
EPOCA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA
____________________________________________________
IX sec.
– Possibile origine di Cappadocia

Cappaodicia oggi. (Immagine personale)
Presumendo che la zona di Cappadocia risale all’epoca romana, stabiliamo che i primi villaggi che poi hanno dato origine alla Cappadocia moderna siano stati costruiti in epoca carolingia, più o meno tra il 774 e 850. Sappiamo da bolle successive che i villaggi della zona che hanno dato poi origine a Cappadocia sono i borghi di Vallefredda e San Biagio con le rispettive chiese di Santa Margherita e San Biagio.
Cappadocia quindi deriverebbe dall’unione dei due villaggi di Vallefredda e San Biagio, che erettisi in epoca carolingia si sarebbero poi uniti (il condizionale è d’obbligo) più o meno verso la fine del XIII secolo.
In tutto questo notiamo come in un contesto politico ancora carente come quello marsicano di epoca carolingia (774-850), abbiamo l’inserimento del monastero di Montecassino nella Valle di Nerfa con la costruzione di due monasteri uno dedicato a San Tommaso e l’altro a San Pietro. I due monasteri oggi sono solo ruderi senza linearità strutturale e sono situati l’ex monastero di San Tommaso sopra le sorgenti del Liri, mentre il monastero di San Pietro si in località la Sponga nei pressi di Petrella Liri. Presumiamo che le varie chiese della zona (compresa la chiesa di San Biagio) facessero riferimento ai due monasteri che rispondevano all’Abbazia di Montecassino.
– Il monastero di Montecassino allunga la sua influenza sulla Valle di Nerfa (859-860)

Il monastero di Montecassino in una litografia di alcuni secoli fa.
Come detto sopra il monastero di Montecassino nel pieno del periodo delle scorribande saracene per la penisola, allunga la sua influenza sulla Valle di Nerfa, appartenente alla contea dei Marsi e quindi al ducato di Spoleto. Vengono costruiti nell’859-860 circa i monasteri di San Tommaso presso le sorgenti del Liri nella zona chiamata la Spogna e il monastero di San Pietro presso la fonte Nina, (un’altra sorgente locale). Di questi conventi oggi rimangono pochissime tracce.
Montecassino vede nella zona prossima all’attuale Cappadocia una zona su cui erigere delle roccaforti tramite cui controllare la sottostanti terre della Valle di Nerfa. L’influenza cassinese da ai parroci di Valle Fredda e San Biagio, (i due villaggi che più avanti originano Cappadocia) il titolo di abate, ancora conservato; titolo che garantiva ala curato qualche beneficio in più. Si tratta di un’influenza legata alla fondazione delle tredici Abbazie già al tempo di Benedetto, che da Subiaco si espandono come Carsoli e Verrecchie.
Qui di seguito vediamo la struttura tipo di un qualsiasi monastero benedettino, quindi un modello di come potevano essere i due monasteri della Valle di Nerfa.

Un tipico monastero benedettino tra IX e XI secolo. (Immagine dahttps://www.beniculturalionline.it/locationalbum.php?n=13)

I monaci benedettini nel monastero di San Pietro vicino a Cappadocia
Sicuramente la presenza dei monaci in questa zona, seppure avvenuta in un periodo così instabile e pericoloso come questo, aiuta la popolazione ad avere un punto di riferimento per imparare un mestiere, per farsi curare, o anche solo imparare a leggere e scrivere.
Quindi a parte la condizione religiosa, sicuramente importante, i monaci nella Valle di Nerfa con la loro presenza danno sostegno alla popolazione infondendo loro coraggio e speranza. Grazie a ciò vi è maggiore coesione sociale e non è un caso che più avanti quando i Berardi diverranno nel secolo successivo responsabili di questo territorio, incentiveranno moltissimo la presenza dei monaci, in quanto grazie al loro la popolazione viene maggiormente seguita.
Quindi ciò che emerge è un territorio la Valle di Nerfa che pur essendo ufficialmente parte della contea dei Marsi diventa anche una sorta di feudo monacale o sarebbe meglio dire una succursale del monastero di Montecassino.
In un contesto territoriale come quello della Marsica, dove non vi è un’autorità feudale stabile e la popolazione è un po’ allo sbando, soprattutto in questo IX secolo con le spedizioni saracene nell’entroterra, si ha che la zona è ancora terra di nessuno.
In questo contesto s’inseriscono i monaci cassinesi che pur in mezzo a difficoltà enormi vista la pericolosità del periodo, riescono ad inserirsi nell’area cappadociana erigendo due monasteri e diventando nell’arco di poco tempo i principali referenti della popolazione e riuscendo di lato a far divenire la Valle di Nerfa una sorta di terra cassinese.
– La Contea dei Marsi in età carolingia e le invasioni saracene
Nel 820 circa la Gastaldia dei Marsi diventa contea dei Marsi attraverso una riforma carolingia. Per il territorio la dicitura di contea non cambia il suo status di territorio inserito nel ducato di Spoleto, dove il duca nomina a sua volta il conte dei Marsi.
Dall’840 circa fino alla fine del secolo IX abbiamo l’attacco continuo e sistematico dei Saraceni (Arabi) nei confronti dell’Italia che cercano d’invadere e in mancanza di ciò di saccheggiare. I Saraceni colpiscono ovunque con violenza e inizialmente i Carolingi non riescono a bloccarli trovandosi scoperti e senza difese. Ciò porta le popolazioni saccheggiate a soccombere facilmente, quindi cresce in questo periodo la consapovolezza dei singoli territori che cercano come possono di difendersi e ciò è quanto capita anche alla Marsica.
I primi conti marsi che si succedono alla guida del territorio marso insieme al duchi di Spoleto a cui appartengono cercano di organizzare resistenze agli invasori, ma per un bel po’ di tempo le varie resistenze si tramutano in sconfitte. Anche qualche conte dei Marsi perde la vita in battaglia nello scontro con i Saraceni.
Gli effetti dei saccheggi, omicidi, stupri alla popolazione sono tremendi e umilianti e nulla possono le povere preghiere o tentativi di difesa nei loro confronti. Tra l’840 e il 900 la situazione fatto salvo qualche vittoria arride sempre ai Saraceni. La popolazione della Marsica esce martoriata da questi lunghi anni di barbarie.
– La distruzione di Montecassino e gli effetti sulla Marsica (883)

Il Monastero di Montecassino distrutto nel 1944 dopo i bombardamenti alleati.
Purtroppo la presenza dei Benedettini nella Marsica come nella Valle di Nerfa subice una battuta d’arresto a causa della distruzione del monastero di Montecassino nell’883 da parte dei Saraceni. I tempi come detto più volte sono quelli che sono e l’Italia è preda dei Saraceni che provano a conquistarla anche tramite scorribande molto violente.
La Marsica nel IX secolo è preda più volte dei Saraceni che distruggono e uccidono tutti quelli che incontrano e saccheggiano quanto di prezioso ha il territorio ospitante. Ebbene come detto anche il Monastero di Montecassino è vittima di questi barbari che uccidono i monaci al loro interno e distruggono il monastero.
La distruzione del monastero porta come conseguenza a una battuta di arresto del potere cassinese nella Marsica e in altri territori a lui soggetti. I benedettini pur rimanendo come presenza nella Marsica con i loro monasteri subiscono uno scossone pesante da cui si riprenderanno solo molto più avanti.
– La Valle di Nerfa nei secoli bui

Panoramica degli anni ’50 su Cappadocia e la Valle di Nerfa.
In questi secoli bui la Valle di Nerfa, come il resto del territorio marsicano subisce le barbarie dei Saraceni che ne invadono il territorio distruggendo e uccidendo le persone. Nello specifico non abbiamo testimonianze dirette di passaggi saraceni qui. Ma supponendo che questi selvaggi sono entrati ovunque è possibile che nelle numerose incursioni fatte in 60 anni nella Marsica siano passati anche di qui. Certo è che anche senza il passaggio di questi barbari la vita in questo periodo è sicuramente poco sicura e molto difficile.
