
CARSISMO NEI PIANI PALENTINI
I fenomeni carsici sono presenti in natura laddove esistono rocce calcaree insieme a condizioni climatiche favorevoli all’azione erosiva. In Italia le condizioni legate ai fenomeni carsici sono molto sviluppate proprio per il rispetto delle condizioni definite sopra.
La catena appenninica per esempio è una catena essenzialmente carbonatica, composta cioè quasi completamente da rocce di natura calcarea. Le stratificazioni sono infatti composte da estesi affioramenti carbonatici cretacici-miocenici, composti da calcari quasi puri prevalentemente organogeni, micritici e calcarenitici, e ciò è ancor più vero in zone come il Lazio e l’Abruzzo dove esistono grandi successioni carbonatiche generatisi per le condizioni geologiche locali.
Queste aree infatti facevano parte della successione laziale – abruzzese che a differenza dell’Umbria-Marche ha mantenuto la sua condizione di piattaforma e quindi di mare epicontinentale per molto più tempo, dando modo così alla natura di generare estese stratificazioni calcaree organogene, un po’ come le isole Bahamas oggi.

Isole Bahamas – condizione di Lazio e Abruzzo nel Mesozoico. (Immagine da internet)
Come già accennato, nell’antico oceano, dove si sono originate le rocce carbonatiche appeniniche, si sono sviluppate alcune grandi piattaforme appenniniche carbonatiche, divise da ampi bacini e bracci di mare.

Isole Bahamas – condizione di Lazio e Abruzzo nel Mesozoico. (Immagine da internet)

Schema di Piattaforme carbonatiche sviluppatesi in prossimità di una costa (orlate cioè con tratti del margine
emersi e aperteovvero totalemente sommerse) oppure isolate in pieno oceano)

Ricostruzione schematica di un settore dellapiattaforma laziale – abruzzese, al passaggio verso
il bacino pelagico umbro – marchigiano. Sono statirappresentati la soglia al margine della laguna
interna e la scarpata, con il tipico grembiuleformato dai detriti che scendono sull’orlo della piattaforma
Successivamente dopo 150 milioni di anni, di lenta crescita, i movimenti della crosta cambiano profondamente la geografia della zona. Intere parti del fondo oceanico sono deformati e grandi pacchi di rocce iniziano a sovrapporsi l’uno sull’altro, muovendosi da ovest verso est, fino a quando dal mare non emergono lunghe dorsali, che finiscono per costituire l’ossatura della nuova catena appenninica e quindi della penisola italiana.

Immagine rielaborata dell’Abruzzo interno come potrebbe essere apparso nel Pliocene inferiore.
Però a causa di questi cambiamenti si ha di riflesso la scomparsa dell’Oceano Ligure – Piemontese.
Nel corso di questi movimenti orogenetici, durati milioni di anni, e non ancora finiti, i rigidi ed enormi piastroni delle piattaforme carbonatiche si frammentano in blocchi che si disgregano in blocchi che si ammassano in modo complicato, coinvolgendo nella deformazione anche le rocce bacinali, meno resistenti.
Ebbene i resti di una di quelle piattaforme, che i geologi hanno definito “laziale-abruzzese”, costituiscono oggi gran parte dei rilievi montuosi del Lazio centro meridionale e del confinante Abruzzo.

Figura che mostra la distribuzione dei resti
della Piattaforma carbonatica laziale-abruzzese (e di un lembo della
piattaforma della Maiella, del tutto simile)
nell’Appennino centrale; sono stati messi in
evidenza i tratti di soglia conservati. Nel processo di deformazione il grosso
piastrone di calcari si è frantumato
in molte parti che si sono accavallati parzialmente
l’uno sull’altro (come tegole di un tetto), fino a generare le lunghe dorsali
montuose che oggi caratterizzano questa parte dell’Appennino.
La figura sovrastante mostra uno schema geologico semplificato degli affioramenti della piattaforma e dei bacini che la circondavano.
Come si scorge dalla figura sopra la maggior parte dei rilievi è formata da lembi della piattaforma interna, della laguna, mentre i resti della fascia di soglia, che si sono salvati dalle intense deformazioni e dall’erosione, sono molto pochi e di modeste estensioni.
L’area di riferimento (i Piani Palentini), che andiamo ad indagare nella prossima dissertazione, faceva proprio parte di questo ambiente, per cui è facile incontrare forme carsiche epigee ed ipogee nelle catene montuose che circondano la piana.
Bibliografia
- Giraudi C. (1988) – Evoluzione geologica della piana del Fucino (Abruzzo) negli ultimi 30.000 anni. Il Quaternario, 1(2): 131-159.
- Giraudi C. (1991) – Le variazioni di livello del lago del Fucino (Abruzzo) nel periodo
1783-1862: implicazioni climatiche. Il Quaternario, 3(2): 167-174.
- Note illustrative della Carta Geomorfologica D’Italia alla scala 1:50.000 del foglio 367
“TAGLIACOZZO
- Quaderni del museo paleontologico “Ardito Desio” di Rocca di Cave
- Wikipedia
