Qui troviamo centri abitati cresciuti d’importanza con un urbanistica nuova, più adatta ai tempi, con un stile più moderno e raffinato come i diversi nuovi villini liberty segno dei tempi, ma anche della crescita sociale di una parte ancora piccola della popolazione.

 

Piazza Torlonia ad Avezzano ai primi del ‘900

 

Cresce insomma seppure lentamente una parte della società marsicana, che inizia a stare meglio e a potersi permettere un po’ di cose nuove. In questo contesto seppure tra mille difficoltà anche una piccola parte della popolazione contadina inizia ad andare meglio. Però certo questa parte è ancora minoritaria, in quanto la grossa fetta della popolazione vive ancora in condizioni di grande povertà e in condizioni sanitarie ancora difficili, ma l’evoluzione dei borghi, l’efficenza delle nuove reti ferroviarie, la presenza delle prime industrie della zona a cominciare dallo zuccherificio di Avezzano, sono comunque un segno di chiaro di sviluppo della zona, la Marsica che inizia finalmente a vedere un po’ di futuro migliore.

 

Lo Zuccherificio di Avezzano a inizio ‘900

 

Tra le primi industrie marsicane lo zuccherificio è sicuramente la più importante e attraverso lo sfruttamento di alcuni tipi di ortaggi del Fucino si hanno i primi affari a cominciare dalla barbabietola che una volta giunta allo zuccherificio viene lavorata per produrre uno zucchero di grande qualità. Attorno a  questa grossa industria nascono poi tra ‘800 e primi del ‘900 tutta una serie di piccole attività che supportano il grande centro industriale ancora agli albori.

 

Lo Zuccherificio di Avezzano a inizio ‘900

 

 

La famiglia Torlonia ancora proprietaria delle terre del Fucino coltiva la zona in modo intensivo con diverse tipologie di ortaggi, come la patata e la barbabietola di zucchero, che poi finisce il tutto allo zuccherificio. I Torlonia padroni assoluti di questa grande terra affittano parte dei terreni a famiglie facoltose della zona che a loro volta subaffittano ai contadini della zona, producendo così un nuovo genere di feualesimo.

 

 


 

 

 

 

– Meta all’inizio del secolo XX

Scorcio di Meta all’inizio del ‘900. (Immagine personale)

 

Meta è un paese di montagna della Valle Roveto, quindi si trova in un a posizione un po’ isolata rispetto ad altri borghi della zona, ma nonostante questo  il paese cresce di popolazione con aumenti lenti ma costanti. Al livello occupazionale la popolazione continua ad occuparsi principalmente nell’agricoltura, che viene praticata a valle nelle zone pianeggianti.

 

Scorcio di Meta all’inizio del ‘900. (Immagine personale)

 

A questo bisogna aggiungere che chi è andato via negli anni precedenti e ha trovato impiego all’estero, manda una parte dei soldi guadagnati a casa e questi ritornano in valuta pregiata. Per le famiglie questi soldi sono una vera boccata di ossigeno, in termini di qualità di vita.

 

Scorcio di Meta all’inizio del ‘900. (Immagine personale)

 

Purtroppo però alla fine del primo quindicennio del ‘900 un nuovo grande tormento si affaccia per la Marsica  l’incubo della guerra che si è affacciata nel continenente europeo nel corso del 1914 e ora minaccia di allargarsi anche all’Italia, che in una prima fase del conflitto si dichiara neutrale, ma in realtà il governo italiano procede a trattative segrete con l’Inghilterra per chiedere territori precisi in cambio di un ‘entrata significativa del paese, in guerra. Siamo ancora nel 1914.

 

 


 

 

 

 

– Il terremoto di Gioia dei Marsi (13-1-1915)

Terremoto di Gioia dei Marsi del 13-1-1915.

 

La mattina del 13 gennaio 1915 un tremendo terremoto colpisce la Marsica in pieno. Il sisma con epicentro nella zona fucense si manifesta con una forza impressionante di 7 Mw, classificandosi come il più forte terremoto degli ultimi 1000 anni in Abruzzo e nella Marsica, superiore come forza anche al sisma del Gran Sasso del 1349 che tanti danni aveva provocato in Abruzzo e anche nella Marsica

 

– Effetti del sisma sulla Marsica

Resti di Palazzo Torlonia dopo il sisma del 13-1-1915.

 

Piazza Torlonia dopo il sisma del 13-1-1915

 

Terremotati di Avezzano

 

Il sisma colpisce la Marsica in pieno provocando danni immensi all’intero sistema marsicano a cominciare dal suo centro Avezzano che viene completamente distrutta, come sono distrutti tutti i paesi fucensi, della Valle Roveto, della Vallelonga, della Valle del Giovenco e in gran parte quelli dei Piani Palentini.

Pescina dopo il sisma del 13-1-1915

 

Le altre zone riportano danni importanti ma meno estesi. Ma l’effetto principale è la morte di più di 30.000 persone in pochi secondi. Questo sisma diventa nella storia della Marsica un vero e proprio spartiacque storico per il carico di morte che si porta dietro e il lutto che seguirà per il territorio che solo dopo 100 anni riuscirà a superare.

 

Cerchio dopo il sisma del 13-1-1915

 

Nel frattempo nel 1915 la Marsica è un cumolo di macerie. Gli aiuti grazie alle ferrovie appena costruite giungono abbastanza velocemente e dall’Italia intera è una corsa alla solidarietà sia per beni che giungono nel territorio che per persone che si offrono fin da subito di venire per aiutare. Le forze dell’ordine giungono in massa nella zona e per alcuni mesi servono il territorio in modo instancabile. I superstiti vengono aiutati a riprendersi almeno per ciò che concerne le ferite del corpo, per quelle del cuore ci vorrà tempo.

 

Balsorano dopo il sisma del 13-1-1915

 

Il terremoto oltre a distruggere case e persone fa a pezzi la memoria storica della Marsica, spazzando via in pochi secondi chiese, castelli e palazzi che rappresentavano anche i simboli di una zona che stava finalmente crescendo, facendolo con le proprie forze.

 

 

– Effetti del sisma su Meta

Resti dell’antica chiesa della Santissima
Trinità crollata dopo il sisma del 13-1-1915

 

Il borgo di Meta dopo il passaggio del sisma di Gioia dei Marsi non esiste più. L’intero paese crolla, come crollati erano il castello e la chiesa della Santissima Trinità. Le persone morte sotto il sisma sono 37 e dalle macerie fumanti emergono i feriti che sono trasportati via chi verso Roma, chi verso altre destinazioni.

 

 


 

 

 

 

– La Marsica tra la prima e la seconda guerra mondiale

 

 La Marsica nei mesi successivi al sisma del 13
gennaio si trova in un gravissimo stato di sofferenza e povertà

 

Dopo il terremoto del 13 gennaio 1915 a distanza di pochi mesi da questo l’Italia entra nella prima guerra mondiale a fianco dell’Intesa. Per la Marsica questo comporta l’immediato abbandono di tutti i soldati presenti nel territorio marsicano e quindi debbono rientrare al più presto nelle proprie caserme per partire per il fronte.

Ciò avviene nell’arco di poco tempo lasciando la Marsica e i Marsi in un disastro totale, ma così vuole la storia. Le popolazioni rimaste si organizzano come possono in mezzo alle baracche costruite nei pochi mesi in cui erano presenti i militari. I Marsi almeno per ora se la devono cavare da soli.

 

I blocchi degli Imperi centrali contro il blocco
della triplice intesa nel 1914. (Immagine da Wikipedia)

 

La guerra inizia e porta via con se anche i giovani marsi scampati al sisma che ora devono per forza andare al fronte, nonostante la devastazione che portano dentro per i cari morti nel sisma e tutte le loro cose. Nel 1916 il governo per far fronte alle immense necessità della popolazione allestisce un campo di concentramento per prigionieri politici ad Avezzano.

Mano a mano che che queste persone giungono in Abruzzo e si rendono conto dell’immensa gravità presente, non solo non si sentono prigionieri, ma si offrono a piene mani e senza esitazioni di aiutare le popolazioni presenti indifficoltà attraverso la ricostruzione di nuovi villaggi per ora composti da baracche, ma pur sempre una grande opera.

Il legame che s’instaura fra le popolazioni locali e queste persone è tale che quando a guerra finita essi torneranno nelle loro case, i Marsi non dimenticheranno questa immensa solidarietà e ne faranno tesoro quando altri sfortunati si ritroveranno nel campo di concentramento di Avezzano tornato attivo durante la seconda guerra mondiale.

 

Campo di Concentramento di Avezzano durante gli anni
della prima guerra mondiale

 

Ebbene tutti i ragazzi che riusciranno a fuggire dal campo verranno aiutati a nascondersi e sfamati di tutto e questo anche a prezzo di essere scoperti  e fucilati. Intere famiglie marsicane proveranno e riusciranno a nascondere questi ragazzi e questo implicitamente sarà un debito di riconoscenza che la Marsica pagherà volentieri per l’immenso aiuto avuto dai precedenti ragazzi che si erano trovati in loco tra il 1916 e il 1918.

Nel frattempo la guerra prosegue e purtroppo si porta via molti dei ragazzi marsi sopravvissuti al sisma. E’ una conta dei morti continua ed estenuante. Nella sola Valle Roveto si contano decine di giovani morti al fronte, ogni paese conta i suoi. E’ una carneficina! Ma è la guerra e la guerra come tutte le guerre di ogni ordine, grado e tempo fa morti.

 

 


 

 

 

 

Nel 1918 infine la guerra finisce e l’Europa e il mondo sono completamente sconvolti sul piano dei confini, ma soprattutto sono sconvolte le società dei vari paesi coinvolti. Tutti i paesi per sostenere la guerra hanno cambiato le proprie economie in economie di guerra, compresa l’Italia. Ora però finita la guerra bisogna ritrovare nuovi equilibri esterni e interni.

Sul piano esterno l’Italia uscita vincitrice dalla guerra reclama i territori del Patto di Londra. Ma dalla guerra le uniche che si rafforzano sono Francia e Gran Bretagna che hanno sostenuto i costi maggiori e poi gli USA.

 

Congresso di Versailles del 1919

 

Il successivo Congresso di Versailles sancisce la realtà uscita dalla guerra e in questa realtà l’Italia è si uscita vincitrice, ottenendo diversi territori di confine, ma non va più in la determinando una condizione da potenza media di livello regionale. Diciamo che le grandi mire dell’Italia di divenire una grande potenza imperialista sono completamente stravolte e poi sul piano interno questo si riperquote con una instabilità tale che i vari governi della vecchia Italia liberale non sanno più governare un paese completamente cambiato.

 

L’Europa nel 1919 dopo la prima guerra mondiale.

 

 

Il risultato in italia è un bagno di sangue con il crollo dell’economia tra il 1920 e il 1922 e il successivo crollo dello stato liberale che viene sostituito dal Fascismo di Mussolini. Mussolini reagisce al livello economico varando riforme sempre più autarchiche e in qualche modo riesce ad attutire gli effetti peggiori dell’economia e al livello politico accentra i poteri sul governo, mettendo sempre più al bando gli altri partiti.

Nella Marsica finita la guerra i ragazzi del campo di concentramento di Avezzano devono tornare alle proprie famiglie, ma come accennato il legame che si è instaurato in questi due anni sarà ricordato per sempre sia dai locali che dai soldati stranieri.

I superstiti della guerra nel frattempo tornano nella Marsica nei nuovi borghi ricostruiti alla bene e meglio nei due anni precedenti ritrovando ciò che era rimasto delle famiglie di prima del sisma del 1915. Nel 1918 purtroppo un altra piaga colpisce la Marsica ed è il virus della Spagnola che nel mondo fa decine di milioni di vittime e ne fa anche qui nella Marsica, attecchendo bene in un luogo come questo gravemente segnato.

Nel 1919 la Spagnola sparisce e nella Marsica dopo la conta dei morti si procede a ricostruire tutto. I paesi appena costruiti alla bene e meglio proseguono nella loro ricostituzione. Il fatto che molti di questi vengono ricostruiti in una posizione diversa dalla precedente portando alla nascita di nuovi borghi, mentre i vecchi vengono lasciati in abbandono. Si formano nuove famiglie che vanno a supplire ai vuoti lasciati dal terremoto del 1915.

I vecchi borghi marsicani in breve vengono a ripopolarsi, soprattutto grazie a molte nuove nascite che avvengono tra la fine degli anni 1910 e inizio 1920. I bambini orfani del terremoto vengono ripresi da parenti sopravvissuti permettendo così un ritorno di questi nei loro paesi.

 

 


 

 

 

 

Ricostruzione nel 1920 della nuova stazione ferroviaria di Avezzano.

 

La ricostruzione di Avezzano e di tutti i paesi distrutti va avanti per tutti gli anni ’20, solo che ora a dirigere i lavori vi è il Fascismo che salito al potere nel 1922, permea la nuova Italia anche attraverso una nuova tipologia artistica di questo periodo. Nascono così parallelamente alla ricostruzione presente nella Marsica molte nuove opere architettoniche di chiaro stampo fascista. Ma è anche grazie al Fascismo che molti borghi ritrovano sembianze di paesi e le persone possono riprendere seppure lentamente una vita normale.

 

Il nuovo Palazzo Torlonia ricostruito dai fratelli Torlonia

 

Molte vecchie famiglie padronali sopravvissute al sisma del 1915 riescono ancora per qualche tempo ad incidere sulla nuova società marsa che sta venendo su dopo questo grave episodio. Sul piano strutturale per fortuna il sisma del 1915 non intacca l’opera idraulica di Torlonia come invece avvenuto nel 508 dopo il sisma gemello. In quel caso le strutture romane già compromesse dalla scarsa manutenzione vennero distrutte dal sisma e ciò riportò in breve alla ricostituzione del vecchio lago Fucino. Ora invece la situazione strutturale dell’opera idraulica di Torlonia non ha avuto cedimenti, seppure dopo il sisma sono stati fatti nuovi interventi per migliorare l’opera e metterla meglio in sicurezza.

 

Il nuovo mercato di Avezzano

 

In breve vediamo come la popolazione marsa cresce demograficamente con scatti anche impressionanti nel corso degli anni ’20. Il Fascismo sia locale che nazionale supporta come può l’idea della crescita demografica, che sembra trovare un terreno fertilissimo nella Marsica dove sono molte le famiglie che contano 4-5 figli con punte anche di 7-8 figli a famiglia.

Insomma la Marsica dimostra di reagire e questo lo si percepisce bene anche nella ricostruzione di Avezzano , che nel corso degli anni 1920 si compenetra definitivamente come capoluogo di zona e ciò attraverso lo spostamento nel 1924 della sede vescovile da Pescina ad Avezzano.

 

Il nuovo tribunale di Avezzano costruito negli anni ’20.

 

Ciò porta a sommosse popolari a Pescina, ma la storia fa il suo corso e Avezzano è ormai da tempo percepita da tutti come il capoluogo che deve essere ricostruito e preservato. E così avviene il centro di Avezzano dopo lo shock del sisma di Gioia dei Marsi si riprende sul piano strutturale e viene in gran parte ricostruita.

 

 


 

 

 

 

La ricostruzione chiaramente riguarda però tutti i borghi della Marsica compresa Civitella Roveto che dopo la distruzione subita viene ora ricostruita con una parte nuova più vicina alla nuova ferrovia. La ricostruzione di Civitella Roveto e delle sue frazioni vanno avanti per tutti gli anni ’20 e poi anni ’30.

 

L’Italia e le sue colonie nel 1937

 

Con gli anni ’30 l’Italia diventa sempre più autarchica e meno soggetta a crisi economiche varie. La prova ne è il crollo della Borsa di Wall Street in USA nel 1929 e grazie anche alle politiche economiche di Mussolini l’Italia pur soffrendo per questo crollo, riesce a riprendersi presto, avviando poi una grande politica imperialista che la vede dapprima riconquistare la Libia allargandone il territorio e consolidandone la gestione e poi lanciarsi nella conquista dell’Etiopia, che grazie a un grande sforzo nazionale viene presa e annessa all’Italia il 9 maggio 1936.

Nel frattempo nella Marsica l’inizio degli anni ’30 vede la prosecuzione della ricostruzione dei vari paesi e soprattutto una grande crescita della popolazione marsa che raggiunge valori record nel corso degli anni ’30. Le popolazioni marsicane, quindi anche di Civitella Roveto, nonostante il devastante terremoto vedono crescere seppure di poco il loro tenore di vita. Certo parliamo di cose insignificanti ma comunque in crescita.

 

La stazione ferroviaria di Carsoli nel 1931

 

Rimangono però anche molte famiglie marse in stato d’indigenza e ciò è presente in tutti i paesi, ma il Fascismo in molti casi consente anche una certa crescita sociale, permettendo ad una parte della popolazione di far carriera all’interno del partito, almeno fino a quando il regime non è divenuto razzista nel 1938 con la proclamazione delle Legge Razziali, alienandosi poco a poco il favore popolare, che inizialmente lo aveva sostenuto.

Negli stessi anni assistiamo nella Marsica, come nel resto d’Italia, al culmine del governo fascista. Questo nel territorio marsicano significa un grande sostegno al duce, accompagnato da diversi nuovi edifici di stile fascista.

 

Immagine della visita di Benito Mussolini a Scurcola Marsicana nel 1938.

(Immagine da https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2020/03/quando-mussolini-passo-scurcola-e-volle.html)

 

 

La popolazione marsa nonostante l’ignoranza e l’indigenza nella quale ha vissuto per molto tempo e in parte purtroppo vive ancora negli anni ’30, non è mai stata razzista, anzi è da sempre accogliente verso il prossimo. Ciò che conta non è la pelle o lo stato sociale, ma solo come ci si comporta.

Se ti comporti bene viene accolto, se ti comporti male vieni poi distrutto, come accaduto ai Tedeschi poi nel 1943 che cercando di sottomettere i Marsi con la forza hanno ottenuto la loro ferma difesa pacifica, sia della loro dignità che delle vite di quanti sono finiti sotto la loro protezione, dai malvagi Nazisti. Mentre i Tedeschi mano a mano che passavano i mesi si ritrovavano una popolazione quella marsa profondamente loro avversa, anche se civile verso di loro.

 

Mussolini in visita ad Avezzano nel 1938.

 

Nel corso degli anni ’30 i Marsi tornano in pieno alla loro occupazione principale che è quella agricola. Questa nel corso del decennio 1931-40 vede un salto di qualità con la crescita di nuove tecniche di produzione, ma soprattutto l’introduzione delle prime macchine agricole che seppure ancora rudimentali iniziano a fare la differenza. Per il resto rimane il lavoro manuale con tutto il suo carico emotivo a seconda delle stagioni. Insieme a questo ritornano già negli anni ’20 le feste religiose che dopo gli anni bui del sisma, della guerra e della Spagnola, contribuiscono ora ad una ripresa sociale dei nuovi paesi marsicani.

 

 


 

 

 

 

– Meta dalla prima alla seconda guerra mondiale

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)

 

Meta come detto esce dal sisma del 1915 completamente raso al suolo. Il paese nel 1915 è distrutto completamente e a pezzi socialmente, dopo la morte di 37 persone.

Poco dopo inizia nel corso la prima guerra mondiale e chi è rimasto cerca di farsi forza all’interno di una situazione gigantesca come questa, con notizie dal fronte che quando arrivano riguardano solo le comunicazioni alle famiglie per la morte di qualche loro congiunto.

 

Scorcio di Meta antica. (Immagine personale)

 

 

Finita la guerra e passata la Spagnola con gli anni ’20 si avvia finalmente una nuova fase con la ricostruzione già in piccola parte avviata già da subito dopo il sisma.

 

Scorcio di Meta antica. (Immagine personale)

 

Meta  già dopo poco tempo l’avvenuta tragedia inizia a chiedersi come ricostruirsi e la soluzione trovata non è uno spopolamento dell’area del paese, come avvenuto in molti altri casi dei borghi montani marsicani, ma bensì un leggero spostamento in un punto meno impervio, ma pur sempre molto vicino al vecchio sito. Ciò è importantissimo in quanto consente al paese di mantenere una sua precisa identità storica.

 

Scorcio di Meta antica. (Immagine personale)

 

Stabilito ciò il paese viene via via ricostruito nel corso degli anni ’20 e ’30 e la popolazione in parte dispersa dopo l’evento del sisma del 1915, viene ora ritrovandosi e crescendo nel nuovo borgo. Gli abitanti di Meta registrano infatti una crescita importante nel corso degli anni ’20 raggiungendo nel 1931 la cifra record di 796 abitanti. La crescita è dovuta a varie cause, ma resta che il paese in questi anni viene trovando una sua forza, nonostante che siamo sotto il regime fascista.

 

Scorcio di Meta antica. (Immagine personale)

 

Gli abitanti di Meta negli anni ’30 continuano ad essere occupati principalmente nell’agricoltura. Allo stesso tempo si assiste ad una certa crescita nell’istruzione, con diverse persone con un livello d’istruzione elementare, capaci di saper leggere e scrivere e soprattutto avere maggiori strumenti per capire il presente.

 

 


 

 

 

– La Marsica nella 2 guerra mondiale

Festa fascista per i giovani di Pescina.

 

Già da due anni il regime fascista dopo la conquista dell’Etiopia nel 1936 si viene sempre più associando alla Germania, prendendolo come il partner estero di riferimento. Mussolini è inebriato da Hitler e nel corso del tempo si appoggia sempre più all’odioso regime tedesco. L’Italia per accodarsi al barbaro tedesco firma le odiose e vergognose leggi Razziali nel 1938. Ciò oltre ad aprire all’Italia le porte del razzismo, gli aprono anche la porte dell’inferno, inteso come il nazismo, rendendo il paese succube della Germania. Hitler adora Mussolini, lo prende ad esempio, ma anche Mussolini ci mette del suo con Hitler.

 

Esercitazione e parata militare a Carsoli nel 1938.

 

 

Mussolini sa che presto ci sarà la guerra in Europa e che la Germania ne sarà l’artefice e vorrebbe lanciare il paese fin da subito dietro i Tedeschi, ma il paese è debole dopo la guerra d’Etiopia e la partecipazione alla guerra di Spagna, le forze militari italiane sono in caduta libera.

 

(Immagine da https://italiacoloniale.com/tag/positivismo/)

 

Ci vuole del tempo per rendersi di nuovo temibili sul piano militare, ma tempo non ce ne è. Nel 1939 Hitler dichiara guerra alla Polonia e con un accordo con l’URSS accade l’impensabile. La Polonia viene divorata dai Tedeschi in pochi giorni nonostante una fiera resistenza locale.

 

Manifestazione fascista a Balsorano nel 1940

 

A questo punto Mussolini colto impreparato dai Tedeschi, dichiara l’Italia non belligerante, ma tutti sanno che Mussolini non vede l’ora di entrare in guerra. Mussolini prendendo tempo si affanna a ricostruire le forniture militari per l’esercito e la marina italiana. Poi dopo 10 mesi di preparazione militare il “genio” Mussolini dichiara guerra a Francia e Grambret. A questo punto si entra in guerra.

 

L’Italia entra nella 2 guerra mondiale nel 1940

 

Molte persone vengono chiamate al servizio militare e tra queste compaiono molti abruzzesi, dei quali molti provengono proprio dalla Marsica. Fatto è che il genio Mussolini si lancia in una serie di spregiudicate operazioni militari come il tentativo non riuscito di prendere la Grecia, come il tentativo non riuscito di prendere la Tunisia, come il tentativo di espandersi in Egitto, in Sudan, in Kenia.

Mussolini occupa anche la Francia e la costa jugoslava, come l’azzardo di mandare una parte dell’esercito italiano in Russia con le pezze al sedere per sostenere il nazista. Insomma Mussolini si muove per costruire l’impero italiano, ma dopo un anno tutto crolla.

 

Rocca di Mezzo nel 1941

 

Tra il 1941 e il 1942 l’Italia perde tutte le sue colonie dell’Africa orientale e solo l’intervento tedesco evita la disfatta anche in Libia. Ma è questione di tempo tra il 1942 e il 1943 la Libia e la Tunisia (presa non si sa come nel 1940) vengono perse e in ultimo nel luglio 1943 si ha lo sbarco alleato in Italia. L’Italia fascista è fritta. I Gerarchi fascisti e il re per evitare un disastro totale compiono un colpo di stato defenestrando e arrestando Mussolini. Badoglio sostituisce Mussolini come capo di governo.

 

 


 

 

 

 

Nella Marsica intanto la guerra porta la fame e la preoccupazione. Molti paesi cercano di andare avanti alla bene in meglio, ma la preoccupazione per una guerra che non accenna a finire, ma che anzi potrebbe peggiorare è nel cuore di ognuno. Dai vari fronti di combattimento arrivano sottovoce notizie di disastri. Le famiglie sono preoccupate per i loro congiunti al fronte ecc. Poi Mussolini viene arrestato. Giubilo di tutti la guerra è finita. Ma de che? Ora comincia il bello. Hitler fa liberare Mussolini rinchiuso sul Gran Sasso e viene poi spedito in Germania.

 

Casale delle Rocche ad Ovindoli tra il 1943 e il
1944 è stata la sede tedesca a Ovindoli

 

Nel frattempo nell’arco di pochi giorni avviene di tutto, i Tedeschi stufi di casa Savoia decidono di passare all’azione e occupano in poco più di una settimana l’Italia fino a Frosinone, dove instaurano un confine politico con l’Italia del sud liberata dai truci Tedeschi. Allo stesso tempo vediamo come da Roma l’intero stato italiano fugge via. Badoglio, il re, il principe Umberto, l’intero governo e gerarchi vari fuggono da Roma nella notte tra l’8 e il 9 settembre lungo la via Tiburtina, per giungere a Pescara e poi da qui imbarcarsi per la Puglia, mettendosi al riparo dai Tedeschi.

 

I vertici militari e il re nella speranza di salvare l’Italia approfittando di una defenstrazione

del gran consiglio arrestano Mussolini e continuano la guerra

 

E in mezzo ci sono gli Italiani, nel nostro caso i Marsi. La Marsica in tutto questo quadro si ritrova i Tedeschi in casa che fanno il bello e cattivo tempo. Dopo la costruzione della Linea Gustav i Tedeschi instaurano il comando generale dell’Italia centrale a Massa d’Albe e in parte ad Avezzano. Inizia così il periodo più difficile. I Tedeschi nella Marsica restaurano il vecchio campo di concentramento di Avezzano, per adoperarlo come carcere per i prigionieri politici, sia per locali contrari al regime, sia per li Antifascisti che per i militari  alleati catturati via via dai truci Tedeschi.

 

Scorcio di Massa d’Albe invasa dai Tedeschi in un
filmato dell’inverno 1943. Dietro il campanile della chiesa madre troviamo il monte Velino.

(Estratto dal filmato Youtube https://www.youtube.com/watch?v=SXq8bVmPiqQ)

 

 

La popolazione dei paesi della Marsica compresi quelli della Valle Roveto memori dell’aiuto avuto dai militari stranieri presenti nel campo di concentramento di Avezzano tra il 1916 e il 1918, si decide spontaneamente di aiutare i ragazzi che vengono fuggendo da qui. Anche a Civitella Roveto diversi casi di aiuto ai fuggiaschi dal campo di Avezzano. Poco tempo dopo iniziano i bombardamenti alleati su tutto il territorio della Marsica. Ciò viene fatto con lo scopo d’indebolire i Tedeschi, ma chi viene indebolito sono i tanti Marsi costretti a sopportare tanta porcheria in giro.

 

Donne di Tagliacozzo mentre lavano i panni nel 1944

 

I Marsi tentano lo stesso in questo inferno di resistere e di sopportare provando a condurre una vita che sia la più normale possibile, ma è veramente dura!!!

 

 


 

 

 

 

Nei primi mesi del 1944 le cose si complicano con i bombardamenti alleati che sono continui e incessanti per cercare di indebolire i Tedeschi sulla linea Gustav e se nei bombardamenti ci vanno di mezzo beni di grande valore, poco importa, come accaduto all’Abbazia medievale di Montecassino distrutta da un bombardamento alleato e poco dopo anche la città di Cassino viene duramente bombardata.

 

L’abbazia di Montecassino distrutta dal
bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

 

Gli Alleati oltre a bombardare il fronte della linea bombardano anche all’interno e la Marsica è li a due passi dal fronte. L’inferno è servito!!! La povera Marsica viene distrutta dai continui bombardamenti alleati. Intere città vengono distrutte nell’inverno 1943-44. I bombardamenti sono continui ed estenuanti non risparmiando nessun angolo del territorio marsicano.

 

bombardamento alleato della città di Cassino il 15 marzo 1944

 

L’inverno 1943-44 è rigido nella Marsica e dopo diversi mesi di bombardamenti la popolazione esausta fugge dai paesi per provare a mettersi al riparo dai bombardamenti. Chi preferisce andare sulle montagne, e chi preferisce la montagna e chi i vecchi borghi distrutti dal sisma 30 anni prima.

 

Bombardamento alleato di Avezzano nel 1944

 

 

Insomma chiunque prova a salvarsi. Nel frattempo l’esercito tedesco resiste imperterrito sulla linea del fronte. Sora e Cassino vengono rase al suolo compreso il gioiello medievale dell’abbazia di Cassino. Un orrore!!!

 

Edificio distrutto a Carsoli nei bombardamenti alleati del 1944

 

Nella Marsica molti centri abitati sono semidistrutti dai bombardamenti e i Tedeschi che sentono il fiato sul collo rubano le riserve alimentari dei poveri contadini, compresi gli animali che non appena vengono presi sono macellati per poter sfamare i Tedeschi. Questi a loro volta cercano di mantenere un controllo totale del territorio sorvegliando giorno e notte il territorio e i poveri contadini Marsi che non sanno a che santo votarsi devono sopportare di tutto. Poi infine dopo mesi di combattimenti atroci la Linea Gustav viene sfondata e i militari penetrano nel centro Italia per liberare le zone dal virus tedesco.

Ma questi visto il crollo totale perdono la pazienza e la testa e iniziano a vendicarsi sui territori e ciò è quello che accade anche a Civitella Roveto, il cui episodio più atroce si compie ai primi di giugno 1944 e riguarda proprio Meta. Di questo ne parliamo dopo. Per ora vediamo che nonostante le bruttezze a cui bisogna assistere da parte della rappresaglia tedesca, questi poi alla fine vanno via e l’esercito alleato libera il centro Italia.

 

Gli Alleati giungono a Roma il 4 giugno

 

Roma è liberata il 4 giugno, mentre la Marsica viene liberata tra il 7 e il 12 giugno 1944. I Tedeschi in ritirata tentano ancora di fermare l’avanzata alleata ma nulla possono e passati altri mesi l’Italia viene liberata il 25 aprile 1945.

 

Il generale neozelandese Fryberg sul proprio autoblindo nella Valle Roveto nei giorni tra il 7 e 12 giugno 1944

 durante le operazioni di liberazione della Marsica dai nazifascisti

 

Mussolini enta la fuga ma viene riconosciuto e fucilato il 28 aprile, Hitler che tenta inutilmente di resistere alla fine cede e si suicida il 30 aprile. Pochi mesi dopo anche i Giapponesi cedono sotto i colpi delle bombe atomiche americane. La guerra finisce e ora si ricomincia.

 

 


 

 

 

– Meta nella 2 guerra mondiale

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)

 

Meta come tutta la Marsica nel 1940 all’entrata in guerra dell’Italia è chiamata a dare i propri figli a questa assurda follia del regime fascista, ormai ombra di se stesso. Partono da Meta, Civitella Roveto e tante altre località della Marsica giovani per essere mandati nei vari fronti di guerra. Nel corso degli anni come sappiamo la guerra prosegue male fino a  trasformarsi in un disastro con perdite ovunque e molti soldati italiani che vengono anche fatti prigionieri dagli eserciti alleati.

 

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)

 

Nel frattempo nel paese di Meta come a Civitella Roveto, Balsorano, Avezzano, Rocca di Mezzo ecc. si cerca di sopravvivere sperando che la guerra finisca, ma le notizie che giungono dai fronti di guerra sono tremende e molte di queste sono sottaciute. Intanto la vita va avanti e fino al 1942 la situazione è in paese e nel resto del territorio marsicano, abbastanza tranquilla.

Poi nel 1943 arriva la farsa che si trasforma in tragedia, l’Italia dopo aver perso tutte le colonie viene invasa dagli Alleati nello sbarco in Sicilia, in qualche modo non è un invasione, ma una liberazione. Ma vabbè vediamola per ora come invasione. Fatto sta che il regime per tentare di salvarsi sfiducia Mussolini che viene poi arrestato dal re. Successivamente si cerca di continuare la guerra, prendendo tempo per procedere a contatti maggiori con gli Americani.

 

La parte antica di Meta oggi. (Immagine personale)

 

La situazione si trascina fino all’inizio del settembre 1943, con la popolazione italiana che inizialmente accoglie l’arresto di Mussolini come la fine di un incubo, ma è tutta una farsa che infine scivola nella tragedia. I Tedeschi stufi dei giochini italiani, liberano Mussolini rinchiuso sul Gran Sasso e poi invadono l’Italia.

 

La parte antica di Meta oggi. (Immagine personale)

 

Il re e il governo scappano da Roma la sera tra l’8 e il 9 settembre tramite la via Tiburtina. Successivamente i Tedeschi giungono fino a Frosinone dove instaurano la linea Gustav da una costa all’altra. Quindi i Tedeschi scelgono Massa d’Albe come sede del loro centro di comando e Avezzano come seconda base.

 

La Valle Roveto vista da Meta oggi. (Immagine personale)

 

La Valle Roveto con le sue alte vette si ritrova a due passi dal fronte e come è sempre stato nella sua storia fa da zona di passaggio fra il nord e il sud della penisola. Per questo la sua logistica è molto considerata sia dai Tedeschi che dagli Alleati.

 

Il Monte Viglio oggi. (Immagine personale)

 

Con il progredire dell’occupazione soprattutto durante i primi mesi del 1944, i Tedeschi divengono da subito ostili alla popolazione, che trattano con distacco e freddezza in un rapporto da padrone a servo. Poi comincia tutto. Il rapporto tra Tedeschi e locali diventa sempre più freddo e ostile. La povera popolazione di Meta e degli altri centri marsicani non sa come affrontare la questione e si cerca di sopravvivere rinchiudendosi in un dialetto stretto locale capace di confondere i Tedeschi.

 

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)

 

Ciò succede a Meta, come negli altri centri marsicani, uniti più che mai in uno stato strisciante di ostilità contro gli Invasori. Nel frattempo viene rigenerato e riaperto il vecchio campo di concentramento di Avezzano usato dai Tedeschi come carcere temporaneo dove rinchiudere le persone ostili a loro, gli antifascisti e i militari alleati catturati.

 

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)

 

 


 

 

 

 

– La vicenda dei fratelli Durante

Mano a mano che molti ragazzi stranieri e italiani riescono a fuggire dal campo si rivolgono ai locali che memori dell’aiuto ricevuto 30 anni prima dai soldati autroungarici di stanza ad Avezzano, proteggono come meglio possono questi ragazzi anche a costo della vita.

 

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)

 

A Meta un esempio su tutti è quello della famiglia Durante, che nei 10 mesi di occupazione nazista ospita come meglio può tanti ex prigionieri italiani o stranieri che siano, facendo questo con convinzione e senso di giustizia profondo, tanto da allestire una vera e propria campagna anti nazista contraria a qualsiasi dogma di Hitler. I ragazzi presi in consegna dai Durante vengono portati sul monte Capiccio, o nelle grotte del Monte Viglio.

 

Il monte Viglio oggi. (Immagine personale)

 

Da questa posizione i fratelli Durante attraverso una improvvisata radio trasmittente, sono in continuo contatto con un gruppo di partigiani, che operano nell’altopiano di Arcinazzo, nella falda opposta del Monte Viglio. Dalle forze alleate viene mandato un certo Bruno Castellani, che non pare sincero nelle affermazioni e ciò nonostante le sue credenziali giudicate conformi.

Il padre dei Durante, Antonio fa nel frattempo ritorno a Roma, anche se ogni tanto ritorna a Meta e qui a contatto con i figli ha la certezza che essi siano liberi dal morbo del Fascismo e anzi operino come medici per estirparlo anche ad altri.

 

Il monte Viglio oggi. (Immagine personale)

 

Tornando ai fatti abbiamo che Faustino viene incaricato di mantenere i contatti al di la della montagna, dove un giorno incontra un certo Castellani. Questi non sta simpatico a Faustino e infatti questi dimostrerà in seguito un vile avventuriero. Fausto viene tentando di organizzare una missione sull’Altopiano di Arcinazzo per portare sulla linea alleata i prigionieri messi in salvo che lui e la sua famiglia proteggeva.

 

I fratelli Bruno e Mario Durante.

(Immagine da https://marsicalive.it/commemorazione-fratelli-durante-levento-a-meta-di-civitella-roveto-il-primo-maggio/)

 

Il successivo 1 maggio arriva a Meta Castellani, accompagnato da tre militari che indossano la divisa inglese; i fratelli Durante li contattano e li invitano anche a pranzo, ma i tre rifiutano l’invito.

 

 

Civitella Roveto negli anni ’40.

 

Sul tardi il gruppetto si ricompone nella piazzetta del paese di Meta e i tre militari tedeschi si rivelano per quelli che sono. A questo punto i tre militari rapiscono i fratelli Durante, portandoli dapprima a Civitella Roveto. Raggiunta a piedi Civitella qui il gruppo prende un camion che porta i fratelli Durante a Tagliacozzo presso il carcere mandamentale del paese.

 

Crateri dei bombardamenti ad Avezzano (1944)

 

Siamo a maggio 44, e in questi stessi giorni gli Alleati stanno intensificando i bombardamenti su tutta la Marsica, che viene sconvolta dai bombardamenti con le città e i paesi che rimangono sventrati dalle bombe.

 

 

Case sventrate dai bombardamenti a Carsoli (1944)

 

Il padre dei due ragazzi, Antonio viene a conoscenza del rapimento dei figli e tramite qualche conoscenza viene a sapere che sono stati portati a Tagliacozzo. Tempo qualche giorno Antonio riesce ad arrivare a Tagliacozzo. Alla sera dorme presso una chiesetta. Successivamente tramite alcune conoscenze locali, individua le abitazioni dove i Tedeschi tengono prigionieri i figli. Egli riesce a comunicare con i figli tramite un fischio di famiglia. Bruno e Mario riconoscendo il padre rispondono al fischio. I barbari tedeschi notano l’uomo e con un accenno di armi lo mandano via.

 

Murales dei Fratelli Durante prodotto a Meta. (Immagine personale)

 

Nel frattempo i due ragazzi vengono duramente interrogati e torturati dai Tedeschi per sapere su dove si trovi il terzo fratello, ma loro si rifiutano di rivelare l’esistenza del terzo fratello. L’obiettivo dei Tedeschi è sapere dove si trova il fratello e scovare i rifugiati politici e militari aiutati da Faustino a nascondersi. Ma i due fratelli Durante nel corso dei duri interrogatori non dicono nulla e la situazione va avanti così per alcuni giorni.

I ragazzi dimostrano una resistenza incredibile alle brutalità tedesche, ma sanno che se cedono e parlano anche il fratello potrebbe essere catturato e poi ucciso, per cui preferiscono tacere nonostante tutto, pur immaginando che probabilmente moriranno.

Nel frattempo Fausto Durante grazie al sacrificio dei fratelli è vivo e saputo del pericolo che corre, è costretto a fuggire verso Roma. Negli stessi giorni anche i genitori dei tre ragazzi Antonio e Violetta si trovano costretti a fuggire verso Roma.

 

Santuario della Madonna dell’Oriente oggi. (Immagine personale)

 

Siamo ora alla fine del maggio 1944 e i due ragazzi sembrerebbe (ma la notizia andrebbe ulteriormente confermata), che siano presso  un fienile presso nelle vicinanze del Santuario della Madonna dell’Oriente. Qui continuano ad essere torturati duramente.

Infine tra il 27 e 28 maggio i Tedeschi, sotto stress da giorni per l’imminente vittoria alleata sulla Linea Gustav, devono affrettarsi a lasciare la Marsica. Ma prima si occupano di distruggere le vie e le ferrovie per rallentare gli Alleati.

 

Targhe commemorative sui fratelli Durante. (Immagine personale)

 

Allo stesso tempo si occupano di alcune questioni come i fratelli Durante. La mattina presto tra il 27 e 28 maggio un camion carica i fratelli Durante e altre due persone marsicane per portarli nei pressi di Avezzano, dove i 4 vengono fucilati e buttati da qualche parte nelle campagne di Avezzano. Le due salme non verranno mai trovate.

 

Murales a Meta in ricordo dei fratelli Durante. (Immagine personale)

 

Arriviamo quindi ai primi giorni del giugno 1944 con gli Alleati che dopo mesi di duri scontri e combattimenti sfondano la linea Gustav per penetrare in questa e liberare il centro Italia.

Il 4 giugno viene raggiunta e liberata Roma e nei giorni successivi si procede a liberare la Marsica. I Tedeschi impazziscono di rabbia, sfogandosi contro la povera popolazione locale e il territorio marsicano attraverso una serie di atroci rappresaglie.

 

Il generale neozelandese Fryberg sul proprio
autoblindo nella Valle Roveto nei giorni tra il 7 e 12 giugno 1944

 durante le operazioni di liberazione della Marsica dai nazifascisti

 

Arriviamo quindi al 7 giugno 1944, allorquando nella Marsica giungono i primi reparti alleati, che velocemente nel giro di alcuni giorni liberano l’intero territorio. La liberazione della Marsica avviene tra il 7 e il 12 giugno. E ora dopo tanta atrocità si ricomincia!!! All’inizio con difficoltà e poi piano piano con sempre maggiore sicurezza specie dopo il 25 aprile 1945, allorquando Alleati e Antifascisti riescono a liberare l’Italia intera dalla morza nazista.

 

 


STORIA DI META