LECCE NEI MARSI – URBANISTICA MODERNA – CA MARINO ….. SIERRI


LECCE NEI MARSI

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URBANISTICA DI LECCE NEI MARSI


 

 

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Storia dei borghi di Lecce nei Marsi tra XV e XX secolo

 

Provando a studiare la storia di Lecce nei Marsi ci siamo fatti una certa idea dello sviluppo urbanistico di questa località. Ebbene ne abbiamo dedotto che la storia di Lecce nei Marsi va suddivisa in tre epoche principali che si rappresentano ognuna più o meno con un momento di cesura. Nel caso dell’epoca moderna per Lecce nei Marsi, questa inizia più o meno nella seconda metà del XV secolo e il momento di cesura arriva nel 1656 con la grande peste di quel periodo. Come momento invece finale dell’età moderna poniamo il 1915 anno del grande sisma di Gioia dei Marsi.

La storia di questa località ci dice che dopo la fase medievale cambiano in profondo le condizioni politiche della zona e ciò si riflette come già succede in altri paesi, nell’urbanistica del posto.

Nel caso di Lecce nei Marsi abbiamo un totale cambio di abitato che però matura nell’arco di alcuni secoli. Cosa vogliamo dire?

Vogliamo intendere che più o meno nella seconda metà del XV secolo Lecce nei Marsi subisce un forte cambiamento urbanistico dovuto a un complesso di situazioni. Per quanto concerne l’aspetto urbanistico abbiamo la nascita e lo sviluppo di diversi piccoli borghi dislocati distanti e a una quota più bassa (900-950 m s.l.m.) rispetto al vecchio abitato di Lecce nei Marsi, detto anche Litium, che si trova a quota 1300 m di quota sui colli Collemino e Colle dell’Ospedale.

 

Il vecchio abitato medievale di Litium posto a 8 km dall’attuale Lecce nei Marsi

 

L’abitato di Litium è stato via via abbandonato tra il XV e il XVIII secolo a favore dei nuovi borghi nati e sviluppati più in basso e posti più vicino alle vie principali del commercio della Marsica.

Ma perchè questo abbandono?

Come detto prima l’abbandono del centro principale di Litium si è reso necessario per una serie di motivi, primo fra tutti le diverse condizioni politiche, che non rendevano più necessaria una difesa ad alta quota e ciò soprattutto dopo che la contea di Celano passa nel 1462 dall’antica famiglia Berardi che l’ha fondata, alla famiglia Piccolomini.

Ormai  nella seconda metà del XV secolo non abbiamo più, fatta eccezione per qualche episodio particolare, saccheggi importanti nei borghi della Marsica da parte di genti straniere; quindi rimanere in questi borghi di altura così isolati non va bene. Poi vi è la problematica dei saccheggi dovuti ai briganti che nel corso del XV secolo iniziano a manifestarsi. Trovarsi infatti in borghi così isolati significa essere soggetti più facilmente alla furia omicida di questi criminali.

Poi vi è un importante motivo climatico dovuto al freddo invernale. Ovvero abitare a 1300 m sul cucuzzolo di un montarozzo d’inverno con un freddo polare di – 20 gradi e con una neve alta anche 2-3 metri che ti isola dal mondo, non è il massimo della vita. Quindi spostarsi più in basso e più vicini a un grande lago, che con il suo tepore allenta il freddo cane della montagna, è cosa giusta.

Detto ciò vediamo che tra il XV e il XVI secolo sotto i Piccolomini si sviluppano una serie di piccoli borghi, che nati come casali, ovvero piccole fattorie sparse formate da due o tre famiglie, diventano nell’arco di alcuni secoli veri e propri centri abitati.

Alcuni di questi tuttavia sono già presenti in epoca alto medievale come per esempio il borgo di Castelluccio, il quale diventerà sempre più importante fino a divenire nel’700 la sede del nuovo borgo principale di Litium, che abbandonato l’antico centro posto su Collemino e Colle dell’Ospedale, si trasferirà qui più vicino a tutti gli altri piccoli borghi nati tra il XV e XVI secolo.

 

L’antico borgo di Sierri. (Immagine personale)

 

Ma quali sono questi borghi? Questi borghi sono Ca’ Marino, Ca’ Buccella, Ca’ Scappone, Ca’ Carlone, Macchia e Sierri. Questi borghi come detto, sono stati eretti più o meno dopo la metà del XV secolo e nati dapprima come casali, sono divenuti nel tempo piccoli borghi stabili esistiti fino al 1915.

Ma perchè prima abbiamo detto che in epoca moderna abbiamo un momento di cesura individuato nel 1656?

Ebbene la risposta è semplice nel 1656 abbiamo la grande peste che travolge l’Italia nel ‘600 e che si accanisce in modo importante nel sud Italia. Nella sola regione della Marsica nell’anno di questa peste 1656-57 si contano 4.000 morti.

Qui a Lecce nei Marsi non sappiamo il numero preciso di morti, ma è un numero importante di qualche centinaio di persone. Quando parliamo di qualche centinaio di persone morte intendiamo il gruppo di persone che vive sia nei casali che nel centro principale di Litium.

Ebbene la risposta alla domanda perchè nel 1656 è che dopo questo episodio il declino di Litium procede molto più spedito. La popolazione rimasta si trasferisce presso i casali che diventano tra il 1657 e il 1750 veri e propri borghi stabili.

A Litium si prova a far rimanere la popolazione nel borgo principale, testimonianza di ciò è l’anatema scagliato dal vescovo dei Marsi Lorenzo Massimi nel 1638 durante la sua visita pastorale presso Lecce. Questi aveva ammonito duramente la popolazione a continuare a vivere qui e a far ritorno per coloro che se ne erano andati. Pena alcune dure prove che la popolazione avrebbe dovuto vivere in caso di mancato rispetto di ciò.

Ma non serve a nulla, la popolazione procede spedita nell’abbandono del borgo di Litium. Anche il tentativo di ricostruzione dell’antica chiesa di San Pietro nel 1690 circa, sotto la nuova denominazione di chiesa di S. Elia, non serve. Anzi nel corso del primo ‘700 abbiamo il borgo di Castelluccio eletto a nuova dimora principale del paese che diventa la nuova Litium.

Alla fine del secolo XVIII nel vecchio centro di Litium non rimangono che pochissime persone, si può dire praticamente abbandonato. Testimonianza di ciò è lo spoliazione degli arredi dell’antica chiesa madre di Santa Maria Assunta avvenuto nella prima metà del’700. Dalla chiesa di Santa Maria gli arredi sono in gran parte portati presso la chiesa di San Martino, chiesa principale del borgo di Castelluccio. La chiesa a metà settecento risulta semi abbandonata nonostante che rimanga sulla carta la chiesa principale.

Segnale di tutto ciò è la visita pastorale a Lecce nei Marsi del vescovo dei Marsi Giuseppe Bolognese nel 1798. Bolognese viene in visita a Lecce nei Marsi, nell’agosto del 1798 giungendo qui con molta fatica e preghiera, essendo il  luogo infestato da bande di briganti, che non si fanno problemi ad assalire i religiosi compreso il vescovo.

Quando egli arriva ha come base di partenza il borgo di Castelluccio e come chiesa principale la chiesa di San Martino. A dovere di cronaca nella zona di Castelluccio, la nuova Litium, vi è anche la chiesa di San Michele Ferreri.  Detto ciò dalla cronaca delle giornate di Bolognese risulta che la chiesa di Santa Maria sia ancora la chiesa principale almeno sulla carta, nella realtà la chiesa principale è quella di San Martino a Castelluccio.

Presso la chiesa di Santa Maria Assunta di Litium Bolognese celebra la messa per Santa Maria il 15 agosto. Quindi nonostante il parziale abbandono la chiesa di S. Maria rimane la chiesa principale di Lecce nei Marsi. L’antica chiesa di Santa Maria ormai in piena decadenza a fine ‘700, rimane ancora salda nelle sue strutture e lo rimarrà fino al 1915, allorquando con il terremoto crollerà completamente.

Siamo quindi all’inizio del XIX secolo e la zona di Litium, come il regno di Napoli, è ormai sotto gestione dei Francesi che qui rimangono fino al 1815. In questo arco di tempo registriamo la continua presenza nonchè il comando delle bande di briganti divenute a Lecce nei Marsi uno stato nello stato. La complicità in tanti episodi documentati di gente del posto con le principali bande locali è molto alta e a tutti i livelli.

Le riforme francesi anche quelle più importanti come l’abolizione del feudalesimo non incide più di tanto qui. Anche dopo il 1815 quando i Francesi se ne vanno per lasciare di nuovo il posto ai Borbone, che tornano a Napoli con la nuova dicitura di re delle Due Sicilie, non cambia nulla. Anzi il potere delle bande locali di Briganti su questo paese diventa ancora maggiore.

Per tutto il periodo borbonico si ha notizia di furti, omicidi e stupri compiuti dalle bande criminali ai danni della povera gente o di alcuni potenti locali. A nulla valgono i tentativi della polizia borbonica di arrestare il fenomeno.

Nel frattempo vi è un cambiamento climatico generale che porta ad una maggiore piovosità e al livello locale all’innalzamento del Lago Fucino, che straripa più volte allagando di continuo i paesi rivieraschi.

Facciamo qui una breve parentesi sullo sviluppo dell’opera di prosciugamento del Fucino, perchè influenzerà direttamente le vicende di Lecce nei Marsi. Ebbene siamo al 1820 e la popolazione fucense chiede a gran voce al re una risposta al problema del Lago. Re Ferdinando nell’arco del suo lungo regno ha cominciato ad occuparsi di questo problema nel 1790, mandando ingegneri, studiosi, architetti, stendendo piani e ripulendo i canali ecc. Ma nulla il lago persiste nell’allagare tutto.

Tra il 1820 e il 1850 si va avanti nel cercare una soluzione tecnica al problema. La soluzione alla fine si trova con un ottimo piano ingegneristico, che prevede il completo prosciugamento del lago, sfruttando il restauro del vecchio canale romano di Claudio e la costruzione di un nuovo canale sotterraneo.

Ma la problematica più importante non riesce a trovare soluzione. Ovvero chi mette i soldi per un’opera così complessa e lunga?

E’ vero che una parte dell’esborso è a carico dello stato, ma il grosso deve essere messo dai privati. Qualcuno inizialmente ci prova, ma poi si tira indietro preoccupato di finire fallito per finanziare una tale opera. Ebbene alla fine la soluzione arriva con l’inserimento del banchiere Torlonia nell’affare. Egli capisce subito di poter diventare ricchissimo se riuscirà a sfruttare l’enorme distesa di terra coltivabile, che ricaverà dopo il prosciugamento del lago.

Fatto è comunque che il banchiere Torlonia ci prova mettendo tutto se stesso e tutti i soldi necessari. E’ la più grande avventura tecnica e finanziaria di sempre. I lavori dopo un periodo di lungaggini burocratiche partono nel 1854 e proseguono a ritmo sostenuto fino al 1876, anno del definitivo prosciugamento del lago.

Ma come vivono gli abitanti di Lecce nei Marsi quest’opera?

Molto male in quanto il prosciugamento del lago provoca lafine di alcune colture e piante in alta quota. Per esempio scompaiono gli olivi,  che oltre a dare olio erano ottimi piante per il legname.  Quindi gli abitanti dei cosidetti Casali hanno un danno rilevante da questa bellis

 

Il nuovo regno d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

 

Siamo intanto entrati nel nuovo regno d’Italia che si è formato con grande fatica nel 1860 e ciò anche grazie alla rivoluzione garibaldina che ha defenestrato i Borbone da Napoli, permettendo così l’unificazione del sud Italia al resto dell’Italia il 17 marzo 1861, allorquando Vittorio Emanuele di Savoia è proclamato dal parlamento 1 re d’Italia.

 

 Vittorio Emanuele 1 RE d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

 

Il sud Italia accetta la nuova situazione?

La risposta è un po’ si e un po’ no. Ciò dipende da due motivi, la grande ignoranza della gente semplice che viene facilmente influenzata e dalla iniziale mancanza di un ceto imprenditoriale importante presente come nel nord Italia.

 

Gente della Marsica al lavoro nei campi a fine ‘800

 

L’economia del sud Italia è infatti rimasta attaccata alla proprietà fondaria e molti ex feudatari sono possidenti di grandi proprietà terriere che lavorano tramite la manovalanza delle popolazioni paesane. Ciò determina un aggiornamento del feudalesimo.

 

Il banchiere Torlonia e il lago Fucino

 

Ciò avviene anche nella Marsica dove la grande opera ingegneristica di Torlonia ha si consentito il prosciugamento del lago, ma anche la possibilità per Torlonia, divenuto principe del Fucino nel 1878, di acquisire la proprietà di una distesa infinita di terra, che ora fa lavorare i contadini del posto subaffittando pezzi di terreno. Il risultato è tanta povertà e tanta schiavitù. Questo non va bene. Ci sono anche contadini di Lecce nei Marsi, che lavorano per Torlonia, nell’enorme distesa di terra.

A questa situazione si somma tra il 1860 e il 1870 una recrudescenza del fenomeno del brigantaggio, che compie il suo conto del cigno. Ovvero le grandi bande di briganti che dominano le regioni montane del sud Italia si alleano nel 1860-61 con la monarchia borbonica per il rovesciamento dello status quo imposto dai Savoia. Ciò avviene anche in Abruzzo e nella Marsica, dove la complicità di monarchia borbonica, stato pontificio e bande di brigante determinano un tentativo preciso di rovesciamento del nuovo ordine sociale dei Savoia.

Questo tentativo fallisce, ma inizialmente è appoggiato anche dalla popolazione, che per ignoranza e paura segue le cose nel verso indicatole. Poi però la stanchezza dei briganti per questa strana alleanza e la loro ripresa nel compiere brutalità contro la popolazione stessa fa il resto. La popolazione stufa di questa situazione finisce per appoggiare l’esercito mandato dai Savoia.

Risultato è la definitiva sconfitta di tutte le bande di briganti, che infestano la Marsica e il sud Italia, compreso il territorio di Lecce nei Marsi. Qui nel decennio 1860-70 i briganti compiono diversi brutti episodi, che finiscono per sparire con la loro morte avvenuta per mano della nuova polizia nazionale.

Riguardo invece al comportamento di Torlonia nei confronti dei Marsi vi è il merito di aver comunque avviato l’industrializzazione della Marsica, tramite la costruzione dello zuccherificio a inizio ‘900, che comunque consente  pur con tutta una serie di problematiche, l’iniziale sviluppo della zona. Ciò si riflette anche sulle principali località del posto, che beneficiano chi direttamente e chi indirettamente dell’iniziale sviluppo industriale, sostenuto in ciò dalla costruzione della nuova ferrovia Roma – Avezzano.

Purtroppo però non tutte le località della Marsica beneficiano di questo e ciò si traduce in una emigrazione forzata di giovani verso altri continenti come Australia, USA, Canada, ecc. Ciò avviene anche a Lecce nei Marsi dove molti giovani partono tra la fine del secolo XIX e l’inizio del nuovo secolo XX.

A Lecce nei Marsi però capita a inizio ‘900 una cosa particolare, ovvero la nascita di una importante miniera nel 1905 per l’estrazione della bauxite e la successiva sua lavorazione per la produzione dell’alluminio.

Ebbene questa miniera presente a Collerosso consente un certo sviluppo lavorativo e una conseguente bassa parcentuale di partenza dei giovani come migranti. In questa miniera sembra siano occupate molte persone del posto, ma questo dato deve essere confermato. Comunque sia per i casali di Lecce nei Marsi e per l’abitato Castelluccio, questo è un momento abbastanza positivo, che si riflette nella crescita della popolazione che aumenta portandosi nel 1901 a 1966 unità e nel 1911 a 2088 unità.

Questo breve ma intenso momento positivo si conclude nel 1915 con il grande e tremendo sisma di Gioia dei Marsi che chiude l’epoca moderna e proietta di colpo il paese nell’epoca contemporanea.

 

Resti di Avezzano dopo il sisma del 1915.

 

 

Il paese è sconvolto dal sisma  che distrugge tutto compresa la popolazione, che perde una grossa parte di essa e con questo cataclisma si apre un lungo e cupo periodo che durerà tra alterne vicende per  circa 30 anni. Per il resto della storia urbanistica del paese nell’epoca contemporanea si rimanda alla sezione di urbanistica contemporanea.

 

 


 

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Architettura urbanistica di alcuni borghi di Lecce nei Marsi

 

Da qui in avanti faremo una passeggiata per alcuni borghi dell’antica Lecce nei Marsi attivi dal XV all’inizio del XX secolo.

Questa piccola escursione per alcuni dei borghi antichi di Lecce nei Marsi è facilmente accessibile e tutti da giovani ad anziani la possono fare. Da Lecce nei Marsi si va verso la strada panoramica salendo di quota e giungendo presso una croce di ferro, si procede a destra lungo una strada prima asfaltata e poi sterrata, giungendo presso i ruderi di Ca Marino, primo borgo che visitiamo. In generale questi borghi sembrano per quanto si possa immaginare curati nella loro rovina.

Le strade tra i borghi sono caratterizzate da stradine, campi terrazzati, pascoli e stazzi pastorali, campicelli e antichi frutteti, che si pongono a balcone sulla gigantesca Piana del Fucino. Una sorta di museo a cielo aperto, con alberi centenari, antichi fontanili ecc. Un vero spettacolo per il corpo e l’anima da fare rigorosamente a piedi.

L’escursione a piedi richiede più o meno due ore di cammino che le valgono tutte.

 

 

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Ca’Marino

Resti di Ca’Marino. (Immagine personale)

 

Come detto arriviamo a Ca’Marino il primo borgo che s’ncontra percorrendo la strada panoramica che si snoda da Lecce nuovo salendo di quota. Come accennato giunti in prossimità della croce di ferro si va verso sinistra e dopo alcune centinaia di metri si arriva ai ruderi di Ca’Marino.

I ruderi di questo piccolo borgo si trovano al centro degli altri paesini, quindi passare di qua è d’obbligo. Il paese nonostante il grave stato in cui versa è del tutto riconoscibile sia nelle forme delle case, che nel resto delle strutture. I tetti e gli interni sono crollati, ma le mura sono in piedi e consentono di capire bene la struttura interna dell’abitazione principale e dei vicini edifici di servizio della masseria.

 

 

 

Resti di Ca’Marino. (Immagini personali)

 

Ilnome del paese come per le altre frazioni deriva spesso dal cognome della famiglia, nobile o semplicemente numerosa, che ci viveva. Mentre Ca’ significa “a  casa di “.

 

 

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Il Fontanile

Da Ca’Marino ci spostiamo verso est giungendo in prossimità di un fontanile di campagna usato spesso come abbeveratoio per animali.

 

Fontanile di campagna. (Immagine personale)

 

 

 

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Ca’Buccella

 

Il Casolare di Ca Buccella. (Immagine personale)

 

 

Dal fontanile dopo una breve sosta, ci dirigiamo verso destra, dove troviamo i ruderi del piccolo paese di Ca’Buccella. Appena arrivati troviamo un grande casolare diroccato posto al centro del piccolo paese con tutte le altre case vicine. In pratica siamo in presenza di una fattoria posta a semicerchio con case vicine disposte intorno ad una piazza principale. Con prudenza si visitano gli interni.

 

Resti delle case di Ca’Buccella. (Immagini personali)

 

Il resto del paese è risulta circondato da vasti terreni circondati da muri a secco, che forse attestano una discreta ricchezza.

 

 

Resti di case di Ca’ Buccella. (Immagini personale)

 

Qui si ammirano diverse strade rifinite, con i muri a secco ai lati e le pavimentazioni in pietra che a tratti affiorano, con una cura quasi maniacale.

 

 

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La chiesa di S. Antonio

 

Chiesa di Sant’Antonio. (Immagine personale)

 

Da Ca’Buccella ci dirigiamo ora verso la vicina chiesa di S. Antonio (indicata sulle carte anche con il nome di chiesa di Madonna delle Grazie). La chiesa è introdotta da una scalinata, al termine della quale si ha un’area di servizio per pellegrini.

 

 

 

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Sierri

Antico borgo di Sierri. (Immagini personali)

 

A questo punto torniamo indietro verso il fontanile e da qui imbocchiamo la strada verso sinistra. Percorrendo il sentiero dopo un po’ di camminata si giunge presso l’antico borgo di Sierri. Sierri è sempre stato il borgo più popolato di tutti.

Attualmente l’antico borgo è ridotto ad un cumolo di rovine con una moltitudine di pezzi di muro puntati verso il cielo e una serie di strutture crollate, dove però si scorgono ancora abbastanza bene le strutture di diversi benefici.

 

Rovine di Sierri, antico borgo di Lecce nei Marsi. (Immagine personale)

 

Questo borgo ad un certo punto è arrivato a contare 500 persone. Il numero sembra una cosa da niente, ma bisogna ricordare che ci troviamo in borghi di montagna, che non hanno quasi mai numeri importanti. Per cui 500 persone residenti non è poco.

 

 

 

Rovine di Sierri, antico borgo di Lecce nei Marsi. (Immagine personale)

 

Una curiosità il nome di Sierri significa ” vetta, sommità”, quindi con questo nome si è indicato un borgo che si trova in alto.

 

 

 


Bibliografia

 


LECCE NEI MARSI

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URBANISTICA DI LECCE NEI MARSI

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URBANISTICA IN EPOCA MODERNA – PAESI E FRAZIONI