STORIA DI CAPISTRELLO
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XVII secolo
– Il ducato di Tagliacozzo nel XVII secolo

Palazzo ducale oggi. (Immagine personale)
– 1595-1639:
Tra la fine del ‘500 e fino all’inizio del ‘700 abbiamo un grande cambiamento climatico passato alla storia come Piccola Età Glaciale, ovvero estati piovose e freddo intenso d’inverno. Nella Marsica questo si traduce in raccolti scarsi o nulli. Non solo ma tra il ‘500 e il ‘600 sono diverse le annate che si ricordano con il lago Fucino completamente gelato d’inverno che assicurava un passaggio comodo per slitte e merci.
Il clima rigido porta con se un calo demografico e la concentrazione della popolazione in paesi più facilmente raggiungibili e meno a ridosso della montagna. Per esempio è in questo periodo che si ha il quasi completo abbandono di Albe e la maggiore presenza di persone nei piccoli centri a ridosso del paese albense.
Tra questi vediamo un certo incremento demografico ad Avezzano, che per la sua posizione strategica al centro del Fucino e a ridosso del lago ne fanno il luogo ideale dove abitare, in quanto comunque la presenza del vicino lago assicura un certo clima mite di più che se si sta in montagna.

Tagliacozzo nel XVI – XVII secolo
Nel periodo 1595-1611 la mancanza di un padrone forte di Casa Colonna porta a un certo decadimento famigliare. Tuttavia nel ducato di Tagliacozzo la forte mano di Giuliano De Leonibus, in qualità di Luogotenente di Casa Colonna, riesce a tenere ben salda la situazione amministrativa del ducato. Egli grazie alla sua perseveranza riesce a far entrare stabilmente nelle casse di Casa Colonna ben 3000 scudi l’anno fino al 1605 anno della sua morte. Dopo di lui diventano luogotenenti Marzio Fellio e Gaspare Resta che pone per la prima volta alla ribalta la sua famiglia.
La famiglia Resta diventa in breve una delle famiglie più in vista del ducato, scatenando molta invidia nel paese natale. Questa invidia si moltiplica nel corso del tempo portando addirittura all’omicidio di Giuseppe Resta nel 1606, fratello di Gaspare. Negli anni di governo di Giuliano De Leonibus il territorio ducale viene frazionato per meglio avere afflussi di cassa. In pratica nascono le baronie di Magliano, Scurcola e Corvaro che si aggiungono a quelli esistenti di Carsoli e della Valle Roveto.

l castello di Balsorano oggi. (Immagine personale)
In generale però questo periodo d’incertezza di guida di Casa Colonna, pur con i fattori climatici di persistente freddo e gli alti e bassi dovuti alla gestione dei vari amministratori di Casa Colonna, non mostra segni di particolare crisi. Il ducato di Tagliacozzo rispetto ad altri feudi importanti sia laziali che abruzzesi va discretamente. In pratica l’economia del ducato prosegue abbastanza bene, manifestando questa crescita fino al 1640. Tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 emergono nel ducato nuove famiglie baronali sulla scia della politica delle deleghe di incarichi e sotto incarichi che la famiglia Colonna distribuisce per gestire il ducato di Tagliacozzo.

Carsoli oggi. (Immagine personale)
Tra le nuove famiglie emergenti nel ducato ricordiamo gli Argoli, i Resta, i Mastroddi, i Mattei, i Gentile, i Blasetti, i Grosso, i Bontempi, i Luzzi, i Maglieri, i Rota, gli Amicucci, gli Ercolini, i Capoccio ecc. Questi figurano secondo i catasti come una gamma di proprietari terrieri. case, botteghe in piazza, selve e prati. Questo nuovo gruppo emerge in due modi da un lato tende ad accaparrarsi tutti i posti di priori e membri nelle cariche elettive delle varie università e dall’altra cerca di acquisire meriti presso i Colonna.
– 1639-1666:

Avezzano in un immagine di fine XVI – XVII secolo
Gli anni 1639-1666 sono il periodo di governo di Girolamo Colonna, cardinale dello stato pontificio e capo di casa Colonna in questa fase. Il suo governo nonostante la buona volontà del cardinale si rivela pieno di ostacoli dati dal periodo. Il ducato di Tagliacozzo in questi anni si rivela scarso economicamente dovuto in primis al clima, che non permette buoni raccolti essendo un periodo freddo e piovoso e poi le gravose tasse spagnole non aiutano per niente nella gestione feudale. A questo in ultimo si somma la peste, che nella Marsica uccide tantissime persone, generando grandi vuoti nei minuscoli borghi montani della zona.

Il castello di Avezzano nel ‘600.
Avezzano, che viene diventando sempre più la residenza dei Colonna quando essi si trovano nella Marsica, è in questo periodo martoriata dalle morti di tanti bambini e anziani che muoiono a causa delle pessime condizioni igeniche, causate in parte da un clima molto rigido che non permette tante cose.
Quindi ci troviamo in una fase complicata e molto gravosa che Girolamo affronta alla bene in meglio. Volendo simboleggiare il gravoso periodo ci rifacciamo alle gelate del lago Fucino che in questo periodo a causa del freddo intenso capita più volte. Il Lago in certe stagioni ghiaccia talmente tanto che si forma un tale spesso strato di ghiaccio che i carri e le persone possono circolare su esso.
– Capistrello nel 1600-1650

Capistrello in un stampa del 1880.
Il periodo del primo ‘600 è sicuramente un periodo molto duro per tutti a causa del cattivo clima che causa cattivi raccolti. Capistrello sotto questo aspetto non fa eccezione, ritrovandosi pessimi raccolti a causa delle grandi piogge durante il periodo estivo e del freddo intenso in quello invernale.
Nonostante questo a Capistrello la popolazione si viene specializzando in vari settori, occupandosi non solo nell’agricoltura, che rimane il pilastro economico, ma anche nella molitura, nell’allevamento degli animali, nell’artigianato (soprattutto nelle pelli, nel cuoio) ecc.

La chiesa di Sant’Antonio da Padova oggi. (Immagine personale)
La chiesa di Sant’Antonio di Capistrello da tempo mostra segni di decadenza sia a causa dei terremoti che dell’usura del tempo. Ebbene a inizio XVII secolo la chiesa viene ristrutturata profondamente secondo lo stile tardo rinascimentale.
Mano a mano che trascorrono gli anni la crisi economica si aggrava, le alte tasse spagnole e locali, il perdurare di questo clima così ostile portano la popolazione al limite della sopravvivenza. Questo causa diverse cose innanzitutto una grave demoralizzazione tra la popolazione, a cui si aggiungono diversi episodi di sopraffazione dei signorotti locali, che però anche loro si ritrovano ora in miseria poichè se la popolazione non sa come fare a cascata anche chi sta più in alto ha difficoltà.
La popolazione trovandosi in questa situazione da una parte accumula desiderio di rivalsa e dall’altro decide di darsi alla macchia divenendo briganti. Il brigantaggio a inizio ‘600 pur essendo già abbastanza sviluppato non ha ancora raggiunto punte elevate ed è ancora un fenomeno sotto controllo, ma la situazione è destinata a peggiorare soprattutto dopo la grande rivolta del 1647.

Capistrello zoommata sul paese in un dipinto del 1877
La popolazione è come una pentola a pressione per il grave stato di malessere in cui si trova e alla fine esplode di rabbia contro i governanti locali e del vicereame e a macchia d’olio la rivolta da Napoli dilaga in breve in tutto il meridione. Le forze spagnole per riportare l’ordine impiegano più di una anno
Anche nella Marsica abbiamo gravi episodi di rivolte e anche da Capistrello partono persone per unirsi. Ma quando la rivolta finisce in quanto soffocata nel sangue dagli Spagnoli, molte persone si danno alla macchia.
Ma il momento peggiore arriva nel 1656 con l’esplosione dell’epidemia di peste. Questa tremenda epidemia colpisce tutti indistintamente e anche a Capistrello si contano morti.
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– La Peste del 1656

La Peste del 1656. (Immagine da https://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/apprsecoli/peste1656.htm)
Nel 1656 una tremenda Peste colpisce Napoli e da qui dilaga in tutto il viceregno raggiungendo in breve tutto il territorio compreso l’Abruzzo, dove ci scoppiano focolai ovunque. La Peste dura dal 1656 a buona parte del 1657 poi improvvisamente la pestilenza scompare.

La Peste del 1656. (Immagine da Wikipedia)
Durante il periodo 1656-57 la Peste uccide moltissime persone, nella Marsica interi paesi scompaiono o si riducono a minimi termini, mentre altri miracolosamente non ne sono colpiti. Al termine di tutto la pestilenza nella sola Marsica uccide 4000 persone, mentre centinaia di migliaia sono le persone uccise in Italia da Napoli a Milano.
– Il ducato di Tagliacozzo e la Marsica durante la Peste (1656-57)

Scurcola nel XVI secolo
Il ducato di Tagliacozzo, come tutta la Marsica, sono colpiti duramente dalla pestilenza, che nella zona marsicana uccide 4000 persone. Ma la peste non incide in modo uniforme nella Marsica poichè ci sono aree più colpite di altre come l’area di Scurcola che viene colpita duramente passando da 200 a 136 fuochi in pochissimo tempo o come nei villaggi vicini, San Donato, Poggio Filippo e Gallo dove il il 90 % di persone risultano morte nel giro di poco tempo.
Ma ci sono anche paesi meno colpiti per la Peste come a Tagliacozzo dove muoiono soltanto 170 persone, che pur essendo un numero alto non è altissimo come in altri centri, qui la maggior parte della popolazione sopravvive. Altre zone dove la Peste colpisce duro è la Piana del Cavaliere. Qui la zona è colpita duramente, anche se non in modo uniforme, a Rocca di Botte muoiono 370 persone, a Pereto 30 famiglie si estinguono per Peste, invece a Oricola nessuno viene colpito.
– Capistrello dopo la peste del 1656

Immagine di Capistrello ingrandita sul castello e
appartenente al dipindo del 1877
Al momento dati in proposito non ne abbiamo, ma considerando i numerosi morti che si sono avuti lungo la Valle Roveto, crediamo che anche questo Capistrello sia stato colpito duramente riportando un numero di morti elevato.
– Il ducato di Tagliacozzo a fine secolo

Scorcio di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)
– 1666-89:

Scorcio del Tagliacozzo dell’epoca. (Immagine personale)
Lorenzo Onofrio eredita ufficialmente il ducato di Tagliacozzo così come le altre proprietà nel 1659, ma fino al 1666 è lo zio cardinale a governare il tutto e fino a che c’è lui il territorio abruzzese si muove ordinatamente, d’altra parte Lorenzo è giovane e ama godersi la vita quindi lascia volentieri le redini del governo familiare allo zio. Ma nel 1666 il cardinale Colonna muore e Lorenzo Onofrio diventa pienamente responsabile di tutto, ed è a questo punto che i Colonna iniziano a disinteressarsi dei territori abruzzesi, per quel che riguarda i bisogni della zona. A governare il territorio sono vi sono i loro sottoposti che agiscono indisturbati, a volte anche chiudendo più di un occhio sulle azioni dei briganti.
Sotto Lorenzo Onofrio i territori abruzzesi passano completamente in secondo piano e di ciò ne sono prova le ripetute richieste, cadute nel vuoto negli 1666-70 e 1671-79, a Lorenzo Onofrio da parte del Consiglio delle Università (i comuni grandi o piccoli che fossero), affinchè si provvedesse a risolvere almeno in parte i problemi evidenziati come il permanere della crisi economica a cui i comuni (università) non riuscivano a far fronte, la lamentela delle alte tasse che ogni anno pagate con un’imposta diretta di 1236 ducati sul solo focatico, pari a 42 carlini a foco, delle tante gabelle sui consumi alimentari, l’insufficienza delle entrate derivanti dall’affitto delle botteghe e dei pascoli comunali in rapporto al fabbisogno per finanziare la burocrazia, le funzioni sociali del medico e dei maestri di scuola e delle opere pubbliche.
In questi anni funesti a peggiorare di molto la situazione interviene una recrudescenza climatica, come ad esempio accaduto nel 1666, allorquando il clima è talmente impazzito da spingere il Consiglio dei Sedici a pregare Lorenzo Onofrio affinchè procedesse ad aggiustare la strada dei Cappuccini, a liberare il fiume, in quanto pieno di detriti che causano poi inondazioni, alla sistemazione della strada Salicara verso Roccacerro sommersa dall’acqua, a consolidare e riparare i ponti che si trovano lungo la via Valeria, ovvero il ponte di Santa Maria, che sta per crollare e quello di San Giovanni che era guasto. A Tagliacozzo la Casa della Scuola nel paese basso è in rovina, mentre nella scuola in Alto la Terra ci piove dentro.
– 1689-1700:

Il castello di Avezzano nel ‘600.
Gli anni tra il 1689 e il 1700 vedono il ducato di Tagliacozzo continuare ad attraversare una grave crisi economica, che compromette qualsiasi ripresa, peggiorando la crisi sociale già in atto da tempo. Purtroppo il clima continua ad essere pessimo con freddo e pioggia intense, che compromettono tutti i raccolti di questo periodo, che si rivelano scarsi e di bassa qualità. A ciò si aggiungono le alte tasse spagnole e il brigantaggio, che viene crescendo come piaga sociale.
A ciò bisogna aggiungere una situazione non da poco, ovvero la crisi di stagnazione e fiducia della popolazione locale, presente in tutti i paesi della Marsica di questo periodo, a causa non solo dei motivi sopradetti ma anche del duro colpo inferto dalla Peste del 1656, che qui nella Marsica ha provocato alcune migliaia di morti, azzerando in alcuni casi interi paesi.
– Capistrello alla fine del XVII secolo

Capistrello in un dipinto del 1877.
Capistrello alla fine del ‘600 è un paese depresso con un’economia a pezzi a causa del perdurare del clima rigido e piovoso. A testimonianza di questo clima così freddo ci sono le numerose testimonianze del completo congelamento del Lago Fucino in più annate di questo periodo. Il lago è talmente congelato e duro che le carrozze possono tranquillamente attraversare il lago.
La dura esperienza della peste del 1656 si fa sentire ancora in numerosi paesi, alcuni dei quali sono rimasti semideserti per l’alto numero dei morti avvenuto nel giro di pochissimo tempo e ora a distanza di quasi 50 anni dal tremendo episodio Capistrello come il resto della Marsica non si sono ancora ripresi tanto è vero che il successivo numero di nascite sono letteralmente troppo poche per compensare l’alto numero di vittime.
Quindi per il momento il paese risulta ancora in stato di shock sia per le perdite umane subite, che la mancanza di un minimo di prospettiva.

