
STORIA CHIESA DELLA SANTISSIMA TRINITA’
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XIX secolo
– La chiesa della Santissima Trinità nel primo ‘800

Scorcio di Meta antica. (Immagine personale)
Nel 1806 dopo alcuni anni di ritorno dei Borbone i Francesi attaccano di nuovo il regno di Napoli riconquistandolo. I Borbone se ne vanno nuovamente in Sicilia protetti dagli Inglesi, invece i Francesi una volta preso il potere non aboliscono la monarchia semplicemente ne cambiano gli attori, dando il trono al fratello di Napoleone, Giuseppe. Giuseppe rimane al potere fino al 1808, quando accetta diventare re di Spagna e si traferisce a Madrid.

Gioacchino Murat re di Napoli (1808-15). (Immagine da Wikipedia)
Al suo posto va il cognato Gioacchino Murat che rimane re di Napoli fino al 1815. Il ritorno dei Francesi che questa volta rimangono 10 anni da loro modo di fare quelle riforme non fatte in precedenza. La prima di queste riforme riguarda l’abolizione del feudalesimo nel 1806. Questa riforma più di tutte le altre incide sulla Marsica comportando la costruzione di una nuova realtà amministrativa, ma soprattutto si ha una rivoluzione culturale che però la piccola realtà rurale non apprezza subito.
Nello specifico al livello territoriale la riforma dell’abolizione del feudalesimo viene accompagnata da una nuova riforma amministrativa che porta i grandi paesi a riunirsi con i piccoli sottoforma di grandi comuni. Ciò comporta per Meta la perdita della propria autonomia secolare per divenire frazione di di Civitella Roveto.

La chiesa della Santissima Trinità oggi. (Immagine personale)
Al livello sociale queste riforme non incidono per nulla e la popolazione continua a vivere come prima in gravi condizioni di grande ristrettezza. La chiesa di Meta in questa fase di trasformazione continua ad essere per la popolazione del paese un valido punto di riferimento civile, oltre che chiaramente religioso

Re Ferdinando I delle DUE Sicilie. (Immagine da Wikipedia)
Successivamente con il ritorno dei Borbone nel 1815 la situazione non cambia e il piccolo paese di Meta continua a fare la sua vita come un secolo prima, con l’unica differenza del brigantaggio che aumenta nel corso del primo ‘800.
In questo senso vediamo aumentare a Meta come negli altri villaggi della Valle Roveto, gli episodi criminosi compiuti dai Briganti e nulla riesce a fare la polizia borbonica nel controllo del territorio, specie della Valle Roveto sottoposta di continua a fenomeni criminali come gli assalti ai paesi e alle diligenze.

Immagine di briganti che assalgono una diligenza nel 1817.
Meta con la sua struttura arroccata tra le montagne è una località perfetta per i briganti sia per fare razzia che per nascondersi e questo certo non favorisce la tranquillità dei suoi abitanti che continuano a dedicarsi principalmente all’agricoltura e alla pastorizia. Durante questa fase la chiesa della Santissima Trinità continua ad essere il fulcro della vita religiosa e civile del piccolo borgo.


Resti dell’antica chiesa della Santissima
Trinità nella sua 3 versione del 1640. (Immagini personali)
Nel corso degli anni la politica dei Borbone non incide granchè sul miglioramento sociale di Meta, della Valle Roveto e di altre zone, finendo per rinchiudersi in contesto repressivo. Ferdinando II è il re borbonico che più ha cercato di venire incontro ai bisogni della popolazione e sicuramente le sue molte politiche di aperture hanno favorito tanti fenomeni di sviluppo locale.
Non da ultimo la risoluzione del problema del lago Fucino, che se ha trovato poi uno sbocco stabile con il banchiere Torlonia, lo si deve anche a re Ferdinando, che ha provato tramite il suo governo ad affrontare il problema mettendo attorno ad un unico tavolo tutti gli attori del caso dagli ingegneri ai finanzieri.
Però come detto forse per le difficoltà del momento o forse perchè non ha capito lo spirito dei tempi non è riuscito a gestire il nuovo corso politico, che nel regno delle Due Sicilie comunque si è manifestato, nonostante le scarse aperture politiche, portando quindi ad una politica infine repressiva.
– La chiesa della Santissima Trinità nella secondo ‘800
Arriviamo quindi alla fine del periodo borbonico e l’inizio del nuovo regno d’Italia nel 1861. Negli anni 1850 il regno borbonico volge al termine e il vecchio re Ferdinando II ormai votato ad una politica molto conservatrice non riesce a cogliere il segno dei tempi, accelerando così la fine dell’esperienza borbonica nel sud Italia.

Re Ferdinando II in una foto degli anni 1850. (Immagine da Wikipedia)
Considerando tutto l’arco del primo cinquantennio ottocentesco del regno delle Due Sicilie, di cambiamenti seppure minimi nel primo ‘800 ve ne sono stati e anche se spesso si è cercato di contrastarli con politiche repressive, il tutto ha seguito comunque un suo sviluppo, sostenuto in parte anche dalla monarchia borbonica, con il re Ferdinando II oscillante in più di un occasione fra slanci di modernità e dure politiche conservatrici. Ma il tutto è partito dall’abolizione nel 1806 del sistema feudale con una progressiva ricostruzione di un nuovo ordine sociale e amministrativo a tutti i livelli.
Per Meta ciò si è tradotto nella perdita dello status di comune, per divenire frazione di Civitella Roveto. Ma ciò non si è sempre espresso in un progresso sociale, anzi in più casi ha portato più danno che beneficio.

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)
Testimonianza di ciò è il caso avvenuto nel 1850 del Vice prefetto di Avezzano che accusa il comune di Civitella Roveto di egoismo rispetto alle esigenze della popolazione di Meta. Sul piano occupazionale nel 1850 chi vive nel paese continua ad essere impegnato nelle solite attività di agricoltura, pastorizia e piccolo artigianato. Mentre sul piano sociale la chiesa della Santissima Trinità rimane il fulcro sociale della piccola comunità.

La chiesa della Santissima Trinità oggi. (Immagine personale)
Più avanti tra il 1859 e il 1860 si arriva alla fine del regno borbonico, attraverso lo scatenarsi della seconda guerra d’indipendenza, dove il regno di Sardegna guidando la riscossa nazionale contro le forze straniere, adoperandosi attraverso l’alleanza con la Francia di Napoleone III scatena la guerra contro L’Austria.

Meta oggi.(Immagine personale)
La guerra viene vinta dalla Sardegna e attraverso la mediazione della Francia questa ottiene la Lombardia dall’Austria. A questo punto come in un gioco a domino si arriva negli stessi mesi a una serie rivolte locali che cacciano i governanti filo austriaci dai ducati di Parma e Modena e dal Granducato di Toscana. Attraverso brevi plebisciti si uniscono alla Sardegna.
Successivamente il domino arriva al regno delle Due Sicilie segnandone la fine nel 1860. Qui il generale Garibaldi con una straordinaria manovra politica e di fortuna e con un pugno di uomini sbarca in Sicilia, sfruttando la sua fama di grande militare e con le sue grandi doti politiche, forma un grande esercito sostenuto anche dalla nobiltà locale, che affronta e sconfigge ripetutamente l’esercito borbonico.

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)
I Borbone in ottobre dopo l’ennesima sconfitta abbandonano Napoli e Garibaldi prende il loro posto per consegnare il regno nelle mani di Vittorio Emanuele II di Sardegna il 24 ottobre successivo.
A sua volta arriva il domino per lo stato pontificio dove il re scendendo verso Garibaldi conquista i territori della Romagna, delle Marche e dell’Umbria che sono tolti al papa. Pochi mesi dopo viene proclamato il nuovo regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II di Savoia.

Proclamazione del regno d’Italia (17-3-1861). (Immagine da Wikipedia)
Così una volta che il nuovo regno d’Italia si è formato, questo va consolidato e per farlo si cerca di sconfiggere il Brigantaggio del sud, vera piaga sociale che ostacola la completa pacificazione nazionale.
Ciò porta il nuovo Stato nazionale a mandare molti reparti di gendarmeria per riuscire a spezzare la resistenza dei Briganti, disseminati con le loro bande per le montagne degli Appennini e ciò è quello che capita anche nella Valle Roveto.

La Valle Roveto oggi. (Immagine personale)
Nella Valle Roveto i Briganti fin dalla loro formazione sono sempre stati presenti portando numerosi problemi di ordine pubblico alla zona. Con il tempo però la situazione si è andata sempre più aggravando, arrivando sia qui nella Valle Roveto che nel resto del sud Italia ad una situazione fuori controllo nel periodo 1850-60.
Per cui lo Stato Italiano ora che si è formato si adopera con grande forza per sterminare questo fenomeno. Ciò però implica che tutti i territori tra cui la Valle Roveto e la stessa Meta siano interessati da una forte azione di polizia.
Ciò porta a Meta e nella Valle Roveto a duri combattimenti tra la nuova polizia italiana e i Briganti che nell’arco del decennio 1860-70 vengono infine sconfitti. I Briganti presenti da sempre fra le montagne della Valle Roveto, nell’ultimo periodo, complice anche i grandi mutamenti politici, divengono particolarmente pericolosi, compiendo grandi azioni criminali contro le povere popolazioni dei vari paesi della Marsica e in particolare della Valle Roveto.

Il monte Viglio oggi (Immagine personale)
Il nuovo governo nazionale inizia una grande caccia contro questi criminali. La guerra che inizia nel 1860 tra polizia nazionale e Briganti è da subito complicata per tante ragioni, tra cui le forti asperità del territorio montano e la grande diffidenza e iniziale ostilità della gente, che però alla fine cede dandogli fiducia, soprattutto per la grande insofferenza verso i Briganti, che compiono grandi stragi per i paesi, alienandosi così definitivamente il sostegno popolare.

Scontro a fuoco tra i Briganti e la polizia italiana
Come detto nella Valle Roveto e probabilmente qualcosa anche a Meta, si hanno molti duri combattimenti tra la nuova polizia italiana e i Briganti che nell’arco del decennio 1860-70 vengono infine sconfitti.

Scorcio di Meta antico oggi. (Immagine personale)
Meta entra nel nuovo periodo nazionale rimanendo una frazione di Civitella Roveto, con un economia basata sull’agricoltura e pastorizia, con una popolazione ignorante ed estremamente religiosa.

La chiesa della Santissima Trinità oggi. (Immagine personale)
In questo quadro la chiesa di Meta continua anche con il nuovo regno d’Italia a servire il piccolo paese e lo serve anche come chiesa sepolcrale fino al 1873, allorquando avviene l’ultima tumulazione della sua storia.

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)
Successivamente i morti verranno seppelliti nel nuovo cimitero del paese. Il periodo tra fine ‘800 e inizio ‘900 vede il paese di Meta interessato da crisi economiche varie, che portano una parte della popolazione ad emigrare verso l’America. Allo stesso tempo chi rimane continua ad impiegarsi nell’agricoltura e nell’allevamento degli animali.

Scena di lavoro nei campi di Civita d’Antino a fine XIX secolo
