STORIA DI CAPISTRELLO – XX SECOLO – 2 PARTE


STORIA DI CAPISTRELLO


 

 

– La nuova Europa e l’Italia dopo la 1 guerra mondiale (1919)

La nuova Europa dopo la prima guerra mondiale.

 

La 1 guerra mondiale si conclude nel 1918, dopo 4 anni di inennarabili di sofferenze, lutti e tutto quello che di più brutto si può pensare di una  guerra. Il vecchio blocco degli imperi centrali ha perso e la geografia politica dell’Europa è completamente diversa da quella del 1914.

Quattro anni di conflitto (1915-18) sono serviti perlopiù a ridisegnare i rapporti di forza mondiali, ma il mondo che ne esce è assai più fragile del mondo appena finito, andato avanti fino al 1914.

A Versailles si tiene il vertice più importante tra le forze vincitrici nel ridisegnare la carta politica dell’Europa. Francia e Grambretagna la fanno da padroni, gli altri vengono dopo. E l’Italia viene molto dopo.

L’Italia è tra le potenze vincitrici, ma è anche tra quelle che ha preso meno di tutti al tavolo dei vincitori, ma nella sua vittoria ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane. Si parla di almeno 700.000 morti al fronte e i feriti sono molti di più. Chi torna a casa ha perso un braccio, una gamba, ma anche chi torna intero ha comunque perso la tranquillità mentale che non è facile da riprendere. L’Italia tra i paesi vincitori è sicuramente tra quelli più deboli, ma ha meravigliato tutti per la capacità di tenere testa a colossi molto più forti come l’impero austriaco.

Comunque nel bene e nel male si riparte e pur con tutte le conseguenze prevedibili in un post guerra, l’Italia riparte con una società profondamente cambiata che nell’arco di alcuni anni porterà al collasso del vecchio sistema politico e all’ingresso di uno nuovo, Il Fascismo.

 

 

– Gli anni ’20: tra il Fascismo e la ricostruzione

La costruzione della nuova stazione dei treni di Avezzano nel 1920

 

Nella Marsica gli anni ’20 sono ricordati per essere anni di ricostruzione profonda sul piano materiale e urbanistico. In pratica la Marsica è completamente ripensata, come mai era successo nella sua storia.

Ingegneri e architetti riprogettano i paesi dislocandoli in modo diverso da come erano prima, in diversi casi in modo un po’ troppo frettoloso e poco convincente. Fatto è comunque che si cerca di ridare un tetto sulla testa a tutte quelle persone sfollate, che dopo aver perso i propri cari e la propria abitazione, ora si ritrovano vagabondi e senza meta.

 

Il nuovo palazzo Torlonia ad Avezzano in una
immagine della fine degli anni ’20. (Immagine da Marsicalive)

 

Ma questi sono anche gli anni del Fascismo che prende piede in Italia nel 1922 e poi si allarga tra la popolazione, sia esaltando i valori della terra, sia provando a fermare quanti vogliano lasciare i propri paesi attraverso una serie di leggi che limita i trasferimenti.

Il regime fascista sicuramente facilita la ricostruzione cercando di dare soluzione a una situazione locale gravemente compromessa, a causa del mega sisma avvenuto anni prima, che ha praticamente distrutto tutto, quindi seppure sbagliando si prova a dare soluzioni, anche se come detto in certi casi sono soluzioni frettolose, che non tengono conto della storia del territorio.

 

 

– Capistrello negli anni ’20

Nel 1920 la popolazione di Capistrello in costante crescita dal 1861 raggiunge il suo picco di crescita arrivando a 6262 residenti. Questo suo enorme numero si spiega con il grande numero di figli che sono fatti in Italia in questi anni.

Però questo stato di cose non può durare in quanto a differenza del periodo preguerra non vi è più lavoro al livello locale, quindi la popolazione maschile giovane inizia anche qui a Capistrello ad emigrare all’estero.

Certo il fenomeno negli anni ’20 è ancora all’inizio, quindi le persone che vanno via sono ancora poche, per cui la popolazione è ancora stabile nel numero.

Nel frattempo Capistrello deve fare i conti con i tanti danni avuti dal terremoto del 1915. Molte famiglie sono rimaste senza casa e il vecchio centro inoltre è divenuto troppo piccolo per contenere le tante persone del paese, per cui si decide di costruire altrove le tante nuove casette. In pratica si avvia la costruzione di un nuovo quartiere per i tanti senzatetto presenti. La nuova direttrice di sviluppo urbanistica si sposta progressivamente verso i Piani Palentini

 

 

– La Marsica negli anni ’30

Carsoli nel 1936

 

Il territorio marsicano nei primi anni ’30 risulta in parte ricostruito e le famiglie, quelle rimaste, si sono ricomposte. Sul piano socio demografico il grave collasso dovuto al terremoto del 1915 è per fortuna superato e ciò è dovuto ad un alto numero di nascite che si ha fra il 1921 e il 1931.

 

Immagine di Scurcola Marsicana alla fine degli anni ’30

 

In questi anni, anche grazie al Fascismo che promuove le famiglie numerose, gli Italiani sono molto prolifici e nella Marsica sono molte le famiglie con 4 o 5 figli, quindi in questo senso la Marsica si è ripresa. Per molti poi il Fascismo in questi anni rappresenta anche uno strumento di scala sociale che permette di vivere meglio, ancora non sono gli anni bui e molti non vedono in questa fase il volto oscuro del regime.

 

Festa fascista a Pescina negli anni ’30

 

Il paese è tornato a produrre e nonostante la crisi economica mondiale del 1929, l’Italia si trova con una certa pace sociale che il regime favorisce cercando di finanziare numerose opere nel settore agricolo e industriale.

 

Avezzano nel 1933

 

Avezzano, dopo il sisma del 1915 si è ripresa e nei primi anni ’30 è tornata una cittadina attiva e traino economico-sociale di una zona (la Marsica), che seppure ancora non del tutto ripresasi dal sisma sul piano materiale è comunque attiva e desiderosa di crescere. Avezzano nei primi anni ’20 completa la sua trasformazione nella funzione di centro amministrativo della Marsica, attraverso lo spostamento della sede episcopale da Pescina ad Avezzano.

 

La nuova cattedrale in costruzione nel 1937

 

Qui per meglio rappresentare l’importanza del luogo si progetta la nuova chiesa di San Bartolomeo che dovrà diventare la nuova cattedrale dei Marsi. L’economia marsicana tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30 si  concentra ancora in gran parte sull’agricoltura, con qualche industria che inizia a farsi strada come lo zuccherificio dei Torlonia, il quale a sua volta prende la sua materia prima dalla coltivazione delle barbabietole da zucchero nell’immenso campo agricolo del Fucino, a proprietà Torlonia.

Insomma senza scendere nel particolare ci sono luci e ombre, ma la zona mostra segni di vitalità impressionante dopo l’immensa tragedia del terremoto. Siamo nei primi anni ’30 sotto un regime autoritario e la situazione è sicuramente difficile in quanto la zona è stata rasa al suolo e il regime fascista nella Marsica è costretto ad agire per ricostruire il più possibile e assegnarsi il riconoscimento di questo. Ma da questo punto di vista va bene l’importante è ricostruire, quindi per ora la situazione sociale è sotto controllo, seppure serpeggiano molti malumori fra il popolo per la questione delle terre fucensi appartenenti ai Torlonia.

Ma per ora Torlonia, visti gli intensi rapporti con il regime, è intoccabile e troppo forte. Questa sarà questione di un altro tempo avvenire.

 

 


 

 

 

 – Capistrello negli anni ’30

Immagine di Capistrello negli anni ’30.

(Immagine da estratto video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=IGSwn6SjHH4)

 

Siamo arrivati quindi al 1931 e il paese di Capistrello, pur tra tante difficoltà prosegue con la sua crescita sia demografica che sociale. Sul piano demografico però bisogna tener conto che una parte di popolazione maschile seppur in numero basso è andata via. Quindi nel 1931 abbiamo una decrescita della popolazione, che si attesta sui 5454 abitanti, un numero molto più basso del 1921.

Al livello urbanistico intanto ancora negli anni ’30 si prosegue a riparare e ristrutturare diverse strutture crollate o danneggiate dal terremoto del 1915 e tra queste troviamo la chiesa di S. Antonio di Padova. La chiesa crollata con il terremoto di 15 anni prima viene ora ristrutturata, terminando con i lavori nel 1938, allorquando avviene la nuova riapertura.

Immagine di Capistrello negli anni ’30 prima dei lavori del 1938.

(Immagine da estratto video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=IGSwn6SjHH4)

 

Ora la ricostruzione della chiesa si accompagna al generale lavoro di ristrutturazione della parte vecchia, fortemente danneggiata dal sisma del 1915 e ancora in parte non riparata. Ma alla fine del decennio nel 1938 sopraggiungerà un nuovo progetto, che porterà ad un generale cambiamento del quartiere, a cominciare dalla sua piazza simbolo, piazza della Dogana.

La piazza, o meglio la piazzetta in questione, definita dai più anziani Piazza della Dogana, era larga circa 20 m, circondata dai grandi palazzi appartenenti alle famiglie benestanti del posto e in uno di questi vi era ancora nel 1830 la sede della Dogana e da qui la definizione popolare della piazza.

Nel frattempo tra il 1931 e il 1936 abbiamo una stabilizzazione della popolazione che si attesta a 5454 unità quindi poco sotto il valore demografico del 1931.

 

Immagine di Capistrello negli anni ’30.

(Immagine da estratto video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=IGSwn6SjHH4)

 

Infine nel 1938 avviene il cambiamento strutturale nella zona vecchia, su richiesta del maresciallo Graziani. Graziani vuole una strada di collegamento da  Capistrello fino a Filettino, o meglio dalla strada simbruina fino a Filettino (paese di origine del maresciallo Graziani), di modo da collegare la Marsica con il Lazio (Frosinone)

 

Lavori nel 1938-39 nella vecchia di Capistrello per la costruzione della nuova strada verso Filettino.

(Immagine da estratto video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=IGSwn6SjHH4)

 

Ora come accennato, affinchè questo progetto vada in porto bisogna intervenire in profondità nella zona vecchia. Intervenendo in questo modo però  si va ad intaccare quella che è l’attuale urbanistica della zona vecchia comportando con questo una vera rivoluzione urbanistica.

Infatti i lavori che vengono avviati nel 1938, comportano molti cambiamenti a cominciare dalla distruzione della piazzetta della Dogana nella zona vecchia.

 

Lavori negli anni ’30 nella zona vecchia di Capistrello.

(Immagine da estratto video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=IGSwn6SjHH4)

 

 

Insieme alla piazzetta vengono distrutti anche diversi vecchi caseggiati, che costeggiavano la vecchia piazza. Ora al posto di questi viene prendendo vita la strada di collegamento tra Capistrello e  Filettino.

Inoltre per meglio sorreggere questa strada vengono costruite lunghe mura di sostegno, che a prima vista potrebbero confondersi con le antiche mura, che però non sono e che anzi sono andate ad inglobare i resti delle antiche case del paese.

 

Lavori nel 1938-39 nella vecchia di Capistrello per la costruzione della nuova strada verso Filettino.

(Immagine da estratto video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=IGSwn6SjHH4)

 

Con questo grosso lavoro emerge anche un altro dato ovvero che Capistrello per la sua tripla esposizione tra la valle Roveto a sud, la valle di Nerfa a nord e il Fucino a est, continua a rappresentare un paese importante, che fa da cerniera a tante situazioni e ora sta diventando anche un collegamento con il Lazio tramite la nuova strada da Capistrello a Filettino. Per questi lavori ci si rimbocca le maniche procedendo a demolire e ricostruire per migliorare il paese e i collegamenti con altre realtà vicine come appunto Filettino.

 

Ristrutturazione delle vecchie abitazioni nella zona vecchia.

(Immagine da estratto video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=IGSwn6SjHH4)

 

 

Nel costruire la nuova strada si sta attenti anche a ristrutturare gli edifici adiacenti che permangono nella zona vecchia, ma che hanno bisogno di lavori di consolidamento.

E’ chiaro che non è semplice impegnarsi in un lavoro così corposo voluto da Graziani, ma se il paese vuole, si fa. Il fatto di trovarsi in un regime totalitario, che fa cose che non si possono condividere, non deve però far dimenticare anche gli aspetti positivi, ovvero la ricostruzione dei paesi e il miglioramento della viabilità che serve alle necessità dei cittadini. 

 

La Gola di Capistrello negli anni ’30

 

Al livello lavorativo negli anni ’30 gli abitanti di Capistrello continuano ad essere impegnati soprattutto nell’agricoltura, ma con una certa quantità di popolazione maschile è anche operaio minatore. Al livello scolastico invece si nota una certa evoluzione positiva con una fetta di popolazione che sa leggere e scrivere, anche se la scolarizzazione è ferma alla licenza elementare.

La centrale idroelettrica di Capistrello in una foto degli anni ’30.

 

Per quanto riguarda la centrale idroelettrica continua a funzionare a pieno regime alimentando in modo costante lo zuccherificio e la cartiera di Avezzano.

 

 

 

– Il Fascismo alla fine degli anni ’30

 

L’Italia nel 1936

 

Il Fascismo nel corso degli anni ’30 raggiunge il picco di popolarità con Mussolini osannato dalle folle. Questo lo si deve a una politica economica che privilegia la crescita interna, la cosidetta “autarchia, che grazie ad una serie d’importanti lavori in alcune zone d’Italia si cerca di rendere il paese più indipendente possibile su tutti i prodotti di cui lo stato necessita per andare avanti. Per cui si tende a privilegiare una migliore organizzazione nell’agricoltura con lo scopo di potenziare al massimo il settore. Nell’ambito agricolo la Marsica con il Fucino è considerato tra i granai d’Italia, quindi c’è molta aspettativa per i miglioramenti nel settore.

In politica estera il Fascismo proietta l’Italia verso il rafforzamento del paese come potenza coloniale. Dapprima tra il 1927 e il 1932 si provvede a riconquistare le zone della Libia perse nel corso degli anni e a mettere in sicurezza il paese sotto il totale controllo italiano, allargando la zona di controllo italiana nella parte sud. Successivamente si procede a conquistare l’Etiopia il grande paese africano ancora del tutto indipendente, che sfuggì all’Italia nel 1895. La conquista dell’Etiopia per il Fascismo è fondamentale, in quanto è la grande operazione a cui si guarda per far fare al regime il salto di qualità.

 

Mussolini nella piana di Carsoli nel 1938 durante un’esercitazione militare.

 

L’operazione di conquista avviene tra il 1935 e il 1936 e qui Mussolini manda moltissimi soldati e armi. Grazie alla superiorità numerica e militare Mussolini riesce nell’itento e il 9 maggio 1936 l’Etiopia diventa ufficialmente italiana.  Con la presa dell’Etiopia il Fascismo raggiunge il massimo del consenso interno e tutti anche diversi oppositori passano seppure per poco tempo dalla parte fascista. Da questo momento in poi il Fascismo inizia la sua fase discendente avvicinandosi dapprima alla Germania di Hitler e poi legandosi a lei tra il 1938 e il 1939.

Per l’Italia è l’abbraccio mortale. Grazie a questo per l’Italia si aprono le porte dell’inferno della seconda guerra mondiale. Mussolini con la sua sete di gloria e potere porta il paese al collasso, perdendo in pochissimo tempo tutto quello che faticosamente aveva fatto e portando a tutti, i lutti e la  disperazione economica e sociale delle persone che gli avevano creduto. Un intero popolo, gli Italiani, si ritroverà nel baratro, da cui il paese si risolleverà solo con fatica e perseveranza dopo l’8 settembre 1943.

Il Fascismo, alla fine degli anni ’30, con la sua ideologia totalitaria, domina l’Italia, portando questa alla seconda guerra mondiale con tutto il suo carico di morte e distruzione. Ogni paese conterà i suoi danni e i suoi morti.

 

 


 

 

 

 – La seconda guerra mondiale (1940-45)

L’Italia entra in guerra a fianco della Germania nel 1940

 

Nel 1940 Mussolini ordina l’entrata in guerra dell’ Italia che male organizzata e senza mezzi si avventura a fianco della Germania. E’ un disastro. Dopo 3 anni dall’inizio delle ostilità l’Italia ha perso tutte le sue colonie e gran parte del suo esercito e nel luglio del 1943 viene invasa dalle forze alleate. Il re e lo stato maggiore dello stato fascista per salvare il salvabile disarcionano Mussolini e lo fanno arrestare, cercando poi di prendere contatti con gli Alleati che nel frattempo cercano di risalire velocemente la penisola.

Ma il vecchio stato monarchico è troppo compromesso e per cercare di salvarsi fugge miseramente da Roma, giudicata indifendibile, lasciando il paese senza guida. I Tedeschi non rimangono a guardare, prima liberano Mussolini che viene reinsediato con uno stato fantoccio in Nord Italia e poi occupano velocemente l’Italia fino a Frosinone dove creano la linea Gustav, confine fra l’Italia tedesca e quella alleata.

Il quartier generale dell’esercito tedesco che controlla il confine sud viene insediato nella Marsica presso Massa d’Albe e un’altra parte presso Avezzano. Inizia il buio per l’Italia e la Marsica. I Tedeschi inquadrano la Marsica in un duro regime di polizia, terrorizzando la popolazione civile e ricostruendo presso Avezzano il vecchio campo di concentramento, dove vengono mandati uomini del posto o antifascisti.

 

Bombardamento alleato del monastero di Cassino

 

Lo stato di terrore dura solo pochi mesi dall’ottobre 1943 al giugno 1944, ma sufficiente per creare grave danno alla popolazione terrorizzata all’inizio solo dai Tedeschi e poi anche dagli Alleati con i loro bombardamenti.

 

Bombardamento alleato di Massa d’Albe nel 1943-44.

 

Alleati e Tedeschi tra ottobre e dicembre 1943 si studiano, ma poi passano all’azione con i bombardamenti e le guerreggiamenti al confine della linea Gustav. Gli Alleati con i bombardamenti attaccano tutta la Marsica per cercar d’indebolire la struttura militare tedesca, che pur subendo danni resiste, ma la popolazione stremata dal duro stato di polizia tedesco e dai bombardamenti fugge dai propri paesi per tornare negli antichi paesi distrutti dal sisma o occupando le montagne.

 

Bombardamento di Carsoli nel 1944

 

Il 1944 è un periodo durissimo per tutti i paesi chi in un modo e chi in un altro subisce atrocità di ogni genere. A Capistrello un giovane del posto, Piero Masci viene catturato dalla polizia tedesca che dopo averlo torturato per giorni per estorcergli informazioni lo fucila il 20 marzo 1944. La popolazione è inorridita e sgomenta. Nel frattempo gli Alleati continuano per mesi a bombardare la Marsica compresa l’area di Capistrello.

 

Liberazione di Roma il 4 giugno 1944

 

Ai primi di giugno finalmente gli Alleati rompono la linea Gustav e iniziano a liberare il centro Italia. Roma viene liberata il 4 giugno. I Tedeschi avendo perso si affrettano a lasciare il territorio marsicano e il centro Italia, ma scaricano la loro frustrazione sulla popolazione civile.

 

Immagine dei Tedeschi a Massa in ritirata dal paese
dopo 9 mesi di occupazione nei giorni del giugno 1944

(Estratti dal filmato Youtube https://www.youtube.com/watch?v=SXq8bVmPiqQ)

 

 

– Capistrello sotto i Tedeschi (1943-44)

Uno dei bmbardamenti di Avezzano nel 1944

 

Come tutti i paesi della Marsica anche Capistrello soffre dell’occupazione tedesca che si ha tra il settembre 43 e il giugno 44. In questo periodo la popolazione del piccolo paese è da subito sottoposta ad un duro regime di polizia. Ricordiamo che Capistrello si trova a poca distanza dal fronte di Cassino dove vi è la linea di Confine Gustav tra l’Italia alleata e l’Italia tedesca.

Il peggio però giunge tra il dicembre ’43 e il gennaio ’44 allorquando l’esercito e i comandi tedeschi iniziano ad essere bombardati dagli Alleati. Inizialmente i bombardamenti sono sporadici, ma poi divengono sempre più intensi, manifestandosi su tutto il territorio marsicano.

Quando si arriva a febbraio del 1944 sono molte le persone che fuggono dai centri abitati in quanto non si senteno più sicure e soprattutto esasperate da tanto orrore. Molti vecchi centri abitati abbandonati dopo il terremoto del 1915 vengono di nuovo riabitati nella speranza di trovare sollievo.

Ma soprattutto la gente fugge sulle montagne per trovare tregua dai Tedeschi e dagli Alleati. Insieme a questa povera gente incontriamo anche i fuggitivi, tanti, che riusciti a fuggire dal campo di concentramento di Avezzano si rifugiano in montagna, protetti dai locali.

 

Le montagne intorno a Capistrello. (Immagine personale)

 

La polizia tedesca per questo comportamento oltraggioso, per loro, appena trova persone di questo tipo li prende e li fucila o li manda in carcere a subire torture.

A Capistrello la popolazione cerca di difendersi come può dai malvagi Tedeschi, ma cade spesso vittima dei loro sorprusi. Nelle montagne di Capistrello inoltre ci sono tanti fuggitivi dal campo di Avezzano, che la popolazione giustamente e testardamente protegge.

Tutto questo dura fino ai primi di giugno del 1944, allorquando finalmente la Linea Gustav viene abbattuta e gli Alleati penetrano nella Marsica e nel centro Italia per liberare i territori sotto i Tedeschi. Roma viene liberata il 4 giugno.

 

Truppe alleate di stanza a Balsorano all’inizio della liberazione della Marsica (7-12 giugno 1947).

 

Tuttavia all’inizio la popolazione non sa nulla giungono solo notizie frammentarie, ma poi ad un certo punto capiscono che qualcosa di positivo è accaduto, ma anche i Tedeschi lo sanno e per questo si affrettano ad abbandonare il territorio marsicano.

Ma è proprio ora che la loro anima criminale si rivela in tutta la sua perfidia. A Capistrello non solo distruggono la ferrovia e fanno saltare in aria la centrale idroelettrica, ma non contenti se la prendono con la popolazione e tra i misfatti avvenuti ve ne è uno che sovrasta tutto l’eccidio di 33 pastori.

 

Estratto del monumento del Sacrario dei 33 martiri
di Capistrello. (Immagine personale)

 

Questi povera gente, ovvero un gruppo di 33 pastori rifugiatisi sulle montagne attorno a Capistrello per sfuggire ai Tedeschi e ai bombardamenti vengono avvistati dai Tedeschi in fuga e sono arrestati. I Tedeschi per dare una lezione o meglio per compiere una ritorsione contro l’odiata gente locale ammassa questo povero gruppo di persone presso il piazzale della stazione la mattina del 4 giugno. Successivamente messi davanti a un muro vengono tutti fucilati per aver fatto cosa, il niente. Questo episodio passerà alla storia come l’Eccidio di Capistrello e verrà a lungo ricordato sia dalla popolazione che dalla Marsica e Italia intera. 

 

Sacrario dei 33 martiri di Capistrello. (Immagine personale)

 

Oggi presso la stazione a ricordo di questo grave crimine vi è un bellissimo monumento che ricorda il tutto, posto li nel 2015. Tornando ai giorni del 1944 successivamente tra il 7 e il 12 giugno le forze alleate liberano anche la Marsica.

La Marsica ormai liberata, ma gravemente ferita inizia a rinascere facendo la conta dei danni. Poi dopo un altro anno di gravi privazioni l’Italia viene completamente liberata dagli Antifascisti e Alleati il 25 aprile 1945. in agosto anche il Giappone capitola e la guerra finisce. Si ricomincia.

 

 


STORIA DI CAPISTRELLO