
EPOCA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA
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1900-1915
– Morte del re Umberto I

Re Vittorio Emanuele III. (Immagine da Wikipedia)
Il 29 luglio 1900 viene ucciso in un attentato il re Umberto. Gli succede il figlio Vittorio Emanuele III
– Cappadocia all’inizio del 900

Cappadocia nel 1902.
(Immagine da https://www.freeforumzone.com/mobile/d/10300501/Cartoline-d-epoca/discussione.aspx)
All’inizio del 900 Cappadocia mostra un vistoso calo demografico rispetto al 1881, arrivando a toccare le 2885 nel 1901, segno anche della posizione appartata del comune che non da opportunità di vita soddisfacenti.
Per questo motivo molti cappadociani abbandonano il paese per trasferirsi fuori all’estero in cerca di fortuna alimentando così l’emigraione. Molti di essi tuttavia semplicemente vivendo costantemente fuori in quanto pastori, probabilmente non vengono conteggiati nel 1901. Fatto è comunque che il calo c’è, tuttavia nel corso del primo decennio del nuovo secolo tra il 1901 e il 1910, come già successo in passato Cappadocia, viva una fase di crescita importante al livello demografico.
Le condizioni economiche del paese continuano ad essere di grande povertà e i lavori presenti nel paese sono quelli di sempre, anche se dalla fine del secolo scorso si è affermato con successo il nuovo mestiere del mulattiere, che viene sempre più richiesto. Al livello sociale le famiglie vivono in povere case a contatto con gli animali, galline, conigli, anche muli a volte. Quindi in una situazione sanitaria veramente difficile. Questa condizione è vera in tutti i paesi della Marsica, fatta eccezione per le famiglie socialmente più elevate che si possono permettere un tenore di vita decisamente più ricco.
La condizione di lavoro delle terre del Fucino non migliora di molto la condizione dei contadini, che anzi spesso vengono resi quasi schiavi nel loro lavoro e tra i contadini del Fucino a volte figura anche qualche cappadociano. Ma i cappadociani sono uomini più di montagna che di pianura, quindi bene si adattano ai grandi percorsi.
– Visita pastorale del vescovo dei Marsi a Cappadocia (10 luglio 1907)

Cappadocia in una foto antica
Notizie e usanze sulla situazione di Cappadocia all’inizio del 900 le abbiamo dal resoconto della visita pastorale del Vescovo dei Marsi il 10 luglio 1907. Dal resoconto emergono alcune informazioni interessanti, come la presenza di cinque cappellanie: S. Pietro, SS.ma Trinità, Madonna delle Grazie, S. Francesco, S. Antonio. Queste cappellanie sono tenute da famiglie locali, che provvedevano alle spese di mantenimento e di restauro, e alla custodia degli appezzamenti di proprietà delle stesse cappellanie. E’ frequente trovare nei piccoli paesi situazioni d’Italia e d’Europa molte chiese di proprietà privata, specialmente nell’antico Regno di Napoli.
Nello stesso documento si attesta la presenza di alcune confraternite, quella del Suffragio, di Maria Assunta e del SS. Sacramento; la vita religiosa che si conduce nel paese e la sua attività nel periodo estivo che si conclude con la processione della terza settimana di settembre, prima che i pastori riprendano la strada della plurisecolare transumanza.
L’assenza di matrimoni civili, e la fioritura di vocazioni religiose sono un’altra nota del documento. Si può immaginare, dunque, come si trascorra la giornata in questo modesto paese della Marsica, nello stesso modo con cui il Manzoni nei “Promessi Sposi” e molti altri autori ci presentano.
La giornata inizia molto presto con la Santa Messa verso le 5 del mattino per i pastori, poi si ha il lavoro nei campi o sulle montagne. La siesta tra le 12 e le 14 accompagnata da un boccone di pane e scandita dal suono della campana che invita i fedeli a fermarsi per l’ “Angelus”.
Poi di nuovo al lavoro, le giovani, al convento trinitario. Cosi nuovamente i rintocchi del campanile che suonano l’ “Ave Maria”, che pone fine alla giornata lavorativa, allietata dai canti dei braccianti. Una semplice cena, un intrattenimento intorno al focolare con tutta la famiglia e poi a letto, pronti a riprendere il fardello del giorno successivo.
Questo il ritmo, spesso ripetitivo, che ha caratterizzato la vita di questo e di altri paesi. Una vita senza ambizioni e forti insuccessi, fatta di stenti e di qualche soddisfazione, ma che ha forgiato il temperamento della gente d’Abruzzo, che tutti dicono ” forte e gentile”.
– L’Italia nel 1911

Italia con il suo impero coloniale nel 1911.
L’Italia all’inizio del 900 è un paese in forte espansione, ma rispetto ad altre potenze coloniali è l’ultima arrivata. Tuttavia si fa valere e riesce a mettere insieme un piccolo impero coloniale riuscendo a vincere la guerra di Libia contro il malandato impero turco nel 1911.
– Il terremoto di Gioia dei Marsi (1915)


Il 13 gennaio 1915 un tremendo terremoto senza nessun preavviso di potenza 7 Mw si verifica nella Marsica, con epicentro nella Piana del Fucino. Il terremoto si ha la mattina presto verso le 8:00 producendo un’immane tragedia a tutti i paesi che si affacciano sulla piana fucense. Tutti questi paesi vengono rasi al suolo con una conta dei morti spaventosa.

Il castello Colonna crollato dopo il sisma

L’antica chiesa di San Bartolomeo venuta giù con il terremoto del 1915

Le rovine di Avezzano dopo il sisma
Il maggiore disastro riguarda Avezzano che viene rasa al suolo, con una conta dei morti pari a 10000 su 13000 abitanti totali. Muoiono tutti i maggiorati della città. Il terremoto di Gioia dei Marsi per la sua potenza distrugge tutta la Marsica facendo sentire i suoi effetti in tutto il centro Italia. Persino Roma avverte il terremoto in modo violento riportando diversi danni all’interno dell’abitato.

Il terremoto a Cerchio

Il terremoto a Magliano dei Marsi
Tornando alla Marsica oltre al Fucino abbiamo la Valle del Giovenco, la Vallelonga, la Valle Roveto, i Piani Palentini e l’Altopiano delle Rocche che sono investiti in pieno dall’onda sismica riportando disastri enormi. Invece la zona occidentale riporta danni molto più contenuti e ciò vale sia per Tagliacozzo che per la Piana di Carsoli.
E Cappadocia?
– Effetti del sisma di Gioia dei Marsi su Cappadocia (1915)
Il paese di Cappadocia esce devastato dal terremoto, molti edifici crollano e tra questi figura anche la chiesa di Santa Margherita, che sarà ricostruita nel centro del paese negli anni ’30. Oltre ai danni materiali si contano anche diversi morti seppure il numero di questi pur non precisato pare di molto inferiore ad altri paesi. La stessa cosa accade a Petrella Liri dove si ha il crollo di numerose abitazioni e della chiesa di San Giovanni Battista.
– Effetti del terremoto sulla chiesa di San Biagio

La chiesa di San Biagio oggi. (Immagine personale)
La chiesa di San Biagio a differenza della chiesa di Santa Margherita rimane in piedi seppure scossa in profondità e con numerosi danni e crolli al suo interno, ma ancora in grado di essere riparata e riusata come luogo di culto.
– Effetti del terremoto di Gioia dei Marsi a Petrella Liri (1915)
Nel 1915 anche Petrella fu colpita dal terremoto che distrusse la Marsica. Molte case crollarono e soprattutto la vecchia chiesa parrocchiale che si trovava in piazza Centrale e che era dedicata a San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo.
In Petrella le molte chiese esistenti indicano il culto fervente della popolazione. L’ antica chiesa parrocchiale era dedicata a San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo ed era situata nell’odierna piazza Centrale. Essa crollò nel terremoto del 1915.
