
STORIA CHIESA DELLA SANTISSIMA TRINITA’
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XVII secolo
– La chiesa della Santissima Trinità nel XVII secolo

Il borgo di Meta oggi. (Immagine personale)
All’inizio del ‘600 la situazione climatica peggiora con inverni sempre più freddi ed estati piovose, ciò comporta raccolti andati a male e forti problemi di nutrizione per la popolazione. Se a ciò aggiungiamo l’enorme carico fiscale spagnolo, la situazione che si presenta è di gravi problemi. La Marsica fino a inizio ‘600 grazie alla sua geografia ha di che sfamarsi anche se con sempre maggiore difficoltà e la presenza del confine con il vicino Stato pontificio porta ad una maggiore vendita di prodotti e a discrete entrate.
Ma il periodo è duro per tutti e nonostante gli sforzi di Casa Colonna la situazione peggiore rapidamente sia in chiave economica che soprattutto sociale con un calo costante della popolazione.

Il monte Viglio visto da Meta. (Immagine personale)
Meta da questo punto di vista non fa eccezione, a maggior ragione parlando di un paese di montagna come questo. Qui l’inverno nel 60O dura molti mesi, non permettendo alcun tipo di coltivazione e anche la pastorizia ne risente, in quanto senza cibo gli animali muoiono e togliere gli animali ai poveri contadini della Marsica significa ammazzare la gente. Nel corso degli anni la situazione poi non migliora anzi peggiora. Il clima rimane quello che è senza raccolti la popolazione muore di fame, spingendo qualcuno addirittura ad andarsene.

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)
Quindi a Meta il periodo è duro e qui vi è anche la crisi determinata dal brigantaggio, che tempesta il territorio della Valle Roveto con numerose azioni criminali. Nel piccolo borgo la popolazione cerca di andare avanti alla bene in meglio, sempre facendo riferimento alla sua chiesa. Ma la chiesa della Santissima Trinità mostra come struttura tutti i segni del tempo, portando la popolazione a decidere di abbattere il vecchio edificio religioso e di erigerne uno nuovo nello stesso posto.

La chiesa della Santissima Trinità oggi. (Immagine personale)
Avviene così che nel 1639 la vecchia chiesa viene distrutta ed eretta una nuova. I lavori della nuova chiesa durano 3 anni e si completano nel 1642 con l’edificazione della nuova struttura religiosa nella sua 3 versione. Questa nuova versione della chiesa della Santissima Trinità durerà fino al 1915, allorquando il tremendo terremoto di Gioia dei Marsi ne determinerà il crollo.
Nel frattempo nella Marsica e nel sud Italia nel corso degli anni 1640 molte persone non riescono più a farcerla, portando tutti alla disperazione e poi alla rabbia. La protesta contro lo stato di cose esistenti si fa sempre più forte, fino a quando una semplice scintilla porta ad una grande rivolta popolare.

La rivolta di Masaniello del 1647. (Immagine da Wikipedia)
La rivolta popolare in questione esplode nel 1647 da Napoli e nel giro di pochissimi giorni si allarga a tutto il meridione. Le truppe spagnole napoletane sono in allerta per possibili infiltrazioni da esterni. Ma questo ormai è poca cosa, in quanto tutto il sud Italia è esploso di rabbia e la rivolta viene a crescere portando le truppe spagnole ad arretrare.
Poi però la situazione si ribalta con l’esercito che riesce a riprendere l’iniziativa e a pacificare l’intero sud Italia nel giro di poche settimane. La conclusione della grande rivolta senza aver ottenuto nulla, demoralizza l’intero meridione italiano.

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)
Risultato di ciò è una maggiore crescita del brigantaggio locale, dove molti dopo aver tentato di essere onesti, divengono disonesti, dandosi alla macchia e avviandosi a divenire briganti. Il brigantaggio nel corso del ‘600 subisce un grande boom, in quanto molte persone non riuscendo più a poter fare una vita dignitosa, per mangiare abbracciano una vita disonesta, fatta da tanti misfatti cattivi. Le montagne della Valle Roveto in questo senso si riempiono di briganti e di tante azioni criminali.

La Valle Roveto vista da Meta. (Immagine personale)
Nello stesso periodo abbiamo un grave terremoto che colpisce la zona di Sora con una magnitudo pare di 6,4 Mw. Il sisma si risente anche nella Valle Roveto e nel resto della Marsica, provocando però danni importanti soprattutto nella Valle Roveto e nelle zone limitrofe, quindi colpendo in modo più intenso soprattutto la Marsica sud.

Terremoto di Sora del 1654.
A Meta non si hanno notizie di danni per questo sisma, ma siamo portati a credere che danni ve ne siano stati seppure superficiali. Tuttavia in mancanza di dati preferiamo terminare qui. Questo terremoto rappresenta la continuazione di una serie di sventure che avvengono in questi anni di forte crisi economica e sociale.
Purtroppo a causa di tutto questo, non è solo la situazione sociale ad implodere, ma anche tutti gli altri settori crollano, con la popolazione che muore di fame. Tra i settori che crollano di più, vi è la sanità con il suo servizio di assistenza praticamente inesistente e la popolazione lasciata a curarsi da sola. In questa condizione le popolazioni marsicane sono preda di condizioni sanitarie bruttissime che porta ad un terreno fertile per malattie.

La Peste del 1656. (Immagine da https://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/apprsecoli/peste1656.htm)
E purtroppo la malattia avviene sotto forma della Peste che trovando terreno fertile si espande a macchia d’olio portando alla morte di centinaia di migliaia di persone nell’arco di appena un anno.
Nella sola Marsica tra il 1656 e il 1657 muoiono 4000 persone, con intere famiglie che si estinguono e paesi che diventano deserti o semideserti. Alcuni hanno la fortuna di non essere toccati come accade a Ortona dei Marsi o Oricola, ma la maggior parte chi più chi meno ha morti per peste.
Su Meta non abbiamo notizie su questo ma pensiamo che anche qui vi siano stati morti. In questo bruttissimo periodo le chiese diventano luoghi frequentatissimi in quanto molte persone per paura della propria anima cercano di espiare in tempo i propri peccati e salvarsi dalla dannazione eterna e ciò viene fatto anche vendendo alla chiesa i propri beni terreni.

La chiesa della Santissima Trinità oggi. (Immagine personale)
Ma in chiesa si viene anche per pregare in un miracolo, che la peste salvi le persone amate o salvi se stessi da questo grande flagello. In questo senso Meta non è diversa dagli altri e il popolo frequenta la nuova chiesa locale per chiedere protezione per se stessi e per i propri cari.

Avezzano in un immagine di fine XVI – XVII secolo
Con la fine della Peste nel 1657 la Marsica è a pezzi, dovendo fare i conti con un fortissimo calo demografico, un economia in piena crisi, con raccolti che vanno sempre male a causa del clima rigido. Ci vorranno decenni affinchè vi sia una piccola ripresa economica e sociale.

Il paese di Meta oggi. (Immagine personale)
Ciò è vero anche per Meta, la cui piccola comunità che riesce a malapena a sostentarsi in condizioni di grande ristrettezza. Gli animali a causa di questo clima rigido, che perdura ancora, muoiono di continuo e per un contadino la morte di un animale comporta tantissimi problemi. In questa fase la chiesa di Meta continua a rappresentare un punto di riferimento per la piccola comunità del paese.
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– XVIII secolo
– La chiesa della Santissima Trinità nel XVIII secolo

Terremoti dell’Aquila del 1703 e della Majella del 1706
Con l’inizio del ‘700 abbiamo i tremendi terremoti dell’Aquila del 1703 e della Majella del 1706 che fanno sentire i loro forti effetti anche nella Marsica, determinando numerosi crolli in diversi paesi en numerosi feriti.
Purtroppo nella Marsica già a fine ‘600 un altro forte terremoto aveva prodotto molti danni in zona. Parliamo del sisma di Bolsena del 1695, che provoca numerosi danni a Celano. Quelli successivi del 1703 e del 1706 aggravano ulteriormente la situazione essendo terremoti forti e soprattutto locali ovvero avvenuti in Abruzzo a poca distanza dal territorio marsicano.

L’Europa nel 1700.
La Marsica all’inizio del ‘700 vive ancora sotto la monarchia spagnola sottoforma di colonia, come tutto il sud Italia che ormai da 200 anni vive la presenza spagnola come un occupazione non come un territorio integrato nello stato spagnolo. Ciò comporta alte tasse spagnole che sottopongono il territorio marsicano a un vero salasso a cui si aggiunge il clima che ancora si trova in fase di freddo intenso.
In alcuni anni il clima è talmente rigido che d’inverno il lago Fucino si gela talmente tanto da formarsi un spesso strato di ghiaccio che si può tranquillamente attraversare a piedi senza il rischio di cadere.

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)
A Meta le alte tasse spagnole, il clima rigido e ora i terremoti comportano una vita di stenti a cui va aggiunto la non ancora ripresa del paese e dei paesi limitrofi dalla tremenda botta della Peste del 1656. Dal generale riconteggio delle anime presenti nei vari paesi della Marsica del 1669 si evince chiaramente la forte contrazione della demografia generale e ciò è presente anche a Meta. Il paese va avanti come può, ma è una vita dura.

La chiesa della Santissima Trinità oggi. (Immagine personale)
La chiesa della Santissima Trinità sembra aver superato discretamente i terremoti d’inizio ‘700 e anche se parliamo di una struttura recente avente al momento dei sismi circa 60 anni è pur sempre una struttura costruita con i criteri dell’epoca e presente in una terra, la Marsica purtroppo soggetta a terremoti esterni ed interni. Come in altri momenti sismici, le chiese sono fra le prime strutture ad essere colpite, qualcuna crolla, ma perlopiù in questo caso molte rimangono in piedi seppure danneggiate.

Il borgo di Meta oggi. (Immagine personale)
Come per la chiesa di Meta, l’intero paese risente dei sismi d’inizio secolo producendo molta paura, ma per quanto i riguarda i danni non sembra essercene d’importanti almeno stando alle poche informazioni avute e interpretate in relazione anche ai centri limitrofi. Il periodo è difficile anche per il grave fenomeno del brigantaggio che viene sempre più crescendo e in questo è complice anche la fame con le alte tasse spagnole che non consentono alla popolazione di vivere, producendo in molti la scelta di divenire briganti.

Avezzano in un immagine di fine XVI – XVII secolo
Un esempio su tutti di quanto il brigantaggio sia un problema ce lo offre il caso di Avezzano che nel 1707 viene saccheggiata da una banda di briganti che mettono a soqquadro il paese. Il brigantaggio è sicuramente figlio di una grave malessere sociale, ma molti di loro non accettano le regole e questo comporta che vige la legge del più furbo e del più forte. Meta è un luogo di montagna (il borgo è a 1050 m di altezza), molto adatto per nascondersi in mezzo ai boschi degli alti monti dei Cantari e poi perfetto come base per espatriare nel vicino stato pontificio.
Insomma Meta con il tempo deve adattarsi a vivere anche stando a contatto con questi malviventi e spesso questa coabitazione è complicata

Scorcio del paese di Meta oggi. (Immagine personale)
Con il tempo però le cose vengono finalmente a migliorare. Con la conclusione della guerra di successione spagnola il sud Italia, pur rimanendo terra coloniale, passa all’Austria nel 1714 rimanendovi fino al 1735 e in questa fase il governo austriaco avvia una serie di riforme che contribuiscono a migliorare la situazione generale.

L’Europa nel 1714
Se il periodo austriaco tuttavia nel sud Italia viene considerato di rinascita lo si deve anche al clima che finalmente cambia tornando ad essere negli anni 1730 più caldo e meno piovoso. Ciò porta da subito a raccolti molto migliori, producendo di riflesso un miglioramento economico generale.
Meta durante il periodo austriaco vede un miglioramento del proprio clima con raccolti migliori come avviene nel resto della Marsica. Ciò si riflette presto anche sulla demografia che torna finalmente a migliorare determinando un superamento completo del periodo post peste del 1656.

La chiesa della Santissima Trinità oggi. (Immagine personale)
Ciò sembrerebbe vero anche a Meta dove la piccola comunità sembra tornare a crescere. In questa fase la piccola comunità di Meta continua ad essere molto religiosa, riponendo totale fiducia nel parroco locale. Meta come paese è piccolo, ma continua ad essere autonomo, per cui deve dare prova che le cose vanno bene.
Sul piano politico intanto abbiamo la fine della dominazione spagnola nel 1714, a cui segue quella austriaca fino al 1735, per poi rinascere il regno di Napoli sotto la nuova dinastia dei Borbone. Con Carlo di Borbone primo re di Napoli si decide di avviare una nuova fase catastale per poter meglio gestire i fondi che ci sono a disposizione per i territori.
Durante il periodo carolino (1735-59) il borgo di Meta è ancora un comune a se e riesce a tenere meglio di altri i conti in ordine, riuscendo anche ad amministrare bene il suo territorio, pur in una condizione molto difficile.
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Poi nel 1759 si cambia re, con il re Carlo che diventa re di Spagna e il figlio Ferdinando che diventa Ferdinando IV di Napoli.

Ferdinando IV re di Napoli dal 1759. (Immagine da Wikipedia)
La popolazione del sud Italia accoglie con benevolenza il nuovo corso e la nuova dinastia, affezionandosi in modo particolare per il secondo re della famiglia dei Borbone, il giovane Ferdinando IV che ascende al trono napoletano nel 1759.
In questa nuova cornice politica da notare come il nuovo clima, cambiato in meglio intorno al 1730, porti a raccolti più sostanziosi con una nuova crescita della popolazione, che avviene anche a Meta. La chiesa della Santissima Trinità continua ad essere il fulcro della vita sociale del piccolo paese, ancora in stile medievale arroccato sul suo monte, intorno al suo castello.

La chiesa della Santissima Trinità oggi. (Immagine personale)
Tra il 1760 e il 1780 il clima torna nuovamente brutto, con una tendenza alla rigidità invernale. Ciò riporta inverni rigidi ed estati piovose.
Questa nuova condizione climatica porta a una nuova contrazione della popolazione. A Meta avviene la stessa cosa, clima rigido, mancanza di raccolti e successiva diminuzione della popolazione.

Il Lago Fucino in un dipinto di fine ‘700
Il nuovo cambiamento climatico riporta la Marsica in una condizione non buona e ciò si accentua nel corso del tempo mano a mano che la situazione viene peggiorando.
Allo stesso tempo nel 1798 i Francesi invadono il regno di Napoli, cacciando i Borbone che si rifugiano in Sicilia, ma loro male organizzati e con una popolazione fortemente contrariata da questa invasione la combattono con tutti i mezzi riuscendo a cacciare i Francesi nel 1800.

Scorcio di Meta oggi. (Immagine personale)
Gli ultimi 10 anni del ‘700 la vita nel piccolo paese continua a essere sotto le attese. Vivere in un posto di montagna come questo risulta veramente difficile, considerando anche che molti capifamiglia sono pastori di gregge che durante l’inverno lasciano la propria famiglia per arrivare con le greggi di pecore nell’agro romano.
Questa vita porta queste persone a lasciare le proprie case per mesi, determinando insofferenza e tanto altro. Non è facile la vita per queste persone. Chi rimane in paese soprattutto le donne devono rimboccarsi le mani per far crescere i figli e continuare il lavoro in campagna, di modo da avere sostentamento.

La chiesa della Santissima Trinità oggi. (Immagine personale)
La chiesa della Santissima Trinità rimane anche in questo periodo il fulcro del vivere civile nel paesello, determinando in chi vive qui un maggiore senso di attaccamento a questa istituzione.
