LECCE NEI MARSI – CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA


STRUTTURE E MONUMENTI MEDIEVALI – CONTEMPORANEI


 

POSIZIONE DELLA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA

 

 

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STORIA DELLA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA 

 

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XII secolo

 

– I Normanni divengono padroni della Marsica

Nel 1130 muore il vescovo dei Marsi Berardo Berardi, seguito cinque anni dopo dal fratello Crescenzio. Dopo la loro morte abbiamo la salita al potere dei figli di Crescenzio, Berardo VI e Rainaldo II che governano insieme la contea marsa. Essi capiscono bene che la pressione normanna ha raggiunto un tale stato di forza che riuscire a mantenersi indipendente sarà quasi impossibile. Per cui i conti marsi piuttosto che essere invasi e sconfitti dai Normanni, decidono di trovare un accordo con loro per poter comunque non scomparire politicamente e continuare in modo diverso a diriggere il territorio marso.

Così infatti avviene, nel 1143 Berardo VI e Rainaldo II si accordano con i Normanni per un atto formale di sottomissione in cambio di un loro ruolo politico nel loro territorio di pertinenza. I Normanni così annettono senza colpo ferire la Marsica e per indebolire il potere dei Berardi, che al livello locale hanno una forza enorme, dividono la contea marsa in tre contadi più piccoli.

Nascono così la contea d’Albe, la contea di Celano e la contea di Carsioli. Carsioli viene affidata ai discendenti di Oderisio Berardi, invece la contea d’Albe è affidata a Berardo VI e quella di Celano a Rainaldo II.

 

 

– Litium all’interno della contea di Celano

Dopo la fine della contea dei Marsi e la nascita delle nuove tre contee, troviamo Litium inserita nella nuova contea di Celano. Per il borgo in questa fase non cambia nulla continuando a vivere in modo tranquillo come avvenuto negli ultimi due secoli. Litium nella posizione in cui si trova appare defilato dai grandi giochi economico politico del territorio marso, ma forse anche per questo riesce a godere più a lungo di un periodo di tranquillità.

 

 

– Nascita della chiesa di Santa Maria Assunta

Rispetto alle fonti trovate sappiamo che la chiesa di Santa Maria Assunta è stata costruita nel XII secolo all’interno dell’abitato di Litium, più o meno sul Colle La Guardia. La chiesa per quel che si è inteso è una struttura di medie dimensioni, che in qualche modo dipende in questa fase dalla chiesa di San Pietro, chiesa principale del paese.

 

 

– La bolla di Papa Clemente III

Papa Clemente III emana una bolla papale nel 1188 nella quale per la prima volta si mensiona Litium e le sue chiese di San Pietro e Santa Maria

 

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XIII secolo

 

– Pietro Berardi all’inizio del secolo XIII

Pietro Berardi fino al 1209 rimane fedele al papa continuando a crescere d’importanza. Poi nel 1209 Pietro si lascia convincere dal conte Diopoldo di Acerra a passare dalla parte di Ottone di Baviera. Così avviene. Pietro si convince che per realizzare il suo progetto deve puntare sulla parte imperiale anzichè guelfa. Così dopo che Ottone ha sconfitto il suo rivale Filippo di Svevia e divenuto iimperatore del S-R-I, Pietro inizia a muoversi per allearsi con Ottone. Pietro insieme a Diopoldo riesce a convincere Ottone a passare dalla loro parte così da poter mettere facilmente le mani sulla corona siciliana annettendola all’ impero. Esattamente ciò che non vuole Innocenzo III. Ottone a questo punto attacca il papato e si prende diversi territori tra cui la marca d’Ancona. Questa a sua volta viene rigirata a Pietro che ne viene investito pienamente, oltre al fatto che viene nominato
giustiziere del regno siciliano.

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta a inizio XIII secolo

In questa fase non emergono notizie sulla chiesa, per cui dobbiamo supporre che la struttura religiosa goda di un periodo di tranquillità pur con tutte le varianti di questa fase.

 

 

– Ascesa di Tommaso Berardi

Alla morte di Pietro gli succedono i figli che si dividono l’eredità paterna. Riccardo il figlio maggiore diventa conte di Celano e Tommaso il minore conte d’Albe. Tra i due però è Tommaso a proseguire la politica paterna e il suo sogno d’indipendenza della Marsica, quasi raggiunto ma non avveratosi. Tommaso capisce che la via perseguita dal padre è scaduta, per cui se vuole avere la Marsica indipendente deve proseguire solo imponendosi con la guerra. Egli inizia un duro scontro con il fratello per il possesso della contea di Celano che egli rivendica a se. Riccardo non vuole cedere e soprattutto non coondivide la politica guerrafondaia del fratello contro Federico II. Nel frattempo Federico II ormai  maggiorenne diventa imperatore del S-R-I nel 1215.

Prosegue intanto lo scontro fra i due fratelli conti di Celano, con Tommaso che invade la contea celanese e riesce a defenestrare il fratello, che pur affermando di essere il solo conte di Celano non riesce a riprendersi la contea. Tommaso nello stesso periodo è divenuto anche conte del Molise in virtù del suo matrimonio con Giuditta che dopo la morte del padre Ruggero è ora l’unica erede.

Tommasoa questo punto cerca d’imporsi e da una parte si riconcilia con il papa rinunciando alla Marca d’Ancona e dell’altra si prepara allo scontro con Federico rafforzando le principali rocche del suo contado marsicano e molisano. Riccardo Berardi cerca l’appoggio di Federico per riprendersi la contea di Celano, ma non fa in tempo ad attuare il suo piano, poichè muore nel 1221 senza lasciare discendenza. Ciò significa che è Tommaso il suo erede che ora anche dal punto di vista formale è il solo conte di Celano.

Federico sa che l’indipendenza della Marsica significherebbe la compromissione dell’intero disegno politico da lui voluto per il regno di Sicilia e anche in funzione degli altri baroni a lui contrari sa che deve affrontare Tommaso

 

 

– Litium nella guerra fra Tommaso e Federico.

Anche Litium pur non essendo un borgo importante per posizione geografica viene rafforzato da Tommaso con la ristrutturazione delle mura circostanti il borgo.

 

 

– La guerra fra Federico e Tommaso di Celano

La guerra fra i due inizia nel 1221 con Federico che procede ad attaccare i territori di Tommaso. Questi reagisce riuscendo a liberare i paesi invasi da Federico attraverso un ottima conoscenza del suo territorio.

Successivamente però reagisce male contro quei paesi che si sono concessi liberamente a Federico, come nel caso di Paterno che viene distrutto nel corso del 1221. Federico riesce in Molise a penetrare a Bojano dove sono asserragliati la moglie e il figlio Ruggero di Tommaso. Tommaso però in un nuovo scontro con gli imperiali li sconfigge liberando moglie e figlio, riuscendo a condurli con lui a Roccamandolfi.

A questo punto Federico prende in mano personalmente la questione iniziando un duro assedio di Roccamandolfi, Celano e Ovindoli. Tommaso sa che dalla sua ha la moglie Giuditta, fedele a lui che condivide i sogni di gloria del marito, ma soprattutto valida capitana di battaglie. Tommaso fugge da Roccamandolfi lasciando la moglie a capo della rocca e raggiunge Ovindoli dove libera il paese e poco dopo fa lo stesso con Celano dove si asserra.

Nella guerra fra Federico e Tommaso è l’intera Marsica che viene coinvolta e anche Litium seppure indirettamente risente dello scontro.

Federico capisce che la questione si sta facendo calda e lui sta perdendo la faccia. Per cui concentra i suoi sforzi sulla presa di Roccamandolfi che però resiste a oltranza. Solo dopo mesi di assedio e un sostanziale nulla di fatto Federico fa un’offerta a Giuditta, che pur amando il marito si trova costretta ad accettare la proposta di questi. Infine Federico per piegare Tommaso lo fa incontrare con la moglie che gli gira una proposta di Federico.

Tommaso sulle prime rifiuta ma poi prende tempo e infine accetta la proposta di Federico e seppure a malincuore deve rinunciare al suo sogno d’indipendenza e ritirarsi a Roma in cambio del mantenimento della contea del Molise. Invece le contee marsicane di Albe e Celano sono incamerate al Demanio. Federico poi punisce riconoscendo nella popolazione marsicana la vera forza di Tommaso la unisce duramente, prima distruggendo Celano e Ovindoli e poi esiliando gli abitanti dei due borghi in Sicilia e Malta.

 

 

– La contea di Celano dopo la defenestrazione di Tommaso

Federico dopo un breve periodo concede le due contee di Albe e Celano a uomini di sua fiducia, ma consente il ritorno degli abitanti di Celano e Ovindoli nei loro borghi d’origine. Ciò è reso possibile grazie all’intercessione papale che ha a cuore la sorte di Tommaso presente a Roma e del suo territorio. Gli abitanti di Celano e Ovindoli fanno ritorno nella Marsica ed è loro concesso di ricostruire il paese d’origine in altro luogo mutando il nome del borgo in Cesarea.

 

 

– La chiesa di Santa Maria negli anni 1220

La guerra tra Tommaso e Federico II, pur apportando danni anche a Lecce nei Marsi, non la travolge in modo diretto, consentendole una certa serenità che si traduce in una situazione di stabilità.

 

 

– La contea di Celano tra il 1223 e il 1254

Nel 1223 Federico II nomina i conti Di Segni conti di Celano. Questi sono una famiglia nobile di Roma e non mostrano alcun interesse per le terre marse. Parrebbe infatti che la loro nomina a conti di Celano sia solo nominale, in quanto dalle fonti storiche non emergono grandi o piccoli atti compiuti da questa famiglia nel periodo in cui ne sono investiti come feudatari.

Nel 1240-50 intanto i Berardi feudatari originari della zona si muovono per riavere l’antico potere nella Marsica, ma finchè Federico è in vita non riescono a concludere niente nonostante l’appoggio papale a un loro ritorno nel 1247. Anzi essi devono attendere ancora qualche anno per poter far ritorno, in quanto il successore di Federico, il figlio Corrado IV concede a suo fratello Federico D’Antiochia il titolo di conte di Celano (1252) e solo con l’ascesa di Manfredi, in qualità di reggente, i Berardi riescono a tornare al comando di Celano (1254).

 

 

– Litium sotto Federico II: I Trasmondi

A causa dell’ultima guerra condotta da Federico contro Tommaso molti feudi marsicani sono stati danneggiati. Ora non sappiamo se ciò ha riguardato anche Litium, però Federico forse preso da rimorso ordina che tutti i castelli danneggiati dalla guerra siano riparati. A questo punto inseriamo nella storia di Litium la vicenda della famiglia Trasmondi.

I Trasmondi sono una nobile famiglia di antiche origini, che ha sempre avuto molti feudi in Abruzzo e qui ha sempre avuto la sua area di possesso. I Trasmondi sono partiti da chieti dominando per diverso tempo la contea di Chieti e Penne, per poi spostarsi nel corso delle generazioni verso Sulmona e avere qui un ramo tuttora esistente. Da Sulmona i Trasmondi hanno rilevato diversi feudi tra cui anche Introdacqua di cui sono stati nominati marchesi da Carlo II di Spagna nel 1700.

Ma cosa c’entrano i Trasmondi con Litium (Lecce Vecchio). Ebbene parrebbe che questa famiglia all’inizio del XIII secolo si fosse imparentata con i conti Di Segni che sono per qualche tempo signori della contea di Celano al tempo di Federico II. Facciamo un passo indietro, nel 1223 Federico depone Tommaso Berardi dalla contea di Celano e la consegna ai conti Di Segni che la gestiscono almeno al livello nominale fino al 1252, anno in cui Corrado IV succeduto al padre non la da al livello al fratello Federico d’Antiochia già conte d’Albe.

Ora parrebbe, ma la notizia dovrebbe essere confermata che Litium sia stata concessa alla famiglia Trasmondi dai conti Di Segni di Celano al tempo di Federico II. Per cui i Trasmondi sarebbero stati per qualche decennio diciamo fino al ritorno dei Berardi nel 1254 feudatari di questa zona e qui in questo arco di tempo avrebbero eretto un castello, di cui anche dopo la loro dipartita come feudatari ufficiali ne avrebbero mantenuto il possesso

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta a metà XIII secolo

In questa fase sulla chiesa di Santa Maria non abbiamo menzione alcuna, quindi la struttura religiosa ancora gode di pace e tranquillità.

 

 

– La battaglia dei Piani Palentini e le conseguenze per la Marsica

Lo scontro fra Corradino e Carlo avviene nell’agosto del 1268 presso i Piani Palentini. I due eserciti si affrontano in un battaglia campale che dura diverso tempo. Alla fine della tremenda battaglia che lascia molti morti sul campo troviamo Carlo vittorioso e Corradino sconfitto.

Corradino tenta allora la fuga verso Roma, ma riconosciuto poco dopo viene catturato e consegnato al re Carlo. Questi lo conduce a Napoli dove lo fa decapitare nella Piazza del Mercato. Ha fine per sempre la dinastia di Svevia. Carlo I rimane unico padrone del regno siciliano. Carlo I a questo punto inizia una dura vendetta contro i nobili che hanno sostenuto Corradino. In cima alla lista ci sono i Berardi.

Carlo confisca la proprietà delle contee di Albe e Celano a Ruggero I Berardi, quindi inizia a prendersela con il territorio marsicano che ha sostenuto Corradino. Carlo infatti rade al suolo Alba fucens, all’epoca capitale dello stato marsicano retto da Ruggero I, provocando tra l’altro la dispersione della popolazione. Poco dopo Carlo distrugge anche Pietraquaria che in questa fase è un grosso centro di controllo della Marsica e probabilmente è il centro civico di controllo dell’area dove è avvenuta la battaglia dei Piani Palentini.

 

 

– Le contee di Celano e Albe e il ritorno dei Berardi

Ruggero Berardi non accetta la perdita dei suoi territori e si mostra deciso a riaverli. Quindi tramite una forte somma di denaro ripaga il sovrano angioino del vecchio debito contratto con lui anni prima, riottenendo la riconsegna dei sei castelli ceduti in pegno e allo stesso tempo riottiene la contea di Celano.

Ruggero Berardi, dietro una forte somma di denaro data a Carlo I, rientra in possesso della contea di Celano, ottenendo fra l’altro il possesso del feudo di Rocca di Mezzo. Purtroppo però non riesce a riavere le contee di Albe e Molise.

Carlo I infatti pur restituendo a Ruggero la contea di Celano, si rifiuta di cedergli anche Albe e il Molise per non riavere un domani un nuovo problema con la sempre fiera casa dei Berardi.

In questo quadro osserviamo come la contea di Albe venga girata alla figlia di Ruggero, Filippa Berardi. La consegna di Albe a Filippa ha lo scopo di trasmettere per via matrimoniale l’importante contea albense a uno dei suoi uomini di fiducia.

Filippa ottiene la contea di Albe da Carlo come dote matrimoniale da trasmettere al marito, un amico fidato di Carlo una volta sposata con lui.

La storia tuttavia prende una piega diversa. Filippa sposa si l’amico nobile di Carlo, ma rimane presto vedova di questi. Successivamente Filippa, grazie al suo carattere carattere fiero e battagliero, domina da sola la contea albense per i successivi quarant’anni, mantenendo forti legami con la contea di Celano e divenendo nel tempo un grosso problema per la famiglia reale.

La contessa d’Albe porta avanti una sua politica di autonomia della contea albense in parte svincolato dalle direttive reali.  Filippa agisce in aperta concorrenza con i monaci della nuova Abbazia di Santa Maria della Vittoria di Scurcola nel controllo del Lago Fucino. Ciò spesso si traduce in aperte ostilità fra la contessa e i monaci. Questi ultimi sono presenti a Scurcola nella nuova Abbazia di Santa Maria della Vittoria dal 1268 e qui sono a capo del nuovo feudo monacale di Scurcola Marsicana creato e protetto da Carlo I in persona e dalla sua famiglia.

Tornando alla contea celanese assistiamo al ritorno di Ruggero Berardi a Celano nel 1272. Ruggero però pur diminuito di potere a causa della perdita del feudo di Albe, è riuscito a farsi assegnare da Carlo, insieme alla contea di Celano, anche il feudo di Rocca di Mezzo. L’assegnazione di Rocca di Mezzo significa per Ruggero la possibilità di creare unatransumanza verticale per le pecore, che partendo dalle rive del lago Fucino si spostano d’estate  presso l’Altopiano delle Rocche e così in senso inverso durante l’inverno.

Questo consente di sviluppare una fiorente produzione di lana pregiata, all’epoca molto remunerativa e quindi possedere una grossa e sicura entrata economica.

 

 

– Nascita del Feudo monacale di Santa Maria della Vittoria di Scurcola

Nel 1269 dopo la battaglia di Tagliacozzo Carlo I fa voto di erigere una grande abbazia alla pari di Montecassino e Farfa ed erigere per questa un grande feudo. Così è quanto capita. Tra il 1269 e il 1290 viene eretta l’Abbazia di Santa Maria della Vittoria presso Scurcola. Carlo I concede all’abate del monastero un potere da vescovo e signore locale.

Il re angioino riscatta dai De Ponte la signoria di Scurcola Marsicana che viene poi rigirata all’abate di Santa Maria della Vittoria, ma egli con il tempo allarga di molto il territorio di pertinenza dell’abbazia, dapprima inserisce i territori della Valle di Nerfa e di Luco dei Marsi, quindi inserisce Capistrello e poi la Vallelonga. In pratica di pari passo alla costruzione dell’abbazia abbiamo la costituzione di una grande area feudale dell’abbazia su cui l’abate ha potere di signore locale e vescovo. Da qui la dicitura di feudo monacale.

 

 

– Federico S. Dionigi feudatario di Litium

Dopo la battaglia di Tagliacozzo Carlo I d’Angiò si mostra duro con coloro che avevano dato sostegno a Corradino di Svevia, tra questi vi erano anche i Berardi a cui furono tolti i possedimenti che avevano in precedenza e ridati in parte dietro pagamento solo nel 1272. Allo stesso modo Carlo I deve provvedere a ricompensare i suoi capitani che lo hanno sostenuto nella battaglia. Fra questi figura un certo Federico S. Dionigi.  A questi viene assegnato dal re angioino nel 1268 il feudo di Litium (Lecce Vecchio) che egli mantiene per i successivi 30 anni.

Tra le attività economiche principali che sono svolte a Litium troviamo oltre alla pastorizia e l’agricoltura anche il commercio di legname vista la ricchezza di boschi che circonda il paese.

 

 

– La chiesa di Santa Maria alla fine del XIII secolo

In questa fase seppure la struttura religiosa è data alle dipendenze dell’abbazia di Santa Maria della Vittoria, in realtà è ancora alle dipendenze della diocesi dei Marsi, in quanto il paese è sotto Federico S. Dionigi.

 

 

 

 

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XIV secolo

 

– Litium passa al monastero di Santa Maria della Vittoria

Nel 1302 Federico S. Dionigi cede al convento di S. Maria della Vittoria di Scurcola la proprietà del feudo di Litium. Da questo il paese diventa pertinenza dei monaci cistercensi di Santa Maria della Vittoria e lo rimarrà per diverso tempo. 

 

 

– Chiesa di Santa Maria sotto l’abbazia di Santa Maria della Vittoria

Con il cambio di proprietà del paese, la chiesa di Santa Maria e tutte le sue pertinenze passano alle dipendenze dell’abbazia di Santa Maria della Vittoria.

 

 

 

– Terremoto del 1349

Nel 1349 alcuni importanti sismi avvengono quasi contemporaneamente lungo tutta la  catena appenninica provocando immani disastri. Moltissimi borghi vengono  distrutti o gravemente danneggiati. Tra le zone colpite figura anche la Marsica  dove avvengono in tutti i borghi importanti danni compresa Litium. Nel paese di Lecce Vecchio si registrano sicuramente dei danni, che al momento non abbiamo dati per quantificare. Quindi probabilmente ci sono stati dei crolli.

Tra le strutture maggiormente colpite figura l’abbazia di Santa Maria della Vittoria di Scurcola. Qui molte parti della struttura crollano provocando morti e feriti fra i monaci presenti.

 

 

– La crisi dell’abbazia di Santa Maria della Vittoria

In seguito al sisma del 1349 e ai gravi danni inferti alla struttura, molti monaci non si sentono più sicuri e decidono di abbandonare il luogo. Ciò porta ad un rapido declino dell’abbazia e alla crisi del feudo monacale dell’abbazia. I territori soggetti al feudo di Scurcola iniziano ad essere interessati dagli appetiti di Celano e di Tagliacozzo.

 

 

– Lecce Vecchio torna a Celano

Dopo il terremoto del 1349 come abbiamo visto l’abbazia di Santa Maria della Vittoria entra in crisi e con esso il feudo monacale. Nel corso del secolo XIV cresce la volontà popolare di affrancarsi dai monaci e tornare statali.

 

 

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XV secolo

 

 

– Litium torna sotto Celano

All’inizio del ‘400 gli abitanti di Lecce vecchio, stanchi di essere sotto i monaci e profittando della crisi del monastero, decidono dopo molte discussioni di tassarsi e ricomprare il loro paese per poi tornare territorio demaniale nel 1402. Re Ladislao dichiara nel 1402 la terra di Lecce “sub dominio e demanio Reali”.

Tornati demaniali la situazione cambia però in fretta in quanto Nicola di Celano, fedele di Ladislao, convince questi a cedergli Lecce vecchio. Le cose vanno proprio così e Nicola diventa a inizio XV secolo nuovo signore di Lecce nei Marsi. Tuttavia il rientro di Lecce all’interno di Celano non spezza i privilegi riconquistati, che sono riconosciuti e riconfermati dal governo centrale di Ladislao su tutti i diritti e i favori da tempo acquisiti.

Litium tornata a Celano segue le vicissitudini nel bene e nel male del borgo principale. Litium nel corso del secolo XV diventa il paese più popoloso dopo Celano, e dicendo questo  sembra giusto dare una descrizione sommaria di Litium su come si presentava durante il Rinascimento.

Volendo dare una breve descrizione di Litium diciamo che sorge su due colli ed è circondata da una cerchia muraria dotata di tre porte. Il colle a nord ovest guarda verso la Conca del Fucino ed è definito Collemino. Su questo è presente l’ormai antica chiesa di San Pietrro che si trova accanto a Porta Caiola. Nella zona posta a strapiombo sulla valle si trova la porta principale definita Porta Pila, che definisce l’intero quartiere di Litium. All’interno di questo quartiere figura la casa natale del pittore Andrea De Litio.

L’altro colle che compone Litium si pone a sud est ed è il più vicino al Monte Turchio. Questo colle si chiama colle dell’Ospedale. Qui sono presenti i ruderi di una delle chiese di Litium. La terza porta si pone nel mezzo tra i due colli. Il nome della porta è “Porta di Metta” o “Porta della Corte”.

 

 

– La chiesa di Santa Maria all’inizio del XV secolo

Con il ritorno di Lecce vecchio a Celano anche le chiese locali di San Pietro e Santa Maria si distaccano dal monastero di Santa Maria della Vittoria per tornare dipendenti dal vescovo dei Marsi.

 

 

– Litium nella prima metà del secolo XV

I ruderi di Litium

 

Litium nella prima metà del secolo XV gode di un periodo di pace e prosperità. Questo è un periodo che permette lo sviluppo delle arti ed è alla base della formazione del grande pittore Andrea De Litio che nasce nel borgo e fino ad una certa età abita qui. Poi va via per percorrere la sua luminosa carriera di pittore. Nello stesso periodo siamo a cavallo degli anni 1440 si assiste allo sviluppo dei borghi limitrofi a Lecce Vecchio che si pongono più in basso rispetto al borgo principale

 

L’Italia dopo la pace di Lodi (1454)

 

Il regno di Napoli nel 1454

 

 

Questi trovandosi più a bassa quota permettono una vita più tranquilla a contatto con le vie di comunicazione, ma soprattutto disponend di un clima più mite e meno rigido di quello che si ha nel borgo principale. I nomi di questi borghi sono Ca’ Marino, Ca Buccella, Ca’ Scappone, Ca’ Carlone, Macchia, Sierri e Castelluccio.

 

– Il terremoto del 1456

Nel 1456 un tremendo terremoto si verifica in Irpinia con grado 7 Mw. Il tremendo sisma oltre a distruggere la zona epicentrale si risente in modo forte su buona parte d’Italia.

Le zone del centro Italia sono completamente attraversate dall’onda d’urto determinando il crollo d’interi paesi. Nella Marsica la zona maggiormente colpita risulterebbe la Piana del Cavaliere, dove abbiamo Carsoli distrutta e Pereto con Oricola gravemente danneggiate. I morti nella Marsica per questo sisma sono qualche centinaio.

Oltre alla Piana di Carsoli anche altri centri sono gravemente danneggiati riportando chi danni molto gravi chi solo parziali. Litium parrebbe essere tra quelli più danneggiati.

 

 

– Terremoto del 1461

Nel 1461 un forte terremoto si verifica all’Aquila distruggendo in gran parte la città. Il sisma fa sentire i suoi effetti anche sulla Marsica aggiungendo nuovi danni in un territorio già colpito nel 1456. Sembra però che il sisma  non provochi i danni rilevanti avuti nel 1456 e che essi siano solo superficiali.

Celano ha sicuramente risentito anche di questo sisma, ma grazie al rilancio edilizio in pieno svolgimento

 

 

– La ricostruzione

La contea di Celano risulta avere molti centri danneggiati dal sisma, con diverse chiese crollate. I conti di Celano Jacovella e il marito Leonello si danno da fare per procedere il più velocemente possibile alla ricostruione dei paesi colpiti dal terremoto.

 

 

– Antonio Piccolomini e la contea di Celano

Com’è he siano andate le cose, fatto è che Antonio Piccolomini è il nuovo signore della contea di Celano e lui e la sua famiglia saranno arbitri di questo territorio fino al 1591. Dei Piccolomini signori di Celano Antonio è il primo che domina la scena della contea celanese fino alla sua morte avvenuta nel 1493.

Egli oltre a Celano vanta altri titoli nella Marsica e nell’aquilano come marchese di Capestrano e Deliceto, conte di Gagliano e barone di Pescina, Carapelle e Balsorano. Degli ultimi titoli dobbiamo ricordare che come barone di Balsorano ne prende possesso solo nel 1470, dopo che Ruggerotto Acclozamora non si ritira in Francia dopo aver passato i dieci anni precedenti a tentare senza successo la riconquista della contea celanese.

Antonio come conte di Celano è ricordato per la sua grande capacità d’imprenditore, capace cioè di promuovere in modo forte la lavorazione e vendita della lana, ottenendo con ciò forti entrate per i suoi feudi. Con una parte di queste entrate Antonio promuove la ricostruzione e ristrutturazione dei feudi celanesi che sono stati danneggiati dai terremoti del 1456 e del 1461. Allo stesso tempo termina la costruzione del castello di Celano e ricostruisce secondo schemi moderni i castelli di Ortucchio e di Balsorano.

Per il controllo di Balsorano Antonio spende molto tempo non riuscendo per diversi anni a contrastare Ruggerotto Acclozamora. Antonio nel corso degli anni sa conquistare la fiducia di re Ferrante a cui egli si è affezionato e da cui è ricambiato. Antonio nell’ambito del regno di Napoli è duca d’Amalfi, titolo avuto nel 1458 per il suo primo matrimonio con Maria, figlia naturale di re Ferrante.

Ebbeneegli come accennato prima è un ottimo amministratore dei suoi feudi non solo per il modello della lavorazione della lana, che gli vieni dalle sue origini senesi, ma anche per l’impiano ad Amalfi di stabilimenti preindustriali nei settori siderurgico e delle Ferriere.

Con lui al comando la contea di Celano rimane un territorio molto ricco e molto ambito. Tuttavia nel 1485-86 deve subire il ritorno di Ruggero Acclozamora che profittando della congiura dei Baroni napoletani si riprende per qualche tempo la contea celanese e gli altri territori soggetti ad essa, compresa Balsorano.

Antonio però è un ottimo condottiero e riesce con il suo esercito a defenestrare Ruggerotto nel 1486 riprendendosi definitivamente il controllo della contea di Celano e degli altri territori. Antonio muore nel 1493 e a lui succede il figlio Alfonso.

 

 

– Litium alla fine del XV secolo

Alla fine del XV secolo Litium è il secondo borgo per importanza e popolazione dopo Celano nell’ambito della contea celanese. Il borgo vive un momento di ricchezza e floridezza dovuto ai benefici seguiti alle capacità imprenditoriali di Antonio. Grazie a ciò anche Litium viene riparata dai danni dei sismi degli anni precedenti e resa un borgo solido e compatto. La presenza di Andrea De Litio nel paese ci farebbe pensare che questo sia un luogo ameno, capace d’ispirare un genio come quello di Andrea.

 

 

– La chiesa di Santa Maria alla fine del XV secolo

Alla fine del XV secolo la chiesa di Santa Maria è ormai da molto tempo la chiesa principale del paese, le altre chiese sono tutte sue dipendenze, seppure ognuna ha una sua vita infilandosi nel contesto della propria cominità.

 

 

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XVI secolo

 

– Alfonso II e la contea di Celano

Alfonso II succede al padre in tutti i feudi gestiti dalla famiglia all’età di tre anni, quindi un infante a capo di tutto. Chiaramente Alfonso viene guidato fino alla maggiore età e ciò significa che per lungo tempo la contea di Celano, divenuta nel frattempo colonia spagnola dopo la presa della Spagna sul regno di Napoli nel 1504, viene gestita da altri e non dai Piccolomini.

Con Alfonso II inizia il declino della famiglia e della contea di Celano sul piano economico. La contea di Celano nonostante la cattiva gestione di Alfonso rimane ancora per diverso tempo un territorio ricco ed ambito.

Crescendo Alfonso non si mostra interessato ai suoi feudi abruzzesi, ma preferisce il feudo del ducato di Amalfi che elegge a propria dimora e da cui qui controlla tutto il resto del suo patrimonio. Ad essere precisi Alfonso elegge a propria dimora l’isola di Nisida davanti le coste di Amalfi. Qui egli diventa molto famoso per la sontuosità delle feste da lui organizzate.

La tradizionale fedeltà dei Piccolomini agli Asburgo vede riconfermati alla famiglia senese i suoi feudi, compreso il ducato d’Amalfi tolto precedentemente ad Alfonso I. Tuttavia Alfonso II sente forte le sue origini senesi ed è qui che si concentra la sua attività, soprattutto dopo la sua nomina a Capitano del popolo a Siena nel 1528.

La nomina di Alfonso a capo della repubbica di Siena comporta una visibilità politica importante, che attira su di lui molte critiche. I problemi dei Piccolomini nascono proprio da questa posizione perchè Siena è sempre più contesa nei giochi di potere europei e per riuscire a mantenere la propria indipendenza si deve muovere con cautela. Ebbene la nomina di Piccolomini a capo della repubblica va proprio in queste direzione.

Alfonso per questa nomina viene malvisto dall’imperatore che lo nel giro di alcuni anni lo costringe alle dimissioni da capo della repubblica senese e oltre a ciò Carlo V gli nega ache ogni incarico nel vicereame di Napoli.

A causa di questa sfiducia Alfonso cade nella depressione, che lo porta a disinteressarsi degli affari dei suoi feudi e persino della moglie Costanza d’Avalos e dei figli Inigo e Giovanni. Gli ultimi dieci anni sono praticamente inestinti per lui.

In tutto questo gioco i feudi abruzzesi sono piuttosto trascurati da Alfonso II e questo fa si che ciò si ripercuota sull’economia locale, che comincia a declinare.

Complessivamente dobbiamo anche registrare una certa vivacità economica del grande feudo della contea di Celano, dovuto ad alcuni centri che stanno andando economicamente piuttosto bene, come il feudo della baronia di Capestrano, che grazie alla produzione dello zafferano e alla produzione della lana carfagna sostiene economicamente tutti gli altri centri più piccoli rientranti nell’ambito del complesso dello stato celanese. Questa vivacità economica tende  favorire una certa attrazione di imprenditori provenienti da tutta Europa.

 

 

– Litium nella prima metà del XVI secolo

Inizialmente Litium gode ancora di un buono stato economico, tuttavia la conquista della Spagna di Napoli porta nel giro di vent’anni ad un deciso cambio della situazione economica, che inizia a peggiorare più o meno negli anni 1520. Ciò riguarda sia Napoli in se come capoluogo principale che tutti feudi del sud Italia compresa la contea celanese. Da qui appare chiaro che anche i centri minori come Litium risentano di questa situazione.

Al livello locale assistiamo al consolidamento di diversi casali che ruotano intorno al paese di Lecce Vecchio. Alcuni di questi casali diventano un vero e proprio borgo. Per quel poco che sembrerebbe emergere dalle fonti parrebbe che il vecchio castello dei Trasmondi sia abbandonato da tempo. La stessa cosa inizia ad avvenire per Litium che si viene pian piano spopolando rispetto ai centri minori posti in una posizione migliore.

Sempre sul piano locale bisogna registrare i primi episodi di brigantaggio nella zona di Lecce vecchio, che viene bersagliato per essere un centro tranquillo e operoso, ma soprattutto non controllato bene dalle forze di polizia.

 

 

– Dai Piccolomini ai Peretti

Per Costanza, il marito Alessandro è una vera sciagura di marito e uomo. Il conte di Celano Alessandro Piccolomini contrae molti debiti per mantenere la sua vita lussuosa e dissoluta. Questo suo modo di fare porta a un forte indebitamento della famiglia comitale e della stessa contea celanese.

Ella non riuscendo più a far fronte ai debiti del marito scapestrato decide di vendere una parte dei propri feudi. Capestrano viene venduto nel 1580 ai Medici insieme a Carapelle.  Successivamente  nel 1585 anche Balsorano è venduta allo zio Giovanni Piccolomini.

Costanza decide di divorziare dal marito, ma il costo del divorzio è enorme sia per le spese in se che per il mantenimento del marito scapestrato. Non solo ma deve mettere in piazza i propri problemi personali e questo porta alla vergogna, che però ella affronta a testa alta.

Purtroppo però i debiti e le spese sono troppo grandi e alla fine arriva per Costanza giunge la decisione più sofferta, il dover vendere la contea di Celano, a cui lei è molto legata.

Costanza vende la contea celanese a Camilla Peretti, sorella del papa. Così facendo i Piccolomini escono di scena. Dopo il divorzio e la vendita di tutti i suoi beni Costanza salda tutti i suoi debiti e quelli del marito e si ritira in un monastero dove morirà nel 1610.

Il marito Alessandro Piccolomini dopo i debiti accumulati, diventa un criminale unendosi a una banda di briganti. Però pare grazie al suo rango sociale sembrerebbe che riesca ad uscire da questa condizione di brigante qualche anno dopo, riuscendo a farsi assegnare anche una pensione e vivendo in tranquillità.

Celano invece ora si ritrova con una nuova famiglia comitale, ma soprattutto in grave dissesto economico. Camilla, a sua volta dopo alcuni anni di gestione, cede le redini del potere comitale al nipote Michele Peretti (1596).

 

 

– Litium e le sue frazioni alla fine del XVI secolo

Il borgo di Litium è sempre più spesso attaccato dai briganti della zona che ogni tanto giungono in paese creando molti problemi alla popolazione. Forse anche per questo, ma di ciò non ho notizie certe, che le frazioni di Litium si vengono popolando a sfavore del centro principale che procede nello spopolamento

Questeborgate avviatesi pare nel XV secolo (ma probabilmente anche molto prima) ora sono divenute più grandi e trovandosi ad una quota inferiore (950 m circa) rispetto a Litium posto a 1300 m  di quota, riescono meglio a rispondere alle esigenze della popolazione, anche in virtù della loro maggiore vicinanza alle vie principali.

Quindialla fine del XVI secolo si assiste ad un lento spopolamento di Litium a favore delle sue frazioni costruite più in basso. Probabilmente però il motivo principale sia  anche alle condizioni climatiche.

Ovvero Litium è costruito a 1300 m di quota e d’inverno è molto freddo e non si riesce a vivere bene, non essendoci più motivi di carattere di difesa militare si preferisce ora scendere di livello verso temperature più miti, vista anche la presenza del lago.

Altro motivo è l’isolamento del paese, anche qui non più giustificabile con la diversa condizione storico-politica dei tempi, visto che non ci non più pericoli di minacce esterne,  ma anzi trovarsi isolati in altezza è più pericoloso per la presenza dei briganti, che attaccano più facilmente questo genere di borghi.

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta alla fine del XVI secolo

La crisi di Litium è palpabile nelle sue chiese, sia la chiesa di San Pietro che quella di Santa Maria Assunta appaiono gravemente danneggiate dall’usura del tempo. In pratica appaiono edifici vetusti e abbandonati.

 

 

 

 

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XVII secolo

 

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta a inizio XVII secolo

La chiesa parrocchiale principale di Santa Maria Assunta da fonti varie risulta composta di una navata centrale e di ben nove cappelle laterali. Queste sono dedicata a S. Giovanni Battista, a S. Maria Assunta, S. Francesco, S. Biagio, S. Antonio Abate, Il Nome di Gesù, La Vergine Incoronata, S. Eleuterio e S. Monica. Dalle notizie che abbiamo sappiamo che la chiesa ha avuto problemi concernenti l’amministrazione di questa e ciò in quanto la chiesa è ricettizia, ovvero è controllata da alcuni Procuratori, eletti dalla cittadinanza in “pubblico Parlamento”.

 

 

– Litium a inizio XVII secolo

In un quadro economico generale di grave indigenza ritroviamo purtroppo anche Litium e suoi borghi, dove sempre più spesso si manifestano situazioni di difficoltà estrema per arrivare a coltivare qualcosa o anche portare avanti l’allevamento di animali. I raccolti a Litium come nel resto della Marsica sono scarsi e non sufficienti per il sostentamento della popolazione  che muore letteralmente di fame.

La grave presenza delle bande di Briganti fa il resto scatenando terrore nelle popolazioni. A ciò aggiungiamo la grave corruzione presente nelle sfere alte del potere che spesso sono collaboranti con i Briganti.

Spesso ritroviamo nelle storie delle frazioni e nel centro di Lecce vecchio storie di vizi antichi quanto l’uomo , come estorsioni, depredazioni, favori arbitrari da parte di autorità amministrative e militari e poco importa se le autorità in questione sono in questa fase spagnole, sono storie che si ripetono.

A Lecce vecchio nel corso del XVII secolo si ha spesso il passaggio di truppe, persone e merci, che prediligono questa via  anzichè quelle ufficiali sia per un minore controllo, complice qualche mancia ai militari, sia per comoda sosta per coloro che si muovono verso Napoli tramite questo comodo sentiero appenninico.

La presenza continua di persone per Litium porta alla fine a una grave rimostranza nel 1643 da parte del vicerè spagnolo Don Antonio Ferndez deToledo.

Tornando alla storia urbanistica di Litum notiamo la sempre maggiore presenza di persone nei borghi che vengono aumentando di popolazione, a scapito del vecchio centro di Litium che si viene spopolando anno dopo anno. Tra i borghi nuovi che più viene prendendo piede vi è Taroti che si trova su di un piccolo colle che sovrasta il lago Fucino.

Il borgo di Taroti a differenza di altri disponeva di un piccolo castello, attivo dal XII secolo fino al 1462, anno in cui la battaglia fra il conte Orsini e Ruggero Acclozamora non lo ha distrutto.

Tuttavia il borgo nonostante la distruzione del paese e del piccolo castello, (da cui la località ha preso anche il nome, visto che Taroti viene anche menzionata con il nome di Castelluccio) è risorto e andato avanti  ricostruendosi, diventando un paese di tutto rispetto nel corso del XVI secolo.

A proposito di Taroti segnaliamo il beneficio elargito da Papa Urbano VIII alla chiesa di San Martino del paese di Taroti. La chiesa in questione è molto antica perchè risale alla prima metà dell’XI secolo ed è stata sempre sottoposta alla chiesa patronale di Santa Maria di Litium.

Ebbene tra il 1630 e il 1640 Papa Urbano VIII elargisce alla chiesa il privilegio di indulgenze speciali per chi visitasse i suoi sette altaari. Questo privilegio ci conferma quanto fosse divenuto importante il borgo di Taroti.

Oltre a Taroti altri piccoli borghi che si sono consolidati come paesi nel XVI secolo sono Vallemora, Macchia e Sierri.

La conferma dello spopolamento di Litium all’inizio del XVII secolo a favore delle nuove frazioni, ci arriva da un episodio del 1638, allorquando il vescovo dei Marsi Lorenzo Massimi in visita nel borgo di Litium nota la scarsa presenza della popolazione nel borgo di origine e la nascita di tutta una serie di nuovi casali e microborghi. Ciò a Massimi non piace e lancia da subito un editto pastorale nel quale ammonisce severamente gli abitanti dei borghi limitrofi nel far ritorno al borgo d’origine. Non solo ma proibisce agli ammalati e alle partorienti di fermarsi nei casali limitrofi, ordinando loro di trasferirsi da subito in Lecce Vecchio. Le parole effettive usate da Massimi sono

“ad effetto di ricevere li SS. Sacramenti, sotto pena di docati sei per ciascheduna volta (…), et quelli, che moriranno in detti Casali, senza li Sacramenti, debbiano essere seppelliti nella Campagna, et nelli sterquilinii di detti Casali, et non possano entrare nelle mura della Chiesa, et di Lecce, dove li corpi loro saranno vessati dalli diavoli”. 

Aggiungiamo qui due parole sulla tipologia degli abitanti di Litium in questa fase storica. Gli abitanti di Litium in questo periodo si compongono principalmente di boscaioli e pastori. Quest’ultimi si recano ogni anno a Foggia in Puglia con le greggi di pecore loro affidate per vendere la lana, comprare altre pecore, ecc. Questi pastori usano anche scendere a valle per raccogliere legna e farne carbone, da usare per cucinare misere pietanze di quelle piante che sono riusciti a coltivare per la loro sopravvivenza.

 

 

– Grave stato strutturale della chiesa di Santa Maria Assunta

Alla metà del ‘600 la chiesa principale di Santa Maria Assunta appare sempre più isolata e abbandonata. Ciò si rigira sull’aspetto strutturale non più perfetto come un tempo. Per il resto la chiesa ancora ospita le funzioni più importanti come la visita del vescovo Massimi nel 1638.

 

 

– La rivolta di Masaniello

Nel 1647 in seguito ad un lungo periodo di crisi economica e sociale dovuto sia alle esose tasse spagnole che ai cattivi raccolti degli ultimi anni, esplodono forti proteste a Napoli, che presto diventano rivolte armate che sfociano nel giro di poco in una vera e propria rivolta organizzata.

La rivolta concentrata dapprima a Napoli dilaga in breve in tutto il regno napoletano. La speranza di molta gente di liberarsi degli Spagnoli è alta e molti s’impegnano nel combattere questi. Gli Spagnoli dapprima colti di sorpresa subiscono la rivolta e si ritirano in parte da Napoli e per tutto il 1647 sembra che la rivoluzione abbia avuto effetti. Gli Spagnoli però per niente rassegnati riprendono presto l’iniziativa  e nel corso del 1648 sconfiggono i rivoltosi riportando il territorio sotto controllo.

 

 

– La rivolta di Masaniello nella Marsica

Nella Marsica l’esplosione della rivolta partirebbe dall’Aquila e presto dilaga anche nella Marsica. Qui una serie di piccoli nobili, anch’essi colpiti dalla crisi economica, si alleano con il popolo dando vita a forti proteste popolari contro il carovita spagnolo. La protesta si concentra nei grandi centri marsicani come Celano, che diventa il capoluogo della protesta. Qui il barone Quinzi dell’Aquila si pone al comando dell’impresa destituendo il conte Peretti e occupando il castello di Celano, che diventa la sede dei rivoltosi.

La protesta dilaga nel giro di poco in tutti i principali centri come Avezzano e Tagliacozzo, ma anche nei centri più piccol.  A Litium al dire il vero non abbiamo notizie di scontri con le forze spagnole, quindi al riguardo ci asteniamo, affermando solo che sicuramente diversi abitanti giovani del borgo hanno partecipato alle proteste presenti in altri borghi.

Anche nella Marsica come nel resto del meridione la rivolta dura fino al 1648, allorquando la reazione spagnola non riesce ad avere la meglio sui rivoltosi, spegnendo ogni sogno di cambiamento. Segno indelebile della fine delle proteste nella Marsica è l’espugnazione del castello di Celano e l’allontanamento del barone Quinzi, capo della rivolta nella Marsica. Il castello e la contea di Celano sono riconsegnati al conte Peretti.

 

 

– Scontento della popolazione

La popolazione esce devastata dall’esperienza della rivolta napoletana. I sogni di un cambiamento si spengono sul nascere e questo crea depressione e ansia nella popolazione che ora allo scoramento delle avverse condizioni di vita si aggiunge l’abbattimento verso un sogno che rimane solo sulla carta.

 

 

– Terremoto del 1654

A Sora il 23 luglio 1654 si verifica un tremendo terremoto di 6,3 Mw. Il terremoto fa gravi danni a Sora e nella Marsica meridionale come a Opi e Pescasseroli che sono gravemente danneggiate. Il sisma si sente in tutto il centro Italia, compresa Roma

Nella Marsica a parte Opi e Pescasseroli che sono i comuni che riportano il maggior numero di danni anche i comuni della Valle Roveto a cominciare da Balsorano sono gravemente scossi riportando diversi danni.

Litium seppure non abbiamo informazioni al riguardo, ha sicuramente avvertito la scossa che qui forse è venuta più attutita rispetto ad altre zone. Comunque non sembra pare esserci stato danno importante.

 

 

– La contea di Celano dai Peretti ai Savelli

Nel 1655 si estinguono i Peretti a Celano, che sono sostituiti dai Savelli, nella persona di Berardino Savelli.

 

 

–  Lo scoramento diventa disperazione: arriva la Peste

Negli anni successivi alla rivolta del 1647 la popolazione perde ogni speranza in un cambiamento politico contro gli Spagnoli. La perdurante crisi economica porta alla rassegnazione che diventa infine disperazione allorquando scoppia la Peste in Italia nel 1656.

La Peste colpisce l’Italia violentemente durando poco più di un anno e terminando nel 1657. In questo arco di tempo il sud Italia è coinvolto pesantemente con risultati disastrosi tra la popolazione.

A causa di questa pestilenza muoiono una moltitudine di persone in un brevissimo arco temporale. Interi paesi dell’Abruzzo vedono dimezzare la popolazione.

Nella Marsica sono molti i paesi che registrano un tasso di mortalità altissimo. Celano non fa eccezione e tutta l’area della contea è scossa dalla pestilenza. La popolazione generale si deprime moltissimo con picchi di mortalità anche del 70-80 % in alcuni paesi. Nella sola Marsica alla fine della pestilenza si contano 4.000 morti.

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta durante la peste del 1656

Come molte chiese dell’epoca anche la chiesa di Santa Maria Assunta pur con tutti i limiti del tempo viene frequentata per la disperazione delle persone che rassegnate al trapasso cercano conforto nella fede oppure si prega affinchè i propri cari non siano colpiti dal morbo. Le persone cercano quindi nella fede la speranza di un trapasso senza sofferenze.

 

 

– Litium viene decimata

Come tutti i paesi del sud Italia anche Litium già in crisi demografica viene devastata dalla Peste. Nel giro di poco tempo tra il 1656 e il 1657 muoiono decine di persone sia nel centro principale che nei borghi limitrofi. In pratica vi è una vera e propria carneficina. La gente è disperata non sa cosa fare ne dove andare per sfuggire a questo morbo. Litium diventa un paese fantasma.

 

 

– La contea di Celano dopo la Peste

Dopo la Peste del 1656 Celano è una ormai una contea povera e nonostante le entrate dell’industria armentizia, non si riesce a riprendere sia per le enormi tasse spagnole che per la grave crisi demografica seguita alla pestilenza. Ci vorranno molti anni per riprendersi sotto questo punto di vista.

I Savelli che gestiscono la contea di Celano dal 1655 non riescono a raddrizzare la situazione economica che alla fine del secolo si rivela disastrosa.

 

 

– Litium alla fine del XVII secolo

Litium dopo il disastro della peste non si è mai ripresa e rimane un paese fantasma, nonostante che qualche abitante sia rimasto nel vecchio borgo. La maggior parte della popolazione viene a stare nei borghi limitrofi che sono a questo punto circa sei o sette. Tra questi figura Taroti che nonostante la crisi demografica seguita alla Peste rimane un centro di una certa importanza, tanto da divenire la nuova Litium. Qui infatti si vengono concentrando le principali attività pubbliche e private di Lecce Vecchio.

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta alla fine del XVII secolo

La chiesa principale di Litium si trova ora in un paese fantasma dove molta gente è morta in seguito alla Peste del 1656 e nonostante siano passati molti anni il paese non si è ripopolato anzi chi è sopravvissuto in parte lo ha abbandonato. La struttura della chiesa appare sempre più in difficoltà. Probabilmente la chiesa avrà anche subito riparazioni in passato, ma ora è in una condizione pessima.

 

 

– Terremoto del 1695

Nel 1695 a Bolsena si verifica un forte terremoto che fa sentire i suoi effetti anche nella Marsica, specialmente a Celano dove si verificano numerosi crolli in seguito a questo sisma. Negli anni seguenti a Celano a causa del grave stato economico, non si riesce a ricostruire subito tutti gli edifici danneggiati dal sisma, ma anzi subisce i danni anche del terremoto successivo quello del 1703.

 

 

– Danni del sisma del 1695 a Celano

I danni del terremoto di Bolsena a Celano sono molti e  ingenti. Il paese risulta semidistrutto con quasi tutti gli edifici principali (le chiese e il castello) che risultano fortemente lesionati. Gli abitanti del paese vivono per qualche tempo nelle baracche.

 

 

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XVIII secolo

 

 

– Terremoti del 1703 e del 1706

All’inizio del XVIII secolo l’Abruzzo viene scosso da due violenti sismi. Il primo è quello dell’Aquila del 1703 e il secondo è quello della Majella nel 1706. Entrambi i sismi si rivelano assai distruttivi e violenti, ma sembra essere quello della Majella ad incidere di più a Celano, arrecando ulteriori danni e crolli in un paese già gravemente colpito in precedenza con i sismi del 1695 e del 1703.

Quando poi avviene l’ultimo terremoto del 1706 sulla Majella, questo riesce ad arrecare ancor più danno al paese, producendo molti danni persino alla massiccia struttura del castello. Pare poi che questo sisma abbia costretto molti abitanti a dormire nelle baracche per diverso tempo.

 

 

– Effetti dei terremoti a Litium

Al momento non conosciamo gli effetti dei sismi del 1703 e del 1706 su Litium. Sicuramente entrambe le scosse sono state forti e si sono sentite distintamente nel paese. Tuttavia dalla forza delle scosse e considerando i danni arrecati ad altri paesi della Marsica, è più che probabile che vi siano stati danni di una certa rilevanza, seppure non distruttivi di quanto accadrà con il terremoto del 1915.

Probabilmente anche a causa degli ultimi sismi abbiamo che l’esodo nel borgo di Litium prosegue inarrestabile. Le poche famiglie rimaste, le cui case sono antichissime e deteriorate, attratte dal clima migliore, procedono ad andarsene da Litium per popolare i borghi più piccoli, che a quota meno alta, posti più vicini alla cultura dei campi, a nuovi centri di attività economica e di scambi commerciali.

Ciò che sta avvenendo a Litium è soprattutto il risultato di condizioni storiche diverse dove fino a diversi secoli fa, diciamo nell’alto medioevo durante le invasioni barbariche, la popolazione di anno in anno tendeva a spostarsi verso Litium, partendo dalle rive del grande lago o da postazioni poste vicino alle principali vie di comunicazione.

 

 

– Le frazioni di Litium

Nonostante i terremoti che funestano l’Abruzzo nel primo decennio del secolo assistiamo ad una notevole ripresa della Marsica in campo economico e sociale. Litium in questo panorama non è da meno, ma vi è da considerare che ormai il vecchio borgo medievale di Litium è ormai in quasi completo abbandono a causa della sua posizione isolata, alta (1300 m di quota) e fredda. Ormai fatta eccezione per poche persone, la maggior parte della popolazione del paese di Litium vive nei casali, posti più in basso uno accanto all’altro che formano piccoli borghi indipendenti, ma affini per territoriio,

Come detto i borghi che emergono sono diversi come Sierri, Vallemora, Taroti (che diventa in pratica la nuova Litium), Collemino, ecc. La testimonianza dei casali divenuti ormai veri e propri borghi ci viene data  riguardo alla chiesa di San Martino in Agne di Taroti.

La chiesa in questione in questo caso non è citata da alcuna fonte, ma viene menzionata l’antica chiesa patronale di Santa Maria. La chiesa di Santa Maria cade in completa disgrazia come anche la chiesa di Sant’Elia da poco costruita alla fine del ‘600 e già decaduta dopo il terremoto del 1915.

Ebbene all’inizio del ‘700 la chiesa di Santa Maria viene spogliata dei suoi arredi, che sono portati alla chiesa di San Martino, dove vengono inseriti nell’arredo della suddetta chiesa. Ciò non sarebbe stato possibile se il borgo di Taroti non fosse divenuto importante.

Su Litium e le sue frazioni vi è ampio materiale di archivio che riguarda il XVIII secolo, però molte notizie a volte sono da estrapolare dal contesto. Per esempio uno dei motivi per cui Litium viene sempre più abbandonata è anche la sua esposizione ai briganti, che qui praticamente sono di casa e spesso vengono per fare razzia o peggio uccidere e violentare povere donne innocenti.

Detto ciò vi sono anche da considerare gli aspetti positivi di questo secolo ovvero una decisa ripresa demografica che riporta un po’ di gente fra questi colli. La stessa Litium pur fortemente diminuita di popolazione ha comunque una ricrescita demografica, che esaminiamo più avanti.

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta all’inizio del ‘700

La chiesa di Santa Maria Assunta all’inizio del ‘700 è in cattive condizioni e in completo stato di abbandono e questo è anche perchè il borgo principale dove ella si colloca è ormai ridotto a poche persone presenti, che continuano a diminuire nel tempo. A questo si aggiungono i danni arrecati all’abitato dagli ultimi terremoti, che sicuramente ci sono stati. Così vediamo che la chiesa divenuta ormai una chiesa fantasma viene smantellata dei suoi arredi e portati a Taroti, molto probabilmente collocati presso la chiesa di San Martino, la nuova chiesa di riferimento territoriale.

Il passaggio del mobilio alla nuova chiesa dimostra la decadenza del vecchio centro posto sul Colle La Guardia a favore del nuovo quartiere di Taroti, detto anche di Castelluccio (per la presenza di un piccolo castello sulla parte alta del paese). Ciò non sarebbe stato possibile se il borgo di Taroti non fosse divenuto importante.

 

 

– Il passaggio dagli Spagnoli agli Austriaci (1714)

L’Austria si prende il sud Italia. (Immagine da internet)

 

Nel 1700 muore l’ultimo Asburgo di Spagna, Carlo II. Per testamento il regno di Spagna dovrebbe andare al nipote Carlo di Borbone, a sua volta nipote di re Luigi XIV. Le potenze europee inizialmente non accettano la successione in Spagna, aprendo così la guerra di successione spagnola.

Dopo 15 anni di guerre fra la Francia e le altre potenze europee si giunge alla Pace di Utrecht del 1713, ribadita l’anno successivo da un’altra pace europea.

Ebbene tralasciando molti fatti di contorno diciamo che il sud Italia passa dalla Spagna all’Austria che impone un suo uomo come governatore. Il nuovo governo austriaco si pone più vicino alla popolazione, ma sostanzialmente cambia poco nel modo di vedere il territorio, che rimane una colonia, questa volta austriaca. Tuttavia il diverso approccio ai problemi del territorio pongono in modo diverso il governo austriaco. Ovvero gli Austriaci provano a modo loro a venire incontro alle necessità del territorio napoletano. Questo stato di cose dura fino al 1734, allorquando avverrà una nuova rivoluzione amministrativa.

 

 

– La rinascita del regno di Napoli

L’Italia dopo la pace di Aquisgrana (1748)

Il regno di Napoli nel 1748

 

Secondo un nuovo ordine europeo, Napoli e il territorio del sud italiano tornano indipendenti come regno di Napoli. Primo re della nuova dimastia borbonica è Carlo di Borbone che regna su Napoli dal 1734 al 1759.

In questo periodo egli si prodiga per migliorare le condizioni della proprio regno, quindi anche dell’Abruzzo. Probabilmente anche per merito suo che le condizioni socio economiche delle zona abruzzese vengono a migliorare.

Fatto è comunque che nella Marsica la situazione tende a migliorare, ma non torna ricca come nel secolo XVI. Comunque i comuni e i borghi che beneficiano di questa ripresa economica sono molti tra cui anche Litium, che assiste ad una certa ripresa economica.

 

 

– Litium negli anni di Carlo di Borbone

Negli anni di Carlo di Borbone Litium continua a riprendersi socialmente ed economicamente, chiaramente parliamo di un borgo di montagna che per quanto possa rialzarsi non può competere con paesi più importanti.

Comunque sia dal catasto del 1753 sappiamo che Litium con tutte le sue frazioni conta 1100 abitanti, per cui si è ripreso dal crollo demografico seguito alla Peste del 1648. Il borgo di Litium con le sue case antiche e fatiscenti si vede spopolarsi sempre di più.

Dal catasto del 1753 abbiamo una fotografia di vita reale di come appare il paese in questo periodo sia sotto il profilo urbanistico che sociale.

Ebbene dal catasto sappiamo che il borgo nel 1753 ancora possiede le tre porte originarie che si aprono nella cerchia di mura che ancora a distanza di molti secoli circonda il paese. Queste sono: 1) Porta Caiola, 2) Porta Metta e 3) Porta Campanile.

1) Secondo questo catasto sappiamo che a Porta Caiola vi si accede tramite via della Cecola che risale dal vallone, “autostrada” che collega il borgo con il resto del mondo. Via della Cecola passa a sua volta fra diverse vie , dove si tritura il gran sul crinale.

2) Per Porta di Metta (detta così perchè si trova a metà tra i due colli di Litium) ci si arriva percorrendo la discesa della Rua di S. Elia. Questa via parte dalla chiesa di S. Elia poi degrada dolcemente verso lo scoscedimento del colle opposto e da qui  verso la convergenza dove vi  è Porta Metta, detta anche Porta Corte. La definizione di Porta Corte indica che è la porta principale del paese quella cioè che conduce alla chiesa parrocchiale, la torre del paese,  il comune e la piazza centrale.

3) Porta Campanile è la terza porta del paese ed è situata a pochi metri dalla torre campanaria, probabilmente della chiesa di S. Elia o di Santa Maria. Questa porta è ubicata qui perchè attraversandola si giunge a valle percorrendo pochi tornanti sulla sinistra. Qui vi è l’acqua della sorgente di Sauco, laddove vi è ora un casotto da cui parte la conduttura che conduce l’acqua al paese odierno, ma all’epoca del 1753 ques’acqua arrivava tramite canale alla fontana che fungeva sia da abbeveratoio per animali che come lavatoio, almeno parrebbe così.

Chiudiamo questo excursus sulla struttura di Lecce Vecchio dicendo che nel 1753 il vecchio borgo di Litium è ormai quasi abbandonato, con solo poche persone presenti in loco, gli altri sono frammentati fra le 8 frazioni limitrofe che si trovano più sotto a 950 m. Tra questi però abbiamo il borgo di Taroti, detto anche di Castelluccio, che costItuisce il casale capoluogo. Qui si concentra nel 1753 la chiesa parrocchiale (Chiesa di San Martino), la scuola elementare e il municipio. In pratica Castelluccio viene a costituire il nuovo quartiere di Lecce Vecchio, smettendo i panni di borgo a se. In questo modo vi vengono trasferiti i precedenti centri principali del paese.

Stando così le cose possiamo affermare che Litium perdura nel tempo spostandosi in una nuova zona (Castellucciop). Ebbene in questa nuova zona il nuovo borgo conta nel 1753, 84 famiglie, relative a 425 abitanti.

Se poi sommiamo a questi 425 abitanti tutti gli altri delle varie frazioni si arriva a circa 1100 abitanti.

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta a metà ‘700

Per quel che sappiamo la chiesa di Santa Maria Assunta si presenta verso il 1760 in uno stato fantasma. Ovvero appare vuota di ogni arredo in uno stato di desolazione preda di briganti o animali. Nonostante ciò la struttura portante è ancora salda al suo posto.

 

 

– Arriva re Ferdinando IV

Carlo IV di Borbone è chiamato a diventare re di Spagna e ciò gli impone di lasciare il trono napoletano. Questo a sua volta viene ereditato dal secondogenito Ferdinando che sarà fondatore del ramo dei Borbone-Due Sicilie.

Ferdinando sposa Maria Carolina Asburgo-Lorena che è una donna energica che pur amando molto il suo re ne vede tutti i limiti. Il potere sul regno viene esercitato dai suoi primi ministri, che pur avendo un’alta formazione ed esperienza, non riescono fino in fondo a portare l’economia napoletana a grandi livelli, pur avendo tutti gli strumenti necessari.

Sia Ferdinando che Maria Carolina vivono piuttosto a lungo, e ciò consente loro di assistere a tutti i cambiamenti che la storia produrrà nel corso del tempo

 

 

– I terremoti settecenteschi

Il XVIII secolo si rivela per la Marsica un periodo di svariati terremoti di medie proporzioni che interessano il territorio tra il 1712 e il 1778.

Approssimativamente si può parlare di piccole scosse di terremoto avvenute nell’area marsicana con grado 3-4 Mw. Di tutte queste scosse sismiche le più forti sembrano essere soprattutto due:

la prima che avviene nell’area tra Cerchio e Celano nel 1742 con una gradazione di 4,5 Mw e la seconda nel 1778 concentrata nell’area avezzanese con una gradazione di 4.9 Mw.

Nell’ambito di queste scosse Celano è tra i paesi che risente di più di questo lungo periodo sismico, e la popolazione ne esce fortemente turbata sul piano emotivo specie dopo il terremoto del 1778.

 

 

– Il terremoto del 1778

Questo sisma si verifica nel gennaio 1778 nell’ambito del territorio avezzanese con una magnitudo di 4.9 Mw.

A Celano il sisma provoca molti danni, che consistono in case lesionate o addirittura colpite da massi staccatesi dal Monte Serra di Celano, che rotolando giù per la montagna arrivano a travolgere alcune case poste alle sue pendici.

Riguardo a Litium sappiamo con certezza che la scossa si è sentita distintamente anche qui e con molta probabilità ha provocato danni importanti al paese e alle sue frazioni. Al momento però non abbiamo fonti per
quantificarli.

 

 

– Il lago Fucino riprende a salire

Nel corso degli anni 1780 si assiste alla lenta risalita del Lago Fucino. Qui di seguito osserviamo il lago in uno dei dipinti di fine 700 che diversi autori hanno ritratto.

 Il lago Fucino in un ritratto di fine ‘700.

 

 

 

– La rivoluzione napoleonica

A fine ‘700 esplode in Francia la rivoluzione francese che nel giro di alcuni anni si allarga a tutta Europa, toccando anche l’Italia. Nel 1797-98 Napoleone Bonaparte arriva al potere in Francia e sotto la sua guida il paese francese si espande ai paesi vicini compresa l’Italia.

Nel 1798 i Francesi invadono il regno di Napoli detronizzando i Borbone. In questa occasione gli Abruzzesi insorgono contro i Francesi e insieme al resto del popolo meridionale contribuiscono a far cadere il nuovo governo. In questa vera e propria rivolta popolare contro i Francesi l’Abruzzo partecipa da protagonista immettendo in questa guerra di liberazione molti cittadini liberi, briganti che sperano di essere poi ricompensati dal re borbonico ecc.

Nel 1799 per far fronte all’invasione francese viene creato il “Reggimento Reale I aliano” che si compone di uomini provenienti da tutto l’Abruzzo. Ogni paese deve dare il proprio contributo, Litium è tassato per otto milizi volontari. Quindi 8 uomini partono da Lecce vecchio e sono inseriti nel reggimento aquilano per combattere i Francesi.

I Francesi non riuscendo a governare il territorio napoletano in completa rivolta, si ritirano dopo solo un anno e mezzo di dominio. Ne segue nel 1800 il ritorno dei Borbone con il vecchio re Ferdinando.

 

 

 

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XIX secolo

 

 

– Il ritorno dei Francesi

L’Europa sotto Napoleone (1809)

 

Nel 1806 i Francesi ritornano a Napoli detronizzando nuovamente il re borbonico, che si rifugia in Sicilia sotto la protezione degli inglesi. In questo caso a differenza della prima invasione i Francesi non incontrano grandi difficoltà nel prendersi e mantenere il potere, poichè la popolazione decide di mettere alla prova i nuovi arrivati.

A Napoli i Francesi rimangono per i successivi dieci anni realizzando numerose riforme che rivoluzionano vita e costumi della popolazione. Tra le prime riforme fatte vi è l’abolizione dei diritti feudali e l’abolizione dei monasteri.

Gli Sforza Cabrera, ultimi conti di Celano, decadono in automatico dei loro diritti feudali.

 

 

– Litium sotto il governo francese

Litium all’inzio dell’800 durante la seconda occupazione francese è un paese con gravi problemi sociali dovuti principalmente all’ignoranza imperante tra la gente dove la legge del più forte è sempre superiore alla legge ordinaria e questo vale per qualsiasi governo sia imperante in questo frangente. La popolazione ignorante composta da poveri contadini e pastori non segue che questa regola soprattutto in virtù della forza e malvagità presente di molte bande di briganti che imperversano di continuo in queste terre. La popolazione osservando l’inettitudine della polizia ordinaria anche se a malavoglia si rigira verso il brigante perchè appare più forte e convincente. Ciò è quello che avviene a Litium.

I Francesi con le loro leggi apportano si cambiamenti amministrativi, ma pur con tutta la buona volontà non riescono ad incidere in modo profondo e spesso specie nei paesi come Litium a maggior contatto con i briganti e maggiormente ignoranti la situazione è veramente complicata, i quanto ci si ritrova giovani e giovanissimi che cresciuti in un ambiente ristretto mentalmente dove la legge è quella del più forte diventano speso essi stessi gravi criminali senza essere legati ad alcuna banda.

In proposito occorre ribadire che queste affermazioni in negativo sono confermate da una copiosa documentazione presente nell’Archivio di Stato dell‘Aquila negli ” Atti Demaniali “, a dimostrazione spesso dei numerosi fallimenti della Commissione feudale incaricata della ripartizione dei demani ex feudali e comunali, con atti scaturiti intorno alla data del 1810-1811.

 

Dalla disamina dei ricorsi in materia di liti, vertenze, sommosse popolari, tumulti, risse per i pascoli e faide tra famiglie, si può ben dimostrare tutta l’impotenza dei commissari ripartitori o degli agenti agrimensori, invischiati purtroppo anche essi in un turbine di violenze e costrizioni. Il problema della terra, seppure affrontato con la volontà di risolverlo radicalmente, rimane aperto per tutto l’800 ed oltre, in occasione di profondi contrasti non solo tra feudatari e comuni, ma soprattutto tra i grossi proprietari e le masse contadine: gli uni impiegati a consolidare la loro proprietà con l’usurpazione dei demani indivisi e con la definitiva liquidazione degli usi civici, gli altri sempre più inquieti per l’inasprimento delle condizioni di vita in conseguenza della perdita dei diritti comuni sulle terre demaniali e delle utopistiche promesse di un pezzo di terra mai assegnato e di difficile coltivazione “.

 

Pur con tutti i limiti del caso bisogna però riconoscere alla nuova legislazione francese in materia demaniale, il merito di aver affrontato con determinazione e coraggio un rinnovato concetto di proprietà individuale, ripreso in seguito, dopo la restaurazione borbonica del 1815, anche dai governi postunitari.

 

La conflittualità tra comuni limitrofi in questo periodo risulta altissima, e sfocia spesso in duri conflitti, accuse di ogni genere, malversazioni ed abusi da ambo le parti contrapposte. Frequentemente tra due comuni confinanti, proprio perché la commissione feudale con l’impiego dei propri periti agrimensori non era riuscita a stabilire le esatte delimitazioni dei rispettivi demani universali e feudali, gli usi civici rimanevano ancora scambievoli.

 

Non poche volte in passato in alcuni territori le ” Università ” avverse, in seguito a sanguinosi scontri, erano scese a convenzione o transazione momentanee tra le popolazioni che, purtroppo, dopo brevi periodi di tregua, riprendevano a combattersi con manifestazioni di violenza gratuita.

 

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria presente nel vecchio sito di Lecce nei M è ormai allo stato di rudere. La struttura è preda di briganti o animali ed è preda d’intemperie.

 

– La fine del governo dei Francesi e il ritorno dei Borbone

L’Italia dopo il congresso di Vienna nel 1815. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1815 Napoleone è sconfitto nella battaglia di Waterloo dalla coalizione antifrancese. Ciò provoca a catena il crollo di tutti i governi filofrancesi presenti in Europa, come avviene a Napoli dove il governo di Murat decade e al suo posto fanno ritorno i Borbone con il vecchio re Ferdinando nella nuova qualifica di re delle Due Sicilie.

Con il ritorno dei Borbone le riforme francesi non vengono sconfessate, quindi non vi è un ritorno al vecchio sistema feudale, ma anzi prosegue l’ascesa di un nuovo equilibrio politico consistente inn un nuovo sistema amministrativo che al livello locale significa la costituzione di comuni più grandi che assicurano maggiore stabilità.

Lecce Vecchio (Litium) pare rimanga comune a se, consentendo così uno sviluppo solitario della zona. 

 

 

– Litium negli anni 1815-30

Nei primi anni del secondo periodo borbonico a Litium le cose proseguono inalterate come nel periodo precedente. La popolazione profondamente povera e ignorante continua nella sua attività agricola e pastorale. I religiosi dal canto loro hanno un discreta influenza nel paese, così come la borghesia agraria emergente.

Allo stesso modo la zona di Lecce vecchio è fortemente condizionata nel suo sviluppo dalle bande di criminali che qui imperversano praticamente indisturbate, imponendo la legge del terrore. Proseguono pure le antiche discussioni fra i paesi di Lecce vecchio e Gioia circa il controllo di alcuni territori montani confnanti.

 

 

– Il cambio di clima e lago Fucino

All’inizio dell’800 abbiamo la presenza di una grossa fase climatica fredda e piovosa che provoca nella Marsica l’ingrandimento del Lago Fucino a livelli mai visti prima. Ciò porta ad importanti inondazioni nei confronti dei paesi rivieraschi maggiormente esposti, come San Benedetto dei Marsi, Luco dei Marsi, o Trasacco.

 

 

– Il problema del brigantaggio (1815-60)

Scena di Briganti in azione nel 1817. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante il secondo periodo borbonico il fenomeno del brigantaggio in tutto il regno delle Due Sicilie si fa assillante e preoccupante. Sono moltissimi i casi di briganti che penetrano nei centri abitati di villaggi di montagna o anche di centri più importanti, che fanno razzie o compiono stragi contro povera gente o anche famiglie facoltose. Per esempio si contano tanti casi di rapimenti o stupri ai danni di povere ragazze. I crimini sono tanti. 

La polizia borbonica cerca di provvedere come può, ma forse presente anche qualche complicità, spesse volte molti casi rimangono impuniti e questi criminali fanno come vogliono.

A Lecce nei Marsi le montagne attorno pullulano di bande sia stanziali che di passaggio, che spesso sfruttano il luogo nascosto sia come nascondiglio o che per base. A volte in paese ci sono complici stipendiati dalle stesse bande per avere informazioni del posto o della gente che vi sopraggiunge all’improvviso.

 

 

– Il brigantaggio a Lecce Vecchio nel 1860-70

Scontro a fuoco tra le truppe italiane e i briganti. (Immagine da Wikipedia)

 

A Lecce vecchio così come nelle suoi paesi satellite i briganti imperversano come se nulla fosse. Tra questi vi è la banda di Antonio Gasbarrone che si afferma come la più attiva nella Marsica per razzie e crudeltà contro la popolazione.

Il nome del brigante Antonio Gasbarrone sale alla ribalta delle cronache, generando prodono terrore nei paesi marsi, soprattutto tra  proprietari terrieri e armentari, come pure tra i mercanti che dalla Terra di Lavoro (provincia di Caserta). I briganti si spostano nei territori oggi compresi nel Parco Nazionle d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove anche la popolazione dei piccoli borghi di montagna, dedita all’economia agro-pastorale, arriva a subire crimini di ogni genere.

La crudeltà, la rozza cavalleria e gli amori spericolati del capobanda Antonio Gasbarrone di Sonnino(oggi provincia di Latina), divenano l’ossatura di una leggenda, che affascina e mette il brivido per diversi decenni nei popoli laziali e dell’Aquilano, ma anche nelle classi dotte europee.

La figura di Antonio Gasbarrone, di questo irriducibile capobanda ciociaro, costituisce dopo il 1867 una fonte di guadagno per gli autori di romanzi in cui il brigante venne reso ora un fiero paladino della libertà, oppure un uomo vendicativo e sanguinario, regolatore di conti (in realtà gli atti processuali gli attribuirono ben 300 delitti).

Se comunque uno come Gasbarrone ha avuto tanto successo, lo si deve anche ai molti complici che gli hanno permesso tante scorribande e omicidi. Tra i complici di questo criminale si possono annoverare numerosi marsicani (pastori, sacerdoti e proprietari). Tra costoro deve essere inclusio il Commissario del Re Francesco De Franchis, presente ad Avezzano, ospite nel palazzo Mattei, che ha permesso l’avvicinamento della banda di Gasbarrone fin sotto le mura della città.

Comunque siano andate le cose nel 1870 il fenomeno del brigantaggio può dirsi risolto, grazie alla mano pesante usata dalla polizia nazionale del nuovo regno d’Italia.

 

 

– Risoluzione del problema del Lago Fucino

Lago Fucino nel 1860.

 

A partire dal 1820 si cerca di risolvere in modo scientifico l’annosa questione delle forti inondazioni del lago Fucino, attualmente arrivato a livelli record. Ebbene dopo circa vent’anni di discussioni tentativi andati a vuoto matura l’intenzione di prosciugare completamente il lago e sfruttarne l’enorme distesa di terra fertile che ne conseguirebbe.

La risoluzione del problema arriva nel 1845 allorquando si affaccia il banchiere Torlonia, uno degli uomini più ricchi del suo tempo, che annusandone gli enormi vantaggi, crea una società dapprima in compagnia di altri facoltosi uomini e poi completamente da solo

Ebbene l’enorme opera idraulica viene iniziata nel 1854, restaurando il vecchio canale romano di Claudio e allo stesso tempo creandone uno nuovo. I lavori durano circa vent’anni, nel corso dei quali tutti i paesi della sfonda sud del Lago Fucino ne sono coinvolti compresa Lecce Vecchio.

 

 

– Lecce vecchio e la questione del prosciugamento del Lago Fucino

Scena di un pescatore di Luco dei Marsi nel 1860 al momento della pesca nel lago.

 

Gli abitanti di Lecce nel 1860 continuano a vivere di sussistenza con l’agricoltura del posto che però non produce molto e anzi a causa della scomparsa del lago si ha un ulteriore peggioramento.

A causa di ciò si generano proteste da parte di alcuni comuni come Luco e pare anche Lecce vecchio. Fatto è comunque che i lavori proseguono e le proteste vengono soffocate.

 

 

– L’inizio del nuovo regno d’Italia

Il nuovo regno d’Italia nel 1861

Vittorio Emanuele di Savoia primo re d’Italia

 

Nel 1861 dopo un decennio di preparazione e guerre nasce ufficialmente il nuovo regno d’Italia sotto lo scettro dei Savoia. Il nuovo regno comprende anche il territorio del regno delle Due Sicilie, dove dopo la detronizzazione dei Borbone è stato annesso al nuovo stato.

In Abruzzo si rafforza l’avversione al nuovo stato dei Savoia, ciò produce una recrudescenza del fenomeno del Brigantaggio che anche se solo per poco tempo ancora vede anche il sostegno della popolazione locale e di parte del Clero.

Il nuovo governo nazionale reagisce duramente alle sommosse popolari contro il nuovo stato e spedisce nel meridione la guardia nazionale. La polizia dopo un duro periodo di lotta riesce ad avere la meglio sul Brigantaggio che nel 1870 si può dire sconfitto, così come la popolazione abruzzese ha alla fine accettato il nuovo corso politico, sperando in qualche forte cambiamento.

 

 

– La chiesa di Santa Maria a metà ‘800

La chiesa è in completo stato di abbandono, ma nonostante ciò l’edificio religioso rimane saldo al suo posto.

 

 

– Fine dei lavori di prosciugamento del Fucino

Nel 1876 terminano i lavori mai interrotti di Torlonia circa il prosciugamento del Lago Fucino. Dopo più di 20 anni ha termine la più importante opera idraulica di tutti i tempi. Un intero lago terzo per grandezza in Italia non c’è più. Al suo posto c’è un enorme distesa di terra fertile e coltivabile.

Per la Marsica questo significa una vera rivoluzione ambientale e sociale. L’intero territorio ricade ora sotto la giurisdizione di Torlonia e della sua famiglia che per le generazioni successive saranno in un certo senso i nuovi signori della Marsica.

C’è però da riconoscere oltre che la straordinaria opera idraulica anche l’ardire di fare qualcosa di utile per un territorio da sempre soggetto alle ire di un lago che ha portato in parte ricchezza, ma anche tanta povertà.

Torlonia da ora si occupa di organizzare il Fucino per sfruttarlo economicamente impiantandovi una vera e propria industria. Grazie a quest’opera l’economia della Marsica cambia e seppure in un primo tempo ciò significa ancora fame, dall’altro permette una rinascita della zona e un facendola emergere al livello industriale che tenderà a crescere in generale fino al disastroso terremoto del 1915.

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta a fine XIX secolo

La chiesa di Santa Maria Assunta è completamente dimenticata, seppure ancora salda. Questo stato di abbandono è dato soprattutto dal completo stato di abbandono del vecchio centro di Lecce vecchio del Colle La Guardia.

 

 

– Lecce vecchio dopo il prosciugamento del Fucino

Canale Torlonia tra fine 800 e inizio 900

 

Per Lecce vecchio e le sue contrade il prosciugamento del Lago Fucino significa un impoverimento economico forte a causa del cambiamento climatico dovuto alla netta diminuzione dell’umidità, che porta presto alla scomparsa di alcune tipologie di piante come gli Olivi e coltivazioni agricole elevate.

Ciò per gli abitanti di Lecce vecchio significa una crisi economica in quanto molta parte dell’economia del posto si basa sul commercio del legname proveniente anche da quelle piante che scompaiono con la fine del lago. A questo si aggiunge l’impoverimento per un certo tipo di agricoltura.

 

 

– Lecce vecchio alla fine del XIX secolo

Alla fine del XIX secolo Lecce vecchio ha circa 2000 abitanti ed è un paese in preda ad una crisi economica, che porta diverse persone ad emigrare in cerca di fortuna. Questi giovani come tanti nella Marsica, decidono negli anni 1890 di lasciare i propri paesi in cerca di fortuna in altri continenti come gli USA, il Canada, l’Argentina, l’Australia ecc.

 

 

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XX secolo

 

 

– Lecce nei Marsi all’inizio del XX secolo

All’inizio del XX secolo Lecce nei Marsi è un paese che si sta ridefinendo al livello economico, sia per il cambiamento agricolo dovuto alla fine di una certa tipologia di agricoltura sia per la diminuzione nel commercio del legname dovuto sempre alla scomparsa di alcune tipi di alberi come gli Olivi.

Nello stesso tempo si assiste allo sviluppo industriale di una grande attività mineraria con la nascita delle miniere di Bauxite di Lecce nei Marsi presso il sito di Collerosso. Qui si concentra un grosso giacimento di bauxite capace di alimentare una grossa produzione di alluminio presso le Officine di Bussi.

Grazie forse a questa attività a Lecce vecchio non sembra esserci quell’emigrazione imperiosa che caratterizza molti altri borghi della Marsica. Certo il periodo è quello che è, quindi anche qui ci sono casi di giovani che vanno via, ma forse meno che in altri. Nel 1901 Lecce vecchio vede una popolazione in grossa crescita arrivando a contare i 1966 abitanti che diventano 2088 nel 1911; ciò è sicuramente segno di una certà energia economica  del paese.

 

 

– Le frazioni di Lecce vecchio

Resti di un edificio nell’antico borgo di Ca’Buccella. (Immagine personale)

 

All’inizio del secolo troviamo le frazioni di Lecce Vecchio in pieno fermento che vengono consolidandosi come strutture abitative. Quindi vediamo che a 900-950 m s.l.m. troviamo dapprima l’insediamento che composto da diverse frazioni, non ha un nome unico, ma raccoglie denominazioni pittoresche: Sierri, Ca Marino, Ca Buccella, Ca Carlone, Ca Scappone e Macchia.

Il nome di Sierri non ha una precisa etimologia, ma può derivare da Serre, che in dialetto significa “Vetta, Sommità”. A tutti gli effetti, questo è il centro più popolato e più importante (una sorta di capitale). Si presume che la popolazione di Sierri si aggiri intorno alle 500 unità!

CA’MARINO e’ il nucleo abitato che fa da fulcro per tutti gli altri, poiche’ il borgo si pone esattamente in un quadrivio che consente di procedere in tutte le direzioni. Il suo nome, come quelli di CA’ SCAPPONE, CA’ CARLONE e CA’ BUCCELLA, deriva dai nomi di famiglie numerose o eminenti che identificano il luogo dove ci si trova. Infatti, in dialetto, “CA’ “ significa “a casa di”. Nella toponomastica del posto, si parla di “CA  BUCILLI, SERRE “ e, peggio ancora, “CAMERINO!” La zona è abitata per poco tempo, offrendo poche spunti di discussione storica.

MACCHIA invece si trova molto piu’ a ovest di Sierri e dista da esso circa 2 Km. L’abitato di Macchia è visibile nel tratto di antico sentiero che porta verso ovest, nel luogo denominato “fiume di Ortucchio”.

 

 

– Il terremoto di Gioia dei Marsi (1915)

Esterno della stazione di Avezzano dopo il sisma di Gioia dei Marsi del 1915

 

Il 13 gennaio 1915 avviene un tremendo sisma con epicentro a Gioia dei Marsi, manifestndosi con una forza immane pari a 7 Mw. Il sisma sconvolge l’intera Marsica, in pochi minuti muoiono 30.000 persone e interi paesi vengono o seriamente danneggiati o cancellati, come avviene per Avezzano, capoluogo della Marsica, che vede cancellata l’intera struttura urbana e con essa i tre quarti della sua popolazione.

 

Distruzione della chiesa di San Bartolomeo di Avezzano dopo il sisma del 1915

 

Il terremoto arriva la mattina presto e distrugge tutta la Marsica, producendo devastazione e morte ovunque, specialmente nei comuni che circondano il Fucino.

I morti sono molti anche perchè al momento del sisma molte persone sono intente a partecipare alla messa del mattino e il sisma li coglie alla fine della celebrazione delle messe. Infatti in molti centri vengono ritrovati molti cadaveri proprio nelle chiese. Le strutture religiose poi sono le prime a crollare anche perchè esse sono figlie del restauro del ‘700 allorquando andava di moda il Rococò, che era uno stile che tendeva ad appesantire le pareti e le volte e quindi al momento del sisma del 1915 questi crollano portandosi dietro le persone presenti

Il terremoto fa a pezzi tutti i paesi della Marsica da quelli fucensi, a cominciare dal grande capoluogo, Avezzano che viene rasa al suolo con 10.000 morti, a quelli della Valle Roveto, dell’Altopiano delle Rocche come Rocca di Mezzo e Ovindoli, a Celano, Aielli. Infine ci sono i paesi della Vallelonga, Ortucchio e chiaramente Lecce nei Marsi vecchio.

 

 

– Effetti del terremoto di Gioia dei Marsi su Lecce vecchio.

Il borgo di Sierri distrutto dal terremoto del 1915. (Immagine personale)

 

Lecce vecchio con i suoi casali-frazioni vengono completamente distrutti producendo qui 500 morti. Quindi abbiamo crollati  l’abitato di Lecce Vecchio che si concentra nella zona di Castelluccio e del colle La Guardia e poi dei vari casali-frazioni posti quasi tutti a 950 m circa di altezza. Ora con il sisma del 1915 tutto questo scompare in pochi secondi, anche i castelli dei Trasmondi e il piccolo castello di Castelluccio sono completamente rovinati, la torre medievale dei Berardi viene distrutta e poi le chiese di Santa Maria, S. Elia e San Martino crollano su se stesse.

Allo stesso modo i casali- frazioni di Ca Buccella – Ca Marino – Ca Scappone – Ca Carlone – Macchia – Sierri sono ormai solo rovina, poche pietre accumulate con i cadaveri di povera gente rimasta sotto le macerie.

 

 

– Effetti del terremoto sulla chiesa di Santa Maria Assunta

Il terribile terremoto del 1915 che produce la distruzione quasi totale delle città e borghi della Marsica, fa crollare anche l’antica chiesa di Santa Maria Assunta localizzata presso il Colle Ospedale nel paese di Lecce Vecchio. Il suo crollo in qualche modo rappresenta insieme ad altri monumenti della cittadina la fine di un’epoca e l’inizio di un nuovo ciclo.

 

 

– Prima guerra mondiale

Subito dopo il terremoto il povero paese di Lecce e i suoi casali sono solo un ricordo. La popolazione ricostruisce un nuovo borgo più in pianura che riprende il nome di Lecce nei Marsi. All’inizio il povero paese è solo un agglomerato di capanne costruite alla bene e meglio per ripararsi dal freddo intenso di quell’inverno del 1915. Le capanne poi sono sostituite da baracche un po’ più dignitose.

Ma il tempo scorre e in quel 1915 sta per fare irruzione un’altra tragedia, la guerra. O meglio la prima guerra mondiale con tutto il suo carico di lutti che si trascinerà dietro.

L’Italia entra in guerra nel maggio del 1915 contro le forze degli Imperi centrali a fianco ai paesi dell’Intesa. Per far fronte all’impegno di guerra l’Italia chiama a raccolta tutti i suoi uomini giovani. Ebbene questi partono anche dalla Marsica, dapprima se ne vanno i giovani soldati che avevano prestato soccorso ai Marsi nei primi mesi seguiti al terremoto di gennaio e poi i giovani del posto scampati allo sterminio del sisma. Questi ultimi se ne vanno senza fare più ritorno. Ne moriranno in guerra a decine di Lecce nei Marsi precisamente 36.

 

 

– Fine della prima guerra mondiale e la tragedia della Spagnola

La prima guerra mondiale finalmente finisce nel 1918 dopo tre anni di tragedie enormi. L’Italia dalla guerra esce vincitrice avendo battuto l’Austria che si è poi dissolta, ma ne esce con le ossa rotte, ovvero con 600.000 morti e un’economia completamente azzerata. Però in qualche modo si ricomincia. I giovani sopravvissuti tornano nelle proprie case o comunque alle proprie famiglie, seppure malconci, molti anche menomati. Si rigenerano molti nuclei familiari e per gli altri che non è così per qualche morto al fronte, si prova comunque a farsi forza e andare avanti.

Nella Marsica la situazione è molto più dura e pesante a causa dei morti nella prima guerra mondiale, che sono tutti giovani, che si sommano ai tantissimi morti dovuti al sisma. Questa situazione inaccettabile ha anche il problema edilizio, ovvero non esistono più i paesi di prima. E’ tutto distrutto e tutto da rifare!!!

Purtroppo però nemmeno il tempo di riavviare i lavori per i nuovi borghi che subito un’altra grave tragedia si abbatte sull’Italia e la Marsica: La Spagnola. La Spagnola è una pandemia che partita dalla Spagna nel 1917 dilaga in tutto il mondo appena uscito dalla  tragedia  della grande guerra. Questa dura più o meno un anno fino al 1919 ma miete qualcosa come 50 milioni di morti.

La tragedia della Spagnola colpisce duramente anche la Marsica, tutti i paesi hanno morti per Spagnola da Avezzano, alla Valle Roveto, all’Altopiano delle Rocche, alla Piana del Cavaliere, alle valli del Giovenco e Vallelonga ecc.

Anche tra gli abitanti di Lecce nei Marsi si registrano morti per Spagnola. Ma per fortuna anche questa tragedia passa.

 

 

– La ricostruzione di Lecce nei Marsi

Nel 1919 parte la ricostruzione postsismica di Lecce nei Marsi con l’avvio dei primi progetti e cantieri. Il paese di Lecce nei Marsi viene ricostruito a 300 m più in basso a circa 730 m di quota, dove erano state poste le prime baracche subito dopo il sisma. Tutti i casali-frazioni spariscono e l’intera popolazione si viene a concentrare in un unico agglomerato.

Vengono pian piano ricostruiti il municipio e la chiesa di Santa Maria Assunta che sono posti a fianco nella piazza centrale del paese. Da qui poi le varie baracche divengono casette asismiche che sono poste intorno alla piazza centrale e così via. Diciamo che tra il 1920 e il 1935 il paese è più o meno ricostruito.

Ma siamo negli anni del Fascismo per cui nolente o volente bisogna misurarsi con il regime fascista. Sul piano edilizio il regime riesce ad imprimere una certa velocità nella ricostruzione materiale. E’ sull’altro che la situazione è inaccettabile.

 

 

– Costruzione della nuova chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria negli anni 1930

Nel corso degli anni ’20 viene ricostruita la nuova chiesa di Santa Maria Assunta ponendola nella piazza centrale del nuovo paese di Lecce nei Marsi. Questa chiesa viene a sostituire l’antico edificio religioso presente a Lecce vecchio e andato distrutto nel terremoto di qualche anno prima. Questa tra l’altro era da tempo in stato di abbandono e il sisma gli ha praticamente dato il colpo di grazia.

 

 

– Lecce nei Marsi in epoca fascista.

Dal 1922 in Italia governa il Fascismo di Mussolini che sarà al governo fino al 1943, conducendo l’Italia verso il baratro della seconda guerra mondiale.

Ma siamo ancora negli anni ’20 e le tragedie sono di la da venire. Nel suo primo periodo il Fascismo si erge a difensore dell’ordine, ottenendolo a suon di manganellate, che a nessuno piacciono su di se ma che tutti accettano per convenienza, il ritorno a un ordine sociale più regolare. Il fascismo riesce per qualche tempo ad unire il paese intorno a se con la scusa della vittoria mutilata. Mussolini abile politico sa dosare sia la forza che la violenza ottenendo così una solida  pace sociale.

Il Fascismo nella Marsica avvia e sostiene la ricostruzione dei paesi distrutti dal sisma e allo stesso riesce  ad incidere nelle abitudini delle persone. La ricostruzione dei paesi favorisce l’avvicinamento delle persone della Marsica al Fascismo, ottenendo pian piano un assorbimento parziale all’ideologia, che si viene ad accettare anche per convenienza.

Il fascismo vuole imprimere nella testa della gente, soprattutto nella parte  più ignorante e nei più piccoli un preciso schema mentale, e ciò si esprime nelle abitudini quotidiane, ma come detto ciò vale solo in modo parziale, in quanto non tutti pur ignoranti vedono in ciò la soluzione a tutti i mali, ma la situazione impone per ora l’accettazione di ciò. Per riuscire nel suo intento il governo interviene nominando dall’alto alcuni podestà, che sono però estranei agli usi e costumi del luogo e quindi anche della Marsica.

Ciò purtroppo avviene anche a Lecce nei Marsi, dove vengono nominati alcuni potestà per dirigere il paese nella cura dei suoi cittadini, anche al livello ideologico. A Lecce nei Marsi ci sono stati vari potestà, quello che dura più a lungo, 15 anni, è Pompeo Callini.

Il Fascismo nel corso dei suoi 20 anni di esistenza cerca di fare dell’Italia anche una grande nazione coloniale procedendo ad occupare diversi territori africani che si vengono a congiungere con i territori coloniali già esistenti. E’ questo il caso dell’Etiopia, invasa e conquistata dall’Italia nel 1936. Questo genere d’impresa porta il Fascismo a raggiungere il massimo del suo consenso interno, che subito dopo comincerà a declinare a causa delle insensate scelte del regime.

 

Le conquiste coloniali italiane nel 1936.

Nel corso degli anni ’20 a Lecce nei Marsi si procede all’estrazione della Bauxite, un minerale che serve alla produzione dell’alluminio, nella grande miniera del paese. Il materiale estratto dalla miniera viene trasportato tramite una gigantesca teleferica fino alla stazione di Vallemora a Lecce nei Marsi. Da qui tramite dei carretti il prezioso materiale arriva a Pescina, dove ci sono treni speciali pronti a ricevere la merce che viene poi mandata a Bussi.

Teleferica di Lecce nei Marsi negli anni ’20

Ebbene la presenza della miniera nel paese è sicuramente motivo d’orgoglio, che viene sostenuta attraverso la costruzione della gigantesca teleferica, che dalla cava di Collerosso a Vallemora conduce i quantitativi di bauxite.

Siamo ormai a metà degli anni ’30 e Lecce nei Marsi si riprende del tutto sul piano demografico dalla tragedia del sisma di 20 anni prima. Ora Lecce nei Marsi nel 1936 conta 2235 abitanti. Il Fascismo prosegue nella religiosa opera di persuasione degli abitanti dell’importanza del regime, ma questo non risolve i problemi della zona, ma li accentua diventando complice del principe Torlonia che sfrutta i fascisti per controllare il territorio del Fucino e chi vi lavora, tra cui molti contadini di Lecce nei Marsi.

Nel corso dell’epoca fascista va avanti la ricostruzione del paese, che viene sempre più strutturandosi così come lo vediamo oggi. Invece rimangono allo stato di rudere i vecchi paesi satellite come Ca Marino, Ca Buccella o Sierri. La stessa è valevole per l’antico centro di Litium ormai completamente dimenticato.

 

 

– La seconda guerra mondiale

Nel 1940 l’Italia entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

A Lecce nei Marsi come tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Lecce nei Marsi partono ben 200 giovani per destinazioni diverse. A ricordo di loro vi è una foto che li raffigura tutti insieme sorridenti prima della partenza, magari pensando che fosse meno complicato di quanto si avesse paura. La foto ne mostra 153, ma va bene lo stesso, coloro che sono partiti sono 200.

Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e i leccesi partiti per la guerra in gran parte non fanno ritorno alcuni muoiono sul fronte greco-albanese, altri cadono per il freddo intenso mentre affrontano con altre migliaia di giovani la campagna di Russia (operazione Barbarossa, che dovrebbe essere ridefinita “operazione suicidio”). Altri ancora sono fatti prigionieri in Africa. Però qualcuno di loro poi riesce a tornare

Siamo al luglio del 1943 e gli Alleati arrivano anche ad invadere l’Italia partendo dalla Sicilia. Ciò porta al crollo diretto del fascismo e più avanti del regime monarchico con la fuga del re. Contemporaneamente, la Germania invade l’Italia da nord fino al basso Lazio (settembre 1943) dove viene instaurata la Linea Gustav fra l’Italia antifascista e l’Italia tedesca.

Nei successivi mesi, tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44, Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea. Precisamente intorno all’abbazia di Montecassino.

La Marsica sta li vicino. Qui è vicino Balsorano da cui inizia il confine con la Marsica e via su. I Tedeschi che non sono fessi instaurano il loro quartier generale vicino Alba Fucens, perchè si accorgono che questo luogo è il centro d’Italia e da qui si può arrivare ovunque, ma anche fuggire ovunque. Precisamente è Massa d’Albe il quartier generale, mentre l’antico castello di Alba torna fortezza. Qui vi sono inserite mitragliatrici per rispondere alla contraerea alleata. Altra sede importante occupata dai Tedeschi è Avezzano dove anche da qui operano il controllo del centro Italia.

E i Marsi? La popolazione marsa viene tenuta sotto stretto controllo dalla polizia tedesca che in alcuni borghi arriva a terrorizzare la popolazione con alcune azioni crudeli. Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia si sommano i bombardamenti alleati che dal dicembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi.

Ma facendo così danneggiano anche i Marsi che per un po’ cercano di resistere, ma poi passati alcuni mesi con la polizia tedesca divenuta insopportabile, così come i bombardamenti alleati, si preferisce fuggire via o in montagna o riscoprendo i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915.

Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri in fuga dal campo di concentramento di Avezzano dove vengono posti in stato di arresto i vari soldati alleati catturati, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.

 

 

– Lecce nei Marsi durante l’occupazione tedesca

Come sappiamo i Tedeschi invadono l’Italia fino a Frosinone nell’arco di poche settimane e a settembre del 1943, si hanno soldati ovunque anche a Lecce nei Marsi. Qui in paese sono presenti centinaia di soldati tedeschi già in settembre e usano il pugno di ferro con i cittadini.

I Leccesi come tutti i Marsi mal sopportano i Tedeschi, ma anche gli Alleati con i loro  bombardamenti. Che fare? Nulla solo resistere e persistere.

Per fortuna qui a Lecce non accade nessun episodio cruento dovuto al controllo tedesco. Però è dura lo stesso e per quanto si voglia essere forti, forti non si è per nulla e molti decidono di tornare nei casali distrutti dal terremoto del 1915, in quanto giudicati più sicuri che stare in paese con i barbari.

Molte famiglie arrivano persino a rioccuparli fin dal 1942, rimanendovi per ben due anni fino al giugno 1944. Persino l’antica torre mastio dei Berardi (1278 m s.l.m.) che scruta la Conca del Fucino viene usata per qualche tempo come rifugio da alcune famiglie di Vallemora in ansia per la presenza in paese di una guarnigione della Wehrmacht.

L’unico episodio triste che caratterizza Lecce nei Marsi riguarda un militare russo che rinchiuso nel campo di concentramento di Avezzano, fugge da qui con altri uomini  rifugiandosi nelle campagne di Lecce nei Marsi, dove si unisce poi agli Antifascisti locali. Il suo nome di battaglia è Ivan. Ebbene purtroppo questo giovane rimane ucciso dai Tedeschi che scoperto viene subito passato per le armi.

Poiì nei primi giorni di giugno Alleati e Antifascisti sfondano la linea Gustav e penetrano nel centro Italia dove liberano Roma il 4 giugno. Invece Avezzano e la Marsica sono liberati tra il 7 e 12 giugno 1944.

Nell’aprile del ’45 l’intera penisola italiana si libera dai tedeschi e in agosto finisce la Seconda guerra mondiale.

 

 

– La repubblica in Italia

Nel 1945 dunque l’Italia è liberata e poco mesi dopo finisce la seconda guerra mondiale in favore degli Alleati. A questo punto per il mondo si apre la fase della ricostruzione di un nuovo ordine mondiale.

L’Italia nel blocco occidentale

L’Italia si viene a collocare come alleato degli USA. A reggere questa fase di transizione è Alcide De Gasperi, segreto della DC e ora 1 ministro. Egli guida con sicurezza il governo dalla fine del 1945 e si occupa della fase referendaria per decidere chi vincerà tra Repubblica e Monarchia.

Il 2 giugno 1946 si tiene il tanto sospirato referendum e termina con la vittoria repubblicana. La monarchia sconfitta si ritira con la partenza di re Umberto II. La repubblica si afferma come nuova struttura statale e inizia con nuovi attori a ricostruire il paese

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta dopo la guerra

Dalle poche informazioni avute pare che la chiesa di Santa Maria Assunta  non abbia subito alcun danno dai bombardamenti alleati. Alla fine della guerra la chiesa appare solida e nel corso della guerra è stata frequentata da fedeli in cerca di aiuto e sostegno sia materiale, che spirituale per riuscire a sopravvivere a questa immane catastrofe.

 

 

– La Marsica negli anni 1945-60

La Marsica fa parte di quelle regioni dove la ricostruzione procede più lentamente a causa di mali antichi, come il persistere di nuove forme feudali dure a morire. I Torlonia padroni della Piana del Fucino impongono tramite loro uomini una forma semifeudale del potere nella Marsica. Ma negli anni tra il 1945 e il 1950 riprende forte la lotta per le terre del Fucino e fra molte proteste, scontri e incontri, alla fine si ha la definitiva uscita di scena dei Torlonia che vengono estromessi dalla Piana del Fucino. Quindi la successiva legge Segni porta ad una riforma agraria attesa da secoli che conclude in modo pacifico la lunga stagione di lotte per il Fucino.

La Conca del Fucino passa così dai Torlonia ai contadini marsi che ne divengono proprietari. Certo questo non basta per assicurare un futuro economico soddisfacente, anzi per riuscire a far decollare le coltivazioni fucensi per ottenere indietro un ricavo adeguato ci vorranno diversi anni. Nel frattempo si procede con la ricostruzione fisica dei borghi per i danni non ancora riparati per il sisma del 1915 e per quelli nuovi per le distruzioni derivanti dalla guerra.

Tra il 1950 e il 1955 comunque si conclude in linea generale anche la fase di ricostruzione edilizia dei borghi della Marsica. Purtroppo però questo non è ancora sufficiente alle famiglie per tirare avanti, quindi in attesa che anche qui maturi qualcosa di nuovo si ritorna ad andare via. Prende insomma piede la seconda emigrazione. Molti giovani vanno via dai borghi della Marsica in cerca di fortuna all’estero o nelle città del nord Italia.

 

– Lecce nei Marsi negli anni della ricostruzione e dell’emigrazione

La ricostruzione fisica dei borghi della Marsica successiva alla guerra riguarda anche Lecce nei Marsi che vede completare la costruzione delle case e delle strutture pubbliche danneggiati nel corso della guerra. Lecce nei Marsi ancora nel 1950 basa la sua economia sulla pastorizia e il commercio del legname. Non è certo fra i borghi più ricchi della Marsica e questo porta molti giovani del paese ad emigrare. Ciò produce un lento ma costante flusso migratorio che fa diminuire il numero di abitanti nel paese. Inizialmente per tutti gli anni 1950 l’emigrazione ancora è piuttosto marginale. Ma a partire dagli anni ’60 questa parte in modo deciso. Si passa dai 2252 abitanti del 1951 ai 2231 del 1961 per poi precipitare ai 1861 del 1971.

 

 

– Lecce nei Marsi anticipa il boom economico della Marsica

Nonostante il constante flusso migratorio presente in tutti i borghi della Marsica, qui comunque si è proceduto a mettere le basi per il futuro sviluppo del circondario di Avezzano, attraverso la ricostruzione della rete stradale e ferroviaria. La rete ferroviaria è  ricostruita subito dopo la guerra e già nel 1949 è di nuovo funzionante come prima del conflitto, per la rete stradale il discorso è più complesso. Inizialmente si riparano le strade provinciali e locali e poi si mette mano al progetto di rete autostradale. Ebbene quest’ultima diventa realtà nel 1969-70. Nascono infatti la A24 e la A25 che mettono in comunicazione l’Abruzzo con il Lazio e quindi con Roma. Per la Marsica questo significa la vita, pensare che prima delle autostrade è la Tiburtina l’arteria stradale più importante che per giungere da Avezzano a Roma ci si impiegano diverse ore, mentre ora solo un’ora e mezza.

La costruzione della rete stradale migliorata anche al livello interno della Marsica è anche questa una realtà. Insomma si creano le premesse per un maggiore sviluppo della zona. In poco tempo nascono nuove piccole aziende prima di carattere artigianale e poi via via più grande. Allo stesso tempo la possibilità di poter raggiungere la Marsica in poco tempo consente di vivere la bellezza del territorio in modo più veloce. Si creano anche così le premesse per lo sviluppo turistico. Dapprima sono i grandi centri più a carattere culturale che hanno maggiore presa sul pubblico a beneficiare del turismo come Tagliacozzo e Celano, oppure Ovindoli con la sue importanti piste da SCI, ma poi con il tempo la cosa comincia a riguardare anche tanti piccoli centri come appunto Lecce nei Marsi.

Ebbene si Lecce nei Marsi come per magia alla fine degli anni ’70 diventa senza neanche saperlo una meta turistica molto richiesta. Il fenomeno turistico a Lecce nei Marsi diventa anno dopo anno un fenomeno economico sempre più importante. Certo questo fenomeno seppure importante e inaspettato non riesce ad arrestare il fenomeno migratorio ancora in atto ed importante, ma è comunque qualcosa. Lecce nei Marsi nel 1981 arriva a contare 1739 unità.

 

 

 – Lecce nei Marsi negli anni ’80 e ’90

Lecce nei marsi negli anni ’80 del XX secolo

 

Quindi vediamo che all’inizio degli anni ’80 un paese, Lecce nei Marsi,  viene spopolandosi dei suoi abitanti, ma popolandosi di turisti. La veloce ascesa del paese marsicano nell’ambito turisto porta questo a fare molti investimenti nel settore. Nascono praticamente dal nulla grandi complessi residenziali e anche l’edilizia popolare fa un salto di qualità riuscendo in poco tempo a migliore la struttura urbanistica del paese sostituendo in modo definitivo le vecchie casette asismiche.

 

Lecce nei marsi negli anni ’80 del XX secolo

 

Gli anni ’80 di colpo diventano un concentrato di esplosioni positive in ambito economico in tutti i settori compreso quello turistico. Nell’estate del 1982 a Lecce nei Marsi si raggiunge il picco di presenze con 6500 turisti in un mese. Questo dato serve per dire che a metà degli anni ’80 la Marsica entra nel suo boom economico, che porta benessere e sviluppo un po’ in tutti i borghi anche quelli più remoti.

 

Il papa in visita ad Avezzano nel 1985

La visita del Papa nel 1985 in qualche modo sancisce questo salto di qualità. Avezzano e la Marsica raggiungono uno sviluppo tale da far persino concorrenza al Nord Italia. Ciò ci dice che volere è potere.

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta alla fine del XX secolo

La chiesa di Santa Maria Assunta negli anni ’80

 

Alla fine del XX secolo la chiesa di Santa Maria è sia il punto di riferimento religioso più importante che il motore di molte iniziative sociali del paese, che rendono questo vivo, scandendone anche il tempo che passa. Con le sue iniziative sociali la chiesa ha infatti accompagnato la crescita del paese nell’arco del secolo che sta per finire, riuscendo a mettere in luce le tante sfumature positive della comunità di Lecce nei Marsi.

 

 

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XXI secolo

 

– Lecce nei Marsi all’inizio del XXI secolo

All’inizio del XXI secolo Lecce nei Marsi è un paese che ha raggiunto una certa stabilità economica, che tuttavia è andata scemando negli ultimi anni, complice anche la riduzione dell’afflusso turistico rispetto agli anni ’80 e ’90. A Lecce si progettano nuovi interventi di carattere turistico per rilanciare il settore in affanno.

 

 

– Il terremoto del 2009

Nell’aprile 2009 un forte terremoto colpisce la città dell’Aquila causando la distruzione della città e la morte di 309 persone. Il forte sisma colpisce tutti i borghi dell’aquilano. Nella Marsica anche il sisma si sente con distinzione producendo però danni superficiali, soprattutto alle chiese ed alcuni borghi più sensibili, in quanto più vicino all’area del sisma come Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli. Riguardo a Lecce nei Marsi non sembra essere toccata dal terremoto, che pur sentendosi chiaramente, non produce pare danni rilevanti se non del tutto trascurabili.

 

 

– La chiesa di Santa Maria Assunta all’inizio del XXI secolo

La chiesa di Santa Maria Assunta. (Immagine personale)

 

Anche in questo primo scorcio di XXI secolo la chiesa di Santa Mariaaa rappresenta al meglio la comunità di Lecce nei Marsi e ciò sia nei momenti positivi che in quelli negativi. Dopo quasi 100 anni dalla costruzione del nuovo edificio religioso si può affermare che se tale struttura è riuscita ad essere in qualche modo il motore di questa comunità, lo si deve anche al corpo religioso che si è occupato della chiesa dandole il giusto spessore.

 

 

– Gli anni 2010

Lecce nei Marsi oggi

Nel 2011 la popolazione di Lecce nei Marsi si attesta sulle 1735 unità, sostanzialmente stabile rispetto al 2001 seppure leggermente in discesa. Il borgo in questi anni si presenta completamente ristrutturato in molte sue parti.

 

Resti del borgo di Lecce vecchio

Resti di Ca’Marino, antica frazione di Lecce vecchio

 

Rimangono ancora del tutto in stato di abbandono le antiche frazioni di Lecce poste quasi tutte a 900 m di altezza e il paese di Lecce vecchio posto a 1300 m di quota a 8 km dal paese nuovo.

 

 

– I terremoti del 2016-17

Nella zona di Amatrice nel 2016-17 si verificano una serie di forti scosse che producono la distruzione di alcuni paesi come Amatrice. Nella Marsica il sisma non produce danni se non molto spavento per i cittadini.

 

 


 

STRUTTURA DELLA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA

 

 

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– Facciata

Facciata principale della chiesa di Santa Maria Assunta. (Immagine personale)

 

La facciata è rivestita da lastre di marmo, fatta eccezione per il timpano e le lesene che delimitano la navata centrale. Le falde delle navate laterali sono nascoste da un parapetto con balaustre.

Il sistema delle bucature è costituito da una finestra centrale al di sopra della porta d’ingresso e da due finestre speculari rispetto all’asse centrale della chiesa.

Nelle facciate laterali, sulla parete della navata principale, sono state realizzate ampie finestre che garantiscono un ottima illuminazione.

 

 

 

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– Interno della chiesa

Interno della chiesa di Santa Maria Assunta di Lecce nei Marsi. (Immagine personale)

 

La struttura portante della chiesa è in cemento armato ed è formata da tre navate, delimitate da possenti pilastri a base rettangolare, con retrostante abside a pianta semicircolare. Nelle navate laterali ci sono 8 cappelle dedicate a vari santi, disposte quattro per ogni navata.

 

Facciata laterale destra della chiesa. (Immagine personale)

 

Facciata laterale sinistra della chiesa. (Immagine personale)

 

 

Sul lato destro della chiesa vi è infine il fonte battesimale.

Fonte battesimale della chiesa. (Immagine personale)

 

 

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– Campanile

Campanile della chiesa. (Immagine personale)

 

Il campanile della chiesa è una struttura compatta a base quadrata con il tetto piramidale

 

 

 


BIBLIOGRAFIA

 


CHIESE DELLA MARSICA

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STRUTTURE E MONUMENTI MEDIEVALI – CONTEMPORANEI