CARRITO – STORIA SANTUARIO MADONNA DELLA PIETA’


SANTUARIO MADONNA DELLA PIETA’


 

 

___________________________________________

XII SECOLO

 

– Carrito all’inizio del XII secolo

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito all’inizio del XII secolo è verosimilmente un paese già strutturato come borgo fortificato. Questa ipotesi è verosimile in quanto sappiamo che Carrito all’inizio del XII secolo già esisteva come paese e quindi è molto probabile che il borgo in altura dovrebbe essersi formato almeno verso la fine dell’XI secolo per non dire anche prima.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

E’ probabile che dapprima sia stata eretta una piccola torre di vedetta nella seconda metà del X secolo, per meglio controllare il territorio della Valle del Giovenco, dai Berardi, che s’insediano nella Marsica nel 926 come conti dei Marsi.

Con il tempo, tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, si sarebbe formato intorno alla prima torre un vero e proprio nucleo abitativo, con tanto di mura esterne attorno a difesa del paese e in questo modo dovrebbe apparire Carrito in questo periodo.

Chiaramente riguardo a questo periodo non abbiamo notizie certe e quindi le ipotesi che facciamo sono come detto soggette a variazioni, ma penso comunque che il percorso urbanistico di Carrito abbia seguito uno sviluppo di questo tipo.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Rimanendo ai fatti sappiamo con certezza che Carrito esiste nel 1115 e ciò ci viene detto dalla bolla di papa Pasquale II, dove vengono indicati i confini e le pertinenze della diocesi dei Marsi. Da ciò deriva la sicura esistenza del borgo almeno alla fine del XI secolo se non addirittura prima alla metà del secolo. Sicuramente quanto sostenuto si basa sull’interpretazione dei pochi dati storici della Marsica e del paese di Carrito di questo periodo.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Fatto sta comunque che Carrito a inizio XII secolo è un paese medievale pienamente inserito nel suo contesto storico e fortemente legato al paese di Ortona dei Marsi principale borgo della zona.

 

 

– La nascita della chiesa di San Nicola

Il Santuario della Madonna della Pietà ex chiesa di San Nicola. (Immagine personale)

 

Ogni paese che si rispetti possiede una o più chiese e Carrito non fa eccezione, chiaramente ci basiamo su pochi dati disponibili, per cui la realtà potrebbe essere stata più complessa di quanto noi la descriviamo. Per cui se emergeranno nuovi dati aggiorneremo volentieri la  situazione che andiamo a descrivere.

Basandoci sui dati in nostro possesso sappiamo che a Carrito esiste la chiesa di San Nicola, eretta probabilmente a inizio XII secolo e questa chiesa nel corso dei secoli diventerà la futura chiesa di Santa Maria della Pietà. La chiesa primigenia dedicata a San Nicola si troverebbe nello stesso luogo dell’attuale santuario. Detto ciò quindi il paese di Carrito dimostra di avere una lunga storia alle sue spalle.

 

 


 

 

 

– Fine della contea dei Marsi e nascita delle contee di Celano e Albe

Il castello di Celano oggi.. (Immagine personale)

 

Nel 1143 termina la contea dei Marsi che viene assorbita dal regno Normanno, che ottiene il territorio marso grazie ad un accordo con la famiglia Berardi, che accetta di sottomettersi ai Normanni in cambio del mantenimento del proprio potere sul territorio. I Normanni però temono questa  famiglia e decidono di dividere la contea in tre tronconi principali e più altre piccole baronie locali.

 

Il castello di Alba Fucens una delle più importaanti residenze dei Berardi.

 

In pratica la Marsica si divide nelle tre contee di Carsioli, di Celano e Albe, più la baronia di Capistrello, che viene enucleata dalle altre contee. Ebbene in questa nuova situazione troviamo che solo le contee di Albe e Celano sono sotto le dipendenze dirette dei vecchi Berardi, mentre le altre si trovano in mano a personaggi diversi.

 

 

– Ortona e Carrito dopo la fine della contea dei Marsi

Scorcio della zona antica di Carrito. (Immagine personale)

 

In questa nuova cornice amministrativa troviamo Ortona e Carrito, ma più in generale la Valle del Giovenco, essere sotto la contea di Celano a cui rimane legata fino al 1268. In questa nuova fase storica la contea di Celano torna ad unirsi ad Albe nel 1189 sotto Pietro Berardi, che rilancia il potere berardiano con il preciso intento di ricreare la contea dei Marsi, magari ingrandendola con nuovi territori.

 

 

– La chiesa di San Nicola e Carrito alla fine del XII secolo

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi ed ex chiesa di San Nicol

 

Nel 1188 abbiamo la prima attestazione dell’esistenza della chiesa di San Nicola, che fa riferimento alla Bolla di Clemente III in cui si cita espressamente Sancti Nicolai in Carritu (Di Pietro, p. 65). L’attestazione dell’esistenza della chiesa di San Nicola in Carrito, ci parla indirettamente anche del paese dicendoci, a mio modo di vedere, che il borgo al livello urbanistico è ben strutturato e ha una sua importanza seppure al livello locale.

 

 

– I Berardi alla fine del XII secolo

Il castello di Celano oggi. (Immagine personale)

 

Con Pietro, i Berardi riescono a rilanciarsi sul piano politico diventando all’interno del regno normanno una delle principali famiglie nobili del tempo. Pietro Berardi grazie alla sua straordinaria capacità politica e ad una particolare situazione presente nella famiglia reale normanna, diventa in breve tempo una sorta di primo ministro del regno normanno e di tutore politico del piccolo re Federico nel regno normanno, sotto l’attenta visione di Papa Innocenzo III.

 

Il castello di Alba Fucens una delle importaanti residenze dei Berardi.

 

Pietro Berardi grazie alle sue grandi doti di stratega rilancia la famiglia anche al livello locale riuscendo a succedere al cugino Annibale nel 1189 alla guida della contea di Celano, riunendo così politicamente la Marsica sotto una sola mano, essendo lui anche conte d’Albe. Negli anni successivi fa sposare i figli con persone facoltose e importanti riuscendo così ad accrescere la sua forza in ambito locale.

 

Celano oggi. (Immagine personale)

 

A coronamento di questa sua potenza vi è il matrimonio fra il figlio ed erede Tommaso con Giuditta del Molise, che essendo erede della grande contea del Molise, gliela porta in dote allorquando il padre morirà e il suo territorio verrà annesso ai territori berardiani.

 

 


 

 

 

___________________________________________

XIII SECOLO

 

 

– La ritrovata potenza della famiglia Berardi

Scorcio del castello di Celano oggi. (Immagine personale)

 

La veloce ascesa di Pietro morto nel 1212, porta la famiglia a scontrarsi con vari nemici politici sia al livello locale che soprattutto nel nella corte che non vedono di buon occhio questa concentrazione di potere. Pietro ad un certo punto si distacca dal suo tradizionale ruolo e tenta il colpaccio alleandosi con l’avversario di Federico di Svevia, l’imperatore Ottone IV,  in cambio di un futuro riconoscimento della nuova contea dei Marsi.  Tuttavia la morte repentina di Pietro nel 1212 e altre concause fanno fallire il piano politico dei Berardi, che però rimane in piedi grazie a Tommaso, figlio di Pietro a  cui succede nei vari feudi.

Tommaso è un deciso assertore del piano di rinascita della contea dei Marsi come stato indipendente e per questo abbandona la tradizionale politica paterna per prenderne una militare. Ciò però lo porta a scontrarsi direttamente con l’imperatore Federico II, che divenuto ormai adulto è deciso a mantenere inalterata la sua eredità.

 

 

– Lo scontro fra Tommaso Berardi e Federico II

L’imperatore Federico II in una ricostruzione grafica.

(Immagine da https://pilloledistoriaefilosofia.com/2024/02/03/federico-ii-di-svevia-il-sogno-dellimpero-universale/)

 

Lo scontro fra Tommaso conte di Celano e Federico II è inevitabile e avviene tra il 1221 e il 1223 nella Marsica senza esclusione di colpi. Alla fine dei giochi è Tommaso ad avere la peggio non riuscendo a battere le più numerose forze dell’imperatore. Tuttavia a Tommaso è concesso  l’onore delle armi uscendone dignitosamente  e pur dovendo rinunciare alle sue amate terre marsicane, mantiene il possesso della contea del Molise tramite  la moglie.

 

 

– I Berardi e la Marsica dopo la vittoria di Federico II

La perdita per Tommaso e i suoi discendenti delle terre marsicane (1223) non sarà mai accettato e passeranno i successivi 40 anni nel cercare di recuperare gli antichi feudi. Invece Federico II avuta la meglio su Tommaso interviene in modo forte sul territorio marsicano per riportare la sua autorità su queste terre. Federico II interviene con decisione su Celano, che viene distrutta e la popolazione colpevole di aver appoggiato Tommaso Berardi viene deportata a Malta. Invece Albe viene data in feudo a cavalieri fedeli alla monarchia sveva.

 

 

– Carrito nel XIII secolo

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito in questa fase segue le vicende della contea di Celano a cui continua per ora ad appartenere. Negli anni successivi troviamo i Celanesi ottengono di tornare nella Marsica nella zona vicina alla vecchia Celano, dove gli viene concesso di erigere un nuovo borgo,  a cui viene dato il nome di Cesarea.

 

 

– La Marsica tra la fine degli Svevi e l’inizio dei D’Angiò

Monte Velino. (Immagine personale)

 

Nel corso dei decenni le contee di Albe e Cesarea vedono la presenza di diversi feudatari vicini agli Svevi. Successivamente nel 1250 muore l’imperatore Federico II e gli eredi nel regno di Sicilia cercano di proseguire la sua opera di consolidamento del potere svevo in Italia, ma un certo Carlo I d’Angiò giunge in Italia nel 1264 per contendere loro il regno normanno. Si hanno così anni di lotte anche traumatiche tra Carlo I d’Angiò e gli Svevi. Ad avere la meglio in questa contesa è Carlo I d’Angiò che prima sconfigge Manfredi di Sicilia, figlio di Federico II, nel 1266 e poi il nipote Corradino nel 1268 nella famosa battaglia dei Piani Palentini (Marsica).

 

 

– La battaglia dei Piani Palentini, la sconfitta degli Svevi e gli effetti sulla Marsica

Carlo I d’Angiò. (Immagine da https://discovercampania.it/personaggi-storici/281-carlo-i-d-angio)

 

Nel 1268 si ha quindi l’ultimo scontro fra Carlo I d’Angiò e gli Svevi con Corradino di Svevia ultimo erede del casato. Lo scontro avviene in agosto nei Piani Palentini proprio nella Marsica. Qui numerosi piccoli e grandi paesi retti dagli Antiochia, feudatari di Albe e Celano e parenti di Corradino, lo sostengono in pieno contro Carlo I d’Angiò. Ma questa forza non riesce ad avere la meglio su Carlo che sconfigge tutti riuscendo alla fine anche a far arrestare Corradino, che viene decapitato nella piazza principale di Napoli.

 

Corradino di Svevia, nipote ed erede di Federico II. (Immagine da https://www.stupormundi.it/it/corradino-di-svevia)

 

La sconfitta sveva nella battaglia dei Piani Palentini determina a cascata un grande terremoto politico nella nobiltà dell’Italia meridionale dove coloro che sostenevano gli Svevi vengono messi al bando e sostituiti nei vari feudi da uomini vicini al nuovo re. Ciò avviene soprattutto nella Marsica dove si è svolta la battaglia e dove vi sono stati interi paesi che hanno sostenuto Corradino.  Fra questi vi sono Albe e Pietraquaria, che appartengono agli Antiochia, imparentati con la casa Sveva. Ebbene Carlo priva dapprima gli Antiochia del feudo di Albe e poi procede a vendicarsi di questo territorio distruggendo sia Albe che Pietraquaria, disperdendone le popolazioni che vi abitavano.

 

 


 

 

 

 

– Il ritorno dei Berardi a Celano

Celano oggi. (Immagine personale)

 

Nel  frattempo i Berardi premono per tornare nei loro antichi territori, forti di sentenze che diversi tribunali hanno pronunciato in loro favore contro l’ingiusta decisione dell’allora imperatore Federico nel 1223. Carlo I d’Angiò alla fine riconosce ai Berardi, o meglio a Ruggero Berardi, il suo ritorno negli antichi feudi.

Tuttavia Carlo non volendo ritrovarsi in questi territori di frontiera uno stato nello stato procede a modo suo, riconoscendo a Ruggero il solo possesso di Celano, che gli viene restituito dietro una forte somma di denaro. Albe invece viene comunque riconosciuta e ceduta ai Berardi,  ma sottoforma di dote di Filippa Berardi, figlia di Ruggero, che ella dovrà poi portare in dote ad un uomo d’armi francese, vicino al re, che la giovane dovrà sposare. La contea del Molise è invece acquisita allo Stato.

Ruggero Berardi certo non sprizza gioia, ma si adatta al nuovo corso e lavora per potenziare il suo unico feudo che rimane comunque abbastanza grande per poter essere autonomo.

 

 

– Carrito e Ortona finiscono ai Cantelmo

Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Nel nuovo quadro di potere locale Carlo I cerca di frenare quanto più possibile futuri appetiti nobiliari, per cui ridisegna i confini della contea di Celano, che perde alcuni territori come la Valle del Giovenco, dove troviamo il nuovo feudo di Ortona e Carrito venire concesso ai Cantelmo, famiglia vicina al nuovo re Carlo d’Angiò.

 

 

– L’antica chiesa di San Nicola nel XIII secolo

L’antica chiesa di San Nicola, oggi Santuario della Madonna della Pietà. (Immagine personale)

 

Non abbiamo al momento alcuna citazione sulla chiesa di San Nicola nel XIII secolo, ma ragionando in generale affermiamo che questa ha avuto un “tranquillo” sviluppo nel corso di tutto il secolo. E’ chiaro questo è stato un periodo complicato per tutto quello che abbiamo detto, ma proprio per questo la chiesa con la sua presenza, ha agito come punto di riferimento per la povera popolazione locale sia nella vita religiosa che civile.

 

 


 

 

___________________________________________

XIV SECOLO

 

 

– Ortona e Carrito nel XIV secolo

Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Sul piano politico i Cantelmo dominano i feudi di Ortona e Carrito fino al 1314, anno in cui Carrito viene ceduta alla famiglia Piagnone. Questi  mantengono il feudo di Carrito per buona parte del secolo XIV per poi cederlo a Roberto Aprano.

Nel corso del secolo Carrito si consolida come feudo a se stante e pur non sviluppandosi come gli altri grandi feudi della zona, riesce comunque a mantenere una propria autonomia. Il secolo XIV si rivela un secolo molto tormentato a causa di diversi episodi che minano l’animo umano come la Peste del 1348 o i terremoti del Gran Sasso e di Venafro del 1349, ma Carrito pur nella sua piccolezza sembra sopravvivere abbastanza bene a queste avversità.

 

 

– La chiesa di San Nicola a inizio XIV secolo

Il Santuario della Madonna della Pietà. (Immagine personale)

 

Da fonti certe sappiamo che la chiesa di San Nicola viene citata nelle Decime Vaticane del 1308 e del 1324 “de Ortona cum Carreto, ….. clerici Carreti in universo tar. VII gr. XV … Ecclesia S. Micolai.

Da ciò si comprende come ancora la chiesa di San Nicola mantenga ancora il vecchio nome e non sia passata al nuovo nome di Santa Maria della Pietà.

 

 

– La peste del 1348

La situazione della Marsica e più in generale dell’Europa cambia improvvisamente a causa del sopraggiungere della Peste Nera. Un autentico morbo che si presenta in modo virulento nel 1348 in tutta Europa producendo moltissimi morti e poi a distanza di qualche anno ritorna falcidiando ancora la popolazione. Anche la Marsica viene colpita in modo forte dal morbo e qui interi paesi scompaiono o rischiano di scomparire a causa dei tanti morti che si verificano. Al momento non abbiamo elementi precisi circa i decessi nella Marsica. Sicuramente però la zona è stata colpita pesantemente.

 

 

– Carrito e la peste del 1348

La peste del 1348 investe la Marsica come tutti gli altri territori italiani e pur in mancanza di fonti certe pensiamo che il territorio della Valle del Giovenco e quindi anche Carrito abbiano riportato numerosi morti. Tuttavia al momento non abbiamo notizie precise al riguardo

 

 

– Il terremoto del 1349

Terremoto del Gran Sasso del 9 settembre 1349.

 

Nella notte tra il 9 e 10 settembre 1349 una violentissima scossa pari a 7 Mw si verifica sul Gran Sasso. In pratica nel 2021 è stata fatta una scoperta eccezionale, ovvero gli esperti hanno ricostruito in modo preciso la sorgente sismica del terremoto individuandola nella faglia del Gran Sasso. La scossa sismica del 9 settembre 1349 si sente indistintamente in tutto il centro Italia causando gravi danni in moltissime zone a cominciare dall’Abruzzo e da Roma.

A Roma la scossa è stata talmente violenta da provocare il crollo di una parte del Colosseo. Molte chiese sono o crollate o hanno riportato danni ingenti. Ma è l’Abruzzo la zona più colpita dal sisma a cominciare dall’Aquila che viene distrutta provocando 800 morti. Altra zona severamente colpita è la Marsica, dove sono molti i paesi che riportano danni gravi con diversi morti.

La scossa del 9 settembre è rimasta famosa per essere un vero rompicapo geologico, poichè come da cronaca locale sembrebbe non essere stata l’unica, in quanto ve ne è un’altra verificatasi quasi insieme alla precedente. probabilmente anche prima. La nuova scossa si è verificata presso Venafro il 9 settembre di giorno producendo danni enormi in tutta la Campania, nella zona di Sora e di nuovo nella Marsica . La scossa di Venafro è stata pari a 6.8 Mw, quindi poco inferiore alla successiva che si ha in notturna. Ci vorranno anni per riprendere una vita normale e scordarsi di questo tremendo terremoto.

 

 

– Effetti dei sismi di Venafro e del Gran Sasso sulla Marsica

La Piana del Fucino oggi. (Immagine personale)

 

Nella Marsica le due forti scosse sismiche di Venafro (6,8 Mw) e del Gran Sasso (7 Mw) toccano tutti i paesi della zona appartenenti alle tre contee di Tagliacozzo, Albe e Celano, che vengono duramente colpiti. I vari paesi della zona riportano tutti danni più o meno significativi con una conta di morti purtroppo non trascurabile. Al livello storiografico le testimonianze dell’orrore sono diverse, ma spesse volte confuse e contrastanti, che non riescono cioè a dare l’esatta cifra dei danni e dei morti.

Sicuramente sappiamo che il paese di Avezzano viene semidistrutto con danni rilevanti, tra cui la colleggiata di San Bartolomeo che viene distrutta. Altri danni significativi si registrano nel monastero di Santa Maria della Vittoria presso Scurcola Marsicana eretto alla fine del XIII secolo dagli Angioini per  celebrare la vittoria sugli Svevi e divenuto per volere dei sovrani Carlo I e Carlo II un vero e proprio feudo monacale con tanto di zona di pertinenza nella Marsica occidentale.

 

La Piana del Fucino oggi. (Immagine personale)

 

Con la scossa di Venafro di 6,8 Mw nella Marsica sono la Valle Roveto e le zone di Pescasseroli e Opi a risultare le più colpite con ricadute importanti sia sulla popolazione che sul patrimonio edilizio. Tanto per citare un esempio grave ad Alvito (un piccolo comune posto al confine fra Lazio e Abruzzo) muore Adenolfo II d’Aquino con tutta la famiglia nel crollo del castello seguito al terremoto di Venafro.

 

 

– Effetti dei terremoti di Venafro e  del Gran Sasso su Carrito.

 

La Valle di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Al momento non disponiamo di dati circa gli effetti di questi due importanti sismi su Ortona e Carrito, ma sicuramente gli effetti ci sono stati e sono stati rilevanti visto che la Valle del Giovenco rientra nella zona rossa del sisma di Venafro, per cui anche Carrito è stata esposta agli effetti di questi tremendi terremoti. Ortona invece quasi sicuramente ne esce bene in quanto l’area del vecchio borgo è costruita interamente su roccia e quindi ben resistente ai terremoti.

 

 


 

 

– I Berardi si riprendono i feudi di Ortona e Carrito

Intorno al 1380 Carrito e Ortona, dopo la fine della signoria di Roberto Aprano, le troviamo soggette a vari signori, ognuno con una propria quota parte. Ed è così che troviamo Francesco d’Aquino in forma indivisa con Giacomo Cantelmo, conte di Popoli e Alvito, e Francesca Berardi contessa di Celano e Loreto.

Alcuni anni dopo nel 1388 il conte di Celano Pietro Berardi si riprende, in accordo con il re, il controllo dei feudi di Ortona e Carrito. I Berardi da tempo stanno cercando di espandere il loro contado assorbendo i territori vicini e ciò viene fatto con Ortona e Carrito, evidenziando così un  disegno di espansione celanese verso l’Abruzzo Citeriore.

 

 

– Ortona e Carrito alla fine del XIV secolo

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Alla fine del XIV secolo Ortona dei Marsi è ormai uno stabile e temuto borgo fortificato, tornato a far parte della contea di Celano insieme a Carrito. Sul piano socio economico l’area occupata dai due feudi è sicuramente molto ricca sia sul piano agricolo che della selvaggina. Qui a Ortona come anche a Carrito sono coltivati principali ortaggi dell’epoca e nell’area generale della Valle del Giovenco troviamo tutta la selvaggina possibile a cominciare dai cervi e dai cinghiali.

 

 

Scorcio della Valle del Giovenco oggi. (Immagine personale)

 

Sul piano socioculturale la popolazione è completamente ignorante in tutti e due i borghi, ma sono gran lavoratori, sempre desiderosi di migliorare la propria condizione e fortuna vuole che abitando qui nella Valle del Giovenco non manchi nulla, per cui vi è sostentamento per tutti.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito alla fine del XIV secolo è come Ortona un piccolo borgo fortificato, posto su una rupe con in cima una torre di vedetta, dove risiede il responsabile del borgo per conto del signore di turno. Essendo ora che il borgo è tornato alla contea di Celano, vi è un responsabile per conto dei Berardi, conti di Celano.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

 

 

– La chiesa di San Nicola alla fine del XIV secolo

La chiesa di San Nicola, oggi Santuario Madonna della Pietà

 

Tra la fine del secolo XIV e l’inizio del secolo XV dai sussidi caritativi della  Diocesi dei Marsi veniamo a conoscenza della consistenza della chiesa in decime offerte in natura al Vescovo dei Marsi “Ab ecclesie et clericis de Carreto , Floremus quator: … ab ecclesia Sancti Nicolai de Carreto, caseos duos, …. cuppas sec”.

 

 


 

 

 

___________________________________________

XV SECOLO

 

 

– La chiesa di San Nicola a inizio XV secolo

Il Santuario della Madonna della Pietà ed ex
chiesa di San Nicola in età medievale. (Immagine personale)

 

Riguardo la chiesa di San Nicola non abbiamo notizie dirette di questo periodo, ma considerando la situazione generale non vediamo cambiamenti nella vita del borgo di Carrito e quindi anche della chiesa, che rimane in questo periodo il centro della vita sociale di Carrito. In pratica intorno a questa si concentrano tutte le funzioni e feste religiose, con gli abitanti che organizzano la propria vita in funzione di queste feste e dei tempi dell’agricoltura.

 

 

– La contea di Celano e il breve ritorno dei Cantelmo a Carrito e Ortona a inizio XV secolo 

Scorcio di Celano oggi. (Immagine personale)

 

Nel corso del primo ‘400 la famiglia Berardi si viene estinguendo nella linea maschile e non so se per questo o per altri motivi troviamo che Antonella Berardi figlia di Nicola I conte di Celano, viene fatta sposare a Nicola Cantelmo, figlio del conte di Popoli e come dote gli vengono concessi i feudi di Ortona e Carrito.

 

 

– L’ascesa dei Colonna e il ritorno di Ortona e Carrito in seno alla contea di Celano

Il castello di Celano oggi. (Immagine personale)

 

Nel 1423 muore Pietro IV di Celano ultimo conte della famiglia Berardi e la contea passa alla sorella Jacovella Berardi. Questa a sua volta ancora bambina, viene fatta sposare dal papa a Edoardo Colonna, nipote del papa e già conte d’Albe. In questo modo la contea di Celano passa nelle mani dei Colonna che la terranno negli anni successivi.

Essi grazie al loro papa Martino V, cercano di potenziare la loro presenza in Abruzzo e quindi nel regno di Napoli e ciò viene fatto divenendo responsabili di vari feudi nella regione abruzzese. Questa politica viene perseguita dai Colonna  per cercare di creare un unico contesto territoriale tra il Lazio e l’Abruzzo.

 

Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Seguendo questa politica i Colonna dopo essere divenuti proprietari di Celano cercano d’ingrandire questo feudo riprendendosi più o meno intorno al 1425 i feudi di Ortona e Carrito, che ritornano così in seno alla contea di Celano. In questo stesso periodo si creano forti tensioni fra Orsini e Colonna circa il loro dominio sulla Marsica. Per il momento le tensioni sono frenate dalla presenza del papa, ma continuano a dominare la scena locale.

 

 

– Jacovella si riprende Celano (1432)

Nel 1431 muore papa Martino V e Jacovella Berardi poco dopo abbandona il marito, tornando di nascosto nella sua amata Celano, dove riprende pienamente le redini del potere del proprio feudo. Per garantirsi totale libertà provvede a chiedere lo scioglimento del proprio matrimonio con Edoardo Colonna. In giro di un paio d’anni Jacovella ottiene il tanto desiderato scioglimento nuziale da Edoardo, tornando ad essere così a pieno titolo unica amministratrice di Celano, a cui ancora appartiene Ortona e Carrito.

 

 

– Giacomo Caldora padrone di Tagliacozzo e Albe (1433-39)

Piazza Obelisco oggi. (Immagine personale)

 

All’interno di questo quadro politico sempre in movimento si verifica la defenestrazione nel 1430-33 delle famiglie Orsini e Colonna dalla guida di Tagliacozzo e Albe che finiscono nelle mani del capitano d’armi Giacomo Caldora.

In questo periodo i capitani d’armi, che sono uomini audaci e coraggiosi, sono al comando di piccoli e medi eserciti di mercenari, che spesso sono assunti dai signori di turno per muovere guerra a loro competitor territoriali o per conquistare altri feudi, ma questi a loro volta diventano ricchi e importanti uomini politici,  che spesso fanno il bello e cattivo tempo dei paesi a loro soggetti e per tutti gli anni 1430 è Giacomo Caldora, vecchio e capace capitano d’armi ad essere il padrone della Marsica. Questi in uno scontro con i Colonna e gli Orsini s’impadronisce tra il 1430 e 1433 dei feudi di Tagliacozzo e Albe.

 

 


 

 

 

 

– L’unione fra Giacomo Caldora e Jacovella Berardi (1439)

Immagine di fantasia da Wikipedia del matrimonio nel XV secolo 

 

Poi nel 1439 il vecchio Giacomo sposa la contessa di Celano Jacovella Berardi completando così la riunione di tutta la Marsica sotto un unico comando. Di conseguenza anche Ortona e Carrito fanno parte di questo blocco territoriale. La faccenda dura però poco a causa della sopraggiunta e improvvisa morte di Giacomo, che produce una nuova divisione dei vari contadi della Marsica.

Ciò è emblematico di un periodo assai fluido, dove il mantenimento della proprietà dei feudi sotto un unico cavaliere è funzione di quanto questo sia oltre che un grande combattente, anche un grande politico.

 

 

– Carrito e Ortona dei Marsi nella contea di Celano (1430-40) 

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

In questo quadro dinamico la Valle del Giovenco e quindi anche Carrito risente sia direttamente che indirettamente di questa condizione di eventi. Non dimentichiamo che ciò che succede nella Marsica è anche funzione del generale clima di guerra che si respira nel meridione italiano per la conquista del trono napoletano fra gli Angioini che dominano la scena napoletana dal 1268 e i nuovi competitor Aragonesi.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Ebbene in questa situazione troviamo che negli anni 1430-40 Carrito e Ortona sono parte integrante della contea di Celano, seguendone le sorti politiche. I due feudi si ritrovano così trascinati negli eventi locali che portano alla zona grande angoscia e apprensione per le situazioni bellicose che si verificano nel corso del tempo.

 

 

– Gli Orsini riprendono Tagliacozzo aggiungendovi anche Albe

Nel 1441 gli Orsini ritornano in possesso di Tagliacozzo a cui viene anche aggiunta stabilmente la contea d’Albe e ciò come premio per il sostegno dato della famiglia romana alla causa aragonese.

Ciò scatena l’ira dei Colonna, famiglia rivale degli Orsini, che mira a questi stessi territori producendo una nuova guerra fra le due famiglie. La nuova guerra che si apre fra i Colonna e gli Orsini è lunga e dolorosa e  porterà a gravi battaglie e a una lunga scia di morti sia nella Marsica che a Roma protraendosi fino al 1497, allorquando i Colonna nel bel mezzo della guerra fra Spagna e Francia per il controllo del meridione italiano, ottengono una schiacciante vittoria sugli Orsini e quindi sul territorio marsicano.

 

 

– Ortona e Carrito divengono contea e sono restituiti ai Cantelmo

Scorcio di Ortona dei Marsi. (Immagine personale)

 

All’interno del quadro di potere appena definito con il ritorno degli Orsini a Tagliacozzo, troviamo  i feudi di Carrito e Ortona dei Marsi che nel 1445 vengono distaccati dalla contea celanese e  restituiti ai Cantelmo, nella persona di Giampaolo Cantelmo elevando entrambi a contea di Ortona e Carrito. Ciò avviene come premio del sostegno dato dai Cantelmo alla causa aragonese nella lotta per il trono napoletano contro gli Angioini.

 

 

– Alfonso d’Aragona si consolida come re di Napoli

Il periodo successivo al 1445 vede il consolidarsi di Alfonso d’Aragona nel regno napoletano scacciando completamente gli Angioini da Napoli. Il consolidarsi di Alfonso a Napoli prefigura anche il consolidamento di un nuovo equilibrio di potere in Italia che si raggiunge infine nel 1454 con la pace di Lodi dopo una lunga e tormentata stagione di lotte fra le varie signorie italiane.

 

 


 

 

 

 

– La pace di Lodi

L’Italia nel 1454. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1454 con il consolidamento a Napoli degli Aragonesi nella persona di Alfonso I e la stabilizzazione di altri potenti nell’Italia del nord, si pongono le premesse per il successivo accordo, realizzatosi a Lodi nel 1454, fra i diversi stati italiani per un mutuo riconoscimento e la creazione di un equilibrio che fra alti e bassi durerà fino al 1494.

 

I delegati italiani firmano la Pace di Lodi.

(Immagine da https://cards.algoreducation.com/it/content/VQsVh_nt/pace-lodi-equilibrio-italiano-quattrocento)

 

Ciò regalerà all’Italia un lungo periodo di pace, seppure interrotto da alcune guerre di potere, che porterà ad una grossa crescita economica e soprattutto politica con l’Italia che sarà in questa fase il centro degli interessi economici del mondo allora conosciuto, con Firenze la sua capitale.

 

 

– Il terremoto dell’Irpinia del 1456

 

Il terremoto del 1456 si verifica nella zona dell’Irpinia, manifestandosi con una forza importante, più o meno  sui 6.6-6.7 Mw. L’area più a ridosso del sisma quella campana è stata colpita con grande durezza, ma anche il resto del centro Italia ne risente in modo importante. Sono molte infatti le fonti in proposito che parlano di gravi danni arrecati dal sisma a città e luoghi anche molto distanti.

Riguardo la Marsica sappiamo che il sisma si è sentito distintamente e fortemente in tutta l’area provocando in quasi tutti i paesi danni e crolli, ma l’area più colpita in questo caso è stata la Piana del Cavaliere. Paesi come Pereto, Oricola, Celle-Carsoli sono praticamente distrutti e i morti per questo sisma sono centinaia. Quindi sicuramente la Marsica è stata colpita duramente, soprattutto in questa zona che riporta i danni maggiori. Ma anche i danni che ritroviamo nei paesi fucensi e rovetani sono importanti, qui però le cronache non sembrano parlare di morti.

L’area di Tagliacozzo è stata sicuramente scossa dal sisma in modo importante, basta immaginare che nei pressi di Scurcola, l’Abbazia di Santa Maria della Vittoria è semidistrutta e quindi anche Scurcola ha riportato danni ingenti. Quindi tenendo conto dei dati del carseolano e di quelli dell’abbazia diciamo che tutta l’area della Marsica occidentale è seriamente colpita.

 

 

– Il terremoto dell’Aquila del 1461

Come abbiamo accennato nel 1461 un nuovo forte terremoto interessa la Marsica, seppure meno intensamente rispetto al sisma di 5 anni prima. Parliamo del sisma dell’Aquila del 1461, che si manifesta con una potenza di 6.5 Mw, che devasta la città e tutti i paesi a ridosso di questa. Ma il sisma ha colpito violentemente anche Sulmona e i centri limitrofi così come la Valle dell’Aterno e l’Altopiano di Navelli.

E la Marsica?

Sicuramente anche la Marsica ha vissuto questo sisma con scuotimenti importanti, tuttavia qui gli effetti sono stati molto minori. Certamente ci sono stati danneggiamenti ingenti con crolli e la zona che ne ha risentito di più è stato l’Altopiano delle Rocche, con i paesi di Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli e questo perchè più vicini all’area sismica. Comunque tutti questi paesi sono stati restaurati e sono andati avanti nella loro storia.

 

 

– Conseguenze dei due sismi a Carrito e Ortona

Il castello di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

I sismi dell’Irpinia del 1456 e dell’Aquila del 1461 sono stati molto violenti e si sono sentiti distintamente anche nell’area della Valle del Giovenco. Qui però per quel poco che si è saputo e ipotizzato non ci sono state conseguenze gravi, sicuramente Ortona ne ha risentito poco data la sua struttura, riguardo a Carrito anche qui pare non ci siano state conseguenze gravi, anche se qui i sismi hanno sicuramente inciso di più che a Ortona.

 

 

– Conseguenze del conflitto Colonna – Orsini

Le famiglie Colonna e Orsini in conflitto nel XV secolo. (Immagine personale)

 

L’Equilibrio instauratosi in Italia con la pace di Lodi a quanto pare non riguarda la Marsica, dove negli anni ’50 e ’60 del XV secolo grandi cambiamenti e scontri politici attraversano il territorio marsicano.

Nonostante ciò comunque anche nella Marsica abbiamo casi di miglioramenti economici grazie alla lungimiranza dei feudatari. E’ questo il caso di Celano dove la  contessa Jacovella e il suo terzo marito Leonello Acclozamora dedicano molte cure al proprio contado ed è in questa fase che la contea di Celano dimostra di avere un’economia fiorente grazie alla produzione e commercio della lana.

 

 

– Il conflitto di Celano: tramontano i Berardi e arrivano i Piccolomini

Antonio Piccolomini conte di Celano dal 1462.

 

Grazie alla superba gestione dei conti di Celano il contado celanese diventa così in breve tra i più ricchi del sud Italia. Purtroppo però questa favola non dura molto a causa del sopraggiungere della morte del conte Leonello nel 1458 e del successivo scontro di potere tra la vedova Jacovella e il figlio ed erede Ruggero. Il giovane vuole da subito succedere al padre nella guida del contado, la madre si oppone sia perchè il giovane non è ancora pronto, sia perchè il contado di Celano è suo.

Si crea in breve un forte conflitto tra madre e figlio, che arriva ad esplodere nel 1461 allorquando il giovane riesce con l’aiuto di un capitano d’armi molto astuto, che mira alle fortune della contessa, a disarcionare la contessa Jacovella imprigionandola in un castello vicino.

Ruggero diventa così nuovo conte di Celano, ma la sua gestione si rivela un disastro allorquando viene raggirato dal capitano d’armi Piccinino che svuota Celano del tesoro della contessa.

Papa Pio II assiste alla contesa di potere fra madre e figlio e disgustato di ciò interviene tramite il conte di Tagliacozzo, che libera la povera contessa Jacovella e scaccia il figlio ribelle nel 1463. A questo punto Pio II, sagace uomo politico, approfitta della situazione detronizzando a sua volta la povera contessa, che perde così definitivamente la sua amata Celano.

Celano viene data al nipote del papa Antonio Piccolomini, che fonda così una nuova dinastia. Jacovella riceve in cambio Venafro dove muore qualche anno più tardi, mentre Ruggero Acclozamora, rifugiatosi a Balsorano, organizza da qui il proprio contrattacco per riprendersi Celano.

 

 

– Conflitto fra Ruggero Acclozamora e Antonio Piccolomini (1463-70)

Il conflitto che ne segue tra Ruggero Acclozamora e Antonio Piccolomini dura 7 anni e vede la valle Roveto essere l’area di scontro fra i due. Il conflitto tra Ruggero e Antonio va a sommarsi ai vari conflitti presenti nella regione fra Orsini e Colonna. Infine però nel 1470 Ruggero non riuscendo a riprendersi Celano e stufo di questa situazione abbandona Balsorano, per spostarsi in Francia dove si mette al servizio del re francese Luigi XI. A questo punto con il venir meno di Ruggero, Antonio Piccolomini riesce finalmente a conquistare Balsorano e riunire così il suo contado.

 

 


 

 

 

 

– Il conflitto fra Orsini e Colonna

Le famiglie Colonna e Orsini in conflitto nel XV secolo. (Immagine personale)

 

Nel resto della Marsica nel frattempo continua il conflitto fra Orsini e Colonna per il controllo dei contadi di Tagliacozzo e Albe. Il conflitto va avanti per tutto il periodo 1460-90 con vari momenti di tensione sia al livello privato che pubblico e ciò avviene senza esclusione di colpi anche attraverso omicidi politici eccellenti da ambo le parti. Tuttavia in questa prima fase (1460-85) sono gli Orsini ad avere la meglio riuscendo ad opporsi efficaciemente ai Colonna riuscendo a neutralizzarli.

Ma poi con la seconda fase (1485-97) sono i Colonna ad avere la meglio dapprima prendendo in modo più efficace misure di contrasto sugli Orsini riescono infine a sconfiggerli sia militarmente che politicamente (1497) sfruttando bene i forti contrasti europei fra Spagna e Francia per la conquista del trono napoletano.

In questo quadro complicato abbiamo la fine della diatriba, ma poi verso la fine del secolo sono gli Orsini ad essere messi sotto scacco, per finire infine sconfitti nel 1497. A questo punto gli Orsini sconfitti, sono costretti a cedere le due contee alla famiglia Colonna, nella persona di Fabrizio Colonna. La diatriba tra Orsini e Colonna arriva alla fine grazie al continuo voltafaccia delle due famiglie nell’ambito della ben più grande guerra di potere fra Spagna e Francia.

In pratica gli Orsini vengono sconfitti in quanto ritenuti non più affidabili dalla corona napoletana, per il loro continuo voltafaccia. Ciò spinge i regnanti napoletani a premiare i Colonna per il loro intervento a sostegno della corona e ciò avviene privando gli Orsini delle contee di Albe e Tagliacozzo cedendole poi ai Colonna nel 1497 con decreto reale per essere poi ulteriormente confermate loro in altri decreti successivi.

 

 

– Il ritorno di Ruggero Acclozamora a Celano e la sua definitiva sconfitta

Celano oggi. (Immagine personale)

 

Ruggero Acclozamora per circa 15 anni serve il re di Francia in Francia, ma quando viene l’occasione per riprendersi Celano non ci pensa due volte e torna in Italia. Ciò avviene due volte la prima nel 1485 allorquando torna in occasione della congiura dei Baroni. In questa circostanza Ruggero riesce a disarcionare Piccolomini e a riprendersi per alcuni mesi Celano. Poi però la reazione è rabbiosa con Piccolomini che caccia malamente Acclozamora.

 

Il castello di Celano oggi. (Immagine personale)

 

La seconda circostanza avviene nel 1495 allorquando Ruggero scende in Italia con l’esercito francese al seguito del re Carlo VIII determinato a prendersi Napoli. In questa situazione Piccolomini quando arriva a Celano riesce a riprendersi per poco tempo il suo contado, ma dopo poco mentre infuria la reazione della corona napoletana, sostenuta dagli Spagnoli, si ha anche la reazione di Piccolomini, che all’interno di questa contesa torna a Celano e affronta in modo definitivo Ruggero Acclozamora. Diverse fonti ci dicono che nello scontro fra i due Ruggero ha la peggio venendo sconfitto e infine ucciso nel 1496.

 

 

– Carrito e Ortona nello scontro fra Spagnoli e Francesi

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

In questo generale quadro di competizione fra Spagna e Francia troviamo che il conte di Carrito e Ortona viene defenestrato dal suo ruolo per aver appoggiato i diritti dei Francesi su Napoli nel 1460. Così facendo la contea passa al fratello Giovanni che la trasmette a sua volta ai suoi discendenti, comportando che la contea di Carrito e Ortona rimanga nelle proprietà della famiglia Cantelmo anche nel ‘500.

 

 

– Carrito alla fine del XV secolo

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito alla fine del XV secolo è un piccolo borgo arroccato su una piccola montagna all’interno di una valle piuttosto isolata. Ne viene da se che la comunità del borgo vive il paese come il microcosmo nel quale tutto accade e tutto rimane com’è, seguendo i tempi della religione e i tempi dell’agricoltura.

 

 

– La chiesa di San Nicola alla fine del XV secolo

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

La chiesa di San Nicola all’interno di tutto ciò è ancora alla fine del secolo il centro del piccolo villaggio dove la gente si riunisce discute, passeggia, insomma vive. Sulla chiesa riferimenti particolari di questa fase non ve ne sono.

 

 


 

 

 

___________________________________________

XVI SECOLO

 

 

– Il regno di Napoli diventa viceregno di Spagna

Nel 1501 re Federico I di Napoli viene destituito dal papa e il trono di Napoli rimane vacante. I due contendenti principali ovvero Spagna e Francia si lanciano alla conquista del regno napoletano, ognuno accampando diritti sul trono. Alla fine di una sanguinosa lotta è la  Spagna ad avere la meglio insieme ai loro sostenitori, fra cui i Colonna che hanno impegnato molte risorse per sostenere le pretese al trono degli Spagnoli.

Fatto è comunque che nuovo re di Napoli diventa Ferdinando V di  Castiglia – Spagna. Il nuovo re non vuole avere una nuova corona, ma semplicemente una colonia e per ottenere questo abbassa il regno di Napoli a Vicereame. Questo fatto arriva alle persone così da farle esplodere di rabbia contro gli Spagnoli, ma loro ormai sono i padroni e sono troppo forti per metterli in discussione.

 

 

– La Marsica all’inizio del XVI secolo

I Monti Carseolani oggi. (Immagine personale)

 

Nella Marsica a differenza dei territori circostanti assistiamo ad un periodo di relativa calma e di un certo rilancio economico, che riguarda soprattutto i grandi feudi di Celano e Tagliacozzo dove si concentra la maggiore attività economica della Marsica.

 

La Marsica occidentale vista da Santa Maria d’Oriente. (Immagine personale)

 

Nel contesto politico marsicano assistiamo alla formazione del nuovo ducato di Tagliacozzo nel 1504 sotto i Colonna usciti vincitori dallo scontro con gli Orsini durato per tutto il secolo XV. Tagliacozzo diventa così il capoluogo di uno dei feudi più grandi e importanti del meridione italiano.

 

 

– Il nuovo ducato di Tagliacozzo (1504) e il grande condottiero Fabrizio Colonna

Tagliacozzo oggi.(Immagine da Wikipedia)

 

Il re riconosce che la forza dei Colonna è stata importantissima nel conquistare il trono spagnolo. Per questo motivo Ferdinando eleva con un diploma reale, Fabrizio Colonnaa a I duca di Tagliacozzo (includendo in questa cornice anche la contea di Albe). Oltre a questi territori Fabrizio è confermato barone di Carsoli è confermato barone di Carsoli, Corvaro e della Valle Roveto.

 

 

– La contea di Carrito e Ortona all’inizio del XVI secolo

Scorcio di Ortona dei Marsi. (Immagine personale)

 

Nei feudi più piccoli come Ortona e Carrito abbiamo un’economia sempre debole con un’agricoltura di sussistenza e altre piccole attività di carattere artigianale, che crescono nel corso del secolo seppure bisogna registrare anche qui un minimo di crescita superiore al periodo precedente del secolo XV.

Per tutto il ‘500 la contea di Ortona e Carrito risulta ancora dipendente dalla famiglia Cantelmo che se la tramanda di generazione in generazione. La valle del Giovenco è ancora per tutto il ‘500 isolata dal resto del territorio marsicano che è a sua volta isolato dall’Abruzzo e dal Lazio a causa della sua condizione morfologica.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Pur in un contesto difficile come quello di montagna la zona del Giovenco risulta ricca sul piano agricolo consentendo in questa fase una generale crescita demografica. In questa fase storica molte famiglie baronali tendono a fare molti debiti per riuscire a mantenere i propri privilegi, ma soprattutto per continuare a mantenere un certa condizione di vita elevata. Capita così che a volte molte di queste famiglie non riescano a far fronte ai propri debiti determinando la vendita di molta parte del proprio patrimonio immobiliare.

 

 

– La chiesa di San Nicola a inizio XVI secolo

Santuario della Madonna della Pietà oggi –
all’epoca chiesa di San Nicola. (Immagine personale)

 

La chiesa di San Nicola è all’inizio del secolo il centro del paese. Qui passano tutte le iniziative sia religiose che sociali e qui si concentrano le occasioni di conoscenza fra i giovani del posto. Al parroco del paese la popolazione completamente ignorante, guarda con fiducia e rispetto, chiedendo lui ogni cosa. Il parroco in queste località di montagna un po’ isolate rappresenta in qualche modo l’anima del paese, colui a cui fare riferimento per tutti i tipi di faccende da quelle personali a quelle famigliari e sociali.

 

 


 

 

– Ascesa di Carlo I d’Asburgo

Il giovane Carlo V

L’impero di Carlo V nel 1530

Carlo I d’Asburgo nel 1516 eredita dal nonno materno il regno di Spagna e nel 1519 dal nonno paterno la dignità imperiale nonchè l’arciducato d’Austria, territorio enorme all’interno dell’impero. Egli si adopera per rafforzare la sua autorità in ogni angolo dei suoi domini e allo stesso tempo per imporre una certa filosofia di vita.

 

 

– Da Fabrizio ad Ascanio: il 2 duca di Tagliacozzo

Ascanio Colonna 2 duca di Tagliacozzo.

 

Nel 1520 muore Fabrizio Colonna e a lui succede il figlio Ascanio che diventa anche capo della casata per la morte della madre nel 1523. Ascanio seguendo fedelmente la politica paterna è devoto al governo spagnolo seguendone le sorti nel bene e nel male. Ebbene negli anni successivi a causa del gravissimo e sacrilego sacco di Roma da parte dei Lanzichiencchi nel 1527 seguiranno anni di grande crisi sia per i territori abruzzesi che per casa Colonna che si è dimostrata complice del saccheggio di Roma, ovvero della città di origine della famiglia in cui loro appaiono come i signori della città.

Ma andiamo con ordine negli anni 1520 a Roma regnano i papi medicei tra feste e lussuria sono giudicati molto male all’estero, in quanto rappresentanti di una chiesa corrotta e sporca che andrebbe ripulita. In questi anni gli Spagnoli dominano la scena italiana, ma la penisola rimane ancora mira della Francia che non rinuncia del tutto al voler sostituire gli Spagnoli nel controllo dell’Italia. Gli Spagnoli  ormai direttamente o indirettamente controllano l’Italia, che però risulta ancora non del tutto accettata come presenza da parte di diversi stati italiani tra cui lo Stato della Chiesa.

Per cui si creano coalizioni fra stati volte alla cacciata o al ridimensionamento spagnolo. Ascanio trovandosi fedele alleato degli Spagnoli deve intervenire in proprio favore riuscendo più volte a sconfiggere questi eserciti. Ma una svolta triste arriva nel 1527 con il sacco di Roma

 

 

– Il sacco di Roma e il ruolo dei Colonna

Il sacco di Roma nel
1527. (Immagine da
http://retedisapere.blogspot.com/2018/04/1527-il-sacco-di-roma.html)

 

Il 5 maggio gli invasori giungiro sotto le mura di Roma, difesa da una milizia piuttosto ridotta comandata da Renzo da Ceri (Lorenzo Orsini). A fianco agli Imperiali ci sono I Colonna con Ascanio e il cugino Sciarra e l’esercito colonnese che sferrando l’attacco sulla città pur essendo male armati e non preparati ma profondamente arrabbiati per molte ragioni alla fine hanno la meglio sull’esercito papale ed entrano dentro Roma. Gli imperiali riescono a penetrare dentro la città dalla sponda nord del Tevere. Sono assalite le mura del Borgo ed entrano a Roma la mattina del 6 maggio 1527 concentrandosi tra il Gianicolo e il Vaticano. Carlo III loro comandante è tra i primi ad attaccare, ma rimane ucciso da una palla d’archibugio. La sua morte accresce l’impeto degli assalitori che a prezzo di gravi perdite entrano in città. La morte del Borbone porta al comando delle truppe di Filiberto di Chalons, principe d’Orange.

 

Il sacco di Roma nel
1527. (Immagine da
http://www.illustratori.it/home/oneArt?artID=11946)

 

Le soldataglie fuori controllo devastano e saccheggiano completamente la città di Roma uccidendo e stuprando la popolazione e distruggendo in generale la città. Durante l’assalto Clemente VII, che non si è arreso al loro arrivo, si ritira in preghiera nella cappella privata. Quando capisce che la città è perduta, si rifugia a Castel S’Angelo insieme ai cardinali, agli altri prelati di Curia e ad alcuni domestici e Sediari, grazie al sacrificio della Guardia Svizzera, che lo protegge a prezzo della vita. Nella medesima occasione si sacrificano superiori e alunni del Collegio Capranica che, da allora, acquisì il titolo di “Almo”.

 

Il sacco di Roma nel 1527.

(Immagine dahttps://www.oggiroma.it/eventi/visite-guidate/il-sacco-di-roma-la-calata-dei-lanzichenecchi-del-1527/58139/)

 

In nove giorni  Roma viene gravemente sfregiata mettendola a ferro e fuoco. Molte parti della città vengono incendiate i cittadini grandi e piccoli, maschi e femmine, vengono stuprati e uccisi. Alla fine di 9 giorni  il saccheggio Roma riduce la città a un cumolo di macerie sia dentro che fuori nelle campagne circostanti.

I Colonna si macchiano in questo frangente di gravi crimini. Il papa è costretto a revocare con la forza la scomunica contro i Colonna che aveva fatto qualche tempo prima.

Questa vicenda è tristemente nota come il “sacco di Roma. Il saccheggio è reso più crudele dall’appartenenza degli assalitori alla religione luterana, tanto che lo stesso imperatore ne rimane addolorato (forse per questo motivo la sua incoronazione, qualche anno dopo, viene celebrata a Bologna (seconda città dello Stato Pontificio) temendo la reazione dei romani).

 

 

– La Peste dei Lanzachinecchi e dei Francesi (1527-1532)

Succcessivamente al sacco di Roma i Lanzichinecchi ritornano in Germania, alcuni di loro però hanno contratto precedentemente la Peste prima dell’arrivo a Roma e la diffondono nella città saccheggiata. Però nel loro passaggio verso la Germania passano per Tivoli e qui si crea un focolaio che raggiunge attraverso la Via Valeria la Marsica. Dapprima si diffonde a Oricola, quindi raggiunge Carsoli e da qui penetra nelle campagne di Tagliacozzo. Non solo i Lanzachinecchi ma anche l’esercito francese presente nel napoletano per conquistare il sud Italia, portava con se il terribile morbo e questi anzichè conquistare Napoli vengono decimati dalla Peste.

Il tremendo morbo si ramifica così tra Roma e Napoli e nel centro Italia, quindi anche nella Marsica. Questo dura più o meno 5 anni dal 1527 al 1532 producendo nel centro Italia Roma e Napoli comprese 30.000 morti.

 

 

– La Peste dei Lanzachinecchi nella Valle del Giovenco (1527-32)

Al momento non abbiamo indizi circa lo sviluppo della Peste dei Lanzichinecchi nella Valle del Giovenco, ma basandoci su quanto succede attorno ai territori circostanti siamo portati a credere che anche qui la Peste sia comparsa e abbia fatto morti, seppure magari grazie a fattori ambientali locali potrebbe non aver attecchito bene producendo solo pochi morti. In caso di nuovi elementi di buon grado interverremo per aggiornare circa questa situazione.

 

 


 

 

– La pace con Carlo V

Carlo invia un’ambasciata presso il papa per fare ammenda dell’episodio. Clemente alla fine, non ritenendolo direttamente responsabile, lo perdona. Dopo questi accordi, il giugno 1529, viene stipulata la Pace di Barcellona, tra Papato e Impero. Secondo gli accordi Carlo V riceve la corona imperiale dalle mani del papa il 24 febbraio 1530 e in cambio l’imperatore restituisce Firenze ai Medici sciogliendo la repubblica fiorentina nel 1532.

 

 

– La vendetta del papa contro i Colonna 

Se il sacco di Roma ha prodotto tali danni era anche a causa dei Colonna, che avrebbero dovuto avere nei confronti della loro città maggiore riguardo. Il papa passa a vendicarsi di loro nel 1528 non appena tornato a Roma. Clemente VII aveva già precedentemente scomunicato Ascanio Colonna e la sua famiglia subito dopo il loro coinvolgimento nella vittoria di Carlo V contro la Lega di Cognak (1526) privandoli subito dopo di tutti i loro beni nel Lazio. Oltre a questo il papa manda contro i Colonna un esercito di 6000 fanti con a capo Renzo Orsini. Questi giunto in Abruzzo devasta i territori marsicani del duca e poi rientra a Roma. Ora però i Colonna sono accusati di aver aiutato in modo importante i Lanzichinecchi e di aver avuto una parte importante nel saccheggio di Roma. Questo il papa non può accettarlo, così subito dopo essere ritornato a Roma conferma la scomunica ad Ascanio e la sua famiglia e conferma la confisca di tutti i beni di casa Colonna. Poi oranizza un esercito e lo spedisce in Abruzzo per colpire il duca Ascanio nelle sue terre marse.

Il papa per completare la sua vendetta richiama in servizio gli Orsini nella persona di Napoleone Orsini e subito dopo gli affida l’esercito papale con il preciso compito di colpire i Colonna in Abruzzo. Napoleone Orsini non se lo fa ripetere, ma desideroso di vendicare la sua famiglia per i danni arrecati procede con l’esercito ad occupare la Marsica. Napoleone passando per la Valle del Salto giunge nei Piani Palentini presso Magliano e qui affronta il nemico, l’esercito colonnese viene duramente sconfitto dagli Orsini, è praticamente una strage.

Tra i morti dei Colonna vi è il card Scipione Colonna che rimane ucciso in battaglia. A questo punto le truppe orsine si danno al saccheggio della zona. Qui le truppe orsine saccheggiano i paesi vicini ai Piani Palentini a cominciare da Magliano e Albe le cui cinte murarie vengono in parte distrutte, ma anche casolari e ville indifese vengono rase al suolo. Insomma la Marsica viene di nuovo saccheggiata. Dopo il saccheggio dei paesi intorno ai Piani Palentini gli Orsini tornano verso Roma.

Ma lungo la via Valeria le truppe orsine si fermano nella Piana del Cavaliere ritrovandosi vicino Oricola. Qui il paese viene preso di mira, dove viene dapprima distrutta la cinta muraria e poi viene orrendamente saccheggiato. In pratica a Oricola Napoleone con le sue truppe, abbatte le mura del feudo marso e poi fa razzia dentro il paese compiendo una vera strage. La popolazione cerca rifugio nel castello che però non può far entrare non più di 300 persone. Le altre provano a rifugiarsi in chiesa, ma qui sono raggiunti dalle truppe orsine che fanno strage di tuttti. Gli Orsini pare si riprendano per qualche tempo la Piana del Cavaliere.

 

 

– Il duca Ascanio

Ascanio e la sua famiglia, colpiti da scomunica e da una forte inimicizia con i vari papi a causa del loro ruolo nel sacco di Roma del 1527, perdono per molti anni molti dei loro beni nel Lazio. Sotto Ascanio il recupero dei loro beni a Roma e nel Lazio è molto difficoltoso e spesso inesistente. Ci vorranno molti anni e anche il cambio di potere nella famiglia Colonna affinchè questi recuperino in pieno la loro forza. Tuttavia seppure Ascanio perde Roma e il Lazio acquisisce potere nel viceregno di Napoli proprio grazie alla sua devozione con Carlo V. Non solo ma grazie ad alcune sue iniziative in campo economico, fa ripartire di slancio l’economia del ducato di Tagliacozzo e allo stesso tempo consolida se stesso e la sua famiglia presso la popolazione del ducato che ora guarda ai Colonna in modo diverso dai primi anni del ‘500.

 

 

– La Marsica nei primi anni 1530

Alla fine del sacco di Roma tra la peste degli anni 1527-1532 e la distruzione perpetrata dagli Orsini nel 1528 la Marsica si ritrova un’altra volta colpita al cuore con un grave danno economico che ne segue. Nonostante però i gravi danni subiti la Marsica riesce a riprendersi grazie ad alcuni accorgimenti tecnici di Ascanio. Anzi gli anni successivi saranno a differenza del resto del meridione italiano anni di boom economico.

 

 

– La ripresa economica nel ducato di Tagliacozzo

Incisione di Tagliacozzo nel XVI secolo

Ascanio Colonna per motivi pratici si ritrova spesso a soggiornare nelle terre fucensi e quindi ad essere ben presente a Tagliacozzo presso il palazzo ducale. Egli nonostante non fosse un buon amministratore dei suoi beni cerca comunque di rilanciare l’economia del ducato. Nel 1529 il duca compie un atto rivoluzionario che riesce a rilanciare l’economia del suo ducato. Egli tramite la moglie, provvede a rilanciare la transumanza fra i pascoli romani e quelli abruzzesi, lasciando transitare senza impedimento e pagamento i greggi di pecore dei cittadini aquilani e del ducato di Tagliacozzo nel Passo di Tagliacozzo.

L’iniziativa di Ascanio ha l’indubbio vantaggio di dare forte impulso all’economia locale non solo sul piano delle greggi, ma soprattutto sul piano commerciale e di riflesso sul resto dell’economia locale. Grazie a questa decisione il commercio locale si rianima di colpo soprattutto a Tagliacozzo, che diventa tra il 1530 e il 1547 la principale piazza commerciale del centro Italia e ciò ha il suo cuore nella piazza del mercato.

Il deciso miglioramento economico diventa tanto più forte soprattutto dopo il 1532 ovvero dopo la fine della Peste. A Tagliacozzo infatti nella piazza del Mercato  tornano a svilupparsi con un vasto raggio di azione i commerci richiamando numerosi mercanri non solo dai centri della Marsica e dell’Abruzzo, ma anche da Roma, Umbria, Sabina e Ciociaria. Insomma Tagliacozzo diventa in pochissimo tempo la principale città commerciale del centro Italia. Qui si ha una enorme abbondanza di scambi di capre e castrati, pesce e carne, uova e prosciutti, vino e olio, legumi e zafferano e tanti panni di lana e di canapa. E la maggior parte di questi prodotti sono locali, con grande felicità di tutti gli abitanti sia del ducato di Tagliacozzo, ma anche della contea di Celano.

 

Incisione di Alba Fucens nel XVI secolo

 

Facendo così Ascanio, malgrado la scomunica pontificia, la perdita dei suoi averi nel Lazio e l’inasprimento fiscale napoletano, si crea qui nel suo ducato, come per magia una grande ricchezza di denaro, che entra nelle sue tasche e in quelle della famiglia Colonna, con il quale riescono a far fronte ai numerosi debiti contratti con i banchieri tedeschi. Non solo ma questo denaro libera tante famiglie da una crisi endemica e consente a esse di andare avanti senza pensieri. Con la circolazione di questo denaro nascono nuove case per le famiglie che riprendono a crescere e nuove chiese e ciò non solo per esorcizzare la paura della peste, ma anche per tenere viva la fiamma della religione cattolica contro la minaccia luterana.

Siamo in piena controriforma e la chiesa di Roma dopo la crisi di costume dei primi del ‘500 e la crisi luterana cerca di rilanciarsi con nuovi strumenti ecclesiastici. L’Abruzzo in ciò segue in modo fermo la chiesa di Roma. Diciamo quindi che il ducato di Tagliacozzo grazie ad Ascanio riesce meglio a configurarsi nella nuova dinastia Colonna che in questi anni consolida se stessa presso la popolazione locale, specie dopo questi anni di boom economico.

 

Incisione di Avezzano nel XVI secolo

 

Segno inconfondibile di questa ripresa è anche la crescita della popolazione che si evince chiaramente dal censimento del 1542. Qui infatti emerge una crescita importante ella popolazione, sicuramente presente in tutto l’Abruzzo, ma qui acquista un significato maggiore grazie alla dinamica economica presente in questi anni. Tagliacozzo è la città più popolosa con 307 fuochi, seguita da Albe con 252, Pereto 195 e Carsoli, Scurcola e Magliano con 150-170 fuochi. Insomma una crescita vigorosa.

 

Incisione di Scurcola nel XVI secolo

 

L’esplosione economica di Tagliacozzo e la sua particolare situazione geografica e politica rendono un unicum nel regno napoletano in quanto la rendono quasi slegata sia dal contesto dello stato pontificio che di quello napoletano. Questa condizione si cerca di riportarla a una situazione più tranquilla da parte delle autorità civili spagnole. 

Però malgrado gli ufficiali di sua maestà Carlo V  tentino senza esiti di fermare il fenomeno e di far rispettare il divieto di sconfinamento fuori dal regno, gli effetti della decisione di Ascanio Colonna sono sicuramente importanti, se è vero che la  Sommaria di Napoli si affretta a denunciare all’imperatore Carlo V che le pecore che un tempo svernavano in Puglia si sono ridotte di due terzi e che quelle mancanti transitano per Tagliacozzo verso la campagna romana.

Il fenomeno, se da un lato consente un deciso miglioramento dell’economia di frontiera come è  il caso di Tagliacozzo, arreca comunque non poco danno alle casse del viceregno spagnolo per i mancati introiti fiscali. Forse anche per questo Ascanio Colonna comincia ad essere un problema non solo per il papa, ma anche per la corona spagnola. Ora da Napoli si chiedono interventi contro di lui.

 

 


 

 

 

– Carrito e Ortona dei Marsi a metà ‘500

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Sul piano politico la famiglia Cantelmo a metà ‘500 continua a mantenere la proprietà delle contee di Carrito e Ortona, riuscendo a mantenere e gestire abbastanza bene la piccola contea migliorandola anche con il tempo.

Nella Marsica a metà secolo si osserva una certa ripresa economica che favorisce un miglioramento generale nei vari feudi della zona tra cui anche a Carrito e Ortona seppure in modo meno evidente che nei grandi feudi locali di Tagliacozzo e Celano.

Nel caso di Carrito e Ortona osserviamo una generale stabilizzazione della popolazione di Carrito che si attesta circa sui 250 abitanti, mentre tenderebbe a crescere la popolazione di Ortona . Di questi tempi avere paesi di 500-600 abitanti non è poca cosa, specie se parliamo di zone isolate come sono quelle di Ortona e Carrito in quanto presenti in una valle circondata da alte montagne.

 

Scorcio della Valle del Giovenco oggi. (Immagine personale)

 

Se si hanno questi miglioramenti di crescita della popolazione lo si deve anche ad un leggero miglioramento dell’economia locale. Certo la condizione socio-economica di Carrito e Ortona appare comunque arretrata rispetto ai grandi feudi locali con una popolazione completamente ignorante e principalmente dedita all’agricoltura, alla pastorizia transumante e al piccolo artigianato.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

In tutto questo dobbiamo ricordare che questa zona dell’Abruzzo è isolata per motivi geografici e quindi gli echi delle guerre sembrano lontani. Qui il ritmo di vita è lento e nei paesi di Carrito e Ortona ciò che segna il tempo, sono le feste religiose e i ritmi della vita agricola, favorendo così una certa stabilizzazione economica che qui è del tutto autonoma.

Ciò perchè la condizione ambientale locale favorisce in questa fase la possibilità di avere prodotti agricoli di ottima qualità in una condizione quantitativa sufficiente per le esigenze locali.

 

 

– La chiesa di San Nicola a metà XVI secolo

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi, nel 1560 chiesa di San Nicola. (Immagine personale)

 

Nella seconda metà del secolo, diciamo negli anni 1560, la chiesa di San Nicola mostra evidenti segni di vecchiaia per cui si procede ad una grande ristrutturazione. Questa consiste nell’eliminazione del coro e dell’abside, sostituiti da un nuovo coro a pianta quadrata.

Viene anche costruita una navatella laterale sinistra composta da due campate con soffitto a crociera, aperto verso la navata centrale da due arcature che viene dotata di un portaletto esterno usato come probabile “Portale delle Donne”.

La costruzione della nuova, bassa, navata si rende necessaria per la realizzazione della sovrastante e affiancata casa parrocchiale.

La prova di questi interventi ci viene data dal portale rinascimentale della navata centrale in pietra calcarea locale (“pietra gentile” detta così perchè proveniente dalle cave di Monte Pietra Gentile della vicina Bisegna), portale che presenta un’iscrizione  dedicatoria:

IN. LANO. 1567 FECIT. ANTONIO. DE. MAIORE. IACOMO. DE. BERARDINE. E. MATTEO. DE. NICOLA. PROCURATO(RI).

Sul piano sociale la chiesa rimane il centro del borgo dove avvengono i principali avvenimenti come le sfilate religiose o le feste laiche legate ai tempi dell’agricoltura.

 

 

– Il banditismo nella Marsica

Alla fine del secolo, forse complice una maggiore crisi economica accresciuta dall’enorme imposizione fiscale spagnola che soffoca la crescita delle zone del viceregno napoletano, si ha un certo incremento del banditismo che inizia a creare seri problemi alla gendarmeria napoletana. Tra le alte montagne della Marsica si cominciano a creare piccole bande di malagente che da fastidio ai paesi della zona.

 

 

– Il bandito Marco Sciarra (1584-93)

La banda di Marco Sciarra. (Immagine da https://www.terremarsicane.it/linvasione-di-marco-sciarra-nella-marsica-1592)


Era l’autunno del 1590 e in Roma i cardinali erano riuniti in conclave per eleggere il successore di Urbano VII (1). Da giorni circolava incessante una voce, quella che un gruppo di agguerriti banditi era pronta ad entrare nella città pontificia per ricattare e interferire sugli esiti delle scelte dei cardinali. In effetti da tempo alle porte di Roma scorrazzavano due formazioni di fuorilegge, protagoniste di saccheggi e tumulti, alla cui testa vi erano i più celebri capi-banditi dell’epoca: Marco Sciarra (2) e Battistello da Fermo. Il primo era abruzzese, “homo, benché di bassa condizione, d’animo e di spirito elevato” come ebbe a dire Tommaso Costo, scrittore napoletano del tempo.

Lo Sciarra si fa brigante nel 1584, e fin da subito, grazie alla sua forte personalità e a un notevole ascendente, si pone a capo di una banda composta da un migliaio di uomini. Riusce a scampare ad ogni tentativo di repressione per lunghi sette anni, nel corso dei quali è protagonista di decine e decine di azioni criminali.

Partendo dall’Abruzzo, l’esercito dello Sciarra entra di frequente nel territorio dello Stato Pontificio, dalle Marche alla campagna romana. Lo storico Rosario Villari ha teso a sottolineare il fatto che quella di Marco Sciarra più che “un accolta di fuorilegge disperati…era una vera e propria formazione di guerriglieri”. Luogotenenti dello Sciarra sono Pacchiarotto, il già citato Battistello da Fermo e il fratello Luca Sciarra. Tutti coloro che vogliono unirsi alla banda, ricevono regolare paga, ma devono pure rispettare le norme di comportamento conformi all’ “ideale sociale” del capo. Si racconta che il famoso brigante abruzzese amava definirsi “Marcus Sciarra, flagellum Dei, et commissarius missus a Deo contra usurarios et detinentes pecunias otiosas”.

E’ evidente un confuso riferimento ad un ideale sociale che portava lo Sciarra a combattere soprattutto quei rappresentanti del potere parassitario responsabili dei mali del popolo minuto. Del resto dagli stessi documenti dell’epoca traspare questo atteggiamento da Robin Hood dello Sciarra, che ruba ai ricchi per donare ai poveri, operando una redistribuzione della ricchezza a vantaggio delle classi disagiate. Non mancano le azioni della banda orientate contro i soldati e gli ufficiali governativi del Regno di Napoli. Dopo diversi anni in cui godette dell’appoggio quasi incondizionato delle masse contadine, inizia la fase decadente della famigerata banda, nel corso della quale questa finì per scontrarsi più volte con le stesse popolazioni che un tempo appoggiavano i banditi.

Nell’aprile del 1592, mentre la banda si dirige verso Subiaco, chiede alle autorità di Cerreto Laziale l’autorizzazione a passare pacificamente per il paese. Il permesso non è concesso, e i banditi incendiano alcuni casolari e mettono la zona sotto assedio. I cerretani, con il concorso di altri uomini armati provenienti dai paesi vicini, decidono di finirla con la banda dello Sciarra, e grazie ad uno stratagemma hanno la meglio. Legano un supporto con materiale infiammabile alle zampe posteriori di una gatta (3), trasformandola suo malgrado in “Kamikaze” da gettare all’interno dei fienili dove i banditi, accampati, dormivano. I briganti furono vinti, ma presto l’incendio diviene incontrollabile, e finisce per minacciare l’intero paese.

I Cerretani invocano la grazia di Sant’Agata, che si dice avesse già fermato in Sicilia la lava dell’Etna, e miracolosamente l’incendio non si propaga alle case, e il paese si salva. Marco Sciarra nel frattempo, sopravvissuto allo scontro con i cerretani, passa con trecento compagni al servizio della Repubblica di Venezia per combattere gli Uscocchi. Clemente VIII monta su tutte le furie, e ingiunge ai veneziani la consegna del bandito. Questi, dopo alcune resistenze, cedono. Marco Sciarra, che comprendendo allora di essere stato scaricato dai lagunari, che si accingono, attraverso l’inganno, a consegnarlo alle truppe pontificie, decide di darsiì di nuovo alla clandestinità, tornando nello Stato Pontificio. Sembra invincibile, inafferrabile, ma nel 1593, vicino ad Ascoli, viene ucciso a tradimento dal compagno Battistello da Fermo, che in cambio del servigio reso ottiene la grazia dal governo papale.

 

 


 

 

 


– La contea di Carrito e Ortona dei Marsi alla fine del secolo XVI

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale) 

 

Sul piano feudale si conclude nel 1579 la parabola della famiglia Cantelmo ad Ortona e Carrito, con Ottavio Cantelmo che vende le due contee a Fabio Degli Afflitti di Alfedena. Con la nuova proprietà la situazione nei due paesi non cambia e si continua a vivere nel microcosmo del paese dove si è nati.

Fabio  degli Afflitti domina la scena per un ventennio, non lasciando niente al caso, ma purtroppo questo signore di Carrito tende ad accumulare molti debiti per il gioco e ciò non gli permette di tenere i suoi feudi.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Sul piano economico – sociale Carrito e Ortona vivono un periodo difficile in linea con il resto del territorio sia locale che del meridione italiano a causa dell’enorme tassazione spagnola che riduce di molto i guadagni dei più poveri, ma anche dei piccoli feudatari che sono costretti a pagare gravose tasse. Questo comporta un peggioramento generale delle condizioni socio sanitarie locali.

 

 

– La chiesa di San Nicola alla fine del XVI secolo

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Alla fine del secolo i lavori di ristrutturazione della chiesa sono terminati da un pezzo e la struttura religiosa è perfettamente funzionante. La popolazione del piccolo borgo frequenta la chiesa con assiduità e vive seguendo i tempi della chiesa nelle sue feste religiose e nei tempi delle stagioni seguendo le fasi dell’agricoltura.

 

 

Il regno di Spagna nel 1598

 

 

 


 

 

___________________________________________

XVII SECOLO

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo sotto Filippo I (1611-39)

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

Come accennato per le contee di Ortona e Carrito i tempi sono duri e spesso si patisce la fame, ma nonostante ciò nella Marsica grazie ad una saggia politica abbiamo che una parte del territorio, ovvero il ducato di Tagliacozzo sta andar è in a nuovo duca Filippo è un uomo d’armi e una persona assai concreta che cerca di persona di controllare tutto e tutti e ciò per evitare fughe in avanti dei suoi vassalli. Filippo dimostra fin da subito di essere persona capace di gestire il proprio patrimonio perseguendo con determinazione l’obbiettivo di rendere più efficienti i suoi feudi compreso  il ducato di Tagliacozzo. Sotto Filippo il ducato di Tagliacozzo continua ad andare abbastanza bene sul piano economico, nonostante i molteplici segnali di crisi che sono ben presenti e che dipendono da fattori esterni.

Nel periodo di Filippo si accentua un calo generalizzato della popolazione, dovuto ai raccolti poco brillanti per il clima, notelvolmente freddo che si ha dalla fine del secolo precedente e persiste in questo secolo. Il problema climatico purtroppo accentua molte situazioni di carattere economico che portano a cadute in diversi settori come nell’allevamento dove si registrano anche diverse morti di bestiame. Per Filippo non è facile gestire questi problemi in quanto ben pressato dalle banche per i debiti famigliari accumulati in passato e dalla forte pressione fiscale spagnola che strozza l’economia generale. In questo quadro Filippo dimostra di avere buone capacità di governo e di saper ballare bene nella tempesta del tempo cercando di frenare al massimo le perdite di denaro e di aumentare il capitale famigliare.

Il Palazzo ducale di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)

Filippo realizza ciò attraverso un controllo molto ferreo sul suo patrimonio. Ebbene controllando da vicino le spese di entrata e uscita e frenando in più occasioni gli eccessi dei suoi vassalli e delle varie famiglie emergenti, riesce ad evirare evitando così mancanze grosse di questi nei confronti della popolazione. D’altra parte c’è anche da dire che Filippo una cosa asciutta, ma vera ovvero che il controllo ferreo serviva anche per far andare nelle casse famigliari piuttosto vuote quanti più soldi possibili baipassando gli intermediari, cercando però di sfruttare al massimo la popolazione locale con tasse e altre diavolerie feudali.

Un esempio lampante di ciò riguarda un caso del 1631 dove Filippo dimostra risolutezza sulle spese del ducato di Tagliacozzo. Qui Filippo da istruzioni molto precise al gestore dell’erario di Tagliacozzo Marino Fallaci, fresco di nomina, stilando  una lista delle spese di entrata del ducato che il gestore doveva esigere dalla popolazione in merito come imposte. La lista in questo senso è piuttosto lunga riguardando l’elenco di tasse, gabelle e la tassa per mantenere la cavalleria leggera del ducato. Il tutto veniva riscosso in tre rate in prossimità della Pasqua e del Ferragosto e del Natale giusto in tempo per rovinare le feste alla popolazione. Facendo così però nella crisi generale del vice regno napoletano egli riesce ad assicurare ai propri domini un governo stabile e capace rendendo più facile attraversare questi decenni e frenare la caduta economica, che altrimenti sarebbe stata peggiore.

Altra nota importante della politica di Filippo è l’incremento dell’affitto degli uffici pubblici e dei diritti feudali già avviata dal suo predecessore Giuliano De Leonibus. In pratica le nuove famiglie emergenti nella loro ascesa pubblica, una volta raggiunti gli uffici più importanti sia al livello d’incarichi che di nomine feudali, per esempio la baronia di Corvaro o di Civitella Roveto devono sborsare per mantenere quelle cariche diversi quattrini, altrimenti devono dimettersi e cedere il posto ad altri.

Le entrate che Filippo riesce a far arrivare alle casse della famiglia servono a pagare gli alti debiti famigliari che diminuiscono molto con lui, a pagare le alte spese di vita lussuosa che una famiglia così importante deve avere se vuole stare al passo con gli altri e mirare ad altre fortune, sia a pagare le alte spese di miglioria dei palazzi di famiglia dislocati nei suoi feudi.

Filippo quindi anche in conformità con la forte tassazione spagnola, deve tenere sempre aggiornata la situazione dei feudi, per questo vengono redatti dei catasti nel ducato di Tagliacozzo il primo è del 1609 e il secondo è del 1635. Da questi emergono chiaramente le nuove ricche famiglie del territorio ducale. Su questo facciamo un piccolo sunto.

 

 

– Il clima impazzito

La rigidità del clima si manifesta lungo tutto l’arco del secolo, ma alcune annate registrano particolari freddi intensi, specie quelle fra il 1645 e il 1650. In questi anni la rigità del clima porta ad avere vini privi di sapore, la stessa cosa vale per gli alberi da frutto che si rivelano con scarsi e privi di sapore.

 

 

– Il banditismo politico del 1646

Girolamo Colonna, cardinale e duca di fatto, è coinvolto nelle lotte più o meno sotterranee fra Papato e Corone francese e spagnola. Queste lotte vedono protagonisti sia poveri miserabili asserviti per fame al potere criminale che soprattutto uomini esponenti delle famiglie baronali del posto che per cupidigia si danno al brigantaggio, sicuri di non essere mai presi e poter fare quanto vogliono. Emblematico intal senso è il caso di Giulio Pezzola, di estrazione nobile locale in quanto proveniente da una famiglia  della Valle del Salto. Pezzola per anni compie efferratezze di ogni genere nelle terre di confine e poi viene reclutato dagli Spagnoli per umiliare Papa Urbano VIII Barberini o per sostenere la guerriglia nelle terre papali o usato per riportare l’ordine spagnolo nelle rivolte del 1646-48.

Un esempio lampante di quanto detto si verifica proprio nel 1646 allorquando Pezzola su ordine dello spagnolo Raimondo Zagariga, presidente dell’Udienza Provinciale  di Aquila assale una banda di ventisei fuorilegge, comandati da Marco Antonio Sebastiano, il cardinale Gerololamo Colonna da Tagliacozzo si oppone alla richiesta spagnola di sostenere con i suoi uomini l’azione repressiva, dimostrando indirettamente che i banditi erano suoi protetti.

Gli uomini di Pezzola dopo aver appicato un incendio nelle case di Magliano, dove la banda si era nascosta, questi si rifugiano presso la chiesa di Santa Lucia. Qui il Pezzola entra con i suoi e senza  troppo scomporsi uccidono 12 membri della banda fra cui lo stesso Sebastiano, e poco dopo Pezzola uccide altri 6 membri della banda di Sebastiano che aveva arrestato poco prima decapitandoli. Alla fine saccheggia il paese di Magliano ottenendo un bottino di 3000 scudi.

– La rivolta di Masaniello del 1647-48

La rivolta di Masaniello. (Immagine da Wikipedia)

Nel 1647 una tremenda rivolta popolare comandata dal popolano Masaniello partendo da Napoli mette in scacco le truppe spagnole occupandole per più di un anno con continue rivolte in tutto il territorio del sud Italia, Marsica e Abruzzo compresi. I motivi di questa rivolta popolare sono la fame e le troppe tasse sia feudali che centrali di Napoli.

Le tasse feudali troppo alte per il popolino lo offendevano con tassazioni ridicole tese solo ad umiliarlo. Le rivolte in tutto il sud Italia si risolvono con scontri armati e omicidi anche di persone altolocate, giudicati dal popolo delle veri serpi.

La rivolta però dopo un anno viene duramente sedata dall’esercito spagnolo che intervenuto con durezza in tutto il territorio vicereale riporta la calma della popolazione con la violenza delle armi.

 

– La rivolta di Masaniello nella Marsica (1647-48)

Nella Marsica come in tutto il territorio napoletano la grande ribellione si accende. Centro di questa rivolta è Celano che con il barone Quinzi dell’Aquila abbatte il potere del conte Peretti di Celano e s’instaura nel castello da dove viene guidata la rivolta.

 

Tagliacozzo tra 500 e 600

La rivolta nella Marsica inizia dalla contea di Celano, per estendersi in breve al vicino ducato dei Colonna, riguardando tutti i centri della zona da Scurcola, ad Avezzano fino a Tagliacozzo e altri centri ancora. Il popolo prende di mira le famiglie baronali locali e gli si rivolta contro come capita a Tagliacozzo e questo in quanto spinto dalla miseria e disperazione per il moltiplicarsi delle gabelle e per lo strozzinaggio fiscale che Corona spagnola e Colonna impongono in ambito locale e che vengono perpetrati dai loro luogotenenti come gli Argoli e i Resta.

 

Tagliacozzo tra 500 e 600

Qui a Tagliacozzo i primi tafferugli della rivolta si verificano davanti al forno baronale di Porta da Piedi dove per la carestia il pane è dimezzato di peso. Le poche milizie dei Colonna presenti in paese vengono prese alla sprovvista  e  distrutte dai rivoltosi, quelli che rimangono preferiscono non prendere parte alla rivolta. Successivamente i rivoltosi stanchi dei sorprusi degli Argoli, luogotenenti dei Colonna, li prendono di mira. Gli Argoli presi di mira vengono assaltati e alcuni loro esponenti vengono uccisi. Poco dopo lo stesso palazzo Argoli posto nella piazza centrale del paese viene assalito e saccheggiato duramente.

Poco dopo però intervengono in tutta la Marsica le milizie di Giulio Pezzola, incaricato dal governatore d’Abruzzo Pignatelli di riportare l’ordine. Pezzola al comando di 1500 uomini esegue l’ordine, ma la notizia della fine della rivolta a Napoli, porta molti paesi ad arrendersi spontaneamente. A Tagliacozzo invece accade un miracolo la popolazione saputo di un gruppo di milizie che stava arrivando nel paese prega S.Antonio affinchè li salvasse e pare che il santo sia intervenuto manifestandosi davanti le milizie e queste vedendolo abbiano fatto retromarcia. Da allora il santo è acclamato protettore di Tagliacozzo e gli sono state affidate le porte della città. 

In pochissimo tempo si ha  lo spegnimento della rivolta marsicana. Segno di ciò è la cacciata di Quinzi dal castello di Tagliacozzo e la ripresa di questo da parte del conte Peretti.

 

 

 


 

 

 

– La rivolta di Masaniello nella Valle del Giovenco (1647-48)

Nella valle del Giovenco al momento non abbiamo traccia di questa rivolta in quanto la popolazione è sembra stata qui isolata dai processi politici dei tempi visto anche la morfologia della zona. Fatto è comunque che la rivolta fallisce e gli Spagnoli riprendono presto il controllo territoriale sia della Marsica che del resto del meridione italiano restaurando il governo precedente.

 

 

– Terremoto di Cerchio del 1648

Il terremoto di Cerchio del 1648

 

Mentre nella Marsica erano in corso le azioni di Pezzola volte al ristabilimento dell’ordine spagnolo, si verifica il 19 gennaio 1648 un forte terremoto nella zona di Cerchio. Il terremoto colpisce in primo luogo il piccolo paese che viene duramente provato dalla scossa. Ci sono macerie ovunque e nella scossa muoiono 150 persone. La scossa si fa sentire un po’ in tutta la zona fucense, ma al momento non abbiamo informazioni maggiori sugli effetti del sisma negli altri paesi marsi.

 

 

– L’Europa dopo la guerra dei 30 anni (1648)

L’Europa nel 1648 (Immagine da Wikipedia)

 

 

 

– Terremoto di Sora del 1654.

Il terremoto di Sora del 1654

 

Un forte terremoto  pari a 6,3 Mw si verifica nella zona di Sora producendo danni ingenti in tutta la zona di Frosinone – Cassino – Sora. Il sisma vista la vicinanza produce danni ingenti anche nella Marsica concentrati soprattutto nelle zone della Valle Roveto, dell’alto Sangro e della Valle di Nerfa.

 

 

– La Peste del 1656

La Peste del 1656. (Immagine da https://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/apprsecoli/peste1656.htm)

 

Nel 1656 una tremenda Peste colpisce Napoli e da qui dilaga in tutto il viceregno raggiungendo in breve tutto il territorio compreso l’Abruzzo dove ci sono focolai ovunque. La Peste dura dal 1656 a buona parte del 1657 poi improvvisamente la pestilenza scompare.

 

La Peste del 1656. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante il periodo 1656-57 la Peste uccide moltissime persone, nella Marsica interi paesi praticamente scompaiono o si riducono a minimi termini, mentre altri miracolosamente non ne sono colpiti. Ma al termine di tutto la pestilenza uccide centinaia di migliaia di persone tra Napoli e Milano.

 

 

– La Marsica durante la Peste (1656-57)

Scorcio di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)

 

La sconfitta della  rivolta di Masaniello porta ad un grave scoraggiamento e delusione in tutta la popolazione del meridione italiano. Questo non fa che peggiorare la già triste sorte della popolazione  meridionale e quindi anche della Marsica, che nonostante tutto aveva creduto in questa rivolta.

Ora nel 1656 si affaccia nel territorio del meridione italiano l’epidemia della Peste che si diffonde rapidamente facendo moltissimi morti. Qui nella Marsica i morti per Peste tra il 1656 e il 1657 sono 4000, interi paesi vengono spazzati via con il 70-80% della popolazione che scompare in pochissimo tempo.

 

Scorcio di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)

 

Nel ducato di Tagliacozzo per esempio le pestilenza distrugge interi paesi come nel paese di Scurcola che è colpito duramente passando da 200 a 136 fuochi in pochissimo tempo o come nei villaggi vicini come San Donato, Poggio Filippo e Gallo dove il 90 % degli abitanti muore nel giro di pochi mesi. In questa stessa area per fortuna abbiamo paesi meno colpiti come nella stessa Tagliacozzo dove muoiono soltanto 170 persone, che pur essendo un numero alto non è altissimo come in altri centri.

Tra le altre zone marsicane gravemente colpite vi è la Piana del Cavaliere dove la popolazione è colpita ferocemente, come a Rocca di Botte dove muoiono 370 persone o a Pereto dove abbiamo 30 famiglie che si estinguono per Peste. Per fortuna anche qui ci sono casi eccezionali dove il morbo attecchisce poco o per nulla come a Oricola dove nessuno muore per Peste.

 

 

E nella Valle del Giovenco?

Scorcio della Valle del Giovenco. (Immagine personale)

 

Nella valle del Giovenco è una strage e fatta eccezione per Ortona dei Marsi che si salva per miracolo non venendone nessuno colpito, gli altri paesi chi più chi meno sono tutti presi dalla Peste. Anche a Carrito si registrano diversi morti, ma qui il numero è per fortuna basso rimanendo sulle 200 unità, in altri purtroppo la situazione è assai più grave.

 

 


 

 

 

 

– Il IX duca di Tagliacozzo (1659)

Lorenzo Onofrio Colonna IX duca di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)

Nel 1659 muore Marco Antonio V Colonna a cui succede il figlio Lorenzo Onofrio. Lorenzo Onofrio ancora per qualche anno lascia la gestione del ducato nelle mani sicure dello zio Girolamo, ma in generale come reggente del ducato e degli altri feudi di famiglia non è mai stato uomo attento in quanto dissoluto, amante della bella vita, molto avvezzo alle armi e gran donnaiolo. Egli mantiene bande armate di bravacci e frequenta banditi con cui s’intrattiene in scorribande.

 

 

– Cambio della guardia a Carrito e Ortona (1666)

La Valle di Carrito e la Valle del Giovenco. (Immagine personale)

 

Nel 1666 la famiglia Fibbioni dell’Aquila, dopo aver gestito per più di 60 le contee di Carrito e Ortona, vende i due feudi al ricco possidente Francesco Antonio Paolini di Magliano. Francesco Antonio Paolini deve in parte la sua fortuna nell’essere un uomo al servizio della famiglia Colonnae ora compie un grosso salto divenendo conte di Ortona e Carrito due piccoli feudi indipendenti nella Marsica dell’epoca.

Il castello di ortone oggi. (Immagine persoale)

 

Gli Ortonesi e gli abitanti di Carrito si affezionano presto al nuovo barone che contraccambia passando molto tempo nei suoi nuovi feudi.

 

 

– Il banditismo politico cresce

Nel ducato di Tagliacozzo dall’ascesa di Lorenzo Onofrio si ha una recrudescenza del banditismo politico, ovvero esponenti di famiglie baronali locali si muovono pesantemente nei confronti di famiglie rivali e contro la popolazione locale, in quanto ruotando intorno al duca si sentono da esso protetti. All’interno di questa situazione abbiamo numerosi scontri di potere e scorribande contro la povera gente.

In questa situazione abbiamo diversi esempi di scontri di potere come l’omicidio di Francesco Resta da parte di uomini del barone Cappelletti suo rivale in affari, oppure l’omicidio del marchese di Ortona Francesco Antonio Paolini di Magliano.

 

 

– L’omicidio del marchese di Carrito (1667)

Nel 1667 Paolini cerca tra grandi fatiche di ridare centralità politica alle zone a lui soggette e insieme a ciò continua a servire i Colonna come ha sempre fatto.

Tuttavia Lorenzo Onofrio Colonna, duca di Tagliacozzo, per una ragione a noi sconosciuta fa uccidere Paolini nel 1667. Il suo omicidio porta di riflesso Petronilla ad ereditare il cospicuo patrimonio paterno composto soprattutto dai due feudi di Ortona e Carrito.

 

 

– Petronilla Paolini e i feudi di Ortona e Carrito (1669)

La Valle di Carrito oggi. (Immagine personale)

Petronilla rimasta orfana del padre ed essendo erede unica dei territori di Ortona e Carrito non può certo occuparsi delle sue terre essendo femmina ed infante, e la madre Silvia Argoli non ha la forza e la tempra sia di occuparsi dei due feudi sia di tener testa ai parenti del marito che vorrebbero prendersi l’eredità della piccola.

Quindi Silvia Argoli per sfuggire ai famelici parenti parte con la piccola Petronilla per Roma, dove prende alloggio nel convento di Santo Spirito. Sul piano amministrativo è Giacinto Paolini, fratello del conte ucciso, che diventa tutore della nipote e quindi responsabile dei feudi di Ortona e Carrito.

 

 


 

– Ortona e Carrito sotto Giacinto Paolini (1669-73)

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

Così che per qualche anno è Giacinto Paolini ad occuparsi dei due feudi di Carrito e Ortona dei Marsi nel 1667 Ortona e Carrito sono due paesi composti da una popolazione povera e ancora scossa dalla tremenda Peste avvenuta pochi anni prima. Sul piano demografico però per fortuna Ortona non ha subito morti e quindi risulta uno dei pochi paesi senza danni. Carrito invece ha si avuto morti, ma meno di altri e nel 1669 risulta con una popolazione di 206 abitanti, un numero alquanto stabile rispetto a prima della Peste.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

Sul piano economico la zona della Valle del Giovenco risente ancora pesantemente del grave clima di freddo presente in questi anni, per cui i raccolti non risultano buoni per sfamare la popolazione. A questo si aggiunge la grave situazione presente nel territorio delle bande di briganti che spadroneggiano nella zona provocando a volte scorribande nei poveri paesi. In questo senso la gestione di Giacinto Paolini non sembra dare alcun miglioramento particolare.

 

 

– La chiesa di San Nicola nel 1667

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

Per quel che sappiamo la chiesa di San Nicola ancora nel 1667 mantiene il vecchio nome e rimane il centro della vita sociale della piccola comunità di Carrito. Una comunità quella di Carrito sicuramente molto piccola ma moltoreligiosa, che vive seguendo anche i tempi della religione con le sue feste e usanze.

 

 

– Petronilla diventa moglie di Francesco Massimi (1673-90)

Petronilla Massimi in un dipinto.

 

In questa nostra dissertazione su Carrito cerchiamo di seguire anche le vicende della contessa Petronilla Paolini Massimi, in quanto ufficialmente Patronilla sarà contessa di Ortona e Carrito fino alla sua morte e anche se non si occuperà mai di questi due suoi feudi sarà comunque a questi sempre legati.

Per cui pensiamo di fare cosa gradita inserendo la storia di questa grande donna nelle vicende di questi due stupendi territori. Riprendiamo quindi le vicende di Petronilla ritrovando lei insieme alla madre Silvia nel convento di Santo Spirito di Roma.

Per alcuni anni Silvia e la piccola Petronilla vivono serene seppure in ristrettezze nel convento romano e qui Petronilla si appassiona delle lettere e della scrittura e ciò diventerà il suo grande amore lavorativo e spirituale che l’accompagnerà tutta la vita.

Petronilla però come ben sa la madre è una bambina molto ricca, il cui patrimonio fa gola a tanti. Per questo vediamo che dietro di lei si muovono le principali famiglie di Roma del tempo per poter far sposare la piccola e accaparrarsi il suo patrimonio. Molte di queste famiglie sono quasi tutte indebitate che non aspettano altro che mettere le mani su qualche patrimonio. A Silvia arrivano diverse proposte di matrimonio, che però la madre pur bisognosa di soldi inizialmente rifiuta.

Nel frattempo nella Marsica a muoversi probabilmente è il vescovo dei Marsi del tempo Lorenzo Massimi ben conoscitore della situazione del suo territorio e della situazione della piccola.

Probabilmente Lorenzo Massimi, conoscendo la situazione famigliare di Petronilla, potrebbe aver informato fin da subito il papa Clemente X della presenza della bambina e della possibilità di acquisire il suo patrimonio, prima che altri giungano alla piccola. Per fare ciò Lorenzo Massimi, (ma questa è una supposizione del tutto personale) potrebbe aver suggerito al papa di far sposare la piccola al fratello Francesco, marchese romano e vice castellano di Sant’Angelo.

Il papa a sua volta imparentato con i Massimi accetta di buon grado e da il suo assenso al matrimonio. Così abbiamo che Petronilla, alla tenera età di 9 anni, diventa moglie di Francesco Massimi di età 40 nel 1673. La piccola rimane ancora con la madre altri 2 anni fino al 1675 quando va a stare con l’anziano marito Francesco.

Nel frattempo con il matrimonio Francesco Massimi diventa da subito conte di Carrito e Ortona e quindi padrone del patrimonio della piccola. Egli si disinteressa dei suoi feudi abruzzesi e con la moglie si comporta in modo dispotico. L’unione tra i due è un supplizio per Petronilla e seppure la coppia avrà tre figli, lei sarà sempre infelice con il marito che la tratta malissimo.

Francesco nei primissimi anni di matrimonio concede alla giovanissima moglie di partecipare a qualche occasione ufficiale e in alcuni di questi eventi Petronilla conoscerà la regina Cristina di Svezia, che dopo aver lasciato il trono svedese ha trovato riparo a Roma. Petronilla apprezzerà questa donna indipendente, soprattutto vedendo che la sua vita di moglie si risolve in una vera e propria prigionia specialmente quando viene a stare vicina al marito in Castel S. Angelo. La sua vita si svolge in tre stanze con sbarre alle finistre. Uniche compagnie per la povera donna sono i figli Angelo, Domenico ed Emilio e la scrittura. Ma il marito dispotico com’è gli toglierà i figli e le proibirà di scrivere.

Francesco vieta alla giovane moglie anche di parlare con la servitù, d’indossare gioielli e abiti colorati. Una volta una cameriera le aveva regalato un calamaio e quando Francesco lo scopre toglie alla moglie ogni cosa lasciandole solo il letto, l’inginocchiatoio e qualche sedia. Una crudeltà senza fine!

Petronilla pur impaurita del marito non si arrende e inizia a cantare. Per amore dei figli sopporta le angherie del marito, pure quando gli mena. Ma quando Francesco le allontana anche figli le ci vede rosso e senza colpo ferire lo lascia (16 novembre 1690), mettendo fine a un matrimonio diabolico. Ella ritorna nel convento di Santo Spirito e qui rimane potendo finalmente sentirsi libera, seppure con la morte nel cuore per non poter rivedere i suoi amati figli.

Il marito per ripicca gli nega i soldi e le impedise di vedere i figli. Petronilla, pur costretta al grave disagio economico e all’impossibilità di vedere i figli, non arretra di una virgola, ma anzi inizia a vivere finalmente la sua vita da poetessa.

Ella infatti con uno pseudonimo inizia a scrivere sonetti e in breve acquista fama di grande poetessa. Intanto sul piano privato vede morire il suo amato secondogenito Domenico nel 1694, senza potergli essere accanto e questo scatena in lei rabbia verso il marito e gli fa decidere di trascinarlo in tribunale.

Ebbene dopo 3 anni di causa nel 1697 il tribunale della Sacra Rota emette una sentenza che viene contro Petronilla e sostanzialmente a favore del marito. Petronilla ottiene la separazione dal marito venendogli riconosciuta la possibilità di rimanere in convento, ma gli viene negata la sua dote di 100.000 scudi.

Petronilla a questo punto decide di andare avanti lo stesso con la sua vita dedicandosi totalmente alla sua carriera da poetessa. Inizia a dedicarsi alle lingue e alla filosofia e ricomincia a scrivere. Tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 gli si aprono le porte di diverse importanti accademie del sapere del tempo, diventando membro a Perugia dell’Accademia degli Insensati, a Roma delle Accademie “Gli Infencondi” e Arcadia, a Siena dell’accademia “Gli Intronati”, a Lucca “Gli Oscuri”, ecc.

Il processo contro il marito e la sua audacia nello sfidare un mondo maschile rivendicando la sua indipendenza gli valgono simpatia e rispetto da parte di tutti. La poesia per Petronilla non è solo qualcosa di proibito da prendersi, ma anche strumento di denuncia e mezzo per dimostrare a tutti quanto egli valga e sia capace di uscire dall’oblio, dove la malasorte l’ha condotta. Nella sua poesia Petronilla parla della condizione femminile affrontando temi molto delicati come la discriminazione delle donne, condanna il dominio maschile, ecc.

 

 

– Carrito e Ortona sotto Francesco Massimi

Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Francesco Massimi nel 1673 con il matrimonio con Petronilla Paolini diventa nuovo conte di Carrito e Ortona. Sotto la sua gestione la situazione dei due feudi non cambia, anzi peggiora aiutato in ciò dal clima ancora rigido che non permette dei buoni raccolti e dalle esose tasse spagnole che non lasciano molti margini di manovra. Sicuramente però il personaggio dimostra nel pubblico come nel privato di non essere all’altezza del suo ruolo.

 

Il castello di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

L’unico intervento degno di nota è la richiesta fatta a Carlo II di Spagna di riunire le due contee di Carrito e Ortona in un unico feudo elevandolo a marchesato. La richiesta è accolta e nel 1685 nasce il marchesato di Ortona dei Marsi con Francesco Massimi primo marchese di Ortona.

 

 

– La chiesa di San Nicola alla fine del ‘600

Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Alla fine del secolo XVII la chiesa di San Nicola continua a svolgere il suo ruolo di chiesaprincipale del borgo di Carrito. La popolazione del paese nel frattempo si era ridotta a poche persone scendendo di molto e questo non aiuta il piccolo borgo di montagna nella sua continuità di comunità indipendente.

 

 


 

 

 

___________________________________________

XVIII SECOLO

 

 

 

– La guerra di Successione Spagnola (1700-14)

Il nuovo secolo si apre con la guerra di Successione Spagnola che porta danni consistenti anche in Italia. Anche nel napoletano si vengono affrontando gli Spagnoli e gli eserciti che vorrebbero disarcionarli a cominciare dalla Francia. In generale la guerra di Successione spagnola vede opporsi due schieramenti quello capeggiato dalla Francia che difende gli interessi di Filippo di Borbone e quello austriaco che difende gli interessi di Carlo d’Asburgo. Alla fine di un decennio di guerre perpetrate da entrambi gli schieramenti, si giunge ad un accordo sancito a Utrect nel 1714.

L’Europa riconosce Filippo di Borbone, quale nuovo re di Spagna. In cambio gli Spagnoli sono costretti a cedere una parte consistente del proprio patrimonio europeo a cominciare dal sud Italia, che viene ceduto all’Austria e ai Savoia che divengono per breve tempo re di Sicilia.

 

 

– I terremoti d’inizio secolo L’Aquila (1703) e Sulmona (1706) e gli effetti su Balsorano A inizio ‘700 l’Abruzzo viene gravemente colpito da due forti terremoti che hanno epicentro nella regione.

 

– Sisma dell’Aquila (1703):

Sisma dell’Aquila in una litografia.

(Immagine dahttps://www.ilcapoluogo.it/2021/02/02/laquila-2-febbraio-1703-il-grande-sisma-della-candelora-che-distrusse-la-citta/

 

Il primo è il sisma dell’Aquila che distrugge la città e tutto il suo circondario, producendo molti danni anche nella Marsica. Qui diversi centri abitati marsi risultano duramente colpiti con feriti e morti,  al livello edilizio si registrano molti crolli e danni a case e chiese. I danni del sisma nella Marsica sono molti, seppure non gravi come quando ci sarà il terremoto del 1915. Allo stato delle cose i danni sono ingenti, ma non gravissimi e come effetto collaterale si percepisce un calo generale della popolazione.

 

– Sisma della Maiella (1706):

Terremoto della Maiella del 1706.

(Immagine dahttps://www.meteoweb.eu/2016/11/3-novembre-1706-terremoto-della-maiella-sconvolge-appennino-centrale-ricordare-prevenire/778024/)

 

Un secondo sisma molto forte avviene pochi anni dopo nel 1706 sempre in Abruzzo ma con epicentro sulla Maiella. Il terremoto della Maiella  si manifeta con una potenza imponente pari a 6,7 Mw. Questo sisma provoca la distruzione di Sulmona e dei suoi centri limitrofi. Molti centri dell’aquilano risentono del sisma, ma essendo già distrutti dal precedente terremoto non subiscono vittime. Nella Marsica il sisma si sente distintamente ovunque, producendo numerosi danni ai paesi. Un effetto collaterale di questo sisma è un discreto calo della popolazione locale, forse dovuto alla paura.

 

 

– Effetti dei sismi dell’Aquila e della Maiella sul marchesato di Ortona.

Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Dati diretti sugli effetti locali non li conosciamo, ma sapendo della struttura dei terreni locali della Valle del Giovenco azzardiamo alcune ipotesi. Riguardo a Ortona dei Marsi non dovrebbero  esserci stati danni dai due sismi, il paese a parte qualche intonaco caduto e qualche danno superficiale non avrebbe risentito granchè dei due sismi e questo lo diciamo in virtù del fatto che oggi come ieri il paese è costruito su solida roccia che attutisce di molto gli effetti dei sismi. Invece Carrito che non la situazione di Ortona dovrebbe aver avuto diversi danni seppure superficiali.

Sicuramente come effetti collaterali i due sismi potrebbero aver provocato un ulteriore moria di gente dal paese di Carrito che vede in questa fase un certo decadimento demografico.

 

 


 

 

– Cambiamento nella chiesa di San Nicola.

Il
Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

E’ probabile seppure non sicuro che la chiesa di San Nicola abbia riportato diversi danni dai due forti sismi e questo spiegherebbe i nuovi e potenti interventi di restauro della chiesa avuti negli anni 1730.

 

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo a inizio ‘700 (1700-14)

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

A inizio ‘700 a causa del cambiamento politico in corso che mette in discussione la permanenza i Napoli e la Sicilia sotto la bandiera spagnola e soprattutto i terremoti d’Abruzzo d’inizio secolo, si registra un periodo molto cupo della storia abruzzese e marsa. In questo periodo chiaramente anche a causa dei sismi del 1703 e del 1706, dei danni e i lutti derivati da questi si ha un certo calo demografico che va in controtendenza con il dato nazionale dell’Italia.

 

 

 

– La morte di Francesco Massimi e la vicenda di Petronilla Paolini Massimi.

Nel 1707 muore Francesco Massimi 1 marchese di Carrito a cui succede nella carica il figlio di Angelo. Questa morte tuttavia segna anche la fine della prigionia per Petronilla, che riconciliatasi con i figli Angelo ed Emilio torna ad abitare a Palazzo Massimi. Petronilla nel tornare a palazzo rientra anche in possesso di tutti i suoi averi e quindi indirettamente anche dei feudi di Carrito e Ortona che seppure ora sono alle dipendenze del figlio Angelo rimangono pur se suoi. Petronilla è da sempre legata ai luoghi della sua infanzia e decide di ritornarvi.

 

 

 

– Il viaggio di Petronilla a Carrito e Ortona nel 1709

Nel 1709 Petronilla ritorna a Carrito e Ortona accolta dalla popolazione festante da sempre molto legata a lei, anche sapendo quanto la vita sia stata cattiva con lei e di come ella l’abbia affrontata senza mai scoraggiarsi.– Arrivano gli Austriaci (1714-34)

In base al trattati internazionali di Utrecht e Rastadt (che pongono termine alla guerra di successione spagnola) il sud Italia (e quindi anche l’Abruzzo) passa con l’esclusione della Sicilia, a far parte dello stato austriaco.

 

Europa 1714 (Fonte Wikipedia)

 

Il vice regno di Napoli diventa così territorio austriaco nel 1714 rimanendovi fino al 1734. In questo periodo si ha una forte ripresa economica dell’intero meridione italiano. Ciò lo si deve a vari fattori sia al deciso cambio di politica gestionale perpetrata dal governo di Vienna, che al migliore cambiamento climatico che favorisce una forte ripresa dei raccolti, ecc.

Conseguenza netta del miglioramento economico registrato in questo periodo è una forte crescita demografica che va pian piano a rimpiazzare i vuoti di popolazione avutisi dopo la Peste del 1656 e continuati fino ad inizio ‘700

 

 

– Carrito e Ortona  la chiesa di San Nicola sotto il dominio austriaco (1714-34)

 

Carritooggi. (Immagine personale)

 

Quasi tutti i paesi della Marsica vedono crescere la propria popolazione e ciò avviene anche per Ortona, a non per Carrito. Carrito infatti all’inizio del ‘700 è un paese in piena decadenza con una popolazione composta da appena 6 famiglie, segno evidente che il piccolo villaggio non si è ancora ripreso dalla Peste del 1656 e dai successivi anni di stagnazione economica, a cui si sono aggiunti i terremoti d’inizio secolo.

Ciò porta tra le altre cose al decadere della parrocchia di San Nicola di Carrito e la perdita della  parrocchia per il piccolo paese sarebbe una disgrazia tale che se avvenisse segnerebbe la fine del piccolo paese.

 

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

La possibilità della fine nella parrocchia di Carrito si fa concreta nel 1722, allorquando abbiamo la trasformazione dell’antica Arcipretura di San Nicola in “Beneficio semplice” conferito in “Collazione” al napoletano Carmine de Blasio, come si viene a sapere da una supplica della popolazione locale del 1722, che risulta conservata presso l’Archivio Diocesano di Avezzano.

Successivamente abbiamo un tentativo di appropriazione della chiesa di San Nicola daparte del Reverendo Don Pietro Colantoni di Pescina, che però viene sonoramente respinto dalla popolazione locale. Ciò ci dice che la chiesa di San Nicola è per ora salva.

 

 


 

 

– Morte di Petronilla (1726)

Nel 1726 muore a Roma la marchesa di Ortona Petronilla Paolini Massimi. Negli ultimi anni della sua esistenza Petronila riesce a riprendersi quanto la vita le ha portato via all’inizio riuscendo a consolidare la sua fama di poetessa, anche aprendo il suo palazzo ai poeti e letterati del tempo e partecipando a sua volta a qualche incontro romano di questi. Quindi se da una parte Petronilla partecipa alla vita sociale del tempo lo fa sempre con grande distacco, cercando di tenersi a margine della vita mondana. A parte la scrittura che sarà sempre la sua grande passione ella è molto religiosa e negli ultimi anni della sua vita entra in varie confraternite romane.

 

 

– Miglioramento economico sotto il regime austriaco

Con gli Austriaci la situazione generale del vice regno di Napoli inizia a migliorare grazie a un migliore gestione della cosa pubblica. Però ancora per qualche anno fino al 1727 la situazione climatica è ancora difficoltosa con risultati assai scoraggianti sul piano agricolo e dell’allevamento del bestiame. In Abruzzo negli anni 1716 e 1726 si registra una forte moria di bestiame a causa del clima rigido e della scarsezza di cibo.

Dal 1727 finalmente il clima torna mite e i raccolti divengono abbondanti e sia gli allevamenti che le persone tornano a nutrirsi decentemente. A partire da questa data fino al 1734 anno della fine del dominio austriaco, la Marsica torna a crescere anche sul piano demografico riuscendo a superare bene la fase di crisi seguita alla Peste del ‘600.

 

 

– Ristrutturazione della chiesa di San Nicola. La chiesa diventa chiesa di Santa Maria della Pietà (1734)

Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Come attesta l’iscrizione della facciata su cui è segnata la data del 1734 si hanno negli anni 1730 profondi cambiamenti nella chiesa che vede una nuova ristrutturazione della struttura religiosa. In questi anni abbiamo che la navata centrale viene innalzata con probabile soffitto a volta in muratura e coronata da un fronte esterno a forma di ” cappello da carabiniere”. Il coro cinquecentesco viene diviso da un muro con la creazione  dell’attuale sagrestia, ambiente interno da cui il sacerdote poteva facilmente accedere alla sovrastante casa parrocchiale.

Con tutti questi cambiamenti azzardiamo un’ipotesi non scritta da nessuna parte, ma logica in quanto l’antica chiesa di San Nicola ad un certo punto ha iniziato ad essere chiamata chiesa di Santa Maria della Pietà e noi pensiamo che tale momento sia scattato dal ‘700. Chiaramente ripetiamo questa è un’ipotesi completamente personale che probabilmente potrebbe facilmente essere smentita da qualche nuova notizia di cui al momento ignoriamo.

Tuttavia fino a quando non si avranno nuovi dati al riguardo inizieremo da ora chiamare tale struttura come chiesa di Santa Maria della Pietà.

 

 

– La guerra di successione austriaca (1740-45)

Tra il 1740 e il 1745 in Europa esplode la guerra di successione austriaca che termina dopo anni di guerre e colpi di scena con l’ascesa di Maria Teresa d’Asburgo al trono viennese come arciduchessa d’Austria e regina d’Ungheria e come imperatrice consorte sul trono del S-R-I, ormai solo una confederazione di stati senza più alcun vincolo effettivo. Il principale antagonista di Maria Teresa in questa guerra  giocata tutta in territorio tedesco è Federico II di Prussia che consolida il suo stato in modo forte affermandosi tra le grandi potenze europee

 

 

– Le riforme di Carlo VII (1735-42)

Carlo VII re di Napoli.

(Immagine
da
https://www.meisterdrucke.it/stampe-d-arte/Giuseppe-Bonito/1103861/Ritratto-di-Carlo-III-di-Borbone-%281716-1788%29,-Re-di-Spagna,-poi-Carlo-VII-come-Re-di-Napoli.html#top)

 

Tra i primi importanti provvedimenti di Carlo furono quelli volti a riformare l’ordinamento giuridico attraverso la soppressione di organi istituiti nel periodo vicereale, inadatti per uno stato indipendente quale era diventato il Regno di Napoli. Con una prammatica sanzione datata 8 giugno 1735 il Consiglio Collaterale fu abolito, e sostituito nelle sue funzioni dalla Real Camera di Santa Chiara.

 

A partire dal 1739 furono varati diversi progetti per il riordino del complesso legislativo napoletano, reso caotico dalla coesistenza di undici legislazioni: romana, longobarda, normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola, austriaca, feudale ed ecclesiastica. Il più ambizioso era quello che prevedeva non solo la consolidazione e la raccolta delle prammatiche, ma la redazione di una vera e propria  codificazione, il Codice Carolino, a cui lavorò una giunta composta, tra gli altri, dai giuristi Michele Pasquale Cirillo (che ne fu il principale promotore e artefice) e Giuseppe aurelio di Gennazaro e dal principe di San Nicandro Domenico Cattaneo . L’opera rimase per lungo tempo incompiuta e fu pubblicata per intero solo nel 1789.

Un’altra importante riforma fu quella del sistema fiscale, attuata attraverso l’istituzione del catasto onciario, col real dispaccio del 4 ottobre 1740 e la prammatica de forma censuali seu de capitatione aut de catastis del 17 marzo 1741. Il catasto, detto onciario perché i beni da tassare erano valutati in once, nelle intenzioni del re avrebbe dovuto rendere più equa la distribuzione del carico fiscale, facendo in modo «che i pesi sieno con eguaglianza ripartiti, che il povero non sia caricato più delle sue deboli forze ed il ricco paghi secondo i suoi averi».

Tuttavia, la sua poca efficacia nell’alleviare il peso fiscale gravante sui ceti più umili e gli abusi della sua applicazione furono criticati da alcuni economisti.  Ad ogni modo tutti i vari paesi facenti parte del regno di Napoli hanno l’obbligo di rendere pubblica la propria situazione sia in merito alle famiglie presenti e i loro componenti che sul piano della proprietà.

 

 

– La Marsica nel 1740-50

Scorcio della Valle del Giovenco oggi. (Immagine personale)

 

Negli anni 1740 abbiamo una fase di crescita in tutto il meridione e ciò si risente anche nella Marsica dove i raccolti sono buoni e riescono seppure tra grandi ristrettezze a sostenere la popolazione in crescita. Ogni paese negli anni 1740 produce un proprio catasto che consente allo stato centrale di capire la situazione generale, orientandone spese e lavori.

La Marsica purtroppo risulta molto isolata a causa delle sue montagne, ma rappresenta la zona di confine nord con lo Stato della Chiesa, per cui è una zona strategica che lo Stato borbonico cerca seppure con molta fatica di controllare di più soprattutto a causa dell’alto numero di briganti presenti in loco. Questi approfittando dei fitti boschi e delle alte montagne dispongono di passaggi nascosti per andare e venire fra i due confini facendo il bello e cattivo tempo con le loro attività di predazione.

Nell’arco degli anni  di metà Settecento il problema dei briganti risulta in crescita in tutto il meridione e la Marsica per la sua geografia ed essendo zona di confine è sempre più sottoposta al gioco dei briganti, che escono all’improvviso e attaccano i villaggi che pur essendo fortificati vengono spesso resi oggetto di scorrerie.

Oltre a questo osserviamo anche come nelle zone di frontiera, come la Marsica, durante il regno di Carlo IV di Napoli (1734-59) pur con la presenza di un nuovo stato centralista, riprende in modo vigoroso il contrabbando e la corruzione dei controllori dei passi, mai debellati dallo stato napoletano nonostante i vani tentativi di contrastarla.

I prodotti che sono interessati dal contrabbando riguardano i beni legati alla pastorizia come lana, latticini, formaggi, carne e bestiame vivo, ma anche frutta e grano, quantunque quest’ultimo prende più facilmente la strada del commercio interno lungo la Valle Roveto in direzione della capitale per il rifornimento dell’Annona.

 

 


 

 

– La pace di Aquisgrana (1748)

La pace di Aquisgrana firmata nel 1748 sancisce la fine della guerra di successione spagnola e nel caso italiano riconferma l’equilibrio italiano uscito fuori con la pace di Vienna.

L’Europa  del 1748. (Immagine da Wikipedia)

– L’Italia e il regno di Napoli dopo la pace di Aquisgrana (1748)

L’Italia e del regno di Napoli nel 1748

 

– La Valle del Giovenco, il marchesato di Ortona e Carrito negli anni 1750-60

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Il marchesato di Ortona negli anni 1750-60 è un feudo potenzialmente ricco per la presenza di legname, campi coltivati, acqua e bestie di ogni tipo, ma tutto questo riesce a malapena a sfamare la popolazione locale, che appare povera e stressata dalla fatica nei campi e nonostante tutto la realtà delle persone che vivono nella Valle del Giovenco è più fortunata di altre realtà territoriali, in quanto qui c’è tutto il necessario per vivere, mentre in altre zone manca tutto e la vita tende a costare di più.

Nel 1755 muore il marchese di Ortona Angelo Massimo a cui succede il nipote Angelo Tiberio, figlio del fratello Emilio. I Massimo governano il marchesato di Ortona tramite un loro uomo di fiducia, che però visti i risultati non sa gestire bene il feudo.

 

Veduta di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

A questo bisogna aggiungere la grave situazione di sicurezza presente qui con il brigantaggio che spesso prende di mira questa zona irrompendo e compiendo razzie nei paesi come Ortona, Carrito, Bisegna e la stessa Pescina. Il fenomeno crea gravi problemi alla popolazione locale che spesso per vivere in pace è costretta a tacere e sottostare ai briganti e la polizia locale essendo un fenomeno altamente problematico spesso si trova costretta a dover chiudere un occhio.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito negli anni 1750-60 risulta un piccolo borgo di montagna con una popolazione di nuovo in crescita. La popolazione del piccolo borgo si occupa principalmente di agricoltura pastorizia di pecore, risultando ancora del tutto ignorante e vivendo secondo il ritmo delle fasi agricole e religiose.

 

 

– La chiesa di Santa Maria della Pietà nel 1750-60

Chiesa di Santa Maria della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Nel 1750 i lavori di ristrutturazione della chiesa di Santa Maria della Pietà sono finiti da tempo e la struttura è perfettamente agibile e funzionante. La chiesa era e rimane il punto di riferimento del piccolo borgo sia sul piano religioso che sociale. Come detto sopra la popolazione è molto religiosa e vive scrupolosamente tutte le feste religiose, vivendo secondo i tempi di queste e i tempi delle stagioni in funzione dell’attività agricola in cui tutti lavorano.

 

 


 

 

– Terremoti nella Marsica (1770-80)

 

Nel corso del XVIII secolo nella Marsica si avvertono diverse scosse di terremoto concentrate nelle zone di Cerchio e Ortona dei Marsi. Le scosse pur chiaramente avvertibili dalla popolazione, a parte qualche danno superficiale e molto spavento non producono nulla di significativo. Queste scosse sono avvertite anche a Balsorano ma non producono nulla di significativo.

La scossa più forte è però quella che si verifica nell’avezzanese producendo diversi danni in tutto il bacino fucense, soprattutto nell’area celanese. La scossa sismica avviene nel 1778 con una magnitudo di 4.9 Mw, quindi una scossa forte che a Celano produce molti danni. Qui il sisma produce molti danni al borgo con molte case lesionate e addirittura il distacco di alcuni massi dalla Serra di Celano, che travolgono alcune case presenti alle pendici della montagna.

 

 

 

– Effetti di questi sismi sulla Valle del Giovenco

 

Scorcio della Valle del Giovenco. (Immagine personale)

 

Le scosse che avvengono tra Ortona e Cerchio è chiaro che producono molta paura in tutti i borghi della Valle del Giovenco, tuttavia dalle fonti osservate non è emerso nessun particolare pericolo alle persone o danni alle abitazioni. Probabilmente dei danni per queste scosse ci saranno sicuramente stati visto anche la fatiscenza di diverse abitazioni, ma probabilmente se danni ci sono stati sono stati solo superficiali.

 

 

– Cambiamento climatico a fine ‘700.

Il Lago Fucino nel 1795 in un dipinto dell’epoca

 

Alla fine del ‘700 si assiste ad un nuovo cambiamento climatico generale che porta pioggia e freddo seppure non nelle dimensioni presenti nel ‘600. Il picco di questo nuovo ciclo climatico si raggiungerà nel 1816-17 per poi lentamente scemare nel corso dell’800. Ciò comporta raccolti di minore qualità e abbondanza andando così ad alterare una situazione non facile dove i piccoli villaggi di altura sopravvivono con l’agricoltura e allevamento di sussistenza.

A ciò va aggiunto un deciso innalzamento del livello del lago Fucino che lo porta ogni tre-quattro anni ad avere quantità d’acqua tale che viene ad allagare costantemente i centri rivieraschi innescando danni e lutti. In ciò le popolazioni rivierasche lanciano numerose suppliche al re Ferdinando affichè agisca per mitigare almeno in parte gli effetti del lago.

Il re interviene in modo massiccio prima facendo fare studi sulla dinamica del lago nel corso degli anni ’80 e poi provando a ripulire in profondità gli argini del lago, ottenendo con ciò però solo scarsi risultati, che mitigano poco la situazione generale.

 

 


 

 

 

 

– La rivoluzione francese nel 1789

Assalto alla Bastiglia da parte del popolo parigino nel 1789. (Immagine da Wikipedia)

 

La grave situazione economica in cui versa la Francia, unito alla disparità sociale, dovuta all’enorme dispendio di soldi della corte e della nobiltà che cerca di occupare tutte le risorse possibili portano all’esplosione sociale che conseguente innesco della rivoluzione popolare contro il re e il governo.

La Francia in breve diventa una polveriera che travolge dapprima la famiglia reale e tutto il sistema di potere che l’aveva governata fino ad allora e poi travolge l’Europa con Napoleone. Nell’arco di pochi anni tutti i paesi europei sono sconvolti e invasi dai Francesi che sono ora i nuovi padroni dell’Europa

 

 

– Ascesa e caduta dei Francesi a Napoli (1798-1800)

L’arrivo dei Francesi a Napoli. (Immagine da Wkipedia)

 

Nel 1798 i Francesi invadono il regno di Napoli riuscendo a scalzare il re Ferdinando e la sua corte borbonica che si rifugia in Sicilia sotto la scorta degli Inglesi. Il resto del regno è in mano francese che lo governa circa due anni.

Ma sono due anni assai movimentati per la forte contrarietà della popolazione che si sente invasa. La popolazione spera che i Borbone una volta tornati al potere, tengano conto della partecipazione popolare alla loro causa e provvedano a migliorare in modo consistente le loro vite.

Per cui vediamo come tra 1798 e il 1800 vi siano continue rivolte e sommosse che alla fine producono la caduta dei Francesi nel 1800 e il ritorno di re Ferdinando a Napoli.

 

 

– I Francesi nella Marsica

I Francesi invadendo il regno di Napoli nel 1798 entrano nella Marsica, dove però non sono accettati e visti solo come invasori. Sulla base di ciò anche i Marsi, insieme alle altre popolazioni del regno di Napoli si rivoltano contro i Francesi.

 

 

– Ortona e Carrito alla fine del ‘700

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Alla fine del ‘700 sia Ortona che Carrito rimangono in disparte rispetto alle vicende politiche del tempo, trovandosi in una posizione isolata e controllata più dai Briganti che dalla polizia borbonica. Carrito rimane un paese agricolo con la maggior parte della popolazione dedita all’agricoltura e in seconda battuta alla pastorizia di pecore, seguendo la direzione del tratturo colonna dove le pecore vengono fatte svernare verso in inverno, mentre d’estate, o comunque nei mesi caldi, vengono portate in Abruzzo dove svernano sugli altopiani appenninici.

 

 

 

– La chiesa di Santa Maria della Pietà alla fine del secolo XVIII

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

La chiesa di Santa Maria della Pietà dopo il tentativo di declassare la chiesa a inizio secolo,  rimane la chiesa principale di Carrito. Intorno a questa il paese vive con le sue feste e funzioni religiose. La chiesa così come il clero locale sono elementi importantissimi in un paese isolato e piccolo come questo, in quanto di solito gli abitanti se hanno problemi vari è al parroco che si rivolgono sia per avere conforto che consiglio.

 

 


 

 

 

 

___________________________________________

XIX SECOLO

 

 

 

 

– Ritorno e caduta dei Borbone(1800-06)

Ferdinando quindi dal 1800 è di nuovo sul trono di Napoli, ma contrariamente a quanto si aspettano i suoi sudditi, non tiene in minima considerazione le loro aspettative, ma anzi avvia una politica repressiva soffocando in breve le speranze di tutti e ciò porta la popolazione a chiedersi se continuare a fidarsi di Ferdinando.

 

 

– Il ritorno dei Francesi (1806) 

Ciò facilita la nuova caduta dei Borbone, che si verifica nel 1806 con il nuovo ritorno dei Francesi, che imparata la lezione questa volta non commettono gli stessi errori.

Quando i Francesi sono in prossimità di Napoli, la corte dei Borbone fugge in Sicilia scortata e protetta dagli Inglesi, nemici di Napoleone. I Francesi nel 1806 entrano a Napoli senza colpo ferire con la popolazione locale che non si rivolta. Questi a loro volta non abbattono il sistema monarchico, ma semplicemente ne cambiano il re sostituendo il Borbone con il fratello di Napoleone, Giuseppe.

Così facendo i Francesi riescono ad insediarsi sul trono napoletano in modo tranquillo con la popolazione che questa volta sembra disposta ad accoglierli e provarli, sperando in un cambiamento.

 

 

  • Gli anni Francesi  (1806)

Il re di Napoli Giuseppe Bonaparte. (Immagine personale)

 

I Francesi questa volta rimangono al governo di Napoli più a lungo, fino al 1815 con l’alternarsi di due sovrani bonapartisti, il già citato Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone fino al 1808 e poi Gioacchino Murat, cognato dello stesso Napoleone, che rimane fino al 1815.

Gli anni francesi nonostante le tante riforme fatte migliorano sicuramente la zona della Marsica sul piano amministrativo, perchè catapultano la zona in un ambito più moderno, ma non incidono quasi per nulla sul piano economico e sociale, visto che la popolazione rimane povera e ignorante, continuando soprattutto nelle zone più chiuse come la valle del Giovenco a vivere in uno stato di grave privazione. Tuttavia alla fine i Francesi con il secondo re Gioacchino Murat diventano piuttosto stimati dalla popolazione che nonostante tutto ora accetta maggiormente questi nuovi governanti stranieri.

 

Gioacchino Murat re di Napoli. (Immagine da Wikipedia)

 

Riguardo al periodo francese  approfondiamo il lato delle riforme, il cui cambiamento innescato dai Francesi è veloce e sostanziale, vedendosi già dalle prime riforme. Fra queste quella più importante è sicuramente l’abolizione del sistema feudale nel 1806, che nell’intero regno abbatte un sistema vecchio di secoli, che produce però stordimento e un grande terremoto politico. Soprattutto in virtù delle diverse conseguenze che ne seguono con la riforma amministrativa. Difatti all’abolizione del sistema feudale avviene una riforma amministrativa volta a ridisegnare un quadro normativo più adatto ai tempi.

In pratica la nuova riforma amministrativa copre il vuoto di potere lasciato dall’abolizione del feudalesimo che però tra le tante in ambito locale produce la fine delle piccole universitas (piccoli comuni) per andare a formare grandi comuni intorno ai centri principali delle varie zone. 

 

 

– Conseguenze dell’abolizione del sistema feudale nella Marsica

Nella Marsica questo si traduce nella fine dei grandi feudi di Tagliacozzo e di Celano, ma anche dei piccoli feudi come il marchesato di Ortona, producendo all’inizio nella popolazione stordimento e un grande terremoto politico. A maggior ragione che nell’ambito della nuova riforma molti piccoli comuni vengono aboliti, per divenire frazioni per andare a formare grandi comuni intorno ai centri principali delle varie zone.

 

 

– La situazione ad Ortona e Carrito.

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

L’abolizione del sistema feudale a Ortona e Carrito comporta la fine del marchesato di Ortona, provocando nella popolazione stordimento e un piccolo terremoto politico. Ma anche qui la nuova riforma amministrativa copre il vuoto politico appena generatosi. Il problema come detto sopra riguarda le piccole universitas, che con la nuova riforma perdono la loro autonomia.

 

Scorcio della Valle del Giovenco. (Immagine personale)

 

In questo quadro Carrito perde la sua autonomia amministrativa divenendo dapprima frazione di Pescina e poi dal 1811 frazione di Ortona dei Marsi a sua volta inserita nel distretto di Avezzano.

Nei primi anni del XIX secolo Carrito continua ad essere un paese povero composto da circa 100-150 persone. Le persone a Carrito si occupano di agricoltura e pastorizia e tutto ciò che accade attorno al paese sul piano politico non incide minimamente nella vita quotidiana delle persone.

 

 

– La chiesa di Santa Maria della Pietà all’inizio del XIX secolo

Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Al momento non abbiamo fatti diretti che riguardano questa chiesa al periodo in menzione, ovvero l’inizio del XIX secolo. Quello che possiamo dire che la suddetta chiesa è ancora la chiesa principale di Carrito e intorno a questa si svolge tutta la vita sociale del paese.

 

 

– I Francesi e l’Europa nel 1810

L’Europa napoleonica nel 1810

 

La Francia nel 1810 è all’apice del successo militare e politico dominando tutta Europa come appare dalla cartina.

 

 

– L’Italia napoleonica nel 1810

L’Italia napoleonica nel 1810

 

Come il resto d’Europa anche l’Italia nel 1810 è strettamente in mano francese, con una grossa fetta di territorio annessa direttamente alla Francia. Roma nel 1810 è francese.

 

 


 

 

 

 

  • Il ritorno dei Borbone nel 1815

L’Europa dopo Napoleone (1815). Immagine da Wikipedia

 

Nel 1815 collassa il sistema napoleonico in Europa. Napoleone è sconfitto dagli eserciti della coalizione nella famosa battaglia di Waterloo nel 1815. Con la fine di Napoleone in Francia anche tutti i governi napoleonici presenti in Europa decadono uno dopo l’altro. Accade ciò anche nel regno napoletano dove il governo di Gioacchino Murat cade rovinosamente, determinando tra l’altro l’arresto e la fucilazione dello stesso re.

 

L’Italia nel 1815. (Immagine da Wikipedia)

 

Ferdinando I re delle Due Sicilie 1830). (Immagine da Wikipedia)

 

Il congresso di Vienna ridisegna la struttura politica dell’Europa e dell’Italia. Per il trono di Napoli viene deciso il ritorno dei Borbone con il vecchio re Ferdinando, con la nuova dicitura di Re delle Due Sicilie.

In Europa da tempo si è deciso che a Napoli sarebbero tornati i Borbone, nella persona del vecchio re Ferdinando, il quale ora smette di chiamarsi re di Napoli per divenire re delle Due Sicilie.

Il nuovo corso borbonico nonostante un ritorno con molte dinamiche del passato, tiene conto delle nuove riforme e non intacca per nulla il nuovo sistema amministrativo che anzi viene ulteriormente migliorato e reso più efficiente.

 

 


– La Marsica tra il 1815 e il 1830

Magliano anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

 Nella Marsica il periodo che va dal 1815 al 1830 sono anni di una forte crisi climatica che porta nella zona grande freddo e soprattutto grandi pioggie che in ambito locale fanno salire le acque del lago Fucino, a livelli mai visti prima, che portano a grandi escrescenze con relativi danni a tutti i paesi rivieraschi. In seguito a ciò le popolazioni marsicane chiedono anzi supplicano il governo borbonico di provvedere in qualche modo alle numerose escrescenze di questo grande lago.

Sia la Marsica occidentale dell’ex ducato di Tagliacozzo che quella orientale dell’ex contea di Celano sono ormai entrate nell’era borbonica e la vita torna ad essere complicata seppure non uguale a prima a causa del cambiamento profondo avviato dal regimi filo-francesi. Parliamo inoltre di una situazione dove il cambiamento climatico raggiunge il suo picco di freddo e pioggia nelle annate 1816-17 ricordate da tanti come le annate senza estate con i raccolti completamente andati a male.

 

Tagliacozzo anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

In questo periodo di gravi ristrettezze la parte del leone la fa il Lago Fucino che a causa delle grandi pioggie cresce di livello arrivando a tracimare in diverse occasioni, raggiungendo livelli spaventosi che non si vedevano a memoria d’uomo. Per esempio il paese di Luco dei Marsi, posto sulle sponde di una montagna ma dislocato fino al lago con un proprio porticciolo, viene completamente allagato anche nelle parti alte, segnale del livello forte che le acque del lago raggiungono. A questo proposito segnaliamo dopo il 1816-17 le numerose richieste al re da parte della popolazione rivierasca affinchè si provvedesse al problema. Re Ferdinando a questo proposito riprova come aveva già fatto negli anni 1780 a porre rimedio, ma il problema era ed è enorme anche per il re, che comunque provvede a far ripulire gli argini del lago per meglio controllare le acque che in effetti scendono. Già nel 1821 le acque tornano a livelli più accettabili, quindi temporaneamente il problema si è ridimensionato.

 

Tagliacozzo anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Nel periodo immediatamente successivo al ritorno dei Borbone vale a dire nel 1815-20 si procede alla riorganizzazione generale del regno borbonico cercando un compromesso tra le nuove regole che non possono essere toccate, vista la profondità da esse raggiunta, e la necessità da parte borbonica di un ritorno alla precedente situazione. Tradotto sul piano amministrativo troviamo che il circondario di Tagliacozzo è confermato sia nell’ambito della riorganizzazione che nella divisione amministrativa del regno, conseguente alla legge organica del 1 maggio 1816. Quindi si torna alla vecchi condizione di terra di confine fra regno borbonico e stato pontifici. Secondo la nuova condizione il nuovo Riparto territoriale dello stato pontificio, Tagliacozzo viene a trovarsi a contatto diretto con la Delegazione di Roma e la sua Comarca.

 

Celano nel 1840. Incisione di Eduard Lear

 

Sul piano militare vediamo come la ricostituzione dell’esercito vada avanti nel 1816 nella formazione di nuovi reggimenti di fanteria leggera, uno dei quali chiamato Marsi destinato al controllo dei confini. Sul piano militare la provincia aquilana  viene dotata di uno Squadrone di gendarmeria con tre luogotenenzze di stanza ad Avezzano, Sulmona e Cittaducale.

 

Celano anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Con la restaurazione dei Borbone si ripristina il vecchio ordine dei rapporti fra Stato borbonico e Chiesa. Nel 1818 segue su questo punto un concordato fra Stato del papa e Regno delle Due Sicilie firmato a Terracina fr Ferdinando I e Papa Pio VII. Il concordato si rivela un compromesso fra vecchie e nuove esigenze. In pratica ci si incardina in una sorta di burocrazia fedele al sovrano, potendo rientrare in possesso delle proprietà espropriate, ma invendute, ripristinare gli ordini regolari soppressi, oltrechè assumere importanti compiti nell’istruzione, nella cultura e in parte anche nella vigilanza politica. Non tutti i religiosi aderiscono a questa normalizzazione. Anche a Tagliacozzo alcuni di loro con don Luigi Vacca.

Sul piano prettamente pratico dopo la fine del regime feudale vediamo come le principali famiglie baronali seppure in un ordine diverso continuano a guidare la realtà locale negli ambiti già sperimentati con i Colonna.

 

Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Luco dei Marsi nel 1840. (Incisione di Eduard Lear)

 

Nello stesso periodo cresce in modo importante il fenomeno del brigantaggio, che vede grandi bande criminali spartirsi il territorio appenninico e incidere in modo violento sui poveri paesi presenti in esso. Nella Marsica la situazione tende a peggiorare in tutta l’area di confine con lo Stato della Chiesa dove la possibilità per questi criminali di non essere presi si gioca proprio sul fatto che essi o hanno forti amicizie che li proteggono o potendo di volta in volta varcare il confine e non essere presi dalla polizia borbonica o pontificia a seconda di dove avviene il misfatto.

Negli anni 1820 la Marsica vive situazioni di relativa stabilità anche data dall’enorme ignoranza della popolazione che non partecipano per nulla ai fermenti patriottici del periodo e poi l’enorme controllo clericale sulle popolazioni paesane non consentono al popolino di conoscere le novità del periodo. Invece le nuove famiglie emergenti della Marsica seppure tra tante difficoltà riescono comunque a migliorare socialmente consentendo loro di occupare tutti i centri di comando locali dell’epoca sia sul piano civile che religioso.

 

Re Francesco I Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)

 

Re Ferdinando ormai molto anziano muore nel 1825, il suo è stato un regno lunghissimo seppure interrotto dalla parentesi francese. A lui succede il figlio Francesco I che dura solo 5 anni e che non viene ricordato per grandi cose fatte, considerando che la sua opera di governo è stata piuttosto reazionaria e non aperta alle novità.

 

Re Ferdinando II Due Sicilie.  (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1830 Francesco I muore e a lui succede il figlio Ferdinando II, più giovane e aperto del padre alle novità e con molta voglia di fare del bene. Purtroppo questa fase di apertura si rilega solo al periodo iniziale del regno di Ferdinando in quanto in età più adulta egli diventa più chiuso e conservatore, demoralizzato e spaventato dalle tante rivoluzioni presenti in tutta Europa.

Fatto è comunque che anche grazie a Ferdinando II la situazione della Marsica trova una svolta importante. Ferdinando infatti negli anni 1840 s’interessa del lago Fucino e sotto il suo governo viene riaffrontata la questione mettendo ad uno stesso tavolo ingegneri e finanziatori. Gli ingegneri in qualche modo stendono un nuovo progetto di recupero del vecchio canale di scolo romano migliorandolo e poi ci sono i finanziatori che si propongono di sostenere l’opera.

 

 


 

 

 

 

– La Valle del Giovenco negli anni 1815-30

Assalto dei briganti ad una diligenza nel 1817

 

Nella Valle del Giovenco da sempre terra di confine e di passaggio delle genti, che da sud vanno a nord e così il contrario, imperversano in i briganti che qui nonostante il controllo della polizia locale e di frontiera, si muovono indisturbati facendo il bello e cattivo tempo in queste contrade compresa Carrito. Questi possono fermare diligenze e derubarle indisturbati provocando senza problemi la morte dei viaggiatori stessi.

 

 

– Carrito nel 1815-40

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Negli anni della restaurazione borbonica  la situazione a Carrito non cambia e vivere qui, come nel resto della Valle del Giovenco, è una vera impresa sia per la mancanza di prospettive per i più giovani, che per i briganti divenuti una vera piaga sociale. Nonostante ciò la popolazione nel corso dell’800 viene aumentando, garantendo se non altro una certa manodopera nell’agricoltura. 

 

 

– La chiesa di Santa Maria della Pietà nel 1830

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Notizie dirette sulla chiesa di questo periodo non ne abbiamo, quindi anche qui dobbiamo lavorare di fantasia basandoci sulla situazione locale del periodo. In altre parole la zona di Carrito e Ortona dei Marsi ovvero la Valle del Giovenco, è povera e ricca allo stesso tempo. Povera perchè chi abita qui non ha soldi per poter vivere agiatamente, ma dignitosamente in teoria sarebbe possibile in quanto la zona offre un sostentamento invidiabile sia sul piano agricolo che zootecnico con diverse varietà di animali che permetterebbero sia di lavorare più agevolmente sia di mangiare in modo più vario e sano.

Quindi la popolazione locale è dedita soprattutto all’agricoltura e al bestiame. Parliamo di persone semplici dove il paese rappresenta tutto il loro mondo e in questo senso Carrito non fa eccezione. Le persone seguono i ritmi dell’agricoltura e della religione, che seguono scrupolosamente.

Il parroco del paese qui è un’istituzione a cui chiedere ogni cosa, quasi fosse un oracolo, quindi la religione a Carrito e Ortona conta e tanto. In questo senso troviamo che la chiesa madre rappresenta il cuore del piccolo borgo intorno alla quale ruota la piccola vita sociale ed affettiva. Per cui la chiesa di Santa Maria della Pietà rappresenta il centro di questo borgo, con il suo microcosmo di storie e tradizioni.

 

 

– I Cippi di confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie (1848)

Nel 1848, infatti, per volontà di Pio IX, al soglio pontificio dal 1846, vengono poste una serie di colonne in pietra, a non molta distanza da Cappadocia, per segnare il confine tra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio. Ogni colonna, numerata e datata, porta da un lato il simbolo inciso del Vaticano: la tiara e le chiavi di Pietro, e dall’altro lo stemma Borbonico: i gigli di Francia. 

 

 

– I duri anni ’50

Re Ferdinando II Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel regno delle Due Sicilie non erano in tanti i simpatizzanti verso il processo di unione dell’Italia, ma una certa crisi sociale ed economica finiscono per aumentarne il numero. Se a questo ci si mettono i tanti errori di Ferdinando II dopo i moti del 1848 allora il quadro inizia a preoccupare lo stesso re. Fatto è che dopo i moti del 1848 il re cerca di mettere una pezza a queste perduranti moti imponendo un duro regime di polizia. Il duro regime di polizia viene ulteriormente rafforzato nella zona abruzzese al confine con lo Stato della Chiesa.

Qui oltre che temere una possibile invasione da parte di qualche stato straniero vi è il reale pericolo del brigantaggio che nelle zone di frontiera tende a rafforzarsi vista la possibilità di espatriare, senza essere presi, solo che ora il fenomeno è giunto ad un livello insopportabile. Inoltre come se non bastasse una piccola ma significativa quota di persone benestanti, prova a favorire l’unione con il resto d’Italia surriscaldando gli animi. La polizia prova ad arginare il fenomeno mettendo in carcere nel Palazzo Ducale i maggiori capi del momento come Filippo Mastroddi, o don Luigi Vacca di Pereto.

Fatto è comunque che tra patrioti e briganti la polizia borbonica a un bel da fare nel fronteggiare il fenomeno e si trova sempre più spesso in difficoltà. Dal carcere di Palazzo Ducale che è sempre ben pieno di gendarmeria riescono a fuggire diverse persone, rendendo in parte vani gli sforzi dei soldati. In più la gendarmeria alla frontiera significa maggiori uomini a Tagliacozzo e Avezzano, i maggiori centri dell’epoca.

Il re per provare ad arginare il fenomeno regola con lo Stato della Chiesa i confini tra i due stati, a maggior ragione che il processo di definizione dei confini fra stato pontificio e regno delle Due Sicilie rimaneva vacante dal 1793.

Così nel 1853 vengono definitivamente regolati i confini tra i due stati e per renderli ben osservabili vengono posti dei cippi di confine con sul lato l’immagine del logo pontificio e sull’altro del regno borbonico. Diversi di questi sono ancora presenti anche a Cappadocia, dove è possibile osservarli poco fuori il paese.

 

 


 

 

 

– L’Impresa dei Mille e la caduta del regime borbonico (1860)

Passano gli anni e giungiamo al 1860 anno in cui dopo i fermenti del 1848 e la politica dei Borbone diventata ultraconservatrice si arriva alla seconda guerra d’indipendenza del 1859 iniziata dal Piemonte che ha prodotto la sconfitta dell’Austria e l’annessione del centro nord Italia a Torino e ora si arriva alla seconda fase della guerra con l’impresa dei Mille condotti da Garibaldi che ha puntato il sud borbonico per conquistarlo e unirlo al Piemonte per la formazione dell’Italia.

Da tempo ormai il regno delle Due Sicile vive una fase di decadenza dove Ferdinando II dopo i fatti del 1848 è divenuto via via sempre più reazionario e antidemocratico portando in questo modo indietro nel tempo lo stato delle Due Sicilie. La borghesia dell’epoca prova inizialmente a far emergere delle riforme, ma la determinazione del re di spegnere le proteste, porta ad un collasso politico o meglio ad uno scollamento tra classe dirigente e sovrano, mentre ancora il popolo minuto grazie alla stretta militare rimane fedele al re.

 

(Immagine da Wikipedia)

 

Ormai però è solo questione di tempo e anche i Borbone cadono. Il momento giunge nel 1860 allorquando Garibaldi prende l’iniziativa per la conquista del regno delle Due Sicilie e partendo da Quarto vicino Genova arriva in modo molto fortunato a Marsala in Sicilia e con l’aiuto di 1000 volontari riesce poco alla volta a convincere la popolazione e la nobiltà siciliana a rivoltarsi contro i Borbone. Il grande genio di Garibaldi ha la meglio sul poderoso esercito borbonico che viene perdendo contro l’esercito garibaldino sempre più numeroso.

 

I Garibaldini entrano a Palermo. (Immagine da Wikipedia)

I Garibaldini prendono Milazzo. (Immagine da Wikipedia)

 

L’esercito garibaldino battaglia dopo battaglia conquista sempre più spazio e terreno contro i Borbone. Dapprima cade la Sicilia e poi via via tutte le altre regioni del regno mano a mano che Garibaldi risale la penisola. All’inizio di settembre Garibaldi arriva in Campania, spingendo così il re Francesco II ad abbandonare Napoli il 6 settembre, permettendo così a Garibaldi di entrare in una Napoli festante il giorno dopo 7 settembre 1860.

 

Francesco II abbandona Napoli il 6 settembre. (Immagine da Wikipedia)

Garibaldi entra a Napoli festante il 7 settembre. (Immagine da Wikipedia)

 

A questo punto Francesco II prova a riorganizzare le sue forze armate e tenta un ultimo assalto ai Garibaldini a fine mese. Così si hanno le decisive battaglie di Garigliano e Volturno che sono vinte dai Garibaldi e dai suoi uomini. Dall’altra parte i Piemontesi scendono di corsa nella penisola per completare l’unione politica. I Piemontesi infatti dopo aver assorbito nei mesi precedenti le regioni del centro nord Italia procedono ad occupare le regioni pontificie delle Marche e Umbria e l’Abruzzo ancora in parte borbonica.

 

Battaglia del Volturno vinta dai Garibaldini il 1 ottobre 1860. (Immagine da Wikipedia)

 

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)

 

Proclamazione del regno d’Italia (17-3-1861). (Immagine da Wikipedia)

 

Vittorio Emanuele II re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

 

Garibaldi incontra poi a Teano Vittorio Emanuele II consegnandogli idealmente il sud Italia. Da qui a qualche mese le ultime resistenze borboniche sono sconfitte e può nascere finalmente il tanto agognato regno d’Italia il 17 marzo 1861 con la proclamazione di Vittorio Emanuele II a re d’Italia.

 

 

– La Marsica  nel periodo risorgimentale

Il lago Fucino nel 1860. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante il periodo risorgimentale diciamo nel 1860-61 la Marsica vive un periodo di profondo cambiamento climatico e strutturale dato dal prosciugamento del Lago Fucino, portato avanti dal Banchiere Torlonia. Torlonia riesce con coraggio e molto denaro a portare avanti una maestosa opera idraulica senza precedenti fino a quel momento, riuscendo nell’arco di 20 anni a prosciugare l’immenso lago Fucino, creando dei canali sotterranei che accompagnandosi a quelli romani permettono all’acqua del lago di defluire verso il fiume Liri. Questo cambiamento porta e porterà conseguenze molto importanti per il territorio.

 

Il lago Fucino nel 1863 circa con i lavori di prosciugamento che vanno avanti

 

Nella Valle Roveto e nei posti un po’ più isolati come possono essere Balsorano o Cappadocia gli echi della grande opera idraulica arrivano lontani e distratti non essendo il territorio cappadociano direttamente interessato dall’opera. In questo periodo la vita nel comune marsicano sembra scorrere tranquilla, ma la nascita del regno d’Italia fa sentire i suoi effetti anche qui.

Nella Marsica infatti la popolazione è ancora filo-borbonica e a ciò si aggiunge una possente propaganda messa in piedi dal clero locale che non vede di buon occhio il cambio di regime. Fatto è che la Marsica inizialmente si schiera con Francesco II e la sua idea di ritornare sul trono napoletano. La popolazione rivuole Francesco II a Napoli, e sulla base di ciò Francesco tenta di un accordo con le bande criminali. Va così che diversi uomini di Francesco si rechino dai capi banda per siglare un accordo che alla fine viene raggiunto, ma viene malvisto un po da tutti sia dalla popolazione locale costretta a sorreggere queste bande che dalla stessa monarchia che si sente umiliata.

L’accordo fra le parti prevede per Francesco un suo ritorno sul trono napoletano nel caso di vittoria e per le bande un loro ritorno alla legalità inquadrate nel nuovo esercito regio. L’accordo fra le parti prevede forti rivolte contro il nuovo regime dei Savoia. Il nuovo governo nazionale manda le forze armate nel sud Italia per fermare le ultime sacche di resistenza borbonica e soprattutto la fine del brigantaggio.

In quasi tutti i paesi della Marsica la popolazione accetta seppure malvolentieri l’accordo e inizia una ferma opposizione contro il nuovo regime. Qui e nel resto d’Abruzzo e Appennini dove le bande criminali sono più forti lo Stato concentra le sue truppe e ciò è vero soprattutto nelle zone di confine come Tagliacozzo o Cappadocia, ovvero nei comuni più esposti.

 

 

– Carrito e la Valle del Giovenco nel 1860

La Valle del Giovenco oggi. (Immagine personale)

 

Ancora una volta a causa della grande ignoranza e arretratezza della zona ci troviamo di fronte a un territorio gravemente deficitario, che non arriva ad agganciarsi in alcun modo al progresso seppure lento del periodo.

Ad Ortona dei Marsi poco distante dal lago Fucino, la vita scorre lenta e senza scossoni e ciò vale anche per le sue frazioni, che sono disperse per la Valle del Giovenco e che faticano a collaborare insieme per la mancanza di validi collegamenti.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito che è una delle frazioni di Ortona vive isolata posta in una piccola valle secondaria della Valle del Giovenco. Qui la popolazione si occupa di agricoltura e pastorizia e vive scrupolosamente secondo i tempi della religione.

Al momento non sappiamo se qualche cittadino del paese abbia o meno partecipato alle rivolte contro il nuovo corso garibaldino, sicuramente però l’isolamento della zona non aiuta in alcun modo lo sviluppo culturale. Qui nei borghi come Carrito elemento centrale e culturale rimane il parroco, visto come una guida spirituale e civile. Sicuramente nell’area di Carrito e Ortona spadroneggiano i briganti che approfittandosi anche dell’arretratezza della zona la controllano in lungo e largo specie in questo periodo di passaggio.

 

 

– La chiesa di Santa Maria della Pietà nel 1860

 

Chiesa di Santa Maria deella Pietà oggi (Immagine personale)

 

In questa condizione di assoluta arretratezza la chiesa madre di Santa Maria della Pietà era e rimane il centro del paese, ovvero il luogo dove si concentra la vita sociale ed economica del piccolo borgo. Qui il parroco locale, chiunque esso sia, è la vera guida del borgo, rispettato e temuto al tempo stesso.

 

 


 

 

 

 

– Il brigantaggio nella Marsica (1860-70)

Cappadocia anni 40-50 XX secolo.

 

L’Abruzzo e la Marsica negli anni della proclamazione del Regno d’Italia, si trovavano in una situazione politica e sociale difficile e precaria. La cultura è appannaggio di pochi, la maggior parte della popolazione è analfabeta e dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Se alcuni hanno riposto delle speranze nel cambiamento susseguito alla caduta borbonica, ben presto rimangono delusi, ed i piemontesi invece che liberatori sono percepiti come invasori.

Ci sono rivolte e sommosse nei paesi di S.Vincenzo e S.Giovanni nella Valle Roveto, Civitella Roveto, Luco dei Marsi, Tagliacozzo, Petrella, Cappadocia, Villa S.Sebastiano, Avezzano, Celano, Scurcola, Trasacco, Collarmele, Pescina e il Carseolano. In questi difficili anni il brigantaggio di divide in due tronconi, quello delle sommosse organizzate a scopo politico e quelle che avevano come scopo il furto, la rapina, e la restaurazione della dinastia Borbonica.

 

 

Rapina da parte dei Briganti a una carrozza nel 1865

 

La Valle del Giovenco nel periodo risorgimentale 1860-70 vive una fase di generale ansia a causa dell’instabilità presente al livello generale e soprattutto per la forte presenza di bande di briganti nelle montagna circostanti. L’accordo fra Francesco II e le bande regge per qualche tempo almeno fino all’inizio del 1861 permettendo inizialmente qualche grosso smacco al nuovo governo nazionale.

Tuttavia la forte indisposizione delle bande che mal sopportano questa situazione, le riportano a concentrarsi sui loro tradizionali comportamenti, anche molto violenti, contro le popolazioni locali. Ciò induce dapprima un forte malcontento popolare verso queste bande e poi un vero e proprio odio finendo per far accettare alla popolazione lo status quo e i nuovi governanti, purchè i nuovi padroni eliminino queste bande.

 

Scontro a fuoco tra i Briganti e la polizia italiana

 

Ciò avviene anche nella Marsica, dove si assiste a molti episodi di scontri tra soldati della nuova polizia italiana e i briganti, ma anche con la vecchia polizia borbonica.

Anche in questo periodo, come fu per quello dello Sciarra, piuttosto sottile e ben poco evidente è la linea di demarcazione che distingue il brigante-eroe popolare dal brigante bandito incallito e senza scrupoli. Molto spesso gli eserciti piemontesi si comportano con le popolazioni locali ben peggio di quanto facessero gli stessi briganti, ai quali invece serviva il favore e l’appoggio della gente locale, dell’ambiente nel quale si muovevano e agivano.

Numerosi sono i briganti che agiscono in questo periodo di confusione fra un regno decaduto e un altro che sta nascendo. Fra gli episodi che ricordiamo ne citiamo due episodi uno riguarda Cappadocia e un altro un colonello borbonico.

Il caso di Cappadocia ci conferma come in questo territorio di confine la presenza dei briganti sia ricca. In questo caso vengono presi nei dintorni del paese dalla polizia due briganti Antonio Coletti di Cappadocia e Domenico Spacconi di Pietrasecca. Una volta arrestati vengono poi fucilati a Cappadocia dal 1 battaglione di bersaglieri comandati dal luogotenente Staderini il 18 agosto 1861.

L’altro caso riguarda il generale Borjes che è un capo militare borbonico, che per conto dell’ex re Francesco II, si muove lungo l’Abruzzo e gli Appennini come congiuzione fra re e bande di briganti per tentare delle sommosse contro il re savoiardo. Ebbene egli alla fine del 1860 si trova nella Marsica, precisamente a Balsorano il 5 ottobre 1860, in fuga per raggiungere Roma ed inseguito dai militari italiani.

Questo episodio si ricollega alla presenza piemontese nel paese marsicano poichè a Balsorano, paese posto nella parte sud della Valle Roveto, si trovano dalla metà del 1861 i soldati piemontesi che trattano il borgo come una base militare posta negli Appennini nella lotta al brigantaggio. L’occupazione piemontese dura fino al 1868, anno in cui le truppe comandate dal generale Emilio Pallavicini terminano di soffocare tutte le bande di briganti presenti lungo la Valle Roveto.

 

 

– Roma diventa italiana

La breccia di Porta Pia l’indomani della presa di Roma. (Immagine da Wikipedia)

 

Italia nel 1870. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 20 settembre 1870 in seguito al ritiro del contingente francese da Roma, i bersaglieri invadono Roma e la prendono portando la città eterna e la regione Lazio a divenire italiani. Finalmente!!!

 

 


 

 

– La fine dell’eterno confine fra stato pontificio e sud Italia e la rivoluzione nella Marsica occidentale

Con la presa di Roma da parte dei Bersaglieri il 20 settembre 1870 e quindi l’annessione di Roma e del Lazio all’Italia, non viene meno solo lo stato pontificio, ma anche il secolare confine fra Abruzzo e Lazio, ovvero fra lo stato pontificio e i vari regni del sud Italia. Tale confine è stato sicuramente uno dei più duraturi di tutta la storia europea essendo venuto a formarsi nel 871 con la nascita del nascente stato papale all’interno dell’allora impero carolingio.

Con questo confine hanno dovuto fare i conti decine di sovrani e papi e allo stesso tempo molteplici generazioni di persone. Ora il venir meno di questo confine sconvolge nel bene e nel male usanze di di paesi che su di esso ci hanno costruito intere economie locali, portando con ciò una rivoluzione economica e sociale nella Marsica occidentale che fino al 1870 è stato confine fra due stati.

Sicuramente il venir meno del confine porta più vantaggi che svantaggi in quanto al livello economico non ci sono più dogane, tasse da pagare ecc e questo porta solo benefici. Quanto agli svantaggi con il tempo sono superati.

A distanza di qualche anno grazie al venire meno di tale confine viene migliorata la strada carrozzabile che unisce Tagliacozzo a Roma migliorando la qualità del percorso che poi era ormai reso sicuro anche dalla scomparsa del brigantaggio.

In più nell’arco di alcuni anni nasce la nuova ferrovia che collega Roma con la Marsica portando con ciò un nuovo sviluppo economico e ciò anche in conseguenza con la ben più rivoluzione socio-economica data dalla scomparsa del lago Fucino a causa degli importantissimi lavori di prosciugamento operati dal banchiere Torlonia.

 

 

– Finiscono i lavori di prosciugamento del Lago Fucino

 

Il castello Colonna ad Avezzano ad inizio ‘900

 

Il banchiere Torlonia riesce nella storica impresa di prosciugare il Lago Fucino, portando la Marsica a cambiare completamente volto e abitudini. Una vera rivoluzione sociale. Gli ex pescatori divengono agricoltori. La conseguenza forse più pesante di questa grande impresa è il cambiamento del microclima locale che porta alla fine di diverse colture e produzioni locali come la vite o l’olio.

 

Palazzo Torlonia ad inizio ‘900

 

Torlonia per meglio gestire l’enorme carico di lavoro per il prosciugamento del Fucino trasferisce ad Avezzano l’amministrazione principale dei suoi affari ponendola in un enorme palazzo costruito apposta. Così facendo Avezzano si afferma definitivamente come centro della Marsica sul piano amministrativo. Qui dal 1862 è presente anche il tribunale che lavora bene la giustizia locale

 

 

 

– Muore il re. Viva il re!

Re Umberto I. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 9 gennaio 1878 muore re Vittorio Emanuele II. Gli succede il figlio Umberto I.

 

 

– La nomina a principe

Alessandro Torlonia 1 principe del Fucino. (Immagine da Wikipedia)

 

Il banchiere Torlonia viene nominato principe del Fucino dal re Umberto I per la straordinaria opera idraulica compiuta in Abruzzo.

 

 


 

 

 

– Carrito e la Valle del Giovenco nel 1880-90

Scorcio della Valle del Giovenco. (Immagine personale)

 

Gli anni 1880 sono anni poveri, ma anche pieni di speranza alla ricerca di un nuovo equilibrio che dia maggiore reddito e una migliore condizione di vita. Questa speranza seppure continuamente messa alla prova dalle avversità sia climatiche che di altra natura è però ben viva nella cittadinanza dopo l’iniziale delusione della prima fase post unitaria. Le gravose tasse fatte dal governo centrale incidono in modo vistoso sulle condizioni familiari dei più poveri.

Nonostante tutto però la popolazione cerca di essere positiva pur in condizioni di vita gravi e faticose. Come accennato gli anni 1880 sono anni di crisi climatica che producono raccolti scarsi e il nuovo corso impresso alla Marsica con il prosciugamento del lago Fucino non è ancora decollato, quindi la situazione non è facile.

 

La Valle del Giovenco oggi. (Immagine personale)

 

La Valle del Giovenco come territorio è abbastanza ricco sul piano agricolo, producendo un minimo di sostentamento alla popolazione presente, ma questo non basta per assicurare alla gente un futuro valido, anche perchè come in tutta la Marsica anche qui il livello demografico è in crescita.

 

Il castello di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Nel comune di Ortona dei Marsi si passa dalle 2086 unità del 1861 alle 2462 del 1881, per cui anche a Carrito la popolazione viene crescendo. Piano piano comunque anche in questa zona impervia inizia a giungere lo sviluppo che si affaccia nel 1888 con l’inaugurazione della nuova stazione ferroviaria, in  occasione dell’apertura dell’intera linea Roma – Pescara. Ma la cosa importante è che la sede della nuova stazione ferroviaria è proprio a Carrito, che diventa così uno snodo fondamentale per tutta la Valle del Giovenco.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

La stazione ferroviaria si trova al momento al di fuori del paese in una posizione più bassa rispetto al borgo, che rimane più in alto. Il borgo di Carrito nel 1888 è sul piano urbanistico un paese con una pianta prettamente medievale con stradine strette tutte in salita verso la cima dove aveva sede l’antica torre del paese che sovrastava l’intero borgo, avendo la funzione di sentinella della Valle del Giovenco in collegamento visivo con il castello di Ortona dei Marsi. Nel 1888 l’antica torre è ormai completamente abbandonata allo stato di rudere, che con il futuro sisma del 1915 sparirà completamente.

 

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Quindi Ortona dei Marsi con le sue frazioni, fra cui Carrito, che si trova da metà ‘800 in una fase di crescita demografica importante, è rimasta abbastanza indietro rispetto ai tanti cambiamenti in corso e non riuscendo a vedere migliorare la propria economia, legata ancora ad un mondo rurale arretrato sia sul piano economico che sociale, è in una condizione stagnante e a fine decennio la condizione di positività iniziale si viene spegnendo. Di conseguenza molti giovani decidono, per la mancanza di lavoro e di prospettive, di emigrare per cercare fortuna altrove.

 

 

– L’emigrazione nella Marsica alla fine del secolo XIX (1890-1900)

Poveri emigranti che vanno verso il porto per imbarcarsi

 

La situazione presente nella Valle del Giovenco sul piano economico è purtroppo comune in tutta la Marsica. La perdurante povertà presente nella Marsica inducono molte persone ad emigrare per cercare fortuna altrove. Si genera così nel giro di qualche anno a cominciare dal 1890 un lento ma costante flusso di genti, per la maggior parte giovani fra i 20 e i 30 anni, che va via dai paesi della Marsica diretti verso altri continenti soprattutto americano dirigendosi chi a nord in USA e Canada e chi a sud in Argentina e Brasile.

 

Famiglie di emigranti che si salutano al porto prima d’imbarcarsi

 

Per esempio nell’Altopiano delle Rocche sono molti i giovani che partono in cerca di fortuna tra il 1890 e il 1900. L’andamento della popolazione alla fine del secolo riflette in qualche modo questo dato, in quanto si registra un deciso rallentamento nella crescita demografica locale. Rocca di Mezzo al contrario di altre località, non si ferma mai e la sua popolazione cresce di continuo specie nel corso del secolo. Si passa infatti dai 3008 del 1871 ai 3814 unità del 1913.

Tornando alla Valle del Giovenco vediamo come tutti i paesi della zona sono interessati o iniziano ad essere interessati dal fenomeno dell’emigrazione e tra questi naturalmente vi è anche Carrito, dove diversi giovani del posto emigrano alla fine del secolo.

 

 

– Carrito a fine ‘800 nella condizione dell’emigrazione.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Un cambiamento di questa portata comporta gravi problemi in tutte quelle famiglie, che si ritrovano senza il sostegno di questi giovani e allo stesso tempo si crea una sofferenza dell’animo per le famiglie stesse che sono costrette a dividersi. A metà Ottocento spesso molte famiglie di contadini avevano dai 4 ai 6 figli con conseguenze economiche non facili da sostenere e avere un figlio all’estero comporta si una mancanza di sostegno in loco, ma i successivi introiti di valuta pregiata che questi giovani mandano alle loro famiglie porta ad un miglioramento economico e il fatto di avere una bocca in meno da sfamare diventa vantaggioso. Insomma il secolo XIX per Carrito si conclude con l’emigrazione dei suoi giovani verso l’estero in cerca di fortuna.

 

 

– La chiesa di Santa Maria della Pietà a fine ‘800 

La chiesa di Santa Maria della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Con l’innesco dell’emigrazione molte famiglie a Carrito come in altri luoghi della Marsica si ritrovano a dividersi con lacerazioni nell’animo. In questo senso molti abitanti trovano nella preghiera e nella frequentazione religiosa un conforto importante. Ancora una volta vediamo quindi come pur cambiando i tempi e le condizioni della vita, la chiesa di Santa Maria della Pietà rimane il centro del paese.

 

 


 

 

___________________________________________

XX SECOLO

 

 

 

 

– Morte del re Umberto I

Re Vittorio Emanuele III. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 29 luglio 1900 viene ucciso in un attentato il re Umberto. Gli succede il figlio Vittorio Emanuele III

 

 

– Carrito e Ortona dei Marsi a inizio ‘900

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale) 

 

Il nuovo secolo XX inizia come è finito il precedente, ovvero con la prosecuzione di una forte ondata migratoria, comune a tutti i paesi della valle del Giovenco verso l’estero, in linea con quanto accade nella Marsica. A ciò fa da contraltare una forte crescita demografica, che porta Ortona dei Marsi a raggiungere le 2727 unità nel 1901 e chiaramente all’interno di questo numero vi sono anche gli abitanti di Carrito che vengono crescendo nel tempo.

 

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Carrito pur avendo in Ortona dei Marsi la sua sede comunale, tende ad avere in Pescina il suo centro principale in quanto questo risulta il paese più grande e importante della zona. Nonostante ciò Carrito prosegue all’inizio del ‘900 la sua vita di paese di montagna a cui si è aggiunta ormai da tempo la sede di stazione ferroviaria che è riuscita a portare una ventata di freschezza nella zona che la apre in qualche modo al nuovo che avanza.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito tra le frazioni di Ortona è sicuramente la più importante e il fatto di avere ora anche la stazione la rende ancora più importante, per cui diverse persone vengono ad abitare qui. Bisogna tener conto che in questo periodo il paese è ancora arroccato sulla montagna e solo in seguito esso si estenderà anche nella parte bassa.

 

 

– La chiesa di Santa Maria della Pietà a inizio ‘900

La chiesa di Santa Maria della Pietà all’inizio del ‘900.

 

All’inizio del ‘900 la chiesa di Santa Maria della Pietà è ancora la chiesa principale del paese e tutta l’attività sia religiosa che sociale continua a ruotare intorno a questa e ciò nonostante che siamo giunti a inizio ‘900. Il paese di Carrito trascorre ancora la propria esistenza seguendo i tempi delle pratiche religiose e il ritmo delle stagioni sul piano agricolo.

Il paese è profondamente devoto alla Madonna della Pietà e continua a considerare la figura del prete sia come una guida spirituale che sociale.

 

 

– L’Italia all’inizio del ‘900 

Italia con il suo impero coloniale nel 1911.

 

L’Italia all’inizio del 900 è un paese in forte espansione, ma rispetto ad altre potenze coloniali è l’ultima arrivata. Tuttavia si fa valere e riesce a mettere insieme un piccolo impero coloniale riuscendo a vincere la guerra di Libia contro il malandato impero turco.

 

 


 

 

 

– Il terremoto di Gioia dei Marsi (1915)

Immagine da http://www.6aprile.it/featured/2017/01/13/13-gennaio-1915-terremoto-ad-avezzano-30mila-morti-foto-e-video.html

 

 

Il 13 gennaio 1915 un tremendo terremoto senza nessun preavviso di potenza 7 Mw si verifica nella Marsica, con epicentro nella Piana del Fucino. Il terremoto si ha la mattina presto verso le 8:00 producendo un’immane tragedia a tutti i paesi che si affacciano sulla piana fucense. Tutti questi paesi vengono rasi al suolo con una conta dei morti spaventosa.

 

Il castello Colonna crollato dopo il sisma

L’antica chiesa di San Bartolomeo venuta giù con il terremoto del 1915

Le rovine di Avezzano dopo il sisma

 

Il maggiore disastro riguarda Avezzano che viene rasa al suolo, con una conta dei morti pari a 10000 su 13000 abitanti totali. Muoiono tutti i maggiorati della città. Il terremoto di Gioia dei Marsi per la sua potenza distrugge tutta la Marsica facendo sentire i suoi effetti in tutto il centro Italia. Persino Roma avverte il terremoto in modo violento riportando diversi danni all’interno dell’abitato.

 

Il terremoto a Cerchio

 

Il terremoto a Magliano dei Marsi

 

Tornando alla Marsica oltre al Fucino abbiamo la Valle del Giovenco, la Vallelonga,  la Valle Roveto, i Piani Palentini  e l’Altopiano delle Rocche che sono investiti in pieno dall’onda sismica riportando disastri enormi. Invece la zona occidentale riporta danni molto più contenuti e ciò vale sia per Tagliacozzo che per la Piana di Carsoli.

E La Valle del Giovenco?

 

 

– Il terremoto di Gioia dei Marsi nella Valle del Giovenco

La Valle del Giovenco oggi. (Immagine personale)

 

La Valle del Giovenco risulta tra le zone maggiormente colpite e con più morti, a cominciare da Pescina che vede morire in pochi secondi 5000 persone e disintegrare il paese. Anche gli altri borghi della valle sono rasi al suolo o riportano danni importanti.

 

Tende e accampamenti iniziali nelle settimane dopo il sisma.

 

 

 E Ortona dei Marsi? e Carrito?

Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

– Ortona dei Marsi tra i paesi della Valle del Giovenco è l’unico che si salva quasi completamente non riportando che pochi danni, concentrati perlopiù tra le chiese e altri manufatti antichi. Questo è stato possibile in quanto il paese ha le fondamenta delle case, e quindi del centro storico, che affondano direttamente nella roccia. Il centro storico di Ortona regge bene l’urto della scossa e di quelle successive, persino il vecchio castello ormai allo stato di rudere regge bene il sisma.

 

 

Carrito oggi. (Immagine personale)

 

– Carrito invece a differenza di Ortona riporta molti più danni e qui si contano anche alcuni morti, tuttavia sarà che anche Carrito si trova in una posizione arroccata, questo non lo sappiamo abbiamo che il paese riporta meno danni degli altri che sono più gestibili di tanti altri paesi della zona. Certo le vecchie strutture riportano danni ingenti a cominciare dalla vecchia torre medievale che viene completamente distrutta e anche l’antica chiesa di Santa Maria della Pietà riporta danni importanti seppure per fortuna molto più contenuti del castello.

 

 

– Effetti del sisma del 1915 sulla chiesa di Santa Maria della Pietà

Il Santuario della Madonna della Pietà a inizio ‘900

 

La chiesa di Santa Maria della Pietà come accennato riporta danni importanti dal sisma, ma riparabili o comunque gestibili e questo avviene fin da subito, allorquando troviamo la chiesa che vede delle riparazioni già l’anno  successivo nel 1916.

 

 


 

 

 

 

– La prima guerra mondiale e la prima ricostruzione nella Marsica

Gli schieramenti iniziali europei prima della grande guerra. (Immagine da Wikipedia)

 

Con la firma del Patto di Londra nel 1915 tra l’Italia e le potenze del blocco dell’Intesa, l’Italia entra nella prima guerra mondiale dichiarando guerra prima all’Austria e poi alla Germania, con i quali pochi mesi prima era alleata. Questo per l’Italia significa chiamare alla leva militare tutti i giovani atti alla guerra compresi i poveri ragazzi marsi scampati alla tragedia del terremoto di gennaio. La partenza di questi ragazzi per il fronte scatena nuova angoscia nelle povere famiglie già provate da tanti lutti e ciò a causa dell’ansia di non rivederli tornare vivi e allo stesso tempo perchè viene a mancare un sostegno importante nei post terremotati, ancora nelle tende dopo molti mesi. Chi rimane nella Marsica pur essendo gravemente ferito nell’animo cerca di rianimarsi per cercare di andare avanti almeno all’inizio alla bene e meglio.

Nel 1916 dopo un anno di guerra lo Stato italiano allestisce ad Avezzano un campo di concentramento per gli uomini catturati al fronte. I nuovi arrivati nel campo di concentramento di Avezzano alla vista della tragedia locale non si sentono sbattuti e trattati da prigionieri, ma quasi da benefattori per l’aiuto che questi danno con animo nobile e gentile verso la popolazione nell’impegno della ricostruzione a partire dalla città di Avezzano.

La popolazione alla vista di questi giovani che si adoperano con tanto animo per loro si sentono riconoscenti nei loro confronti e nasce tra questi e la popolazione locale una sorta di amicizia fraterna che il popolo dei Marsi non dimenticherà mai e saprà contraccambiare con altrettanta decisione a costo della propria vita in un futuro ancora lontano.

Gli anni nel frattempo passano e la guerra sembra non finire mai, nella Marsica nei paesi principali si avviano le prime ricostruzioni, ma le notizie dal fronte annientano molte famiglie che contano in modo orrendo i propri morti. Anche nella Valle del Giovenco iniziano le prime timide ricostruzioni, ma anche qui si contano i morti lontani e lo stress e il lutto sono indicibili. Anche a Ortona dei Marsi e Carrito si piangono i morti dal fronte.

Infine nel 1918 la guerra finisce e coloro che possono tornano a casa esausti e malati nel corpo e nella testa per le tragedie viste al fronte.

 

 

– La fine della 1 guerra mondiale e l’arrivo della Spagnola

Siamo nel 1918 e la guerra pur continuando sembra iniziare a spegnersi, perchè spente sono le nazioni dopo  5 anni di orribile conflitto. C’è voglia di pace, ma senza perderci la faccia. Comunque vada la situazione generale in borghi come Ovindoli, Massa d’Albe sembra andare un po’ meglio. Dal fronte le notizie sulle morti dei giovani in guerra si attenuano, ma la ricostruzione dei borghi più grandi procede lenta e ferma è quella delle frazioni come Santa Jona. La gente vive nelle baracche, e una nuova calamità si affaccia nella Marsica e nel mondo, la Spagnola !!!

Nella zona di Ovindoli, Massa d’Albe, ecc, borghi che hanno subito nel sisma del 1915 gravi perdite umane con gravissimi danni strutturali, la vita è assai difficile nel 1918 e poi c’è la Spagnola che in pochi mesi uccide molte persone soprattutto tra le giovani donne intorno a 20 anni.

Gli scampati all’epidemia decidono di andare via rifugiandosi in luoghi giudicati più salutari come nelle campagne. Passato del tempo l’epidemia inizia a declinare fino a scomparire lasciando molti lutti dietro le spalle. La tragedia per fortuna finisce così come l’odiosa guerra che si conclude con la sconfitta degli Imperi centrali e la vittoria delle forze dell’Intesa compresa L’Italia.

 

 

– Il Congresso di Versalilles del 1919

 

L’Europa nel 1919.

 

Il congresso di Versailles del 1919 crea una nuova cartina politica europea e mondiale sancendo la vittoria dei paesi vincitori. Tutti quanti però sia quelli usciti vincitori che gli sconfitti sono sfiniti economicamente e politicamente e tutti compresi l’Italia devono affrontare anni assi difficili.

 

 


 

 

 

– Restauro di Carrito (1920-30)

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Negli anni ’20 anche Carrito come gli altri borghi viene in gran parte riparato dai danni del sisma del 1915. Con la riparazione dei danni tuttavia il paese inizia a scendere verso il basso verso cioè la ferrovia e ciò attraverso l’edificazione di nuove case non facenti più parte del vecchio paese medievale.

 

 

– Restauro della chiesa di Santa Maria della Pietà (1925)

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Dopo una prima riparazione della chiesa avvenuta nel 1916, ora negli anni 1920 la chiesa subisce nuove e importanti ristrutturazioni per meglio valorizzare questo importante be ne storico-religioso e salvaguardarlo.

 

 

– L’Italia negli anni 20 e 30

L’Italia nel 1919.

 

L’Italia uscita dal 1 conflitto mondiale è un paese vittorioso, ma sprofondato in un enorme crisi sociale e industriale. La crisi dapprima travolge diverse industrie, poi si allarga alle banche che falliscono una dietro l’altra, poi è la volta della gente che vede i propri risparmi andare in fumo. La crisi divenuta sociale travolge infine il sistema politico che collassa nel 1922. Al suo posto emerge il regime fascista con a capo Benito Mussolini, che prende il potere nel 1922 e lo mantiene per 20 anni. Mussolini sul piano economico e sociale cerca di creare uno stato pienamente indipendente dall’estero applicando perlopiù un ‘economia di stato. Ciò fa risorgere l’Italia che torna dopo diversi anni a una certa tranquillità sociale, ma sprofonda in una dittatura sempre più dura.

 

L’impero coloniale italiano nel 1936 riprodotto su un muro di Aielli Stazione.

 

Sul piano estero l’Italia fascista pur in ritardo rispetto agli altri paesi europei cerca di costruire il suo impero coloniale prima riconquistando il completo controllo della Libia che viene allargata territorialmente (1929-31) e poi conquistando l’Etiopia nel 1936. Ciò sancisce l’apice del regime fascista e del consenso interno. Ma la presa di distanza di Inghilterra e Francia spinge l’Italia nell’abbraccio mortale tedesco e nel conseguente sfacelo del paese che sacrifica se stesso in virtù di consistenti benefici economici e territoriali.

In realtà l’abbraccio mortale dei fascisti con i Tedeschi porta alla vendita dell’anima italiana con le tragiche e stupide leggi Razziali del 1938. Infine la cecità politica del regime ormai completamente asservito ad Hitler porta Mussolini ad entrare nella seconda guerra mondiale nel 1940. Ci si avvia  insomma ad un nuovo sfacelo.

 

 


 

 

 

 

– La Marsica sotto il Fascismo

Immagine di Pescina negli anni ’30 sotto il Fascismo

 

Negli anni del Fascimo la Marsica si ritrova fortemente coinvolta in questo, con molti paesi che abbracciano soprattutto per fattori economico-sociale l’ideologia fascista, almeno fino a quando questa non mostra il suo vero volto totalitario e sfacciato a partire dall’emanazione delle Leggi Razziali, autentico crimine non solo verso il mondo, ma verso la storia stessa dell’Italia, da sempre terra di accoglienza e rispetto pur con tutti i difetti dei tempi andati.

 

Immagine di Pescina negli anni ’30 sotto il Fascismo

 

A Pescina e nella Valle del Giovenco il Fascismo è molto considerato ci sono molte persone che vedono in esso un ascensore sociale, capace di migliorare la propria condizione, salvo poi riconsiderarlo dopo determinati episodi e infine abbandonarlo in tempo di guerra per le scelte stupide e insensate del regime, a cominciare dall’entrata in guerra.

 

 

 

– Carrito negli anni ’20 e ’30

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Siamo negli anni del Fascismo, che non è il massimo, ma riesce comunque a garantire un minimo di ricostruzione a tutti i paesi e paesini della Marsica come Carrito. Negli anni del Fascismo la vita a Carrito riprende con un certo vigore, ritornando alle attività tradizionali di agricoltura e pastorizia. Certo la situazione non è delle migliori, ma comunque procede e questo permette alle famiglie di sopravvivere.

Sul piano demografico si assiste a un consistente aumento della popolazione del comune di Ortona dei Marsi che arriva dapprima a 2636 unità nel 1931 e poi a 2887 unità nel 1936. Chiaramente in questi dati sono comprese anche le persone di Carrito di cui al momento però non abbiamo il dato diretto. Per cui ci limitiamo a dire che anche il paese di Carrito ha visto salire in modo importante la propria popolazione.

 

 

– La chiesa di Santa Maria della Pietà negli anni ’30

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

La chiesa di Santa Maria della Pietà negli anni ’30 è di nuovo perfettamente funzionante dopo il restauro degli anni ’20. La chiesa è tornata ad essere il fulcro della attività religiose e civili del paese.

 

 


 

 

________________

1940-43

 

– L’Italia nella seconda guerra mondiale 1940-43 – Ortona dei Marsi e Carrito

Nel 1940 l’Italia, guidata dal “grande genio Mussolini”, entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

 

Esercitazione militare fascista a Carsoli nel 1938

 

A Ortona dei Marsi e Carrito come in tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Ortona e Carrito così come da altri centri della Marsica, molti giovani sono costretti a partire per il fronte dopo l’arrivo della cartolina di precetto.

I giovani che partono separano famiglie giovani e famiglie più anziane. Anziane madri che piangono mariti e figli, le donne giovani sposate con figli piangono i mariti in partenza perchè si rendono conto dei gravi patimenti.

 

Manifestazione fascista a Balsorano nel 1941

 

Il regime fascista locale fa sfoggio di sicurezza e fino al 1942 continuano le adunate e le varie manifestazioni fasciste locali. Questi saranno le manifestazioni tragico comiche di un regime ormai morente.

 

 

– La Valle del Giovenco e Carrito nel 1940

La Valle del Giovenco oggi. (Immagine personale)

 

Nella Valle del Giovenco sono molti gli uomini giovani che sono costretti a partire per i vari fronti di guerra, risultando in seguito o morti o dispersi. Nel frattempo chi rimane nei vari paesi come Carrito pensa a sopravvivere alla bene in meglio e non è facile.

 

 

______________________

1943

 

– La svolta dolorosa – il 1943

Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e i ragazzi di Ortona dei Marsi partiti per la guerra in gran parte non fanno ritorno alcuni muoiono sul fronte greco-albanese, altri cadono per il freddo intenso mentre affrontano con altre migliaia di giovani la campagna di Russia (operazione Barbarossa, che dovrebbe essere ridefinita “operazione suicidio”). Altri ancora sono fatti prigionieri in Africa. Però qualcuno di loro poi riesce a tornare

Siamo al luglio del 1943 e gli Alleati arrivano anche ad invadere l’Italia partendo dalla Sicilia. Ciò porta al crollo diretto del fascismo, con il relativo arresto di Mussolini da parte del re in ultimo sussulto di dignità. Ma poco tempo dopo anche il regime monarchico crolla con la fuga del re. A questo punto mentre gli Alleati risalgono da sud la penisola liberando il paese dai resti del Fascismo, da nord avviene l’invasione della Germania che si ferma presso Frosinone. Le due Italie pongono il confine presso la Linea Gustav, che taglia l’Italia in due al livello di Frosinone.

 

E la Marsica in tutto questo?

La Marsica in tutto questo si trova sotto controllo tedesco e il periodo dell’invasione tedesca sarà il più duro della sua storia. La Marsica si trova sotto lo stretto controllo nazista, che qui pone il suo quartier generale nel controllo del confine sud. Massa d’Albe viene scelta come la sede del comando generale e Avezzano che diventa succursale di Massa d’Albe nel comando nazista locale.

Mentre Massa d’Albe è il quartier generale dei Nazisti nel centro Italia, l’antico castello di Alba torna ad essere una fortezza. Qui sono inserite diverse mitragliatrici per rispondere alla contraerea alleata. Altra sede importante occupata dai Tedeschi è Avezzano dove anche qui si opera nel controllo del centro Italia.

Nel breve volgere di pochi mesi i Tedeschi adottano un controllo territoriale sempre più stretto e soffocante. In questo senso abbiamo il ripristino del campo di concentramento di Avezzano dove vengono condotti i vari prigionieri di guerra. A dicembre 1943 inizia una consistente tensione fra Alleati e Nazisti sul confine della Linea Gustav che sfocia presto in guerra aperta con il conseguente inizio del bombardamento alleato sul territorio italiano e marsicano occupato dai Tedeschi.

Nei successivi mesi, tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44, Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea. Precisamente intorno all’abbazia di Montecassino.

 

 

– Ortona dei Marsi:  il duro stato di polizia tedesco

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

A partire da ottobre abbiamo quindi l’occupazione tedesca dell’Italia fino a Frosinone e l’Abruzzo rientra in questo territorio. Il regime tedesco sui territori occupati è molto duro e ciò avviene anche ad Ortona dei Marsi dove i Tedeschi come in altri borghi instaurano anche qui un regime di paura e sopraffazione.

Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia si sommano i bombardamenti alleati che dal novembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi.

Ma facendo così danneggiano anche i contadini marsi che per un po’ cercano di resistere, ma poi passato un po’ di tempo con la polizia tedesca divenuta insopportabile e soprattutto i bombardamenti alleati, si preferisce fuggire via o in montagna o riscoprendo i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915.

Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri in fuga dal campo di concentramento di Avezzano dove vengono posti in stato di arresto i vari soldati alleati catturati, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.

Gli Ortonesi cercano di difendersi dai Tedeschi murando in casa o in altri luoghi i propri pochi averi per impedire che questi se ne impadroniscano, ma invano i Tedeschi sia per necessità che per sopraffazione riescono a scovare i nascondigli dei poveri contadini prendendosi ciò che loro nascondono.

 

 

________________

1944

 

– La Valle Roveto in guerra (gennaio-aprile 1944)

La Valle Roveto oggi. (Immagine personale)

 

Tra gennaio e febbraio 1944 i Tedeschi decidono di allestire una seconda linea difensiva parallela alla Linea Gustav. La nuova linea difesiva si allestisce lungo un tratto che, partendo più su di Case Cipriani, scendeva al fondo valle e risaliva verso Sant’Onofrio e monte Cornacchia. La  nuova linea difensiva viene fatta passare anche al di sopra di Tre Ponti, in località Ciammorrone, dove viene allestito un nuovo fortilizio centrale che nelle intenzioni tedesche dovrebbe fermare l’avanzata degli alleati verso nord. Il nuovo confine difensivo viene ad includere anche un enorme costone roccioso dal quale si domina la valle Roveto, ma anche la valle del Cimino.

Nelle intenzioni del Comando di guerra germanico questa linea difensiva dovrebbe rappresentare una seconda Cassino, ma lo sbarco di Anzio ad occidente e lo sfondamento di Orsogna ad oriente, da parte degli anglo americani, rendono vano il massiccio baluardo. Resta comunque il fatto che questo baluardo viene in parte realizzato a spese della popolazione maschile locale, di cui gran parte è di Balsorano, che con una manovra coercitiva viene in parte catturata e messa a lavorare all’opera.

I vari confini fra l’Italia alleata e l’Italia nazista che sono cambiati via via durante la guerra. (Immagine da Wikipedia)

 

Nei mesi in cui ciò avviene abbiamo che ad alcuni km di distanza da Ortona dei Marsi si combatte la grande battaglia di Montecassino, che coinvolge seppure per fortuna in modo modesto anche il territorio della Valle Roveto.

A Cassino passa la linea Gustav e qui i Tedeschi hanno concentrato molte divisioni di difesa e rafforzato i territori e  colli retrostanti la linea prima, tra cui Balsorano. In questo modo gli Alleati si trovano davanti un muro portentoso che rallenta la loro marcia di risalita. Gli Alleati tentano in tutti i modi di sfondare questa linea tedesca, ma i Nazisti respingono bene i primi assalti alleati, che hanno gravemente sottovalutato il territorio montuoso italiano e la capacità di resistenza tedesca, trasformando quella che doveva essere una facile vittoria in una guerra di logoramento sotto l’Abbazia di Montecassino.

 

L’abbazia di Montecassino prima del bombardamento  alleato del 15 febbraio 1944

 

Proprio l’Abbazia di Montecassino diventa l’emblema di questa battaglia, da un lato ci sono i Tedeschi che pur rispettando l’inviolabilità del luogo ne fanno un punto di osservazione e dall’altro gli Angloamericani che pensano di trovarsi davanti una grande fortezza nemica piena di uomini e mezzi di combattimento.

 

 


 

 

 

 

 

– L’inferno di Cassino (1944)

Immagine del monastero di Montecassino prima del bombardamento tedesco

 

Facciamo ora un piccolo salto temporale giungendo alla fine di aprile del 1944 e mentre si vive in quell’inferno di disperazione e di morte in molti si chiedono: “Quando finirà? Cosa ci riserba il futuro?”

Già, il futuro; una realtà certa ma imprevedibile, un dato di fatto sicuro ed oscuro nelle mani del destino, ma manovrato in modo imponderabile dalla mente scellerata dell’uomo. Nonostante questa situazione di grave stress sboccia anche qualche amore ed alcune donne maritate rimangono incinte. Nacque qualche storiella persino tra fanciulle del luogo e giovani militari tedeschi condannati a morire sul fronte di Cassino.

 

L’abbazia di Montecassino prima del bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

 

 

Già Cassino… il fronte di Cassino continua ad essere caldo ed intenso di scontri armati, con le truppe tedesche che manifestano stanchezza e gli Alleati che ci credono di più specie dopo la fine dell’Abbazia vista come una fortezza inespugnabile.

 

L’Abbazia di Montecassino mentre viene bombardata nel 1944

 

Inizialmente gli Angloamericani aggirano il luogo sacro dell’abbazia, bombardando massicciamente i luoghi attorno e cercando di sfondare le linee nemiche. Ma alla fine stufi di una situazione stagnante forse anche perchè esasperati, non lo so, bombardano e distruggono la bellissima abbazia (15 febbraio) e poco dopo (15 marzo) la stessa città di Cassino viene distrutta.

 

L’abbazia di Montecassino distrutta dal bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

 

 

L’abbazia di Montecassino dopo il bombardamento alleato

 

bombardamento alleato della città di Cassino il 15 marzo 1944

 

 

 


E nella Marsica cosa succede?

Succede che tra gennaio e aprile 1944 gli Alleati prendono di mira anche la Marsica e sapendo che qui vi è il comando tedesco, bombardano a più non posso l’intero territorio, prendendo soprattutto di mira i centri più grossi come Avezzano e Massa d’Albe dove sanno esserci i comandi maggiori. Ma come detto è l’intero territorio ad essere bombardato coinvolgendo in ciò anche paesini che non c’entrano nulla.

 

Bombardamento alleato su Avezzano tra gennaio e maggio 1944

 

Ciò non ci voleva in quanto la popolazione marsicana nei mesi precedenti era già ampiamente scossa dalla grave occupazione nazista che in molti casi si è rivelata crudele. I bombardamenti ora finiscono per sfinire la popolazione che non facendocela più scappa dai paesi per rifugiarsi o nelle grotte di montagna o nei vecchi paesi abbandonati dopo il terremoto del 1915.

 

Crateri dei bombardamenti ad Avezzano (1944)

 

I bombardamenti alleati sulla Marsica sono tanti e distruttivi, producendo morte e distruzione ovunque. Avezzano la città più importante viene distrutta per il 70%, Massa d’Albe l’altro grosso centro dell’epoca dove vi è il comando tedesco è semidistrutto.

Ma sono tanti i centri della Marsica che riportano gravi danni come nella Piana del Cavaliere dove il centro principale Carsoli, viene praticamente distrutto e la popolazione terrorizzata scappa dove può.

 

Carsoli 1944: resti di strutture bombardate.

 

Carsoli in tutto questo vede annientato sia il suo centro abitato che le principali attività agricole e industriali dell’aria è un completo sfacelo!!!

 

Il centro urbano di Carsoli distrutto dopo i bombardamenti alleati del 1944

 

 

E Carrito e Ortona?

La Valle del Giovenco con Ortona dei Marsi al centro. (Immagine personale)

 

Anche la Valle del Giovenco è sottoposta a bombardamenti e con essa anche i paesi situati qui tra cui Carrito e Ortona dei Marsi. Però per fortuna pur fra tanta paura i bombardamenti non causano qui danni rilevanti e la popolazione pur nascondendosi dai Tedeschi non ha particolari problemi, ma la paura di rappresaglie improvvise di  questi è comunque molto
elevata.

 

La Valle di Carrito. (Immagine personale)

 

Per cui molte persone del paese cercano rifugio in casolari abbandonati o direttamente in cavarne presenti in montagna, per sfuggire ai bombardamenti e all’orrore tedesco.

 

 

– La liberazione

 

Liberazione di Roma il 4 giugno 1944.

 

Infine nel giugno 1944 gli Alleati dopo mesi di duri combattimenti sfondano la linea Gustav liberando nel giro di 15 giorni tutto il centro Italia. Roma viene liberata il 4 giugno, mentre la Marsica viene liberata tra il 7 e il 12 giugno 1944. Mesi dopo altri duri combattimenti l’Italia è completamente libera (25 giugno 1945) e pochi mesi dopo anche la guerra mondiale finisce (agosto 1945).

 

 


 

 

 

– Dalla monarchia alla Repubblica in Italia

Nel 1944 con la liberazione di Roma, anche se l’Italia non è ancora libera dal Nazi-Fascismo, si procede verso un periodo di transizione  secondo l’idea dei governanti italiani, esponenti dei partiti antifascisti. Il primo passo in questo senso è il passo indietro di Vittorio Emanuele III re di un mondo crollato che non rappresenta più nessuno, che però è ancora ufficialmente il re.

 

Il vecchio re Vittorio Emanuele III.

(Immagine da https://www.storiologia.it/biografie/vittorioem3.htm)

 

Vittorio Emanuele si ritira a vita privata, non abdicando ufficialmente, e nomina il figlio Umberto  quale luogotenente generale del Regno d’Italia, che in pratica viste le circostanze è più un’abdicazione che altro, ma formalmente rimane re. Non riconoscere i propri limiti significa non avere coscienza di ciò che ha portato all’Italia con il suo modo di fare.

Vittorio Emanuele III può in questo momento ancora salvare la monarchia, ma preferisce per egoismo farsi da parte solo praticamente e non formalmente. In questo caso la forma è sostanza, ma ci pensa Umberto a chiarire le cose nella pratica iniziando seppure informalmente il suo ruolo di re d’Italia.

 

Il re-luogotenente d’Italia Umberto II (1944-46)

 

Con l’ascesa di Umberto al potere si avvia il periodo di ricostruzione istituzionale dell’Italia che terminerà due anni dopo con il referendum. Mentre l’Italia viene via via liberata, le varie zone d’Italia già libere iniziano dapprima la conta dei danni e poi piano piano la ricostruzione. Ciò è vero anche nella Marsica dove si procede da una parte nella ricostruzone e nell’altra nella ripresa della lotta al principe Torlonia per la questione delle terre fucensi.

A Ortona dei Marsi e il piccolo paese di Carrito dove la lotta per le terre del Fucino non interessa proprio direttamente il suo territorio si continua nell’immediata ricostruzione della rete viaria danneggiata dai Tedeschi in fuga e soprattutto si procede nel mettere le basi nella ripartenza della rete ferroviaria che nella Valle del Giovenco significa la ripartenza dei treni nelle stazioni di Pescina e Carrito.

Come detto sopra nell’aprile del 1945 l’Italia è libera e Mussolini viene trucidato su ordine del Comitato di Liberazione. Pochi mesi dopo la guerra termina.

 

Umberto diventa re d’Italia in modo formale il 9 maggio 46

 

Infine s’indice il referendum per il 2 giugno 46 per scegliere lo status istituzionale fra monarchia e repubblica. In questo senso abbiamo l’ultimo atto di Vittorio Emanuele che abdica il 9 maggio 46 in favore del figlio Umberto che diventa ufficialmente re Umberto II (9 maggio 46).

 

La nascita della Repubblica in Italia nel 1946

 

Il referendum istituzionale avviene il 2 giugno 1946 tra una grande partecipazione pubblica. I dati del referendum ci mettono diversi giorni per essere accertati, ma infine sono trasmessi e viene sancita la nascita la nascita della Repubblica (12 giugno).

 

 Umberto II lascia per sempre l’Italia

 

Il 13 giugno Umberto II lascia l’Italia che diventa in automatico repubblica. A questo punto temporaneamente i poteri di capo dello stato sono assunti dal 1 ministro De Gasperi.

 

 

– Riparazione nella Valle del Giovenco e Carrito (1946-48)

La Valle del Giovenco oggi. (Immagine personale)

 

Nel frattempo, mentre a Carrito si avvia la ricostruzione urbana e la stessa cosa avviene anche negli altri centri della Marsica,  si procede a dare priorità alla riparazione della rete viaria e ferroviaria di modo di ripristinare tutti i collegamenti delle zone, compresa la Valle del Giovenco.

 

 

– La battaglia dei contadini contro Torlonia (1946-51)

Manifestazione di contadini fucensi degli anni  1946-50 contro Torlonia

 

Con la fine della guerra la popolazione marsa torna a combattere le prepotenze di Torlonia, che non vuole lasciare la proprietà della terre fucensi ai Marsi. Questi si alleano fra di loro e dopo anni di lotte e umiliazioni battono il principe, riuscendo a prendersi la terra, estromettendolo da tutto (1950). L’intera situazione viene poi legiferata nella successiva legge Segni (1951).

 

 

– L’Italia, l’Europa e il mondo diviso in due blocchi (1949)

L’Europa divisa in due blocchi negli anni ’50. (Immagine da Wikipedia)

 

Con la fine della seconda guerra mondiale l’Europa perde il suo ruolo centrico nel mondo per passarlo a URSS (Russia) e USA i veri vincitori nel conflitto mondiale. Gli USA con la loro forza economica e i suoi valori di libertà e uguaglianza riescono in qualche modo ad agganciare tramite la formazione della NATO ad agganciare anche Francia e Inghilterra le altre due nazioni vincitrici, che pur esprimendo una loro dimensione mondiale finiscono per ridursi al ruolo di potenze regionali poste nel campo USA. Invece l’URSS con la sua carica militare e politica riesce a creare un valido controaltare all’occidente e risponde alla NATO creando il Patto di Varsavia, un alleanza militare fra i paesi dell’est Europa soggetti indirettamente a Mosca e Mosca stessa.

In questo contesto l’Italia è nel campo occidentale portata in questo contesto dalla valida guida di Alcide De Gasperi che riesce con sapiente maestria ad assicurare all’Italia un passaggio ordinato dal regime monarchico e a quello repubblicano e poi consolidare questo con l’ancoraggio italiano al campo occidentale. Gli aiuti economici americani, oltre a sancire il passaggio dell’Italia nella sfera USA, gli garantiscono un rinnovato e forte sviluppo economico che si tradurrà nel boom economico degli anni 1958-63.

 

 


 

 

 

– Ortona dei Marsi e Carrito nel 1945-70

Ortona dei Marsi nel 1959.

 

Come in tutti i paesi della Marsica anche nella Valle del Giovenco si procede alla ricostruzione dei vari borghi distrutti o danneggiati dal conflitto. La ricostruzione procede fino alla metà degli anni ’50, poi quasi tutti i paesi sono stati più o meno ricostruiti e debbono fare i conti con una crisi economica molto grave e ciò nonostante che i contadini del Fucino hanno vinto nel 1950 la sfida decennale con i Torlonia per il controllo delle terre del Fucino.

Ortona dopo il 1945 vede l’aggregazione del paese di Casali d’Aschi come sua nuova frazione e fino al 1951 il comune comprende un ragguardevole numero di persone pari a 2670 abitanti. Poi però comincia l’oblio… ovvero inizia il triste fenomeno della seconda grande emigrazione della popolazione giovane verso realtà cittadine che offrono maggiori garanzie di lavoro.

L’economia della Valle del Giovenco e del suo centro principale Ortona dei Marsi, pur con tutta la convizione dei suoi cittadini, è scarsa e non garantisce in questa fase (siamo negli anni 1955-60) alcun futuro di lavoro per i più giovani, ma solo grandi sacrifici e scarsissimi guadagni.

Insomma più o meno nel 1955 inizia l’esodo di molte persone di Ortona e dei suoi borghi come Carrito, prima verso l’estero, diciamo l’Europa del Nord e poi con la venuta del boom economico  italiano nel 1960 verso le realtà cittadine del nord Italia come Milano, Torino, Genova ecc, oppure Roma che vive insieme a queste un vero boom economico quasi del tutto suo.

 

Ortona dei Marsi nel 1965.

 

Entriamo così negli anni ’60 e la situazione migratoria si aggrava lasciando via sempre più vuoti i piccoli borghi come Ortona o Carrito. Testimonianza di ciò è il calo netto dei residenti registrato nel 1961 che arrivano a Ortona al numero di 2338 residenti. Nel corso del decennio la situazione si aggrava, arrivando al 1971 con 1686 residenti. Chiaramente in questi numeri ci sono anche gli abitanti del borgo di Carrito che continuano a diminuire così come avviene al borgo principale di Ortona dei Marsi.

 

Inaugurazione di Telespazio nel Fucino negli anni ’60.

 

Lo Stato cerca di contrastare come può questa situazione avviando nuove realtà industriali come Telespazio nel Fucino, o modernizzando la rete viaria con la costruzione delle nuove autostrade A24 e A25 inaugurate nel 1970. Ma per ora negli anni ’60 la situazione nella Valle del Giovenco, pur essendo un territorio a vocazione agricola, non riesce a coprire le spese di tutto e la popolazione è costretta a fare fagotto.

 

 

– Carrito nel 1945-70

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito, come accennato, esce dalla seconda guerra mondiale prostrato dal conflitto appena terminato, con tanta povertà e danneggiato in alcuni fabbricati, ma soprattutto arretrato sul piano urbanistico, in quanto il paese si concentra ancora nel vecchio nucleo medievale e a questo vanno aggiunti i danni alla rete viaria e ferroviaria presenti nel 1946.

Chiaramente l’uscita dalla guerra accentua il disagio economico locale esasperandolo, in quanto si viene a sommare al grave deficit della zona che risulta piuttosto isolata rispetto al resto della Marsica.

Carrito come detto nel 1946 come gli altri borghi della Marsica si ritrova una popolazione piuttosto numerosa, all’interno di un contesto socioculturale fortemente deficitario, che però in questa fase è comune in tutta la Marsica. Per cui da subito si procede alla ricostruzione della rete viaria e ferroviaria che nel giro di pochi anni viene riparata e torna funzionante, ponendo Carrito come punto di riferimento locale, avendo nel suo territorio la stazione ferroviaria che torna attiva abbastanza velocemente.

 

Le montagne che circondano Carrito. (Immagine personale)

 

Anche al livello urbanistico si hanno grossi cambiamenti, dapprima nel vecchio nucleo medievale del paese, dove nei primi anni post guerra i fabbricati danneggiati sono riparati e poi a partire dalla seconda metà degli anni ’50 il paese inizia ad allargarsi verso la ferrovia. In pratica viene avviata la costruzione di un nuovo quartiere di Carrito, sia per far fronte alla sovrappopolazione, che per rendere il paese più efficiente collegandolo meglio alla stazione ferroviaria e alla rete locale viaria.

D’altronde tra il 1945 e il 1950 Carrito mostra ancora una certa crescita demografica, che non può essere risolta con nuove costruzioni nel vecchio borgo, per cui si fanno piani di costruzione di nuove unità abitative verso la ferrovia.

 

Carrito vecchia oggi. (Immagine personale)

 

Tuttavia nei primi anni ’50 la situazione economica locale tende a non migliorare, rimanendo stagnante e priva di prospettive soprattutto per i più giovani. Per cui abbiamo che la popolazione giovanile si deprime e ciò nonostante che sul piano alimentare al piccolo borgo non manca nulla poichè l’agricoltura locale è in ripresa riuscendo a soddisfare in pieno la piccola popolazione.

Ciò nonostante si vuole migliorare e avere un futuro più certo che la terra non sempre da. Per cui molti giovani di Carrito procedono ad emigrare tra il 1955 e il 1965, insieme a tanti altri della stessa zona. La maggior parte di loro si trasferisce nelle città del nord Italia o va a vivere a Roma che proprio negli anni ’60 sta vivendo un vero boom economico con tutto il suo settore terziario.

Il risultato di ciò al livello locale è lo svuotamento del paese dei giovani del posto con i residenti che diminuiscono via via nel corso degli anni. Nonostante ciò però la nuova Carrito viene mano a mano prendendo forma posizionandosi a valle della linea ferroviaria, mentre nella restante parte antica il paese si viene pian piano rinnovando intorno alla vecchia chiesa della Madonna della Pietà.

 

Chiesa di Santa Maria della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Con la costituzione del nuovo caseggiato si pone la questione della costruzione di una nuova chiesa e così avviene. Dall’inizio degli anni ’60 insieme a molte nuove costruzioni viene via via eretta una nuova chiesa, che viene terminata nel 1969 assumendo il nome di chiesa di Santa Maria della Pietà e San Nicola. 

 

 

 

– La nuova chiesa di Santa Maria della Pietà e San Nicola (1969)

Il parco della chiesa di Santa Maria della
Pietà. (Immagine personale)

 

I lavori della nuova chiesa iniziano nel 1960 e insieme a questa viene anche costruito un nuovo parco antistante che viene ad inglobare la struttura. La storia della nuova chiesa secondo il progetto originario prevedeva la costruzione nei pressi della stazione ferroviaria, ma il terreno era acquitrinoso e quindi non sicuro per la realizzazione della nuova struttura. Così il parroco don Luigi Ciofani decide di avvalersi di un terreno donato dalla nobile famiglia De Meis e tramite l’autorizzazione del Vescovo viene infine posta la prima pietra della nuova struttura in località Capo Croce.

 

Il parco e la chiesa di Santa Maria della
Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Il nuovo terreno però che ospiterebbe la nuova chiesa rimane però al di sotto della strada ed è di corta estensione. Per cui viene deciso dal parroco Ciofani con una permuta comunale di cedere il terreno del Cimitero e prendere parte del sito comunale dove prima vi erano le casette sismiche. Preso così un nuovo terreno più adatto per la nuova chiesa viene qui spostata la prima pietra della nuova struttura e così facendo si procede alla costruzione della nuova chiesa. Nello stesso periodo di costruzione si rileva che la zona adibita a nuovo parco della chiesa è al momento aia e quindi c’è un problema. Nel 1969 infine, mentre la nuova struttura religiosa era ormai quasi pronta, abbiamo la venuta del nuovo parroco don Antonio Pecce.

 

La chiesa di Santa Maria della Pietà e San
Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Don Antonio procede da subito a risolvere il problema del parco stipulando un accordo con gli agricoltori. La parrocchia cede loro un terreno in concessione per la trebbiatura, in cambio il piazzale antistante la nuova chiesa diviene un parco giochi e un ritrovo per la gioventù. Questa trasformazione riesce ad avvenire grazie all’aiuto di un cantiere della nuova autostrada in costruzione in questi anni.

Si arriva così all’inaugurazione della nuova chiesa di Santa Maria della Pietà e San Nicola avvenuta il 4 settembre 1969. Da subiti la nuova chiesa di Santa Maria della Pietà e San Nicola diventa la nuova chiesa parrocchiale di Carrito, oscurando con ciò la vecchia chiesa della Madonna della Pietà, che rimane tuttavia uno dei centri del paese e acquisirà nel tempo grande fama di luogo di culto.

 

 


 

 

 

– La decadenza della vecchia chiesa di Santa Maria della Pietà

La chiesa di Santa Maria della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

E’ chiaro a questo punto che con la costruzione della nuova chiesa e del nuovo caseggiato l’asse di sviluppo del paese si sposta verso il basso, per cui la vecchia chiesa di Santa Maria della Pietà pur rimanendo importante cede il posto alla nuova, struttura che diventa da subito la nuova chiesa madre. Quindi a partire dal 1969 la chiesa di Santa Maria della Pietà diventa la seconda chiesa del paese. Nonostante ciò comunque la chiesa rimane centrale nelle festività locali, dove si continuano ad officiare le messe più importanti

 

 

– La Marsica negli anni ’70 

Inaugurazione dell’uscita autostradale dell’A24 presso Carsoli nel 1970.

 

Nel 1969 abbiamo la fine dei lavori delle nuove autostrade, che aprono da subito nuove opportunità economiche per il territorio marsicano, specie per zone più interne come Pescina e la Valle del Giovenco. Ciò si ha per la velocizzazione dei prodotti del territorio specie quelli ortofrutticoli del Fucino, che possono arrivare nei mercati dell’Abruzzo e del Lazio nel giro di poco tempo. Ma soprattutto le nuove autostrade consentono un contatto più veloce fra coloro che sono andati a vivere a Roma e le persone rimaste nei paesi e questo a causa del notevole accorciamento dei tempi di percorrenza.

A25 presso Pescina in un immagine del 1969-70

(Immagine da https://abruzzolive.it/a24-50-anni-di-autostrada-era-il-10-luglio-del-69-quando-venne-inaugurato-il-primo-tratto-della-roma-laquila/)

 

La nuova realtà autostradale, anche se migliora in modo importante la qualità di vita delle persone della Marsica, non riesce almeno per ora a far fare quel salto di qualità di vita, che occorre alla zona per uscire dalla sua crisi economica endemica. Contribuisce però a porre le basi per un grosso sviluppo del territorio nei successivi decenni.

In questo senso gli anni ’70 si rivelano un decennio di passaggio tra una vecchia realtà che viene ridimensionandosi e una nuova composta da nuove aziende e nuove opportunità. Per il momento questa nuova realtà fatica a crescere in quanto le persone non si fidano per ora di tornare nei borghi d’origine, che anzi per tutti gli anni ’70 vedono aumentare lo spopolamento.

 

 

– Ortona dei Marsi e la Valle del Giovenco negli anni ’70

La Valle del Giovenco con Ortona al centro. (Immagine personale)

 

All’inizio degli anni ’70 Ortona dei Marsi continua a vedere una grossa discesa della sua popolazione residente che scende nel 1971 a 1686 unità. Il calo registrato nel 1971 non offre uno spaccato dell’evoluzione della zona negli anni ’70, ma conferma un trend negativo in atto ormai da 20 anni.

Nel corso degli anni ’70 purtroppo l’intera Valle del Giovenco continua a subire il fenomeno dello spopolamento complice una difficile realtà economica mista di luci e ombre.

 

Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Che significa una realta economica mista di luci e ombre?

Significa che la realtà agricola locale offre un’autonomia alimentare sufficiente per la zona e anzi la realtà produttiva è ragguardevole, facendo si che i prodotti agricoli del Giovenco si sommano ai prodotti ortofrutticoli del Fucino nell’esportazione verso i mercati regionali, attraverso le nuove autostrade. Da ciò ne deriva una migliore offerta e più soldi che entrano.

 

Pescina oggi. (Immagine personale)

 

Tuttavia nonostante questa nota positiva i paesi della Valle del Giovenco a cominciare da Pescina non mostrano significative possibilità di sviluppo in grado di far rimanere i giovani a vivere nei propri borghi. Quindi per tutti gli anni ’70 ogni centro grande o piccolo della Valle del Giovenco mostra un consistente flusso di persone che seguitano ad andarsene. Non so forse anche attratte dalle città più grandi, che danno oltre che da vivere anche emozioni più forti, fatto è comunque che prosegue per tutto il decennio il calo demografico già in essere.

 

 

– Carrito negli anni ’70

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito negli anni ’70 prosegue nel suo calo demografico, ma allo stesso tempo il paese si dimostra vivo con numerosi progetti messi in cantiere seguiti sia dal prete del paese che dalla comunità che cerca di migliorare il borgo in tanti aspetti. Sul piano economico il paese è principalmente dedito all’agricoltura che si viene evolvendo con criteri nuovi e più efficienti.

 

 

– La chiesa di Santa Maria della Pietà negli anni ’70

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

L’antica chiesa di Carrito, dopo aver perso l’etichetta di chiesa madre, continua ad essere comunque centrale nella vita della comunità continuando a svolgersi numerose funzioni religiose.

 

 


 

 

 

– La Marsica negli anni ’80

Dipinto recente della visita di Giovanni Paolo II nella Marsica nel 1985. (Immagine personale)

 

La Marsica, nel 1984-85 dopo anni di costante crescita, vede il proprio il bilancio economico esplodere  in positivo raggiungendo numeri importanti da realtà di nord Italia. La visita effettuata nel 1985 ad Avezzano di Papa Giovanni Paolo II incornicia questi dati facendo vedere al mondo una città rinata e bella con una popolazione di nuovo felice, dopo gli anni bui del terremoto, della guerra e poi dello spopolamento.

A suggellare questo fattore così positivo è la crescita della popolazione nei centri più importanti della Marsica, che torna a crescere dopo anni di oblio. Oltre a questo si registrano anche migliori rapporti tra chi è andato via e chi è rimasto attraverso la costruzione delle nuove seconde case.

 

 

– Ortona dei Marsi negli anni ’80

Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Ortona dei Marsi all’inizio degli anni ’80 registra ancora un grosso calo della popolazione scendendo a quota 1290 unità nel 1981. Allo stesso tempo si registra anche un ritorno di molte persone nel corso dei mesi estivi, che pur essendo andate via per lavoro tornano in occasione delle festività permettendo così al paese di andare avanti.

A livello economico come detto esplode nei primi anni ’80 il boom economico marsicano che permette all’intera zona di fare un salto di qualità importante. Ciò si esplica in tante note positive dalla qualità di vita, dal livello industriale raggiunto dalla zona, dal livello di scolarizzazione tra i più alti del centro Italia, ecc.

Questo magnifico clima positivo raggiunge anche le zone più isolate come la Valle del Giovenco, che beneficiando di questa situazione può finalmente registrare un aumento della qualità di vita e il miglioramento delle proprie attività nei diversi settori economici a cominciare da quello agricolo.

Ortona dei Marsi risulta tra i paesi della Valle del Giovenco che vedono  un certo miglioramento economico che però non incide di molto nelle condizioni delle persone e questo si esprime anche al livello demografico, con la popolazione che continua ad andare via.

Allo stesso tempo vediamo come il paese inizi a puntare sul turismo per dare una scossa ad una situazione piuttosto lenta. Il fatto però che ci sia accorti delle potenzialità che il turismo può offrire è un segno di vitalità importante.

 

 

– Carrito negli anni ’80

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito, avendo nel suo territorio la stazione ferroviaria del comune, segue anch’esso questo percorso, cercando valorizzare al meglio ciò che ha di antico. E quando si parla di antico a Carrito, si parla della chiesa della Madonna della Pietà, fondata in epoca medievale e ora anche per meglio valorizzarla, ma soprattutto per venire incontro alla grande devozione dei fedeli verso questo edificio di culto, il parroco don Antonio Pecce scrive una lettera il 31/8/1990 alle autorità ecclesiastiche per far riconoscere la chiesa come santuario.

 

 

– La chiesa di Santa Maria della Pietà diventa Santuario (1990)

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

La risposta delle autorità ecclesiastiche arriva qualche giorno dopo il 3 settembre. La risposta della Penitenziaria Apostolica è positiva, quindi la chiesa della Madonna della Pietà diventa il  Santuario della Madonna della Pietà.

In pratica La Penitenziaria Apostolica dietro mandato del sommo ponteficie (Giovanni Paolo II), volentieri concede l’indulgenza plenaria, alle solite condizioni (sacramento della confessione, Comunione Eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del sommo Ponteficie), ai fedeli che vogliano acquistarla nel detto santuario Santa Maria della Pietà, se almeno abbiano recitato la preghiera al Signore (Il Padre Nostro) ed il simbolo della fede (il credo), il giorno 16 agosto, un volta all’anno per chi va singolarmente in pellegrinaggio allo stesso Santuario e tutte le volte che si va in pellegrinaggio allo stesso Santuario.

 

 


 

 

 

 

– Ortona dei Marsi entra nel Parco Nazionale d’Abruzzo (1999)

Ortona dei Marsi all’interno della Valle del Giovenco. (Immagine personale)

 

Ortona dei Marsi registra nel 1991 un nuovo calo della popolazione che scende a 988 unità, ma nonostante ciò prosegue per tutti gli anni ’90 la ricerca di una via di sviluppo per se e la zona della Valle del Giovenco nel rispetto però delle caratteristiche della zona. La soluzione arriva alla fine del decennio portando il paese e il suo territorio nell’entrare a far parte del Parco Nazionale d’Abruzzo.

 

Carrito diventa nel 1999 parte del Parco Nazionale d’Abruzzo.

 

Ortona dei Marsi insieme al comune di Bisegna entrano a far parte del parco nel 1999, diventando il territorio nord di questo e di conseguenza Carrito avendo la stazione ferroviaria diventa la porta nord del parco.

 

 

– Carrito negli anni ’90

Scorcio di Carrito. (Immgine personale)

 

Carrito negli anni ’90 vede ancora scendere la sua popolazione, ma prosegue comunque nella politica di valorizzazione del borgo e ciò sia per motivi turistico – religiosi, che per un miglioramento urbanistico.

In questo senso vediamo come tale politica parta dal suo bene più prezioso ovvero il Santuario della Madonna della Pietà, che viene interamente ristrutturato nel corso degli anni ’90.

Infine quando nel 1999 Ortona diventa territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Carrito diventa automaticamente la porta nord del parco per la presenza della sua stazione ferroviaria, aprendo in questo modo il paese a nuove occasioni di sviluppo.

 

 

– Ristrutturazione del Santuario della Madonna della Pietà (1998)

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Il Santuario della Madonna della Pietà viene completamente ristrutturato negli anni ’90. La ristrutturazione riguarda sia gli interni che gli esterni e questa è tale che probabilmente è stata la maggiore da quando è stato fondata la chiesa nel XII secolo. La ristrutturazione ha termine nel 1998.

 

 


 

 

___________________________________________

XXI SECOLO

 

 

 

– Ortona dei Marsi e Carrito negli anni 2000

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

All’inizio del nuovo secolo XXI per Ortona e Carrito l’essere entrate nel Parco Nazionale d’Abruzzo apporta un miglioramento qualitativo al livello di marketing delle già ottime produzioni ortofrutticole coltivate nella Valle del Giovenco, tra cui spicca quella della mela della Valle del Giovenco. Tuttavia nonostante questo prosegue il calo demografico nel comune di Ortona dei Marsi che scende nel 2001 a 803 unità e nel corso degli anni la situazione peggiora. A Carrito la situazione non va meglio e gli abitanti si assestano intorno alle 300 unità.

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

A ciò fa da contraltare il fatto che sia Carrito che Ortona dei Marsi si strutturano sempre più come borghi turistici, migliorando nell’accoglienza turistica, ma nonostante ciò il territorio soffre più di altri della mancanza di una valida promozione turistica che renda merito a questa straordinaria zona dalla storia millenaria.

 

 

– Il Santuario della Madonna della Pietà all’inizio del nuovo secolo

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Il Santuario della Madonna della Pietà continua anche nel nuovo secolo ad essere luogo di eventi religiosi della piccola comunità di Carrito, ma allo stesso tempo è meta di pellegrinaggi religiosi, magari anche solo locali.

 

 

– Terremoto dell’Aquila (2009)

 

Nel 2009 abbiamo il forte sisma dell’Aquila che distrugge il capoluogo abruzzese e tutti i centri limitrofi, producendo più di 300 morti. Il sisma fa sentire i suoi effetti anche nella Marsica dove però si registrano pochi danni, fatta eccezione per alcuni centri marsicani più vicini all’Aquila, come i comuni dell’Altopiano delle Rocche o alcuni paesi che si trovano sulla catena del Velino-Sirente come il comune di Celano o paesi come Forme o Santa Jona dove però i danni rimangono comunque molto contenuti.

 

 

– Effetti del sisma dell’Aquila ad Ortona dei Marsi

Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Ad Ortona dei Marsi non si registrano danni importanti, fatta eccezione per alcuni danni superficiali alle chiese local. Grazie al fatto che Ortona poggia sulla roccia questa ne esce quasi indenne per cui ciò consente una facile ripresa della vita, che prosegue lenta e piacevole.

 

 

– Effetti del sisma dell’Aquila a Carrito

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Anche Carrito come Ortona non registra danni importanti fatta eccezione per qualche lieve danneggiamento a qualche stabile. Cosa ben diversa invece riguarda il Santuario della Madonna della Pietà che viene chiuso fin da subito per danni importanti.

 

 

– Effetti del sisma dell’Aquila sul Santuario della Madonna della Pietà

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Quando nel 2009 avviene il sisma dell’Aquila molti borghi grandi o piccoli delle zone limitrofe al cratere sismico vengono colpiti più o meno duramente con danni che vanno dal banale (qualche tegola rotta, a danni strutturali agli edifici specie quelli storici.

Come detto nella Valle del Giovenco non abbiamo per fortuna danni rilevanti, ma le chiese che sono comunque manofatti antichi, quasi tutte riportano danni più o meno superficiali. Nel caso del Santuario della Madonna della Pietà di Carrito invece i danni si rivelano gravi da subito e ciò porta all’immediata chiusura della chiesa.

 

I tiranti che reggono integra il Santuario di Carrito. (Immagine personale)

 

I danni riguardano la stessa struttura della chiesa, che viene messa in sicurezza abbastanza velocemente attraverso dei tiranti che mantengono la struttura integra. La chiesa riporta danni alle strutture murarie, alla facciata e al tetto.

 

 


 

 

– Ortona dei Marsi negli anni 2010

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Ortona dopo il sisma dell’Aquila riprende il suo cammino nel miglioramento dell’accoglienza e nell’offerta turistica consolidando alcune tradizioni e avviando alcune nuove manifestazioni culturali.

 

Scorcio di Ortona dei Marsi oggi. (Immagine personale)

 

Allo stesso modo troviamo il continuo sviluppo di alcune produzioni alimentari come quella del miele, che qui è importante e antica e raggiunge negli anni 2010 livelli molto importanti. La produzione di miele nel comune di Ortona, come anche a Carrito, ma più in generale nella Valle del Giovenco, è talmente radicata in questo territorio da avere informazioni di produzione del miele risalente addirittura al periodo medievale.

 

 

– Carrito negli anni 2010

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito prosegue nel decennio successivo nel miglioramento dell’accoglienza e dell’offerta turistica consolidando alcune tradizioni come la sagra del tartufo, pregiato frutto del territorio ma poco conosciuto. La sagra del tartufo si svolge ad agosto ed è un appuntamento importante per numerose persone della zona.

Carrito nel corso degli anni 2010 cerca di sviluppare un’offerta turistica locale moderna, ma ancora in fase iniziale, che oltre a puntare sulle varie sagre e feste paesane, si sta sempre più specializzando nella scoperta del fantastico territorio attorno al borgo.

 

La Valle di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Come accennato Carrito si trova al centro di una minivalle, a sua volta posta a metà della più grande Valle del Giovenco, dall’alto grado di pregio naturalistico, basta ricordare che qui ci sono un alto numero di piccole sorgenti dalle acque pure e ricche di sostanze utili per la salute. 

 

 

– Il Santuario della Madonna della Pietà negli anni 2010

Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Dal terremoto del 2009 il Santuario è rimasto chiuso per tutto il decennio in attesa di un restauro che rendesse questa magnifica chiesa storica di nuovo agibile permettendo alla comunità locale di usufruirne di nuovo.

 

 


 

 

 

 

 

– Terremoto di Amatrice (2016-17)

Terremoti di Amatrice del 2016-17. (Immagine da Wikipedia)

 

Tra l’agosto 2016 e il gennaio 2017 una serie d’importanti scosse sismiche si succedono nel territorio del comune di Amatrice (AQ). Le scosse avvengono in una zona geologicamente distinta dall’area dell’Aquila interessata dal precedente sisma del 2009. La sequenza sismica non avviene in un unica ondata, in quanto dura diversi mesi interessando un settore ampio tra Abruzzo, Umbria, e Marche che viene colpito in più punti.

 

il centro di Amatrice distrutto dal sisma del 24-8-2016. (Immagine da Wikipedia)

 

Ma andiamo con ordine le prima sequenza con le prime scosse avviene il 24 agosto 2016 con un primo terremoto che si manifesta ad Amatrice con magnitudo 6 Mw che distrugge il paese. La seconda segue alcune ore dopo manifestandosi a Norcia con 5,3 Mw, che semidistrugge il paese.

 

Resti della basilica di San Benedetto di Norcia dopo il sisma del 30-10-2016.

(Immagine da https://www.repubblica.it/topics/news/terremoto_norcia_30_ottobre_2016_-151107559/)

 

La seconda ondata di scosse avvengono a ottobre 2016 manifestandosi le prime due nella provincia di Macerata il 26 ottobre con la prima di magnitudo 5,4 Mw a cui segue la seconda poche ore dopo con 5,9 Mw. La terza e ultima scossa di quest’ondata è la più forte in assoluto manifestandosi con 6,5 Mw nuovamente nella zona di Norcia.

 

Resti dell’hotel di Rigopiano presso Farindola (Pescara) dopo la valanga azionata dai sismi del 18 gennaio 2017.

(Immagine da https://www.adnkronos.com/rigopiano-5-anni-fa-la-tragedia_4CPr4ZB31zttPPnJijQcxi)

 

La terza e ultima ondata di scosse avvengono il 18 gennaio 2017 manifestandosi con ben 4 scosse susseguenti con ciclicità di una ogni 2-3 ore circa comprese tra 5 e 5,5 Mw interessando l’area di Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno. Tra tutte le tragedie avvenute in seguito a questa terza ondata ricordiamo la tragedia dell’hotel di Rigopiano presso Farindola (Pescara) dove un intero hotel in montagna viene travolto nel pomeriggio del 18 gennaio da una megavalanga azionatasi a distanza di qualche ora per i sismi della mattina del 18 gennaio. Per questa sola tragedia muoiono 29 persone e 11 sono miracolosamente uscite vive.

 

 

– Effetti del terremoto di Amatrice su Carrito e Ortona (2017)

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Per fortuna pare  che sia per Ortona che per Carrito non sono stati segnalati danni per il sisma di Amatrice.

 

 

– Carrito negli anni 2020

 

Scorcio di Carrito oggi. (Immagine personale)

 

Carrito dopo lo stop forzato della Pandemia sta cercando in questi anni di sfruttare meglio, seppure un po’ troppo lentamente, la sua posizione di centro ferroviario del Parco Nazionale d’Abruzzo, per migliorare la sua recettività organizzando tutta una serie d’iniziative, volte al lanciarsi meglio nell’ambito turistico.

 

 

La Stazione di Carrito. (Immagine personale)

 

I piccoli borghi negli ultimi anni sono cresciuti molto come presenza turistica e intercettare questa domanda diventa fondamentale per la sopravvivenza stessa di questi piccoli paesi.

 

Le montagne attorno a Carrito. (Immagine personale)

 

Carrito oggi ha la fortuna di essere in una posizione invidiabile, che fino a pochi anni fa poteva sembrare quasi una jattura, ma i tempi cambiano e anche le condizioni di vita. Carrito è appetibile come posizione sia perchè si trova in una zona altamente naturalistica, sia per essere una delle porte al Parco d’Abruzzo e questo se sfruttato vale molto.

 

 

– Il Santuario della Madonna della Pietà negli anni 2020

 

 Il Santuario della Madonna della Pietà oggi. (Immagine personale)

 

Ad oggi il Santuario della Madonna della Pietà nel 2024 risulta purtroppo ancora chiuso per inagibilità, non sapendo nulla su quando potranno cominciare i lavori di restauro. Speriamo di cuore che questo fantastico bene storico possa essere restaurato quanto prima ed essere riconsegnato alla comunità locale e a quanti desiderino visitarlo.

 

 


SANTUARIO MADONNA DELLA PIETA’