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XIX secolo
– Il ritorno dei Francesi
Nel 1806 i Francesi ritornano a Napoli detronizzando nuovamente il re borbonico, che si rifugia in Sicilia sotto la protezione degli inglesi.
A Napoli i Francesi rimangono per i successivi dieci anni, realizzando numerose riforme che rivoluzionano vita e costumi della popolazione. Tra le prime riforme vi è l’abolizione dei diritti feudali e l’abolizione dei monasteri.
Gli Sforza Cabrera, ultimi conti di Celano, decadono in automatico dai loro diritti feudali.
– La fine del governo dei Francesi e il ritorno dei Borbone
Nel 1815 Napoleone è sconfitto nella battaglia di Waterloo dalla coalizione antifrancese. Ciò provoca a catena il crollo di tutti i governi filofrancesi presenti in Europa, come avviene a Napoli, dove decade il governo del Generale Murat, cognato di Napoleone. Al suo posto fanno ritorno i Borbone con il vecchio re Ferdinando nella nuova qualifica di re delle Due Sicilie.
Con il ritorno dei Borbone le riforme francesi non vengono sconfessate, e quindi non vi è un ritorno al vecchio sistema feudale, anzi prosegue l’ascesa di un nuovo equilibrio politico, che si traduce in un nuovo sistema amministrativo.
Per esempio al livello locale abbiamo la formazione di comuni più grandi che assorbono piccoli agglomerati o paesi di montagna scarsamente abitati. In questo modo si consente una maggiore stabilità politica e una migliore organizzazione sociale.
Celano per tutto il periodo borbonico rimane uno dei grandi centri della Marsica, seppure in posizione secondaria rispetto ad altre realtà come Avezzano o Tagliacozzo.
– La proprietà del castello nel periodo borbonico

Celano in un incisione di Edward Lear del 1843
Nel 1806 la fine della feudalità determina la fine della Contea di Celano. Nonostante ciò l’ultimo conte di Celano Francesco Sforza Cabrera Bodavilla rimane proprietario unico del castello fino alla sua morte avvenuta nel 1816.
Dopo la morte del Conte Bodavilla, che non ha eredi diretti, il castello passa alla moglie Elisabetta Arezzo e quindi morta lei alla famiglia Arezzo.
Tuttavia la madre del conte Bodavilla, Giacinta De Torres impugna il testamento e insieme alla complicità di alcuni su oi amici ottiene un parziale accaparramento sul castello celanese.
Risultato è che con il passare del tempo la proprietà del castello si frammenta fra le successive generazioni e lo stesso castello ne subisce un degrado.
Il castello infatti non più centro amministrativo, ma solo residenza famigliare non ha più quella funzione precedente e i proprietari non riescono sempre a far fronte alle spese di mantenimento con il risultato di un degrado generalizzato della struttura, che si protrae nel tempo.
– L’inizio del nuovo regno d’Italia
Nel 1861 dopo un decennio turbolento, fatto di colpi di scena e guerre scompaiono i vecchi staterelli italiani, tra cui anche il regno di Napoli,derivandone l’Italia o meglio il nuovo regno d’Italia sotto lo scettro dei Savoia.
La nascita del nuovo regno italiano non è da tutti i sudditi salutato come l’inizio di una nuova era di pace e prosperità, ma al contrario è vissuto come malasorte.
Ciò è vero soprattutto nel meridione, dove molti non accettano il nuovo corso e vorrebbero tornare suddiditi della vecchia monarchia borbonica.
Tra i territori maggiormente contrari al nuovo corso vi è l’Abruzzo, che da sempre zona di confine fra sud e centro Italia, si trova ora ad essere quasi nulla sul piano politico.
Anche per questo che si rafforza un forte sentimento di avversione verso il nuovo stato dei Savoia.
Da ciò nel breve volgere di poco tempo si hanno rivolte, ma soprattutto si rafforza il fenomeno del Brigantaggio, in quanto ora sostenuto dalla popolazione e dal Clero.
A ragion del vero vi è da dire che la popolazione abruzzese, come in altre parti del sud, è largamente ignorante e fortemente soggetta all’influenza del clero locale, visto come guida spirituale e politica. Il Clero è ora schierato contro i Savoia e sostiene a pieno il ritorno dei Borbone a Napoli.
Questi infatti rifugiatisi a Roma, con il sostegno papale organizzano una forte reazione ai Savoia. Francesco II di Borbone si allea con le grandi bande di briganti del sud per organizzare una forte rivolta.
L’alleanza fra Borbone e briganti in effetti nasce e vede inizialmente un forte sostegno popolare. Ciò porta a sommosse popolari contro il nuovo Stato e le forze di polizia che lo rappresentano.
Il nuovo governo nazionale reagisce duramente alle sommosse popolari spedendo nel meridione la guardia nazionale. La polizia inizia così un lungo confronto con questi Briganti che si protrae per tutto un decennio.
Dapprima però si spezza da sola la fragile alleanza fra Francesco II e le bande di briganti, che preferiscono tornare alla vita dissoluta precedente.
Questo però comporta il ritorno a spadroneggiare sul territorio contro la povera gente, che a questo punto volta la faccia a queste bande decretandone la fine.
Infine la dura reazione della polizia nazionale fa il resto e ciò unito ad un’azione riconciliazione con la popolazione, portano questa, soprattutto il popolo abruzzese,ad accettare seppure gradualmente il nuovo cambiamento politico.
Le bande criminali invece hanno la peggio e nel volgere di alcuni anni vengono completamente sterminate.
– Il prosciugamento del Lago Fucino
Nel 1876 dopo più di vent’anni di lavori, Torlonia prosciuga il Lago Fucino, divenendo possidente di tutte le terre emerse. Poco dopo viene nominato Principe del Fucino da re Vittorio Emanuele II. Da ora la rivoluzione impressa da Torlonia porta i vecchi pescatori a trasformarsi in agricoltori e ad iniziare una dura battaglia con Torlonia per le terre fucensi.
– La proprietà del castello nel primo periodo italiano (1861-1900)

Immagine rielaborata del Castello di Celano a fine ‘800. (Fonte video youtube “Celano Vecchia”)
Dopo l’unità d’Italia (1861) la proprietà del castello si suddivide fra più persone, fino a giungere al 1892 che vede quattro soggetti titolari, ovvero la famiglia Arezzo (erede diretta) , Alfredo Tomassetti, i marchesi Dragonetti dell’Aquila e i coniugi Domenico di Renzo e Francesca D’Amore.
– Il castello verso lo Stato italiano (1893)
Lo Stato Italiano nel 1893 fa il primo passo verso l’acquisizione del maniero. Nel 1893 la Commissione permanente di Belle Arti del nuovo Regno d’Italia dichiara il castello di Celano, edificio monumentale sottoponendolo alla tutela dello Stato.
– Celano e l’emigrazione marsicana di fine Ottocento

Celano in una litografia del 1877. (Immagine da Wikipedia)
A fine Ottocento nella Marsica non si vive bene, le colture intensive presenti nella nuova piana del Fucino non hanno ancora dato effetti benefici sull’economia locale e nonostante i grossi sforzi economici dei Torlonia, ancora non vi è un ritorno economico consistente specie verso quei paesi maggiormente esposti con la popolazione con il lavoro nei campi.
Celano è in posizione secondaria nell’economia fucense, pur rimanendo un paese molto importante della zona. Tuttavia molti giovani non trovando sbocchi economici, decidono di trasferirsi all’estero, soprattutto verso USA, Canada e Sud America.
Tra gli anni 1890 e 1900 sono molti i giovani marsicani e celanesi che partono in cerca di fortuna. Ma il picco di trasferimenti all’estero dalla Marsica lo si raggiunge all’inizio del secolo XX, dove un numero notevole di Marsi raggiunge gli USA, il Canada ecc. Tra questo gruppo vi una discreta percentuale di celanesi, che dal paese parte con direzione Canada, Sud America e in piccola parte Australia.
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http://marsica.terremarsicane.it/marsica/?q=node/361
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