
EPOCA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA
– Cappadocia e la prima ripartenza – la prima guerra mondiale (1915)
Dopo l’immane disastro a Cappadocia e gli altri paesi della Valle di Nerfa intervengono nel giro di qualche giorno i primi militari e molti volontari, che aiutano i sopravvissuti a ritrovarsi e a riprendersi.
Si costruiscono le prime baracche assegnate ad ogni famiglia, e le prime baracche per le strutture pubbliche, si cerca insomma di tornare a una lenta normalità. Ma purtroppo la vita prende percorsi che non immaginiamo e spesso sono veri e propri burroni. Dopo il terremoto, avviene la guerra…
I ragazzi Marsi sopravvissuti al terremoto non vengono dispensati, ma vengono richiamati al fronte per l’imminente ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale…
Ciò vale per tutti i paesi comprese Cappadocia, Petrella e Verrecchie. Sono diversi i ragazzi che partono e non fanno più ritorno in paese a causa della morte sopraggiunta in guerra.
Negli anni di guerra si procede già dal 1915 a ricostruire le prime case o riparare le prime strutture meno lesionate per il sisma. Ci vorranno anni per riaversi.
– L’Italia nella grande guerra (1915)

I blocchi degli Imperi centrali contro il blocco della triplice intesa nel 1914. (Immagine da Wikipedia)
Nel 1915 l’Italia sigla il cosidetto Patto di Londra con Francia e Inghilterra, nel quale si parla dei territori che l’Italia acquisirebbe in caso di successo nella guerra contro gli Imperi centrali a cui il paese si è stato legato per molto tempo. Il governo italiano dopo varie riflessioni decide di scendere in guerra a fianco di Francia e Inghilterra. L’Italia dichiara guerra ad Austria e Germania.
Vengono così richiamati al fronte centinaia di migliaia di giovani atti alla guerra. Dalla Marsica partono tutti i giovani maschi sopravvissuti al terremoto di gennaio e atti alla guerra. La tragedia è dietro l’angolo. Di colpo a Cappadocia rimangono solo donne, bambini e anziani lasciati soli nell’immane sforzo di farsi forza a vicenda e ricostruire il paese. Gli altri partono.
– La prima guerra mondiale per i Cappadociani 1915-18
La 1° guerra mondiale vede molte famiglie dividersi perché i più giovani vengono chiamati alle armi mentre in paese restano i vecchi, le donne e i bambini. Molti ragazzi di Petrella sono inseriti nei battaglioni d’assalto, il loro coraggio è immenso, infatti vengono mandati alla carica supportati soltanto da un fucile a baionetta ed un pugnale, alcuni anziani raccontano che prima della battaglia servivano loro degli alcolici per stordirli e per non fargli rendere conto di ciò che stava accadendo.
– La ricostruzione di Cappadocia negli anni 1915-18
Dopo l’inizio della prima guerra mondiale nel 1915 la ricostruzione del paese avviene lenta e faticosa, la mancanza di forza lavoro si sente, ma tutto sommato il paese seppure seppure danneggiato non è irrecuperabile per cui il sito del paese rimane invariato nella sua zona originaria. Si creano comitati promotori per la ricostruzione della chiesa di Santa Margherita completamente distrutta dal sisma e per la raccolta fondi per i più bisognosi. Insomma si cerca di reagire e ricominciare e ciò pur con la guerra in pieno svolgimento.
Nel corso degli anni seppure la ricostruzione procede lenta si cerca comunque di snellire al massimo la burocrazia, cercando di porre le basi per la futura ripartenza.
Nel frattempo il tempo passa e ogni giorno arrivano notizie dal fronte a volte confortanti a volte meno con la tragedia che entra nelle case per dare notizia delle morti dei poveri giovani morti al fronte.
– La fine della 1 guerra mondiale e il nuovo assetto mondiale
Siamo nel 1918 e la guerra pur continuando sembra iniziare a spegnersi, perchè spente sono le nazioni dopo 5 anni di orribile conflitto. C’è voglia di pace, ma senza perderci la faccia. Comunque vada la situazione a Cappadocia sembra andare un po’ meglio. Dal fronte le notizie sulle morti dei giovani in guerra si attenuano e la riparazione del paese di sembra procedere.
Alla fine del 1918 arriva infine la fine della guerra.

Congresso di Versailles nel 1919
Nel 1919 inizia il congresso di Versailles in Francia che disegnaun nuovo assetto mondiale fra le nazioni vincitrici, compresa l’Italia, seppure trattata come vincintrice di 2 rango.

La nuova Europa dopo la prima guerra mondiale.
L’Italia fra le potenze vincitrici è quella che ottiene meno territori di tutti portandosi a casa l’Istria e Zara in campo europeo e l’Oltregiuba in Africa, dove gli Inglesi si ritirano cedendo al’Italia la zona di confine fra Kenia e o Somalia.

L’Europa e le sue colonie nel 1920
– Arriva l’epidemia della Spagnola!!!
Finisce la guerra e inizia l’epidemia. Una nuova e più tremenda calamità si affaccia nel mondo ovvero l’Epidemia della Spagnola che tra il 1918 e il 1919 provoca la morte di 50 milioni di persone.
Questo tremendo morbo giunge anche nella Marsica dove provoca il decesso di numerose persone. E a Cappadocia?
A Cappadocia sembrerebbe che il morbo non attacchi granchè, pur essendoci qualche caso, ma sicuramente qui è meno dura che in altre zone.
Passato del tempo, diciamo dopo la metà del 1919, l’epidemia inizia a declinare fino a scomparire lasciando tanti lutti dietro le spalle, soprattutto nei paesi laddove il morbo si è maggiormente concentrato. La tragedia per fortuna finisce così come l’odiosa guerra che si conclude con la sconfitta degli Imperi centrali e la vittoria delle forze dell’Intesa compresa L’Italia
Qui a Balsorano il 4 novembre 1918 viene festeggiata la fine della lunga e rovinosa guerra mondiale. Ciò avviene con il suono delle campane ed i reduci che vengono accolti trionfalmente dalla popolazione. Tuttavia l’animo delle donne rimaste nel paese è struggente di dolore per la perdita per i propri cari. Senza alcuna fatica possiamo affermare che i 4 anni dal 1915 al 1918 siano stati tra i più duri e crudeli della lunga storia di Cappadocia.
– Cappadocia negli anni ’20 e 30

Cappadocia negli anni ’40 e ’50
Negli anni ’20 Cappadocia e i paesi di Verrecchie e Petrella superata la brutta fase della guerra e della Spagnola procedono nella ricostruzione materiale dei fabbricati distrutti, molte persone all’inizio del decennio vivono nelle baracche venute su alla meglio l’indomani del terremoto. Vengono erette casette asismiche che rimarranno al lungo nel contesto dei paesi di questa parte della Marsica.
A Cappadocia il simbolo del terremoto è il crollo della chiesa di Santa Margherita che viene ricostruita in un luogo diverso dal precedente. La costruzione della chiesa va avanti per tutti gli anni ’20. Allo stesso tempo si registra nel 1921 un forte calo della popolazione residente rispetto al 1911 che passa da 3711 unità a 3339.

Cappadocia anni ’20 e ’30.
(Immagine da https://www.freeforumzone.com/mobile/d/10300501/Cartoline-d-epoca/discussione.aspx)
In generale a Cappadocia nonostante il tempo che passa non si registrano cambiamenti sostanziali nella tipologia delle giornate della popolazione residente. Le giornate seguono il ritmo delle stagioni, dei tempi del raccolto e dei tempi e festivitè religiose.
Le genti di Cappadocia e della Valle di Nerfa rimangono pastori, mulattieri, tagliatori di boschi, alcuni artigiani e commercianti. Di agricoltori se ne incontrano pochi, e questa è una linea mantenuta ancora oggi.
La causa è da ricercare nella natura del terreno, argilloso, pietroso, tufaceo e nell’intemperanza del clima. Tutti i fattori che hanno sempre permesso solo un’agricoltura di sussistenza e non di mercato. E’ stato, invece, più redditizio l’allevamento e il commercio del legname. I numerosi faggeti e castagneti che coprono in estate di un tappeto verde lussureggiante le alture piuttosto brulle, sono da sempre fonte di guadagno, specialmente in passato, quando l’unica forma di riscaldamento veniva dal legname. Questo, però ha condizionato fortemente gli usi della gente di Cappadocia, come lo è stato per tutti i paesi d’Italia.
In autunno, infatti, quando i pascoli incominciano a non dare più nutrimento, i pastori, prendeno i loro pochi bagagli e con tutta la famiglia si spostano verso la campagna romana, in luoghi fertili, come la Torre del Padiglione. Cosi fanno i boscaioli, i mulattieri. Si va a vivere in capanne fatte di frasche, vicine a fontanili o ai luoghi di lavoro; mentre i pochi bambini che andavano a scuola dovevano percorrere molta strada prima di giunge re ai centri abitati.
A Cappadocia si ritorna verso maggio o giugno, i viaggi prima avvenivano a piedi impiegandoci circa 3 giorni, poi è venuta la ferrovia e il tempo si è accorciato e in ultimo solo in questo secolo i tempi si sono ridotti ulteriormente grazie ai camion. Durante l’estate, poi, nascevano i figli, in genere ogni due anni, poichè la famiglia doveva avere minori preoccupazioni possibili, in inverno.
Nel periodo estivo, come tuttora accade, Cappadocia si ripopola di gente, è in piena attività. Le feste patronali, le lunghe passeggiate per i boschi caratterizzano questo periodo. C’è, però, anche chi non conosce alcun riposo e deve lavorare sui pascoli, magari raccogliendo legna-. me per gli stazzi o facendo la spola con i muli dai pascoli al paese, portando formaggio e ricotta e rifornendosi del necessario. Per loro la giornata inizia all’alba. Per chi risiede in paese il sacerdote presiede una S. Messa allo spuntar del sole, affinché, poi, ognuno possa andare a lavoro.
La popolazione di Cappadocia, quindi ha sempre vissuto in uno stato seminomade; annualmente vengono percorsi quei sentieri i “tratturi”, di cui parla il poeta Gabriele d’Annunzio in quella lirica che esprime il suo attaccamento alla terra natia “I Pastori”. Le piccole migrazioni di questa gente, riflesso di quanto nella storia è accaduto tra le popolazioni, hanno permesso, a chi le compiva, di uscire, più di altri, dal proprio campalinismo, così da creare una mentalità un po’ più aperta rispetto a tanti altri paesi.
D’altra parte però, ciò non ha sviluppato nessun gusto particolare per le costruzioni, assai modeste. Per questo si può accumunare Cappadocia, nel suo status fino a questo secolo, al paese di Fontamara, descritto dall’abruzzese Ignazio Silone nell’omonima opera “Un villaggio insomma come tanti altri; ma per chi vi nasce è cresce il cosmo. L’intera storia universale si svolge: nascite morti amori odi invidie lotte disperazioni”.
– L’Italia negli anni 20 e 30

L’Italia nel 1919.
L’Italia uscita dal 1 conflitto mondiale è un paese vittorioso, ma sprofondato in un enorme crisi sociale e industriale. La crisi dapprima travolge diverse industrie, poi si allarga alle banche che falliscono una dietro l’altra, poi è la volta della gente che vede i propri risparmi andare in fumo.
La crisi divenuta sociale travolge infine il sistema politico che collassa nel 1922. Al suo posto emerge il regime fascista con a capo Benito Mussolini, che prende il potere nel 1922 e lo mantiene per 20 anni. Mussolini sul piano economico e sociale cerca di creare uno stato pienamente indipendente dall’estero applicando perlopiù un ‘economia di stato. Ciò fa risorgere l’Italia che torna dopo diversi anni a una certa tranquillità sociale, ma sprofonda in una dittatura sempre più dura.

L’impero coloniale italiano nel 1936 riprodotto su un muro di Aielli Stazione.
Sul piano estero l’Italia fascista pur in ritardo rispetto agli altri paesi europei cerca di costruire il suo impero coloniale prima riconquistando il completo controllo della Libia che viene allargata territorialmente (1929-31) e poi conquistando l’Etiopia nel 1936.
Ciò sancisce l’apice del regime fascista e del consenso interno. Ma la presa di distanza di Inghilterra e Francia spinge l’Italia nell’abbraccio mortale tedesco e nel conseguente sfacelo del paese che sacrifica se stesso in virtù di consistenti benefici economici e territoriali.
In realtà l’abbraccio mortale dei fascisti con i Tedeschi porta alla vendita dell’anima italiana con le tragiche e stupide leggi Razziali del 1938. Infine la cecità politica del regime ormai completamente asservito ad Hitler porta Mussolini ad entrare nella seconda guerra mondiale nel 1940. Ci si avvia insomma ad un nuovo sfacelo.
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1940-43
– L’Italia nella seconda guerra mondiale 1940-43
– Cappadocia
Nel 1940 l’Italia, guidata dal “grande genio Mussolini”, entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

Esercitazione militare fascista a Carsoli nel 1938
A Cappadocia come tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Cappadocia così come da altri centri della Marsica, molti giovani sono costretti a partire per il fronte dopo l’arrivo della cartolina di precetto.
I giovani che partono separano famiglie giovani e famiglie più anziane. Anziane madri che piangono mariti e figli, le donne giovani sposate con figli piangono i mariti in partenza perchè si rendono conto dei gravi patimenti.

Manifestazione fascista a Balsorano nel 1941
Il regime fascista locale fa sfoggio di sicurezza e fino al 1942 continuano le adunate e le varie manifestazioni fasciste locali. Questi saranno le manifestazioni tragico comiche di un regime ormai morente.
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1943
– La svolta dolorosa – il 1943
Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e i ragazzi di Cappadocia partiti per la guerra in gran parte non fanno ritorno alcuni muoiono sul fronte greco-albanese, altri cadono per il freddo intenso mentre affrontano con altre migliaia di giovani la campagna di Russia (operazione Barbarossa, che dovrebbe essere ridefinita “operazione suicidio”). Altri ancora sono fatti prigionieri in Africa. Però qualcuno di loro poi riesce a tornare
Siamo al luglio del 1943 e gli Alleati arrivano anche ad invadere l’Italia partendo dalla Sicilia. Ciò porta al crollo diretto del fascismo e più avanti del regime monarchico con la fuga del re. Contemporaneamente, la Germania invade l’Italia da nord fino al basso Lazio (settembre 1943) dove viene instaurata la Linea Gustav fra l’Italia antifascista e l’Italia tedesca.
Nei successivi mesi, tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44, Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea. Precisamente intorno all’abbazia di Montecassino. La Marsica sta li vicino e i Tedeschi si accorgono che la zona è al centro dell’Italia e a metà dalla costa adriatica e tirrenica e quindi ottima come base.
I Tedeschi infatti instaurano il loro quartier generale vicino Alba Fucens, perchè si accorgono che questo luogo è il centro d’Italia e da qui si può arrivare ovunque, ma anche fuggire ovunque. Precisamente è Massa d’Albe il quartier generale, mentre l’antico castello di Alba torna fortezza. Qui vi sono inserite mitragliatrici per rispondere alla contraerea alleata. Altra sede importante occupata dai Tedeschi è Avezzano dove anche da qui operano il controllo del centro Italia.
– Cappadocia: il duro stato di polizia tedesco
A partire da ottobre abbiamo quindi l’occupazione tedesca dell’Italia fino a Frosinone e l’Abruzzo rientra in questo territorio. Il regime tedesco sui territori occupati è molto duro e ciò avviene anche a Cappadocia dove i Tedeschi come in altri borghi instaurano anche qui un regime di paura e sopraffazione.
Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia si sommano i bombardamenti alleati che dal novembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi.
Ma facendo così danneggiano anche i contadini marsi che per un po’ cercano di resistere, ma poi passato un po’ di tempo con la polizia tedesca divenuta insopportabile e soprattutto i bombardamenti alleati, si preferisce fuggire via o in montagna o riscoprendo i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915.
Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri in fuga dal campo di concentramento di Avezzano dove vengono posti in stato di arresto i vari soldati alleati catturati, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.
I Cappadociani cercano di difendersi dai Tedeschi murando in casa o in altri luoghi i propri pochi averi per impedire che questi se ne impadroniscano, ma invano i Tedeschi sia per necessità che per sopraffazione riescono a scovare i nascondigli dei poveri contadini prendendosi ciò che loro nascondono.
– Cappadocia: I Tedeschi autentici aguzzini e lo stato di stress dei fuggitivi (dicembre 1943)
I Tedeschi nel loro comportamento di controllo e polizia del territorio rovetano e marsicano producono molteplici danni alla popolazione divertendosi a stressare questi, ma soprattutto già all’inizio avendo necessità di viveri, uomini e alloggi, non si fanno scrupoli a sacrificare la popolazione.
Dapprima passano per i paesi per catturare uomini adatti ai lavori, poi procedono ad occupare alcune case per la necessità di alloggi. Insomma lo stress e la paura della popolazione è enorme. A tutto questo si aggiungono i primi bombardamenti alleati. Per certi versi sembra quasi che Tedeschi e Alleati si siano messi d’accordo per fare a pezzi la popolazione.
– Petrella Liri e la storia di Casa Basile occupata dai Tedeschi nel 1943
Petrella Liri viene per due volte occupata dai Tedeschi che pongono il quartier generale in Casa Basile, un antica e nobile famiglia del posto che possiede un abitazione molto grande adatta allo scopo tedesco.
I Tedeschi occupano tutta la casa tranne la cucina ed una stanza che viene lasciata ai proprietari. Sotto le rocce del monte Aurunzo in località San Pietro era sistemato il deposito delle armi, che serviva per il rifornimento delle guarnigioni che erano d’istanza a Montecassino.
I tedeschi sono preoccupati per questo deposito e temono qualche imboscata da parte dei partigiani del luogo e fecero sapere attraverso la signora Teresa Basile ,la quale parlava il tedesco, che, se nessuno faceva loro dei dispetti, quando fossero partiti, avrebbero lasciato il paese come l’avevano trovato; altrimenti avrebbero appiccato il fuoco senza avvertire alcuno. La signora si fa portavoce di questo appello e nessuno disturbò il lavoro dei militari.
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1944
– Cappadocia in guerra (gennaio-aprile 1944)
Tra gennaio e febbraio 1944 i Tedeschi decidono di allestire una seconda linea difensiva parallela alla Linea Gustav. La nuova linea difesiva si allestisce lungo un tratto che, partendo più su di Case Cipriani, scendeva al fondo valle e risaliva verso Sant’Onofrio e monte Cornacchia. La nuova linea difensiva viene a passare anche al di sopra di Tre Ponti, in località Ciammorrone, dove viene allestito un nuovo fortilizio centrale che nelle intenzioni tedesche dovrebbe fermare l’avanzata degli alleati verso nord. Il nuovo confine difensivo viene ad includere anche un enorme costone roccioso dal quale si domina la valle Roveto, ma anche la valle del Cimino.
Nelle intenzioni del Comando di guerra germanico questa linea difensiva dovrebbe rappresentare una seconda Cassino, ma lo sbarco di Anzio ad occidente e lo sfondamento di Orsogna ad oriente, da parte degli anglo americani, rendono vano il massiccio baluardo. Resta comunque il fatto che questo baluardo viene in parte realizzato e il tutto a spese della popolazione maschile di Balsorano, che con una manovra coercitiva viene in parte catturata e messa a lavorare all’opera.
Nei mesi in cui ciò avviene abbiamo che ad alcuni km di distanza da Cappadocia si combatte la grande battaglia di Montecassino, che coinvolge seppure per fortuna in modo modesto anche il territorio della Valle Roveto.
A Cassino passa la linea Gustav e qui i Tedeschi hanno concentrato molte divisioni di difesa e rafforzato i territori e colli retrostanti la linea prima, tra cui Balsorano. In questo modo gli Alleati si trovano davanti un muro portentoso che rallenta la loro marcia di risalita. Gli Alleati tentano in tutti i modi di sfondare questa linea tedesca, ma i Nazisti respingono bene i primi assalti alleati, che hanno gravemente sottovalutato il territorio montuoso italiano e la capacità di resistenza tedesca, trasformando quella che doveva essere una facile vittoria in una guerra di logoramento sotto l’Abbazia di Montecassino.
Proprio l’Abbazia di Montecassino diventa l’emblema di questa battaglia, da un lato ci sono i Tedeschi che pur rispettando l’inviolabilità del luogo ne fanno un punto di osservazione e dall’altro gli Angloamericani che pensano di trovarsi davanti una grande fortezza nemica piena di uomini e mezzi di combattimento.
E Cappadocia?
Anche nell’area di Cappadocia vi sono alcuni bombardamenti che però per fortuna pur fra tanta paura non causa grandi problemi e la popolazione pur nascondendosi dai Tedeschi non ha particolare paura di questi. Certo molte persone del paese cercano rifugio in casolari abbandonati o direttamente in cavarne presenti in montagna, per sfuggire all’orrore tedesco si tenta di tutto.
– La storia di Enrico a Petrella Liri (1943-44)
Tra gli abitanti di Petrella Liri c’era un certo “Enrico”, di origine ebrea e che faceva l’antiquario a Roma. Egli sposò una donna di Petrella e per sfuggire alle persecuzioni vengono a vivere nel paese. Lui è terrorizzato quando i Tedeschi occupando la zona, ma la signora Basile gli disse di stare tranquillo perchè lei stessa aveva assicurato ai militari che era una persona di fiducia.
Quando i tedeschi lasciarono il paese, l’uomo volle fare un regalo al popolo di Petrella che non l’aveva denunciato, così non potendo farlo ad ognuno decise di donare qualcosa alla chiesa del paese e dona un quadro di grande valore raffigurante la S.S. Trinità. Questo quadro ora si trova al museo di Celano.
– L’inferno di Cassino (1944)
Facciamo ora un piccolo salto temporale giungendo alla alla fine di aprile del 1944 e mentre si vive in quell’inferno di disperazione e di morte in molti si chiedono: “Quando finirà? Cosa ci riserba il futuro?”
Già, il futuro; una realtà certa ma imprevedibile, un dato di fatto sicuro ed oscuro nelle mani del destino, ma manovrato in modo imponderabile dalla mente scellerata dell’uomo. Nonostante questa situazione di grave stress sboccia anche qualche amore ed alcune donne maritate rimangono incinte. Nacque qualche storiella persino tra fanciulle del luogo e giovani militari tedeschi condannati a morire sul fronte di Cassino.
Già Cassino… il fronte di Cassino continua ad essere caldo ed intenso di scontri armati, con le truppe tedesche che manifestano stanchezza e gli Alleati che ci credono di più specie dopo la fine dell’Abbazia vista come una fortezza inespugnabile.


L’abbazia di Montecassino prima del bombardamento alleato del 15 febbraio 1944
Inizialmente gli Angloamericani aggirano il luogo sacro dell’abbazia, bombardando massicciamente i luoghi attorno e cercando di sfondare le linee nemiche. Ma alla fine stufi di una situazione stagnante forse anche perchè esasperati, non lo so, bombardano e distruggono la bellissima abbazia (15 febbraio) e poco dopo (15 marzo) la stessa città di Cassino viene distrutta.


L’abbazia di Montecassino mentre viene bombardata dagli Alleati il 15 febbraio 1944


L’abbazia di Montecassino dopo il bombardamento alleato

bombardamento alleato della città di Cassino il 15 marzo 1944
E nel resto della Marsica?
Nel resto della Marsica sono tanti i bombardamenti che i paesi e la popolazione devono subire e come ad Avezzano, la popolazione abbandona precipitosamente le case nei paesi per trovare riparo o sulle montagne o negli antichi borghi venuti giù con il terremoto del 1915.

Bombardamento alleato su Avezzano tra gennaio e maggio 1944

Crateri dei bombardamenti ad Avezzano (1944)

Carsoli 1944: resti di strutture bombardate.
– I fratelli Durante (maggio 1944)
Arriviamo così a maggio e i bombardamenti e mitragliamenti sulla Marsica si fanno sempre più intensi. A Cappadocia cadono alcune bombe che spaventano la popolazione, ma per fortuna non provocano danni importanti. Allo stesso modo anche molti altri paesi sono soggetti a bombardamenti alleati che provocano però molti danni e vittime. Allo stesso tempo a Cappadocia come in altri paesi diventa sempre più insopportabile il grave stato di polizia dei truci barbari Nazisti. A questo proposito ricordiamo un grave episodio perpetrato da questi barbari nella zona della Valle Roveto.
Il 1 maggio 1944, i fratelli Mario e Bruno Durante, due giovani partigiani originari di Meta di Civitella Roveto sono arrestati dai Barbari Tedeschi e fatti sparire nel nulla, portati probabilmente a Tagliacozzo e qui rinchiusi
I Barbari Nazisti a Tagliacozzo li torturano per fargli rivelare il nascondiglio di un altro loro fratello, Faustino, anch’esso partigiano e coloro che a Meta aiuta i prigionieri alleati evasi dal campo di concentramento di Avezzano e da altri campi di prigionia abruzzesi. I due fratelli vengono torturati per tutto il mese, ma si rifiutano categoricamente di parlare. Alla fine i Nazisti li uccidono e fanno sparire i loro corpi.
– La fine della 2 guerra mondiale nella Marsica e In Italia (maggio 1944 – aprile 1945)
Arriviamo ora alle battute finali di questa lunga guerra di terra e di trincea. Siamo al 29 maggio e gli Alleati stanno dilagando nel territorio dell’Abruzzo e del Lazio dopo aver avuto la meglio sui Tedeschi che sono ora in fuga ma s’inventano di tutto per rallentare gli Alleati. Da parte alleata s’intensificano i bombardamenti per arrestare la fuga tedesca. In questo gioco al massacro è la popolazione civile a rimetterci con morti e feriti. Massicci bombardamenti si hanno tra il 29 maggio e il 6 giugno, vengono distrutte molte case a Balsorano e frazioni.
L’esatto numero d’incursioni di alleati e tedeschi in fuga non si conosce, ma i danni a persone e abitazioni sono numerosi. Quel che si sa con sicurezza è che le località, densamente abitate in questo periodo sono vicino a Ciammarone, luogo fortemente fortificato dai tedeschi che ha rallentato per diversi giorni gli Alleati e che ora è in mano alleata dopo massicci interventi militari.Alla fine della guerra a Balsorano sono contate una ventina di salme di soldati tedeschi, seppelliti alla meglio nei campi. Qualche decennio dopo le salme sono dissotterrate a cura dell’Ambasciata tedesca a Roma e sepolte nell’apposito cimitero di Cassino.
Dopo accaniti scontri fra Alleati, Antifascisti e Tedeschi vincono i primi che all’inizio di Giugno sfondano la linea Gustav e penetrano nell’interno del Centro Italia liberandola dalla morsa tedesca. Gli Alleati raggiungono la Marsica il 4 giugno arrivando a Balsorano. Qui gli Alleati sospendono i bombardamenti sulla zona, dopo aver sentoiti alcuni locali, che l’informano del veloce ritiro tedesco, che ha lasciato o sta lasciando la Marsica.
Lo stesso 4 giugno 1944 gli Alleati raggiungono Roma liberandola definitivamente dai Tedeschi.


Liberazione di Roma da parte alleata il 4 giugno 1944
Inizialmente però gli Alleati non accettano questi locali credendoli dei nemici travestiti da pacificatori, ma dopo aver accertato le loro identità e vengono sospese le operazioni belliche.

Cannone statunitense presente a Balsorano nel 1944,probabilmente usato nei giorni di giugno 44 per liberare la Marsica dai Nazisti.
Nonostante ciò qualcuno verso le 12 del 4 giugno cannoneggia la zona di grotta S. Angelo dove vi sono molti civili che hanno trovato rifugio presso la grotta. Quasi per miracolo le cannonate non producono danni alle persone rifugiate nella grotta (c’era qui mezza Balsorano). Dopo quest’ultimo incidente??? la popolazione di Balsorano capisce che la situazione è cambiata e piano piano ritorna nei paesi di origine a cominciare dalla distrutta Balsorano.
Il giorno 6 giugno 1944 una armatissima pattuglia di soldati neozelandesi, a bordo di camionette, entra nella piazza centrale di Balsorano, accolta con soddisfazione dalla gente, che capisce in modo definitivo che sono terminati i patimenti.
Nel frattempo il resto della popolazione rifugiata tra le montagne torna in paese. Ai bambini che guardano incuriositi i militari neozelandesi, sono dati da questi tavolette di cioccolata e agli adulti sono regalate un po’ di sigarette. A Balsorano nel frattempo rientra Giuseppe Bifolchi il quale, qualche giorno dopo, occupa la poltrona di primo cittadino.
La Marsica viene poi completamente liberata dai Tedeschi tra il 7 e 12 giugno. E’ l’inizio della rinascita
Nell’arco del 1944 e nella prima metà del 1945 la guerra termina con la definitiva sconfitta dei Nazifasciti. L’Italia è liberata il 25 aprile 1945, Mussolini è preso e fucilato e Hitler muore suicida due giorni dopo. In Agosto anche i Giapponesi si arrendono.
– La chiesa di San Biagio nel 1945

La chiesa di San Biagio oggi. (Immagine personale)
La piccola chiesa di San Biagio dopo 5 anni di guerra e di patimenti assoluti riprende in pieno la sua attività pastorale in modo libero e indipendente dal condizionamento tedesco. I parrocchiani sono felici di ritrovarsi sani e salvi nella chiesa per partecipare alle funzioni religiose.
