STORIA DI CAPISTRELLO
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XIV secolo
– Capistrello nel XIV secolo

Capistrello oggi. (Immagine personale)
Con il XIV secolo il paese è ormai pienamente inserito nel nuovo sistemaonacale di Santa Maria della Vittoria e tale rimane per tutto il secolo. Il paese nella prima parte del secolo cresce demograficamente rendendo necessario allargare la superficie del paese e perciò viene costruita una seconda cerchia di mura.
Le nuove mura sono erette nel corso del XIV secolo, andando a racchiudere il paese su terrazze fino a raggiungere la sottostante chiesa di San Pietro (oggi chiesa di Sant Antonio di Padova), posta a sua volta vicina alla sede della dogana regia di passo.

L’antica chiesa di San Pietro, oggi chiesa di S. Antonio di Padova. (Immagine personale)
Le cose però non vanno lisce a causa di eventi traumatici, che interessano l’intero centro Italia. Di eventi drammatici nel corso del ‘300 se contano diversi, ma quelli che più di tutti hanno lasciato il segno sono due ovvero la Peste nera del 1348 e il terremoto del Gran Sasso del 1349.
Nel primo caso sappiamo che la Peste giunge nella Marsica nel corso del 1348, provocando morte e disperazione in molti centri della zona. Riguardo ai suoi effetti su Capistrello non abbiamo per il momento dati, ma considerando i centri limitrofi anche probabilmente vi sono stati morti.

La Peste del 1656. (Immagine da https://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/apprsecoli/peste1656.htm)
Il secondo evento è il sisma del Gran Sasso, che si verifica nel settembre del 1349. Questo sisma ha una potenza di fuoco molto importante arrivando a 7 Mw. Una forza come questa crea molti problemi e molti morti. Nella Marsica il sisma colpisce molto duramente arrecando danni e crolli in quasi tutti i centri locali dell’epoca. C’è anche da dire che il sisma del settembre 1349 segue a un sisma gemello verificatosi a Venafro tra Lazio e Abruzzo 48 ore prima se non di meno.

Terremoto del Gran Sasso del settembre 1349.
I geologi fino ad ora sono riusciti a venire a capo degli epicentri dei due sismi e quindi delle due faglie che li hanno scatenati, ma ad ora vi è ancora tanto da indagare per capire se tra i due vi possa essere una qualche correlazione o se il loro verificarsi sia stata solo una triste coincidenza di tempi.

Terremoto di Venafro del settembre 1349.
Il sisma del Gran Sasso del 1349 ha colpito violentemente anche la Marsica provocando moltissimi danni nei paesi sia di pianura che di montagna. Il sisma è stato tanto forte da scuotere la regione marsicana in profondità. Non ci sono al momento dati certi sulla quantità di danni e visti i tempi incerti non ci meraviglia, ma questi sono stati molti e pesanti, anche con molti morti. Tra i dati certi che sappiamo vi sono i gravi danni al monastero di Santa Maria della Vittoria.
Qui il sisma ha colpito forte, provocando danni e crolli in tutta la struttura. Alcuni monaci sono morti durante il sisma e anche per questo dopo sono fuggiti via. Solo dopo diverso tempo sono ritornati. La corona ha supportato il restauro del fabbricato, che è stato a lungo semivuoto.
– Effetti del sisma del 1349 su Capistrello

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Anche Capistrello come tutti i paesi dell’area ha risentito del sisma che ha provocato qui molti danni. Pare che la chiesa di San Pietro sia stata distrutta dal suddetto terremoto e a cascata ne viene che anche il paese ha avuto molti danni e probabilmente alcuni morti. Non dimentichiamo che il sisma del Gran Sasso non è stato il solo grosso sisma della zona, ma si è accompagnato al sisma di Venafro che è stato altrettanto forte provocando grossi scossoni in tutti i paesi della Marsica compresa Capistrello.
– Capistrello, il feudo monacale di Scurcola e la nuova contea di Tagliacozzo (1349 – 1400)

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Capistrello rimane per tutto il XIV secolo ancora sotto la giurisdizione dei monaci di Santa Maria della Vittoria. Tuttavia a causa della fuga dei monaci e di altre situazioni contingenti abbiamo il forte indebolimento del feudo monacale, il cui territorio viene messo sotto osservazione dagli Orsini, signori di Tagliacozzo.

Stemma della famiglia Orsini.
Gli Orsini sono una grande e potente famiglia romana con feudi sparsi in tutto il centro Italia e a metà del ‘200 riescono a mettere un piede nella Marsica, grazie a un matrimonio locale, mettendo così gli occhi su questa grande terra della Marsica Ovest.
La Marsica Ovest fino alla fine del duecento è formata da diverse signorie locali, la più forte delle quali è quella dei De Ponte, che possiedono in zona molti feudi riuscendo quasi a formare un unico grande feudo con centro a Tagliacozzo, all’epoca il paese più forte della zona.

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Ebbene nel giro di tre generazioni a partire dal 1250 gli Orsini riescono a scalzare i De Ponte e a divenire i principali signori della zona. Questi mirano a creare un unico grande feudo con centro in Tagliacozzo esattamente come hanno provato a fare i De Ponte prima di loro.
Questo viene poi realizzato nel corso del ‘300 attraverso l’acquisizione di numerosi centri locali, che vengono via via aggregati al feudo di Tagliacozzo, che diventa infine nel 1380 sede di contea.

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Dopo questo risultato gli Orsini provano ad ingrandire la nuova contea di Tagliacozzo muovendosi verso Scurcola con il feudo monacale di Santa Maria della Vittoria e verso la contea di Albe. Ci vorranno ancora diversi anni prima che anche Capistrello entri a far parte del dominio orsino, ma la via è tracciata, specialmente in chiave economica
– La battaglia dei Piani Palentini del 1363
Nell’ambito dello scontro di potere per il regno di Napoli presente fra le varie componenti della famiglia D’Angiò, abbiamo che feroci compagnie di ventura angioine e ungheresi che parteggiano per due opposte fazioni arrivino a scontrarsi proprio nella Marsica, per essere più precisi presso i Piani Palentini, laddove un secolo prima si era svolta la battaglia che aveva decretato il successo dei D’Angiò sugli Svevi. Ebbene durante questo scontro una parte delle forze in campo si danno al saccheggio della zona circostante i Piani Palentini. In pratica i 12000 scorridori della banda milanese di Ambrogino, bastardo di Casa Visconti, al servizio di Francesco Del Balzo saccheggia i paesi di Avezzano, Magliano, Alba Fucens, Antrosano, Capistrello ecc.
– Saccheggio a Capistrello (1363)
Pare che tra i paesi marsi attaccati dal duca d’Andria Francesco Del Balzo ci sia anche Capistrello che sarebbe stata saccheggiata attaccando case e persone del piccolo borgo.
– Il ritorno della Peste (1363)
Nel 1363 anno nero fa ritorno la Peste che come un’onda gigante travalica i paesi della Marsica, uccidendo tantissime persone, tanto da lasciare alcuni paesi spopolati per molto tempo
– ‘invasione delle cavallette (1365)
A completare la situazione già gravemente compromessa, ci pensa infine un’invasione di cavallette, che nel 1365 distrugge i raccolti lasciando sull’astrico e alla fame migliaia di famiglie. A causa di ciò sono i bambini a rimetterci di più. Infatti sono proprio questi le principali vittime delle cavallette e di un impoverimento generale
– La carità di Papa Gregorio XI nel 1372
A causa della tragicità della situazione presente nella contea di Tagliacozzo Papa Gregorio XI, dalla sua sede scismatica in Francia ad Avignone, conferma ai paesi Tagliacozzo, Castelvecchio, Scanzano, Celle (Carsoli), Verrecchie e altri della zona la concessione di Giovanna II di Napoli di versare alla Camera Regia solo la metà della colletta consueta
– Capistrello nella nuova contea di Tagliacozzo alla fine del XIV secolo (1380 – 1400)

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Gli Orsini approfittano della crisi del feudo di Scurcola, per invadere e prendere diversi paesi appartenenti al feudo monacale riducendo perciò di molto il potere effettivo dei monaci. Alla fine del XIV secolo la contea di Tagliacozzo sotto gli Orsini ha riunito sotto di se quasi tutti i paesi della Marsica ovest, riuscendo ad ingrandirsi ulteriormente puntando su Scurcola e Albe.
All’interno di questo quadro vediamo come Capistrello nel 1380 è ancora sotto la giurisdizione di Scurcola, con l’abbazia di Santa Maria della Vittoria, ma gli Orsini ormai premono forte.
In più abbiamo un altro dato da non sottovalutare il fatto che ora gli Angiò, a differenza dell’inizio del secolo, non mostrano più interesse a vedere diviso il territorio occidentale marsicano, ma al contrario vogliono una sua unità, per cui favoriscono il rafforzamento orsino su questo.

La chiesa di S. Antonio da Padova di Capistrello. (Immagine personale)
Nel XIII secolo la chiesa di San Pietro continua ad avere questo nome pare fino al 1349, allorquando a causa del gravissimo terremoto del Gran Sasso, viene distrutta. Quando la chiesa viene ricostruita viene a chiamarsi con un nuovo nome che è S. Antonio Abbate, solo dopo alcuni secoli la chiesa prende il nome attuale.
Su Capistrello non abbiamo fonti certe, ma pare certa la distruzione della chiesa di S. Pietro e quindi a cascata anche il paese dovrebbe aver risentito in modo forte del sisma, anzi dei due sismi, visto che Venafro non è molto distante da Capistrello (103 km).
Fatto sta comunque che La Marsica e Capistrello siano investite in pieno dalle due scosse con le conseguenze che possiamo immaginare. Quindi è facile supporre che la chiesa di Sant Antonio Abate sia stata distrutta o gravemente danneggiata da qualche nuovo sisma e che la successiva ricostruzione abbia poi portato al nuovo o nome di chiesa di Sant’Antonio da Padova.

Scorcio di Capistrello. (Immagine personale)
In ogni caso sia per guerre, per terremoti, o epidemie Capistrello alla fine del secolo apparirebbe come un paese semidistrutto, che piano piano si sta rialzando, certo ci vuole tempo, ma in tempi come questi nulla è certo. Capistrello è uno dei paesi su cui gli Orsini puntano vista la sua posizione strategica.

