
EPOCA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA
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1800-1861
– Il ritorno dei Borbone a Napoli (1800-05)
Dopo il ritiro dei Francesi dall’Italia meridionale, i Borbone tornano a Napoli dove riprendono il controllo del regno. Ferdinando IV torna grazie al suo popolo, ma nei confronti di questo si mostra freddo non mostrando particolare interesse. La popolazione delusa dal re inizia a chiedersi se si può fidare di lui e quando passati alcuni anni le pretese locali sono disattese.
– Il ritorno dei Francesi (1806)
Nel 1806 i Francesi occupano nuovamente il regno di Napolicacciando nuovamente il re Ferdinando, che per la seconda volta si rifugia in Sicilia sotto scorta inglese. I Francesi questa volta non incontrano le resistenze della popolazione come nel primo periodo.
– Le riforme francesi, le loro conseguenze a Cappadocia e l’evoluzione della situazione nell’ex ducato di Tagliacozzo (1806-10)
I Francesi questa volta mantengono come struttura la monarchia sostituendo quella borbonica con i Bonaparte nella persona di Giuseppe, fratello di Napoleone, che dura fino al 1808, per essere poi sostituito dal cognato Gioacchino Murat. I governi di Giuseppe e soprattutto di Gioacchino, ben visto dalla popolazione, si rivelano ricchi di riforme e cesure temporali rispetto al passato regime.
Tra le riforme più importanti vi è l’abolizione dei diritti feudali (1806) che sancisce la fine delle vecchie strutture amministrative feudali. Questo nella Marsica significa la fine del ducato di Tagliacozzo e della contea di Celano.
L’ultimo duca di Tagliacozzo Filippo III che nella Marsica salvo qualche rara eccezione non mette quasi mai piede nel territorio abruzzese continua a per sempre al suo destino . I Francesi intervengono anche in materia religiosa abolendo gli ordini religiosi (1808) e incamerandone i beni che sostanzialmente riguardano i conventi che vengono chiusi. A Cappadocia l’abolizione degli ordini religiosi non pare che porti alla chiusura del convento delle Suore Trinitarie, molto famoso nella zona e molto considerato dalla popolazione.
Con la fine del vecchio sistema feudale Cappadocia viene ridefinito come comune autonomo avente nel suo territorio i paesi di Petrella Liri e Verrecchie.
Tralasciando qui l’intero discorso burocratico amministrativo è importante notare come la mancanza del sistema feudale e l’introduzione di nuove regole amministrative da parte del governo francese apra la porta ad una classe borghese, che viene occupando come successo precedentemente tutte i posti chiave dell’economia e dell’amministrazione cittadina e sarà la stessa classe amministrativa che saputasi adattare quando torneranno i Borbone sapranno mantenere per diversi decenni il potere in quei paesi dove si affermano.
Così per esempio si nota come nel comune di Tagliacozzo le cariche e rappresentanze provinciali, distrettuali e circondariali le redini siano assunte dai numerosi membri del solito gruppo di famiglie baronali come i Mancini, i Resta e i Mastroddi, la nuova famiglia emergente di Tagliacozzo d’inizio ‘800. I Mastroddi si rendono capaci di esprimere un livello di censo, educazione e cultura riservato a pochi e dimostrano di essere capaci di gestire il potere in modo equilibrato. Questi nel comune di Tgliacozzo saranno protagonisti assoluti della vita cittadina per tutto il periodo borbonico. Allo stesso modo emergono altre famiglie in altri comuni come i Coletti a Tufo e Luppa, i Masciarelli a Magliano, i Bontempi a Scurcola, i Vetoli a Corcumello, i Pace a Massa d’Albe, i Domenicis a Carsoli, ecc.
Intanto sotto il regime napoleonico di Murat Tagliacozzo perde il ruolo di capoluogo di zona, che passa ad Avezzano giudicata al livello geografico migliore come posizione. Diventa capoluogo di distretto. Questo ci dice che l’asse di potere si sposta verso est nella zona fucense.
– La ripartizione del territorio della montagna intorno a Cappadocia (1807)
Giuseppe Bonaparte re di Napoli, aboliti i feudi ripartisce le zone doganiere dove prima passava il confine fra regno di Napoli e stato pontificio. Una parte della montagna rimane al principe Colonna e l’altra metà viene divisa in sei parti ripartite come segue: tre a cappadocia e Petrella Liri, una parte a Verrecchie e due a Tagliacozzo
– I Francesi e l’Europa nel 1810

L’Europa napoleonica nel 1810
La Francia nel 1810 è all’apice del successo militare e politico dominando tutta Europa come appare dalla cartina.
– L’Italia napoleonica nel 1810

L’Italia napoleonica nel 1810
Come il resto d’Europa anche l’Italia nel 1810 è strettamente in mano francese, con una grossa fetta di territorio annessa direttamente alla Francia. Roma nel 1810 è francese.
– Cappadocia sotto Gioacchino Murat (1808-13)
Cappadocia sotto Murat è sopraffatta dalle leggi napoleoniche, ma alcune di queste, come la maggior parte dei paesi italiani, non le rispetta come l’editto di Saint Cloud del 1804, che prevedeva la sepoltura in fosse comuni e fuori dei centri abitati, poichè il cimitero è edificato nel 1932. Del periodo napoleonico si conservano due stemmi comunali, ed è accertata una certa libertà nel gestire usi civici ed attività varie. Il Comune è guidato da un sindaco e da un Decurionato, una sorta di giunta comunale, le cui riunioni sono fedelmente riportate in un registro comprendente gli anni 1813-1822.
– Il ritorno dei Borbone nel 1815

L’Europa dopo Napoleone (1815). Immagine da Wikipedia
Nel 1815 collassa il sistema napoleonico in Europa. Napoleone è sconfitto dagli eserciti della coalizione nella famosa battaglia di Waterloo nel 1815. Con la fine di Napoleone in Francia anche tutti i governi napoleonici presenti in Europa decadono uno dopo l’altro. Accade ciò anche nel regno napoletano dove il governo di Gioacchino Murat cade rovinosamente, determinando tra l’altro l’arresto e la fucilazione dello stesso re.

L’Italia nel 1815. (Immagine da,Wikipedia)

Ferdinando I re delle Due Sicilie 1830). (Immagine da Wikipedia)
Il congresso di Vienna ridisegna la struttura politica dell’Europa e dell’Italia. Per il trono di Napoli viene deciso il ritorno dei Borbone con il vecchio re Ferdinando, con la nuova dicitura di Re delle Due Sicilie.
– Cappadocia e la valle di Nerfa dopo il congresso di Vienna

Cappadocia probabilmente anni 1950.
Dopo la fine del regime napoleonico e il ritorno dei Borbone, Cappadocia, come gli altri centri della Marsica, completa il passaggio a una nuova stabilità organizzativa. Cappadocia viene riconosciuta nel 1811 come comune centrale della Valle di Nerfa.
Ad essa sono aggregati i paesi di Verrecchie e Petrella Liri che fino al 1837 ospita la sede municipale. Sul piano prettamente pratico fatta eccezione per la fine del regime feudale vediamo come le principali famiglie baronali seppure in un ordine diverso continuino a guidare la realtà locale negli ambiti già sperimentati con i Colonna.

Assalto dei briganti ad una diligenza nel 1817
In ambito economico la Valle di Nerfa e Cappadocia con se, proseguono la vita di sussistenza presente a fine ‘700. L’unica cosa diversa da prima è il brigantaggio che nelle montagne della valle di Nerfa peggiora nel corso dell’800 con episodi di recrudescenza forti.
La situazione infatti tende a peggiorare in tutta l’area di confine con lo Stato della Chiesa dove la possibilità per questi criminali di non essere presi si gioca proprio sul fatto che essi o hanno forti amicizie che li proteggono o possono di volta in volta varcare il confine e non essere presi dalla polizia borbonica o pontificia a seconda di dove avviene il misfatto.
– La Marsica sotto i Borbone (1815-40)
Sia la Marsica occidentale dell’ex ducato di Tagliacozzo che quella orientale dell’ex contea di Celano sono ormai entrate nell’era borbonica e la vita torna ad essere complicata seppure non uguale a prima a causa del cambiamento profondo avviato dal regimi filo-francesi.
Parliamo inoltre di una situazione dove il cambiamento climatico raggiunge il suo picco di freddo e pioggia nelle annate 1816-17 ricordate da tanti come le annate senza estate con i raccolti completamente andati a male.
In questo periodo di gravi ristrettezze la parte del leone la fa il Lago Fucino che a causa delle grandi pioggie cresce di livello arrivando a tracimare in diverse occasioni, raggiungendo livelli spaventosi che non si vedevano a memoria d’uomo. Per esempio il paese di Luco dei Marsi, posto sulle sponde di una montagna ma dislocato fino al lago con un proprio porticciolo, viene completamente allagato anche nelle parti alte, segnale del livello forte che le acque del lago raggiungono. A questo proposito segnaliamo dopo il 1816-17 le numerose richieste al re da parte della popolazione rivierasca affinchè si provvedesse al problema.
Re Ferdinando a questo proposito riprova come aveva già fatto negli anni 1780 a porre rimedio, ma il problema era ed è enorme anche per il re, che comunque provvede a far ripulire gli argini del lago per meglio controllare le acque che in effetti scendono. Già nel 1821 le acque tornano a livelli più accettabili, quindi temporaneamente il problema si è ridimensionato.

Tagliacozzo anni 1840 da un incisione di Eduard Lear
Nel periodo immediatamente successivo al ritorno dei Borbone vale a dire nel 1815-20 si procede alla riorganizzazione generale del regno borbonico cercando un compromesso tra le nuove regole che non possono essere toccate, vista la profondità da esse raggiunta, e la necessità da parte borbonica di un ritorno alla precedente situazione.
Tradotto sul piano amministrativo troviamo che il circondario di Tagliacozzo è confermato sia nell’ambito della riorganizzazione che nella divisione amministrativa del regno, conseguente alla legge organica del 1 maggio 1816. Quindi si torna alla vecchi condizione di terra di confine fra regno borbonico e stato pontifici. Secondo la nuova condizione il nuovo Riparto territoriale dello stato pontificio, Tagliacozzo viene a trovarsi a contatto diretto con la Delegazione di Roma e la sua Comarca.

Tagliacozzo anni 1840 da un incisione di Eduard Lear
Sul piano militare vediamo come la ricostituzione dell’esercito vada avanti nel 1816 nella formazione di nuovi reggimenti di fanteria leggera, uno dei quali chiamato Marsi destinato al controllo dei confini. Sul piano militare la provincia aquilana viene dotata di uno Squadrone di gendarmeria con tre luogotenenzze di stanza ad Avezzano, Sulmona e Cittaducale.
Magliano anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

Celano anni 1840 da un incisione di Eduard Lear
Con la restaurazione dei Borbone si ripristina il vecchio ordine dei rapporti fra Stato borbonico e Chiesa. Nel 1818 segue su questo punto un concordato fra Stato del papa e Regno delle Due Sicilie firmato a Terracina fra Ferdinando I e Papa Pio VII. Il concordato si rivela un compromesso fra vecchie e nuove esigenze.
In pratica ci si incardina in una sorta di burocrazia fedele al sovrano, potendo rientrare in possesso delle proprietà espropriate, ma invendute, ripristinare gli ordini regolari soppressi, oltrechè assumere importanti compiti nell’istruzione, nella cultura e in parte anche nella vigilanza politica. Non tutti i religiosi aderiscono a questa normalizzazione. Anche a Tagliacozzo alcuni di loro con don Luigi Vacca.
Negli anni 1820 la Marsica vive situazioni di relativa stabilità anche data dall’enorme ignoranza della popolazione che non partecipano per nulla ai fermenti patriottici del periodo e poi l’enorme controllo clericale sulle popolazioni paesane non consentono al popolino di conoscere le novità del periodo. Invece le nuove famiglie emergenti della Marsica seppure tra tante difficoltà riescono comunque a migliorare socialmente consentendo loro di occupare tutti i centri di comando locali dell’epoca sia sul piano civile che religioso.

Re Francesco I Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)
Re Ferdinando ormai molto anziano muore nel 1825, il suo è stato un regno lunghissimo seppure interrotto dalla parentesi francese. A lui succede il figlio Francesco I che dura solo 5 anni e che non viene ricordato per grandi cose fatte, considerando che la sua opera di governo è stata piuttosto reazionaria e non aperta alle novità.

Re Ferdinando II Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)
Nel 1830 Francesco I muore e a lui succede il figlio Ferdinando II, più giovane e aperto del padre alle novità e con molta voglia di fare del bene. Purtroppo questa fase di apertura si rilega solo al periodo iniziale del regno di Ferdinando in quanto in età più adulta egli diventa più chiuso e conservatore, demoralizzato e spaventato dalle tante rivoluzioni presenti in tutta Europa. Fatto è comunque che anche grazie a Ferdinando II la situazione della Marsica trova una svolta importante.
Ferdinando negli anni 1840 s’interessa del lago Fucino e sotto il suo governo viene riaffrontata la questione mettendo ad uno stesso tavolo ingegneri e finanziatori. Gli ingegneri in qualche modo stendono un nuovo progetto di recupero del vecchio canale di scolo romano migliorandolo e poi ci sono i finanziatori che si propongono di sostenere l’opera.

Il lago Fucino negli anni 1840 da un incisione di Eduard Lear
Dopo diversi anni di discussioni e un avanti e indietro durato un po’ si arriva al banchiere Alessandro Torlonia che studiata l’opera e i ricavi che questa poteva offrire a se stesso e alla sua famiglia decide di buttarvisi e legarsi ad essa per realizzarla. Ora indipendentemente dai meriti di Torlonia, dei suoi ingegneri e degli operai che l’hanno realizzata, sicuramente anche l’operato del re, magari solo indiretto, ha comunque favorito il suo avvio.
Negli anni 1840 mentre si decide l’operazione più giusta per il Fucino, Tagliacozzo vive la sua discesa finale sul piano centralistico amministrativo a favore di Avezzano che diviene sempre più il capoluogo dell’intera provincia marsa.
– Costruzione della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Petrella (1827)
La chiesa di Santa Maria delle Grazie a Petrella viene eretta dalla famiglia Troiani nel 1827 come propria cappella sepolcrale usata in seguito anche come chiesa normale. Questa viene nominata in una lettera del 1854 dove alcuni cittadini di Petrella avevano scritto alla curia vescovile dei Marsi. Il portale in pietra riporta la seguente dicitura:
“Maria Mater Gratie Tu nos ab hoste et mortis hora …A.D. 1827”.
In una targa posta sopra la finestra della chiesetta è incisa la seguente preghiera:
qui con dimessa fronte
o passegger t’arresta
qui delle grazie è il fonte
di Dio la madre è questa.
Mirala piangi e prega
Ch’Ella ai devoti suoi
Grazie non nega
– I viaggi dei poeti a Cappadocia nel 1837
Quando ormai, in piento Ottocento, in Europa sorge la moda di realizzare viaggi in Italia, anche Cappadocia è meta di poeti. Nel 1837 è visitata dal poeta P. Keppel Craven che di essa così parla: “Nulla di più bello delle umili e ignote sorgenti del Liri l’immaginazione può dipingere a se stessa. Esse spuntano in più polle distinte dal fianco precipita di un’altura conica di roccia calcarea, e si uniscono alla sua base in un bacino circolare scavato dalla mano della natura. Questo riceve inoltre un apporto più consistente da una cascata posta in alto (…)”. Insieme sembrano realizzare la luminosa fantasia della mitologia greca (…).
Già in precedenza per la bellezza di Cappadocia colta questa volta attraverso la sua gente, desta l’interesse del noto pittore neoclassico Bartolomeo Pinelli, che nel 1816 raffigura in una stampa “Uomo e donna del paese di Cappadocia Abruzzo Ultra”, nei loro antichi costumi, e secondo i dettami del Neoclassicismo: profilo greco,lineamenti tenui, armonia con lanatura.
– Il comune passa a Cappadocia (1837)
Nel 1837 circa a Petrella viene tolto il comune per essere portato a Cappadocia. L’antica sede si trovava in via della Torre al fianco di palazzo Troiani un edificio del sec. XVII fatto costruire dalla famiglia Toiani come regalo di Nozze.
– La Transumanza a Petrella nel 1840

Immagine della Transumanza con le pecore.
(Immagine da https://www.festivaldellerranza.it/transumanza/)
Petrella negli anni 1840 così come anche nei secoli precedenti, è interessata dalla transumanza orizzontale quella cioè verso la campagna romana e precisamente nei possedimenti degli Orsini e dei Colonna. Questo esodo inizia il mese di settembre, si parte a piedi dalle montagne e si viaggia di notte sostando nei paesi che si incontrano durante il tragitto solo di giorno.
La prima sosta si fa a Camerata, poi si prosegue per Rio Freddo, si arriva a Mandela e si riparte per Tivoli in località Tor de’ Sordi per avviarsi all volta della Valchetta in località La Storta per giungere infine alla Casaccia che è la zona di sosta definitiva. A giugno si torna a casa, ma si sosta in montagna e si scende in paese a turno ogni cinque giorni .
– I Cippi di confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie (1848)
Nel 1848, infatti, per volontà di Pio IX, al soglio pontificio dal 1846, vengono poste una serie di colonne in pietra, a non molta distanza da Cappadocia, per segnare il confine tra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio. Ogni colonna, numerata e datata, porta da un lato il simbolo inciso del Vaticano: la tiara e le chiavi di Pietro, e dall’altro lo stemma Borbonico: i gigli di Francia.
– I duri anni ’50

Re Ferdinando II Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)
Nel regno delle Due Sicilie non erano in tanti i simpatizzanti verso il processo di unione dell’Italia, ma una certa crisi sociale ed economica finiscono per aumentarne il numero.
Se a questo ci si mettono i tanti errori di Ferdinando II dopo i moti del 1848 allora il quadro inizia a preoccupare lo stesso re. Fatto è che dopo i moti del 1848 il re cerca di mettere una pezza a queste perduranti moti imponendo un duro regime di polizia. Il duro regime di polizia viene ulteriormente rafforzato nella zona abruzzese al confine con lo Stato della Chiesa.
Qui oltre che temere una possibile invasione da parte di qualche stato straniero vi è il reale pericolo del brigantaggio che nelle zone di frontiera tende a rafforzarsi vista la possibilità di espatriare, senza essere presi, solo che ora il fenomeno è giunto ad un livello insopportabile.
Inoltre come se non bastasse una piccola ma significativa quota di persone benestanti, prova a favorire l’unione con il resto d’Italia surriscaldando gli animi. La polizia prova ad arginare il fenomeno mettendo in carcere nel Palazzo Ducale i maggiori capi del momento come Filippo Mastroddi, o don Luigi Vacca di Pereto.
Fatto è comunque che tra patrioti e briganti la polizia borbonica a un bel da fare nel fronteggiare il fenomeno e si trova sempre più spesso in difficoltà. Dal carcere di Palazzo Ducale che è sempre ben pieno di gendarmeria riescono a fuggire diverse persone, rendendo in parte vani gli sforzi dei soldati. In più la gendarmeria alla frontiera significa maggiori uomini a Tagliacozzo e Avezzano, i maggiori centri dell’epoca.
Il re per provare ad arginare il fenomeno regola con lo Stato della Chiesa i confini tra i due stati, a maggior ragione che il processo di definizione dei confini fra stato pontificio e regno delle Due Sicilie rimaneva vacante dal 1793.
Così nel 1853 vengono definitivamente regolati i confini tra i due stati e per renderli ben osservabili vengono posti dei cippi di confine con sul lato l’immagine del logo pontificio e sull’altro del regno borbonico. Diversi di questi sono ancora presenti anche a Cappadocia, dove è possibile osservarli poco fuori il paese.
Altra grave tegola che si manifesta in questo periodo è un’epidemia di Colera che colpisce la Valle di Nerfa nel 1854. I primi episodi si verificano a Petrella Liri che diventano tanti nel giro di poco tempo. Al momento non abbiamo notizia di episodi del genere anche a Cappadocia e Verrecchie ma immaginando l’intensità della malattia quasi sicuramente vi sono stati anche a Cappadocia e probabilmente anche a Verrecchie.
– Epidemia di Colera nel 1854 a Petrella e forse anche a Cappadocia
Nel 1854 una forte epidemia di colera viene ad interessare il paese di Petrella tra il 6 e il 28 settembre. Molti sono stati i morti per questa epidemia. E’ probabile che anche il vicino paese di Cappadocia sia stato interessato dal Colera. Da alcune lettere scritte dai sacerdoti e dal medico di Petrella si apprendono notizie di questa epidemia.
Queste lettere ci informano che: “il primo caso si ebbe il 6 settembre 1854 e fu un bambino di quattro anni che visse solo dodici ore. Il secondo caso si è avuto il giorno 8 settembre e dal giorno 12 al 18 ci furono cinque decessi. L’ultimo caso ci fu il giorno 28 settembre.
Il giorno 12 fu quello più funesto perché i malati erano molti, ma nell’atto di uscire la processione del S.S. Sacramento, il male cambiò d’aspetto e quelli che sembravano attaccati dal colera furono minacciati di una altra malattia , cui fu subito dato una dose di solfato di china e detto giorno e nel giorno seguente vi furono circa 80 malati i quali sono tutti guariti……….le donne sono più soggette degli uomini……”
– La caduta dei Borbone e la nascita del regno d’Italia
Da tempo ormai il regno delle Due Sicile vive una fase di decadenza dove Ferdinando II dopo i fatti del 1848 è divenuto via via sempre più reazionario e antidemocratico portando in questo modo indietro nel tempo lo stato delle Due Sicilie. La borghesia dell’epoca prova inizialmente a far emergere delle riforme, ma la determinazione del re di spegnere le proteste, porta ad un collasso politico o meglio ad uno scollamento tra classe dirigente e sovrano, mentre ancora il popolo minuto grazie alla stretta militare rimane fedele al re.
(Immagine da Wikipedia)
Ormai però è solo questione di tempo e anche i Borbone cadono. Il momento giunge nel 1860 allorquando Garibaldi prende l’iniziativa per la conquista del regno delle Due Sicilie e partendo da Quarto vicino Genova arriva in modo molto fortunato a Marsala in Sicilia e con l’aiuto di 1000 volontari riesce poco alla volta a convincere la popolazione e la nobiltà siciliana a rivoltarsi contro i Borbone. Il grande genio di Garibaldi ha la meglio sul poderoso esercito borbonico che viene perdendo contro l’esercito garibaldino sempre più numeroso.

I Garibaldini entrano a Palermo. (Immagine da Wikipedia)

I Garibaldini prendono Milazzo. (Immagine da Wikipedia)
L’esercito garibaldino battaglia dopo battaglia conquista sempre più spazio e terreno contro i Borbone. Dapprima cade la Sicilia e poi via via tutte le altre regioni del regno mano a mano che Garibaldi risale la penisola. All’inizio di settembre Garibaldi arriva in Campania, spingendo così il re Francesco II ad abbandonare Napoli il 6 settembre, permettendo così a Garibaldi di entrare in una Napoli festante il giorno dopo 7 settembre 1860.
Francesco II abbandona Napoli il 6 settembre. (Immagine da Wikipedia)

Garibaldi entra a Napoli festante il 7 settembre. (Immagine da Wikipedia)
A questo punto Francesco II prova a riorganizzare le sue forze armate e tenta un ultimo assalto ai Garibaldini a fine mese. Così si hanno le decisive battaglie di Garigliano e Volturno che sono vinte dai Garibaldi e dai suoi uomini. Dall’altra parte i Piemontesi scendono di corsa nella penisola per completare l’unione politica. I Piemontesi infatti dopo aver assorbito nei mesi precedenti le regioni del centro nord Italia procedono ad occupare le regioni pontificie delle Marche e Umbria e l’Abruzzo ancora in parte borbonica.

Battaglia del Volturno vinta dai Garibaldini il 1 ottobre 1860. (Immagine da Wikipedia)

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)

Proclamazione del regno d’Italia (17-3-1861). (Immagine da Wikipedia)

Vittorio Emanuele II re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)
Garibaldi incontra poi a Teano Vittorio Emanuele II consegnandogli idealmente il sud Italia. Da qui a qualche mese le ultime resistenze borboniche sono sconfitte e può nascere finalmente il tanto agognato regno d’Italia il 17 marzo 1861 con la proclamazione di Vittorio Emanuele II a re d’Italia.
