TERRANERA – STORIA CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE


CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE


 

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XVII secolo

 

– La Peste del 1656 e le sue conseguenze nell’Altopiano delle Rocche

La Peste del 1656. (Immagine da https://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/apprsecoli/peste1656.htm)

 

Nel 1656 in Abruzzo e in tutto il meridione scoppia la Peste, facendo cadere nella disperazione  e nel terrore la popolazione intera. La Peste scoppia improvvisamente nel 1656 e con una virulenza incredibile propagandosi velocemente in tutte le regioni italiane e causando morti ovunque. Nella sola Marsica sono 4.000 i morti di peste tra il 1656 e il 1657.

 

La Peste del 1656. (Immagine da Wikipedia)

 

Interi paesi scompaiono o si riducono al lumicino. Tra i territori colpiti dalla Peste vi è purtroppo anche l’Altopiano delle Rocche. Paesi come Rocca di Mezzo e Rovere vedono scendere in modo impressionante la propria popolazione.  A Rovere per esempio che conta 524 persone nel 1595 si passa nel 1669 a 418. In pratica in un solo anno tra il 1656 e il 1657 muoiono circa 100 persone.

Ci vorranno anni prima che le popolazioni dei vari borghi della Marsica si riprendano dalla strage di questa Peste. La Peste infine finisce nel 1657 e come improvvisamente è arrivata, altrettanto improvvisamente se ne va.

 

 

– Effetti della peste a Terranera

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Terranera come tutti gli altri borghi della Marsica e dell’Abruzzo subisce in pieno la peste del 1656. Anche qui infatti si contano diversi morti per questa epidemia e la popolazione risulta spaventata e come in molte altre località molti vanno in chiesa in cerca di conforto, di grazia per se e per i propri cari o per prepararsi al livello religioso e spirituale alla propria dipartita in quanto rassegnati alla forza di questa epidemia.

 

 

– La costruzione della chiesa della Madonna delle Grazie

La chiesa Madonna delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

Al momento premettiamo che non sappiamo di preciso la data di fondazione della chiesa della Madonna delle Grazie in quanto mancano riferimenti in proposito, per cui deduciamo la data o comunque il periodo di fondazione da altri fattori. Sappiamo al momento che la chiesa è stata eretta nel XVII, che si trova poco fuori il borgo ed è posizionata davanti all’attuale cimitero.

Ne viene che la chiesa, dedicata alla Madonna delle Grazie possa essere stata eretta subito dopo o in contemporanea con la peste del 1656, che come detto anche qui ha fatto morti. Per cui sarebbe una sorta di risposta del paese a questa immane tragedia. Se così fosse la chiesa è databile a metà ‘600 e rappresenta una sorta di chiesa sepolcrale.

 

 

– Il declino del castello mentre il paese di Rocca di Mezzo diventa feudo statale.

Sul piano politico negli anni 1650 Pompeo Colonna è signore di diversi castelli in Abruzzo tra cui anche Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo, a cui  appartiene Terranera. In questi anni la situazione di Pompeo Colonna nel vicereame di Napoli è grave e porta alla confisca dei suoi feudi abruzzesi e alla conseguente devoluzione allo stato.

Alla luce di ciò anche Rocca di Mezzo viene ad appartenere come altri feudi aquilani per qualche anno allo Stato spagnolo. Con la decadenza del feudo anche l’edificio del castello di Rocca di Mezzo decade, rimanendo abbandonato a se stesso in preda all’incuria e ai banditi.

 

 

– Arrivano i Barberini (1663)

Nel 1663 il governo spagnolo vende il feudo di Rocca di Mezzo a Maffeo Barberini. Da questo momento fino all’eversione del 1806 Rocca di Mezzo appartiene ai Barberini di Palestrina. Con l’inizio della signoria dei Barberini si apre per il castello in quanto tale l’ultimo periodo di vita, contraddistinto dall’abbandono e dall’incuria che rendono fragile la struttura, appesantita dai tanti secoli alle spalle.

 

 

– Rocca di Mezzo alla fine del XVII secolo

Scorcio di Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personale)

 

Rocca di Mezzo alla fine del secolo è un paese che fatica ad uscire dalla grave crisi in cui versa ormai da quasi un secolo e che è infine culminata con la Peste del 1656. Questa peste ha ucciso diversi abitanti del piccolo borgo riducendo il numero della popolazione. Si passa infatti dai 421 fuochi del 1595 ai 268 del 1669.

Ci vogliono decenni prima che Rocca di Mezzo torni nuovamente a crescere e ciò sarà possibile quando matureranno nuove condizioni ambientali, ma soprattutto quando la popolazione avrà in parte superato la grave fase di lutto seguita alla peste del 1656 e ciò nonostante i numerosi problemi presenti tra cui l’endemico problema del banditismo locale.

 

Scorcio di Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personale)

 

A riguardo del problema del banditismo locale nel 1683 viene compiuto dal governo spagnolo un grosso tentativo di distruggere il brigantaggio presente nell’Altipiano delle Rocche. Abbiamo infatti la presenza  del Marchese del Carpio Gaspar de Haro, Vicerè di Napoli, che al comando di numerose truppe fa dare alle fiamme la maggior parte dei boschi dell’Altopiano delle Rocche con lo scopo e la speranza di snidare o arrostire i briganti locali.

Il tentativo pare non abbia funzionato molto, dato che queste zone hanno continuato a essere vittime del brigantaggio locale.

 

 

– Terranera a fine XVII secolo

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Terranera alla fine del  secolo XVII è un paese ancora fortemente provato dall’esperienza della peste con un’economia che fa molta fatica a tornare a una qualche normalità e allo stesso modo si osserva come la popolazione sia profondamente prostrata e rassegnata.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a fine XVII secolo

La chiesa Madonna delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

Premettendo che non abbiamo informazioni precise sulla chiesa in questo periodo e immaginando che quanto detto corrisponda alla storia della chiesa, affermiamo che l’edificio religioso continui a rappresentare una sorta di chiesa sepolcrale per il paese di Terranera.

 

 


 

 

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XVIII secolo

 

– Il sisma dell’Aquila del 1703

Terremoto dell’Aquila (1703)

 

Il territorio aquilano a parte qualche scossetta di lieve entità, si trova in una fase di tranquillità sismica ormai da quasi trecento anni. All’inizio del XVIII secolo tuttavia questa fase ha termine.

Il territorio abruzzese viene dapprima scosso dal sisma di Bolsena del 1695, che produce diversi danni nella Marsica, ma pochi nell’aquilano. Successivamente è il territorio aquilano ha essere direttamente interessato da un nuovo sisma.

Il sisma del 1703 ha come epicentro proprio il settore aquilano più vicino all’Aquila. Il sisma dell’Aquila è stato per intensità uno dei maggiori mai registrati nella storia sismica italiana. Questo sisma ha di particolare che deve essere suddiviso in tre eventi sismici molto importanti a distanza ravvicinata nel tempo.

Il primo sisma avviene il 14 gennaio 1703 con una potenza di 6,8 Mw. Senza entrare nel dettaglio diciamo che il sisma preceduto da diversi mesi di scosse, squote geologicamente tutta la conca aquilana risvegliando altre faglie vicine, che si riattivano in poco tempo. 

ll secondo sisma avviene a due giorni di distanza dal primo, il 16 gennaio 1703 con una scossa di 6,2 Mw. Poche settimane dopo il 2 febbraio abbiamo il terzo e ultimo sisma che si manifesta in modo potente con grado 6,7 Mw. Tutti e tre questi sismi corrisponderebbero a tre faglie vicine, le cui ultime due riattivatesi in seguito al primo evento del 14 gennaio.

Questa lunga sequenza sismica distrugge L’Aquila radendola al suolo e massacrando 5000 persone. Nella Marsica il sisma si sente bene, ma produce molti meno danni, la maggior parte dei quali interessano le chiese e diversi edifici storici in pessime condizioni.

 

 

– Rocca di Mezzo dopo il sisma dell’Aquila (1703)

Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personle)

 

Dopo il sisma dell’Aquila il paese di Rocca di Mezzo risulta con molte case lesionate e diversi feriti, ma sembrerebbe che non vi siano morti per questo sisma. Sul piano edilizio però sono le chiese del paese che risultano le più danneggiate e saranno poi ulteriormente danneggiate dal terremoto successivo del 1706 della Maiella.

 

 

– Terranera a inizio XVIII secolo

Il borgo di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Terranera dopo il sisma dell’Aquila risulta con diverse case lesionate e tanta paura. Ma il borgo pare aver resistito e da ciò si riparte per ricostruire. Perchè diciamo che il borgo dovrebbe aver resistito?

Su questa cosa non abbiamo alcun dato che ci dica ciò, però mettendo a confronto quanto successo a Terranera con il sisma dell’Aquila del 2009 e confrontando ciò con il sisma dell’Aquila del 1703, approssimativamente questo ci dice che la situazione è simile, in quanto i due sismi sono molto simili seppure quello del 1703 è più forte, ma la struttura del terreno di Terranera crediamo non abbia ceduto. Quindi il piccolo borgo quasi sicuramente si è lesionato, ma non è stato raso al suolo.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a inizio XVIII secolo

La chiesa Madonna delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

L’attuale chiesa è stata danneggiata dal terremoto del 2009 e volendo fare un parallelismo possiamo dire che la chiesa dell’epoca è stata quasi sicuramente danneggiata dal sisma del 1703. Ciò lo diciamo essendo il sisma del 1703 la fotocopia del sisma del 2009, per cui i danni alla struttura ci sono stati sicuramente essendo l’epicentro assai vicino a Terranera, che sicuramente ha risentito del sisma con diversi danni.

 

– Sisma della Maiella (1706):

Terremoto della Maiella del 1706.

(Immagine da https://www.meteoweb.eu/2016/11/3-novembre-1706-terremoto-della-maiella-sconvolge-appennino-centrale-ricordare-prevenire/778024/)

 

 

Un secondo sisma molto forte avviene pochi anni dopo nel 1706 sempre in Abruzzo ma con epicentro sulla Maiella. Il terremoto della Maiella  si manifeta con una potenza imponente pari a 6,7 Mw. Questo sisma provoca la distruzione di Sulmona e dei suoi centri limitrofi. Molti centri dell’aquilano risentono del sisma, ma essendo già distrutti dal precedente terremoto non subiscono vittime. Nella Marsica il sisma si sente distintamente ovunque, producendo ancora danni ai paesi. Un effetto collaterale di questo sisma è un discreto calo della popolazione locale, forse dovuto alla paura del futuro.

 

 

– L’assalto ad Avezzano del bandito De Santis

Avezzano medio paese della Marsica a ridosso del Lago Fucino, si trova in una posizione di collegamento molto vantaggiosa per chi viene da fuori o si muove all’interno del territorio ducale. Questo vantaggiosa posizione consente al paese, eretto tra IX e X secolo di crescere nel tempo, divenendo un’importante centro cittadino che arriva a essere a fine XV secolo il borgo più importante della contea d’Albe. Il suddetto centro cresce ancora sotto i Colonna nel XVI e XVII secolo, che ne sviluppano il castello facendolo divenire un’importante residenza signorile.

A inizio ‘700 il piccolo borgo diventato ormai una piccola cittadina continua la sua ascesa seppure acciaccata dai terremoti d’inizio secolo che lo hanno in parte danneggiato.

Avezzano appare agli occhi dei briganti una valida piazza da cui prelevare soldi e rifornimenti. Il bandito Felice Antonio De Santis, che è il più grosso malvivente locale del periodo prende di mira Avezzano decidendo di assaltarla il 9 luglio 1707. Egli forte di 200 uomini assalta la cittadina di Avezzano difesa da una compagnia di Dragoni, la polizia spagnola. Gli avezzanesi dinnanzi a questo assalto fuggono dalla città e dopo aver saputo che la polizia spagnola si era arresa a De  Santis, sono costretti a sborsare 1500 ducati per evitare il saccheggio della città stessa. Durante questa fase di confusione alcuni cittadini debitori con il comune di Avezzano, spalleggiati dallo stesso De Santis, danno fuoco a gran parte dell’archivio comunale (D’Amore, 1998, 63-64).

 

 

– L’assalto al vescovo nel 1707

Subito dopo De Santis sorretto da soldati austriaci, prova ad uccidere il Vescovo dei Marsi mons. Corradini che però si salva (ADM, B/57/168-173). L’atto non passa inosservato arrivando al culmine di tante atrocità. 

 

 

– Il ritorno degli Spagnoli nel 1707

A questo punto il governo spagnolo si trova costretto ad intervenire in modo fermo e risoluto. Gli Spagnoli tornano a Napoli dove vi sono stati fatti cruenti e la città è sottosopra , anche in virtù della guerra di successione spagnola. Qui gli Spagnoli riprendono in pieno il controllo della città e poi si spostano ad Avezzano. Qui la polizia spagnola rioccupa il territorio e cerca vendetta per i fatti di Avezzano. La polizia spagnola vuole catturare De Santis e mandarlo a morte, ma De Santis fugge per un periodo a Roma protetto dal cardinale Grimaldi, filo-austriaco.

 

 

– Arrivano gli Austriaci (1714-34)

Europa 1714 (Fonte Wikipedia)

 

In base al trattati internazionali di Utrecht e Rastadt (che pongono termine alla guerra di successione spagnola) il sud Italia (e quindi anche l’Abruzzo) passa con l’esclusione della Sicilia, a far parte dello stato austriaco.

 

 

– Miglioramento economico sotto il regime austriaco

Con gli Austriaci la situazione generale del vice regno di Napoli inizia a migliorare grazie a un migliore gestione della cosa pubblica. Però ancora per qualche anno fino al 1727 la situazione climatica è ancora difficoltosa con risultati assai scoraggianti sul piano agricolo e dell’allevamento del bestiame. In Abruzzo negli anni 1716 e 1726 si registra una forte moria di bestiame a causa del clima rigido e della scarsezza di cibo.

Dal 1727 finalmente il clima torna mite e i raccolti divengono abbondanti e sia gli allevamenti che le persone tornano a nutrirsi decentemente. A partire da questa data fino al 1734 anno della fine del dominio austriaco, la Marsica torna a crescere anche sul piano demografico riuscendo a superare bene la fase di crisi seguita alla Peste del ‘600.

 

 

 


 

 

 

– Rocca di Mezzo nel 1735

Porta delle Morgie di Rocca di Mezzo. (Immagine personale)

 

Rocca di Mezzo rispetto al passato ha sicuramente meno importanza, in quanto ha perso molto del suo traffico commerciale che aveva nel ‘500. Tuttavia rimane ancora una bella piazza e grazie a un cambiamento climatico più favorevole tende a recuperare prestigio e commercio.

In questa fase assistiamo anche ad una piccola ripresa demografica ancora in fase iniziale, ma che fa ben sperare per il futuro.

 

 

– Terranera nel 1735

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Seguendo un po’ il filone del suo centro principale anche il piccolo paese di Terranera vede aumentare la sua piccola popolazione. La transumanza delle pecore che per il piccolo paese è sempre stata una fonte economica sicura riprende con più vigore in questi anni e ciò proprio grazie a una condizione economica più favorevole. 

 

 

 – L’ascesa dei Borbone a Napoli (1734)

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Re Carlo IV di Napoli (1734-59). (Immagine da Wikipedia)

 

In Europa è in corso la guerra di successione polacca, che direttamente e indirettamente coinvolge anche l’Italia dove l’estinzione di alcune famiglie regnanti apre dei troni vacanti, magari piccoli stati, ma che vengono usati dalle grandi potenze europee per creare un nuovo equilibrio. Ebbene tralasciando la guerra polacca e gli altri giochi politici vediamo come il nuovo equilibrio europeo che verrà sancito formalmente nella pace di Vienna del 1738, vede la riformazione del regno di Napoli in un contesto d’indipendenza dopo 230 anni di sottomissione allo straniero spagnolo e poi austriaco.

In un contesto di nuovi equilibri di potere i Borbone di Spagna ottengono di poter occupare il trono di Napoli mandando su questo Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna. Carlo di Borbone diventa dunque il primo re di Napoli dopo 230 anni di colonialismo estero. Carlo fonda in tal modo una nuova dinastia che tra gli alti e bassi della storia governerà il sud Italia fino al 1860.

 

 

– La guerra di successione austriaca (1740-45)

Tra il 1740 e il 1745 in Europa esplode la guerra di successione austriaca che termina dopo anni di guerre e colpi di scena con l’ascesa di Maria Teresa d’Asburgo al trono viennese come arciduchessa d’Austria e regina d’Ungheria e come imperatrice consorte sul trono del S-R-I, ormai solo una confederazione di stati senza più alcun vincolo effettivo. Il principale antagonista di Maria Teresa in questa guerra  giocata tutta in territorio tedesco è Federico II di Prussia che consolida il suo stato in modo forte affermandosi tra le grandi potenze europee

 

 

– La pace di Aquisgrana (1748)

L’Europa del 1748. (Immagine da Wikipedia)

La pace di Aquisgrana firmata nel 1748 sancisce la fine della guerra di successione spagnola e nel caso italiano riconferma l’equilibrio italiano uscito fuori con la pace di Vienna.

 

 

– L’Italia e il regno di Napoli dopo la pace di Aquisgrana (1748)

L’Italia e del regno di Napoli nel 1748

Il regno di Napoli nel 1748

Il centro Italia enl 1748

 

 

– Le riforme di Carlo VII

Tra i primi importanti provvedimenti di Carlo furono quelli volti a riformare l’ordinamento giuridico attraverso la soppressione di organi istituiti nel periodo vicereale, inadatti per uno stato indipendente quale era diventato il Regno di Napoli. Con una prammatica sanzione datata 8 giugno 1735 il Consiglio Collaterale fu abolito, e sostituito nelle sue funzioni dalla Real Camera di Santa Chiara.

A partire dal 1739 furono varati diversi progetti per il riordino del complesso legislativo napoletano, reso caotico dalla coesistenza di undici legislazioni: romana, longobarda, normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola, austriaca, feudale ed ecclesiastica. Il più ambizioso era quello che prevedeva non solo la consolidazione e la raccolta delle prammatiche, ma la redazione di una vera e propria codificazione, il Codice Carolino, a cui lavorò una giunta composta, tra gli altri, dai giuristi Michele Pasquale Cirillo (che ne fu il principale promotore e artefice) e Giuseppe aurelio di Gennazaro e dal principe di San Nicandro Domenico Cattaneo. L’opera rimase per lungo tempo incompiuta e fu pubblicata per intero solo nel 1789.

Un’altra importante riforma fu quella del sistema fiscale, attuata attraverso l’istituzione del catasto onciario, col real dispaccio del 4 ottobre 1740 e la prammatica de forma censuali seu de capitatione aut de catastis del 17 marzo 1741. Il catasto, detto onciario perché i beni da tassare erano valutati in once, nelle intenzioni del re avrebbe dovuto rendere più equa la distribuzione del carico fiscale, facendo in modo «che i pesi sieno con eguaglianza ripartiti, che ‘l povero non sia caricato più delle sue deboli forze ed il ricco paghi secondo i suoi averi». Tuttavia, la sua poca efficacia nell’alleviare il peso fiscale gravante sui ceti più umili e gli abusi della sua applicazione furono criticati da alcuni economisti.

Ad ogni modo tutti i vari paesi facenti parte del regno di Napoli hanno l’obbligo di rendere pubblica la propria situazione sia in merito alle famiglie presenti e i loro componenti che sul piano della proprietà.

 

 

– Rocca di Mezzo a metà secolo XVIII

Scorcio di Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personale)

 

A metà ‘700 il borgo si riprende abbastanza sul piano economico, continuando la sua attività pastorale e di lavorazione della lana, nonchè di centro commerciale. Qui infatti esiste una fiera da molto tempo, che seppure di piccole dimensioni è stata in qualche modo alla base dello sviluppo di un certo artigianato locale di basso volume. Tutto questo rende Rocca di Mezzo un centro abitato interessante e con esso i vari villaggi che vi ruotano attorno.

Tuttavia la maggior parte degli uomini di Rocca di Mezzo sono pastori e li ritroviamo in Puglia a Foggia, dove viene smerciata la lana di pecora. Foggia infatti è il terminale di numerosi percorsi di transumanza, che seguono luoghi impervi e spesso difficili da percorrere per molte persone. Fatto è comunque che quando i pastori giungono con il loro gregge a Foggia vendono qui i propri prodotti di lana, in quanto questa è la piazza principe del mercato generale della lana e suoi derivati.

 

Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personale)

 

Foggia nel ‘700 è una grossa città commerciale, essendo il terminale del tratturo Celano-Foggia e il luogo dove avvengono quasi tutti gli scambi commerciali  intorno alla produzione di lana di pecora, molto apprezzata da numerosi nobili e persone comuni.

 

Immagine della Transumanza nei secoli passati in Abruzzo

 

In generale sappiamo che le greggi del territorio di Rocca di Mezzo percorrono il tratturo Celano-Foggia, che nasce presso Alba Fucens. Molto spesso viene usato anche il tratturo regio che collega L’Aquila alla Piana di Navelli. Da qui il  percorso si divide in due strade una che conduce a Bussi e l’altra a Popoli.

Sul piano politico il borgo continua far parte dei territori dei Barberini, che rimangono detentori del paese fino all’eversione feudale del 1806.

 

 

– Terranera a metà XVIII secolo

L’entrata a Terranera oggi. (Immagine personale)

 

A metà secolo Terranera continua ad essere un paese di pastori e agricoltori, seppure l’agricoltura nella zona di Terranera non viene praticata come avviene in altre parti della Marsica,  a causa della posizione troppo montanara del paese che si trova a 1270 m s.l.m.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a metà XVIII secolo

La chiesa Madonna delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

La chiesa della Madonna delle Grazie, come dovrebbe essere avvenuto per la chiesa di San Lorenzo, e il condizionale è d’obbligo, dovrebbe essere stata restaurata a metà Settecento, rimanendo chiesa sepolcrale.

 

 


 

 

– Cambiamento climatico a fine ‘700.

Il Lago Fucino nel 1795 in un dipinto dell’epoca

 

Alla fine del ‘700 si assiste ad un nuovo cambiamento climatico generale che porta pioggia e freddo seppure non nelle dimensioni presenti nel ‘600. Il picco di questo nuovo ciclo climatico si raggiungerà nel 1816-17 per poi lentamente scemare nel corso dell’800. Ciò comporta raccolti di minore qualità e abbondanza andando così ad alterare una situazione non facile dove i piccoli villaggi di altura sopravvivono con l’agricoltura e allevamento di sussistenza.

A ciò va aggiunto un deciso innalzamento del livello del lago Fucino che lo porta ogni tre-quattro anni ad avere quantità d’acqua tale che viene ad allagare costantemente i centri rivieraschi innescando danni e lutti. In ciò le popolazioni rivierasche lanciano numerose suppliche al re Ferdinando affichè agisca per mitigare almeno in parte gli effetti del lago.

Il re interviene in modo massiccio prima facendo fare studi sulla dinamica del lago nel corso degli anni ’80 e poi provando a ripulire in profondità gli argini del lago, ottenendo con ciò però solo scarsi risultati, che mitigano poco la situazione generale.

 

 

– La rivoluzione francese nel 1789

Immagine dell’assalto dei cittadini francesi contro la Bastiglia

 

La grave situazione economica in cui versa la Francia, unito alla disparità sociale, dovuta all’enorme dispendio di soldi della corte e della nobiltà che cerca di occupare tutte le risorse possibili portano all’esplosione sociale che conseguente innesco della rivoluzione popolare contro il re e il governo.  La Francia in breve diventa una polveriera che travolge più avanti con Napoleone tutta Europa con Napoleone tutta Europa compreso il regno di Napoli. 

 

 

– Terranera a fine XVIII secolo 

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Alla fine del secolo XVIII Terranera rimane un piccolo borgo dedito principalmente alla pastorizia e all’agricoltura, che però a causa del suo territorio arido non da abbastanza di che vivere, seppure la popolazione locale riesce a sostentarsi in tanti modi. I principali prodotti agricoli che si ricavano dall’agricoltura locale sono grano, orzo, lente, e piselli. In generale il terreno circostante Terranera è pietroso, arido ed alpestre e poi scarseggia l’acqua a causa del suo terreno carsico. Per cui l’acqua bisogna attingerla alle fonti di Rocca di Mezzo con cui condivide tutto persino il bosco di querce fra i due centri abitati.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a fine ‘700

La chiesa Madonna delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

A fine ‘700 la piccola chiesa delle Madonna delle Grazie rimane chiesa sepolcrale di Terranera. Gli abitanti Terranera, pur avendo nella chiesa di San Lorenzo il loro luogo religioso principale, rimangono comunque attaccati anche a questa chiesa che curano con molta dedizione.

 

 

– L’arrivo dei Francesi a Napoli (1798)

L’arrivo dei Francesi a Napoli. (Immagine da Wkipedia)

 

Nel 1798 i Francesi invadono il regno di Napoli riuscendo a scalzare il re Ferdinando e la sua corte borbonica che si rifugia in Sicilia sotto scorta degli Inglesi. Il resto del regno è in mano francese che lo governa circa due anni. Ma sono due anni assai movimentati per la forte contrarietà della popolazione che si sente invasa e reagisce con continue rivolte e sommosse che alla fine producono la caduta dei Francesi nel 1800 e il ritorno di re Ferdinando a Napoli.

 

 


 

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XIX secolo

 

– Il ritorno dei Francesi (1806)

Nel 1806 i Francesi occupano nuovamente il regno di Napoli cacciando nuovamente il re Ferdinando, che per la seconda volta si rifugia in Sicilia sotto scorta inglese. I Francesi questa volta non incontrando le resistenze precedenti della popolazione, procedono nelle loro riforme.

 

 

– Le riforme francesi e le conseguenze nella Marsica (1806-10)

Il re di Napoli Giuseppe Bonaparte. (Immagine personale)

 

I Francesi nel regno di Napoli procedono con le loro riforme mantenendo però questa volta la struttura statale della monarchia, limitandosi a sostituire quella borbonica con quella dei Bonaparte nella persona di Giuseppe, fratello di Napoleone. Giuseppe Bonaparte rimane re di Napoli fino al 1808, per poi essere sostituito dal cognato Gioacchino Murat.

Sotto i governi di Giuseppe e di Gioacchino, ben visto dalla popolazione, la struttura dello stato cambia, incidendo così nella condizione sociale del paese. Le riforme francesi riescono seppure non del tutto a smuovere una situazione immobile da secoli.

Tra le riforme più importanti vi è l’abolizione dei diritti feudali (1806) che sancisce la fine delle vecchie strutture amministrative feudali. Questo nella Marsica significa la fine del ducato di Tagliacozzo e della contea di Celano, dove in questo caso cessa di esistere il governo feudale degli Sforza Cabrera Bodavilla.

 

L’Europa napoleonica nel 1810

 

Con ciò si apre nella Marsica una fase turbolenta di ristrutturazione amministrativa e di riposizionamento del potere locale delle famiglie emergenti.

Secondo le nuove regole napoleoniche i paesi più piccoli perdono la loro autonomia amministrativa per divenire frazioni dei paesi più grandi, che in questo modo possono avere più introiti economici per sostenere le spese generali.

 

L’Italia napoleonica nel 1810

 

I Francesi intervengono anche in materia religiosa abolendo gli ordini religiosi (1808), incamerando i beni che sostanzialmente riguardano i conventi che vengono chiusi.

 

 

– Rocca di Mezzo a inizio XIX secolo

Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personale)

 

Con la fine del feudalesimo nella Marsica scompaiono i grandi feudi della contea di Celano e del ducato di Tagliacozzo, mentre a Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo cessa il governo dei Barberini. Dopo questa riforma ne seguono altre che vengono a ridefinire al livello amministrativo i vari territori del regno napoletano.

Nel 1814 anche il territorio dell’Altopiano delle Rocche subisce una ridefinizione amministrativa con l’elevazione di Rocca di Mezzo a comune centrale di tutto il comprensorio. Sotto questo finiscono i paesi di Rovere, Terranera e Rocca di Cambio.  A sua volta il comune di Rocca di Mezzo diventa parte del circondario di San Demetrio.

 

 

– Terranera a inizio XIX secolo

Entrata per Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Durante il periodo francese dei primi dell’800 Terranera appare come un paese piccolo composto da alcune centinaia di abitanti, circondato da un paesaggio alpestre con la popolazione maschile che opera nella campagna romana durante l’inverno e in estate è di nuovo a casa a fare altre faccende. Il paese dipende completamente da Rocca di Mezzo con cui ha in comune molte cose

Quanto detto è confermato dal commento che lo storico Livio Mariani fa del paese di Terranera allorquando lo visita in occasione della sua escursione presso l’altopiano delle Rocche. Su Terranera egli dice “

 

“È situata nel mezzo giorno sulla cima di erta montagna, contiene circa 347 anime. In distanza di un terzo di miglio ha una prateria co’ terreni seminatori intorno ed è estesa circa 4 miglia; non ha valli né colline. Diletta assai l’occhio specialmente nella primavera, per la vaghissima varietà, e moltitudine de’ fiori campestri, abbonda in acqua il piano nel verno, le quali in piè di esso si adunano in un pozzo ben largo e profondo in foggia di caldaia e detto perciò pozzo caldaio. Ad oriente poi ha altra bellissima veduta di lunghissima valle-piano, che non si raggiunge con un’occhiata e diletta pure molto la veduta di tanti paesi, che le sono in prospettiva. Ha di suo diritto la Comune un forno. Il paese e il terreno è pietroso, arido, ed alpestre e perciò scarseggia di acque e devono i naturali attingerla in della prateria da un pozzo ivi all’uopo formato, che la riceve da Rocca di Mezzo. I suoi prodotti sono grano, orzo, lente, e piselli. Vi sono volatili di più specie e di insetti di più specie. Ha una macchia di querce comuni con Rocca di Mezzo, con la quale fa tutto un corpo; aveva il suggello comune, e degli amministratori annuali, se ne sceglievano due de’ naturali, e gli altri di Rocca di Mezzo; al presente vi si sceglie il solo eletto, e la tenue sua industria è di capre, pecore, giumenti, muli e cavalli. I naturali sono tutti uomini di campagna. Nel verno si portano a lavorare nello Stato Pontificio, ed altrove; nella state attendono alla coltura dei loro campi, ed è distante dall’Aquila circa 12 miglia. Confina con Campana ad oriente, con Fontavignone e Rocca di Cambio a settentrione”.

Dalla descrizione di Mariani emerge quindi un paese di montagna di 347 abitanti con tante sfaccettature, sicuramente semplice, ma di certo per niente banale, con tanti aspetti di vita pratica, che solo grazie a questa descrizione emergono nitidi e chiari.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a inizio XIX secolo.

La chiesa Madonna delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

Con l’occupazione francese di questi primi anni dell’800 una delle leggi nuove introdotte dal nuovo governo riguarda  la costruzione di luoghi adatti alla sepoltura dei morti, in un luogo diverso delle chiese, ovvero i cimiteri.

In molti paesi del sud Italia, compresa la Marsica, questa direttiva tarderà ad essere applicata. Al momento non sappiamo se i morti di Terranera vengano seppelliti nella chiesa della Madonna delle Grazie o se invece già esistesse o si stesse facendo un cimitero. Verosimilmente la chiesa è usata per i riti funebri, essendo davanti al cimitero, per il resto in mancanza di dati ulteriori ci fermiamo qui con la discussione.

 

 

– Il ritorno dei Borbone nel 1815

L’Europa dopo Napoleone (1815). Immagine da Wikipedia

 

Nel 1815 collassa il sistema napoleonico in Europa. Napoleone è sconfitto dagli eserciti della coalizione nella famosa battaglia di Waterloo nel 1815. Con la fine di Napoleone in Francia anche tutti i governi napoleonici presenti in Europa decadono uno dopo l’altro. Accade ciò anche nel regno napoletano dove il governo di Gioacchino Murat cade rovinosamente, determinando tra l’altro l’arresto e la fucilazione dello stesso re.

 

L’Italia nel 1815. (Immagine da Wikipedia)

 

Ferdinando I re delle Due Sicilie 1830). (Immagine da Wikipedia)

 

Il congresso di Vienna ridisegna la struttura politica dell’Europa e dell’Italia. Per il trono di Napoli viene deciso il ritorno dei Borbone con il vecchio re Ferdinando, con la nuova dicitura di Re delle Due Sicilie.

 

 

– Rocca di Mezzo nel 1840

Porta delle Morgie di Rocca di Mezzo. (Immagine personale)

 

Rocca di Mezzo nel 1840 è un paese piuttosto isolato che ha perso molta della sua importanza e perdipiù la sua posizione lo rende un borgo piuttosto inospitale, a causa dell’enorme freddo e della grande quantità di neve che avviene in inverno. Tuttavia nonostante la sua inospitalità naturale la popolazione continua a viverci occupandosi nelle sue attività tradizionali della pastorizia, dell’artigianato che qui vanta una discreta presenza, ecc.

Il paese come tanti borghi della Marsica è profondamente religioso e la religione qui conta. Le feste religiose infatti scandiscono bene i tempi dell’anno sia sul piano religioso che soprattutto sociale.

 

 

– Terranera nel 1840

 

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Il paese nel 1840 rimane composto da povera gente dedita alla pastorizia e all’agricoltura. Il carattere della popolazione seppure isolata è piuttosto aperto verso gli stranieri come tutti i Marsi, ma soprattutto è molto religiosa e come nei secoli passati segue fedelmente le feste religiose, che scandiscono i tempi dell’anno insieme ai tempi delle stagioni della semina, dello sviluppo e della raccolta delle piante. Chiaramente essendo un territorio di montagna l’agricoltura che troviamo qui è soprattutto di sussistenza.

 

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

La vita di questa piccola comunità si svolge quasi interamente nel territorio del paese di Terranera. Qui come accade ad altri borghi della Marsica, il paese rappresenta il cosmo e la chiesa il centro di questo microcosmo, dove si volge la maggior parte della vita civile. 

 

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Sul piano civile e burocratico Terranera nel 1814 è confermata come frazione del comune di Rocca di Mezzo, il quale ha sotto se come frazioni anche Rocca di Cambio, Fontavignone e Rovere.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie nel 1840

La chiesa Madonna delle Grazie oggi. (Immagine personale) 

 

Come visto il paese di Terranera nel 1840 è un villaggio di montagna, chiuso nel suo territorio e composto da una popolazione povera, dedita all’agricoltura e alla pastorizia, ma profondamente religiosa e questa religiosità si manifesta sia nella partecipazione alla vita religiosa, che alla cura delle proprie chiese.

Come avviene naturalmente anche per la chiesa della Madonna delle Grazie, che seppure usata soprattutto come chiesa sepolcrale, è molto sentita dalla popolazione che per quello che può si adopera per la propria cura.

 

 


 

 

 

– Rocca di Cambio diventa comune autonomo (1849)

Rocca di Cambio oggi. (Immagine personale)

 

Nel 1849 Rocca di Cambio riesce a tornare comune autonomo, dopo un duro lavoro della comunità locale contro la presa d’atto locale fatta nel 1814. Da ciò ne deriva che Rocca di Mezzo rimane con tre frazioni, ovvero Terranera, Fontavignone.

 

 

– Il brigantaggio nell’altopiano delle Rocche sotto i Borbone (1815-50)

Assalto dei briganti ad una diligenza nel 1817

 

Il XIX secolo è sicuramente ricordato in Abruzzo come il grande secolo del brigantaggio. Questo fenomeno ormai antico di secoli, per una serie di motivi tende ulteriormente a svilupparsi raggiungendo l’acme sotto i Borbone, per poi declinare sotto il regno d’Italia.

Nell’Altopiano delle Rocche abbiamo notizia della presenza di diverse bande di briganti e di diversi briganti resisi famosi come Bucci, Scialboni, Vampa e Gasparone.

 

 

– La caduta dei Borbone e la nascita del regno d’Italia (1859-61)

Da tempo ormai il regno delle Due Sicile vive una fase di decadenza dove Ferdinando II dopo i fatti del 1848 è divenuto via via sempre più reazionario e antidemocratico portando in questo modo indietro nel tempo lo stato delle Due Sicilie. La borghesia dell’epoca prova inizialmente a far emergere delle riforme, ma la determinazione del re di spegnere le proteste, porta ad un collasso politico o meglio ad uno scollamento tra classe dirigente e sovrano, mentre ancora il popolo minuto grazie alla stretta militare rimane fedele al re. 

 

(Immagine da Wikipedia)

 

Ormai però è solo questione di tempo e anche i Borbone cadono. Il momento giunge nel 1860 allorquando Garibaldi prende l’iniziativa per la conquista del regno delle Due Sicilie e partendo da Quarto vicino Genova arriva in modo molto fortunato a Marsala in Sicilia e con l’aiuto di 1000 volontari riesce poco alla volta a convincere la popolazione e la nobiltà siciliana a rivoltarsi contro i Borbone. Il grande genio di Garibaldi ha la meglio sul poderoso esercito borbonico che viene perdendo contro l’esercito garibaldino sempre più numeroso.

 

I Garibaldini entrano a Palermo. (Immagine da Wikipedia)

 

I Garibaldini prendono Milazzo. (Immagine da Wikipedia)

 

L’esercito garibaldino battaglia dopo battaglia conquista sempre più spazio e terreno contro i Borbone. Dapprima cade la Sicilia e poi via via tutte le altre regioni del regno mano a mano che Garibaldi risale la penisola. All’inizio di settembre Garibaldi arriva in Campania, spingendo così il re Francesco II ad abbandonare Napoli il 6 settembre, permettendo così a Garibaldi di entrare in una Napoli festante il giorno dopo 7 settembre 1860.

 

Francesco II abbandona Napoli il 6 settembre. (Immagine da Wikipedia)

 

Garibaldi entra a Napoli festante il 7 settembre. (Immagine da Wikipedia)

 

A questo punto Francesco II prova a riorganizzare le sue forze armate e tenta un ultimo assalto ai Garibaldini a fine mese. Così si hanno le decisive battaglie di Garigliano e Volturno che sono vinte dai Garibaldi e dai suoi uomini. Dall’altra parte i Piemontesi scendono di corsa nella penisola per completare l’unione politica. I Piemontesi infatti dopo aver assorbito nei mesi precedenti le regioni del centro nord Italia procedono ad occupare le regioni pontificie delle Marche e Umbria e l’Abruzzo ancora in parte borbonica.

 

Battaglia del Volturno vinta dai Garibaldini il 1 ottobre 1860. (Immagine da Wikipedia)

 

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)

 

Proclamazione del regno d’Italia (17-3-1861). (Immagine da Wikipedia) 

 

Vittorio Emanuele II re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

 

Garibaldi incontra poi a Teano Vittorio Emanuele II consegnandogli idealmente il sud Italia. Da qui a qualche mese le ultime resistenze borboniche sono sconfitte e può nascere finalmente il tanto agognato regno d’Italia il 17 marzo 1861 con la proclamazione di Vittorio Emanuele II a re d’Italia.

 

 

– La Marsica  nel periodo risorgimentale (1860-61)

Il lago Fucino nel 1860. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante il periodo risorgimentale diciamo nel 1860-61 la Marsica vive un periodo di profondo cambiamento climatico e strutturale dato dal prosciugamento del Lago Fucino, portato avanti dal Banchiere Torlonia. Torlonia riesce con coraggio e molto denaro a portare avanti una maestosa opera idraulica senza precedenti fino a quel momento, riuscendo nell’arco di 20 anni a prosciugare l’immenso lago Fucino, creando dei canali sotterranei che accompagnandosi a quelli romani permettono all’acqua del lago di defluire verso il fiume Liri. Questo cambiamento porta e porterà conseguenze molto importanti per il territorio.

Nell’Altopiano delle Rocche e nei posti un po’ più isolati come possono essere Rocca di Mezzo o Rocca di Cambio gli echi della grande opera idraulica arrivano lontani e distratti non essendo il territorio rocchigiano direttamente interessato dall’opera. In questo periodo la vita nel comune marsicano sembra scorrere tranquilla, ma la nascita del regno d’Italia fa sentire i suoi effetti anche qui.

 

Il lago Fucino nel 1863 circa con i lavori di prosciugamento che vanno avanti

 

Nella Marsica infatti la popolazione è ancora filo-borbonica e a ciò si aggiunge una possente propaganda messa in piedi dal clero locale che non vede di buon occhio il cambio di regime. Fatto è che la Marsica inizialmente si schiera con Francesco II e la sua idea di ritornare sul trono napoletano. La popolazione rivuole Francesco II a Napoli, e sulla base di ciò Francesco tenta di un accordo con le bande criminali. Va così che diversi uomini di Francesco si rechino dai capi banda per siglare un accordo che alla fine viene raggiunto, ma viene malvisto un po’ da tutti sia dalla popolazione locale costretta a sorreggere queste bande che dalla stessa monarchia che si sente umiliata.

L’accordo fra le parti prevede per Francesco un suo ritorno sul trono napoletano nel caso di vittoria e per le bande un loro ritorno alla legalità inquadrate nel nuovo esercito regio. L’accordo fra le parti prevede forti rivolte contro il nuovo regime dei Savoia. Il nuovo governo nazionale manda le forze armate nel sud Italia per fermare le ultime sacche di resistenza borbonica e soprattutto la fine del brigantaggio.

In quasi tutti i paesi della Marsica la popolazione accetta seppure malvolentieri l’accordo e inizia una ferma opposizione contro il nuovo regime. Qui e nel resto d’Abruzzo e Appennini dove le bande criminali sono più forti lo Stato concentra le sue truppe e ciò è vero soprattutto nelle zone di confine come Tagliacozzo o appunto l’altopiano delle Rocche, ovvero nei comuni più esposti. 

 

 

– La fine del Brigantaggio nella Marsica (1860-70)

Rapina da parte dei Briganti a una carrozza nel 1865

 

Nel periodo risorgimentale 1860-70 La Marsica e nello specifico l’Altopiano delle Rocche vivono una fase di generale ansia a causa dell’instabilità presente al livello generale e soprattutto per la forte presenza di bande di briganti nelle montagne circostanti. L’accordo fra Francesco II e le bande regge per qualche tempo almeno fino all’inizio del 1861 permettendo inizialmente qualche grosso smacco al nuovo governo nazionale.

Tuttavia la forte indisposizione delle bande che mal sopportano questa situazione, le riportano a concentrarsi sui loro tradizionali comportamenti, anche molto violenti, contro le popolazioni locali. Ciò induce dapprima un forte malcontento popolare verso queste bande e poi un vero e proprio odio finendo per far accettare alla popolazione lo status quo e i nuovi governanti, purchè i nuovi padroni eliminino queste bande.

Ciò è quello che succede anche nella Marsica, dove si assiste a molti episodi di scontri tra soldati della nuova polizia italiana e i briganti, ma anche con la vecchia polizia borbonica. Fra questi ricordiamo un’episdodio che riguarda  un colonello borbonico.

 

Il generale Josep Borges, (Immagine da Wikipedia)

 

Il militare in questione è il generale Borjes, capo militare borbonico, che per conto dell’ex re Francesco II, si muove lungo l’Abruzzo e gli Appennini come congiuzione fra re e bande di briganti per tentare delle sommosse contro il governo del re savoiardo. Ebbene egli alla fine del 1860 si trova nella Marsica, precisamente a Balsorano il 5 ottobre 1860, in fuga per raggiungere Roma in quanto inseguito dai militari italiani.

Questo episodio si ricollega alla presenza piemontese nel paese marsicano poichè a Balsorano, paese posto nella parte sud della Valle Roveto, si trovano dalla metà del 1861 i soldati piemontesi che trattano il borgo come una base militare posta negli Appennini nella lotta al brigantaggio. L’occupazione piemontese dura fino al 1868, anno in cui le truppe comandate dal generale Emilio Pallavicini terminano di soffocare tutte le bande di briganti presenti lungo la Valle Roveto.

 

 


 

 

– Rocca di Mezzo negli anni 1860-70

Scorcio di Rocca di Mezzo. (Immagine personale)

 

Rocca di Mezzo entrata nel nuovo regno d’Italia rimane comune autonomo, ma ancora dipendente dal circondario di San Demetrio. Sul piano demografico il paese conta nel 1861 2849 unità, con la quasi totalità della popolazione ignorante e dedita in parte alla pastorizia e in parte all’artigianato qui sempre abbastanza presente.

Al momento dell’entrata nel nuovo regno d’Italia Rocca di Mezzo come molti paesi d’Abruzzo è filoborbonica e insieme ad altri paesi d’Abruzzo e della Marsica, si solleva contro il nuovo stato savoiardo anche accettando malvolentieri l’accordo fra briganti e Borbone.

Fra 1860 e 1862 si verificano diversi episodi nei quali Rocca di Mezzo è protagonista di sommosse seppure non sempre importanti, ma ad un certo punto il paese come molti altri della Marsica diventa oggetto di criminalità da parte dei Briganti, che infieriscono sulla povera popolazione, facendosi forti di tanti nascondigli presenti nel territorio dell’Altopiano delle Rocche. D’altra parte l’Altopiano delle Rocche, essendo un territorio impervio e con molti nascondigli, dati dalla sua struttura carbonatica, che permette la formazione di numerose grotte anche molto grandi, si rivela perfetto per questi criminali.

 

Scorcio di Rocca di Mezzo. (Immagine personale)

 

Con il passare del tempo però questi episodi criminali da parte dei briganti diminuiscono, fino a scomparire e ciò sia per il forte impegno della guardia nazionale nel combattere queste bande, sia per il forte distacco della popolazione, che ad un certo punto accetta il nuovo corso dei Savoia, abbandonando questi briganti, che sono diventati troppo violenti con loro.

Durante questo decennio di assestamento Rocca di Mezzo, Terranera così come molti altri centri abitati, vivono un po’ isolati e smarriti nella nuova realtà nazionale e solo con il tempo la situazione migliora, permettendo a tutti di trovare un nuovo equilibrio seppure precario, che con il tempo finirà per consolidarsi.

 

 

– Terranera nel 1860-70

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Terranera così come Rocca di Mezzo vive con alti e bassi il nuovo quadro nazionale, sentendosi smarrita e confusa. All’inizio infatti tra il 1860 1861 anche gli abitanti di Terranera si sentono invasi dai Savoia e per nulla accondiscendenti al nuovo corso si ribellano, accettando anche la nuova alleanza fra Borbone e Briganti.

Tuttavia questa fase dura poco anche a causa delle condotte molto negative dei briganti contro la popolazione inerme, che spinge questa a cambiare idea sui Savoia e l’Italia, finendo verso la metà del decennio ad accettare completamente il nuovo corso storico.

L’accettazione del nuovo corso storico si rende possibile soprattutto per il ristabilimento di un certo ordine sociale, assicurato dalla nuova guardia nazionale, che come accennato combatte e vince i briganti, rendendoli inoffensivi verso le popolazioni locali.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a fine ‘800

 

La chiesa di Santa Maria delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

Verso la fine del secolo diciamo negli anni 1870 – 1880 dovrebbe essere la costituzione del nuovo altare maggiore della chiesa, che seppure non abbiamo notizie in proposito è stato giudicato essere di fattura ottocentesca. La chiesa alla fine del secolo immaginiamo rimanga chiesa sepolcrale, che seppure non sappiamo se essa ospita corpi di persone essendo posta davanti il cimitero, dovrebbe essere il luogo dove vengono fatte celebrazioni funebri. Chiaramente la chiesa non è usata solo per i funerali, ma immaginiamo anche per altre funzioni. Sicuramente però il legame tra la chiesa e la comunità di Terranera verso questa chiesa è molto forte.

 

 

– Finiscono i lavori di prosciugamento del Lago Fucino (1878)

 

Il castello Colonna ad Avezzano ad inizio ‘900

 

Nel 1878 Il banchiere Torlonia conclude la storica impresa di prosciugare il Lago Fucino, portando la Marsica a cambiare completamente volto e abitudini. Una vera rivoluzione sociale. Gli ex pescatori divengono agricoltori. La conseguenza forse più pesante di questa grande impresa è il cambiamento del microclima locale che porta alla fine di diverse colture e produzioni locali come la vite o l’olio.

 

Palazzo Torlonia ad inizio ‘900

 

Torlonia per meglio gestire l’enorme carico di lavoro per il prosciugamento del Fucino trasferisce ad Avezzano l’amministrazione principale dei suoi affari ponendola in un enorme palazzo costruito apposta. Così facendo Avezzano si afferma definitivamente come centro della Marsica sul piano amministrativo. Qui dal 1862 è presente anche il tribunale che lavora bene la giustizia locale.

Nel 1878 alla fine dei lavori del lago Fucino divenuto ora Piana del Fucino, il re Umberto I nomina il banchiere Torlonia Principe del Fucino per l’alto valore dell’opera appena conclusa. Siamo all’apice della gloria di Torlonia a all’inizio della storia della famiglia Torlonia quale nuova “padrona” della Marsica.

 

Il principe Torlonia in tarda età. (Immagine da Wikipedia)

 

 

– Rocca di Mezzo e l’emigrazione alla fine del secolo XIX (1890-1900)

Poveri emigranti che vanno verso il porto per imbarcarsi

 

La perdurante povertà presente nella Marsica e nell’Altopiano delle Rocche inducono molte persone ad emigrare per cercare fortuna altrove. Si genera così nel giro di qualche anno a cominciare dal 1890 un lento ma costante flusso di genti che va via dall’Altopiano delle Rocche diretta verso altri continenti soprattutto americano dirigendosi chi a nord in USA e Canada e chi a sud in Argentina e Brasile.

 

Famiglie di emigranti che si salutano al porto prima d’imbarcarsi

 

A Rocca di Mezzo sono molti i giovani che partono in cerca di fortuna tra il 1890 e il 1900. L’andamento della popolazione alla fine del secolo riflette in qualche modo questo dato, in quanto si registra un deciso rallentamento nella crescita demografica locale. Rocca di Mezzo al contrario di altre località, non si ferma mai e la sua popolazione cresce di continuo specie nel corso del secolo. Si passa infatti dai 3008 del 1871 ai 3814 unità del 1913.

Rocca di Mezzo quindi a fine XIX è un paese povero che viene crescendo sul piano demografico e sul piano lavorativo chi rimane continua nelle sue attività tradizionali della pastorizia e dell’agricoltura, ma qui è presente anche una certo artigianato che consente a diverse famiglie di andare avanti. Tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 si sviluppa un primo nucleo abitativo in pianura segno della crescita della popolazione che non entra più nel vecchio borgo.

 

 

– Terranera a fine XIX secolo

Marsicani di Civita d’Antino ritratti alla fine diuna giornata di lavoro durante una bevuta in locale.

La stessa situazione si verifica anche negli altri paesi della zona come a Terranera

 

Anche Terranera come tutti i borghi marsicani cresce di popolazione. Il paese non è ricco rimanendo un piccolo borgo montano, la cui popolazione è impegnato nelle attività tradizionali, che però non portano una grande ricchezza. Diversi giovani del paese come avviene in molti altri borghi del territorio partono per l’estero in cerca di fortuna.

 

Funzione religiosa di Civita d’Antino di fine ‘800.
Sono le stesse scene di vita religiosa presenti anche a Terranera.

 

In tutto questo troviamo ancora la piccola chiesa di San Lorenzo che rimane il motore sociale attorno a cui si sviluppa la vita del piccolo borgo. La popolazione di Terranera è molto religiosa e partecipa attivamente a tutte le feste e funzioni religiose che si svolgono nel corso dell’anno e che in qualche modo scandiscono il tempo che passa.

 

 


 

 

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XX secolo

 

 

– Rocca di Mezzo a inizio XX secolo

Scorcio di Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personale)

 

All’inizio del ‘900 Rocca di Mezzo vede crescere esponenzialmente la propria popolazione raggiungendo la cifra record di 3814 unità. Nel corso del primo ‘900 assistiamo alla costruzione primo nucleo abitativo di Rocca di Mezzo che si viene sviluppando intorno alla chiesa di San Michele da pochi decenni divenuta chiesa pubblica.

Sul piano lavorativo Rocca di Mezzo è impegnata nelle attività tradizionali a cominciare dall’agricoltura coltivando lino, canapa, patate, grano, orzo, mais, lenticchie, ceci, piselli, segale e girasole.

La gente è povera e ignorante, ma è ben consapevole delle sue capacità e vuole migliorare e per questo tende a spostarsi per lavorare, come agricoltori presso la campagna romana, toscana e capuana. Allo stesso tempo ci sono in Rocca di Mezzo ancora molte persone dedite anche alla pastorizia che viene svolta anche presso la campagna romana spostando le pecore. A Rocca di Mezzo sono presenti anche diversi artigiani come falegnami e ferraioli.

Nel corso degli anni 1910 però la dura vita di questi anni non producendo crescita economica e miglioramento di vita, spinge molti abitanti di Rocca di Mezzo ad emigrare all’estero, soprattutto verso gli USA e il Canada. Ciò si riflette sulla popolazione residente che diminuisce di colpo passando dai 3814 unità del 1901 ai 3490 del 1911.

 

 

– Terranera a inizio XX secolo

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

A inizio ‘900 il borgo di Terranera continua a presentarsi nello stesso modo in cui era a fine ‘800, ovvero come un piccolo borgo di montagna dedito alle sue attività tradizionali con una popolazione in crescita. Una parte di questa popolazione tuttavia stanca delle condizioni miserevoli in cui vive preferisce emigrare e a inizio ‘900 questa emigrazione prosegue.

 

Famiglie di emigranti che si salutano al porto prima d’imbarcarsi

 

 

– LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE A INIZIO ‘900

La chiesa di Santa Maria delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

Immaginando che quanto detto sinora sia la realtà continuiamo su questo filone. Ebbene con il nuovo secolo la destinazione della chiesa di Santa Maria non cambia, continua ad essere usata come chiesa dove si celebrano principalmente le funzioni funebri. Nonostante ciò la popolazione continua ad essere molto attaccata alla chiesa, che viene curata bene nonostante non sia presente nel centro abitato e risultando subordinata alla chiesa di San Lorenzo, la chiesa principale del piccolo borgo.

 

 

– L’Italia e le sue colonie nel 1912

L’Italia e le sue colonie nel 1912. (Immagine da Wikipedia)

 

 

– Il terremoto di Gioia dei Marsi (1915)

Terremoto di Gioia dei Marsi (1915)

 

Il 13 gennaio 1915 un fortissimo terremoto si verifica nella Piana del Fucino con epicentro vicino Gioia dei Marsi, manifestandosi con una potenza 7 Mw.  Il terremoto si ha la mattina presto verso le 8:00 producendo un’immane tragedia a tutti i paesi che si affacciano sulla piana fucense, che vengono vengono rasi al suolo in pochi secondi con una conta dei morti spaventosa.

 

Il castello Colonna crollato dopo il sisma

 

L’antica chiesa di San Bartolomeo venuta giù con il terremoto del 1915

 

Le rovine di Avezzano dopo il sisma

 

Il maggiore disastro avviene ad Avezzano, il maggiore centro della Marsica, che viene rasa al suolo, con una conta dei morti pari a 10000 su 13000 abitanti totali. Muoiono tutti i maggiorati della città.

 

Il terremoto a Cerchio

 

Il terremoto di Gioia dei Marsi per la sua potenza distrugge tutta la Marsica facendo sentire i suoi effetti in tutto il centro Italia. Persino Roma avverte il terremoto in modo violento riportando diversi danni all’interno dell’abitato.

 

Il terremoto a Magliano dei Marsi

 

Tornando alla Marsica oltre al Fucino abbiamo la Valle del Giovenco, la Vallelonga,  la Valle Roveto, i Piani Palentini  e l’Altopiano delle Rocche che sono investiti in pieno dall’onda sismica riportando disastri enormi. Invece la zona occidentale riporta danni molto più contenuti e ciò vale sia per Tagliacozzo che per la Piana di Carsoli.

 

 

– Effetti del terremoto a Rocca di Mezzo

L’abitato di Rocca di Mezzo come tutti i paesi dell’Altopiano delle Rocche, ha riportato crolli e danni gravi a molte abitazioni, così come le chiese che si sono fortemente danneggiate fortemente. Riguardo a morti e feriti al momento non abbiamo notizia per cui ci riserviamo di ritornarci più avanti.

 

 

– Terranera e la chiesa di Santa Maria dopo il sisma di Gioia dei Marsi

Gli effetti del grave sisma di Gioia dei Marsi si è fatto sentire in modo intenso anche Terranera dove molte case del borgo o sono crollate o hanno riportato gravi danni. Al momento non abbiamo conoscenza di morti o feriti a Terranera per questo sisma quindi non andiamo oltre.

Riguardo la chiesa di Santa Maria non sappiamo quanti e quali danni abbia subito, ma è sicuro che li ha subiti come il resto del territorio dell’Altopiano delle Rocche.

 

 


 

 

– Rocca di Mezzo e la prima ripartenza – la prima guerra mondiale (1915)

Dopo l’immane disastro a Rocca di Mezzo e nelle sue frazioni gravemente isolate intervengono nel giro di qualche giorno i primi militari e molti volontari, che aiutano i sopravvissuti a ritrovarsi e a riprendersi.

Si costruiscono le prime baracche assegnate ad ogni famiglia, e le prime baracche per le strutture pubbliche, si cerca insomma di tornare a una lenta normalità. Ma purtroppo la vita prende percorsi che non immaginiamo e spesso sono veri e propri burroni. Dopo il terremoto, avviene la guerra…

I ragazzi Marsi sopravvissuti al terremoto non vengono dispensati per l’immane disastro di qualche mese prima, ma vengono richiamati al fronte per l’imminente ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale…

Ciò vale per tutti i paesi comprese Rocca di Mezzo e Terranera. Sono diversi i ragazzi che partono e non fanno più ritorno in paese a causa della morte sopraggiunta in guerra.

Negli anni di guerra si procede già dal 1915 si procede a ricostruire le prime case o riparare le prime strutture meno lesionate per il sisma, ma ci vorranno anni per riaversi.

 

 

– L’Italia nella grande guerra (1915)

I blocchi degli Imperi centrali contro il blocco della triplice intesa nel 1914. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1915 l’Italia sigla il cosidetto Patto di Londra con Francia e Inghilterra, nel quale si parla dei territori che l’Italia acquisirebbe in caso di successo nella guerra contro gli Imperi centrali a cui il paese si è stato legato per molto tempo. Il governo italiano dopo varie riflessioni decide di scendere in guerra a fianco di Francia e Inghilterra. L’Italia dichiara guerra ad Austria e Germania.

Vengono così richiamati al fronte centinaia di migliaia di giovani atti alla guerra. Dalla Marsica partono tutti i giovani maschi sopravvissuti al terremoto di gennaio e atti alla guerra. La tragedia è dietro l’angolo. Di colpo a Rocca di Mezzo e nelle sue frazioni, fra cui Terranera, rimangono solo donne, bambini e anziani lasciati soli nell’immane sforzo di farsi forza a vicenda e ricostruire il paese. Gli altri partono.

 

 

– Rocca di Mezzo e Terranera tra la fine della 1 guerra mondiale e l’arrivo della
Spagnola (1918-19)

Scorcio di Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personale)

 

Siamo nel 1918 e la guerra pur continuando sembra iniziare a spegnersi, perchè spente sono le nazioni dopo  5 anni di orribile conflitto. C’è voglia di pace, ma senza perderci la faccia. Comunque vada la situazione a Rocca di Mezzo sembra andare un po’ meglio. Dal fronte le notizie sulle morti dei giovani in guerra si attenuano e la prima riparazione del paese di Rocca di Mezzo sembra procedere. Ma una nuova calamità si affaccia nella Marsica e nel mondo, la Spagnola !!!

Al momento non abbiamo notizia quanto attecchisca la Spagnola a Rocca di Mezzo e Terranera, ma siamo portati a credere che anche qui vi siano stati morti per il tremendo morbo. Non avendo però notizie precise ci fermiamo qui su questo.

 

Scorcio di Terranera. (Immagine personale)

 

Nel 1919 poi piano piano l’epidemia inizia a declinare fino a scomparire lasciando molti lutti dietro le spalle, soprattutto nei paesi laddove il morbo si è maggiormente concentrato. La tragedia per fortuna finisce così come l’odiosa guerra che si conclude con la sconfitta degli Imperi centrali e la vittoria delle forze dell’Intesa compresa L’Italia.

Qui a Rocca di Mezzo il 4 novembre 1918 viene festeggiata la fine della lunga e rovinosa guerra mondiale. Ciò avviene con il suono delle campane  ed i reduci che vengono accolti trionfalmente dalla popolazione. Tuttavia l’animo delle donne rimaste nel paese è struggente di dolore per la perdita per i propri cari. Senza alcuna fatica possiamo affermare che i 4 anni dal 1915 al 1918 siano stati tra i più duri e crudeli della lunga storia di Rocca di Mezzo e Terranera.

 

 

– Il Congresso di Versalilles del 1919

 

L’Europa nel 1919.

 

Il congresso di Versailles del 1919 crea una nuova cartina politica europea e mondiale sancendo la vittoria dei paesi vincitori. Tutti quanti però sia quelli usciti vincitori che gli sconfitti sono sfiniti economicamente e politicamente e tutti compresi l’Italia devono affrontare anni assi difficili.

 

 

– Rocca di Mezzo nel 1919-30

Scorcio di Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personale)

 

Rocca di Mezzo dopo il terremoto del 1915, la guerra e la Spagnola procede spedita, dopo una prima fase d’incertezza, a ricostruirsi. In pratica nasce un nuovo nucleo abitativo nella zona pianeggiante che già prima del 1915 aveva visto la costruzione di alcune case. Qui si concentrano le nuove costruzioni alcune delle quali in stile liberty, come villa Cidonio costruita tra il 1925 e il 1930.

Così facendo il paese si rinventa e si rianima. Il risultato più eclatante è la crescita smisurata dei cittadini residenti nel borgo che passano dai 3490 del 1911 ai 4168 del 1921.

 

Scorcio di Rocca di Mezzo. (Immagine personale)

 

Sulla spinta di questa nuova primavera di Rocca di Mezzo inizia ad investire anche nel turismo di montagna diventando tra i primi paesi in Italia a farlo. Vediamo così come già dai primi anni ’20 giungano in paese molte persone per turismo soprattutto da Roma attraverso i cosidetti treni della neve, inventati in questi anni.

A Rocca di Mezzo la popolazione tuttavia prosegue nell’occuparsi nei lavori tradizionali dell’agricoltura, pastorizia e artigianato….

 

 

– Terranera negli anni ’20

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Come avviene a Rocca di Mezzo anche le frazioni come Terranera vengono ricostruite, con l’abbattimento delle case crollate e la costruzione di nuove. Allo stesso tempo si ricostruiscono gli edifici pubblici come la scuola e si ristruttura la chiesa parrocchiale di San Lorenzo. E la chiesa della Madonna delle Grazie?

 

 

– La chiesa delle Madonna delle Grazie negli anni ’20 e ’30

La chiesa della Madonna delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

Al momento non abbiamo notizie sulla ristrutturazione della chiesa della Madonna delle Grazie, contrariamente alla chiesa di S. Lorenzo. Per cui possiamo fare solo congetture e immaginare che  questa chiesa sia stata ristrutturata più avanti o verso la fine degli anni ’30 o addirittura nel dopoguerra.

Ciò ce lo fa immaginare in quanto questa chiesa è secondaria nel borgo essendo fuori dal centro abitato, per cui la possibilità che possa essere stata lasciata diroccata è molto alta. In epoca fascista i borghi come Terranera erano poveri, per cui i pochi soldi disponibili andavano necessariamente alle costruzioni principali. Per il momento non abbiamo notizie al riguardo e quindi concludiamo immaginando che questa chiesa possa essere stata ristrutturata dopo la seconda guerra mondiale.

 

 

L’Italia nel 1919. (Immagine da Wikipedia)

 

L’Italia uscita dal 1 conflitto mondiale è un paese vittorioso, ma sprofondato in un enorme crisi sociale e industriale. La crisi dapprima travolge diverse industrie, poi si allarga alle banche che falliscono una dietro l’altra, poi è la volta della gente che vede i propri risparmi andare in fumo. La crisi divenuta sociale travolge infine il sistema politico che collassa nel 1922. Al suo posto emerge il regime fascista con a capo Benito Mussolini, che prende il potere nel 1922 e lo mantiene per 20 anni. Mussolini sul piano economico e sociale cerca di creare uno stato pienamente indipendente dall’estero applicando perlopiù un ‘economia di stato. Ciò fa risorgere l’Italia che torna dopo diversi anni a una certa tranquillità sociale, ma sprofonda in una dittatura sempre più dura.

 

L’impero coloniale italiano nel 1936 riprodotto su un muro di Aielli Stazione.

 

Sul piano estero l’Italia fascista pur in ritardo rispetto agli altri paesi europei cerca di costruire il suo impero coloniale prima riconquistando il completo controllo della Libia che viene allargata territorialmente (1929-31) e poi conquistando l’Etiopia nel 1936. Ciò sancisce l’apice del regime fascista e del consenso interno. Ma la presa di distanza di Inghilterra e Francia spinge l’Italia nell’abbraccio mortale tedesco e nel conseguente sfacelo del paese che sacrifica se stesso in virtù di consistenti benefici economici e territoriali.

In realtà l’abbraccio mortale dei fascisti con i Tedeschi porta alla vendita dell’anima italiana con le tragiche e stupide leggi Razziali del 1938. Infine la cecità politica del regime ormai completamente asservito ad Hitler porta Mussolini ad entrare nella seconda guerra mondiale nel 1940. Ci si avvia  insomma ad un nuovo sfacelo.

 

 


 

 

 

– L’Italia nella seconda guerra mondiale 1940-43

Nel 1940 l’Italia, guidata dal “grande genio Mussolini”, entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

 

Esercitazione militare fascista a Carsoli nel 1938

 

A Rocca di Mezzo come tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Rocca di Mezzi così come da altri centri della Marsica, molti giovani sono costretti a partire per il fronte dopo l’arrivo della cartolina di precetto.

giovani che partono separano famiglie giovani e famiglie più anziane. Anziane madri che piangono mariti e figli, le donne giovani sposate con figli piangono i mariti in partenza perchè si rendono conto dei gravi patimenti.

 

Manifestazione fascista a Balsorano nel 1941

 

Il regime fascista locale fa sfoggio di sicurezza e fino al 1942 continuano le adunate e le varie manifestazioni fasciste locali. Questi saranno le manifestazioni tragico comiche di un regime ormai morente.

 

– La svolta dolorosa – il 1943

Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e i ragazzi di Cappadocia partiti per la guerra in gran parte non fanno ritorno alcuni muoiono sul fronte greco-albanese, altri cadono per il freddo intenso mentre affrontano con altre migliaia di giovani la campagna di Russia (operazione Barbarossa, che dovrebbe essere ridefinita “operazione suicidio”). Altri ancora sono fatti prigionieri in Africa. Però qualcuno di loro poi riesce a tornare

Siamo al luglio del 1943 e gli Alleati arrivano anche ad invadere l’Italia partendo dalla Sicilia. Ciò porta al crollo diretto del fascismo e più avanti del regime monarchico con la fuga del re. Contemporaneamente, la Germania invade l’Italia da nord fino al basso Lazio (settembre 1943) dove viene instaurata la Linea Gustav fra l’Italia antifascista e l’Italia tedesca.

Nei successivi mesi, tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44, Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea. Precisamente intorno all’abbazia di Montecassino.

La Marsica sta li vicino e i Tedeschi si accorgono che la zona è al centro dell’Italia e a metà dalla costa adriatica e tirrenica e quindi ottima come base.

I Tedeschi infatti instaurano il loro quartier generale vicino Alba Fucens, perchè si accorgono che questo luogo è il centro d’Italia e da qui si può arrivare ovunque, ma anche fuggire ovunque. Precisamente è Massa d’Albe il quartier generale, mentre l’antico castello di Alba torna fortezza. Qui vi sono inserite mitragliatrici per rispondere alla contraerea alleata. Altra sede importante occupata dai Tedeschi è Avezzano dove anche da qui operano il controllo del centro Italia.

 

 

– Rocca di Mezzo sotto l’occupazione tedesca (1943-44)

Scorcio di Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personale)

 

Come abbiamo detto i Tedeschi arrivano anche a Rocca di Mezzo, dove instaurano un duro regime di polizia e prendono come sede di comando Villa Cidonio. Lo stato di polizia dei Tedeschi nell’Altopiano delle Rocche è assai intenso in quanto questa è una zona di passaggio importante e poi da qui si può controllare sia l’Aquila che la Marsica.

A partire da ottobre 1943 abbiamo l’occupazione tedesca dell’Italia fino a Frosinone e l’Abruzzo rientra in questo territorio. Il regime tedesco sui territori occupati è molto duro e ciò avviene come detto anche a  Rocca di Mezzo, dove i Tedeschi  instaurano anche qui un regime di paura e sopraffazione.  A Rocca di Mezzo i Tedeschi prendono come sede di comando militare villa Cidonio

Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia si sommano i bombardamenti alleati che dal novembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi.

Ma facendo così danneggiano anche i contadini marsi che per un po’ cercano di resistere, ma poi passato un po’ di tempo con la polizia tedesca divenuta insopportabile e soprattutto i bombardamenti alleati, si preferisce fuggire via o in montagna o riscoprendo i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915. La stessa cosa avviene anche a Rocca di Mezzo e Terranera dove i Tedeschi sono molto puntigliosi nel loro stato di polizia

Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri in fuga dal campo di concentramento di Avezzano dove vengono posti in stato di arresto i vari soldati alleati catturati, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.

I Rocchegiani cercano di difendersi dai Tedeschi murando in casa o in altri luoghi i propri pochi averi per impedire che questi se ne impadroniscano, ma invano i Tedeschi sia per necessità che per sopraffazione riescono a scovare i nascondigli dei poveri contadini, prendendosi ciò che loro nascondono.

Nel corso del 1944 a Rocca di Mezzo si registrano alcuni bombardamenti che si abbattono sia sul centro abitato che sulla campagna circostante. L’Altopiano delle Rocche si rivela per i tedeschi un ottimo punto di osservazione  e controllo. Qui oltre a Rocca di Mezzo sono diversi i luoghi, che essi scelgono come base tecnica.

Per esempio ad Ovindoli vi è il Casale delle Rocche, edificato dal Principe Torlonia presso il comune di Ovindoli,  che ora viene usato per tutto il periodo di occupazione come base tedesca per il controllo del territorio. Essendo questo in posizione elevata viene ribattezzato nido d’Aquila.

In generale l’interessamento nazista per il territorio di Rocca di Cambio riguarda la sua posizione geografica dato il controllo che da qui si può fare su gran parte dell’altopiano e sul suo collegamento naturale con tutto l’aquilano, essendo l’Altopiano delle Rocche via di passaggio secondaria, ma importante verso il Fucino e la Marsica.

 

 

 

– Terranera e la chiesa di San Lorenzo durante l’occupazione nazista (1943-44)

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Come accennato anche a Terranera interviene la polizia tedesca che con il loro duro regime di polizia controlla la zona. Gli abitanti del piccolo borgo cercano come possono di fare una vita tranquilla, ma invano tra la paura dei bombardamenti alleati e i truci Tedeschi la vita è dura e terribilmente stressante.

Molte persone cercano conforto nella preghiera frequentando la piccola chiesa di San Lorenzo che diventa un luogo di ritrovo fondamentale per cercare di allentare lo stress della situazione.

 

 

– La guerra sulla linea Gustav (gennaio-aprile 1944)

Tra gennaio e febbraio 1944 i Tedeschi decidono di allestire una seconda linea difensiva parallela alla Linea Gustav. La nuova linea difesiva si allestisce lungo un tratto che, partendo più su di Case Cipriani, scendeva al fondo valle e risaliva verso Sant’Onofrio e monte Cornacchia. La  nuova linea difensiva viene a passare anche al di sopra di Tre Ponti, in località Ciammorrone, dove viene allestito un nuovo fortilizio centrale che nelle intenzioni tedesche dovrebbe fermare l’avanzata degli alleati verso nord. Il nuovo confine difensivo viene ad includere anche un enorme costone roccioso dal quale si domina la valle Roveto, ma anche la valle del Cimino.

Nelle intenzioni del Comando di guerra germanico questa linea difensiva dovrebbe rappresentare una seconda Cassino, ma lo sbarco di Anzio ad occidente e lo sfondamento di Orsogna ad oriente, da parte degli anglo americani, rendono vano il massiccio baluardo. Resta comunque il fatto che questo baluardo viene in parte realizzato e il tutto a spese della popolazione maschile di Balsorano, he con una manovra coercitiva viene in parte catturata e messa a lavorare all’ opera.

Nei mesi in cui ciò avviene abbiamo che ad alcuni km di distanza da Cappadocia si combatte la grande battaglia di Montecassino, che coinvolge seppure per fortuna in modo modesto anche il territorio della Valle Roveto.

 

L’Abbazia di Montecassino prima della sua distruzione nel 1944

 

A Cassino passa la linea Gustav e qui i Tedeschi hanno concentrato molte divisioni di difesa e rafforzato i territori e  colli retrostanti la linea prima, tra cui Balsorano. In questo modo gli Alleati si trovano davanti un muro portentoso che rallenta la loro marcia di risalita. Gli Alleati tentano in tutti i modi di sfondare questa linea tedesca, ma i Nazisti respingono bene i primi assalti alleati, che hanno gravemente sottovalutato il territorio montuoso italiano e la capacità di resistenza tedesca, trasformando quella che doveva essere una facile vittoria in una guerra di logoramento sotto l’Abbazia di Montecassino.

 

L’abbazia di Montecassino prima del bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

 

Proprio l’Abbazia di Montecassino diventa l’emblema di questa battaglia, da un lato ci sono i Tedeschi che pur rispettando l’inviolabilità del luogo ne fanno un punto di osservazione e dall’altro gli Angloamericani che pensano di trovarsi davanti una grande fortezza nemica piena di uomini e mezzi di combattimento.

E Rocca di Mezzo?

Come detto anche nell’area di Rocca di Mezzo vi sono alcuni bombardamenti che colpiscono il centro abitato che porta la popolazione a nascondersi per evitare di essere colpiti. Certo molte persone del paese cercano rifugio in casolari abbandonati o direttamente in cavarne presenti in montagna, per sfuggire all’orrore tedesco si tenta di tutto. 

Facciamo ora un piccolo salto temporale giungendo alla alla fine di aprile del 1944 e  mentre si vive in quell’inferno di disperazione e di morte in molti si chiedono: “Quando finirà? Cosa ci riserba il futuro?”

Già il futuro; una realtà certa ma imprevedibile, un dato di fatto sicuro ed oscuro nelle mani del destino, ma manovrato in modo imponderabile dalla mente scellerata dell’uomo. Nonostante questa situazione di grave stress sboccia anche qualche amore ed alcune donne maritate rimangono incinte. Nacque qualche storiella persino tra fanciulle del luogo e giovani militari tedeschi condannati a morire sul fronte di Cassino.

Già Cassino… il fronte di Cassino continua ad essere caldo ed intenso di scontri armati, con le truppe tedesche che manifestano stanchezza e gli Alleati che ci credono di più specie dopo la fine dell’Abbazia vista come una fortezza inespugnabile.  

 

Bombardamento alleato sull’Abbazia di Cassino (1944)

 

Inizialmente gli Angloamericani aggirano il luogo sacro dell’abbazia, bombardando massicciamente i luoghi attorno e cercando di sfondare le linee nemiche. Ma alla fine stufi di una situazione stagnante forse anche perchè esasperati, non lo so, bombardano e distruggono la bellissima abbazia (15 febbraio).

 

Bombardamento alleato sull’Abbazia di Cassino (1944)

 

L’abbazia di Montecassino distrutta dal bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

 

L’abbazia di Montecassino dopo il bombardamento alleato

 

Poco tempo dopo la distruzione dell’Abbazia di Cassino anche la città di Cassino viene distrutta nel bombardamento del 15 marzo 44.

 

bombardamento alleato della città di Cassino il 15 marzo 1944

 

 

E nel resto della Marsica?

Nel resto della Marsica sono tanti i bombardamenti che i paesi e la popolazione devono subire e come ad Avezzano, dove la popolazione abbandona precipitosamente le case nei paesi per trovare riparo o sulle montagne o negli antichi borghi venuti giù con il terremoto del 1915.

 

Bombardamento alleato su Avezzano tra gennaio e maggio 1944

 

Crateri dei bombardamenti ad Avezzano (1944)

 

I bombardamenti che avvengono sulla Marsica si concentrano soprattutto tra i paesi di Avezzano e Massa d’Albe all’epoca i borghi principali della zona, dove i Tedeschi avevano i loro centri di comando principali. Ma anche molti altri centri secondari vengono bombardati massicciamente tra cui Carsoli che viene praticamente distrutta.

 

Carsoli 1944: resti di strutture bombardate.

 

 

– La liberazione e la fine della 2 guerra mondiale nella Marsica e In Italia (maggio 1944 – aprile 1945)

Arriviamo ora alle battute finali di questa lunga guerra di terra e di trincea. Siamo al 29 maggio e gli Alleati stanno dilagando nel territorio dell’Abruzzo e del Lazio dopo aver avuto la meglio sui Tedeschi che sono ora in fuga ma s’inventano di tutto per rallentare gli Alleati. Da parte alleata s’intensificano i bombardamenti per arrestare la fuga tedesca. In questo gioco al massacro è la popolazione civile a rimetterci con morti e feriti. Massicci bombardamenti si hanno tra il 29 maggio e il 6 giugno, vengono distrutte molte case a Balsorano e frazioni.

L’esatto numero d’incursioni di alleati e tedeschi in fuga non si conosce, ma i danni a persone e abitazioni sono numerosi. Quel che si sa con sicurezza è che le località, densamente abitate in questo periodo sono vicino a Ciammarone, luogo fortemente fortificato dai tedeschi che ha rallentato per diversi giorni gli Alleati e che ora è in mano alleata dopo massicci interventi militari. Alla fine della guerra a Balsorano sono contate una ventina di salme di soldati tedeschi, seppelliti alla meglio nei campi. Qualche decennio dopo le salme sono dissotterrate a cura dell’Ambasciata tedesca a Roma e sepolte nell’apposito cimitero di Cassino.

Dopo accaniti scontri fra Alleati, Antifascisti e Tedeschi vincono i primi che all’inizio di Giugno sfondano la linea Gustav e penetrano nell’interno del Centro Italia liberandola dalla morsa tedesca.

Gli Alleati raggiungono la Marsica il 4 giugno arrivando a Balsorano. Qui gli Alleati sospendono i bombardamenti sulla zona, dopo aver sentoiti alcuni locali, che l’informano del veloce ritiro tedesco, che ha lasciato o sta lasciando la Marsica.

Lo stesso 4 giugno 1944 gli Alleati raggiungono Roma liberandola definitivamente dai Tedeschi.

 

Liberazione di Roma da parte alleata il 4 giugno 1944

 

Inizialmente però gli Alleati non accettano questi locali credendoli dei nemici travestiti da pacificatori, ma dopo aver accertato le loro identità e vengono sospese le operazioni belliche.

 

Cannone statunitense presente a Balsorano nel 1944, probabilmente usato nei giorni di giugno 44 per liberare la Marsica dai Nazisti.

 

Nonostante ciò qualcuno verso le 12 del 4 giugno cannoneggia la zona di grotta S. Angelo dove vi sono molti civili che hanno trovato rifugio presso la grotta. Quasi per miracolo le cannonate non producono danni alle persone rifugiate nella grotta (c’era qui mezza Balsorano). Dopo quest’ultimo incidente??? la popolazione di Balsorano capisce che la situazione è cambiata e piano piano ritorna nei paesi di origine a cominciare dalla distrutta Balsorano.

Il giorno 6 giugno 1944 una armatissima pattuglia di soldati neozelandesi, a bordo di camionette, entra nella piazza centrale di Balsorano, accolta con soddisfazione dalla gente, che capisce in modo definitivo che sono terminati i patimenti. Nel frattempo il resto della popolazione rifugiata tra le montagne torna in paese. Ai bambini che guardano incuriositi i militari neozelandesi, sono dati da questi  tavolette di cioccolata e agli adulti sono regalate un po’ di sigarette. A Balsorano nel frattempo rientra Giuseppe Bifolchi il quale, qualche giorno dopo, occupa la poltrona di primo cittadino.

La Marsica viene poi completamente liberata dai Tedeschi tra il 7 e 12 giugno. E’ l’inizio della rinascita

Nell’arco del 1944 e nella prima metà del 1945 la guerra termina con la definitiva sconfitta dei Nazifasciti. L’Italia è liberata il 25 aprile 1945, Mussolini è preso e fucilato e Hitler muore suicida due giorni dopo. In Agosto anche i Giapponesi si arrendono.

 

 


 

 

 

– L’Italia nella seconda guerra mondiale 1940-43

Nel 1940 l’Italia, guidata dal “grande genio Mussolini”, entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

 

Esercitazione militare fascista a Carsoli nel 1938

 

A Rocca di Mezzo come tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Rocca di Mezzi così come da altri centri della Marsica, molti giovani sono costretti a partire per il fronte dopo l’arrivo della cartolina di precetto.

I giovani che partono separano famiglie giovani e famiglie più anziane. Anziane madri che piangono mariti e figli, le donne giovani sposate con figli piangono i mariti in partenza perchè si rendono conto dei gravi patimenti.

 

Manifestazione fascista a Balsorano nel 1941

 

Il regime fascista locale fa sfoggio di sicurezza e fino al 1942 continuano le adunate e le varie manifestazioni fasciste locali. Questi saranno le manifestazioni tragico comiche di un regime ormai morente.

 

– La svolta dolorosa – il 1943

Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e i ragazzi di Cappadocia partiti per la guerra in gran parte non fanno ritorno alcuni muoiono sul fronte greco-albanese, altri cadono per il freddo intenso mentre affrontano con altre migliaia di giovani la campagna di Russia (operazione Barbarossa, che dovrebbe essere ridefinita “operazione suicidio”). Altri ancora sono fatti prigionieri in Africa. Però qualcuno di loro poi riesce a tornare

Siamo al luglio del 1943 e gli Alleati arrivano anche ad invadere l’Italia partendo dalla Sicilia. Ciò porta al crollo diretto del fascismo e più avanti del regime monarchico con la fuga del re. Contemporaneamente, la Germania invade l’Italia da nord fino al basso Lazio (settembre 1943) dove viene instaurata la Linea Gustav fra l’Italia antifascista e l’Italia tedesca.

Nei successivi mesi, tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44, Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea. Precisamente intorno all’abbazia di Montecassino.

La Marsica sta li vicino e i Tedeschi si accorgono che la zona è al centro dell’Italia e a metà dalla costa adriatica e tirrenica e quindi ottima come base.

I Tedeschi infatti instaurano il loro quartier generale vicino Alba Fucens, perchè si accorgono che questo luogo è il centro d’Italia e da qui si può arrivare ovunque, ma anche fuggire ovunque. Precisamente è Massa d’Albe il quartier generale, mentre l’antico castello di Alba torna fortezza. Qui vi sono inserite mitragliatrici per rispondere alla contraerea alleata. Altra sede importante occupata dai Tedeschi è Avezzano dove anche da qui operano il controllo del centro Italia.

 

 

– Rocca di Mezzo sotto l’occupazione tedesca (1943-44)

Scorcio di Rocca di Mezzo oggi. (Immagine personale)

 

Come abbiamo detto i Tedeschi arrivano anche a Rocca di Mezzo, dove instaurano un duro regime di polizia e prendono come sede di comando Villa Cidonio. Lo stato di polizia dei Tedeschi nell’Altopiano delle Rocche è assai intenso in quanto questa è una zona di passaggio importante e poi da qui si può controllare sia l’Aquila che la Marsica.

A partire da ottobre 1943 abbiamo l’occupazione tedesca dell’Italia fino a Frosinone e l’Abruzzo rientra in questo territorio. Il regime tedesco sui territori occupati è molto duro e ciò avviene come detto anche a  Rocca di Mezzo, dove i Tedeschi  instaurano anche qui un regime di paura e sopraffazione.  A Rocca di Mezzo i Tedeschi prendono come sede di comando militare villa Cidonio

Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia si sommano i bombardamenti alleati che dal novembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi.

Ma facendo così danneggiano anche i contadini marsi che per un po’ cercano di resistere, ma poi passato un po’ di tempo con la polizia tedesca divenuta insopportabile e soprattutto i bombardamenti alleati, si preferisce fuggire via o in montagna o riscoprendo i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915. La stessa cosa avviene anche a Rocca di Mezzo e Terranera dove i Tedeschi sono molto puntigliosi nel loro stato di polizia

Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri in fuga dal campo di concentramento di Avezzano dove vengono posti in stato di arresto i vari soldati alleati catturati, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.

I Rocchegiani cercano di difendersi dai Tedeschi murando in casa o in altri luoghi i propri pochi averi per impedire che questi se ne impadroniscano, ma invano i Tedeschi sia per necessità che per sopraffazione riescono a scovare i nascondigli dei poveri contadini, prendendosi ciò che loro nascondono.

Nel corso del 1944 a Rocca di Mezzo si registrano alcuni bombardamenti che si abbattono sia sul centro abitato che sulla campagna circostante. L’Altopiano delle Rocche si rivela per i tedeschi un ottimo punto di osservazione  e controllo. Qui oltre a Rocca di Mezzo sono diversi i luoghi, che essi scelgono come base tecnica.

Per esempio ad Ovindoli vi è il Casale delle Rocche, edificato dal Principe Torlonia presso il comune di Ovindoli,  che ora viene usato per tutto il periodo di occupazione come base tedesca per il controllo del territorio. Essendo questo in posizione elevata viene ribattezzato nido d’Aquila.

In generale l’interessamento nazista per il territorio di Rocca di Cambio riguarda la sua posizione geografica dato il controllo che da qui si può fare su gran parte dell’altopiano e sul suo collegamento naturale con tutto l’aquilano, essendo l’Altopiano delle Rocche via di passaggio secondaria, ma importante verso il Fucino e la Marsica.

 

 

 

– Terranera e la chiesa di San Lorenzo durante l’occupazione nazista (1943-44)

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Come accennato anche a Terranera interviene la polizia tedesca che con il loro duro regime di polizia controlla la zona. Gli abitanti del piccolo borgo cercano come possono di fare una vita tranquilla, ma invano tra la paura dei bombardamenti alleati e i truci Tedeschi la vita è dura e terribilmente stressante.

Molte persone cercano conforto nella preghiera frequentando la piccola chiesa di San Lorenzo che diventa un luogo di ritrovo fondamentale per cercare di allentare lo stress della situazione.

 

 

– La guerra sulla linea Gustav (gennaio-aprile 1944)

Tra gennaio e febbraio 1944 i Tedeschi decidono di allestire una seconda linea difensiva parallela alla Linea Gustav. La nuova linea difesiva si allestisce lungo un tratto che, partendo più su di Case Cipriani, scendeva al fondo valle e risaliva verso Sant’Onofrio e monte Cornacchia. La  nuova linea difensiva viene a passare anche al di sopra di Tre Ponti, in località Ciammorrone, dove viene allestito un nuovo fortilizio centrale che nelle intenzioni tedesche dovrebbe fermare l’avanzata degli alleati verso nord. Il nuovo confine difensivo viene ad includere anche un enorme costone roccioso dal quale si domina la valle Roveto, ma anche la valle del Cimino.

Nelle intenzioni del Comando di guerra germanico questa linea difensiva dovrebbe rappresentare una seconda Cassino, ma lo sbarco di Anzio ad occidente e lo sfondamento di Orsogna ad oriente, da parte degli anglo americani, rendono vano il massiccio baluardo. Resta comunque il fatto che questo baluardo viene in parte realizzato e il tutto a spese della popolazione maschile di Balsorano, che con una manovra coercitiva viene in parte catturata e messa a lavorare all’opera.

Nei mesi in cui ciò avviene abbiamo che ad alcuni km di distanza da Cappadocia si combatte la grande battaglia di Montecassino, che coinvolge seppure per fortuna in modo modesto anche il territorio della Valle Roveto.

L’Abbazia di Montecassino prima della sua distruzione nel 1944

 

A Cassino passa la linea Gustav e qui i Tedeschi hanno concentrato molte divisioni di difesa e rafforzato i territori e  colli retrostanti la linea prima, tra cui Balsorano. In questo modo gli Alleati si trovano davanti un muro portentoso che rallenta la loro marcia di risalita. Gli Alleati tentano in tutti i modi di sfondare questa linea tedesca, ma i Nazisti respingono bene i primi assalti alleati, che hanno gravemente sottovalutato il territorio montuoso italiano e la capacità di resistenza tedesca, trasformando quella che doveva essere una facile vittoria in una guerra di logoramento sotto l’Abbazia di Montecassino.

L’abbazia di Montecassino prima del bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

 

Proprio l’Abbazia di Montecassino diventa l’emblema di questa battaglia, da un lato ci sono i Tedeschi che pur rispettando l’inviolabilità del luogo ne fanno un punto di osservazione e dall’altro gli Angloamericani che pensano di trovarsi davanti una grande fortezza nemica piena di uomini e mezzi di combattimento.

E Rocca di Mezzo?

Come detto anche nell’area di Rocca di Mezzo vi sono alcuni bombardamenti che colpiscono il centro abitato che porta la popolazione a nascondersi per evitare di essere colpiti. Certo molte persone del paese cercano rifugio in casolari abbandonati o direttamente in cavarne presenti in montagna, per sfuggire all’orrore tedesco si tenta di tutto.

Facciamo  ora un piccolo salto temporale giungendo alla fine di aprile del 1944 e  mentre si vive in quell’inferno di disperazione e di morte in molti si chiedono: “Quando finirà? Cosa ci riserba il futuro?”

Già, il futuro; una realtà certa ma imprevedibile, un dato di fatto sicuro ed oscuro nelle mani del destino, ma manovrato in modo imponderabile dalla mente scellerata dell’uomo. Nonostante questa situazione di grave stress sboccia anche qualche amore ed alcune donne maritate rimangono incinte. Nacque qualche storiella persino tra fanciulle del luogo e giovani militari tedeschi condannati a morire sul fronte di Cassino.

Già Cassino… il fronte di Cassino continua ad essere caldo ed intenso di scontri armati, con le truppe tedesche che manifestano stanchezza e gli Alleati che ci credono di più specie dopo la fine dell’Abbazia vista come una fortezza inespugnabile.  

 

Bombardamento alleato sull’Abbazia di Cassino (1944)

 

Inizialmente gli Angloamericani aggirano il luogo sacro dell’abbazia, bombardando massicciamente i luoghi attorno e cercando di sfondare le linee nemiche. Ma alla fine stufi di una situazione stagnante forse anche perchè esasperati, non lo so, bombardano e distruggono la bellissima abbazia (15 febbraio).

 

Bombardamento alleato sull’Abbazia di Cassino (1944)

 

L’abbazia di Montecassino distrutta dal  bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

 

L’abbazia di Montecassino dopo il bombardamento alleato

 

Poco tempo dopo la distruzione dell’Abbazia di Cassino anche la città di Cassino viene distrutta nel bombardamento del 15 marzo 44.

 

bombardamento alleato della città di Cassino il 15 marzo 1944

 

 

E nel resto della Marsica?

Nel resto della Marsica sono tanti i bombardamenti che i paesi e la popolazione devono subire e come ad Avezzano, dove la popolazione abbandona precipitosamente le case nei paesi per trovare riparo o sulle montagne o negli antichi borghi venuti giù con il terremoto del 1915.

 

Bombardamento alleato su Avezzano tra gennaio e maggio 1944

 

Crateri dei bombardamenti ad Avezzano (1944)

 

I bombardamenti che avvengono sulla Marsica si concentrano soprattutto tra i paesi di Avezzano e Massa d’Albe all’epoca i borghi principali della zona, dove i Tedeschi avevano i loro centri di comando principali. Ma anche molti altri centri secondari vengono bombardati massicciamente tra cui Carsoli che viene praticamente distrutta.

 

Carsoli 1944: resti di strutture bombardate.

 

 

– La liberazione e la fine della 2 guerra mondiale nella Marsica e In Italia (maggio 1944 – aprile 1945)

Arriviamo ora alle battute finali di questa lunga guerra di terra e di trincea. Siamo al 29 maggio e gli Alleati stanno dilagando nel territorio dell’Abruzzo e del Lazio dopo aver avuto la meglio sui Tedeschi che sono ora in fuga ma s’inventano di tutto per rallentare gli Alleati. Da parte alleata s’intensificano i bombardamenti per arrestare la fuga tedesca. In questo gioco al massacro è la popolazione civile a rimetterci con morti e feriti. Massicci bombardamenti si hanno tra il 29 maggio e il 6 giugno, vengono distrutte molte case a Balsorano e frazioni.

L’esatto numero d’incursioni di alleati e tedeschi in fuga non si conosce, ma i danni a persone e abitazioni sono numerosi. Quel che si sa con sicurezza è che le località, densamente abitate in questo periodo sono vicino a Ciammarone, luogo fortemente fortificato dai tedeschi che ha rallentato per diversi giorni gli Alleati e che ora è in mano alleata dopo massicci interventi militari. Alla fine della guerra a Balsorano sono contate una ventina di salme di soldati tedeschi, seppelliti alla meglio nei campi. Qualche decennio dopo le salme sono dissotterrate a cura dell’Ambasciata tedesca a Roma e sepolte nell’apposito cimitero di Cassino.

Dopo accaniti scontri fra Alleati, Antifascisti e Tedeschi vincono i primi che all’inizio di Giugno sfondano la linea Gustav e penetrano nell’interno del Centro Italia liberandola dalla morsa tedesca.

Gli Alleati raggiungono la Marsica il 4 giugno arrivando a Balsorano. Qui gli Alleati sospendono i bombardamenti sulla zona, dopo aver sentoiti alcuni locali, che l’informano del veloce ritiro tedesco, che ha lasciato o sta lasciando la Marsica.

Lo stesso 4 giugno 1944 gli Alleati raggiungono Roma liberandola definitivamente dai Tedeschi.

 

Liberazione di Roma da parte alleata il 4 giugno 1944

 

Inizialmente però gli Alleati non accettano questi locali credendoli dei nemici travestiti da pacificatori, ma dopo aver accertato le loro identità e vengono sospese le operazioni belliche.

 

Cannone statunitense presente a Balsorano nel 1944, probabilmente

usato nei giorni di giugno 44 per liberare la Marsica dai Nazisti.

 

Nonostante ciò qualcuno verso le 12 del 4 giugno cannoneggia la zona di grotta S. Angelo dove vi sono molti civili che hanno trovato rifugio presso la grotta. Quasi per miracolo le cannonate non producono danni alle persone rifugiate nella grotta (c’era qui mezza Balsorano). Dopo quest’ultimo incidente??? la popolazione di Balsorano capisce che la situazione è cambiata e piano piano ritorna nei paesi di origine a cominciare dalla distrutta Balsorano.

Il giorno 6 giugno 1944 una armatissima pattuglia di soldati neozelandesi, a bordo i camionette, entra nella piazza centrale di Balsorano, accolta con soddisfazione dalla gente, che capisce in modo definitivo che sono terminati i patimenti. Nel frattempo il resto della popolazione rifugiata tra le montagne torna in paese. Ai bambini che guardano incuriositi i militari neozelandesi, sono dati da questi  tavolette di cioccolata e agli adulti sono regalate un po’ di sigarette. A Balsorano nel frattempo rientra Giuseppe Bifolchi il quale, qualche giorno dopo, occupa la poltrona di primo cittadino.

La Marsica viene poi completamente liberata dai Tedeschi tra il 7 e 12 giugno. E’ l’inizio della rinascita

Nell’arco del 1944 e nella prima metà del 1945 la guerra termina con la definitiva sconfitta dei Nazifasciti. L’Italia è liberata il 25 aprile 1945, Mussolini è preso e fucilato e Hitler muore suicida due giorni dopo. In Agosto anche i Giapponesi si arrendono.

 

 


 

 

– Dalla monarchia alla Repubblica in Italia e la ricostruzione di Cappadocia

Nel 1944 con la liberazione di Roma, anche se l’Italia non è ancora libera dal Nazi-Fascismo, si procede verso un periodo di transizione  secondo l’idea dei governanti italiani, esponenti dei partiti antifascisti. Il primo passo in questo senso è il passo indietro di Vittorio Emanuele III re di un mondo crollato che non rappresenta più nessuno, che però ancora non riesce a distaccarsi dalla sua vecchia concezione di potere.

 

Il vecchio re Vittorio Emanuele III.

(Immagine da https://www.storiologia.it/biografie/vittorioem3.htm)

 

Il passo indietro di cui parliamo è il suo ritiro a vita privata e la nomina del figlio Umberto a luogotenente generale del Regno d’Italia, che in pratica viste le circostanze è più un’abdicazione che altro, ma formalmente salva le apparenze mantenendo se stesso come re. Non riconoscere i propri limiti significa non avere coscienza di ciò che ha portato all’Italia con il suo modo di fare. Vittorio Emanuele III può in questo momento ancora salvare la monarchia, ma preferisce per egoismo farsi da parte solo praticamente e non formalmente. In questo caso la forma è sostanza, ma ci pensa Umberto a chiarire le cose nella pratica iniziando seppure informalmente il suo ruolo di re d’Italia.

 

Il re-luogotenente d’Italia Umberto II (1944-46)

 

Con l’ascesa di Umberto al potere si avvia anche formalmente il periodo di ricostruzione istituzionale dell’Italia che terminerà due anni dopo con il referendum. Mentre l’Italia viene via via liberata, le varie zone d’Italia già libere iniziano dapprima la conta dei danni e poi piano piano la ricostruzione. Ciò è vero anche nella Marsica dove si procede da una parte nella ricostruzione e nell’altra nella ripresa della lotta al principe Torlonia per la questione delle terre fucensi.

A Rocca di Mezzo dove la lotta per le terre del Fucino non interessa non riguardando direttamente il suo territorio si procede nell’immediata ricostruzione, a cominciare dalla rete viaria gravemente danneggiata dai Tedeschi in fuga.

Come detto sopra nell’aprile del 1945 l’Italia è libera e Mussolini viene trucidato su ordine del Comitato di Liberazione. Pochi mesi dopo la guerra termina. Infine s’indice il referendum istituzionale per scegliere lo status istituzionale fra monarchia e repubblica. In questo senso abbiamo l’ultimo atto di Vittorio Emanuele che abdica in favore del figlo Umberto il 9 maggio 1946. Ora Umberto è re anche di nome

 

Umberto diventa re d’Italia in modo formale il 9 maggio 46

 

Immagini simbolo del passaggio dell’Italia da monarchia a repubblica.

 

Il referendum istituzionale avviene il 2 giugno 1946 tra una grande partecipazione pubblica. I dati del referendum ci mettono diversi giorni per essere accertati, ma infine sono trasmessi e viene sancita la nascita la nascita della Repubblica (12 giugno). Il 13 giugno Umberto II lascia l’Italia che diventa in automatico repubblica, i cui poteri di rappresentanza sono assunti temporaneamente dal 1 ministro De Gasperi.

Nel frattempo il paese viene via via ricostruito e la stessa cosa avviene anche nella Marsica, dove si cerca il più velocemente possibile di riparare la rete viaria e ferroviaria.

 

 

– Terranera a metà XX secolo

A partire dal 1946 Terranera come molti altri borghi abruzzesi ritorna lentamente alla normalità e la gente ancora scossa dall’esperienza della guerra e dell’occupazione nazista, fatica un po’ a ritrovarsi, ma poi le cose vanno e si ritorna alle attività tradizionali e la popolazione partecipa attivamente alla ricostruzione del borgo laddove ve ne è bisogno.

Tuttavia dopo alcuni anni ci si accorge che le cose come si sperava, in quanto l’economia non va e non si hanno abbastanza soldi per andare avanti. Risultato che anche il borgo di Terranera inizia a spopolarsi come tutti gli altri borghi marsicani.

Lentamente la popolazione cala e chi va via emigra all’estero in cerca di fortuna, contribuendo al fenomeno della seconda grande emigrazione di massa degli anni ’50 e ’60.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a metà ‘900

La chiesa di Santa Maria delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

In questo periodo pur in mancanza di fonti dirette, pensiamo che la chiesa della Madonna delle Grazie possa essere stata oggetto di restauro, con la possibile riparazione dei danni del sisma del 1915 ed eventuali del periodo di guerra.

 

 

– Terranera negli anni ’60 e ’70

Terranera negli anni ’60

 

In tutto questo il paesello di Terranera segue la corrente con persone che vanno via per andare o in altri paesi come i paesi del Nord Europa o Canada o inaltre città italiane come Milano, Torino ecc. Molti però preferiscono trasferirsi a Roma dove comunque la vita è nettamente migliorata e i servizi stanno facendo boom e soprattutto la distanza è minore e ciò permette un continuo interscambio tra i paesi e la città. Ad un certo punto addirittura la Marsica sembra divenire una sorta di periferia romana più che essere parte della provincia aquilana.

 

 

– Terranera a fine XX secolo

Scorcio di Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Terranera alla fine del XX secolo è un piccolo borgo di montagna, che si viene spopolando poco a poco, che tuttavia tende a riempirsi d’estate per il ritorno temporaneo degli emigranti. Nei primi anni ’80 il paese tende a reagire al grado di apatia presente qui attraverso l’avvio d’iniziative volte a rafforzare il turismo, ben presente nell’Altopiano delle Rocche, ma meno nel borgo, dove si è fatto ancora poco. Nel corso degli anni ’80 le iniziative volte a migliorare la ricettività di Terranera aumenta, proseguendo negli anni ’90.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a fine secolo

La chiesa di Santa Maria delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

La chiesa della Madonna delle Grazie negli anni ’90 è ancora una chiesa dove si svolgono molte funzioni religiose legate ai funerali o al ricordo dei propri cari scomparsi. La popolazione del piccolo borgo appare profondamente legata alla piccola chiesa, che rappresenta una parte importante della propria storia.

 

 


 

 

 

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XXI secolo

 

– Il paese di Terranera a inizio secolo

Scorcio del borgo di Terranera del 2008. (Immagine da Googlemap)

 

Il paese di Terranera agli inizi degli anni 2000 è un tranquillo e ameno borgo di montagna, frequentato soprattutto da visitatori che giungono dall’Aquila. Il borgo ormai si è lasciato alle spalle il suo passato pastorale ed è ormai un divenuto un piccolo e gioioso centro residenziale di montagna concentrato sul turismo.

 

Immagine da GOOGLEMAP di una attività turistica nel 2008

 

Qui a Terranera infatti sono sorte alcune attività ricettive che intercettano i turisti che vengono nell’Altopiano delle rocche sia d’estate che d’inverno.

 

Scorcio di una piazza di Terranera del 2008.(Imagine personale)

 

Da Terranera partono numerosi escursionisti per le grotte di Stiffe vicine al borgo, per Rocca di Cambio per visitare il borgo più alto degli Appennini o semplicemente per visitare il territorio circostante il borgo assai ricco sul piano naturalistico.

 

Scorcio di Terranera del 2008.(Imagine personale)

 

A inizio anni 2000 il paese di Terranera è un paese vivo, pieno d’iniziativa che cerca di non essere secondo rispetto ad altri borghi della zona meglio organizzati.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie negli anni 2000

Nei primi anni 2000 la chiesa continua a servire il paese esattamente come avvenuto nel ‘900 e nei secoli precedenti. Gli abitanti continuano ad avere cura della chiesa come avvenuto in passato, ma allo stesso tempo si cerca di rendere il luogo della struttura accogliente e particolare come si addice a un posto come questo presente vicino un cimitero.

 

 


 

 

 

– Terremoto dell’Aquila (2009)

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)

 

Una forte scossa sismica di 6,3 gradi Mw colpisce la città dell’Aquila nell’aprile 2009. La città viene distrutta del sisma che produce più di 300 morti.

 

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)

 

Il terremoto colpisce tutto il centro Italia, ma è soprattutto nell’aquilano che fa sentire i suoi effetti maggiori. Il terremoto nella Marsica pur sentendosi distintamente produce in linea generale meno danni, la maggior parte dei quali concentrati nelle chiese e monumenti.

Nonostante ciò ci sono comunque alcuni borghi della Marsica che hanno risentito maggiormente del sisma riportando danni importanti, come i paesi dell’Altopiano delle Rocche come Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli.

 

 

– Effetti del sisma dell’Aquila su Terranera

Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Il sisma dell’Aquila si è sentito fortemente anche qui a Terranera producendo molti danni a molti immobili, per fortuna tutti danni riparabili e altra fortuna pare non si sono segnalati feriti importanti. Certo i danni per quanto riparabili ci sono e hanno i loro costi e i loro tempi, ma alle cose materiali c’è rimedio, invece la vita è un’altra cosa.

 

 

– Effetti del terremoto sulla chiesa della Madonna delle Grazie (2009-11)

La chiesa della Madonna delle Grazie nel 2011. (Immagine da Googlemap)

 

La chiesa dal sisma dell’Aquila ne esce danneggiata in più punti con lesioni alla volta e alla facciata visibili nella controfacciata.

 

 

– Terremoto di Amatrice (2016-17)

Terremoti di Amatrice del 2016-17. (Immagine da Wikipedia)

 

Tra l’agosto 2016 e il gennaio 2017 una serie d’importanti scosse sismiche si succedono nel territorio del comune di Amatrice (AQ). Le scosse avvengono in una zona geologicamente distinta dall’area dell’Aquila interessata dal precedente sisma del 2009. La sequenza sismica non avviene in un unica ondata, in quanto dura diversi mesi interessando un settore ampio tra Abruzzo, Umbria, e Marche che viene colpito in più punti.

 

il centro di Amatrice distrutto dal sisma del 24-8-2016. (Immagine da Wikipedia)

 

Ma andiamo con ordine le prima sequenza con le prime scosse avviene il 24 agosto 2016 con un primo terremoto che si manifesta ad Amatrice con magnitudo 6 Mw che distrugge il paese. La seconda segue alcune ore dopo manifestandosi a Norcia con 5,3 Mw, che semidistrugge il paese.

 

Resti della basilica di San Benedetto di Norcia dopo il sisma del 30-10-2016.

(Immagine da https://www.repubblica.it/topics/news/terremoto_norcia_30_ottobre_2016_-151107559/)

 

La seconda ondata di scosse avvengono a ottobre 2016 manifestandosi le prime due nella provincia di Macerata il 26 ottobre con la prima di magnitudo 5,4 Mw a cui segue la seconda poche ore dopo con 5,9 Mw. La terza e ultima scossa di quest’ondata è la più forte in assoluto manifestandosi con 6,5 Mw nuovamente nella zona di Norcia.

 

Resti dell’hotel di Rigopiano presso Farindola
(Pescara) dopo la valanga azionata dai sismi del 18 gennaio 2017.

(Immagine da https://www.adnkronos.com/rigopiano-5-anni-fa-la-tragedia_4CPr4ZB31zttPPnJijQcxi)

 

La terza e ultima ondata di scosse avvengono il 18 gennaio 2017 manifestandosi con ben 4 scosse susseguenti con ciclicità di una ogni 2-3 ore circa comprese tra 5 e 5,5 Mw interessando l’area di Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno.

Tra tutte le tragedie avvenute in seguito a questa terza ondata ricordiamo la tragedia dell’hotel di Rigopiano presso Farindola (Pescara) dove un intero hotel in montagna viene travolto nel pomeriggio del 18 gennaio da una megavalanga azionatasi a distanza di qualche ora per i sismi della mattina del 18 gennaio. Per questa sola tragedia muoiono 29 persone e 11 sono miracolosamente uscite vive.

 

 

– Effetti del terremoto di Amatrice su Rocca di Mezzo e Terranera

Per quel che si è inteso sembra che a parte la grossa paura sia per la scossa iniziale dell’agosto 2016 che per le altre successive di ottobre e di gennaio di danni particolari al tessuto edilizio ve ne siano stati pochi  derivanti da questi sismi e ciò sembra valere anche per le frazioni come Terranera.

 

 

  • Terranera nel 2021

Entrata a Terranera oggi. (Immagine personale)

 

Nel 2020 con la pandemia la popolazione ha vissuto molto disagio nel non potersi muovere e nell’essere costretti a rimanere nel proprio borgo. Tuttavia dopo questa fase nel 2021 il movimento delle persone ha ripreso la sua normalità e con esso anche il turismo. Addirittura questo nella stagione 2023 ha registrato una forte crescita nella zona e quindi anche il piccolo borgo ne viene investito, con riflessi lavorativi importanti che però ancora devono essere visti e consolidati nel tempo.

 

(Immagine personale)

 

Sicuramente Terranera oggi è un borgo pienamente funzionante e vivo, che necessita però di maggiore attenzione al livello sociale per poter rispondere meglio alle sfide del futuro.

 

Scorcio di Terranera. (Immagine personale)

 

Va aggiunto a tutto questo un dato storico oggettivo, ovvero la capacità di questo borgo di riuscire a tenersi in vita, anche in presenza di problemi importanti come possono essere calamità naturali di terremoti, frane o anche situazioni particolari come è stato appunto il periodo della pandemia, riuscendo infine ad uscirne anche meglio di altri centri abitati.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie nel 2023

La chiesa della Madonna delle Grazie oggi. (Immagine personale)

 

Attualmente nel 2023 la chiesa della Madonna delle Grazie risulta ancora inagibile. Concludiamo questo lungo discorso su questa chiesa, sperando che presto si provveda al restauro di questo edificio religioso, di modo da permettere alla popolazione di Terranera di continuare a beneficiare di questo importante bene storico, che tanto ha dato e potrebbe ancora dare alla comunità locale.

 

 


CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE