META – STORIA DI META – XV secolo


STORIA DI META


 

 

 

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XV secolo

 

 

 

– Meta e la Marsica nella prima parte del secolo XV

 

Stemma della famiglia Orsini.

 

Arriviamo quindi all’inizio del XV secolo con la Marsica sempre più strutturata in due contesti,  la contea di Celano ancora retta dai Berardi, che nel frattempo l’hanno estesa a numerosi borghi locali e la contea di Tagliacozzo, che grazie alla forza e perseveranza della famiglia Orsini, si consolida arrivando ormai ad avere potere anche nella contea d’Albe, grazie ad una certa penetrazione economica e in parte politica.

 

Alba Fucens in una litografia di Eduard Lear nel 1843

 

La penetrazione politica degli Orsini su Albe raggiunge infine il suo scopo con la conquista del grande feudo a inizio secolo. Ciò si rende possibile grazie al forte contributo militare che gli Orsini danno all’esercito del re di Napoli nelle sue guerre di conquista  in Italia.

 

Ladislao I re di Napoli all’inizio del XV secolo. (Immagine da Wikipedia)

 

In seguito a questo il re di di Napoli riconosce nel 1404 agli Orsini la titolarità sulla contea d’Albe. Da questo momento gli Orsini ottengono di comandare sia su Albe che su Tagliacozzo, avendo contemporaneamente una forte base in Abruzzo e un ‘altra nel Lazio riuscendo grazie ai territori confinanti di possedere un unico grande territorio di confine che faccia pesare la sua influenza sul contesto statale ora del primo, ora del secondo.

 

Palazzo Ducale di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)

 

Ma  i tempi sono mutevoli e aver ottenuto simili risultati genera invidia e gelosia da parte delle altre grandi famiglie locali e nel caso degli Orsini, parliamo dei Colonna, l’altra grande famiglia di potere romana, loro acerrima nemica. Nel contesto statale dello Stato della chiesa d’inizio ‘400 non domina il papa la cui sede in questo momento è in Francia, ma bensì le grandi famiglie del patriziato romano a cominciare dagli Orsini e dai Colonna.

La svolta negativa per gli Orsini arriva dopo il 1414, con l’ascesa della nuova regina Giovanna I che prende in antipatia la famiglia romana. Contemporaneamente nel 1417 viene eletto papa un Colonna ovvero, papa Martino V che procede rapidamente a far tornare la sede papale a Roma, mettendo fine allo scisma d’Occidente. Papa Martino V prende a cuore le sorti di Roma ormai ridotta a un piccolo villaggio di soli 20.000 abitanti e la ristruttura in profondità, ma allo stesso tempo non dimentica la sua famiglia a cui vuole assicurare un futuro roseo e farà di tutto per questo, anche passare sopra gli Orsini.

 

Giovanna II regina di Napoli.

 

Nel 1418 il deterioramento dei rapporti fra la nuova regina Giovanna II e gli Orsini spinge lei a togliere a questi la contea d’Albe per assorbirla dapprima nel demanio statale, per girarla nel 1423 ai Colonna nella persona di Lorenzo Colonna, fratello del papa.

Ma questi muore dopo pochi mesi dalla nomina e la contea d’Albe viene trasmessa al figlio Edoardo. Ciò porta i rapporti già tesi fra le due grandi famiglie patrizie ad un livello di aperto scontro, ma la forte volontà pacificatoria del papa mette tutto a tacere per qualche anno.

Anzi gli Orsini devono anche accettare il matrimonio nel 1424 fra Edoardo Colonna e Jacovella Berardi, ultima erede della gloriosa casa di Celano che porta in dote a loro la grande contea celanese, unendo in questo modo in un solo colpo due grandi territori e portando all’unificazione della Marsica.

 

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)

 

Nel contesto feudale di  questa prima parte di secolo troviamo che il paese di Meta resta quasi estraneo a tutto questo fervore politico e questo grazie alla sua posizione dominante che lo rende inattaccabile. Al momento non abbiamo notizie dirette sul borgo in questo periodo, ma giudicando il contesto possiamo estrapolarne dei pensieri.

 

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)

 

Come detto Meta si è ormai consolidato come grande fortilizio di montagna  che posto a nido d’aquila risulta invicibile. La presenza di questo feudo per chiunque controlli il territorio della Valle Roveto vale oro, poichè all’inizio del ‘400 il percorso lungo la Valle Roveto è  necessario per le comunicazioni fra sud e nord Italia.

 

La Valle Roveto vista da Meta. (Immagine personale)

 

Dai tempi dei Berardi durante la fase della contea dei Marsi, la Valle Roveto viene progettata come struttura di controllo attraverso la costruzione delle numerose fortezze di montagna, tra cui appunto Meta, che ora a distanza di quasi 3 secoli dalla fine di quel contesto statale si dimostrano ancora pienamente attuali nell’ambito dell’attuale contesto politico.

 

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)

 

Meta  è sicuramente tra le fortezze di montagna più ambite e meglio strutturate per resistere a qualsiasi attacco militare. Ricordiamoci che a inizio secolo le tecniche militari stanno solo ora evolvendo, in quanto fino ad ora sono rimaste stabili.

Negli anni 1420 come detto abbiamo il cambiamento di potere locale nella Marsica a favore dei Colonna con il matrimonio fra Edoardo Colonna e Jacovella Berardi. Gli Orsini per ora sono costretti a bloccarsi per la presenza del papa, ma s’inseriscono nel contesto militare del regno di Napoli attraverso la loro partecipazione alla guerra dell’Aquila in corso nei primi anni 1420.

Senza entrare qui nel contesto di questo grande scontro militare osserviamo la nascita di nuovi attori politici come Jacopo Caldora che emerge su tutti come grande capitano di ventura, nel risolvere la guerra dell’Aquila arrivando a sconfiggere e uccidere il rivale militare Braccio da Montone. Jacopo Caldora è come detto un grande capitano di ventura del tempo e ha in Abruzzo la sua origine familiare composta da piccoli feudatari locali che con lui fanno un grande salto di qualità negli anni avvenire.

 

Il castello di Celano oggi. (Immagine personale)

 

Siamo quindi agli anni 1430 che iniziano con la morte nel 1431 di papa Martino V. La morte del papa scatena tutta una serie di vicende che erano rimaste sottotraccia negli anni precedenti. Innanzitutto si rompe il matrimonio fra Jacovella Berardi che si sente sottomessa ad un uomo che non ama.

Ella appena dopo la morte del papa fugge da Roma e torna a Celano dove riprende possesso della sua antica terra e nel giro di qualche anno nonostante le forti opposizioni di casa Colonna e della regina stessa ottiene l’annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota.

Allo stesso tempo gli Orsini vorrebbero intervenire per riprendersi Albe ma non riescono per l’intervento di Giacomo Caldora, che senza scendere qui nei dettagli, prende agli Orsini e ai Colonna le contee di Tagliacozzo e Albe nel 1436, che passano così di mano.

 

Palazzo Ducale di Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

In questi anni le vicende politiche cambiano spesso e i vari capitani di ventura così come le grandi famiglie baronali (come Colonna e Orsini) devono cambiare spesso parte politica su cui puntare, determinando così veloci  cambi di fronte che si riversano sui propri feudi che passano di mano in modo veloce. Albe, Tagliacozzo e Celano erano tre grandi feudi posti ai confini fra regno di Napoli e stato pontificio, possederli significava potere e quindi questi tre contesti sono sempre sotto scacco.

 

Celano oggi. (Immagine personale)

 

A Celano tuttavia nonostante questi cambi di fronte troviamo ancora i Berardi che con Jacovella dimostrano di essere ancora capaci di far fronte alle tempeste politiche e riuscire a muoversi nella politica del tempo. Jacovella essendo donna sa di non essere accettata come padrona di Celano per cui rimasta sola dopo la fine del matrimonio imposto con Colonna deve sposarsi nuovamente e per questo sceglie Jacopo Caldora che nonostante la vecchiaia, è intorno ai 70 anni al momento che Jacovella che ha poco più di 20 anni gli propone il matrimonio con lei. Jacopo rimasto affascinato da questa giovane e intrapendente donna accetta e i due si sposano nel 1439. Jacopo con Albe e Tagliacozzo e Jacovella con Celano riuniscono i feudi e per poco tempo la Marsica torna indipendente.

 

 

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)

 

Su Meta negli anni 1430 sappiamo poco o nulla, ma sicuramente il fortilizio rimane un punto sicuro di controllo della Valle Roveto dove in questi anni gli eserciti transitano di continuo visto l’importanza logistica proprio dell’Abruzzo del tempo e della Marsica in particolare. Meta sotto il profilo politico continua a far parte della contea d’Albe soggetta negli anni 1430 Jacopo Caldora, grande uomo d’armi del tempo.

Gli abitanti di Meta in questi anni sono verosimilmente rimasti stabili sotto il profilo demografico e si ritrovano sempre occupati perlopiù nell’agricoltura seguendo quelle che sono i tempi di questa, ovvero i tempi dei raccolti e anche dei tempi religiosi che con le varie festività scandiscono i ritmi di vita locali.

Nel 1439 intanto muore Jacopo Caldora e nei feudi di Albe e Tagliacozzo gli succede il figlio Antonio che governa per qualche anno su questi e gli altri intestati al padre. Tralasciando qui il contesto storico generale ci soffermiamo un attimo su quello locale. Il governo di Antonio Caldora termina nel 1442, allorquando il nuovo re di Napoli rida a Giovanni Antonio Orsini i feudi di Albe e Tagliacozzo, che erano stati strappati alla sua famiglia nei decenni precedenti.

 

Palazzo ducale di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)

 

Nel contesto della guerra di successione al trono napoletano tra Aragonesi e Angioini vincono nel 1442 i primi con Alfonso Trastamara re d’Aragona. Alfonso divenuto nuovo re di Napoli si affretta a pacificare il regno e in questo contesto riconsegna come detto a Giovanni Antonio Orsini le contee di Albe e Tagliacozzo, nonostante che lui come uomo d’armi, avesse parteggiato per gli Angioini. A questo punto nella Marsica per qualche anno la situazione appare tranquilla, seppure accettata malvolentieri dai Colonna, che iniziano in tono minore lo scontro per i feudi marsicani con gli Orsini.

 

Scorcio di Meta antico oggi. (Immagine personale)

 

A Meta la situazione rimane sostanzialmente invariata anche negli anni 1440 con la popolazione che rimarrebbe ferma sul piano demografico. Nella Marsica dell’epoca la situazione effervescente fra le due casate degli Orsini e dei Colonna compromette la crescita della zona in quanto l’area è sempre preda di scontri più o meno grandi e i poveri abitanti della zona.

 

 


 

 

 

 

– Meta e la Marsica nella seconda metà del XV secolo

 

Terremoto dell’Irpinia del 1456

 

Nel 1456 muore Giovanni Antonio Orsini senza figli e i feudi di Tagliacozzo e Albe finiscono al demanio. Nello stesso anno un tremendo terremoto colpisce l’Irpinia e suoi effetti si manifestano in modo forte fino a tutto il centro Italia investendo in pieno anche la Marsica. Qui i maggiori danni si concentrano nella Piana del Cavaliere.

 

Scorcio di Meta. (Immagine personale)

 

A Meta e nella Valle Roveto gli effetti sismici si sentono e vari danni si creano, ma in forma minore rispetto ad altre zone. Nello specifico non sappiamo quanto questo sisma abbia inciso sull’abitato e sul castello di Meta, ma sicuramente il sisma si è inteso bene.

 

Terremoto dell’Aquila del 1461

 

Negli anni successivi avvviene un nuovo sisma che scuote l’Abruzzo con epicentro nell’area aquilana. Il sisma si manifesta il 24 novembre 1461 con una potenza di 6,5 Mw e provoca effetti devastanti in tutta l’area aquilana con effetti importanti anche nell’area marsicana delle contee di Tagliacozzo, Albe e Celano.

 

Altopiano delle Rocche oggi. (Immagine personale)

 

L’area marsicana più colpita risulta quella dell’Altopiano delle Rocche, ma anche l’area fucense, quella palentina ne risentono fortemente. Riguardo alla Valle Roveto al momento non abbiamo notizie, ma sicuramente la scossa si è intesa forte provocando diversi danni. Per cui anche Meta che si trova a 1050 m ha avvertito la scossa dell’Aquila.

Nel 1461 intanto si concludono le vicende della famiglia Berardi a Celano con la defenestrazione della contessa Jacovella e del figlio Ruggerone in favore di Antonio Piccolomini. In breve abbiamo la contessa Jacovella che dopo la morte del secondo marito Jacopo Caldora nel 1439 s’innamora di un giovane nipote del precedente marito di poco più giovane di lei, Leonello Acclozamora.

 

Immagine di fantasia del matrimonio tra Jacovella
Berardi e Leonello Acclozamora nel 1443

 

Anche per lui lei è fantastica e pochi anni dopo i due si sposano, per lei è il terzo matrimonio, ma quello più importante. I due hanno 3 figli di cui il più grande si chiama Ruggero, detto poi in età adulta Ruggerone. Per anni la coppia comitale va d’amore e d’accordo riuscendo insieme a gestire in modo indipendente e profittevole la contea di Celano.

Successivamente nel 1458 il conte di Celano Leonello muore e Jacovella rimane di nuovo sola a gestire la sua importante contea. La gestione è buona ma il primogenito che è ormai adolescente vorrebbe da subito succederle. Lei non approva e ne nasce un duro conflitto fra madre e figlio. Ad un certo punto il figlio viene raggirato da un capitano di ventura di poco più grande di lui e con il suo aiuto fa imprigionare la madre, che non riesce a tenere a bada il figlio.

 

Il castello di Celano oggi. (Immagine personale)

 

Siamo nel 1461 e il figlio divenuto nuovo conte di Celano viene derubato della ricchezza della madre e poi abbandonato alla sorte. Il papa Pio II disgustato di questa storia, ma cogliendo l’occasione per prendersi la contea di Celano fa liberare la contessa e la porta a Roma. Qui Jacovella ringrazia il papa, che però le dice pure che la sua reggenza a Celano finisce qui, in quanto la contea è stata data a suo nipote Antonio Piccolomini.

 

Papa Pio II. (Immagine da https://laricerca.loescher.it/educare-il-corpo-del-re/)

 

Jacovella ottiene in compenso la contea di Venafro dove morirà qualche anno dopo. Ma la storia non finisce qui poichè Ruggero Acclozamora resosi tardivamente conto del grave danno fatto tenta di rimediare rifugiandosi nella rocca di Balsorano dove tra il 1461 e il 1470 guerreggia lungo la Valle Roveto contro Piccolomini per riprendersi Celano.

 

Il castello di Balsorano oggi.

 

Piccolomini è forte e riesce a respingere gli attacchi di Acclozamora ma non tanto da espugnare Balsorano e solo la stanchezza di Acclozamora porta alla fine di questo lungo conflitto. Acclozamora decide infatti di andare in  Francia e mettersi al servizio del re francesse, lasciando così Balsorano che viene espugnata nel 1470.

Ebbene siamo portati a credere che la guerra pochissimo citata nei vari libri di storia fra Acclozamora e Piccolomini abbia in qualche modo coinvolto anche la rocca di Meta, anche se non sappiamo per quale parte essa parteggiasse. D’altra parte se la storia appena raccontata è vera, le rocche lungo la Valle Roveto non possono non essere state coinvolte vista la lunghezza della guerriglia in corso fra i due.

 

Napoleone e Roberto Orsini dipinti nella scena della
Natività nel Palazzo Ducale di Tagliacozzo

 

Sull’altro lato assistiamo alla restituzione alla famiglia Orsini dei feudi di Albe e Tagliacozzo nel 1464 nelle persone dei fratelli Roberto e Napoleone Orsini. Questi facendo valere la loro forza militare e il loro impegno per il re riprendono i tanto agognati feudi di famiglia di Albe e Tagliacozzo.

I Colonna però non demordono e tentano in varie occasioni di mettere in difficoltà gli Orsini sia a Roma che nella Marsica, ma almeno per ora le due contee sono saldamente in mano orsina. Negli anni di reggenza dei fratelli Orsini che va dal 1464 al 1480, vengono avviati importanti lavori di ristrutturazione di varie rocche e palazzi presenti nei due feudi a cominciare dal palazzo comitale di Tagliacozzo, del castello di Scurcola, dal castello di Avezzano, e del castello di Albe che viene ricostruito e reso più moderno, mentre molte altre rocche sono del tutto abbandonate.

 

Il castello di Alba Fucens. (Immagine personale)

 

Meta come fortilizio è più che mai attiva, anche perchè fino al 1470 potrebbe e il condizione è d’obbligo, essere stata usata come fortezza da Piccolomini o Acclozamora nella difesa o offesa dell’uno o nell’altro. Arriviamo quindi al 1470 e Meta continua ad essere territorio della contea d’Albe o meglio di Avezzano, visto che questo piccolo villaggio è divenuto nel corso del ‘400 il nuovo centro amministrativo della contea per via di una logistica molto più efficace.

 

Virginio Orsini conte di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1480 muore Roberto Orsini e a lui dovrebbe succedergli nei feudi di Albe e Tagliacozzo il nipote Virginio, figlio del defunto fratello Napoleone morto anni prima, ma la logica non sempre è così ovvia. Virginio infatti non viene riconosciuto dal papa e dal re Ferdinando che tolgono lui la contea d’Albe per ridarla in secondo tempo alla famiglia Colonna. Quindi a Virginio va solo la contea di Tagliacozzo, mentre Albe va a Fabrizio Colonna che diventa il nuovo conte d’Albe.

 

Fabrizio Colonna conte d’Albe 1481-84. (Immagine da Wikipedia)

 

Questa cosa manda su tutte le furie sia Virginio con il resto della famiglia Orsini e a questo punto la guerra sottotraccia fra Orsini e Colonna esplode in tutta la sua furia. Virginio dichiara guerra ai Colonna mettendo a ferro e fuoco residenze e feudi nel Lazio. In breve la guerra fra Orsini e Colonna si allarga all’Abruzzo e le due famiglie entrano in una guerra diretta coinvolgendo in poco tempo anche il papato e il regno di Napoli.

 

Gli anni 1480 sono un continuo guerreggiare fra gli Orsini e

i Colonna per il conrollo della Marsica. (Immagine personale)

 

La guerra fra le due famiglie si fa talmente cruenta che il papa è costretto ad intervenire per pacificare le due famiglie, ma il tentativo fallisce e allora a Virginio viene tolta anche la contea di Tagliacozzo. Questo porta ad un inasprimento del conflitto che dura fino al 1484, ma Ferdinando per pacificare la situazione fa marcia indietro alla sua decisione del 1480 e restituisce entrambe le contee a Virginio. Senza entrare qui nei dettagli, la decisione del re scontenta i Colonna che meditano vendetta, ma per il momento devono cedere visto che la guerra con Virginio ha causato troppe perdite sia umane che finanziarie.

 

La Valle Roveto vista da Meta. (Immagine personale)

 

Nella guerra fra Virginio Orsini e i Colonna tutti i paesi della Marsica sono in qualche modo coinvolti chi direttamente chi indirettamente. Anche la Valle Roveto è coinvolta direttamente nel conflitto del 1480-84, ma non sappiamo quanto questo abbia inciso, se ha inciso su Meta. Sul piano politico troviamo Virginio Orsini che uscito vittorioso dal conflitto procede a ristrutturare le principali rocche della zona.

 

La Piana del Fucino. (Immagine personale)

 

Diciamo che questo periodo di tregua dura tra guerre e altro dal 1486 al 1494. In questa fase la Marsica respira, si riparano i danni ancora presenti dei sismi di metà secolo e si procede in molti paesi a creare nuovi spazi abitativi per rispondere alla domanda di crescita della popolazione presente in molti borghi della Marsica.

 

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)

 

Meta per quel che abbiamo inteso nel periodo tra il 1486 e il 1494 non comparirebbe tra i fortilizi restaurati da Virginio, per cui potrebbe essere stata considerata di secondaria importanza. Detto questo la vita per gli abitanti di Meta si concentrerebbe ora non più solo sull’agricoltura, ma anche sulla pastorizia con diversi abitanti maschi impiegati in questo ambito. La popolazione di Meta molto religiosa continua a vivere anche seguendo i tempi religiosi con le sue feste che scandiscono il corso dell’anno.

 

L’Italia all’avvento dei Francesi in Italia nel 1494.

 

Arriviamo quindi al 1494 con la morte del re Ferdinando I ed è a questo punto che si aprono nuovamente i giochi. In poco tempo ben due sovrani succeduti a Ferdinando muoiono velocemente arrecando un grave danno alla casa reale di Napoli, rendendola in qualche modo più debole. Nel frattempo Spagna e Francia marciano verso l’Italia per spartirsela vedendo in essa un occasione di crescita, visto che la penisola nel corso del secondo ‘400 appare come il territorio europeo più ricco del continente e l’area napoletana appare la più desiderabile, non solo per la sua ricchezza ma anche per la sua logistica posta al centro del Mediterraneo.

 

Carlo VIII di Francia. (Immagine da Wikipedia)

 

Le danze sono aperte da Carlo VIII di Francia che scende in Italia nel 1494 e quando questi muore il suo lavoro è proseguito dal suo successore Luigi XII. Allo stesso tempo il re spagnolo Ferdinando V entra in scena anch’egli e inizia a guerreggiare per prendersi il sud Italia. Insomma la guerra fra Francia e Spagna per la conquista del sud Italia va in scena dal 1494 al 1504, trascinando in questo conflitto tutti gli stati italiani che vengono risucchiati dai due contendenti.

 

Gli anni tra il 1494 e il 1498 sono un
continuo guerreggiare fra gli Orsini e i Colonna

per il conrollo della Marsica. (Immagine personale)

 

In questo quadro riprende più forte che mai la guerra fra Orsini e  Colonna per il controllo della Marsica. Il conflitto fra le due famiglie va in scena a più riprese in questi 10 anni coinvolgendo direttamente il territorio marsicano, ma alla fine troviamo Virginio che viene dapprima arrestato con una scusa nel 1497 e poi avvelenato in carcere e Fabrizio Colonna uscirne vincitore grazie anche alla sua forza militare e quindi al sostegno ai due contendenti in un continuo rovescio di alleanze.

 

Fabrizio Colonna conte d’Albe e Tagliacozzo nel
1497-1504. (Immagine da Wikipedia)

 

Fabrizio Colonna ottiene dapprima la titolarità delle contee di Albe e Tagliacozzo attraverso due diplomi reali nel 1497 e nel 1499 e poi la sua elevazione a 1 duca di Tagliacozzo nel 1504, quando i due feudi di Albe e Tagliacozzo sono fusi insieme dando vita al più grande feudo del ducato di Tagliacozzo. Gli Orsini muovono guerra ai Colonna, ma non riescono più a mettere in discussione il nuovo assetto, arrivando infine a dover rinunciare alla Marsica.

 

 


STORIA DI META