
STORIA DI META
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XIX secolo
– La Marsica nel 1800-06

Il lago Fucino in un dipinto di fine ‘700
All’inizio dell’800 troviamo l’Italia del sud divenuta repubblica partenopea dopo l’occupazione francese del 1798, ma una forte reazione popolare e una pessima organizzazione del governo francese porta alla fuga dei Francesi nel 1800 e alla conseguente restaurazione dei Borbone con il vecchio re Ferdinando.
Per qualche anno il governo di Ferdinando riesce a sopravvivere grazie ad una forte reazione della polizia locale. Il governo del re è però visto male poichè il popolo si aspettava più democrazia, che invece viene disattesa e per questo viene meno il sostegno popolare al re borbonico.
Nel 1806 ritornano poi i Francesi, che nuovamente cacciano i Borbone, che si rifugiano ancora in Sicilia sotto controllo inglese. Questa volta la popolazione non si mostra ostile con i Francesi come nel caso precedente, ma è più attendista e vuole vedere cosa fanno.
E’ vero pure che in certe parti del regno napoletano la cosa non è accettata e infatti avvengono diversi tumulti, che sono poi soffocati dalle truppe francesi e questo è quello che capita in Abruzzo e nella Marsica soprattutto. Qui a combattere i Francesi ci sono soprattutto le bande di briganti abruzzesi e qui di seguito riportiamo i fatti salienti capitati nella Marsica nel 1806.
– Scontri fra filofrancesi Marsi e bande di briganti abruzzesi filo borboniche nel 1806
Qui di seguito come detto procederemo a raccontare i fatti principali capitati nella Marsica nel 1806 fra le truppe francesi di stanza in zona e diverse bande di briganti filoborbonici riportando il tutto attraverso una piccola cronologia di eventi. Tutto questo si ricollega a Meta attraverso una cornice di eventi e di tensione che si respira in questi tempi di cambiamento.

Il castello di Avezzano a inizio ‘9000
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1806
- 24 GENNAIO
Iniziamo dal 24 gennaio 1806 quando Ferdinando I di Borbone-sappia fugge nuovamente da Napoli per rifugiarsi in Sicilia sotto protezione inglese. Soldati filo francesi irrompono nuovamente nello stato del sud prendendo una ad una le città comprese le fortezze a loro ostili.
- 15 FEBBRAIO

re Giuseppe Bonaparte come re di Napoli. (Immagine da Wikipedia)
Poi il 15 febbraio Giuseppe Bonaparte entra a Napoli, diventando re di Napoli al seguito di truppe franco polacche. Più avanti il 30 marzo 1806 un successivo decreto imperiale convalida ufficialmente Giuseppe Bonaparte nel suo ruolo di nuovo re di Napol
Con il ritorno dei Francesi buona parte della borghesia marsicana, stanca di subire danni, estorsioni e cose di ogni genere, contrariamente al 1798 decide ora di passare dalla parte francese appoggiando il nuovo governo filo-francese e lo fa formando una Guardia Civica in ogni paese della Marsica, per difendersi da una furia e cieca plebaglia, rimastra fedele al sistema borbonico.
Questa decisione prodotta dalle famiglie marsicane più in vista si riflette nel successivo disimpegno dell’ufficiale Borbonico Rodio, il quale per difendere il regno dai Francesi comanda a tutti i comuni e dipartimenti vari la leva militare forzosa. Ma in questo caso sono pochi a rispondere e ancora di più dopo la sconfitta dell’esercito borbonico (16.000 soldati) comandato dal generale Roger de Demas contro l’esercito francese comandato dal generale Reynier.
Gli unici a rispondere alla chiamata di Rodio sono alcune bande di briganti comandate da Ermenegildo Piccioli di Navelli e padre Domizio Jacobucci originario di Aielli, ma appartenente al Terzo Ordine dei Francescani di Scurcola. Allo stesso tempo anche la banda del famoso brigante Michele Pezza si diceva disposta ad arruolarsi nell’esercito borbonico. Per fare ciò risale la Valle Roveto per ricongiungersi alle bande marsicane di Jacobucci e Picccioli.
- MARZO
A fine marzo del 1806 si avvertono nella Marsica le prime avvisaglie di rivolta antifrancese da parte delle bande di briganti capeggiate da Piccioli e Jacobucci, che vengono mandate dal quartier generale dei ribelli presso Gagliano Aterno, per requisire armi, denaro e viveri rubando nei paesi della Marsica di Cerchio, Aielli e Collarmele.
Dopo questo le truppe francesi inseguono Ermenegildo Piccioli con la sua banda, che fugge dalle sulle alture vicino Cocullo. Qui egli cerca di reclutare nuove persone per la sua banda. Successivamente scende a Cocullo e dopo aver ucciso il deputato di polizia Giovanni Berardo Squarcia, minaccia l’intera cittadinanza.
Poco dopo un medico del posto don Giovanni Paolo Gentile si offre di pagare lui 600 ducati in cambio della vita sua e dei suoi concittadini e del rilascio di quelli detenuti. Tuttavia il sopraggiungere della cavalleria francese lo fa fuggire con la sua banda.
- 6 SETTEMBRE

Masse d’insorgenti ad Avezzano ricostruite con IA.
(Immagine da https://www.terremarsicane.it/linsorgenza-antifrancese-si-diffonde-nella-marsica-marzo-1806-di-fulvio-damore/)
Qualche mese dopo il 6 settembre i Francesi di stanza nella Marsica, comandati dal generale Goulluy, allertati da movimenti strani, ordinano di formare subito piccoli gruppi di guardie civiche nei vari paesi della Marsica a cominciare da Avezzano dove a capo del gruppo civico locale vi è don Aurelio Mattei; mentre a Pescina abbiamo come capo don Filippo Gambise; a Celano vi è il marchese don Luigi Tomassetti; a Balsorano don Annibale Villa,

Dipinto di Balsorano d’inizio 800
a Pescasseroli don Michelangelo del Principe, a Massa don Benedetto Blasetti, a Scurcola don Antonio Pompei, ad Aielli don Vincenzo Di Pietro; a Gioia Don Francesco Saverio Incarnati.
Oltre a ciò vediamo come l’intendente aquilano, costringe tutti i sindaci marsi, luogotenenti, caporeparto e governanti vari a restare al proprio posto. Ciò viene fatto per organizzare meglio la resistenza e mantenere l’ordine nei rispettivi paesi. A questo aggiungiamo un altro particolare ovvero le “coccarde rosse” che sono poste sui cappelli dei contadini, vengono a rappresentare un simbolo di riconoscimento per i fedeli ai Borbone.
- 10 SETTEMBRE

Zoom sul castello di Balsorano a inizio ‘800 in un dipinto del periodo.
Qualche giorno dopo il 10 settembre troviamo la banda di Fra Diavolo, proveniente da Sora, che occupa la Valle Roveto.
- 12 SETTEMBRE
Il 12 settembre, dopo il proclama di Ermenegildo Piccioli, che richiama alle armi le genti di ogni dove e di ogni grado per formare un “Corpo dei Volontari Abruzzesi” in nome di re Ferdinando IV, gli insorgenti allargano grandemente il loro raggio d’azione passando dai territori della Valle Peligna, fino all’altopiano delle Rocche, spostando infine il quartier generale tra i monti del Sirente. Contemporaneamente si osserva come la banda di Fra Domenico Jacobucci blocchi la milizia francese del maggiore Moscadi (guardia provinciale) all’interno delle mura del castello di Gagliano Aterno.
- 15 SETTEMBRE
Il 15 settenbre nel mezzo delle manovre di difesa, Don Aurelio Mattei (comandante della milizia avezzanese), richiede ripetutamente rinforzi rapidi al quartier generale francese, di stanza all’Aquila, temendo un assalto ad Avezzano, da parte della banda di frate Domizio e di diversi briganti di Tagliacozzo.

Tenente Alò ricostruito con IA.
(Immagine da https://www.terremarsicane.it/duri-scontri-nella-marsica-tra-insorgenti-e-truppe-francesi-16-17-settembre-1806/)
Lo stesso giorno il tenente Enrico Alò, comandante reale francese, parte con una colonna di soldati alla volta di Gagliano Aterno per soccorrere il maggiore Moscadi e i suoi uomini rimasti accerchiati dai briganti.
- 16-17 SETTEMBRE
Arriviamo quindi ai giorni 16-17 settembre, in questi giorni abbiamo il momento in cui un ufficiale raggiunto il paese, affrontando agguati e scaramucce, trova questo completamente deserto. Il fatto è che la popolazione, per la paura di rappresaglie è fuggita via insieme ai “briganti” verso Collarmele, Aielli, Celano e Avezzano. Tuttavia lo scontro avviene ugualmente fra briganti ed esercito filo francese. Nello scontro muoiono 12 persone e vi sono molti feriti.
Successivamente a questo episodio il tenente Alò invia ai superiori una relazione sull’accaduto, segnalando le fasi drammatiche degli scontri, ma sottacendo di importanti episodi che secondo le circostanze, vengono sfumati a favore della potente azione francese. Ciò equivale a considerare solamente il valore dei soldati napoleonici. Egli afferma che “con il valore francese presi le posizioni al nemico che fu messo in fuga”. Dopo aver respinto con gravi perdite briganti e massisti torna verso Collarmele e aggiunge cercando “la moderazione che distingue il nostro Governo” non viene incendiato il paese”.

Catena del Monte Sirente oggi. (Immagine personale)
Per le bande di briganti la ritirata verso i monti Sirente si trasforma in saccheggi e ruberie ai danni dei benestanti filofrancesi… queste bande di briganti che tornano al loro covo, passando per i poveri paesi della zona, li prendono presi di mira. Tra questi è soprattutto Aielli ad essere preso di mira che vede crescere vari tipi di vandalismi come i furti nelle case e nelle stalle. Dalla cronache veniamo a sapere anche che a commettere questi reati sono Felice Ruggeri, alias Giovinotto di Ovindoli e Nicola Paneccasio.
Nella relazione vi è anche scritta la descrizione dell’inseguimento dei Volteggiatori del 1 reggimento comandati dal capitano Beoulliox. Allo stesso tempo da Sulmona sopraggiungono quaranta soldati del 22 leggero e venti cacciatori a Cavallo, pronti a entrare in azione nello scontro, che sta facendosi sempre più duro. Anche se il tenente Ardit viene ferito gravemente e le perdite francesi non sono elencate nel rapporto, Alò ribadisce che gli scontri hanno avuto inizio tra
“la più brava Truppa del mondo ed una massa informe di canaglia”.
I giorni tra il 16 e il 17 settembre si rivelano i più caldi dell’anno con gli scontri più duri fra i briganti filo borbonici e le truppe francesi locali. Il clima è così caldo che ad Avezzano il 16 settembre in vista di possibili gravi accadimenti, le massime autorità militari mettono una taglia di 500 ducati sulla testa di Fra Diavolo (vivo o morto).
Purtroppo però questa taglia non basta a scoraggiare i briganti e le forze armate francesi faticano non poco a rimettere ordine nella Marsica. Difatti il giorno dopo il 17 settembre avvengono gli scontri più duri.
A Celano la cavalleria del capitano Battaglia, dopo duri scontri, uccide ben 40 insorgenti. I filo giacobini del paese, che si sono rifugiati dentro le mura del grande castello locale per non essere uccisi, chiamano “salvatori” i soldati napoleonici del capitano Battaglia. Tuttavia aver ucciso 40 briganti delle bande locali non risulta sufficiente al tenente Alò. Egli vorrebbe distruggere definitivamente le bande di Piccioli e del frate Jacobucci, specie dopo aver ricevuto un’altra colonna mobile di soldati del 3 Cacciatori.
Ad Avezzano nel frattempo quel che i militari temevano si avvera, ovvero l’assalto alla città della banda di briganti. Aurelio Mattei, comandante della truppa civica avezzanese si trova in inferiorità numerica, ma tenta comunque una difesa in exstremis della città, ma nonostante l’impegno i briganti sono troppi ed Mattei alla fine è costretto a desistere e a rifugiarsi con i suoi nel convento di Santa Caterina.

Immagine di Piccioli ricostruita con IA.
(Immagine dahttps://www.terremarsicane.it/la-strage-di-avezzano-20-settembre-1806/)
- 19 SETTEMBRE
La banda di Piccioli così dopo il combattimento contro i militari di Mattei, entrano vittoriosi in città precedendo lo stesso Piccioli (19 settembre). A questo punto la banda inizia a saccheggiare la città iniziando con l’attaccare le abitazioni dei ricchi Mattei e Minicucci, che sono le prime a subire spoliazioni di ogni genere. In seguito si viene a sapere che i danni causati dai briganti ammontano a 15000 ducati per la famiglia Mattei e 10000 per i Minicucci.

Avezzano e il Lago Fucino in un dipinto del primo ‘800 (1812 circa)
- 20 SETTEMBRE
Il giorno dopo (20 settembre) mentre i briganti mangiano e si ubriacano ad Avezzano, la colonna della gendarmeria reale, ormai ben compatta nelle sue fila, avanza decisa per sloggiare i ribelli dalla città.
Addirittura, un grosso gruppo di briganti, per nulla timorosi escono da Porta San Rocco e si getta incontro alle truppe transalpine, non pensando per nulla che affrontare soldati ben armati e disciplinati in campo aperto è un vero e proprio suicidio. Infatti questi vengono subito circondati dalla cavalleria francese, che gli spara addosso producendo loro una tremenda sconfitta: 80 massisti rimangono a terra morti, altri 40 vengono dapprima catturati e poi fucilati ad Avezzano.

Tenente Alò ricostruito con IA.
(Immagine da https://www.terremarsicane.it/duri-scontri-nella-marsica-tra-insorgenti-e-truppe-francesi-16-17-settembre-1806/)
A questo punto il tenente Alò, comandante della truppa francese, è ormai deciso a punire severamente gli insorti e quanti gli si pongono davanti, ma viene fermato in tempo dall’Abate Loggi, che lo prega di non procedere risparmiando altre vite. Nella successiva sua lunga relazione afferma che “la notte impedisce un ulteriore macello”.
- 21 SETTEMBRE
Il giorno dopo (21 settembre) i soldati appendono le teste mozzate di molti ribelli sulla Porta San Rocco, dove rimangono appese. Tuttavia approfittando della confusione, sia Piccioli che il frate Domizio Jacobucci, con astuzia riescono a salvarsi, fuggendo sulle montagne di Luco, mentre i loro seguaci si danno al saccheggio nei paesi vicini. I paesi di Trasacco, Gioia dei Marsi e Cocullo vengono duramente saccheggiati.

La città di Avezzano a inizio 800. (Immagine da Wikipedia)
Ad Avezzano invece i militari fissano il presidio presso il castello Colonna, situato fuori la cinta muraria.

Il castello di Avezzano a inizio ‘900.
Poco dopo altri rinforzi sopraggiungono per dare sostegno ai militari francesi, e sono costituit da una colonna mobile comandata dal colonello Cavagnac e da “40 bravi cittadini” di Pescina, comandati dai Don Alessandro Cambise, subito dopo inviato a presidiare il castello di Celano.

Il castello di Celano oggi. (Immagine personale)
- 3 OTTOBRE
Dopo una decina di giorni dai gravi avvenimenti nella Marsica, precisamente il 3 ottobre dal quartier generale di Chieti Giovanni Enrico Dabrowski, comandante dell’armata di Napoli, fa affiggere sui muri di tutto l’Abruzzo diversi manifesti minacciosi nei quali dice:

Il generale Enrico Dabrowki.
(Immagine dahttps://www.terremarsicane.it/taglie-inseguimenti-e-fucilazioni-nella-marsica-1806/)
“E’ pure mia positiva intenzione, che se nel termine di giorni dieci, a datare dalla pubblicazione del presente, i nominati Michele Pezza (Fra Diavolo) ed Ermenegildo Piccioli, conosciuti fino ad ora per i soli Capi, che perturbano la tranquillità pubblica in queste Provincie, non depongono le armi con i loro seguaci, e non rientrano nell’obbedienza, e dovere, sia lecito a tutti di arrestarli e prometto, che darò la somma di Ducati tremila a chiunque ne avrà procurato l’arresto, e a chi li consegnerà ai diversi comandanti Francesi (…)” Chieti 3 ottobre 1806.
- 13 OTTOBRE
Una decina di giorni dopo il 13 ottobre per cercare di stemperare un clima di guerra civile presente nel regno napoletano, oltre che nella Marsica, Giuseppe Bonaparte proclama un decreto di “Real indulgenza” che viene poi affisso anche a Celano.
Tuttavia l’indulgenza reale non sortisce l’effetto sperato e ben 500 briganti della banda di Giuseppe Monaco di Introdacqua, ex capitano borbonico, si danno alla macchia. Invece il famoso frate Jacobucci sparisce totalmente, mentre Ermenegildo Piccioli si fa arrestare e da qui viene condotto a castel dell’Ovo a Napoli.

Briganti marsi.
(Immagine da https://www.terremarsicane.it/il-dramma-di-un-giudice-giacobino-nella-marsica-1806/)
In generale però la maggior parte o comunque buona parte dei briganti, presenti nella Marsica dell’epoca, preferiscono nascondersi e continuare ad essere briganti. Di questi briganti molti sono anche soldati filoborbonici, che rimangono sordi ad ogni richiamo. In un rapporto del regio governatore del circondario di Acciano si legge, tra le altre cose, che i briganti della banda Monaco circa 540, di cui 40 a cavallo, sono guidati da Giuseppe Monaco, il capo banda, con la sua tipica bandiera rossa spiegata al vento e con due casse battenti.
Accanto a Monaco troviamo il suo vice Felice Ruggeri, pronto a guidare i saccheggi presso le case dei giacobini, o meglio dei sostenitori francesi di Aielli, Gagliano Aterno, Raiano, Castel Vecchio Subequo, Rovere e Ovindoli.
La banda di Monaco è una banda grande e ben organizzata e ciò è dimostrato dalla grande scaltrezza dei suoi membri nel riuscire a sfuggire a tutti i tentativi di cattura del capitano Genot, che li ha inseguiti a lungo provando invano a sorprenderli nelle impervie zone della Valle d’Arano, Baulle, Monte Tranquillo e lungo tutta la linea della frontiera pontificia.
- CONCLUSIONE SUL 1806
Concludiamo questa piccola dissertazione sugli avvenimenti nella Marsica del 1806 per dire che il cambiamento innescato dall’arrivo dei Francesi, sicuramente porta a cambiamenti radicali nelle usanze locali e seppure non accettate da tutta la popolazione, vengono comunque progredendo con il tempo anche in ambienti montani e arretrati come la Marsica dell’epoca.
La popolazione è ancora del tutto ignorante e vive perlopiù in piccoli paesi di montagna difficili da raggiungere, quindi vivono isolati, per cui ogni cambiamento impiega il doppio del tempo per progredire. Gli effetti maggiori di tali cambiamenti si vedranno nel periodo successivo quello borbonico. Intanto per siamo ancora in epoca napoleonica e vale la pena di riprendere l’intero discorso, ma considerando anche il contesto di arretratezza avuto a causa del grande flagello del brigantaggio.
– La Marsica sotto i Francesi (1806-15)

Tagliacozzo in un incisione di Eduard Lear del 1843.
Precedentemente abbiamo visto cosa è avvenuto e come è evoluto il 1806, dall’invasione francese del regno napoletano, quindi la fine, temporanea, della monarchia dei Borbone a Napoli e la sua sostituzione con il nuovo re Guseppe Bonaparte, fino alle rivolte antifrancesi dei mesi successivi esaminate però nella sola Marsica.
Tuttavia anche se nella Marsica apparentemente vi sono state delle rivolte antifrancesi come avvenuto in forma più ampia in altre parti del territorio napoletano, non bisogna confondersi con il sentimento popolare vero, che questa volta a dispetto della precedente, è stato se non di apertura, comunque di attesa. Come a dire vediamo cosa fanno, una sorta di apertura di credito.

Dipinto di Balsorano d’inizio 800
Chi ha reagito invece sono stati i Briganti, dove anche per una certa situazione economica, hanno visto crescere il proprio numero nel Lazio e in tutto l’Appennino. Nella sola Valle Roveto il flusso di briganti è in costante aumento o comunque non accenna a diminuire. E’ come se il brigantaggio, nonostante gli sforzi fatti dai vari governi per controllare il fenomeno, stesse subendo un boom
E tutto questo i Francesi lo hanno capito bene, soprattutto in quanto memori della precedente esperienza. Per prima cosa questa volta non abbattono la forma monarchica, ma semplicemente mettono sul trono un altro re, che in questo caso è il fratello di Napoleone, Giuseppe.

re Giuseppe Bonaparte come re di Napoli. (Immagine da Wikipedia)
Giuseppe Bonaparte regna per due anni fino al 1808, quando promosso nuovo re di Spagna, viene sostituito con Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e abile sia in battaglia che nel governo del regno. Riguardo il brigantaggio i vari governi cercano di usare la forza contro questi, arrivando anche ad esprimere numerose condanne a morte, rispondendo ad un sempre maggiore bisogno di tutela.
In generale in tutto i Francesi dominano la scena per 10 anni e in questo periodo varano importanti riforme che rivoluzionano completamente la struttura dello Stato e della vita dell’epoca. Ci viene fatto soprattutto per modernizzare sia la struttura del regno, sia la stessa società che risulta piuttosto persa in un retaggio culturale da medioevo, specie nelle campagne.
Tra le prime e più importanti riforme vi è sicuramente l’abolizione dei diritti feudali che rivoluziona ovunque il sistema di potere locale, presente in questa forma dall’alto medioevo. Questa riforma è stata la base di ben altre riforme, che hanno poi costruito un nuovo sistema di potere amministrativo.

Celano all’inizio dell’800 in una immagine dell’epoca
Nella Marsica l’abolizione del feudalesimo ha significato la fine dei due grandi feudi marsicani, ovvero del ducato di Tagliacozzo e della contea di Celano. La fine di questo sistema di potere nella Marsica ha portanto ad un completo rovesciamento di potere, con l’ascesa di diverse famiglie baronali locali di secondo piano e di nuove famiglie arricchite nell’arco del ‘700, soprattutto con la produzione e il commercio della lana.
Ora queste nuove famiglie si trovano di colpo un vuoto di potere lasciato con la caduta dei Colonna e sono ben liete di occuparlo riadattandosi al nuovo sistema in atto. I Francesi infatti sostituiscono il vecchio sistema feudale con un nuovo sistema amministrativo, dove gli amministratori locali sono nominati dal governo napoletano, ma tenendo conto della situazione locale, nominando quindi per le cariche in loco persone dell’elite del territorio. D’altra parte con il cambiamento amministrativo si viene a creare una nuova impalcatura amministrativa, che necessita di persone nuove, ma allo stesso tempo che conoscono il territorio.

Avezzano e il Lago Fucino in un dipinto del primo ‘800 (1812 circa)
In grandi linee vediamo come scomparsi i feudi, prendono piede i comuni più grandi imperniati sui centri di maggiori dimensioni. Per cui tutti i centri più piccoli divengono frazioni di quelli più grandi, che a loro volta ruotano intorno ad un centro se non più grande sicuramente meglio organizzato, o meglio posizionato come è Avezzano nella Marsica, che già in fase di ascesa da ormai molto tempo, viene infine preferita a Tagliacozzo come capoluogo amministrativo di zona. Ciò comporta di colpo la decadenza politica completa di Tagliacozzo, già in atto da tempo a favore di Avezzano, che così fa un grande salto di qualità come centro più importante.
In termini di vita pratica le riforme francesi non danno un immediato contraccolpo di vita, ovvero di miglioramento generale, ma mettono le basi per uno sviluppo importante della zona. Durante gli anni francesi il territorio marsicano soffre in generale per il clima rigido e molto piovoso, che oltre a dare problemi sul fronte dei raccolti, porta ad una crescita esagerata del lago del Fucino che dal 1780 al 1806 vede crescere seppure in modo intermittente il suo livello, causando numerosi allagamenti tra i centri rivieraschi del lago Fucino e per ora nonostante un interessamento del re Giuseppe Bonaparte non si riesce a fare nulla.

Gioacchino Murat re di Napoli (1808-15). (Immagine da Wikipedia)
Con Murat, che diventa nuovo re di Napoli nel 1808 e lo rimane fino al 1815, la situazione si blocca, poichè egli e il suo governo trascurano questo dramma, preferendo concentrarsi su altro. Per nel frattempo le escrescienze del lago Fucino continuano e i poveri abitanti fucensi non sanno cosa fare. Il clima nella Marsica è tanto freddo in alcune annate, che il lago torna a gelarsi in modo strutturale in diverse annate.
Questo comporta numerosi problemi, primo dal punto di vista del cibo, poichè con un clima così si hanno numerosi raccolti andati a male, gli animali non mangiano e muoiono e anche gli uomini non si nutrono bene, portando a malattie e anche morti. Infine vi è il problema sanitario, che esplode con varie epidemie dovute a questo clima così cupo.

Briganti marsi.
(Immagine da https://www.terremarsicane.it/il-dramma-di-un-giudice-giacobino-nella-marsica-1806/)
Un altra conseguenza non meno grave del periodo è il boom del brigantaggio, dovuto si a motivi politici, ma anche e non meno a motivi economici, poichè non riuscire a farcela con le tasse e l’agricoltura che non va, che all’epoca è la principale occupazione, spaventa molti e quindi una parte di popolazione preferisce darsi alla macchia, divenendo brigante, piuttosto che compiere sacrifici giudicati inutili per rimanere onesti.
Nella Marsica questo purtroppo è una situazione conosciuta, i paesi sono tutti costruiti in montagna anche alta, dove il gelo si fa sentire in modo più forte con l’agricoltura che scarseggia e non meno problematiche sono le comunicazioni con persone che devono salire e scendere in questi paesi in modo continuo e spesso pericoloso sia per gli animali selvatici, sia per i briganti che per le intemperie che spesso in montagna si verificano improvvisamente. Però divenire briganti una volta percorsa quella strada è per sempre, perchè se decidi di tornare indietro e si possibile, ma molto difficile per tante ragioni.
I poveri paesi della Marsica nell’arco soprattutto del secolo in corso (XIX secolo) hanno visto più volte compiere omicidi, rapine ecc, a volte compiute gratuitamente e senza motivo apparente, rendendo così il clima generale assai torbido. Insomma questa è la foto generale della Marsica dell’epoca.
– Meta durante l’età napoleonica

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)
Meta durante l’età napoleonica vede la fine del sistema feudale, che viene abolito dal nuovo governo francese di Giuseppe Bonaparte al potere dal 1806. L’abolizione del vecchio sistema feudale viene sostituito da un nuovo sistema amministrativo che porta come nel caso di Meta alla fine dei piccoli comuni, che vengono integrati in sistemi comunali più grandi.
I piccoli paesi, come Meta, divengono così semplici frazioni. Nel caso di Meta, questo smette di essere comune autonomo nel 1807, per divenire frazione del nuovo comune di Civitella Roveto. A sua volta Civitella Roveto diventa parte del distretto di Avezzano dal 1811.

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)
Per il resto vediamo come il grave clima rigido di montagna, riporta Meta (che si trova a 1050 m s.l.m.) ad una situazione simile ad un secolo prima, con la scarsità dei raccolti, che viene a portare dopo un po’ di tempo ad un calo demografico dovuto o ad una contrazione delle nascite o ad un trasferimento delle persone in luoghi maggiormente vivibili. Quindi la popolazione di Meta passa dai 448 abitanti del 1779 alle 374 unità del 1806.

I monti Cantari, con il monte Viglio come cima svettante. (Immagine personale)
Meta come notato è un paese di montagna piena non solo in quanto circondato dagli alti monti dei Cantari e della Serralunga, ma anche perchè si trova a 1050 m di altezza, che è un altezza da piena montagna.

Scorcio di Meta antico oggi. (Immagine personale)
Sul piano strutturale Meta continua ad essere un paese di montagna, con struttura medievale, cinto da mura e arroccato intorno al colle dove svetta l’antico castello, con strade strette in un continuo sali e scendi.
– La Marsica sotto i Borbone (1815-50)

L’Europa dopo il congresso di Vienna.
Arriviamo quindi al 1815 anno della caduta di Napoleone sconfitto definitivamente a Waterloo dagli eserciti della coalizione europea e la successiva caduta di tutti i governi filo francesi, compreso il governo di Murat. Con il congresso di Vienna si ha la restaurazione della vecchia Europa intorno ai vecchi regnanti fatti sloggiare a forza da Napoleone e dai suoi governi. Nel caso napoletano il congresso viennese crea il nuovo Regno delle Due Sicilie ridato al vecchio re Ferdinando ora Ferdinando I di Borbone.

Re Ferdinando I delle DUE Sicilie. (Immagine da Wikipedia)
Il ritorno dei Borbone non modifica il nuovo sistema amministrativo francese che anzi viene mantenuto e ulteriormente perfezionato. Con il nuovo quadro amministrativo Avezzano viene confermata capoluogo della Marsica con la nomina città distretto.
Nel nuovo quadro amministrativo borbonico le famiglie marsicane emerse nel ‘700 e salite al potere durante gli anni napoleonici, si confermano ora durante gli anni borbonici, rafforzando ulteriormente negli anni le loro posizioni di comando locale.

Il lago Fucino alla fine del ‘700 in un dipiento dell’epoca
Ma nella Marsica i primi anni della restaurazione borbonica significano soprattutto un peggioramento delle condizioni del Lago Fucino, che a causa di una ulteriore recrudescenza climatica, tra il 1815 e il 1817 mostra un forte rialzo del livello lacustre che porta a grandi escrescenze nei confronti dei paesi rivieraschi che si ritrovano sommersi e semidistrutti.
Tra i più colpiti troviamo Luco dei Marsi e San Benedetto dei Marsi che negli anni 1815-17 si ritrovano l’acqua a livelli mai visti. I Marsi a questo punto stanchi di questa situazione chiedono a gran voce una soluzione al problema. Ferdinando prova a riaprire la questione fucense con vecchi progetti, ma per ora la soluzione ingegneristica non si trova in quanto di difficile risoluzione, si procede solo alla ripulitura degli argini lacustri, che porta comunque ad un temporaneo miglioramento, unito ad un abbassamento generale del lago negli anni 1825-35.

Immagine di briganti che assalgono una diligenza nel 1817.
Ulteriore problema nel primo quindicennio borbonico è il peggioramento del brigantaggio, che nella Marsica imperversa da tempo, specie nella Valle Roveto, che ora però sembra raggiungere livelli importanti e a nulla riesce la reazione della polizia borbonica che non riesce a fare nulla, complice forse anche una certa corruzione locale.

Ferdinando II re delle Due Sicilie dal 1830. (Immagine da Wikipedia)
Siamo arrivati così al 1830 e all’ascesa del nuovo re Ferdinando II che data la sua giovane età si mostra più disposto a farsi carico dei problemi del regno e nel cercare soluzioni adeguate. Nella Marsica questo significa un impegno personale del nuovo re nella risoluzione del problema del lago Fucino.
Il re giunge nella Marsica nel 1832 per verificare di persona la situazione e poi procedere. Egli passa per prima nella Valle Roveto e dopo essere stato in più paesi della zona tornando a Napoli da mandato ai suoi ministri di provvedere a trovare una soluzione tecnica per la questione fucense.
La questione delle escrescenze del Fucino si rivelano veramente complicate da risolvere per gli ingegneri napoletani e la questione fra alti e bassi andrà avanti fino alla al 1846 circa, allorquando dopo un lungo lavoro sarà presentato dagli ingegneri napoletani, un piano d’intervento molto costoso per il ripristino del vecchio canale romano e il conseguente prosciugamento del lago.
Dopo ciò ci vorranno all’incirca altri 4-5 anni per formare una società di gente facoltosa disposta a portare avanti la grande impresa e questo perchè per lo Stato, finanziare un’impresa come quella fucense, significa spendere troppi soldi che lo Stato non può permettersi.

Tagliacozzo in un incisione di Eduard Lear del 1843.
Nel frattempo nel corso degli anni ’30 e ’40 dell’800 le condizioni socio economiche della Marsica continuano ad essere pietose e la popolazione continua a vivere in una condizione difficile. Il sistema industriale è inesistente, vi sono solo poche e sporadiche attività che si possono definire primi timidi tentativi industriali, che però solo molto locali. La popolazione è per la maggior parte ignorante, occupandosi principalmente nella pastorizia e nell’agricoltura.
Purtroppo questo diventa terreno fertile per il brigantaggio che nella Marsica degli anni 1830 e 1840 è fortemente cresciuta, dando a volte l’idea di uno stato nello stato. Spesso le bande di briganti irrompono dalle montagne verso i poveri villaggi della Marsica derubando, cittadini di poco più ricchi di altri, o magari gli stessi poveri contadini, magari rubandogli la vacca o altri animali domestici. Quando accade ciò per queste persone significa la totale indigenza, in quanto avere un animale in questa fase è qualcosa di veramente importante.

Magliano dei Marsi in un incisione di Eduard Lear del 1843.
Il brigantaggio negli anni 1840 è ormai divenuto un fenomeno esteso e controllabile solo a prezzo di tanto spargimento di sangue da parte delle forze dell’ordine, che spesso però per convenienza o connivenza chiudono un occhio.
Giungiamo quindi al 1848, l’anno delle grandi rivoluzioni e anche qui nello stato borbonico si verificano. Senza scendere nei particolari diciamo che Ferdinando II ne subisce diverse dapprima in Sicilia e poi a Napoli, faticando non poco a gestire il tutto. All’inizio viene scelto di concedere la costituzione, ma poi grazie all’aiuto austriaco il tutto torna tranquillo.

Celano in un incisione di Eduard Lear del 1843.
Nella Marsica tuttavia rimasta un po’ indietro rispetto ad altri territori questa situazione non la turba e a parte qualche piccola situazione non accade nulla. I Marsi in questa fase sono troppo concentrati nel riuscire ad andare avanti vista la grande arretratezza della zona, rimasta più o meno al ‘700 come qualità di vita, almeno per quanto concerne le popolazioni contadine della zona.
– Meta durante la seconda età borbonica (1815-50)

Meta antica oggi. (Immagine personale)
Nel 1815 infine Napoleone viene sconfitto nella battaglia di Waterloo, venendo poi catturato e messo sotto controllo inglese. Questo porta di riflesso alla caduta dei vari governi napoleonici in Europa compreso il governo del generale Murat.
Ciò apre nuovamente le porte al ritorno dei Borbone nel 1815 sotto la nuova dicitura di re delle Due Sicilie. Ancora una volta ad impersonare i Borbone, vi è l’ormai anziano Ferdinando, che ritorna nel giro di qualche mese a Napoli con il nuovo nome di Ferdinando I re delle Due Sicilie.

Meta antica oggi. (Immagine personale)
Con il nuovo cambio di regime nulla cambia nella vita degli abitanti di Meta, interessati più alla praticità della vita che alle sue complicazioni esterne. Questo stato di cose apparentemente respingente di quanto accade nella vita politica del tempo, in realtà è resilienza ad una situazione gravemente disagiata che è la vita di montagna di questo periodo.

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)
Gli anni peggiori sono tra il 1815 e il 1817 con inverni particolarmente rigidi e piovosi, ma la particolarità è di estati che sembrano più inverni che altro, specie l’estate del 1816 e in parte quella del 1817, l’estate sembra proprio sparita.

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)
Ciò comporta che i raccolti di questi anni siano nulli, riproducendosi in ciò nella già grave situazione delle popolazioni della Marsica, dove oltre ad avere a che fare con un lago particolarmente escrescente, si ritrovano con scarso mangiare. Risultato molte persone al gelo e diversi decessi per fame e stenti.
Dopo questo primo tristissimo periodo la vita riprende con maggiore vigore, grazie ad un clima più mite che porta a raccolti più sostanziosi. Ciò porta ad una lenta ricrescita della popolazione nel corso degli anni ’20 e ’30 dell’800, arrivando a 431 unità nel 1838.

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)
Questi sono anni duri e nonostante un miglioramento del clima la situazione è veramente complicata e la popolazione ce la fa appena ad andare avanti, e poi non dimentichiamo il problema del brigantaggio che nella Valle Roveto è purtroppo molto attivo.
Per cui si cerca di sopravvivere, più che cercare di vivere. Ciò non è bello, ma la vita dell’epoca in mezzo a montagne impervie e trovandosi isolati tra i monti non è altrettanto facile da vivere. La popolazione sul piano sociale è strettamente osservante, per cui la religione è al centro della vita sociale del paese. La routine della popolazione segue i ritmi della religione con le sue feste religiose e il tutto avviene nel proprio paese con battesimi, matrimoni e funerali.

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)
Riguardo ai matrimoni i ragazzi si scelgono di solito all’interno del proprio paese, che è praticamente l’universo intero. Con gli anni 1840 la situazione non migliora rimanendo la stessa per tutto il decennio, in compenso la popolazione viene comunque aumentando raggiungendo più o meno nel 1850 quota 450 unità circa.
– La Marsica nel periodo risorgimentale
Arriviamo quindi al 1850 anno in cui superata la fase delle rivoluzioni del 1848, si cerca di tornare alla normalità e ciò si esprime da parte del governo borbonico in un ulteriore stretta nelle libertà civili.

Il lago Fucino nel 1860. (Immagine da Wikipedia)
Nella Marsica nel frattempo vi è sempre la questione del prosciugamento del Fucino a tener banco e questo porta all’inizio degli anni 1850 all’entrata del banchiere Alessandro Torlonia, uno degli uomini più ricchi del suo tempo, nella compagine azionaria della società che si dovrà occupare di realizzare l’immensa opera idraulica del prosciugamento del lago. In breve però a causa dell’alta spesa da sostenere per l’opera uno ad uno dei soci si fa indietro, portando a far rimanere da solo Torlonia.

Alessandro Torlonia da giovane
Torlonia, complice anche la giovane età del banchiere, non s’intimorisce della realizzazione dell’immensa opera e in breve rileva tutte le quote dei soci, rimanendo in breve socio unico. Questo lo porta ad occuparsi di tutto lui caricandosi addosso onori e oneri dell’opera. Torlonia rimasto solo al comando tira dentro l’opera diversi validi ingegneri del tempo, per poter limare meglio il progetto idraulico. Successivamente nel 1854 ha inizio l’immensa operazione idraulica del prosciugamento del Lago Fucino.

Inaugurazione dei lavori di prosciugamento del Lago Fucino il 15 febbraio 1854
(Immagine da https://www.agricolacardarelli.it/il-fucino/)
In breve giungono nella Marsica molte genti, provenienti perlopiù dal centro nord Italia (Marche, Umbria e Romagna), attratte dalle paghe e dalla lunghezza del lavoro numerosi lavoratori provenienti da altre zone d’Italia come Marche, Umbria, Emilia ecc. Inizia così una delle opere ingnegneristiche più rilevanti del tempo. Torlonia impegna molto del suo patrimonio per questo progetto, con la consapevolezza non solo di stare realizzando qualcosa di unico, ma anche di molto lucroso una volta realizzato, in quanto in caso di vittoria, egli diverrà proprietario dell’immenso piana del Fucino, su cui poi impiantare una grande struttura agricola.

Il vecchio palazzo Torlonia alla fine dell’800.
Ma andiamo con ordine nel corso degli anni 1850 Torlonia si trova ad affrontare numerosi ostacoli sia di carattere finanziario, visti gli alti costi delle operazioni tecniche, sia di carattere sociale, in quanto deve organizzare un immenso sistema operaio di modo da essere vicino ai suoi numerosi operai che si trovano costretti ad operare in condizioni impervie nel cuore della terra con un sistema geologico composto da terreno molto fragile, soggetto a crolli.
Non entriamo qui nei dettagli della questione diciamo solo che lui deve gestire molte cose di carattere sia tecnico che umano. In questo senso Alessandro Torlonia si trova ad essere una persona immensa con doti manageriali davvero uniche per l’epoca.

Avezzano all’inizio del ‘900
Per meglio far fronte alle tante questioni egli si trasferisce con tutti i suoi affari ad Avezzano, eleggendo così la cittadina come il centro gestionale dell’immensa opera. Ciò di riflesso porta Avezzano a consolidarsi ulteriormente come capoluogo della Marsica. La Marsica negli anni 1850 vive un ‘autentica rivoluzione morfologica, sociale ed economica che la cambierà per sempre. Da questa immensa opera idraulica anche i paesi non direttamente coinvolti sono in qualche modo coinvolti, anche solo per avere operai impiegati nell’opera.

Ferdinando II negli ultimi anni di vita. (Immagine da Wikipedia)
Giungiamo così al 1859 anno della fine del regno borbonico. Nel corso degli anni 1850 Ferdinando II ormai invecchiato, non capisce il corso dei tempi compiendo molti errori, che velocizzano il declino del proprio regime, che viene percepito dalla nobiltà, ma soprattutto dalla nuova classe industriale come un regime vecchio e incapace di rinnovarsi non capendo lo spirito dei tempi.
Tuttavia questa opinione secondo me non è del tutto vero in quanto va comunque riconosciuto a Ferdinando II il merito di aver avviato molti cicli produttivi, che favoriranno nell’arco dei successivi decenni la crescita economica del sud Italia, rivelandosi in questo senso fondamentali. Da ciò nonostante che sul piano economico le cose non fossero perfette il re su molte questione è stato molto più lungimirante di tanti altri attori politici del tempo.
Ferdinando II nonostante quello che dice una certa storiografia è stato un grande re in quanto ha saputo valorizzare il proprio territorio avviando in molte zone vere e proprie imprese che nel tempo si sono rivelate azzeccate per lo sviluppo di quei territori. Purtroppo però cattivi consiglieri politici, la paura di grandi rivoluzioni, e altri fattori hanno reso il suo regime politico molto bloccato sul piano politico non riuscendo a cogliere lo spirito dei tempi.

Il nuovo re Francesco II. (Immagine da Wikipedia)
Fatto è che nel 1859 dopo aver regnato per quasi 30 anni Ferdinando muore e con lui anche il suo regime ormai troppo bloccato per potersi riformare. A lui succede il figlio Francesco II incapace di cogliere lo spirito dei tempi determinando così la fine del regime borbonico che tra il 1859 e il 1860 viene travolto dall’impresa dei Mille di Garibaldi. Garibaldi al comando di piccole imbarcazioni riesce a salpare alla volta della Sicilia riuscendo miracolosamente a non essere scoperto. Dopo di che giunto in Sicilia, sfruttando il suo fascino e le sue dote da grande attore politico riesce ad attrarre attorno a se molti nobili locali e giuristi importanti che lo sostengono andando a formare un vero e proprio esercito.

I Garibaldini prendono Milazzo. (Immagine da Wikipedia)
In breve l’esercito garibaldino sconfigge in numerosi scontri l’esercito borbonico, portando alla fuga di Francesco II e alla conquista di Napoli e dell’intero mezzogiorno italiano. Poco dopo il 24 ottobre 1860 Garibaldi s’incontra con Vittorio Emanuele di Sardegna a cui cede il controllo del sud Italia. Da qui a qualche mese il 17 marzo 1861 si ha la proclamazione del regno d’Italia con re Vittorio Emanuele II.

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)

Proclamazione del regno d’Italia (17-3-1861). (Immagine da Wikipedia)
Tuttavia non da tutti è accolta bene la nuova situazione e tra questi compare la Marsica che complice la chiesa alleata di Francesco II e l’ignoranza dei contadini ci si mobilita in massa al livello locale attraverso una strana alleanza con alcune bande di briganti nel contrastare e magari rovesciare il nuovo stato di cose.
Ma il tentativo dopo una prima fiammata all’inizio del 1860 fallisce per l’abbandono delle bande di briganti, che tornati a fare i briganti approfittano del momentaneo sbandamento sociale per incrementare le loro azioni malavitose soprattutto lungo il sistema di montagne appenninico dove loro fanno il bello e cattivo tempo.

Vittorio Emanuele II 1 re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)
In breve la popolazione civile stufa di fare da sponda a questi malavitosi si schiera con il nuovo corso savoiardo, arrivando ad appoggiare indirettamente la nuova polizia nazionale, la quale mandata in forze nel sud Italia lotta e stermina tutte le bande criminali presenti. Le azioni di guerriglia tra polizia nazionale e briganti si ha soprattutto lungo le montagne della Valle Roveto, prese di mira in quanto la costituzione di queste permette contemporaneamente un passaggio facile tra Lazio papalino e Abruzzo borbonico.

Scontro a fuoco tra i Briganti e la polizia italiana
Le azioni criminali che i briganti praticano tra il 1861 e il 1868 lungo la Valle Roveto sono azioni da terrorismo puro. Per cui quando questi vengono presi sono immediatamente fucilati. Non dimentichiamo che negli anni dello scontro tra polizia nazionale e briganti sono anni pesanti dove i piccoli paesi di montagna si ritrovano di punto in bianco.
Fatto è che intorno al 1870 le bande di briganti sono completamente sterminate e ora il nuovo stato italiano ha il pieno controllo del territorio del sud Italia. Nel frattempo si esaurisce il periodo risorgimentale con la conquista prima del Veneto nel 1866 e poi di Roma e del Lazio nel 1870. Quando infine Roma diventa capitale d’Italia nel 1871 il risorgimento può dirsi completato e la Marsica pienamente inserita nel nuovo corso nazionale.

La breccia di Porta Pia l’indomani della presa di Roma. (Immagine da Wikipedia)
Nel corso degli anni risorgimentali del 1860-70 vanno avanti a pieno regime i lavori di prosciugamento del Lago Fucino, dove mano a mano che le acque si abbassano e spariscono emerge una piana alluvionale di grande forza e bellezza.

Dipinto del 1860-70 con vista sull’emersione della
Piana del Fucino a discapito del vecchio lago ormai in fase di declino a causa del prosgiugamento in corso
Ciò porta a grandi cambiamenti anche sul piano climatico, che condiziona la nuova realtà sociale della zona con la popolazione del lago che passa a divenire piano piano da pescatore ad agricoltore. Nel 1870 i lavori nel Fucino sono in uno stato avanzato, ma non ancora completato, per cui ci sono zone con piccoli laghi locali che vengono piano piano sparendo mano a mano che il prosciugamento avanza.
Con questa grande operazione idraulica contemporaneamente tra il 1854 e il 1870 si ha un grande aumento di popolazione residente composta dapprima da semplici operai e poi anche dalle loro famiglie che si vengono a ricongiungere con loro nei paesi della Marsica.
– Meta nel periodo risorgimentale

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)
Meta nel 1850 è una piccola frazione del comune di Civitella Roveto nella Marsica rovetana, con una popolazione che viene salendo nel tempo seppure lentamente. Nel 1850 la popolazione di Meta conta circa 450 abitanti, con una popolazione ignorante sul piano scolastico, dedita principalmente all’agricoltura e alla pastorizia. Il clima nel 1850 è ancora abbastanza rigido non permettendo raccolti ottimi, tuttavia diversi si rivelano discreti. Nella zona si coltivano diversi ortaggi e frutta tra cui mela, olive e uva. La zona è ricca d’acqua. E’ possibile ma non sicuro che una parte della popolazione si sia impiegata nell’opera idraulica di Torlonia.

Scorcio di Meta antica. (Immagine personale)
Purtroppo Meta negli anni 1850 e 1860, come altri paesi della Valle Roveto, non è un paese sicuro essendo preso di mira dai Briganti, che imperversano per le montagne della Valle Roveto.

Monte Viglio oggi. (Immagine personale)
Il brigantaggio nel corso degli anni 1850 diventa una piaga importante tra le montagne appenniniche e nell’Abruzzo trova una zona ideale dove imperversare e nella Marsica la situazione si accentua con le alte montagne e i boschi fitti d’alta quota che danno loro riparo, ma soprattutto la zona offre la possibilità di espatriare nel vicino Stato pontificio attraversando le montagne di confine,

I monti Cantari oggi (Immagine personale)
quando la situazione si rende difficile e così il contrario la polizia borbonica e quella pontificia provano a circoscrivere il fenomeno, ma molto spesso sfugge al loro controllo. La zona della Valle Roveto tra le zone della Marsica risulta tra quelle loro favorite a causa della struttura della valle stretta e lunga.

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)
Nel 1861 come visto si forma il regno d’Italia che da subito s’impegna nel voler debellare il brigantaggio, il nuovo governo nazionale impegna molta polizia e parte dell’esercito per debellare il fenomeno. All’inizio a causa della mancanza di conoscenza del territorio e la forte resistenza locale verso il nuovo governo nazionale, percepito come invasore, rendono l’impresa ardua.
A ciò bisogna aggiungere la strana alleanza che Francesco II era riuscito a creare per rovesciare i Savoia e tornare a Napoli. Ma questa dura poco a causa dell’abbandono dei briganti della causa del re, preferendo tornare alle vecchie abitudini di saccheggio e omicidio. Ciò è vero soprattutto lungo la Valle Roveto un territorio da sempre fondamentale per i Briganti.

La chiesa della Santissima Trinità di Meta oggi. (Immagine personale)
Così troviamo che tra il 1861 e il 1868 la polizia nazionale si ritrova spesso a combattere queste bande che piano piano sono debellate anche per l’opposizione silente della popolazione che se prima li sopportava ora gli diventa nemica, finendo per accettare il nuovo corso nazionale. Nel 1870 il territorio della Valle Roveto è completamente pacificato e i paesi della valle possono finalmente respirare una condizione nuova di pace e ordine che non avevano, quasi mai vissuto.
– La Marsica alla fine del secolo XIX

Con la conquista di Roma si conclude il periodo risorgimentale.

Vittorio Emanuele entra al Quirinale per la prima volta 2-7-71
( Immagine da https://www.fattiperlastoria.it/ingresso-vittorio-emanuele-ii-a-roma/)
Il 2 luglio 1871 Roma diventa nuova capitale d’Italia con l’insediamento di Vittorio Emanuele II AL Quirinale. Termina con questo atto la fase risorgimentale della nuova Italia. In Abruzzo la completa sconfitta del brigantaggio porta ad una pacificazione sconosciuta nell’area, specialmente nella Marsica. Molti dei paesi marsicani si trovano ancora in una condizione di arretratezza profonda, con la maggior parte della popolazione locale che vive ancora come se fossero nel ‘700 e questo è inaccettabile per uno stato che vuole dirsi moderno, ma questa situazione purtroppo è comune in molte delle aree del sud Italia.
Nel corso degli anni ’70 e ’80 dell’800 il governo nazionale per la fretta di progredire e mettersi almeno in parte nella condizione degli altri paesi europei più progrediti, facilita un maggiore sviluppo del nord Italia a scapito del sud e questo porta ad un ulteriore distanza economica fra nord e sud.

Monte Velino oggi. (Immagine personale)
Nella Marsica tuttavia la situazione seppure in modo lento e difficoltoso progredisce, certo in questa fase non si colgono ancora i frutti del lavoro che si sta facebdo perchè ci troviamo in una fase di semina, ma si coglieranno tutti un po’ più avanti, per ora la parola d’ordine è ancora tirare a campare.

La Piana del Fucino oggi. (Immagine personale)
Tuttavia la semina di questo periodo porta a risultati comunque impensabili fino a poco tempo fa, per prima cosa terminano i lavori nel 1876 del prosciugamento del Lago Fucino, dopo più di 20 anni di lavori continui. Alla fine Torlonia è riuscito laddove altri hanno fallito compresi re e imperatori. Torlonia ora si ritrova padrone di un immensa piana agricola di grande valore. Nell’idea di Torlonia questa piana diventerà un grande orto e motore di sviluppo che avverrà sostenendo la costruzione di un grande sistema industriale locale.

Re Umberto I 2 re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)
La popolazione fucense dei vecchi borghi rivieraschi si ritrova ora nel 1878 a divenire agricoltori, dopo essere stati per una vita pescatori. Per la Marsica la bonifica del Fucino è una rivoluzione sociale, culturale ed economica insieme, che offre opportunità nuove di sviluppo, mai considerate prima per la presenza del lago. Per la realizzazione di questa grande opera il nuovo re Umberto I nomina nel 1878 Alessandro Torlonia 1 principe del Fucino.

Alessandro Torlonia 1 principe del Fucino. (Immagine da Wikipedia)
Ma di rovescio ci sono anche le note negative come la scomparsa del vecchio microclima lacustre. che garantiva oltre che un clima mite, anche la presenza di diverse colture ora del tutto scomparse, come la vite e l’olivo.
Gli anni ’70 e ’80 sono anni in cui ancora i Marsi tendono ancora a tirare a campare e ciò anche per una crisi agricola presente negli anni ’80, ma lo sviluppo della semina va avanti e vediamo così che dopo l’impressionante prosciugamento del lago si passa ora alla costruzione di un imponente rete ferroviaria che attraversa la Marsica da est ad ovest con la costruzione della ferrovia Roma – Pescara e nord sud con la costruzione della ferrovia Avezzano – Roccasecca. Entrambe le ferrovie sono avviate a costruzione nel 1880 per essere terminate più o meno tra la fine del secolo e l’inizio del nuovo.

Treno di fine ‘800. (Immagine da https://www.facebook.com/groups/359350944951375/posts/1065335267686269/)
La costruzione di queste ferrovie avviene anche tramite il lavoro locale che s’impiega in queste opere garantendosi un posto sicuro per molto tempo, seppure in una condizione di lavoro complicata. Ciò è quello che avviene soprattutto nella costruzione della ferrovia del Liri, dove molta della manovalanza è proprio locale, tra cui di molte persone provenienti dai comuni di Morino e Civitella Roveto, per cui anche di Meta.

Giovani che vanno via dai propri paesi per andare all’estero
Purtroppo però questo non basta per vivere e a volte la sopravvivenza non basta più specie ai giovani che vogliono di più. Per cui tra il 1890 e il 1900 molti giovani della Marsica e della Valle Roveto partono in cera in fortuna per paesi lontani come l’Argentina, il Canada o gli USA. Questa migrazione marsicana va ad alimentare la prima grande emigrazione di massa dell’Italia unita.
– Meta alla fine del secolo XIX

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)
Meta come altri paesi della Marsica, vede aumentare in modo costante negli ultimi 30 anni del secolo la propria popolazione, con una parte della quale che va a lavorare negli anni 1870 nei cantieri dell’opera idraulica del Fucino e poi una volta terminata l’opera si passa nei cantieri di costruzione della nuova rete ferroviaria marsicana, ovvero nella costruzione delle ferrovie Roma – Pescara e Avezzano – Roccasecca. In questo modo molti ragazzi e uomini dell’epoca trovano nuovi sbocchi lavorativi, ma la popolazione di Meta nonostante questo rimane ancora molto povera alla fine del secolo.

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)
Per cui una parte di essa si ritrova a partire in cerca di fortuna verso il nuovo mondo, principalmente nei paesi di Argentina, Canada e USA. La vita ancora alla fine dell’800 si caratterizza più o meno come avvenuto nei secoli precedenti, occupandosi principalmente nell’agricoltura e nella pastorizia, continuando a vivere seguendo i tempi dell’agricoltura e della chiesa, seguendo i tempi delle feste religiose, essendo la popolazione estremamente credente e osservante.
