STORIA DI CAPISTRELLO
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XIX secolo
– I Francesi ritornano nel regno di Napoli e nella Marsica(1806-15)

L’Europa sotto Napoleone 1809
Nel 1806 i Francesi dopo aver rioccupato l’Italia persa negli anni precedenti arrivano a Napoli, dove dopo brevi scontri con l’esercito borbonico cacciano nuovamente il re Ferdinando, che per la seconda volta si rifugia in Sicilia sotto scorta inglese. Questa volta i Francesi non trovano gli ostacoi insormontaili precedenti, la popolazione pur essendo fredda con i nuovi padroni, si pongono attendisti e desiderosi di vedere se cambia qualcosa.
Tuttavia pur essendo una situazione più tranquilla della precedente ci sono comunque molte rivolte in alcuni ambiti territoriali, specie quelli montani. Qui abbiamo numerose bande di briganti che girando indisturbati per le montagne saccheggiano numerosi villaggi. Al momento del ritorno dei Francesi, questi si schierano con i Borbone e lanciano una guerra ai Francesi, che questa volta però rispondono organizzati. Il risultato è un’azione forte contro le bande di criminali che seppure non vengono debellate, sono comunque colpite.
Purtroppo tra le zone dove si registrano più scontri compare anche la Marsica. Qui tra il 1806 e il 1807 vi sono stati numerosi scontri fra polizia e briganti. Il risultato è un continuo riposizionamento di entrambe le parti pronte a colpirsi ovunque.
Sul piano strutturale i Francesi questa volta mantengono il regno sostituendo i Borbone con i Bonaparte nella persona di Giuseppe, fratello di Napoleone, che dura fino al 1808, per essere poi sostituito dal cognato Gioacchino Murat. I governi di Giuseppe e soprattutto di Gioacchino, ben visto dalla popolazione, si rivelano ricchi di riforme e cesure temporali rispetto al passato regime.

Il re di Napoli Giuseppe Bonaparte. (Immagine personale)
Tra le riforme più importanti vi è l’abolizione dei diritti feudali (1806) che sancisce la fine delle vecchie strutture amministrative feudali. Questo nella Marsica significa la fine del ducato di Tagliacozzo e della contea di Celano.
L’ultimo duca di Tagliacozzo Filippo III che nella Marsica salvo qualche rara eccezione non mette quasi mai piede nel territorio abruzzese continua a per sempre al suo destino . I Francesi intervengono anche in materia religiosa abolendo gli ordini religiosi (1808) e incamerandone i beni che sostanzialmente riguardano i conventi che vengono chiusi.

Il lago Fucino e Avezzano in un incisione del 1812
Tralasciando qui l’intero discorso burocratico amministrativo è importante notare come la mancanza del sistema feudale e l’introduzione di nuove regole amministrative da parte del governo francese apra la porta alla classe borghese, che viene occupando, come successo sotto il regime borbonico, tutte i posti chiave dell’economia e delle amministrazioni cittadine.
Questa sarà la stessa classe amministrativa che sapendosi riadattare quando torneranno i Borbone riusciranno a mantenere e in diversi casi consolidare il loro potere in quei paesi dove sono nate e affermate, per poi espandersi verso il nuovo centro amministrativo della Marsica, Avezzano.

Tagliacozzo in un incisione del 1843
Così per esempio si nota come nel comune di Tagliacozzo le cariche e rappresentanze provinciali, distrettuali e circondariali le redini siano assunte dai numerosi membri del solito gruppo di famiglie baronali come i Mancini, i Resta e i Mastroddi, la nuova famiglia emergente di Tagliacozzo d’inizio ‘800. I Mastroddi si rendono capaci di esprimere un livello di censo, educazione e cultura riservato a pochi e dimostrano di essere capaci di gestire il potere in modo equilibrato. Questi nel comune di Tagliacozzo saranno protagonisti assoluti della vita cittadina per tutto il periodo borbonico.
Allo stesso modo emergono altre famiglie in altri comuni come i Coletti a Tufo e Luppa, i Masciarelli a Magliano, i Bontempi a Scurcola, i Vetoli a Corcumello, i Pace a Massa d’Albe, i Domenicis a Carsoli, i Lusi a Capistrello, ecc.

Gioacchino Murat re di Napoli nel 1808-15. (Immagine da Wikipedia)
Sotto il regime napoleonico di Murat Tagliacozzo perde il ruolo di capoluogo di zona, che passa ad Avezzano giudicata al livello geografico migliore come posizione e per questo diventa capoluogo di distretto. Questo indica che l’asse di potere nella Marsica si sposta verso est nella zona fucense.
– Il problema del Fucino nel periodo francese

Il lago Fucino nel 1812. (Immagine da un incisione del 1812)
A fine ‘700 il clima nel mondo sta di nuovo mutando, divenendo sempre più freddo e piovoso. Evitando qui di parlare delle ragioni di questo cambiamento climatico, vediamone gli effetti al livello locale. Ebbene più o meno dal 1780 inizia un nuovo raffreddamento climatico che porta nuovamente a raccolti non sempre buoni, che però al momento nella Marsica non causano ancora grandi scombussolamenti nel primo periodo, poi a partire dal 1790 circa la situazione inizia a peggiorare e i raccolti cominciano ad essere più scarsi.
Ciò determina abbastanza presto una stagnazione demografica in diversi paesi e in alcuni casi un vero calo, ma ancora la situazione è attutita. Allo stesso tempo si comincia a notare una nuova risalita del lago Fucino che inizierebbe già da metà anni 1780 a salire di livello.
Il fenomeno prosegue nel corso del primo decennio del XIX secolo, che produce diverse inondazioni sulle coste rivierasche, paesi come San Benedetto dei Marsi, Luco dei Marsi si ritrovano sempre più spesso le spiagge lacustri sommerse e in diversi casi il lago entra fin dentro i paesi come accade a San Benedetto. Ciò determina un forte malcontento popolare che chiede a gran voce una risoluzione del problema.
Già Ferdinando I alla fine del ‘700 cerca di far intervenire il governo per cercare di mitigare il fenomeno, ma soluzioni non si riesce a trovarne. Poi è la volta dei Francesi che si ritrovano in pieno questo problema su cui neanche loro sanno intervenire. In questo caso è famosa la visita di re Giuseppe nel 1807 nella Marsica per rendersi meglio conto del problema.
Il governo francese prova a favorire una certa risoluzione sforzandosi di pulire gli argini lacustri, ma i questi primi anni del secolo il Fucino non ne vuole sapere di abbassarsi, anzi negli anni aumenta di livello.
– Capistrello nel periodo francese (1806-15)

Capistrello in un dipinto di fine ‘800
Con l’abolizione del feudalesimo Capistrello diventa comune autonomo fino al 1807, per poi essere aggregato ad Avezzano come frazione fino al 1816. Quindi il paese per tutto il periodo francese rimane sotto Avezzano. Nel frattempo nel 1807 Giuseppe Bonaparte visita la Marsica per cercare di capire come porre rimedio alle continue escrescenze del Lago Fucino. In questa circostanza il re visita anche Capistrello.
Sul lato economico il nuovo corso politico non incide minimamente sul lato economico, in quanto la popolazione continua a vivere nello stesso modo in cui è andata avanti per tanto tempo. L’agricoltura e la pastorizia rappresentano le principali attività economiche del piccolo centro marsicano, poi viene l’artigianato che nel tempo si è specializzato nella lavorazione della pelle.

Le montagne attorno a Capistrello. (Immagine personale)
Un’aggiunta importante va fatta sui mulini di Capistrello, che sembrano essere tre e tutti di proprietà dei Colonna, che pur venendo espropriati dei loro beni feudali, mantengono comunque nella Marsica importanti proprietà economiche e immobiliari, come numerosi grandi terreni che spesso riguardano intere porzioni di montagna, che sono lasciate in affitto alla popolazione locale che si ritrova così costretta a versare ai Colonna una grossa quantità di denaro per il suo uso.
Sul piano sociale Capistrello continua ad essere interessata dal brigantaggio che imperversa nella Marsica e che non lascia in pace le popolazioni che continuano ad essere interessate da continui furti, sottomissioni e violenze di vario genere.
– Il ritorno dei Borbone 1815-30

Ferdinando I re delle Due Sicilie 1830). (Immagine da Wikipedia)
Nel 1815 i vari governi napoleonici cadono uno dopo l’altro dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo. A Napoli torna Ferdinando di Borbone con la nuova dicitura di re delle Due Sicilie. Il nuovo governo napoletano non cancella le riforme francesi, ma anzi le perfeziona con nuove leggi. Nella Marsica la situazione amministrativa si rafforza con alcune variazioni locali.
Il nuovo governo borbonico conferma Avezzano come capitale di distretto rafforzando ulteriormente il suo ruolo guida nella Marsica. Ciò chiaramente mette la parola fine alle aspirazioni di altri centri della Marsica da sempre in prima linea per importanza locale come Tagliacozzo o Celano.

L’Italia nel 1815. (Immagine da Wikipedia)
Gli anni tra il 1815 e il 1825 per la Marsica sono anni molto duri a causa del cambiamento climatico che torna ad essere freddo e piovoso. Ciò porta ad un ulteriore rialzo del livello del lago con conseguenti escrescenze. Oltre a questo in questa fase molti paesi si trovano in difficoltà per i raccolti scarsi o nulli e ciò porta a gravi conseguenze sul piano sanitario con lo scoppio locale di diverse epidemie.
A causa di tutto questo le popolazioni locali chiedono a gran voce l’aiuto del re specie per quanto riguarda le escrescenze del lago. Il governo napoletano sul lago non riesce a trovare una soluzione su questo, limitandosi a ripulire gli argini del lago, ma questo allevia di poco la situazione.

Magliano anni 1840 da un incisione di Eduard Lear
Negli anni 1820 la Marsica vive situazioni di relativa stabilità anche data dall’enorme ignoranza della popolazione che non partecipa per nulla ai fermenti patriottici del periodo e poi l’enorme controllo clericale sulle popolazioni paesane non consente al popolino di conoscere le novità del periodo.
Invece le nuove famiglie emergenti della Marsica seppure tra tante difficoltà riescono comunque a migliorare socialmente consentendo loro di occupare tutti i centri di comando locali dell’epoca sia sul piano civile che religioso.

Re Francesco I Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)
Re Ferdinando ormai molto anziano muore nel 1825, il suo è stato un regno lunghissimo seppure interrotto dalla parentesi francese. A lui succede il figlio Francesco I che dura solo 5 anni e che non viene ricordato per grandi cose fatte, considerando che la sua opera di governo è stata piuttosto reazionaria e non aperta alle novità.
– Il lago Fucino nel 1815-25

Il lago Fucino negli anni 1840 da un incisione di Eduard Lear
Nel 1815-17 il Lago Fucino raggiunge l’apice dell’altezza di livello innescando molte escrescenze nelle zone rivierasche allagandole, paesi come San Benedetto dei Marsi e Luco risultano completamente allagati. Si contano danni e morti. La popolazione è terrorizzata da queste continue inondazioni e chiede l’aiuto del re.
Poi superata la fase critica il lago piano piano scende di livello, rimanendo comunque negli anni successivi a livelli comunque alti. Il governo prova ad intervenire ripulendo le sponde e ciò in effetti migliora seppure di poco la situazione, ma il problema persiste e per ora nessuno sa trovare una soluzione adeguata.
D’altra parte qualsiasi intervento costa moltissimo e lo Stato borbonico per quanto voglia fare qualcosa ha le mani legate per i costi altissimi e anche perchè un qualsiasi intervento tecnico risulta molto complicato da adottare.
– Il brigantaggio nella Marsica tra il 1806 e il 1830

Assalto dei briganti ad una diligenza nel 1817
Altro tema estremamente serio di questi anni è il brigantaggio che dopo l’esperienza di collaborazione con la polizia borbonica contro l’invasore francese del 1798-1800, torna alle consietudini di malaffare e violenza e nella Marsica negli anni 1806 – 1830 queste azioni si moltiplicano. Non si contano infatti gli episodi di violenze dei briganti ai danni della popolazione locale con saccheggi e omicidi.
Nel periodo francese (1806-15) i briganti nella Marsica operano in modo deciso e senza paura. Nella zona di Capistrello operano le bande di Ermenegildo Piccoli, di padre Domizio Iacobucci e di Michele Pezza, duca di Cassano, ribattezzato Fra Diavolo.
Quando nel 1815 cade il governo Murat e vi è il ritorno dei Borbone e ora lo Stato borbonico a provare con la sua polizia a mettere un freno a tutte queste azioni criminali, comprese quelle che avvengono nella Marsica, ma il risultato è scarso. I briganti quando si sentono accerchiati rispondono saltando il confine e ritrovandosi nel papato si sentono protetti.
Lo stesso accade quando è la polizia papalina ad accerchiarli, loro saltano e si rifugiano in Abruzzo e nella Marsica giudicati dai briganti dei veri paradisi per loro con alte montagne molto boscate dove è molto facile nascondersi.
Capistrello nel 1815-30

Capistrello in un diipinto di fine ‘800.
A Capistrello negli anni 1806-15 imperversano molte bande di briganti che spesso arrivano anche qui, seminando molto spavento nella popolazione. Gli anni francesi sono anni duri a causa della carenza di raccolti per il tremendo freddo che fa. Con il 1815 anno del ritorno dei Borbone la situazione climatica continua in modo spinto a creare problemi, ma questa volta anche di ordine sanitario con diverse virus che esplodono in vari paesi della Marsica coinvolgendo di striscio anche Capistrello.
Sul piano organizzativo, Capistrello diventa comune autonomo e nel 1817 a esso si aggrega come frazione il paese di Pescocanale. Nel tempo Capistrello tende ad organizzarsi meglio sul piano amministrativo, ma la povertà e l’ignoranza è tanta e comuni come questi in questo periodo sono solo poveri e possono ben poco per la popolazione locale.
La popolazione, che in questo momento soffre freddo e fame, rimane impiegata nell’agricoltura, nell’allevamento di bestiame e nel piccolo artigianato. Inoltre il popolo essendo molto osservante sul piano religioso segue i tempi della religione ovvero le feste patronali e altro per scandire le proprie vite.
– Il governo dei Borbone nel 1830 – 1850

Re Ferdinando II Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)
Nel 1830 muore Francesco I e gli succede il figlio Ferdinando II. Ferdinando è giovane al momento di salire al trono e ha un carattere assai più aperto del padre e del nonno alle novità e con molta voglia di fare del bene. Purtroppo questa fase di apertura si rilega solo al periodo iniziale del regno di Ferdinando in quanto in età più adulta egli diventa più chiuso e conservatore, demoralizzato e spaventato dalle tante rivoluzioni presenti in tutta Europa.
In questa prima fase di regno Ferdinando II si da sinceramente da fare per capire quali sono gli interventi più urgenti per porre rimedio ai tanti problemi del suo stato e tra le emergenze che gli vengono segnalate compaiono anche le escrescenze continue del lago Fucino e i tanti tormenti della popolazione locale.

Balsorano in un dipinto d’inizio ‘800
Per cui per capire meglio come risolvere i problemi locali della Marsica Ferdinando compie un viaggio in terra marsicana nel 1832. Ferdinando vuole capire bene anche la zona e per questo staziona nella Marsica per diversi giorni visitando diversi paesi fino ad arrivare nella zona del lago Fucino dove si rende conto di persona di che lago si parla. La visione del lago che sembra un mare colpisce anche Ferdinando. Il viaggio di Ferdinando nella Marsica si conclude a Tagliacozzo dove incontra le persone più importanti del posto. Tra i paesi in cui passa Ferdinando vi è anche Capistrello.

Il lago Fucino in un dipinto di fine ‘700.
Nel corso degli anni successivi fino al 1840 la situazione del lago Fucino rimane abbastanza tranquilla, per poi tornare a crescere minaccioso. Si rifa quindi avanti il problema del lago, ma stavolta Ferdinando II decide d’intervenire affidando nel 1845 ad una serie di tecnici il compito di trovare una soluzione.

Celano anni 1840 da un incisione di Eduard Lear
Negli stessi anni, diciamo nel biennio 1842 – 44 una serie di ragazzi benestanti compiono viaggi d’istruzione in Italia e alcuni di questi si avventurano in Abruzzo, passando anche per la Marsica dove lasciano diversi disegni dei luoghi visitati. Questi disegni sono veri e proprie fotografie della Marsica dell’epoca.

Magliano negli anni 1840 in un incisione di Eduard Lear
Nel corso degli anni 1840 nonostante l’involuzione della politica progressista dei primi anni di governo, Ferdinando II autorizza la sistemazione delle strade nella provincia dell’Aquila e tra quelle che vengono realizzate vi è anche la Sora – Avezzano che verrà inaugurata nel 1853. La Sora – Avezzano è un arteria stradale di grande importanza per il regno di Napoli in quanto è quella che collega direttamente Avezzano con la capitale Napoli.
Ciò porta a una notevole riduzione dei tempi per lo smercio dei prodotti che dal regno del sud arrivavano negli stati del nord Italia come la Toscana, Modena e Milano. Nello stesso tempo viene ristrutturata in modo più moderno la Tiburtina – Valeria, l’antica strada romana che ancora oggi nel 1845 è la principale arteria della Marsica. Questo restauro viene reso possibile anche in vista del futuro prosciugamento del Lago Fucino.
Insomma nonostante i tanti problemi che il regno del sud ha rispetto agli altri stati d’Europa, esso si muove e il re che è diventato conservatore autorizza comunque opere di grande importanza per il regno che rendono questo uno stato se non ancora moderno certamente molto attivo per colmare questo gap.
Nel 1847 Ferdinando II torna nella Marsica e vede compiacere che i progetti per il prosciugamento del Fucino hanno prodotto risultati. Si è finalmente riusciti a trovare una soluzione tecnica, ora si cercano i finanziatori per la grande opera. Ferdinando che segue la vicenda cerca d’incoraggiare la risoluzione di tutti i problemi.
Arriviamo al 1848 l’anno delle grandi rivoluzioni e anche nel regno delle Due Sicilie ci sono moti rivoluzionari specialmente in Sicilia. Nel resto dello stato borbonico si chiedono rinnovamenti e maggiore potere al popolo.

Magliano negli anni 1840 in un incisione di Eduard Lear
Dopo una prima fase di subbuglio e accettazione delle richieste dei movimenti popolari, Ferdinando II riprende con la forza il controllo dello stato, annullando in seguito gran parte delle richieste dei movimenti. Sul regno cala il gelo, Ferdinando II perde così facendo l’ultima possibilità di agganciarsi al nuovo e la popolazione seppure ancora in parte affezionata ai Borbone si viene allontanando ora da loro.
Tagliacozzo anni 1840 da un incisione di Eduard Lear
Nella Marsica, fatte salve alcune situazioni, la popolazione ignora ciò che accade e continua a vivere come se nulla fosse. Qui il controllo dello stato è forte e ciò anche grazie ai preti che esercitano in Abruzzo un forte controllo sulle coscienze civili, riuscendo a stemperare molte situazioni potenzialmente pericoloso per l’ordine costituito. Capistrello non fa eccezione, rimanendo in una specie di torpore, come se ogni cosa intorno non rientrasse nel suo mondo.
– Capistrello nel 1830-50

Capistrello in una immagine dell fine dell’800
Nel 1832 Ferdinando II nel suo viaggio nella Marsica passa anche per Capistrello e probabilmente nel suo percorso incontrerà anche i Lusi, che nel paese sono fra le famiglie più importanti. La permanenza di Ferdinando a Capistrello dura poco, quanto basta per far sentire il paese importante e soprattutto capire l’entità del problema del lago Fucino.
Negli anni 1830 la vita a Capistrello rimane dura sia per la difficoltà di vivere in un territorio geograficamente complicato, che per le ristrettezze dovute al clima non buono, ma come sempre si va avanti. Nel corso degli anni Capistrello deve fare i conti anche con le tante bande di briganti che infestano il territorio e che spesso scendono anche in paese per fare razzie.

Il lago Fucino negli anni 1843 in una litografia di Eduard Lear.
Arriviamo quindi al 1845 e vediamo come a Capistrello la vita scorra lenta e senza particolari novità, la popolazione continua ad essere del tutto ignorante, salvo qualche rara eccezione. Sul piano lavorativo la popolazione è dedita principalmente all’agricoltura e al piccolo artigianato. La vita a Capistrello è dura, ma semplice, seguendo i cicli dell’agricoltura e delle feste religiose.
– I duri anni ’50

Ferdinando II invecchiato in una foto degli anni
1850. (Immagine da Wikipedia)
Nel regno delle Due Sicilie non erano in tanti i simpatizzanti verso il processo di unione dell’Italia, ma una certa crisi sociale ed economica finisce per aumentarne il numero. Se a questo ci si mettono i tanti errori di Ferdinando II dopo i moti del 1848 allora il quadro inizia a preoccupare lo stesso re. Fatto è che dopo i moti del 1848 il re cerca di mettere una pezza a questi perduranti moti imponendo un duro regime di polizia. Il duro regime di polizia viene ulteriormente rafforzato nella zona abruzzese al confine con lo Stato della Chiesa.
Qui oltre che temere una possibile invasione da parte di qualche stato straniero vi è il reale pericolo del brigantaggio che nelle zone di frontiera tende a rafforzarsi vista la possibilità di espatriare, senza essere presi, solo che ora il fenomeno è giunto ad un livello insopportabile. Inoltre come se non bastasse una piccola ma significativa quota di persone benestanti, prova a favorire l’unione con il resto d’Italia surriscaldando gli animi. La polizia prova ad arginare il fenomeno mettendo in carcere nel Palazzo Ducale i maggiori capi del momento come Filippo Mastroddi, o don Luigi Vacca di Pereto.

Tagliacozzo nel 1843 in una litografia di Eduard Lear
Fatto è comunque che tra patrioti e briganti la polizia borbonica a un bel da fare nel fronteggiare il fenomeno e si trova sempre più spesso in difficoltà. Dal carcere di Palazzo Ducale a Tagliacozzo, che è sempre pieno di gendarmi, alcuni briganti riescono a fuggire, rendendo in parte vani gli sforzi dei soldati. In più la gendarmeria alla frontiera significa maggiori uomini a Tagliacozzo e Avezzano, i maggiori centri dell’epoca.
Il re per provare ad arginare il fenomeno del brigantaggio regola con lo Stato della Chiesa i confini tra i due stati, a maggior ragione che il processo di definizione dei confini fra stato pontificio e regno delle Due Sicilie rimaneva vacante dal 1793. Così nel 1853 vengono definitivamente regolati i confini tra i due stati e per renderli ben osservabili vengono posti dei cippi di confine con sul lato l’immagine del logo pontificio e sull’altro del regno borbonico.

L’Italia nel 1850.

Il regno delle Due Sicilie nel 1850
Altra grave tegola che si manifesta in questo periodo è un’epidemia di Colera che colpisce la Valle di Nerfa nel 1854. I primi episodi si verificano a Petrella Liri che diventano tanti nel giro di poco tempo. Al momento non abbiamo notizia di episodi del genere anche a Cappadocia e Verrecchie ma immaginando l’intensità della malattia quasi sicuramente vi sono stati anche a Cappadocia e probabilmente anche a Verrecchie.
Ferdinando II nonostante i suoi tentativi di controllore lo stato e la società napoletana non riesce nell’intento e anzi crea più guai di prima, ottenendo una crescita del malcontento intorno al suo governo, che viene percepito come immobile e se ancora non si parla di rivoluzione ma solo di cambiamenti generali la situazione volge al peggio. Borghesia e nobiltà vorrebbero dei cambiamenti seppure parziali, ma Ferdinando non sembra ascoltare e la situazione intorno a lui si fa sempre più pericolosa
In questo clima generale il funzionamento della macchina statale appare sempre più compromesso e ciò è evidente dalla corruzione dilagante. Ciò diventa terreno fertile per i briganti che nel corso degli anni 1855-59 fanno un ulteriore salto di qualità aumentando le loro scorribande lungo gli Appennini.
Sono molte le segnalazioni che vedono i briganti attaccare i piccoli paesi e i possidenti locali. Ciò naturalmente avviene anche nella Marsica dove si contano numerose azioni criminali, che avvengono nelle varie frazioni del territorio marsicano. Non è raro poi trovare situazioni di accettazione dello status quo da una parte delle stesse guardie, che non riuscendo a governare il fenomeno spesso sono costrette a conviverci, per non peggiorare la situazione.
– Il prosciugamento del lago Fucino (1845-61)

Il Lago Fucino in un dipinto pare degli anni 1850.
Nel 1845 il re Ferdinando II pur nella sua involuzione antidemocratica è sicuramente uno dei principali promotori della risoluzione del problema del Lago Fucino che tanti danni ha provocato nel tempo ai paesi rivieraschi del lago e che continua a produrre. Il re si fa promotore tramite il suo governo di una risoluzione del problema sul piano scientifico riunendo diversi ingegneri.
Dopo qualche tempo viene realizzato un piano d’intervento che prevede il ripristino dell’antico condotto romano sotto il monte Salviano. L’opera viene giudicata da subito importante e valida, ma anche molto costosa. Si costituisce verso la fine degli anni 1840 una società che avrebbe avuto il compito di gestire la costituzione dell’opera. Inizialmente nella società entrano molti industriali e gente con molti soldi. Ma poi visti i rischi d’impresa diversi di loro si tirano indietro e allora che compare il banchiere Torlonia, inizialmente come semplice socio e poi tramite varie operazioni e convincimenti ne diventa unico socio e ciò soprattutto per la paura degli altri che non se la sono sentita di proseguire.
Arriviamo quindi agli anni 1850 che nella Marsica sono soprattutto ricordati per la risoluzione del problema del lago Fucino. Torlonia con i suoi 50 anni all’inizio degli anni 1850 è l’unico socio e il vero motore dell’immensa impresa idraulica
Torlonia, quindi ormai unico proprietario della società che si occuperà del prosciugamento del Fucino, nel caso l’opera andasse in porto sarebbe l’unico beneficiario. Torlonia complice anche la sua giovane età si butta con foga nell’opera, sostenendo tutte le spese non solo dirette, ma anche collaterali per consentire a tutti gli operai la migliore condizione possibile, anche se sappiamo che un’ opera del genere comporta gravi rischi. Nel 1854 dopo vari problemi burocratici finalmente sono avviati i lavori per il prosciugamento del lago Fucino.
Per tale opera vengono assunti operai da tutto il centro Italia e anche oltre, moltissime persone giungono nella Marsica, sicure di poter avere un lavoro pur faticoso, ma a lungo termine. Spesso poi molte di queste persone si portano dietro anche le famiglie con mogli e figli che raggiungono i padri poco tempo dopo. In breve molti paesi della Marsica posti nelle vicinanze del cantiere si riempiono di nuove genti e fra questi compare anche Capistrello che vede aumentare in pochi anni la sua popolazione.
– Capistrello negli anni 1850

Capistrello in un dipinto di fine ‘800
Nel 1853 vi è l’inaugurazione della nuova via rotabile Avezzano – Sora. Questa opera viaria, che passa anche per Capistrello, seppure molto in ritardo rispetto a quanto poteva già servire, è un’opera d’importanza strategica in quanto arriva a ridurre fortemente i tempi di percorrenza fra la Marsica e Napoli e anche quando il regno delle Due Sicilie smetterà di esistere negli anni avvenire, la nuova via rimane un’opera di grande importanza.

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Capistrello fino al 1854 è un piccolo paese della Marsica dove la totalità delle persone risulta ignorante e dedita principalmente all’agricoltura, alla pastorizia e al piccolo artigianato. Ebbene con l’inizio dei cantieri per il Fucino Capistrello viene ad ospitare nuove genti, portando il numero di residenti a quota 2778 nel 1861.

