META – STORIA DI META – XVIII secolo


STORIA DI META


 

 

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XVIII secolo

 

 

– La Marsica e il ducato di Tagliacozzo nel XVIII secolo

 

Terremoto dell’Aquila del 1703

 

Con  il XVIII secolo la Marsica vive molti cambiamenti e il tutto all’interno di un contesto politico in rapido movimento. Innanzitutto per la Marsica l’inizio del secolo coincide con il verificarsi del sisma dell’Aquila che provoca danni enormi sia nel contesto aquilano che abruzzese. Il sisma si manifesta con una scossa pari a 6.8 Mw provocando danni enormi, la città praticamente dopo questa scossa viene distrutta, riportando un numero d vittime molto esteso, pari a 6000 anime.

La Marsica per questo sisma viene colpita direttamente con numerosi crolli e vittime. Nel contesto locale non sappiamo quante vittime vi siano state o il numero di abitazioni danneggiate. Fatto sta che dopo questa scossa la vita riprende, ma la situazione è veramente complessa sia per il clima ancora molto rigido, sia per le alte tasse del governo spagnolo.

 

Terremoto della Maiella del 1706

 

Dopo pochi anni però un nuovo forte sisma si verifica in Abruzzo colpendo forte l’intero territorio regionale. Questa volta l’epicentro è sulla Maiella, il sisma si manifesta con una forza di 6,7 Mw, una potenza enorme. Il sisma colpisce in particolare la città di Sulmona che viene rasa al suolo, ma gli effetti si fanno sentire in ogni parte d’Abruzzo e del centro Italia.

Nella Marsica chiaramente il sisma colpisce forte e il territorio ne subisce la forza provocando danni e crolli quasi ovunque. Ma essendo il territorio già stato colpito dal sisma del 1703 paradossalmente fa meno danni del precedente con molte meno vittime e danni. Al momento però tranne che per qualche situazione specifica non abbiamo indizio dei danni nelle vari paesi della zona, ma sicuramente di danni ve ne sono stati.

 

Palazzo Ducale di Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

Dopo  questo nuovo evento il ducato di Tagliacozzo piano piano si riprende, ma i Colonna ormai da tempo hanno delegato la gestione del grande feudo ai loro vice, che poi sono le famiglie locali che grazie all’assenza dei duchi nella gestione imperversano come vogliono riuscendo ad arricchirsi e in molti casi anche approfittare della povera gente. Al tempo stesso vediamo una crescita importante del brigantaggio che in zona raggiunge livelli preoccupanti con incursioni e saccheggi anche nel centro di Avezzano.

 

Avezzano in un immagine di fine XVI – XVII  secolo

 

Le truppe spagnole provano ad arginare il fenomeno, ma ormai il governo spagnolo sull’Italia meridionale è in forte declino fino ad arrivare alla sua totale scomparsa nel 1714, quando in seguito alla Pace di Utrech che sancisce la fine della guerra di successione spagnola, tra i tanti cambiamenti che si hanno si ha la perdita dell’Italia meridionale da parte della Spagna, con la sostituzione dell’Austria che s’impadronisce del regno di Napoli e poi nel 1720 acquisisce anche la proprietà della Sicilia scambiata con la Sardegna con il regno del Piemonte.

 

Europa 1714 (Fonte Wikipedia)

 

In virtù di questo l’Austria è la nuova padrona dell’Italia meridionale, però a differenza della Spagna dimostra una netta migliore gestione del territorio che anche grazie alla migliore capacità del governo austriaco inizia a riprendersi economicamente.

Allo stesso tempo cessa il clima rigido che aveva caratterizzato il ‘600 per lasciare il posto ad un clima più mite che permette inverni meno rigidi ed estati più calde. In breve tra il 1720 e il 1730 i raccolti nel ducato di Tagliacozzo migliorano esponenzialmente sia per quantità che per qualità.

Arriviamo quindi al 1734 anno della pace di Vienna. Con questo nuovo trattato che sancisce la fine della guerra di successione polacca, si ha un nuovo cambio di regime a Napoli, con la rinascita del regno di Napoli sotto la nuova dinastia dei Borbone interpretata dal giovane Carlo di Borbone. Con questo atto il sud Italia ritorna ad essere un regno indipendente, favorendo con ciò una decisa ripresa dell’intero sud Italia.

 

Re Carlo IV di Napoli (1734-59). (Immagine da Wikipedia)

 

Nel frattempo nel ducato di Tagliacozzo l’economia registra un deciso miglioramento con i raccolti più abbondanti e la popolazione contadina che registra un miglioramento della sua qualità di vita. Parliamo sempre di miglioramenti minimi, ma comunque significativi per la tipologia di vita dell’epoca. Fattore importante di questa ripresa economica è la crescita demografica che torna a salire, lasciando completamente indietro la depressione del ‘600.

 

Il Lago Fucino in un dipinto di fine ‘700

 

Tra il 1730 e il 1760 la maggior parte dei paesi della Marsica registrano un forte aumento della popolazione, insieme ad un miglioramento generale dell’agricoltura e del commercio. Purtroppo la piaga el brigantaggio e altre vicende non permettono un vero sviluppo, ma comunque è sempre meglio della situazione precedente

Con il nuovo governo borbonico si hanno molte riforme e su tutte spicca quella del Catasto, dove ogni comune è chiamato ad averne uno, per meglio conoscere lo stato della zona, per produrre una migliore tassazione successiva più giusta per tutti. Almeno è questo l’auspicio della riforma. Nel 1759 si ha poi un cambio di re con l’abbandono di re Carlo, chiamato a divenire nuovo re di Spagna e la successione del giovane figlio Ferdinando, nato e cresciuto a Napoli.

Ferdinando una volta asceso al trono si ritrova a governare un paese ancora in piena formazione, egli non ha la saggezza del padre assomiglia più a un nobile vizioso, ma ha l’accortezza di lasciar governare dei ministri capaci che nel tempo riescono a consolidare il potere borbonico. Inoltre il suo matrimonio con Maria Carolina d’Asburgo Lorena consolida la monarchia ritrovandosi una moglie devota ma soprattutto capace nel governare e nel saper interpretare almeno fino ad un certo punto i nuovi tempi.

 

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

Nella seconda metà del ‘700 nella Marsica a governare sono praticamente le nuove famiglie emergenti, che vengono principalmente o dalla piccola nobiltà o dalla media borghesia che si è arricchita soprattutto con  il mercato della lana ancora molto ricercata come merce pregiata. Chi possiede infatti grandi greggi di pecore è capace di muovere un mercato importante capace di avere un certo ritorno di denaro che eleva queste famiglie.

Nel ducato di Tagliacozzo intanto sul piano politico emergono  nuove importanti famiglie, emerse nel corso  del ‘600, che si consolidano nel ‘700, riuscendo pian piano a soppiantare le vecchie dinastie rinascimentali come i Colonna che pur rimanendo i detentori del ducato stanno pian piano uscendo di scena, non occupandosi più dei loro vecchi feudi abruzzesi, ma lasciando la loro gestione a nuove famiglie di potere. Questo cambiamento in corso e il fatto di poter fare qualunque cosa senza essere controllati porta ad una sorta di anarchia.

 

L’Europa del 1748. (Immagine da Wikipedia)

 

Sul piano economico il ducato di Tagliacozzo vede crescere la propria economia, principalmente agricola, fin verso il 1780, poi a causa di un nuovo cambiamento climatico con un clima più rigido e piovoso questa crescita si ferma. Diciamo che più o meno tra il 1730 e il 1780 grazie ad un clima migliore i raccolti vanno meglio e il bisogno minimo di sopravvivenza è assicurato.

Grazie a ciò si ha una crescita della popolazione locale che si riprende del tutto dalla crisi del ‘600 e complice un miglioramento della qualità dei governanti, lo Stato borbonica funziona discretamente, nonostante la presenza di una corruzione galoppante e di un brigantaggio in crescita.

 

Il lago Fucino in un dipinto di fine ‘700

 

Come accennato alla fine del secolo, a partire dai primi anni 1780, un brusco cambiamento climatico riporta la situazione in una fase di peggioramento climatico che si riflette sulla demografia che torna a calare. Molti paesi della Marsica infatti registrano diversi cali della popolazione, con una popolazione contadina che,  nel corso del ‘700 nonostante un certo miglioramento generale, continua a vivere in uno stato di grave indigenza con case fatiscenti e condizioni sanitarie preoccupanti.

Molte case tendono ad essere molto umide e spesso ci si trova a condividere spazi della casa con i propri animali. Insomma non una situazione idilliaca. La popolazione maschile è poi occupata spesso come pastori nell’allevamento delle pecore. Ciò implica che i greggi di pecore vengano portate in inverno verso la costa laziale dove è più caldo, per poi tornare in estate in Abruzzo che è più fresco. Questo comporta una lunga assenza del capo famiglia e dei figli maschi adulti. Per cui molte famiglie in inverno si ritrovano composte da mogli sole con a carico figli piccoli e genitori anziani.

 

Dipinto del 1789 che ritrae il Monte Velino con il
borgo di Albe ai suoi piedi

L’autore del dipinto è Jean Joseph Bidauld.
(Immagine da https://www.piccolabibiotecamarsicana.it)

 

Le varie aree della Marsica sul piano di sviluppo più o meno si eguagliano per diverse ragioni, tra queste sicuramente vi è l’isolamento geografico a causa dell’orografia montana, che isola la Marsica da altre zone circostanti. Per questa gente i paesi ancora rappresentano tutto il loro mondo, dove si nasce, si cresce, ci si sposa e si muore. Ma come detto precedentemente questo isolamento da altre realtà comporta una maggiore vicinanza all’interno con paesi che pur isolati comunque mantengono una forte comunicazione che porta poi ad un senso di comunità e appartenenza molto forte, mantenendo con ciò un forte senso d’identità della Marsica

A fine secolo infine troviamo il regno di Napoli essere oggetto di un’invasione francese in conseguenza del dilagare della rivoluzione francese negli stati italiani. L’invasione francese di Napoli si ha nel 1798 provocando l’immediata fuga dei reali in Sicilia, protetti dagli Inglesi.

 

 


 

 

 

– META nel XVIII secolo

Meta antica oggi. (Immagine personale)

 

Per Meta come visto sopra il XVIII secolo si apre con i sismi dell’Aquila del 1703 e della Maiella del 1706. Questi sismi fanno sentire i loro effetti anche qui nella Valle Roveto producendo danni in molti paesi, seppure molto più sfumati rispetto ad altre zone. Superata questa fase vediamo come il paese piano piano torni a crescere sul piano economico e poi demografico. Grazie infatti ad un netto miglioramento climatico si hanno raccolti sostanziosi, che portano a un miglioramento generale delle condizioni di vita dei più umili.

 

Scorcio Meta antica oggi. (Immagine personale)

 

Ciò a sua volta porta ad una crescita demografica che nel minuscolo paese di Meta è già in atto da tempo, che però si rafforza ulteriormente nel tempo determinando dapprima una risalita a 407 unità registrate nel 1706, l’anno del sisma della Maiella, salendo infine fino a 448 unità nel 1779. Questi numeri seppure piccoli per una realtà come Meta sono importanti, in quanto si parla di un piccolo paese di montagna, dove sarebbe più facile una diminuzione che un incremento.

 

Scorcio Meta antica oggi. (Immagine personale)

 

Allo stesso tempo pur in condizioni assolutamente non facili il paese dimostra dinamicità anche sul piano amministrativo riuscendo a completare la formazione del proprio catasto nel 1746, in linea con la riforma del catasto voluta dal nuovo governo borbonico.

Da osservare è il nuovo stemma cittadino presente nel catasto. Questo porta una colonna, sormontata da un diadema distaccato da essa. Al di sopra del diadema si legge: Meta. Ai lati della colonna vi sono due lettere maiuscole: F e C. Non sembrerebbero di difficile interpretazione; è possibile che siano le iniziali di Fabrizio Colonna. Lo stemma è ripreso nell’Archivio di Stato di Napoli sezione Amministrativa, dal Catasto Onciario, n. 3047, dell’anno 1746.

 

La Valle Roveto vista da Meta. (Immagine personale)

 

Da segnalare poi è la crescita del brigantaggio che nella Valle Roveto si fa sempre più pressante. La Valle Roveto è in qualche modo una delle zone più battute da questo genere di persone poichè è una valle stretta e lunga con montagne alte su entrambi i fronti con grandi boschi che nascondono bene, assicurando un passaggio sicuro per questi briganti.

Le forze borboniche non riescono nonostante un certo impegno a frenare la crescita del fenomeno. Questi briganti non esitano ad entrare nelle case della povera gente e rubare di tutto persino il bestiame che per queste povere famiglie è la loro unica fonte di reddito e sostentamento.

 

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)

 

Alla fine del secolo infine troviamo un nuovo irrigidimento del clima che porta con se nuovi problemi per i raccolti che tendono di nuovo ad essere scarsi e di più bassa qualità.

 

 


STORIA DI META